RITENGO CHE SIA DOVERE DI CHIUNQUE E A MAGGIOR RAGIONE DI NOI ITALIANI, FARE DI TUTTO PER PROMUOVERE, SALVAGUARDARE E DIVULGARE L'ARTE IN TUTTE LE SUE ESPRESSIONI.
UNA SOCIETA' DISTRATTA SUI FATTI DELL'ARTE E' UNA SOCIETA' VOTATA ALL'IMPOVERIMENTO... E NOI, DA QUESTO PUNTO DI VISTA, LO SIAMO GIA' ABBASTANZA!






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sabato 24 settembre 2016

MICHELANGELO PISTOLETTO. IMMAGINI IN PIÙ, OGGETTI IN MENO, UN PARADISO ANCORA

A Bergamo approda Michelangelo Pistoletto



MICHELANGELO PISTOLETTO.
IMMAGINI IN PIÙ, OGGETTI IN MENO, UN PARADISO ANCORA
a cura di Giacinto Di Pietrantonio  
GAMeC
Via San Tomaso, 53 24121 Bergamo

 7 OTTOBRE 2016 -  15 GENNAIO 2017

Michelangelo Pistoletto: Immagini in più, Oggetti in meno, un paradiso ancora è la mostra che la GAMeC di Bergamo dedica a Michelangelo Pistoletto (Biella, 1933), uno degli artisti italiani più rappresentativi a livello internazionale. 
Il percorso espositivo si sviluppa in cinque sale e si compone di una cinquantina di opere tra le più importanti della sua produzione, che comprendono – come suggerisce il titolo – i famosi Quadri Specchianti e il gruppo di opere denominate Oggetti in meno, posti in costante dialogo e confronto, e un progetto speciale dedicato all’opera Terzo Paradiso, che l’artista ha concepito e sviluppato negli ultimi anni. 
I Quadri Specchianti  costituiscono il fondamento dell’opera di Pistoletto, che realizza a partire dal 1962, contribuendo a cambiare la percezione della pittura, vista sino a quel momento come un quadro da osservare e contemplare.
Le grandi lastre di acciaio lucidato a specchio su cui sono applicate serigrafie di persone, animali, e oggetti d’uso quotidiano, si “attivano” grazie a chi le osserva: entrando nel loro campo di riflessione, infatti, la presenza dello spettatore aggiunge nuove immagini al lavoro dell'artista, rendendola un’opera "partecipata", che acquista senso attraverso l'interazione. Inoltre, la collocazione delle opere direttamente a contatto con il pavimento fa sì che esse aprano un varco attraverso il quale l'ambiente in cui sono esposte si prolunga nello spazio virtuale dell'opera, mettendo in relazione arte e vita.
In mostra sono presenti pezzi storici della sua produzione, tra cui Figura umana (1962), Cappio (1973), Tigre in gabbia (1974) e lavori più recenti, come Solidarity (2007), Lavori in corso (2008) e Persone in coda (2015). Sono opere che hanno anticipato la frammentazione e la fluidità della società contemporanea, in cui la nostra identità è in continua ridefinizione.  
I Quadri Specchianti sono messi in relazione, lungo il percorso, con la serie Oggetti in meno, considerata tra le più importanti e decisive per la cultura visiva contemporanea: oggetti scultorei creati a metà degli anni Sessanta che traggono ispirazione da campi diversi quali l'artigianato, l'architettura, il design e la cultura popolare; reinterpretazioni di oggetti di uso quotidiano, “nature morte” a scala ambientale, che rappresentano un’azione discorsiva critica in risposta alla società dei consumi e in modo particolare alla Pop Art.
Tra questi, Quadro da pranzo e Lampada a mercurio (1965), Semisfere decorative (1965-66), Mappamondo (1966-68), in cui ritroviamo – così come in tutta l’opera di Pistoletto – improvvisazione e un interesse continuo per le differenze e le peculiarità di ciascun oggetto.
Sono lavori creati attraverso un processo legato alla spontaneità e alla contingenza, che infrangono il dogma per cui ogni opera di un artista deve essere stilisticamente riconoscibile, come un marchio commerciale standardizzato.  Negli Oggetti in meno, infatti, ripetizione e omogeneità sono volutamente contestate, mettendo così in luce i contrasti tra le singole opere.
Come afferma lo stesso artista: “I lavori che faccio non vogliono essere delle costruzioni o fabbricazioni di nuove idee, come non vogliono essere oggetti che mi rappresentino, da imporre o per impormi agli altri, ma sono oggetti attraverso i quali io mi libero di qualcosa – non sono costruzioni ma liberazioni – io non li considero oggetti in più, ma oggetti in meno, nel senso che portano con sé un’esperienza percettiva definitivamente esternata.
Completa il percorso espositivo un progetto dedicato all'opera Terzo Paradiso – che Pistoletto ha ideato nel 2003 e sviluppato negli ultimi anni –, che ha come simbolo una riconfigurazione del segno matematico dell'infinito, formato da una linea che, intersecandosi due volte, disegna tre cerchi allineati. I due cerchi opposti significano natura e artificio, mentre quello centrale è la congiunzione dei due e rappresenta il grembo generativo di una nuova umanità. Il progetto legato a quest’opera ha portato, negli anni, alla tessitura di una densa rete di relazioni e collaborazioni con singoli individui, associazioni, enti e istituzioni, attivi non solo in campo artistico, ma nei più diversi ambiti della società.  
L’adesione della GAMeC al progetto si declinerà in due modi: con un'installazione site specific ospitata all'interno degli spazi espositivi e con #UnParadisoAncora, una vera e propria “chiamata alle arti" aperta a tutti (gruppi, associazioni, studenti delle scuole di ogni ordine e grado), promossa dai Servizi Educativi del museo.
La partecipazione avverrà attraverso iniziative personali o collettive che comportino proposte, azioni, attività coerenti con il processo di trasformazione responsabile della società enunciato nel Terzo Paradiso, che saranno documentate e diffuse attraverso i canali social della GAMeC e a cui sarà dedicata una sezione del sito internet del museo.  
Inoltre, il prossimo 21 dicembre il museo sarà cornice d'eccezione di un'azione performativa legata al Terzo Paradiso, in occasione di “Rebirth Day”, la giornata universale della rinascita nata da un’idea dell’artista e che quest’anno sarà dedicata al tema del Rispetto.  


7 OTTOBRE 2016 -  15 GENNAIO 2017

MICHELANGELO PISTOLETTO. IMMAGINI IN PIÙ, OGGETTI IN MENO, UN PARADISO ANCORA

Orari d'apertura
lunedì-domenica: ore 10:00-19:00 / giovedì: ore 10:00-22:00 / martedì chiuso
Biglietto d' ingresso (valido per tutte le mostre in corso)
Intero: € 6,00 / Ridotto: € 4,00 / Scuole: gratuito
Biglietto famiglia 1+1: € 7,50 / Biglietto famiglia 2+1: € 12,00 / Biglietto famiglia 2+2: € 15,00   
Ufficio Stampa GAMeC
Manuela Blasi – E-mail: manuela.blasi@gamec.it
Tel. + 39 035 270272
Comunicato stampa e immagini disponibili su http://www.gamec.it/it/press-area  
GAMeC - Galleria d'Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo
Via San Tomaso, 53 - Bergamo
Tel. + 39 035 270272


http://www.gamec.it/it 

lunedì 22 giugno 2015

ASPETTANDO MALEVIČ



Lunedì 29 giugno, ore 11:30
ASPETTANDO MALEVIČ
Presentazione in anteprima della mostra

Milano, Palazzo Reale - Sala Conferenze
Piazza Duomo, 14

Il prossimo 29 giugno, alle ore 11:30, la Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo presenterà l’importante retrospettiva dedicata al grande artista Kazimir Malevič, che il museo ospiterà in autunno.

Realizzata in coproduzione con Giunti Arte mostre musei e in collaborazione con il Museo di Stato Russo di San Pietroburgo, la mostra – unica nel suo genere per completezza di opere e per l’accurata indagine storico-critica che l’accompagna – accoglierà circa settanta opere dell’artista accanto ad un nutrito corpo di lavori di importanti esponenti russi dei movimenti artistici di inizio Novecento e a documenti e video relativi al periodo storico di riferimento.

Interverranno:

Alberto Barcella
Presidente dell’Associazione per la Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo – Onlus

Nadia Ghisalberti
Assessore alla Cultura, Turismo ed Expo del Comune di Bergamo

Giacinto Di Pietrantonio
Direttore della Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo e curatore della mostra

Filippo Zevi
Consigliere Delegato di Giunti Arte mostre musei

www.mostramalevic.it

sabato 4 ottobre 2014

Luigi Ontani "er" "SIMULACRUM" "amò" - a cura di Giacinto Di Pietrantonio




Luigi Ontani
"er" "SIMULACRUM" "amò"

A cura di Giacinto Di Pietrantonio


Dal 3 ottobre 2014 all’11 gennaio 2015 la GAMeC – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo ospita un’importante personale di Luigi Ontani, tra gli artisti più rappresentativi del panorama internazionale degli ultimi quarant’anni.


Figura poliedrica, presente sulla scena artistica dagli anni Sessanta, all’inizio del decennio seguente inizia a prendere parte e, successivamente, a imporsi nel dibattito artistico contemporaneo con i suoi tableaux vivants: performance vestite o, meglio, travestite; iconografie viventi in cui Ontani – trasformato e mascherato – impersona figure storiche, mitologiche, letterarie e popolari tra cui Pinocchio, Dante Alighieri, Giuseppe Garibaldi, San Paolo di Caravaggio, San Luca del Guercino o I Prigioni di Michelangelo.


La mostra accoglie una selezione di opere fotografiche, frutto dell’intensa ricerca dell’artista bolognese, ritenuta germinale e particolarmente significativa all’interno dello sviluppo della sua produzione.


Ontani sceglie la fotografia quale mezzo che meglio si confà a interpretare la sua opera; uno strumento che documenta le sue performance artistiche, tradotte – appunto – in fotografie dai formati diversi, recuperando una pratica che può essere fatta risalire alle interpretazioni viventi dei vangeli medievali, ai trionfi allegorici rinascimentali e barocchi, nonché ai veri propri tableaux vivants realizzati durante la rivoluzione francese anche da artisti del calibro di Jacques-Louis David e tornata in voga nei salotti della Roma di inizio XX secolo.


Ontani ricorre alla tecnica fotografica in quanto occasione per sperimentare molteplici possibilità e formulare nuove variazioni sui temi e i soggetti che più gli interessano, percorrendo così il suo viaggio "transtorico" attraverso il mito, la maschera, il nudo, il simbolo e la rappresentazione iconografica.


Reinterpretando situazioni storicamente e/o geograficamente lontane, l’artista fa rinascere le forme di celebri dipinti del passato o del rito, praticando una “poetica dell’essere altrove” che accorcia, al contempo, le distanze tra arte e vita, in cui il corpo dell’artista è sempre il soggetto, recuperando così un tema fondante in tutta la storia dell’arte, a partire dalla tradizione classica.


La mostra intende restituire la varietà di questa produzione, mostrando il susseguirsi di performance, d’après quali, tra gli altri, San Sebastiano nel bosco di Calvenzano d'après Guido Reni (1970), Meditazione après de la Tour (1970), DaviDRatto (1974-2008), Déjeunersurl’ArT (1992); opere come Bacchino (1970), Dante (1972), Pinocchio (1972), Le Ore (1975), Lapsus Lupus (1992), il dittico EvAdamo (1973-2004), e un ciclo indiano che comprende anche una serie di lavori degli ultimi anni.


Il titolo della mostra racchiude in sé un gioco linguistico sulla città che la ospita, Bergamo, da cui l'artista ha eliminato la "B" e la "g". Le sillabe ottenute sono intervallate dal termine Simulàcum, riferimento al vero e al non vero, frutto ancora una volta dell'ironia propria di Ontani, caratteristica fondante di tutta la sua produzione artistica.


Luigi Ontani è considerato uno dei più influenti e innovativi artisti italiani contemporanei.

Dalla fine degli anni Sessanta ha utilizzato mezzi espressivi differenti quali la fotografia, la performance e video, sviluppando al contempo un uso molto personale di pittura e scultura. I suoi leggendari tableaux vivants e le sculture policrome in ceramica a grandezza naturale hanno prodotto una rottura netta con la tradizione, proponendo un’interpretazione assolutamente unica.
Tra le mostre più recenti e significative dell’artista ricordiamo alcune retrospettive dei suoi video e film giovanili (Tate Modern, 2010), nuove performance commissionate dalla Serpentine Gallery di Londra (2010) e dall'Hammer Museum di Los Angeles (2011).
Una grande retrospettiva del suo lavoro è stata ospitata dal Castello di Rivoli, Torino (2011) e alla Kunsthalle diBerna (2012).
Altre mostre personali sono state ospitate al Kunstverein di Francoforte e al Groninger Museum (Paesi Bassi, curata da Jan Hoet nel 1996), al MoMAPS1 di NewYork (curata daCarolyn Christov Bakargiev nel 2001), alla Bangkok National Gallery (2002) allo S.M.A.K.di Ghent (2004), al MAMbo di Bologna (2008) e al Museo di Capodimonte, Napoli(2010).
Ontani è stato invitato alla Biennale di Sydney (1986), alla Triennale di Nuova Delhi (1991), a Manifesta (2008) e ha partecipato a sei edizioni della Biennale di Venezia (1972, 1978, 1984, 1986, 1995, 2003).

Accompagna la mostra un catalogo bilingue – edito GAMeC Books – che include testi di Giacinto Di Pietrantonio (Direttore GAMeC) e di Laura Cherubini (Curatore, Critico e Docente all’Accademia di Brera).

mercoledì 5 febbraio 2014

Luciano Fabro Disegno In-Opera al CIAC di Foligno


Luciano Fabro
Disegno In-Opera

a cura di Giacinto Di Pietrantonio, Italo Tomassoni e Bruno Corà
in collaborazione con Silvia Fabro e l'Archivio Fabro
15 febbraio 2014 - 4 maggio 2014
Dal 15 febbraio al 4 maggio 2014 il CIAC Centro Italiano Arte Contemporanea di Foligno ospita la mostra Luciano Fabro. Disegno In-Opera, che intende restituire la varietà della produzione di disegni del grande artista torinese.
Realizzata in collaborazione con la GAMeC - Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo, dove la mostra è stata aperta da ottobre 2013 allo scorso 6 gennaio, l’esposizione accoglie per la prima volta in Italia un ricco nucleo di disegni dell’artista, tra i massimi esponenti del movimento Arte Povera: lavori che godono di un’autonomia e di un grado di libertà particolari anche rispetto la stessa disciplina e che si confermano parte integrante e irrinunciabile del corpus dell’opera di Fabro.

Italo Tomassoni, curatore dello straordinario spazio nel cuore della cittadina umbra, così scrive nel catalogo della mostra: "Abitare lo spazio e smaterializzare la scultura; liberarsi dall'"ingombro dell'oggetto" e dalla "vanità dell'ideologia"; lavorare sulla trasparenza, sul neutro, proprio per togliere neutralità allo spazio; questi sono gli obiettivi sui quali Fabro si concentra....Alleggerita l'idea plastica dal peso della materia e dalla concentrazione delle forze che rallentano la circolazione, Fabro pensa alla scultura senza ignorare il disegno facendo i conti con le funzioni portanti della luce e del neutro".

Il percorso espositivo accoglie oltre 100 disegni che, come suggerisce il titolo della mostra, presentano tipologie e funzioni differenti: essi, infatti, non sono strettamente “progettuali, ovvero preliminari alla realizzazione di opere, bensì disegni intesi come pratica alla base del processo creativo che conduce alla genesi di un’idea o come mezzo per trasmettere messaggi; disegni in cui è esplicito il riferimento alla scultura e disegni come campo di indagine e di sperimentazione. E ancora disegni come forme - aperture, buchi e fori - grazie alle quali Fabro indaga e attraversa lo spazio aperto da Lucio Fontana, che in quegli anni era punto di riferimento per gran parte dei giovani artisti.
Lavori realizzati in più di quarant’anni che presentano segni autonomi, esercizi di segni che Fabro realizzava e regalava ad amici e parenti. E infatti è proprio la generosità di Fabro a fornire una delle chiavi di lettura dei disegni in mostra, che in alcuni casi appartengono a privati che li hanno ricevuti in dono dall’artista - come Cantare cantando (1994) e Concetto Spaziale (Descrizione) (1967), che riporta sul retro “buon ‘68. Luciano”: un dono augurale per l’anno nuovo. Sono opere che parlano di rapporti umani, di amicizia, di etica, di noi e dell’altro, perché - come afferma Giacinto Di Pietrantonio nel catalogo della mostra - ‘in Fabro anche il privato appartiene alla sfera pubblica’.
Disegnare è, per Fabro, un termine che spazia dalla parola all’immagine, al pensiero; è l’iconografia e il percorso che egli traccia sempre nel suo operare. Molti dei disegni in mostra sono eseguiti su supporti eterogenei (dai cartoncini delle schede di catalogazione utilizzate in biblioteca ai fogli di carta millimetrata; dalla carta Fabriano alla carta paglia) e realizzati con tecniche e materiali diversi: disegni di solo testo, a sfondo etico, con frasi riportate in poesia accompagnate da una dedica o da poesie- filastrocca; disegni-collage come Autoritratto (1967), realizzato su carta caratterizzata da una fitta griglia al cui centro Fabro ha incollato una piccolissima foto del suo volto. Un viso per tre quarti in luce e per un quarto in ombra che ci guarda, un volto il cui occhio sinistro ci scruta, un’iconografia interrogante.
Disegni che richiamano anche un certo cinetismo senza però presentare le caratteristiche di rapporto geometrico-matematico tipiche dell’Arte Programmata; disegni composti sia da pieni sia da vuoti, da peso e da leggerezza, da positivo e da negativo, da spazio e da non spazio, e, perciò, ambivalenti.
Nella ricerca di Fabro la dimensione ambientale riveste un’importanza fondamentale: lo spazio è infatti concepito come campo d’azione vivo, fatto di relazioni e necessarie conseguenze tra gli elementi presenti. Per questo, accanto ai disegni, sarà presente in mostra una selezione di grandi opere - tra cui sculture e habitat - che dialogano con lo spazio, investigando l’ambiente e intervenendo sulla percezione. Opere come Struttura ortogonale (1964), costituita da una griglia tubolare in ottone in cui le barre trasversali sono tagliate a metà al centro, o Passi. I miei passi hanno bucato il cielo. I miei passi hanno bucato la terra. Io sono zoppo (1994), uno striscione di 12 metri che riporta il titolo dell’opera in ideogrammi giapponesi, definito dall’artista ‘[...] un ritratto delle ambizioni dell’uomo contemporaneo e dei suoi risultati. In qualsiasi direzione abbia avanzato ha fatto delle buche, ha “toppato”, il suo avanzare civile è molto zoppicante. [...]’1
E ancora Svizzera Portafogli (2007) e i lavori della serie Computer che - seppur realizzati con materiali pesanti (ferro, acciaio, montanti per scaffalature metalliche, catene di ottone e alluminio) - trasmettono un forte senso di leggerezza. Sospensione e movimento sono infatti temi centrali per Fabro, che ritroviamo anche nei suoi disegni: dai punti d’incrocio delle griglie di Habitat 1962, infatti, dipartono altrettanti peduncoli di ottone che richiamano i disegni Dindolo, dondolo (1995) presenti in mostra, nei quali l’artista intende porre in relazione la linea retta e la linea curva con il suo sviluppo nello spazio alla ricerca di un segno che vi fluttui.
Il catalogo della mostra - edito da Silvana Editoriale - include testi critici di curatori, storici dell’arte e artisti che hanno avuto la fortuna di conoscere e lavorare con Luciano Fabro e le quattro lezioni sul disegno che l’artista tenne durante gli anni di insegnamento presso l’Accademia di Brera, che forniscono una chiave di lettura preziosa dei disegni e della sua opera in generale.

Questa esposizione rappresenta dunque un’occasione inedita per scoprire un aspetto poco noto del lavoro di un artista fondamentale per la storia dell’arte e della cultura a cavallo tra fine Novecento e inizio millennio.

La mostra resterà aperta sino al 4 maggio 2014.
Note biografiche
Artista e teorico, Luciano Fabro è uno dei massimi esponenti del movimento Arte Povera ed è presente sulla scena artistica internazionale dall’inizio degli anni Sessanta. Nato a Torino nel 1936, dopo aver completato i suoi studi classici in Friuli Venezia Giulia si trasferisce nel 1959 a Milano, dove conosce e frequenta, tra gli altri, Piero Manzoni ed Enrico Castellani e si interessa alla ricerca condotta da Lucio Fontana sullo spazio al di là della tela.
Tiene la sua prima personale nel 1965 alla Galleria Vismara di Milano. Dal 1967 al 1969 prende parte al movimento Arte Povera, termine coniato da Germano Celant nel 1967 in relazione a un gruppo di artisti che condividevano un comune linguaggio, sebbene eterogeneo, in cui viene abolita ogni gerarchia espressiva e materica, e in cui la relazione con le situazioni sociali e culturali, nonché ambientali e contestuali, è di basilare importanza. Nel 1968 inizia a realizzare le Italie, una serie di lavori che l’artista porterà avanti per tutta la sua lunga carriera e che di volta in volta ripropongono la sagoma geografica dell’Italia eseguita con materiali diversi e collocata in allestimenti differenti. Tra le sue principali mostre personali ricordiamo quella al Padiglione d’Arte Contemporanea di Milano (1980), al Castello di Rivoli (1989), alla Fundació Joan Mirò di Barcellona (1990), al Museum of Modern Art di San Francisco (1992), al Centre Georges Pompidou di Parigi (1996) e alla Tate Gallery di Londra (1997). Espone più volte alla Biennale di Venezia e a Documenta di Kassel.
Muore il 22 giugno 2007 a Milano. A pochi mesi dalla scomparsa dell’artista, il MADRE di Napoli gli dedica una personale.

Ufficio Stampa: Lucia Crespi, tel. 02 89415532 - 02 80401645, lucia@luciacrespi.it

Informazioni CIAC:
Via del Campanile, 13 – Foligno, tel. 0742 357035 – 340 4040625
www.centroitalianoartecontemporanea.com
Apertura e orari mostra: Venerdì, Sabato e Domenica 10.00-13.00 – 15.30-19.00
Biglietto: € 5,00; ridotto € 3,00.
Ingresso gratuito per: ragazzi fino a 14 anni, scolaresche e portatori di handicap
Catalogo: € 30,00

martedì 15 febbraio 2011

Premio Ricoh - Arte giovani e solidarietà

Presso i locali dello Spazio Oberdan, a Milano dal 15 al 27 febbraio 2011, saranno esposte le opere di 21 artisti che frequentano o hanno frequentano accademie e scuole d'arte, finalisti del Premio Ricoh, cui hanno aderito circa 500 giovani, indetto da Ricoh Italia, filiale della omonima multinazionale giapponese, leader nei mercati dell'office automation, dell'Information communication technology e della gestione documentale.

Fra questi 500 artisti mi piace segnalare la presenza del giovanissimo Angelo Crazyone già protagonista della mostra personale curata da Ivan Quaroni "Real to Real" presso la Galleria San Lonrenzo che si inaugura oggi 15 febbraio alle ore 18'00 (http://lastanzaprivatadellarte.blogspot.com/2011/01/real-to-real-personale-di-angelo.html )


Comunicato Stampa:

La Provincia di Milano ospita allo Spazio Oberdan la Mostra Premio Ricoh per i giovani artisti contemporanei. Saranno esposte le opere di 21 artisti che frequentano o hanno frequentano accademie e scuole d'arte, finalisti del Premio, cui hanno aderito circa 500 giovani, indetto da Ricoh Italia, filiale della omonima multinazionale giapponese, leader nei mercati dell'office automation, dell'Information communication technology e della gestione documentale.
I giovani con le loro opere, dovevano interpretare i valori che stanno alla base dei valori di Ricoh, riassumibili nella formula: “Lo sforzo verso l'innovazione, che semplifica la vita e il lavoro, salvaguardando nel contempo la tutela dell’ambiente e in generale i principi della responsabilità sociale d’impresa”.
Successivamente, le opere saranno trasferite presso la Sala degli affreschi della Provincia di Milano, in Via Vivaio 1, dove il 2 marzo, alle ore 18, la giuria, presieduta da Giacinto Di Pietrantonio (uno dei maggiori esperti italiani di arte contemporanea, curatore del Miart, e direttore della Gamec di Bergamo) e comprendente personaggi dell'arte, della comunicazione e del mondo aziendale, proclamerà il vincitore assoluto e i tre vincitori delle categorie in cui è articolato il premio: pittura/disegno/grafica, scultura/installazioni, fotografia/digital art/video.
Al termine della premiazione le opere saranno battute in un'asta, il cui ricavato sarà in parte assegnato ai giovani artisti (con l'eccezione dei quattro vincitori, per i quali è previsto un Premio acquisto da parte di Ricoh, che intende così dare vita a una collezione aziendale) ma, per la parte maggiore sarà devoluto a un progetto di solidarietà, destinato “all'educazione ai media e alle nuove tecnologie per i giovani”, realizzato dalla Onlus Comunità nuova di Don Gino Rigoldi.

L'Assessore alle politiche giovanili della Provincia di Milano Cristina Stancari ha fatto proprio il progetto, destinato a promuovere giovani artisti, facendoli conoscere a critica, collezionisti e media e il Vice Presidente e Assessore alla Cultura della Provincia di Milano Novo Umberto Maerna, ha voluto ospitare la mostra allo Spazio Oberdan, sede dell’Assessorato alla cultura.
«L’Assessorato alle Politiche giovanili della Provincia di Milano ha deciso di investire sui giovani – osserva Stancari - considerando l’essere giovani come una risorsa positiva sulla quale investire con alcuni importanti progetti. Dopo il bando “Fare work” con cui abbiamo dato la possibilità a 75 giovani, a 13 imprese creative e a 6 cantieri produttivi di acquisire, attraverso lezioni e seminari, gli strumenti basilari per accedere al mondo del lavoro in campo artistico, è la volta del Premio Ricoh che premierà i 4 vincitori, non solo con un contributo in denaro. Infatti le opere finaliste saranno inserite in un catalogo ed esposte in una mostra allo Spazio Oberdan».

«Abbiamo aderito senza esitazione al Premio Ricoh – sottolinea Maerna - un evento che coniuga la cultura d'impresa con la possibilità, concessa ai giovani artisti, di mettere a frutto il proprio talento. Per chi come noi punta a una cultura partecipata, condivisa, aperta ai giovani, il Premio Ricoh equivale ad un investimento sul futuro degli artisti, milanesi ma non solo. A tal fine mettiamo a disposizione Spazio Oberdan, una vetrina capace di dare una grande e prestigiosa visibilità alle opere che sono state selezionate. Il significato più profondo di iniziative come queste, per le giovani generazioni, è che i risultati e gli obiettivi si raggiungono con sacrificio, passione, impegno e dedizione".

Va ricordato che meno del 10% di chi ha compiuto studi artistici riesce poi a lavorare nel settore. Il risultato è anche quello di una ulteriore fuga di “cervelli” o di “talenti” all'estero alla ricerca di opportunità, con un conseguente impoverimento per il Paese.
La mostra si avvale di un catalogo, curato da Milo Goj, che verrà distribuito gratuitamente al pubblico.

sabato 10 aprile 2010

da Exibart: I love museum. In Umbria la dichiarazione d’amore di Giacinto di Pietrantonio



Passata la bufera di Miart, quando lo si vedeva - da curatore del contemporaneo - correre freneticamente da un padiglione all'altro, Giacinto Di Pietrantonio sceglie la verde Umbria per tirare il fiato. E lo fa a Foligno, dove approfitta per tenere una conferenza - titolo I love museum - presso il nuovissimo Centro Italiano Arte Contemporanea.
Al centro dell'intervento la sua esperienza professionale, partendo dalla variegata attività della GAMeC, per poi approfondire le tematiche legate alla gestione di uno spazio dedicato all'arte e le problematiche relative all'organizzazione di mostre ed eventi. Con la sua testimonianza, Di Pietrantonio offrirà nuovi spunti di riflessione su temi che risultano di particolare interesse anche per una realtà nuova come quella del Centro Italiano Arte Contemporanea di Foligno, volto a rinnovare e valorizzare la proposta culturale del territorio.

Lunedì 12 aprile 2010 - ore 18.00
Via del Campanile 13 - Foligno
Info: info@ciacmuseum.com
Web: www.centroitalianoartecontemporanea.com

[exibart]