RITENGO CHE SIA DOVERE DI CHIUNQUE E A MAGGIOR RAGIONE DI NOI ITALIANI, FARE DI TUTTO PER PROMUOVERE, SALVAGUARDARE E DIVULGARE L'ARTE IN TUTTE LE SUE ESPRESSIONI.
UNA SOCIETA' DISTRATTA SUI FATTI DELL'ARTE E' UNA SOCIETA' VOTATA ALL'IMPOVERIMENTO... E NOI, DA QUESTO PUNTO DI VISTA, LO SIAMO GIA' ABBASTANZA!






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martedì 26 settembre 2017

A "Selvatico [DODICI] FORESTA. Pittura Natura Animale" anche Matteo Nuti

Da Giovanni Frangi a Mirko Baricchi, da Luca Coser ai giovani Annalisa Fulvi e Giulio Zanet (già finalisti anni fa del Premio Patrizia Barlettane - Next Generation) fino ad arrivare a Matteo Nuti...

 

Selvatico [DODICI] FORESTA. Pittura Natura Animale

A cura di Massimiliano Fabbri
con Irene Biolchini, Lorenzo Di Lucido e Massimo Pulini

 Sedi Varie
FORESTA. Pittura Natura Animale
Selvatico è una geografia fatta di luoghi, persone e cose. Una mappa che congiunge una pluralità di spazi e artisti all’interno di un percorso che si disegna e ramifica attraverso una costellazione di mostre diffuse in alcuni dei luoghi del contemporaneo in Romagna.
Selvatico è un arcipelago e le sue mostre isole interconnesse.
Paesi e musei, spazi espositivi e gallerie, edifici recuperati per l’occasione, contenitori e contenuti collegati da un progetto che tiene insieme e intreccia, un po’ ossimoricamente, arti visive e provincia intorno a un quasi tema, o suggestione.
A governare la mostra e le sue sezioni articolate nel territorio, così come a orientare la chiamata agli artisti, è un’immagine, aperta e interrogante; un umore.
L’immagine di questa edizione è quella della Foresta, intesa non solo come sguardo rivolto a quell’attenzione che da parte di molti artisti si volge ancora e nuovamente alla natura, e sua rappresentazione, e alla re-invenzione del paesaggio tutto per certi versi, ma anche come condizione della pittura stessa, linguaggio che guida la scelta e presenza dei quaranta autori in mostra.
Una solitudine di foresta, rumorosa e molteplice, che si declina e infittisce addentrandosi e sperdendosi in una moltitudine di sguardi e modi di vedere, e che è anche metafora dello stratificarsi in pelli, velature, notti interne, profondità radiografiche e quasi geologiche della pittura e del dipingere stesso. Pittura come foresta quindi.
Pittura vs natura, a dire di un conflitto o impossibilità forse: fratture e ferite che la pratica e disciplina del dipingere cercano di risanare e cucire, o amplificare anche; preghiere, mancanze sparse, esplorazioni, distanze, abbandoni, assedi e assalti. La pittura come belva.
E l’idea di foresta che ci riporta infine alla condizione periferica e laterale, di selva appunto, che ha sempre caratterizzato Selvatico a partire dal suo titolo e dalla sua ostinata presenza e posizione ai margini. Qualcosa che ha a che fare con una certa idea di confine e sua mobilità e ambiguità.  Geografia ripensata attraverso il movimento. Risposta a un vuoto; reazione. Una rete, per quanto abusata sia questa parola.
Una rassegna di campagna alle sue origini, dodici anni e dodici mostre fa, e che ora chiude un cerchio, a partire dal suo stesso titolo e sguardo non addomesticato.
La parola foresta con il suo carico di immagini e narrazioni innesca così, incontrandosi e sovrapponendosi con pittura e disegno, un cortocircuito, un labirinto di senso e sensi capace di perdersi e definirsi nel dettaglio, nel frammento di natura, nel vortice e mantra della decorazione talvolta e, al tempo stesso, capace di interrogarsi sulla pittura stessa, sulle sue infinite modalità e significati e alfabeti, e potenti ritorni. Pittura fiume.
Da una parte la presenza ripetuta di scorci di vegetazione e verdi molti nelle opere presenti, panorami e paesaggi, foglie, trame arboree, radici, nuvole, pezzi di cielo, orizzonti intravisti infiniti, onde; dall’altra una foresta di segni e immagini che l’artista deve far crescere e coltivare, e mettere in ordine, e poi abbandonare per strada anche, districandosi per trovare il sentiero che conduce fuori dal bosco; alla visione infine, o a quel che ne resta. Sperdendosi nel fitto groviglio di proiezioni, echi e fantasmi che la popolano.
Pittura come tentativo di orientamento. E ascolto. Interno, e del mondo. Pittura come mediazione, sforzo di equilibrio. Pittura come foresta.
Una foresta di immagini e segni senza fine: visioni che ci investono, travolgono e sedimentano sommerse nella memoria e nel tempo, come sepolte e perdute, e una foresta più concreta che parallelamente volge lo sguardo alla problematica rappresentazione della natura.
Foresta che non può che essere così paesaggio mentale, luogo magico, misterioso, ancestrale e immaginario; primitivo. Memoria della caduta. Oscurità fertile.
Spazio domestico e selvatico al tempo stesso, abitato e attraversato da ombre, fiere che sbarrano il cammino; scenario degli incontri e accadimenti in cui si muove l’artista cercando nuove piste e incontri. Apparizioni. E storie forse.
Che la nostra esperienza del bosco non è così centrale nelle nostre vite eppure, nella fiaba, questo è il luogo drammatico e vitale per eccellenza, dove i fatti e il racconto accelerano. La fiaba è lo scenario, l’innesco. La prima e paurosa e indimenticabile avventura. Luogo del ritorno. Incontro formante.
Plurale infine lo sguardo che innerva Selvatico, che costruisce mostre numerose che hanno al tempo stesso la presunzione di disegnare un andamento differente da quello di una semplice mostra collettiva: piuttosto una mappa, un arcipelago o costellazione di personali collegate e connesse tra loro e, al contempo, ai luoghi che le ospitano e accolgono.
Mostre che coinvolgono un nutrito numero di artisti di varia provenienza geografica e anagrafica, in un confronto e dialogo fertile con una serie di spazi espositivi e luoghi della bassa Romagna da cui Selvatico nasce e si allarga.
Una mostra diffusa in più sedi che guarda principalmente, se non esclusivamente, alla pittura, con  preziose ramificazioni nel disegno e collage. Una pittura che prova ancora a misurarsi con la reinvenzione del paesaggio e, parallelamente, con la presenza centrale del segno, a creare un quasi ossimoro di una pittura disegnata.
La foresta-radice-labirinto, il mondo che si capovolge, il sottosopra e il doppio, l’ombra di un’ombra, il labirinto delle idee e pensieri e immagini e pennellate e gesti attraverso cui deve districarsi e muoversi l’artista, e in cui lo spettatore sarà chiamato a sua volta a entrare tracciando altre geografie e traiettorie e narrazioni e mappe. Orientandosi nel bosco di segni e visioni. Congiungendo e collegando punti, cose viste e memorie.
Affacciandosi su finestre e aperture rappresentate sia dai dipinti inseriti nel percorso espositivo, sia dai luoghi recuperati per l’occasione che, insieme ai musei coinvolti, creano una rete che permette anche di scoprire, non solo gli autori e l’andamento vegetale, crescita e sviluppo della mostra, ma anche il territorio, le sue caratteristiche, vocazioni e connessioni.
Un invito al viaggio. Piccolo. Tremante. Una giungla da bambini; dipinta. Minuta e gigante.

 Per ulteriori info:

martedì 9 dicembre 2014

LUCA DE ANGELIS | LORENZO DI LUCIDO IL REGIME DELL'IMMAGINE a cura di Martina Cavallarin

Si è inaugurata oggi da Scatola Bianca



LUCA DE ANGELIS | LORENZO DI LUCIDO
IL REGIME DELL'IMMAGINE

a cura di Martina Cavallarin

9 dicembre 2014/16 gennaio 2015

Opening: martedì 9 dicembre, ore 18.30
scatolabianca(etc.) Milano


scatolabianca propone un ciclo dedicato alla pittura attraverso una serie di mostre bi-personali i cui protagonisti rappresentano e si esprimono con un linguaggio classico permeato da un taglio contemporaneo fortemente concettuale, da una temperatura personale, uno stile ad alto tasso di poesia e di chirurgia, da una capacità allestitiva che entra nel codice stesso dell’opera e del progetto espositivo.

I temi proposti si riferiscono ad alcune fasi di criticità che nel Novecento hanno tenuto sotto scacco la società, la cultura e la coscienza antropologica della collettività: il tema dell’Assurdo affrontato da Albert Camus, il sovraccarico d’Immagini denunciato da Jean Baudrillard, il concetto di Paesaggio inteso come sguardo interiore, antropologico, psicologico, culturale, l’Antropologia delle Immagini teorizzata da Hans Belting.
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Il Regime dell’Immagine. Luca De Angelis - Lorenzo Di Lucido

[...] Negli anni Settanta come nella seconda decade del Duemila i problemi e le risorse sembrano essere sempre a un punto di partenza sebbene siano trascorsi i decenni e con loro si siano moltiplicate le reazioni, gli ozi, gli errori, le ritrosie, i pentimenti e gli infervoramenti. Pasolini si sofferma anche a indagare l’origine dell’apatia che risale al sovraccarico d’immagini, all’inquinamento patologico provocato da città bulimiche e dalla standardizzazione. Jean Baudrillard nel suo testo scelto La sparizione dell’arte sottolinea che “il processo di aggregazione di ricordi produce un effetto di rimozione più che di creatività, portando noi stessi – come l’arte – a una condizione di riciclo, più che di fioritura. Non siamo più interessati al segreto o alla seduzione ma al processo di mummificazione, in cui le immagini diventano parte di una ciclicità senza fine”. “Quando tutto è estetico, niente è più bello né brutto, e l’arte stessa sparisce. I media, l’informatica e i video, in tutto questo, hanno contributo a trasformare lo status dell’arte, rendendo ognuno di noi capace di diventare maestro, e autorizzandolo a poter dire o fare qualcosa con il solo uso di uno strumento senza una base opportuna, pronta realmente all’edificazione di un’efficace innovazione linguistica e visiva. L’arte, per contro, ha reagito minimizzandosi, simulando la sparizione”.

Marshall McLuhan, massmediologo d’eccezione, definisce la televisione un “medium freddo”, anzi il suo massimo rappresentante. Attraverso di essa tutto diventa più che reale, diffuso e sospeso. E quello che Jean Baudrillard intende è che l’immaginazione è morta per overdose d’immagini. Walter Benjamin parlando, nel saggio Il Narratore, dell’impoverimento in senso mentale, dei soldati di ritorno dalla prima Guerra Mondiale, sostiene che alla radice del problema ci sia lo Chockerlebnis ovvero la riduzione dell’esperienza alla mera notizia attraverso la quale i media mettono in atto lo shock. Il particolare ficcante e forte di un’immagine riportata riduce la nostra esperienza allo shock di un dettaglio.

T.J. Clark nel suo libro del 2006, The Sight of Death, parla del suo allontanamento nei confronti dei media affrontando un’estesa e accurata ricognizione e rivisitazione di alcuni dipinti di Poussin che egli cerca di esplorare angolandoli in tutta la laboriosa evidenza della loro mesomeria compositiva. . Clark si chiedeva come potesse funzionare la nostra comprensione di un cambiamento d’immagine nel tempo. Un’interessante crociata dell’arte contro il regime dell’immagine l’ha svolta la mostra Invisible Colors, curata da Karina Daskalov alla Marian Goodman Gallery di Parigi nel 2007. L’esposizione lavora sul “ritardando”, cioè il rallentamento della nostra percezione ormai avvezza a frammenti d’immagine. [...]

©Martina Cavallarin

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scatolabianca(etc.) – Milano
Via Ventimiglia, angolo Via Privata Bobbio
MM Porta Genova
Tram n. 2 - 9 - 19
orari: giovedì e venerdì, 16.00/20.30
su appuntamento

(+39) 340 1197983
www.scatolabianca.net
info@scatolabianca.net
press@scatolabianca.net
facebook.com/scatolabianca
twitter.com/scatolabianca
youtube.com/scatolabianca

La mostra sarà visitabile dal 9 dicembre 2014 al 16 gennaio 2015.