RITENGO CHE SIA DOVERE DI CHIUNQUE E A MAGGIOR RAGIONE DI NOI ITALIANI, FARE DI TUTTO PER PROMUOVERE, SALVAGUARDARE E DIVULGARE L'ARTE IN TUTTE LE SUE ESPRESSIONI.
UNA SOCIETA' DISTRATTA SUI FATTI DELL'ARTE E' UNA SOCIETA' VOTATA ALL'IMPOVERIMENTO... E NOI, DA QUESTO PUNTO DI VISTA, LO SIAMO GIA' ABBASTANZA!






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venerdì 6 aprile 2012

THE MASQUE a cura di Angelo Raffaele Villani

Inaugurata ieri, questa mostra, a cura di Angelo Raffaele Villani, merita di essere visitata. Perchè?
Perchè gli artisti sono più che validi, il curatore è serio e preparato ed infine, i temi trattati sono di assoluta attualità...


S’inaugura giovedì 5 aprile 2012 alle ore 19,30, presso ROSSOCONTEMPORANEO, nella centralissima Piazza Garibaldi a Taranto, “THE MASQUE”, a cura di Angelo Raffaele Villani; il secondo appuntamento del Programma espositivo 2012: “ΤARAS, tra mito e contemporaneo”.

Un appuntamento che vedrà quattro artisti a confronto - Pierluca Cetera, Alessia Cocca, Massimo Festi e Marco Rea - su un tema attualissimo, ma con origini che si perdono nella notte dei tempi: la maschera. Il tema interseca argomentazioni ampie e complesse, toccando cultura, tradizione, società, religione.

Il vernissage sarà accompagnato da reading e preformances.

“Tutto ciò che è profondo ama la maschera” - affermava Friedrich Nietzsche - “le cose più profonde hanno per l'immagine e l'allegoria perfino dell'odio. (...) Ogni spirito profondo ha bisogno di una maschera: e più ancora, intorno a ogni spirito profondo cresce continuamente una maschera, grazie alla costantemente falsa, cioè superficiale interpretazione di ogni parola, di ogni passo, di ogni segno di vita che egli dà.”
Il concetto di maschera è uno dei fili conduttori del pensiero di Nietzsche, e da qui lo sviluppo dei temi essenziali della sua filosofia. Essenza o apparenza, eterna tematica, che già si vedeva elaborata nel pensiero di Schopenhauer.
Come accadeva nelle riflessioni di Nietzsche, che confrontando modelli di vita presente e passata, giudicava la vita presente caratterizzata dalla decadenza, al pari potremmo rapportarci nel rappresentare il nostro tempo presente.
In una società dai continui mutamenti, accelerata dai ritmi frenetici del divenire, corriamo spesso su binari che non siamo noi a decidere. Da qui, “l’esigenza” di vestire nuove identità, anche di pura fantasia, per vivere sui fili di una vita parallela e uscire dalle logiche (o angosce) del quotidiano, di “comode corazze” per le nostre imperfezioni.
Cosa di più attuale, in un mondo in crisi quale quello che viviamo, che ha necessità reali di sicurezze e sentimenti di stabilità? La maschera diventa simbolo di un anelito continuo, insistito, verso la tranquillità di una entità rassicurante dietro la quale celarsi, proteggendo tutte le personali fragilità. Ma ancora, un mezzo ambiguo attraverso il quale liberarsi da ogni inibizione e condizionamento, cancellando una identità per sostituirla con nuove. In fondo, chi non è mai stato affascinato, almeno una volta nella vita, dall’idea di vestire panni diversi dai propri?

Il tema trattato porterebbe a sfiorare e “celebrare” i riti plurisecolari della Settimana Santa, risalenti all'epoca della dominazione spagnola nell'Italia meridionale ed introdotti, a Taranto, fin dagli inizi del 1600, dal nobile Don Diego Calò. Un evento dalla straordinaria carica religiosa, storia ed opulenza scenografica, con i misteriosi perdoni incappucciati della processione dei Misteri del Venerdì Santo, evento di larghissima partecipazione cittadina ed attrazione turistica.

Dal sacro al profano, quindi, passando dai riti religiosi alle manifestazioni del sociale e della cultura.

Le ricerche affrontate dagli artisti, che ROSSOCONTEMPORANEO presenta, affermano l’esistenza di identità diverse, di volta in volta introspettive, ironiche, riflessive. Nuove articolazioni di un IO che palesa le emozioni più diverse: enfasi, sentimento, passione, gioia, paura, emarginazione.

La serie delle “maschere” presentate da Pierluca Cetera si muove scandagliando le pulsioni della vita e della morte di noi individui (eros e thanatos appunto). Le opere sono elementi tridimensionali (“cassettoni”, li definisce l’artista), che si compongono di un duplice livello creativo: il primo (quello esterno), della raffigurazione pittorica di personaggi, uomini e donne, ed il secondo (nascosto), interno al cassettone, con piccole sculture erotiche fluorescenti.
Opere che rivisitano giocosamente i canopi etruschi (e da qui il titolo di “maschera”). Le stesse pitture frontali sono realizzate esaltando la centralità compositiva ed un fare pittorico, che accosta la raffigurazione ad opere pittoriche “archeologiche”.
In questo gioco di divertita curiosità erotica, lo spettatore è invitato a spiare attraverso l’occhio cavo per poter godere l’immagine celata, ribaltando l’immagine del voyeur, che invece spia da dietro al quadro.

Alessia Cocca spazia tra fotografia ed elaborazione digitale, con un personalissimo rimando nostalgico ad un passato di bambina entusiasta, nella sua piena leggerezza ed ingenuità, ben lontana dal mondo strutturato dei grandi.
Immagini, particolari, posture, ritratti ripetuti e similari, racconti personali che vivono una naturale metamorfosi secondo una sequenza di pensieri, di ricordi da perpetuare, di esperienze vissute come per un ricco album fotografico di famiglia.
Un passato indelebile che ci segna inesorabilmente e che emerge sempre.

La maschera per Massimo Festi assume il significato di una seconda pelle, di un feticcio che nasconde la reale identità o ne crea di nuove, diverse; capace di liberare l’alter ego disinibito di chi la indossa. “La maschera è un simulacro di identità”.
I suoi personaggi dominano la scena, posizionandosi al centro della riquadratura pittorica, caratterizzata da sontuosi fondali in carte da parati dal gusto tipicamente vintage. Figure rappresentative di vite ed identità non perfettamente delineate: non miti, quindi, non eroi, ma esseri imperfetti, icone di una società massmediatica. La maschera come feticcio, va rapportata ad un sistema società, e va letta con toni cangianti ed effimeri.

Le opere pittoriche di Marco Rea, uno dei più delicati artisti post graffiti della scena romana, sono espressione di una contaminazione multidisciplinare che attraversa i mondi complementari di pittura, fumetto, scenografia e writing. E’ il primo artista ad utilizzare i manifesti del mondo patinato della moda e della pubblicità come base per le proprie opere, dando vita a personaggi nuovi che perdono le sembianze originarie, fino a svelare un’anima segreta ed inquieta, dall’intimità trasfigurata. In questo processo di trasfigurazione dell’immagine, Rea elimina ogni accenno feticistico e commerciale del messaggio pubblicitario, esponendo la figura a nuova identità.
I soggetti ricorrenti, soprattutto donne, sono rappresentati in tutte le proprie fragilità, sogni e pensieri.



Gli artisti:

Pierluca Cetera, Alessia Cocca, Massimo Festi, Marco Rea.
Il vernissage sarà accompagnato da reading e preformances.

THE MASQUE:

dal 5 al 14 aprile 2012
a cura di Angelo Raffaele Villani

ROSSOCONTEMPORANEO
Via Regina Margherita, 40 - (Piazza Garibaldi) | Taranto

venerdì 8 aprile 2011

"Affinità Elettive" a cura di Luigi Meneghelli, a Trento

Che Luigi Meneghelli abbia delle qualità straordinarie nel curare le proprie mostre è cosa ormai risaputa. In questa situazione ritengo si sia superato. Fino al 30 giugno a Trento




L'esposizione “Affinità Elettive”, mette a confronto quattro giovani emergenti (Elena Monzo, Pierluca Cetera, Valentina Miorandi, Stefano Abbiati) con quattro maestri storici (Alighiero Boetti, Bill Viola, Emilio Isgrò, Giuseppe Penone): essa intende evidenziare la migrazione di motivi, di ipotesi, di composizioni tra l'ieri e l'oggi, tra energie antiche e nuovi quesiti. Da questa comparazione emergonono segrete e mai sospettateinfluenze linguistiche, parentele addirittura inconsce, che portano ad una nuova interpretazione dell'arte degli stessi “maestri”. Già Beaudelaire, del resto, più di un secolo e mezzo fa, parlava di lunghi echi che si confondono in una “unità tenebrosa e profonda, vasta come la notte e il chiarore”: una zona limite, inafferrabile, imprecisata e misteriosa, molto interna e nascosta tra opera e opera.
Non quindi uno sguardo diretto, imperioso, monodirezionale, ma uno sguardo che deborda, che intreccia relazioni, che trasforma conoscenze, che ridefinisce l'ordine delle cose, dei luoghi, dei tempi. E' come se ricordo e contemporaneità si intrecciassero per far sorgere imprevisti e inediti significati. Così le “cancellature” di Isgrò con i loro inabissamenti visivi si relazionano con l’ ”Inno d'Italia” di Miorandi ridotto all’asetticità di un “33 giri”e quel bisogno di arrivare al tema della scissione e del doppio di Boetti, nella figurazione della Monzo diventa una connessione scintillante e insieme inquieta di corpi. Mentre l'azione di Penone che lascia sulle cose l'impronta della propria identità si rovescia in Abbiati in un'ombra che sembra essudare dal fondo delle sue tavole lignee e le immagini di Viola che si muovono impercettibilmente sullo schermo si trasformano in Cetera in una pittura retroilluminata che sembra paradossalmente prendere vita davanti ai nostri occhi.
Dunque “Affinità Elettive” intese come “focolai di contatto, come “flussi di risonanza”, dove i motivi si influenzano, interferiscono, creano un mosaico del visibile capace di suscitare nuove visioni. Soprattutto dove tutti i tempi “danzano insieme”, come si addice ad un'epoca “post-storica” come la nostra.


Galleria Arte Contemporanea Boccanera
Via Milano 128/130
Trento, Italy