RITENGO CHE SIA DOVERE DI CHIUNQUE E A MAGGIOR RAGIONE DI NOI ITALIANI, FARE DI TUTTO PER PROMUOVERE, SALVAGUARDARE E DIVULGARE L'ARTE IN TUTTE LE SUE ESPRESSIONI.
UNA SOCIETA' DISTRATTA SUI FATTI DELL'ARTE E' UNA SOCIETA' VOTATA ALL'IMPOVERIMENTO... E NOI, DA QUESTO PUNTO DI VISTA, LO SIAMO GIA' ABBASTANZA!






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venerdì 3 febbraio 2017

Alex Pinna - MAM - Fiera Milano City



Oggi, 3 febbraio alle ore 17'30 presso MAM Mostra A Milano Arte e Antiquariato
fieramilanocity pad 4 (Porta Teodorico Gate 5)

Alessandra Redaelli presenta Alex Pinna

Alessandra Redaelli presenta l'Artista Alex Pinna presso il palco della Lounge centrale alla fiera d'Arte e Antiquariato MAM.

Una chiacchierata tra lo scultore Alex Pinna e la giornalista e critico Alessandra Redaelli lungo le strade che hanno visto, negli anni, incrociarsi i loro percorsi professionali (dalle mostre degli anni Novanta al periodo d’oro della rivista Arte); e poi un focus sui futuri progetti dell’artista: dalla mostra a Los Angeles, la prossima estate, alla grande personale che sarà a novembre alla galleria PUNTO SULL’ARTE (con i nuovi lavori dell’artista dedicati al mondo della boxe) e che si sposterà poi, all’inizio del 2018, a Berlino.

sabato 15 settembre 2012

Come TU mi vuoi... a cura di Anna d'Ambrosio

Interessante... e molto contento della presenza di Giovanni Manzoni Piazzalunga. Merita!

Project economART
AMY D Arte Spazio
dal 27 sept. all’11 nov. 2012
Preview 27/09, ore 18.30

Come TU mi vuoi..........
Matteo Basilé
Francesca Catastini
Federica Ferzoco
Giovanni Manzoni Piazzalunga
Alex Pinna
Chan Sook Choi &
Famiglia Margini

A cura di Anna d’Ambrosio

Come TU mi vuoi..........
Art whore and clients

“Cerco di fare lavori che facciano sentire le persone bene con se stesse”.
Le parole sembrerebbero scritte da un tele-imbonitore, appartengono a Koons che con Murakami ha sublimato la pratica artistica con opere empatiche in un asset commerciale simile a quello di una azienda come la Kaikai Kiki Co. che oltre alla produzione di “eventi” e di “merci” vende dipinti, video, t-shirt, portachiavi, tappetini e borse Louis Vuitton in tiratura limitata da 5mila dollari.
Come TU mi vuoi
è......
mettersi al posto del desiderio dell’ALTRO, committente istituzionale & collezionista privato. Il fine è mettere in mostra la specificità dell’artista, della sua linea di confine: quella tra creazione e creazione ad hoc. Protagonista assoluta del nuovo progetto economART AMY D Arte Spazio è l’Arte Contemporanea nel grande gioco/scommessa della finanza.
La tematica sondata, Arte Contemporanea = derivato economico, mi ha spinto verso una collettiva in cui l’effetto scenico, unito a quello del gioco (d’azzardo), fosse un modo per enfatizzare di più i lavori esposti, esasperandoli e facendoli… diventare nel processo osmotico: artista/opera/pubblico (vero psicodramma).
E mentre a Milano va in scena lo show in occasione di Moda Donna, da AMY D Arte Spazio si inscena Moda-Arte-Alternativa, per un’Arte di valore. [...]
Il nuovo progetto economART di AMY D segue l’orientamento preso da dOCUMENTA di Kassel.
Parola d’ordine è transdisciplinarietà. Le opere e gli artisti si confrontano con politica, con istituzioni, tecnologia, con fenomeni socioeconomici partecipandovi direttamente oppure protestando apertamente, reale alternativa per un’arte più equa e democratica.

AMY D Arte Spazio
Via Lovanio 6
20121 Milano ITALY

martedì 6 marzo 2012

'OMBRE - l’indagine dell’inafferrabile' a cura di Federico Sardella

Assolutamente da non perdere!





OMBRE
l’indagine dell’inafferrabile




a cura di Federico Sardella

FABBRI Contemporary Art , Stoppani, 15 C

dal 7/3/2012 al 21 aprile 2012


Francesco CANDELORO Enrico CASTELLANI
Claudio CITTERIO Bruna ESPOSITO
Emanuela FIORELLI Arianna GIORGI
Yari MIELE Alex PINNA
Marco TIRELLI Giuseppe UNCINI
Grazia VARISCO Antonella ZAZZERA

L’ombra, inafferrabile presenza ed assenza al contempo, in questa esposizione, si mostra in alcune delle sue possibili forme, ricche di misteri e di magie.

I dodici artisti presenti, distanti per età e geografie, operano nei campi più disparati: pittura, scultura, fotografia, video, installazione… eppure, osservando le loro opere individuate per questa occasione sarà inevitabile rintracciare un comune denominatore che non necessita molte spiegazioni ma che chiede di essere indagato: l’ombra. Propria o portata, parte del lavoro o il lavoro stesso, solida o virtuale, bloccata in un attimo di spazio o libera di modificarsi nel tempo, ha a che fare con l’illusione, con l’oscurità, con l’inconscio e, naturalmente, con la luce. Pensata appositamente per gli spazi della galleria, questa rassegna vorrebbe svelare differenti tipologie di indagini sulla questione, dando risalto alle singole opere ed al tempo stesso proponendole in un allestimento teso a favorire il dialogo e a delineare un percorso nei luoghi delle ombre, dove il riverbero ed il miraggio si fanno palpabili… senza dimenticare che ognuno di noi è seguito da un’ombra e che, come sosteneva Giorgio De Chirico: “Ci sono più enigmi nell’ombra di un uomo che in tutto l’universo”.

La mostra, gli artisti, le opere

Il percorso della mostra inizia con un disegno inedito del 1958 di Enrico Castellani titolato “Ombre”: un acquerello dove attorno ad alcuni punti la pennellata dà vita ad una zona di semi oscurità, suggerendo una tridimensionalità ed una fisicità palpabile. Accanto a questi lavori sarà esposta una recente tipica “Superficie bianca” nel cui spazio convivono, si attraggono e si respingono pieno e vuoto, concavo e convesso, positivo e negativo, luci ed ombre.

Quasi a voler sottolineare il potere che luci ed ombre hanno nel determinare l’illusione di una possibile tridimensionalità, accanto a Castellani sarà esposta un’opera di Marco Tirelli, un inchiostro e tempera acrilica su tela dove un corpo provvisto di volume, la cui presenza descritta dal chiaroscuro si manifesta nel suo apparire, in bilico tra luce ed oscurità.

Se nei lavori di questi due artisti le ombre si limitano ad abitare le opere, negli “Gnomoni” di Grazia Varisco, contribuiscono all’espansione del lavoro nello spazio e ne determinano la
struttura, in grado di variare con il modificarsi della luce. Ottenuti grazie alla semplice operazione del piegare lungo il perimetro di un quadrilatero una porzione dei lati, queste sculture da parete del 1983-84, il cui nome è quello delle aste delle meridiane, vivono della loro ombra, che determina spazi ambigui in grado di dilatarsi.

In mostra sarà presente anche un’importante opera di Giuseppe Uncini del 1973: “Ombra di un cubo”, concessa in prestito dalla Fondazione Marconi, Milano. In questa scultura da terra la fisicità dell’ombra viene ribadita sfacciatamente. Il costruire, il rendere visibile l’idea attraverso elementi tangibili, porta Uncini a dare solidità a quest’elemento impalpabile, non più contrario del pieno ma presenza che si manifesta per quello che è, fatta di cemento, inamovibile e fissa, senza possibilità di fuga.

Un’ombra solida è anche quella che mette in scena Alex Pinna nella sua scultura “Hombre”, che si compone di una parte in corda ed una in piombo. La prima restituisce l’immagine di una figura umana stilizzata ed allungata, quasi arcaica, la seconda la sua ombra realizzata in piombo, carica di tutto il suo peso, dotata di corpo eppure, nonostante la pesantezza che il materiale scelto porta con sé, leggera e fugace, colta un attimo prima della sua scomparsa.

Emanuela Fiorelli e Antonella Zazzera, seppur con materiali diversi, fili elastici la prima e fili di rame la seconda, disegnano strutture tridimensionali in cui il filo si dipana sino a disegnare percorsi che, grazie all’ombra, in grado di sdoppiarsi. Un’ombra propria, è quella delle opere della Zazzera, generata dalle sue strutture di luce va a sottolinearne la presenza e la precarietà. Apparentemente meno celebrata, costretta entro una teca di plexiglass, è quella di cui si occupa la Fiorelli che nell’ambito di uno spazio dato riesce a rendere l’idea di una profondità illusoria, dove l’ombra si fa portavoce di una condizione impalpabile eppure tracciata.

In una saletta laterale, sarà esposto “Paradiso ora” di Arianna Giorgi: un gregge di piccole pecore guarda verso la luce dunque, verso la speranza. Ma la luce ingannevole aiuta a suggerirci la sagoma di un aereo, forse di un kamikaze (dal titolo del film: Paradise Now) che dona la vita per un’ideologia imposta col plagio in un’ottica di violenza. Il raggio di luce, generato da una torcia, si interrompe rammentandoci che l’ombra è sempre in agguato.

Il lavoro di Claudio Citterio titolato “Pupilla” si inserisce nel percorso della mostra andando a stimolare una possibile riflessione sul guardare. Uno schermo rivolto verso la parete proietta su questa ultima una luminosità che devia e modifica la sua ombra sul muro, nella variazione della luce e nei mezzi toni, un’opera in bilico tra vedere e non vedere, tra presenza ed assenza.

Nelle opere di Francesco Candeloro, diversamente, le presenze con le quali ci troviamo ad interagire sono immagini di volti umani catturati senza gerarchie dall’obiettivo dell’artista ed incastonati in un box di plexiglass. Una disseminazione di volti che producono un echeggiare luminescente, come se il loro chiacchiericcio fosse in grado di proiettarsi al di fuori del corpo che li ha generati, dando vita ad un gioco di ombre luminose, quasi degli spettri, che risulteranno essere l’unico tocco di colore in questa mostra, le cui tonalità dominanti saranno il nero, il bianco e tutti i possibili grigi.

Di Bruna Esposito sarà presente il video “Senza titolo. Dvd per la proiezione di un’ombra”, dove l’ombra di una bandiera che sventola, ripresa da una camera fissa, continua a muoversi, solitaria e sollecitata da una brezza indicibile, senza sosta, si sbraccia ostinata nel suo messaggio silenzioso.

Il percorso della mostra si chiude con un grande lavoro realizzato per l’occasione da Yari Miele che da sempre si interessa a fenomeni quali la fluorescenza, la catarifrangenza e la luce in generale, presa in considerazione in tutte le sue possibili declinazioni. Nell’ultima sala, grazie all’alternarsi delle due condizioni, luce e buio risulteranno essere protagonisti della scena. Ancora una volta gli elementi primi del lavoro, che si regge su strutture ben salde dotate di forma e sostanza vivono nell’ombra e dell’ombra pur essendo spazio di luce.