RITENGO CHE SIA DOVERE DI CHIUNQUE E A MAGGIOR RAGIONE DI NOI ITALIANI, FARE DI TUTTO PER PROMUOVERE, SALVAGUARDARE E DIVULGARE L'ARTE IN TUTTE LE SUE ESPRESSIONI.
UNA SOCIETA' DISTRATTA SUI FATTI DELL'ARTE E' UNA SOCIETA' VOTATA ALL'IMPOVERIMENTO... E NOI, DA QUESTO PUNTO DI VISTA, LO SIAMO GIA' ABBASTANZA!






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sabato 16 novembre 2013

Rolf Bienentreu “Spiegel” a cura di Anna Caterina Bellati

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Kunstraum Riss, via san Bastiaun 6, 7503 Samedan (Svizzera)
www.riss.ws , mkollrt@riss.ws, tel. 0041 81 852 55 58

Rolf Bienentreu “Spiegel”

Kunstraum Riss, via san Bastiaun 6, 
7503 Samedan (Svizzera)
 

venerdì 13 dicembre, ore 18
Dal 13 dicembre 2013 al 24 gennaio 2014
 dal lunedì al venerdì, 10.00 / 12.00 - 16.00 / 18.00
 ingresso libero

Presentazione di Anna Caterina Bellati

Ufficio Stampa: BELLATI EDITORE, info@bellatieditore.com

Specchi profondi
di Anna Caterina Bellati

Il primo specchio che s’incontra nella vita è quello in cui vediamo riflessa la nostra immagine stando in braccio alla mamma. “Quello sei tu”, dice e tu impari piano piano a riconoscerti. Il primo specchio che s’incontra nella letteratura è invece quello della matrigna di Biancaneve e anche questo ha a che fare con lo sviluppo della personalità e il riconoscimento dell’io. Nella fiaba si racconta che la regina crudele, distrutta dalla gelosia, non sa accettare il fatto che la figliastra la superi in bellezza. Come non pensare all’Edipo re e alla tragedia che travolge tutti i protagonisti: intanto la madre Giocasta, quindi Laio, il padre che ha il terrore di essere soppiantato dal figlio, ed Edipo, il ragazzo il cui destino è segnato e quindi necessario. Ma c’è un altro personaggio, questa volta preso dalla mitologia, al quale rimanda subito l’idea dello specchio. Si tratta del bellissimo Narciso e del proprio innamoramento-ripiegamento su di sé che il giovanetto pagherà con la morte cadendo nell’acqua dello stagno.

Ora, il nodo su cui s’incentra l’indagine svolta da Bienentreu intorno allo specchio tiene conto di tutti questi elementi che si può dire stiano alla base della percezione che ciascuno ha di sé, in particolare quando questo “sé” è sogguardato da una distanza privilegiata, il riflesso dello specchio.
Non a caso le tavole dipinte di Bienentreu si chiamano “Specchi profondi”. Profondi per un motivo tecnico, i molti strati di vernice creano l’illusione della profondità; e profondi perché impongono allo spettatore uno sguardo autentico.

Quando la mattina ci si guarda allo specchio per farsi la barba o truccarsi gli occhi, in realtà non si bada a quello che nello specchio accade. Ci si limita a fissare una piccola porzione del proprio viso della quale ci stiamo occupando. Invece gli “Specchi profondi” obbligano a uno sguardo non distratto. Intanto l’immagine, derivante da un gioco di luci che s’incrociano sulla superficie riflettente delle tavole, non è quella cui siamo abituati. Siamo noi ma più larghi, o più lunghi, o più magri. E la nostra faccia non è proprio così, non è proprio quella che ci viene incontro. Questo gioco di domande mette in campo sia l’abitudine alla propria immagine, sia la soddisfazione di scoprirsi dentro un oggetto lucido e brillante. Le tavole di Bienentreu sono in genere rosse, verdi o blu i suoi colori preferiti, ma in realtà su chi le guarda impongono una speciale attenzione-attrazione. Sono invitanti e pieni di vita le rosse, sono riposanti le verdi e le blu. Il piacere e la calma. Ma c’è un secondo elemento del quale tenere conto.

C’è l’occhio dell’artista. Lui sa che nelle sue tavole si specchierà il mondo che passa loro davanti e sa che questo mondo sarà costretto non a vederle, ma a guardarcisi dentro. Ecco, il gioco di Narciso raddoppia e diventa l’esercizio di un potere. E non è ininfluente che Bienentreu sia un pediatra. Conosce perfettamente i meccanismi che muovono la curiosità di un bambino e smuove quei medesimi meccanismi sopiti, anche nell’adulto.

Questa specie di sottile violenza esercitata sullo spettatore diventa ancora più forte nelle fotografie. La realtà non viene ritratta, fotografata, fissandola attraverso l’obiettivo, ma viene fermata quasi capovolta, cogliendone un ritaglio dentro la tavola dipinta. Le forme si liquefanno, i contorni si sciolgono, niente è più come normalmente appare. Il mondo intero diventa d’acqua e in tal caso “riconoscersi” comporta un atto di fede. Quando lo specchio profondo è usato come una quinta scenografica dentro cui una macchina da presa filma l’esistente, tutto quello cui siamo abituati assume un aspetto diverso. Tutto quello che di solito compone la nostra vita diventa un’altra cosa.

E allora lo specchio che ha tradito le immagini abituali diventa strumento per indicare la precarietà del nostro essere nel mondo.
Anna Caterina Bellati




BIOGRAFIA

Dopo avere ultimato il Liceo Classico ha studiato Filosofia e Scienze della Comunicazione.
Nel 1971 si iscrive alla Facoltà di Medicina a Liegi, in Belgio. Completa il corso di studi a Berlino nel 1980 e nel 1985 prende la specializzazione in pediatria. In quegli anni sviluppa anche i suoi interessi riguardo l’arte concettuale.
Nel 1979 tiene la sua prima performance dal titolo Menschen Gefallene (Corpi caduti) nella Mariannenplatz a Berlino.
Nel 1980 ripropone la medesima manifestazione allo Studio II di Berlino,  e sempre nella capitale tedesca organizza l’installazione Gedächtnis des Divan (Memoria del divano). L’anno seguente, a Wehdel, vicino ad Amburgo, sviluppa esempi di anamorfosi sulle pareti di un appartamento privato. Titolo, Besucher (Visitors).
Nel 1983, a Bremerhaven - Germania, organizza l’installazione Erotik Ortes des (L’erotismo dei luoghi). L’anno seguente, sempre a Bremerhaven e a Rotterdam, installa un nuovo lavoro, Erotik der Gegenstände  (L’erotismo degli oggetti).
Questa ricerca continua nel 1985 a Bremerhaven, lavorando sul tema Erotik der Personen (L’erotismo nelle persone). Tutte queste prestazioni si riferiscono a un  personaggio d’invenzione, Aprilheiland in der Prilküche.
Nel 1987 si trasferisce in Svizzera.
Nel 1990 viene invitato al Kunstverein di Bremerhaven, dove espone due autoritratti, Selbstbildnisse (Autoritratti).  Nel 1991 la professione medica lo fa trasferire in Romania per qualche tempo.
Nel 1992 è invitato dalla Società di Belle Arti di Iashi, Romania, a prendere parte a una mostra dal titolo Oggetti Testimoni. Successivamente la stessa mostra viene presentata a Bucarest. Nel 1993, il video Alone Insieme,  è esibito al pubblico per la prima volta in Engadina, Svizzera.
Due anni dopo, presso la Galleria Riss, a Samedan in Engadina, realizza l’installazione Heimweh und Sehnsucht (Nostalgia e malinconia).
Nel 1998 la Galleria Riss lo invita a partecipare a una collettiva intitolata Plexiglass. Nel 1999 è di nuovo invitato a Bremerhaven dal Kunstinitiative per esporre i suoi Tiefe Spiegel (Specchi profondi).
Nel 2004 Anna Caterina Bellati organizza la sua personale  Specchi Profondi a Villa Sommi Picenardi, a Olgiate Molgora (LC) - Italia.
La stessa mostra viene presentata nel 2005 a Bremerhaven alla Kunsthalle con il titolo Spiegelungen (Riflessi).
Nel 2007, a Cuxhaven vicino ad Amburgo, presenta il  Piazza dello Amor Perfetto, proiettato nelle sale della  Galleria Weidenstieg. Questa mostra personale sarà ospitata nel mese di settembre, ancora con Bellati come curatore, a Lugano - Svizzera, alla Galleria Mya Lurgo.
Nell’agosto 2008 partecipa a OPEN XI. Esposizione Internazionale di Sculture e Installazioni a Venezia Lido e nell’ottobre 2008 a Il vuoto e le forme. 1. Esposizione Internazionale di Sculture Installazioni e Dipinti a Chiavenna. A novembre è invitato alla collettiva dedicata al Tricolore al Museo Tecnico Navale di La Spezia durante la manifestazione Museo in vetrina.
Nella primavera successiva espone a Il vuoto e le forme. 2. Esposizione Internazionale di Sculture Installazioni e Dipinti a Chiavenna. Nel mese di giugno tiene la sua personale alla Galleria Uno a Soglio (CH). A settembre partecipa alla XII Biennale di Architettura di Venezia nella mostra collettiva Metropoli//Antimetropoli ideata e curata da Anna Caterina Bellati.
Sarà invitato nel 2012 alla terza Edizione Il vuoto e le forme. 3. Esposizione Internazionale di Sculture Installazioni e Dipinti, Cantico, dedicata a San Luigi Guanella, ancora a cura di Anna Caterina Bellati.
Nel giugno 2013 Anna Caterina Bellati predispone la personale Bienentreu Acqua memoria nelle sale della Scoletta della Bragora, in Campo Bandiera e Moro a Venezia. A luglio è invitato dagli organizzatori PoloDLTM e Bellati Editore all’evento LUCE SUL MARE la Natura, L’uomo, L’ingegno navale al Porto Mirabello di La Spezia.
Rolf Bienentreu vive e lavora tra la Svizzera e l’Italia.

rolf.bienentreu @ gmail.com

Kunstraum Riss, via san Bastiaun 6, 
7503 Samedan (Svizzera)
tel. 0041 81 852 55 58


martedì 23 luglio 2013

LUCE SUL MARE La natura L’uomo L’ingegno navale a cura di Anna Caterina Bellati

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LUCE SUL MARE La natura L’uomo L’ingegno navale

Sede: Porto Mirabello, La Spezia
Organizzazione Generale: PoloDLTM e Bellati Editore

Inaugurazione: Giovedì 25 Luglio 2013, ore 19.00

Durata della mostra: 26 Luglio > 3 Novembre 2013

Orari: 26 luglio > 14 settembre. Tutti i giorni 18 > 22. Apertura anticipata alle 14 nei giorni di arrivo delle navi da crociera
15 settembre > 3 novembre. Tutti i giorni 10 > 18; venerdì e sabato 10 > 22
HOURS: 26th July > 14 th September. Everyday 6 pm > 10 pm Early opening at 2 pm during cruise ship arri val days
15th September > 3 rd November. Everyday 10 am > 6 pm F riday and Saturday 10 am > 10 pm

Ingresso libero


Curatore: Anna Caterina Bellati in collaborazione con Martina Rossi
Coordinamento fotografico: Marco Faimali

INFORMAZIONI
Distretto Ligure delle Tecnologie Marine
Via delle Pianazze, 74

COME ARRIVARE
Ufficio Porto / Harbour Office
Viale Italia · La Spezia · Italy
www.portomirabello.it
44°05’803N – 09°49’989E

Il Porto Mirabello è facilmente raggiungibile a piedi e con il servizio di trasporto pubblico ATC (fermata più vicina Via Chiodo Giardini), dalla stazione ferroviaria, dalla stazione marittima e dal centro città, tramite il nuovo ponte pedonale che parte dalla Banchina Revel (Passeggiata Morin) in corrispondenza di Via Diaz. Porto Mirabello è servito dalla rete autostradale (A12 / A15) con raccordo che porta in città, dalla rete ferroviaria con servizio Eurostar, dagli aeroporti internazionali di Genova (100 km), di Pisa (60 km) e per voli privati Luni – Sarzana (15 km); disponibile una piazzola di atterraggio per elicotteri direttamente sui moli del porto.

Ufficio Stampa: Bellati Editore, info@bellatieditore.com, www.bellatieditore.com
Informazioni: cell. 3332468331






LA MOSTRA

Natura e Tekne
Aleaform / Artescienza
Cmre / Cnr-Ieni
Cnr-Insean / Cnr-Ismar
Cssn / Enea
Evologics / Graaltech / Ingv
Intermarine / Invelare
Museo Civico G. Doria Genova
Sitep / Studio Faggioni / Unige

Arte
Antonio Abbatepaolo
Mauro Benatti
Rolf Bienentreu
Marco Bolognesi
Stefano Bombardieri
Donato Frisia jr
Rossana Gallo
Tobia Ravà
Ugo Riva
Daniela Spaletra
Marialuisa Tadei
Dania Zanotto



Il Mare è un ambiente singolare le cui leggi fisiche e chimiche prevedono condizioni esulanti dall’immediata percezione umana. Il sistema ecologico marino offre un inimmaginabile scenario di forme e movimenti in continuo divenire, pur nella propria millenaria stabilità. Chi interagisca con il mare sperimenta un ventaglio di sensazioni raramente prevedibili, non di rado vicine allo stupore.
La straordinarietà della parte sommersa del pianeta-terra affascina da sempre la nostra razza che nei secoli ha imitato la natura per fabbricare gli strumenti utili ad andare per mare, imparando a esplorarlo. L’avanzamento tecnologico non ha accantonato i rimandi alla natura impiegati in passato, a dimostrare l’equazione che il dialogo tra realtà e invenzione conduce a risultati armonici, equilibrati e durevoli, in linea con il pensiero aristotelico per cui tekne indica la sintesi tra mimesi, cioè imitazione (il processo creativo) e capacità di costruire (mettere nel mondo qualcosa che prima non c’era).
Il visitatore, sollecitato dalle opere d’arte esposte, sarà indotto a osservare con un nuovo sguardo l'ecosistema marino con cui ha già familiarità, avvicinandosi al mondo meno noto delle tecnologie marine. Scopo della mostra è accompagnare i fruitori dell’evento in un percorso visivo e cognitivo (scientifico-tecnologico-artistico) che chiarirà le correlazioni esistenti tra forma e movimento in acqua.
L’obiettivo è esaltare le illuminazioni prodotte dalla natura lungo il cammino dell’ingegno navale con una galleria di binomi arte/scienza che rendano più comprensibili alcune soluzioni tecnologiche attraverso la loro interpretazione artistica.






I TEMI DELLA MOSTRA

Vento. Vento portami via con te.
La vela è simbolo di libertà, strumento ancestrale per superare il mare.
Immaginiamo che la vela nasca dall’osservazione della Velella, una medusa planctonica dell’ordine degli Idrozoi. Vive in colonie nel Mediterraneo e nei mari caldi ed è caratterizzata dallo scheletro cartilagineo galleggiante a forma di disco oblungo e da una cresta longitudinale triangolare, simile a una vela, grazie alla quale può muoversi spinta dal vento. La vela latina (da vela alla trina, cioè triangolare) è il primo armo innovativo venuto a sostituire la vela quadrata, in uso fin dai tempi antichi. Il suo impiego permise di risalire il vento anziché assecondarne la direzione. La vela è oggi simbolo di sostenibilità e utilizzo di energia rinnovabile. Esistono prototipi di navi con grandi vele innovative, o aquiloni, in grado di ridurre i consumi.

Eliche: le ali rotanti sottomarine.
L’elica è l’immagine emblematica dell’ingegno navale. Riassume l’intuizione tutta umana di saper sfruttare le proprietà della natura per conseguire risultati incredibili, quali propulsione e movimento.
Nel XVII secolo, prima dell’utilizzo delle pale (ali rotanti), gli ingegneri navali utilizzavano elicoidi simili alla vite di una coclea, mentre oggi le eliche hanno forme specializzate secondo l’applicazione. Alla Vasca Navale di Roma (CNR-INSEAN) se ne contano oltre 1600, delle quali alcune qui esposte. Da questo nasce l’abbinamento tra eliche e conchiglie, il cui guscio, frutto della paziente attività di molluschi marini, è spesso elicoidale ed è il simbolo più entusiasmante della natura marina, al punto di contenerne la voce.

Onda: specchio infinito in cui contemplare l’avvolgersi della propria anima…
L’onda che frange incessante e assume forme a seconda degli ostacoli incontrati, plasma coste e fondali con enorme energia. L’idrodinamica, la disciplina che si occupa dei moti ondosi, studia come ridurre la resistenza degli scafi al moto, limitando la generazione di onde. Spesso i progettisti hanno imitato la natura con ispirazioni fuorvianti, come quella di creare carene a forma di pesce, producendo navi goffe come i galeoni senza comprendere il meccanismo del movimento sommerso delle creature marine. Oggi, la tensione verso l’efficienza energetica indirizza gli studi su soluzioni volte a ridurre le onde generate dagli scafi portando i progettisti a sviluppare forme idrodinamiche sempre più performanti, con soluzioni di grande discontinuità con il passato.

 “Volare” nel mare: dalla manta ai futuri mezzi sottomarini
La manta è il più noto dei myliobatoidei, il corpo piatto con pinne pettorali a forma di ali e due pinne cefaliche con funzioni direzionali, come si vede nella rappresentazione di Wurtz. Il movimento è dato dall’alternarsi di battiti d’ali e planate, grazie allo scheletro cartilagineo, che permette movimenti flessibili.
Questa caratteristica, oltre alla forma, è quella più interessante per gli studi di alta efficienza nell’ingegneria navale.
Il prototipo IDRA, qui esposto, è la realizzazione del desiderio di volare sott’acqua sfruttando la portanza dinamica delle ali per l’immersione. Grazie alla propulsione elettrica, concretizza l’idea di solcare il mare in simbiosi, sfruttando l’acqua che scorre sul mezzo, come accade per la manta.

…e il “navigar” m’è dolce in questo mare
L’onda è anche instabilità, è paura di trovarsi in balìa dei flutti… eppure gli animali marini nuotano tranquilli anche nei frangenti. Gli squali sono dotati di pinne evolute per mantenere l’assetto, in velocità o fermi, quello che vorremmo per le imbarcazioni, capaci di non rollare in velocità, stabili all’ancora. I tonni hanno coda e pinne rigide specializzate per le alte velocità, le balene hanno pinne pettorali remiganti capaci di dirigere le evoluzioni e stabilizzare la grande massa. I progettisti hanno imitato queste forme naturali per realizzare timoni, chiglie e derive efficienti, fino alle moderne pinne stabilizzatrici che ‘remando’ tengono dritta la nave, comandate da sistemi di controllo dinamico. Si tratta di un capitolo della tecnologia ancora aperto… nell’attesa patiremo ancora il mal di mare!

20.000 leghe sotto i mari
Il mare è ambito di scoperta per eccellenza, dove i nostri sensi e abilità fisiche non aiutano, ma intralciano. In passato, i letterati inventavano descrizioni immaginifiche del mondo sommerso, gli scienziati soluzioni per esplorarlo.
Molti pesci hanno sviluppato un organo, la vescica natatoria, capace di assicurare l’assetto alle diverse profondità, compensando la spinta al galleggiamento; si tratta di una sacca di aria che i muscoli comprimono o dilatano modificando il volume specifico del pesce.
I vecchi sommergibili erano dotati di un sistema simile, basato sulla possibilità di gonfiare palloni esterni alla carena, permettendo la riemersione veloce.

Per i delfini non è solo questione di naso!
I delfini ne hanno tanto, ma anche gli scienziati che hanno capito la funzione del ‘naso’ per fendere l’acqua, ridurre la resistenza e migliorarne la stabilità, riproducendolo sulla prua delle navi. I ricercatori hanno compreso la capacità dei cetacei di comunicare tra loro a distanza utilizzando onde acustiche, nonostante generino tante eco confondendo il segnale. Per orientarsi i delfini riescono a modulare di continuo la frequenza, in modo che l’eco non necessario risulti “stonato” e possa essere eliminato dal cervello.
L’uomo non è ancora riuscito a copiare i delfini e a realizzare modem di comunicazione subacquea capaci di non confondere l’eco con il segnale e insieme non disturbare i delfini. È dimostrato che il rumore delle navi rappresenta una minaccia per la salute dei mammiferi marini, disturbando le loro comunicazioni e percezioni. La sfida è quella di progettare navi silenziose, anche per proteggere questi meravigliosi animali.

Dal tronco ai rami, passando [con Pinocchio] nel ventre della balena
L’archeologia testimonia l’uso di tronchi per attraversare specchi d’acqua, di canoe costruite con tronchi scavati, corteccia o pelli. Gli uomini hanno di sicuro trovato ispirazione nella struttura della cassa toracica dei grandi mammiferi marini che, per dimensioni e forma, si avvicinano di più alla struttura delle barche di pelli e ossa.
La barca esposta in costruzione ci rammenta che da un punto di vista concettuale non è cambiato molto, infatti ancora oggi le imbarcazioni sono realizzate con struttura somigliante alle ossa di una balena. Il futuro vedrà certo un’inversione di rotta, ma dovremo chiederci ancora se non ci saremo fatti influenzare dalla natura.

Il “sesto senso” degli squali
Gli studi sul comportamento degli animali migratori marini hanno dimostrato la loro capacità di percepire il campo magnetico e costruire mappe mentali per determinare la propria posizione. Squali e razze posseggono le “Ampolle di Lorenzini”, sacche di gel elettro-conduttore collegate ai pori sulla pelle che permettono di percepire il segnale del campo magnetico e trasmetterlo al sistema nervoso individuando le prede, come un target sul radar. Partendo dalla bussola, l’uomo ha sviluppato solo tecnologie rudimentali per la navigazione magnetica; i ricercatori stanno cercando di sviluppare la tecnologia per comprendere il campo magnetico terrestre e le variazioni spaziali, con strumenti (es. SeaQuest) capaci di misurare il gradiente. Si deve “nuotare” molto per doppiare lo squalo!




giovedì 16 maggio 2013

Rolf Bienentreu | Acqua memoria | a cura Anna Caterina Bellati




COMUNICATO STAMPA


Sede: Scoletta della Bragora, Campo Bandiera e Moro, Castello 3011 B, Venezia

Titolo dell’evento: BIENENTREU Acqua memoria

Inaugurazione: Sabato 1 Giugno, ore 18

Data di chiusura: 30 Giugno 2013

Orari di apertura: 10.00 - 18.00, chiuso il lunedì

Biglietto: ingresso libero

Orario del vernissage: ore 18.00

Patrocini: Provincia di Venezia
e Comune di Venezia

In collaborazione con Bellati Editore e Arte in Bragora

Ufficio Stampa: Bellati Editore, info@bellatieditore.com, www.bellatieditore.com

Curatore: Anna Caterina Bellati

Artista: Rolf Bienentreu


COME RAGGIUNGERCI

In treno: scendere alla stazione ferroviaria di Venezia Santa Lucia.
In auto, dall’autostrada: prendere la direzione per Venezia, immettersi in Viale della Libertà, parcheggiare a Tronchetto o a Piazzale Roma.
QUINDI
Scoletta della Bragora si raggiunge facilmente con il servizio di trasporto pubblico Actv, Linea 1 (direzione Lido), da Ferrovia a San Zaccaria.


BIENENTREU Acqua memoria

Sbarcano a Venezia, in contemporanea alla 55° Biennale Internazionale d’Arte, gli specchi profondi dell’artista e performer tedesco Rolf Bienentreu.

Dal 2 al 30 giugno il visitatore potrà vedere/guardare queste tavole laccate e interagire con esse specchiando se stesso nel loro incunabulo visivo.

Con la partnership di Arte in Bragora e i patrocini della Provincia di Venezia e del Comune di Venezia, Acqua memoria propone una doppia matrice, artistica, perfettamente inserita nel circuito della Biennale di Arti Visive; e psicologica, considerata la natura introspettiva delle opere di Bienentreu.

Dedicata a un pubblico eterogeneo, la mostra è leggibile su più piani.

Ideata e organizzata da Anna Caterina Bellati affronta, nell’Anno Internazionale della condivisione dell’Acqua, il tema fondamentale e terribile del bene più prezioso a disposizione di ogni organismo vivente, oggi a rischio di totale depauperamento.

L’acqua matrice di vita è sempre meno pulita e presente in quantità sempre minore per una popolazione di uomini in continuo aumento. Bienentreu coglie la necessità di attenzione/rispetto/risparmio energetico che questo elemento primario merita.

Ma l’acqua è anche Memoria. Del passato organico di ogni singolo essere, perché nell’acqua veniamo concepiti e cresciamo prima di venire al mondo, perché il nostro corpo è per due terzi composto di acqua. Del passato emotivo di ogni persona. L’acqua diventa veicolo capace di trasportare sensazioni, ricordi, suoni, passioni, sentimenti, preghiere, speranze. Può essere scura, tomba di dolore e situazioni sprofondate nella parte segreta della coscienza; chiara, strumento di scambio e vita nel presente, viaggio, vacanza, gioco del quotidiano.

Una ventina di tavole specchianti nei colori dal cilestrino al blu-nero, passando per i verdi chiari della battigia e i verdi profondi dei canali di Venezia, fino ai blu oltremare di quello che gli antichi chiamavano il Pelago, il dio Mediterraneo che dispensava ricchezze e possibilità di sopravvivenza.

E un cortometraggio di 15 minuti, nel quale Bienentreu fissa la macchina da presa in riva al Canal Grande e sorprende ogni minimo movimento delle onde specchiate in uno dei suoi lavori.

A raddoppiare la valenza della memoria che diventa da personale a corale.



Specchi profondi
di Anna Caterina Bellati

Il primo specchio che s’incontra nella vita è quello in cui vediamo riflessa la nostra immagine stando in braccio alla mamma. “Quello sei tu”, dice e tu impari piano piano a riconoscerti. Il primo specchio che s’incontra nella letteratura è invece quello della matrigna di Biancaneve e anche questo ha a che fare con lo sviluppo della personalità e il riconoscimento dell’io. Nella fiaba si racconta che la regina crudele, distrutta dalla gelosia, non sa accettare il fatto che la figliastra la superi in bellezza. Come non pensare all’Edipo re e alla tragedia che travolge tutti i protagonisti: intanto la madre Giocasta, quindi Laio, il padre che ha il terrore di essere soppiantato dal figlio, ed Edipo, il ragazzo il cui destino è segnato e quindi necessario. Ma c’è un altro personaggio, questa volta preso dalla mitologia, al quale rimanda subito l’idea dello specchio. Si tratta del bellissimo Narciso e del proprio innamoramento-ripiegamento su di sé che il giovanetto pagherà con la morte cadendo nell’acqua dello stagno.

Ora, il nodo su cui s’incentra l’indagine svolta da Bienentreu intorno allo specchio tiene conto di tutti questi elementi che si può dire stiano alla base della percezione che ciascuno ha di sé, in particolare quando questo “sé” è sogguardato da una distanza privilegiata, il riflesso dello specchio.
Non a caso le tavole dipinte di Bienentreu si chiamano Specchi profondi. Profondi per un motivo tecnico, i molti strati di vernice creano l’illusione della profondità; e profondi perché impongono allo spettatore uno sguardo autentico.

Quando la mattina ci si guarda allo specchio per farsi la barba o truccarsi gli occhi, in realtà non si bada a quello che nello specchio accade. Ci si limita a fissare una piccola porzione del proprio viso della quale ci stiamo occupando. Invece gli Specchi profondi obbligano a uno sguardo non distratto. Intanto l’immagine, derivante da un gioco di luci che s’incrociano sulla superficie riflettente delle tavole, non è quella cui siamo abituati. Siamo noi ma più larghi, o più lunghi, o più magri. E la nostra faccia non è proprio così, non è proprio quella che ci viene incontro. Questo gioco di domande mette in campo sia l’abitudine alla propria immagine, sia la soddisfazione di scoprirsi dentro un oggetto lucido e brillante. Le tavole di Bienentreu sono in genere rosse, verdi o blu i suoi colori preferiti, ma in realtà su chi le guarda impongono una speciale attenzione-attrazione. Sono invitanti e pieni di vita le rosse, sono riposanti le verdi e le blu. Il piacere e la calma. Ma c’è un secondo elemento del quale tenere conto.

C’è l’occhio dell’artista. Lui sa che nelle sue tavole si specchierà il mondo che passa loro davanti e sa che questo mondo sarà costretto non a vederle, ma a guardarcisi dentro. Ecco, il gioco di Narciso raddoppia e diventa l’esercizio di un potere. E non è ininfluente che Bienentreu sia un pediatra. Conosce perfettamente i meccanismi che muovono la curiosità di un bambino e smuove quei medesimi meccanismi sopiti, anche nell’adulto.

Questa specie di sottile violenza esercitata sullo spettatore diventa ancora più forte nelle fotografie. La realtà non viene ritratta, fotografata, fissandola attraverso l’obiettivo, ma viene fermata quasi capovolta, cogliendone un ritaglio dentro la tavola dipinta. Le forme si liquefanno, i contorni si sciolgono, niente è più come normalmente appare. Il mondo intero diventa d’acqua e in tal caso “riconoscersi” comporta un atto di fede. Quando lo specchio profondo è usato come una quinta scenografica dentro cui una macchina da presa filma l’esistente, tutto quello cui siamo abituati assume un aspetto diverso. Tutto quello che di solito compone la nostra vita diventa un’altra cosa.

E allora lo specchio che ha tradito le immagini abituali diventa strumento per indicare la precarietà del nostro essere nel mondo.
Anna Caterina Bellati




BIOGRAFIA

Rolf Bienentreu è nato a Duisburg (Germania) nel 1951. Dopo avere ultimato il Liceo Classico ha studiato Filosofia e Scienze della Comunicazione.
Nel 1971 si iscrive alla Facoltà di Medicina a Liegi, in Belgio. Completa il corso di studia Berlino nel 1980 e nel 1985 prende la specializzazione in pediatria. In quegli anni sviluppa anche i suoi interessi riguardo l’arte concettuale.
Nel 1979 tiene la sua prima performance dal titolo Menschen Gefallene (Corpi caduti) nella Mariannenplatz a Berlino.
Nel 1980 ripropone la medesima manifestazione allo Studio II di Berlino, e sempre nella capitale tedesca organizza l’installazione Gedächtnis des Divan (Memoria del divano). L’anno seguente, a Wehdel, vicino ad Amburgo, sviluppa esempi di anamorfosi sulle pareti di un appartamento privato. Titolo, Besucher (Visitors).
Nel 1983, a Bremerhaven - Germania, organizza l’installazione Erotik Ortes des (L’erotismo dei luoghi). L’anno seguente, sempre a Bremerhaven e a Rotterdam, installa un nuovo lavoro, Erotik der Gegenstände  (L’erotismo degli oggetti).
Questa ricerca continua nel 1985 a Bremerhaven, lavorando sul tema Erotik der Personen (L’erotismo nelle persone). Tutte queste prestazioni si riferiscono a un personaggio d’invenzione, Aprilheiland in der Prilküche. Nel 1987 si trasferisce in Svizzera.
Nel 1990 viene invitato al Kunstverein di Bremerhaven, dove espone due autoritratti, Selbstbildnisse (Autoritratti).
Nel 1991 la professione medica lo fa trasferire in Romania per qualche tempo.
Nel 1992 è invitato dalla Società di Belle Arti di Iashi, Romania, a prendere parte a una mostra dal titolo Oggetti Testimoni. Successivamente la stessa mostra viene presentata a Bucarest. Nel 1993, il video Alone Insieme, è esibito al pubblico per la prima volta in Engadina, Svizzera.
Due anni dopo, presso la Galleria Riss, a Samedan in Engadina, realizza l’installazione Heimweh und Sehnsucht (Nostalgia e malinconia).
Nel 1998 la Galleria Riss lo invita a partecipare a una collettiva intitolata Plexiglass. Nel 1999 è di nuovo invitato a Bremerhaven dal Kunstinitiative per esporre i suoi Tiefe Spiegel (Specchi profondi).
Nel 2004 Anna Caterina Bellati organizza la sua personale Specchi Profondi a Villa Sommi Picenardi, a Olgiate Molgora (LC) - Italia.
La stessa mostra viene presentata nel 2005 a Bremerhaven alla Kunsthalle con il titolo Spiegelungen (Riflessi).
Nel 2007, a Cuxhaven vicino ad Amburgo, presenta il Piazza dello Amor Perfetto, proiettato nelle sale della Galleria Weidenstieg. Questa mostra personale sarà ospitata nel mese di settembre, ancora con Bellati come curatore, a Lugano -Svizzera, alla Galleria Mya Lurgo.
Nell’agosto 2008 partecipa a OPEN XI. Esposizione Internazionale di Sculture e Installazioni a Venezia Lido e nell’ottobre 2008 a Il vuoto e le forme. 1. Esposizione Internazionale di Sculture Installazioni e Dipinti a Chiavenna. A novembre è invitato alla collettiva dedicata al Tricolore al Museo Tecnico Navale di La Spezia durante la manifestazione Museo in vetrina.
Nella primavera successiva espone a Il vuoto e le forme. 2. Esposizione Internazionale di Sculture Installazioni e Dipinti a Chiavenna. Nel mese di giugno tiene la sua personale alla Galleria Uno a Soglio (CH). A settembre partecipa alla XII Biennale di Architettura di Venezia nella mostra collettiva Metropoli//Antimetropoli ideata e curata da Anna Caterina Bellati.
Sarà invitato nel 2012 alla terza Edizione Il vuoto e le forme. 3. Esposizione Internazionale di Sculture Installazioni e Dipinti, Cantico, dedicata a San Luigi Guanella, ancora a cura di Anna Caterina Bellati.
Rolf Bienentreu vive e lavora tra la Svizzera e l’Italia.





martedì 6 marzo 2012

Il Vuoto e le Forme 2012

Torna a Chiavenna, l'annuale appuntamento con "Il vuoto e le forme". 
Evento internazionale di scultura, installazioni e dipinti, creato dalla infaticabile Anna Caterina Bellati, giunto alla terza edizione. 
Quest'anno intitolato al "Cantico della Natura" e dedicato a San Luigi Guanella.
Fra gli invitati, mi piace sottolineare la presenza di molti amici e fra questi l'impareggiabile Domenico di Genni


 

Il Vuoto e le Forme 2012
CANTICO
dedicata a San Luigi Guanella

COMUNICATO STAMPA


Sede e luoghi: Chiavenna (Sondrio) - ex Convento dei Cappuccini (chiesa, chiostro, salone coperto, refettorio), Palazzo Pretorio, Palazzo Pestalozzi, piazza Bertacchi

Titolo dell’evento: Il vuoto e le forme. 3. Esposizione Internazionale di Sculture Installazioni e Dipinti. CANTICO, dedicata a San Luigi Guanella


Inaugurazione: giovedì 5 aprile 2012, ore 17,30

Data di chiusura: domenica 6 maggio 2012

Orari di apertura: 10.30 - 12.30 / 14.30 - 17.30, chiuso il lunedì

Biglietto: ingresso gratuito

Patrocini: Città di Chiavenna, Comunità Montana della Valchiavenna, Museo della Valchiavenna

Ufficio Stampa: Bellati Editore, info@bellatieditore.com, www.bellatieditore.com

Curatore: Anna Caterina Bellati

Artisti: MAURO BENATTI, ROLF BIENENTREU, GIANLUCA CAPOZZI, DOMENICO DI GENNI, DONATO FRISIA JR, TRENTO LONGARETTI, MONICA MARIONI, MARIO PASCHETTA, UGO RIVA, ALESSANDRO SPADARI, MARIALUISA TADEI, BARBARA TOFFANO, ROMANO TROJANI


La 3. Edizione de IL VUOTO E LE FORME si intitola Cantico perché in filigrana rilegge Il Cantico delle Creature di Francesco d’Assisi. In questa laude di estrema semplicità e rara bellezza la preghiera indirizzata al Creatore riguarda tutto ciò che esiste riconoscendo a ogni componente del nostro mondo la medesima importanza e uguale dignità. Il centro del canto di ringraziamento è l’uomo, visto tuttavia non come essere superiore, più dotato, più forte o più scaltro, ma come creatura fra le altre creature, senza distinzione tra Sole, Stelle, Animali o, appunto, esseri umani. Una tale leggerezza non appartiene più alla nostra esperienza da lungo tempo. Non solo distruttori del pianeta ma violenti oltre ogni misura nei confronti di tutto quel che ci circonda, da secoli abbiamo scelto l’avere rinunciando allo spirito. Questo ci ha fatto perdere la dignità di creature. La realtà di cui Francesco parla non prevede l’esistenza del male. Ne consegue che il mondo sembra essere un luogo di pace e calma assolute, ma la pienezza di questa magia è del tutto scomparsa dal nostro quotidiano. La mostra, dedicata a San Luigi Guanella, uomo di grande tempra morale e di solida saggezza pratica, vuole testimoniare attraverso il raffinato lavoro di tredici artisti che la grazia e la purezza della natura possono ancora commuoverci. Abitatori del terzo millennio, abbiamo da lungo scoperto di non essere al centro dell’universo, da secoli sappiamo che il nostro sistema solare è solo uno fra le miriadi di congegni celesti che popolano lo spazio. Tuttavia abbiamo ancora occhi per guardare e cuore per assorbire l’armonia. L’esposizione mira a questa banale equazione, le emozioni sopravvivono là dove la natura resiste agli attacchi della razza umana.

Così il Coro di personaggi in rete metallica bruciata opera dello scultore Mauro Benatti o il suo Cristo di profilo dicono il nostro bisogno di consonanza con la perfezione del Creato, mentre le tavole specchianti color gesso del performer Rolf Bienentreu catturano e rimandano la luce pura che attraversa le finestre, coagulando lampi di colore-calore sulla loro superficie. Chi passa davanti a questi lavori vi lascia una fuggevole traccia inconsapevole. Il controcanto ai lavori dell’artista tedesco è rappresentato dalla ricerca di Gianluca Capozzi che propone nelle sue composizioni astratte una caleidoscopica indagine sull’animo umano. Le macchie sovrapposte di questo giovane pittore sembrano ricostituire la sostanza dei sogni, paradisi terrestri perduti si aprono allo sguardo dello spettatore. Ci sono poi i paesaggi immaginifici di Domenico Di Genni. Grande viaggiatore, l’artista abruzzese racconta luoghi e persone con passione e intensità. Per Cantico ha realizzato dei lavori che suggeriscono la speranza di un mondo aperto alla diversità. Donato Frisia jr non è insensibile all’aspra meraviglia della montagna. I suoi Montespluga e le visioni di Stuetta sono di un tale lindore da far annusare l’aria frizzante delle cime solo con l’artificio del colore. Al maestro Trento Longaretti, ospite eccezionale dell’evento, spetta il compito di raccontare la necessità, tutta umana, di una terra dove vivere e crescere i propri figli. I suoi magnifici Vaganti ricordano la storia infinita di genti cacciate dalla terra natale che raccolte le proprie cose partono alla ricerca di un luogo dove trovare rifugio. Anche l’indagine di Monica Marioni si muove intorno all’essere umano, alle sue paure e fragilità. In questa mostra la giovane pittrice presenta alcune Ninfe che incarnano i quattro elementi primigeni, l’aria, l’acqua, la terra, il fuoco. A dire la sostanza dell’universo. L’idea di un luogo dal quale ripartire sostiene invece i lavori candidi di Mario Paschetta che ridisegna i profili delle cime di questa vallata declinati nel colore virginale della neve. Un cartone bianco sul quale è scritta la nostra storia. Singolare è anche la sua Crocifissione che rinuncia alla figura del Cristo per ammantarsi di un paesaggio in rilievo fatto di stracci incrostati nella materia pittorica. A Ugo Riva spetta il difficile compito di sperimentare nel bronzo il tema dell’oltre. Quel che accada tra l’infinita felicità del Paradiso Terrestre e l’assoluta disperazione del peccato è uno degli argomenti che ha sollecitato tutte le filosofie del mondo Occidentale. Lo scultore bergamasco affronta la questione con la consueta maestria indicando le possibili/impossibili vie d’uscita. Alessandro Spadari coglie il meraviglioso della volta celeste. E lo fa corteggiando le stelle o la neve e ancora i tramonti che spalma sulla tela in pennellate larghe scivolanti verso la base del quadro. Così riassume la magia del tempo e dello spazio. L’installazione di Marialuisa Tadei affronta la sfera del sacro e propone Pianeti oculari, sfere in mosaico che ragionano intorno allo sguardo divino, mentre le sue elaborazioni fotografiche evocano la forza immensa della natura. A Barbara Toffano, delicata performer e fotografa, ho voluto affidare il tema del vento. Le sue immagini evanescenti che riprendono installazioni create nella laguna di Venezia portano fra le nostre montagne il tema dell’effimero e del volatile propri della nostra esistenza. Infine a Romano Trojani, importante pittore lombardo, ho chiesto di parlare dell’acqua che scorre. Ed ecco le Adda furibonde degli anni Cinquanta e Sessanta in cui la natura esplode nel suo estremo splendore. Questo è il nostro omaggio alla terra dove sono nata.

Venezia, marzo 2012
Anna Caterina Bellati


BELLATI EDITORE di Anna Caterina Bellati
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