RITENGO CHE SIA DOVERE DI CHIUNQUE E A MAGGIOR RAGIONE DI NOI ITALIANI, FARE DI TUTTO PER PROMUOVERE, SALVAGUARDARE E DIVULGARE L'ARTE IN TUTTE LE SUE ESPRESSIONI.
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lunedì 21 aprile 2014

Milano in Arte 1945-2015 seconda tappa allo Spazio Tadini

Della prima tappa vi ho già parlato tempo (vedi http://lastanzaprivatadellarte.blogspot.it/2014/01/milano-in-arte-1945-2015-allo-spazio.html)... ora arriva la seconda... dove allo Spazio Tadini...



Milano in Arte 1945-2015 seconda tappa allo Spazio Tadini

Ercole Pignatelli, Lucio Del Pezzo, Valerio Adami, Emilio Tadini – MILANO IN ARTE a Spazio Tadini, a cura di Francesco Tadini. Dal 15 maggio al 4 luglio 2014 alla Casa Museo Spazio Tadini di via Niccolò Jommelli 24, la seconda tappa del ciclo di mostre MILANO IN ARTE 1945 – 2015 che proseguiranno fino al periodo di Expo 2015.  La mostra di Pignatelli, Del Pezzo, Adami e Tadini è resa possibile grazie alla collaborazione di Fondazione Marconi Arte Moderna e Contemporanea e Galleria Tega.  I protagonisti dell’arte, dell’architettura, della fotografia, del design e della moda che hanno fatto grande Milano dalla fine della Seconda Guerra Mondiale a Expo 2015 rappresentati e raccontati con una serie di mostre e incontri a Spazio Tadini curati da Francesco Tadini e Anna Daelli. L’Expo 2015 a Milano rappresenta un’occasione unica per una retrospettiva sul mondo artistico e culturale della città. Milano, oggi, deve la sua immagine internazionale in particolare a settant’anni di idee, di interconnessioni tra fatti e protagonisti che, dal Dopoguerra hanno accresciuto il suo ruolo culturale ed economico nel cuore dell’Europa e nel mondo. Una storia fatta da tanti professionisti, qualcuno non sempre riconosciuto dal grande pubblico e dal mercato, nonché da movimenti di pensiero, organizzati e teorizzati, che hanno cambiato il nostro modo di vivere. La Rassegna Milano in Arte dal 1945 al 2015 si propone dunque lo scopo di ripercorrere alcune tappe, di riscoprire alcuni personaggi fino a porre i riflettori sul nuovo. >
“La prima tappa della Rassegna Milano in Arte - inaugurata a Spazio Tadini il 15 gennaio 2014 – ha preso in considerazione il periodo 1945 / 1956. Al culmine della crisi economica globale che stiamo attraversando, la scelta è stata di ripartire proprio dall’epoca della ricostruzione e della rinascita di quel complesso e vasto tessuto culturale che ridiede slancio e centralità alla metropoli lombarda – sottolinea Francesco Tadini – Il destino di una grande metropoli deriva dalla storia delle idee e della bellezza non meno che dalle mutevoli fortune economiche”.
Dal 15 maggio al 4 luglio 2014, presso la Casa Museo Spazio Tadini di Milano si ricapitoleranno gli anni Sessanta partendo da un gruppo di artisti – Valerio Adami, Lucio Del Pezzo, Ercole Pignatelli, Emilio Tadini – che hanno vissuto, attraverso vie anche differenti, il centro della scena milanese in particolare di quegli anni e che sono stati veri innovatori dell’arte in una carriera più che quarantennale. Di tale carriera si da esempio con una selezione di opere che, comprendendo i decenni successivi arrivando fino ai nostri giorni.
La mostra si amplierà, dal 4 giugno fino al 4 luglio 2014, con i lavori di più di trenta artisti con opere del periodo compreso tra il 1957 al 1967 per rileggere la storia attraverso il linguaggio dell’arte.

Valerio Adami (Bologna, 17 marzo 1935)
Valerio Adami, tra i grandi protagonisti dell’arte europea contemporanea è ideatore di uno stile originale che definisce la struttura degli oggetti contrapponendo colori puri privi di chiaroscuro, delineati da un contorno nero e netto. Paolo Fabbri – “Nel nitore delle linee e nella saturazione del colore il lessico di Valerio Adami è enigmatico. Non è un segreto che si nasconde nelle profondità dell’io, nello spessore del mondo o nelle pieghe della cultura. È un enigma che risiede nella superficie della rappresentazione, nelle unità e nelle regole della composizione che il pittore indica e schiva. Il mistero non è nel profondo, ma nelle pieghe dell’evidenza planare del testo che Adami ci dà a vedere”.

Lucio Del Pezzo (Napoli, 13 dicembre 1933)
Gillo Dorfles
– “Lucio Del Pezzo si è foggiato, ormai, un suo preciso universo formato di oggetti personali elevati a potenza di alfabetario privilegiato: mensole, cubi, losanghe, piani inclinati, bersagli, birilli, manichini, che non hanno più il loro iniziale valore di riferimento semantico a una realtà, sia pur metamorfosata, ma che sono, invece, un gergo privato, quasi un’etichetta, a testimonianza della continuità nel tempo della sua invenzione figurativa. Dell’antico rapporto con la pittura metafisica italiana è rimasto ben poco: forse soltanto un aggettivo, utile come richiamo e anche come argine di fronte all’incalzare di altri eventi dai quali Lucio Del Pezzo vuole difendersi e tutelarsi. Tutte le recenti vicende dell’arte visiva: dal pop all’op, dall’arte povera a quella concettuale, hanno lasciato scarse tracce sul suo lavoro appunto perché lo stesso ha potuto svolgersi al riparo d’uno robusta matrice partenopea e d’una presunta ascendenza storica.”

Ercole Pignatelli (Lecce, 28 aprile 1935)
Salvatore Veca
– “L’opera di Ercole Pignatelli ci consegna, nell’intrico dei suoi percorsi e dei suoi intrecci polimorfi, al sogno ricorrente di una felicità possibile. La sua selva di forme,di segni e di metamorfosi è come una foresta onirica e visionaria, in cui la piega barocca del tratto di fondo sembra a volte spezzarsi ed evaporare. Per dirci al tempo stesso, la prossimità e la distanza di un mondo aurorale e sorgivo destinato alla perdita e alla dissipazione. Vi è un contrassegno che mi colpisce nell’ambito dell’osservazione, nella meditazione e nell’indagine sull’opera di Pignatelli: è il contrassegno di una essenziale libertà dell’artista, che coincide con la fedeltà a se stesso, e con la sua voglia di verità. In questo senso preciso, l’opera di Ercole Pignatelli è il promemoria di una passione vorace, funambolica e acrobatica, per le forme e le metamorfosi, nel tempo della memoria, che è il tempo dell’attesa.”

Emilio Tadini (Milano, 1927 – Milano, 25 settembre 2002)
Arturo Carlo Quintavalle
– “Emilio Tadini ha dipinto con gioia e ironia e questa gioia e ironia, e insieme questa profonda consapevolezza dell’artista come ideologo e creatore di organiche visioni del mondo, ne fanno la figura più rilevante dell’arte della sua generazione in Italia e una delle maggiori in Europa, una figura che è stata finora da molti citata e imitata. (…) Forse il contributo più importante che Emilio Tadini lascia all’arte di oggi è l’idea che si possa ancora, in pittura, costruire un racconto. Non un racconto proposto con immagini della tradizione realista, e neppure un racconto pensato attraverso le memorie, le stratificazioni dell’informale, e neppure un racconto pensato attraverso la dilatazione delle dimensioni, l’analisi materica e il trasferimento di questa sull’opera come nel caso della pop americana. No, Tadini ha proposto un altro tipo di esperienza e una differente sintesi e proprio per questo, per la sua capacità incredibile di mettere insieme una complessa, storica esperienza delle immagini, ma anche delle parole, per la capacità di operare attraverso la musica, che conosce e sperimenta, e insieme per la volontà di porre l’artista come uomo della storia e quindi presente nel dibattito dell’oggi, per tutto questo Tadini ha lasciato e lascia, ben oltre tanti altri pittori del presente e del recente passato, un’impronta importante nell’arte.”


venerdì 7 marzo 2014

MOSÉ - Illustrato da Pietro Annigoni, Ercole Pignatelli, Aligi Sassu, Salvatore Fiume, Gianfrancesco Gonzaga e Domenico Purificato

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MOSÉ
Illustrato da Pietro Annigoni, Ercole Pignatelli, Aligi Sassu, Salvatore Fiume, Gianfrancesco Gonzaga e Domenico Purificato


Inaugurazione sabato 29 marzo alle ore 17.00
Padiglione Neoclassico di Villa Filippini - Besana in Brianza (MB)
(ingresso dal Parco)



L’Associazione Amici dell'Arte di Aligi Sassu propone per il periodo quaresimale il consueto appuntamento con la tematica religiosa, presentando delle illustrazioni bibliche affiancate ai testi che le hanno ispirate.

Nel 1984, sei personalità della cultura figurativa italiana partecipano alle illustrazioni di un volume su Mosè a cura del Centro Lombardo Arte, diretto da Bruno Scajola e con una tiratura di 114 esemplari più qualche prova d’artista.

Pietro Annigoni, Ercole Pignatelli, Aligi Sassu, Salvatore Fiume, Gianfrancesco Gonzaga e Domenico Purificato producono per l’occasione delle lastre litografiche legate a sei passi biblici della vita di Mosè. I testi, tratti dall’Antico Testamento e scelti dal Monsignor Enrico Galbiati (Dottore della Biblioteca Ambrosiana), sono preceduti da una prefazione del teologo e oggi Cardinale Gianfranco Ravasi, esplicativo dell’ importanza religiosa, oltre che artistica, attribuita alla pubblicazione.


Pietro Annigoni nasce a Milano il 7 giugno 1910. Vive tra Milano e Firenze, e partecipa sin da giovane al dibattito sull’arte, senza però far parte di movimenti o gruppi artistici, tanto da guadagnarsi presto la fama di personaggio fuori dai canoni. La tematica sacra, i ritratti e le incisioni sono tre comuni denominatori di tutta la sua produzione artistica. Nel 1936 Annigoni produce il suo primo ciclo di affreschi a tema sacro, una Deposizione per il convento mediceo di San Marco. Da questa data in poi sono diversi i cicli decorativi religiosi da lui creati (fra gli altri quelli per la chiesa di San Martino a Castagno d’Andrea, per il santuario della Madonna del Buon Consiglio a Ponte Buggianese, per la Chiesa Maggiore dell’Abbazia di Montecassino e per la Basilica di Sant’Antonio a Padova). Annigoni muore a Firenze il 28 ottobre 1988.

Ercole Pignatelli nasce a Lecce il 18 aprile 1935. Nel 1953 si trasferisce a Milano, dove conosce l’opera di Picasso attraverso la prima mostra antologica dell’artista spagnolo a Palazzo Reale. Il soggiorno nel capoluogo lombardo gli permette di frequentare pittori, poeti e critici quali Salvatore Quasimodo, Lucio Fontana, Piero Manzoni e Milena Milani. Si trova presto a condividere gli interessi di rinnovamento del movimento culturale milanese, pur mantenendo sempre vivo il suo legame verso la sua terra, riconoscibile in paesaggi, colori e figure. Nel novembre 1954 vince il Premio San Fedele per i giovani, che gli viene consegnato dal maestro futurista Carlo Carrà. Da questo momento il suo percorso artistico diventerà ricco e appagante di riconoscimenti a livello internazionale.

Aligi Sassu nasce a Milano il 17 luglio 1912. Nel 1928 partecipa alla Biennale di Venezia con due dipinti di stampo futurista e invitato da Filippo Tommaso Marinetti. Questo è il periodo in cui, in antitesi con Novecento, nascono gli Uomini rossi, conseguenza della passione del maestro per Masolino e Beato Angelico. Nel 1934 e 1935 soggiorna a Parigi, dove studia l’Impressionismo e si appassiona alla politica. Tornato a Milano, partecipa ad azioni di disturbo antifascista e a diffusione di stampa clandestina, motivi per i quali sarà detenuto dall’aprile 1937 al luglio 1938. Nel periodo della sua reclusione, a Milano sorgeva Corrente, a cui Sassu partecipa anche con dipinti ideati in carcere. Alla fine degli anni Quaranta è invitato da Tullio Mazzotti a lavorare alla ceramica in Albissola insieme a numerosi altri artisti. Dal 1964 Sassu vive tra Milano e Mallorca, e proprio nell’isola spagnola muore il 17 luglio 2000.Sassu

Salvatore Fiume nasce a Comiso, in Sicilia, il 23 ottobre 1915. Pittore, scultore, architetto, scrittore e scenografo, nel 1936 si reca a Milano dove stringe amicizia con artisti e intellettuali quali Salvatore Quasimodo, Dino Buzzati e Raffaele Carrieri. Nel 1950 è invitato dalla Biennale di Venezia ad esporre il trittico Isola di Statue (ora nei Musei Vaticani). Nel 1975 Fiume propone alla cittadina calabrese di Fiumefreddo Bruzio di rivitalizzarne il centro storico con alcune sue opere, quali affreschi nell'antico castello semidiroccato e la cupola della Cappella di San Rocco. Sue opere si trovano in alcuni dei più importanti musei del mondo quali i Musei Vaticani, Il Museo Ermitage di S. Pietroburgo, il MoMA di New York, il Museo Puškin di Mosca e la Galleria d'Arte Moderna di Milano. Muore a Milano il 3 giugno 1997.

Gianfrancesco Gonzaga nasce a Milano il 12 giugno 1921, discendente da un ramo cadetto dei nobili di Gonzaga mantovani. All’inizio della seconda guerra mondiale, parte volontario con il Savoia Cavalleria partecipando, con lo squadrone "Fantasma", ad azioni di pattuglia nella steppa russa. In questo preciso periodo storico prende forma la pittura di un artista figurativo autodidatta. Il 1955 è l'anno del suo soggiorno in Spagna, paese che darà un accentuato senso alla sua tematica ed al suo colore. Nel 1962 dipinge una Via Crucis per la Chiesa della Medaglia Miracolosa di Milano, interessante esemplare della sua produzione a tematica sacra, anche se il soggetto più caro a Gonzaga è notoriamente il cavallo. L’artista muore a Milano il 2 ottobre 2007.

Domenico Purificato nasce a Fondi, nel Lazio, il 1 Novembre 1915 e si trasferisce a Roma nel 1933. La sua formazione artistica avviene negli anni che precedono la seconda guerra mondiale e la sua figurazione è affine a quella di pittori come Scipione, Mario Mafai e il primo Guttuso, per la volontà di rivivere e amplificare emotivamente la realtà. Alla fine della guerra aderisce al neorealismo e popola i suoi dipinti di scene di vita quotidiana. Si dedica alla scenografia teatrale e cinematografica e alla critica d'arte ed è direttore dell’Accademia di Brera fino al 1980. Notevole il numero di partecipazioni a mostre personali e collettive, nazionali e internazionali. Domenico Purificato muore a Roma il 6 novembre 1984.


La mostra resterà aperta al pubblico fino al 27 aprile 2014

Orario di apertura:
Sabato e Domenica: dalle ore 10.00 alle ore 12.00 e dalle ore 15.00 alle ore 18.00
Domenica 20 e lunedì 21 aprile chiuso
Giorni Feriali: su appuntamento
Sede: Via Viarana, 16 - 20045 Besana in Brianza (MB)
Informazioni: Tel./Fax 0362996368 – Cell. 3394943137

venerdì 28 febbraio 2014

ERCOLE PIGNATELLI "Opere su carta : 1976-2013"



ERCOLE PIGNATELLI
"Opere su carta : 1976-2013"


A cura di Salvatore Marsiglione
Con il Patrocinio dell'Associazione Luigi Russolo

giovedì 6 marzo h. 18,30
MAG, Via Vitani 31, Como
6-29 marzo 2014

 

Considero Pignatelli, della cui opera mi sono spesso interessato, uno fra i maggiori pittori italiani. Il suo lavoro ha sempre seguito una linea ascendente, senza cedimenti e da una decina di anni il suo progredire è fonte di arricchimento. Le sue ultime opere testimoniano il suo vigore pittorico.
Astrazione e figurazione non hanno mai rappresentato un problema: conta solo per lui il fatto pittorico in sé e la sua opera si è diluita nel tempo prodigandosi parimenti con maestria e generosità. La sua pittura è al di fuori delle mode, delle scuole, e in tutta libertà si avvolge di molta magia.
Le influenze dell'esordio sono mano a mano sfumate e l'artista fece suo quanto di meglio offrivano i venerati maestri. L'opera è spesso illuminata da ombre illusorie e da luce legate il più delle volte a un Sud mediterraneo, e la sua visione è spesso abitata dal miraggio delle Masserie, tipiche cascine-fortezza dalla rigorosa architettura neo-cubista. Spesso i paesaggi di Pignatelli sono inondati di un'atmosfera cosmica, quasi immanente, un'atmosfera mai angusta come se ci trasportasse al di là del nostro stesso sguardo.
I colori dell'artista italiano sono stimolanti, lavorati in profondità di tavolozza, sono colori interiorizzati che vanno ad alimentare a volte con sobrietà, a volte con prodigalità, le forme-strutture. Cromatismo e costruzione nascono quindi da una stretta alleanza che lascia però talvolta posto, fortunatamente, al miracolo del caso.
I nudi femminili di Pignatelli sono omaggi evidenti e decisamente volontari a quel grande e geniale avventuriero della pittura che era Pablo Picasso, del quale l'amico Henri Matisse ha detto e scritto «Lui solo può osare tutto e restare sempre entro le leggi della pittura». I nudi femminili di Ercole, tema ossessivo, si ergono davanti a noi, a testa in giù, con i piediper aria, vere e proprie donne-statua. La nudità sensuale delle loro carni è come saporita e molti di questi nudi impastati di fecondità.
Vi è peraltro una stretta relazione sensoriale tra ia nudi e i frutti di Pignatelli. Sono, per così dire, "succulenti" e le ramificazioni dei rami degli alberi di alcuni paesaggi si spiegano come tante nervature, vene e arterie di una natura nel pieno vigore della vita.
Alcune sue tele appaiono come vere foreste di forme che danno una sorta di rinnovato vigore al nostro sguardo, a conferma di una potenziale energia che fluttua in tante opere del pittore italiano che si afferma come l'artista delle metamorfosi-metafore, in una surrealtà dall'alta consistenza pittorica.
André Verdet, «Notes et Entretiens sur la peinture» Editions du Petit Véhicule, Nantes