RITENGO CHE SIA DOVERE DI CHIUNQUE E A MAGGIOR RAGIONE DI NOI ITALIANI, FARE DI TUTTO PER PROMUOVERE, SALVAGUARDARE E DIVULGARE L'ARTE IN TUTTE LE SUE ESPRESSIONI.
UNA SOCIETA' DISTRATTA SUI FATTI DELL'ARTE E' UNA SOCIETA' VOTATA ALL'IMPOVERIMENTO... E NOI, DA QUESTO PUNTO DI VISTA, LO SIAMO GIA' ABBASTANZA!






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martedì 3 giugno 2014

Arte 1945 – 2015 – Seconda Tappa: 1956 / 1967, in mostra alla Casa Museo Spazio Tadini 60 opere di grandi maestri della Milano artistica del dopoguerra.





Expo Milano in Arte 1945 – 2015 – Seconda Tappa: 1956 / 1967, in mostra alla Casa Museo Spazio Tadini 60 opere di grandi maestri della Milano artistica del dopoguerra. 

 
Inaugurazione: martedì 10 giugno 2014 dalle 18.00 alle 22.00.
L’expo prosegue fino al 10 luglio.
A cura di Francesco Tadini, Anna Daelli e Melina Scalise.

Artisti in mostra: Lucio Fontana, Ennio Morlotti, Enrico Baj, Gianni Dova, Valerio Adami, Lucio Del Pezzo, Emilio Tadini, Ercole Pignatelli, Mimmo Rotella, Alik Cavaliere, Roberto Crippa, Alfredo Chighine, Bepi Romagnoni, Gianfranco Pardi, Mino Ceretti, Emilio Scanavino, Guy Harloff, Renato Volpini, Cesare Peverelli, Aldo Bergolli, Giò Pomodoro, Sergio Dangelo, Aldo Mondino, Rodolfo Aricò, Philip Martin, Edoardo Franceschini, Mario Raciti, Claude Viseux, Cesare Peverelli, Carlo Ramous, Gianni Bertini, Gianfranco Ferroni, Arturo Vermi, Antonio Recalcati, Carmelo Cappello, Giancarlo Ossola, Remo Bianco, Claudio Olivieri, Valentino Vago, Rosanna Forino, Ludovico Calchi Novati, Gustavo Bonora, Mario De Leo. 

La mostra raccoglie una selezione di circa sessanta opere con le quali vengono rappresentati 43 artisti che hanno indiscutibilmente avuto un ruolo da protagonisti nella storia dell’arte italiana e, in particolare, nella Milano anni ’60. L’esposizione è parte della rassegna Milano in Arte 1945 – 2015 che Spazio Tadini dedica alla città di Milano ripercorrendo tappe significative della sua crescita artistica e culturale che culminerà con Expo 2015.
La prima mostra della rassegna ha preso in considerazione il periodo 1945 – 1956 e si è svolta nel gennaio 2014.
Nelle prossime tappe – da autunno 2014 a tutto il 2015 – la selezione si allargherà agli architetti, ai designer, ai fotografi e agli stilisti che hanno contribuito a rendere Milano una delle capitali della cultura internazionale.
Si ringrazia per la collaborazione Fondazione Marconi di Milano, Pasquale Siniscalco, Galleria Tonelli, Poleschi Arte e tutti i collezionisti privati che hanno voluto contribuire all’esposizione.

SCHEDA DELLA MOSTRA a MILANO:

Spazio Tadini
Expo Milano in Arte 1945 – 2015

Seconda Tappa: 1956 / 1967

A cura di Francesco Tadini, Anna Daelli e Melina Scalise

Spazio Tadini
10 giugno – 10 luglio 2014
inaugurazione: martedì 10 giugno 2014 dalle 18.00 alle 22.00
Spazio Tadini, via Jommelli 24, Milano
Per informazioni:
Francesco Tadini mob. 366.2632523 – milanoartexpo@gmail.com
Melina Scalise mob. 366 4584532 – ms@spaziotadini.it

giovedì 27 febbraio 2014

Gianfranco Pardi - …Poeticamente abita l’uomo…

Quando Casa d'Arte San Lorenzo aprì la sua prima galleria milanese, oramai qualche anno fa, inaugurò con una collettiva dedicata al genio creativo di una generazione di artisti che insieme, vissero la stagione del rinnovamento. Arte, design, cultura... Una mostra intitolata HERE, curata da Maurizio Vanni, dove trovavano spazio, e rinnovata visibilità, quattro artisti straordinari: Valerio Adami, Giandomenico Belotti, Gianfranco Pardi ed Emilio Tadini (http://www.arte-sanlorenzo.it/news_focus.php?id=48).

Ora una grande rassegna alla Fondazione Marconi dedicata a Gianfranco Pardi: …Poeticamente abita l’uomo…




Stirandosi, adagiandosi sul bianco della tela
come su uno schermo vuoto,
la figura cancella lo spazio, si fa spazio.
A gomitate lo occupa.
Sempre, sulla tela rimangono solamente
pigmenti e segni e immagini, come ombre.
Gianfranco Pardi aprile 1987

…Poeticamente abita l’uomo…

Inaugurazione: 27 febbraio 2014 dalle ore 18.00

Dal 28 febbraio al 10 aprile 2014

La Fondazione Marconi presenta al pubblico una mostra incentrata su alcune opere degli anni
Settanta dell’artista milanese Gianfranco Pardi, a due anni dalla sua scomparsa. L’intera opera di Pardi, di ambito strutturalista e concettuale, si basa sullo studio dello spazio e sul rapporto tra astrazione e costruzione. La costante, che attraversa tutto il suo percorso artistico, è l’integrazione rigorosa di pittura, disegno e scultura. La riflessione dell’artista sull’architettura inizia già a partire dalla fine degli anni Sessanta, con le prime raffigurazioni di interni ed esterni architettonici e successivamente con lavori chiamati, appunto, “architetture”.

Quando lavoro attorno a un problema specifico che chiamo “architettura”, so di non parlare della architettura e so che il mio lavoro non agisce nel senso di produrre una sorta di astratta architettura. Eppure tutto il mio lavoro, da tempo, si istituisce espressamente attorno al senso di questo problema.

Con “architettura” Pardi vuole intendere una modalità, un processo creativo, un mezzo attraverso il quale potersi concentrare sulle possibilità costruttive della forma, su esperienze plastiche, che evidentemente rimandano alle utopie dell’avanguardia, al Suprematismo e al Costruttivismo russi e al Neoplasticismo olandese.
La rilettura di Malevič, Tatlin, El Lisitzky e di altri protagonisti di quei movimenti, permette all’artista di cogliere gli elementi ancora vitali di quelle esperienze artistiche, facendone uno dei protagonisti e interlocutori più qualificati nelle vicende della pittura e scultura contemporanee.

In quest’ottica si collocano la serie di progetti-studi realizzati con tecnica mista su carta Poeticamente abita lʼuomo e l’installazione dallo stesso titolo, tratto da un verso del poeta tedesco Friedrich Hölderlin.
Concepita da Pardi nel 1977, l’installazione, esposta al primo piano della Fondazione, è complessa per riferimenti ed elaborazioni ma di rigorosa semplicità formale. Presentata per la prima volta in una mostra personale allo Studio Marconi nel 1978, nasce da una riflessione sulla
casa che il filosofo e ingegnere austriaco Ludwig Wittgenstein costruì a Vienna per la sorella nella
seconda metà degli anni Venti.

Questo lavoro (il mio lavoro intorno a quel lavoro) proprio mentre pretende di avere afferrato un senso nel suo percorso, si apre improvvisamente a nuove ipotesi…

Qui “Pardi si applica alla decifrazione della misura delle tre porte che si aprono nel salone della casa Stonborough, con un furore decrittatorio che evoca altre analoghe ossessioni tematiche e poetiche di pittori come Monet, Cézanne e altri” – scrive Bruno Corà nel catalogo Gianfranco Pardi Opere 1970/77, realizzando – “…una doppia proficua meditazione sulla struttura della forma e sul pensiero del filosofo viennese”.
Al secondo piano della Fondazione è esposta una parte molto significativa della biografia artistica di Pardi, dedicata ad alcune Architetture che vanno dal 1972 al 1975. È qui particolarmente evidente il connubio di pittura e scultura, cui si aggiungono e sovrappongono elementi come cavi e tensori.
Tra queste citiamo Architettura del 1975 e Sistema del 1976. La prima, realizzata con una struttura di ferro, cavi d’acciaio e segni di matita direttamente su muro, riesce a coniugare la
smaterializzazione estrema dell’oggetto a una sua presenza inequivocabile. Il ferro, sospeso nella
leggerezza dei cavi e dei segni di matita sul muro, accade continuamente sotto il nostro sguardo, il suo esserci non sembra mai coagularsi in una stabilità definitiva. Sistema invece, composto di più elementi, è un modello che si ripete uguale e differente, da cui traspare la consueta poesia che Pardi sa trarre da strutture in ferro e cavi d’acciaio e che riafferma la duplicità della sua natura: fisica e fenomenica, ideale e mentale. In occasione della mostra viene dedicato a Gianfranco Pardi il Quaderno della Fondazione n. 12 con alcune immagini delle opere esposte, un testo di Bruno Corà, una selezione degli scritti dell’artista e le sue note biografiche.

 


Note biografiche

Gianfranco Pardi nasce nel 1933 a Milano. Sin dall’inizio la sua ricerca è impostata sullo spazio e sulla progettualità costruttiva che dà vita ad opere di grande rigore formale, caratterizzate dall’integrazione di disegno, pittura e scultura in una dimensione spaziale di respiro architettonico. Nel 1959 si tiene la sua prima personale a Brescia, alla Galleria Alberti, mentre l'anno seguente è ospitato dalla Galleria Colonna di Milano. Durante gli anni Sessanta sviluppa uno stile che integra il disegno, la pittura, la scultura e l'architettura. Del
1965 è la sua partecipazione alla mostra collettiva La figuration narrative dans l'art contemporain a Parigi. Nel 1967 comincia la sua collaborazione con lo Studio Marconi di Milano e si dedica alla realizzazione di opere che sono una rilettura delle avanguardie storiche come l'Astrattismo, il Suprematismo, il Costruttivismo
e il Neoplasticismo. Negli anni Settanta sviluppa nelle sue Architetture la volontà di costruire e fondare uno spazio attraverso la pittura, poiché ritiene che tale mezzo espressivo possa produrre immediatamente l'idea. Le sue opere si sviluppano attraverso segni e gestualità geometriche che, insieme a poche cromie, lo aiutano ad esprimere il concetto di costruttività. Nel 1974, e in seguito nel 1993, partecipa alla XXVII Biennale del Palazzo della Permanente a Milano. Nel 1981 è all'interno di due importanti mostre collettive
come Linee della ricerca artistica in Italia 1960/1980, al Palazzo delle Esposizioni di Roma, e Il luogo della forma, al Museo di Castelvecchio di Verona. Nel 1984 l'Università di Parma gli organizza una grande antologica e due anni più tardi partecipa con una personale alla Biennale di Venezia, alla Triennale di Milano e alla Quadriennale di Roma. Tra la fine degli anni Ottanta e i primi Novanta realizza le opere delle
serie Cinema, Monk e Maschere, concentrandosi sull'utilizzo di supporti in ferro. Successivamente la sua ricerca artistica si indirizza sul tema della “Montagna-Sainte Victoire”, ispirata alle opere di Cézanne, e ai
cicli intitolati Nagjma, ispirati alla luce e alla notte di Tangeri, e Box, ovvero lavori realizzati con scatole di cartone. Nel 1998 Palazzo Reale a Milano ospita una sua personale. L'anno successivo vengono organizzate una serie di importanti mostre in Germania al Frankfurter Kunstverein di Francoforte, al Museo Bochum di Bochum e al Kulturhistorisches Museum di Stralsund, mentre nel 2000 si inaugura la personale dal titolo Homeless alla Galleria Giò Marconi di Milano. È del 2002 la retrospettiva Sheets tenuta alla Galleria Fumagalli di Bergamo, mentre nel 2003 espone di nuovo alla Galleria Giò Marconi con una serie di lavori dal titolo Danza e Restauro.
Realizza nel corso della sua carriera numerose sculture per spazi pubblici e privati: 1988 Albergo Bellevue, Malcesine (Verona); 1995 Via XX Settembre, Roma; 1996 Nave Costa Vittoria, Genova; 1998 Casa Zanaria, Rue de Bièvre, Parigi; 1999 Soundtrack, SNAM San Donato Milanese (Milano); 2001 Box, Cascina Mangiagruppa Zeme Lomellina (Pavia); 2002 Sheet, ACF Contact Brembate Sopra (Bergamo); 2006 Danza, Piazza Amendola, Milano. È membro dell’Accademia Nazionale di San Luca dal 2008. Muore a Milano il 2 febbraio del 2012. Nell’ottobre 2013 si costituisce l’Associazione Culturale Gianfranco Pardi in memoria dell’artista con l’intento di promuoverne e divulgarne la conoscenza e la figura.


Fondazione Marconi Arte moderna e contemporanea
Via Tadino 15 - 20124 Milano
Tel. 02 29 41 92 32 - Fax 02 29 41 72 78
info@fondazionemarconi.org
www.fondazionemarconi.org

Inaugurazione: 27 febbraio 2014 dalle ore 18.00
Durata della mostra: dal 28 febbraio al 10 aprile 2014
Orario: martedì - sabato 10-13, 15-19
Ingresso gratuito

Ufficio stampa: Cristina Pariset - Tel. 02 4812584 - Fax 02 4812486
cell. 348 5109589 - cristina.pariset@libero.it

sabato 1 maggio 2010

TOPOLOGIE S/VELATE personale di Gianfranco Pardi


GIANFRANCO PARDI TOPOLOGIE S/VELATE
Progetto di: Riccardo Zelatore

Sede: Balestrini centro cultura arte contemporanea
Albissola Marina (SV) 17012,
Via Isola 40
Tel. 3388281563
info@annotazioni.net


Inaugurazione: sabato 8 maggio ore 18:00
Periodo: 8 maggio - 26 giugno 2010
Orario: 16:00-18:30; domenica chiuso. Ingresso libero
Informazioni: Franco Balestrini - tel. 338.8281563
Riccardo Zelatore - tel. 335.6172417



Le interrogazioni pensiero forma, forma colore, costruttività costruzione, astrazione concretezza, pieno vuoto costituiscono da sempre i motivi ricorrenti nelle opere di Gianfranco Pardi, sia in pittura che in scultura.

Controllo progettuale, rigore formale, analiticità percettiva, suggestione spazio temporale possono essere ulteriori proposizioni distintive e qualificanti il linguaggio espressivo dell'autore che Riccardo Zelatore e Franco Balestrini hanno invitato per questo nuovo progetto espositivo ospitato a partire dal giorno 8 maggio presso le suggestive sale di Balestrini centro cultura arte contemporanea in Albissola Marina.


Nell'occasione vengono presentate 15 opere di Gianfranco Pardi di medio e grande formato che spaziano dagli esiti degli anni Ottanta sino agli ultimi approdi della sua ricerca. Rispetto agli sviluppi precedenti, da quel periodo in poi le composizioni dell'artista milanese si arricchiscono di una gestualità non concreta (geometrica), ma meglio riferibile ad un processo di informalità che si sta realizzando. La sua lingua ci propone una pittura fatta di segno dove la costruttività appare come concetto, un segno astratto fatto di linee non omogeneamente spezzate e dai pochi ed essenziali colori.

Geometria non tanto come modello stilistico ma come struttura metodologica, come meccanismo visivo che permette di svelare, in alcuni lavori, la poesia della luce e, in altri, consente molteplici esplorazioni della forma: è misura e sconfinamento dai limiti preposti alla rappresentazione della pittura, esprime l'ideale mappatura spaziale. In coerenza con tali assunti, nuovi slittamenti e sovrapposizioni di piani a indicare l'ambiguità della interazione tra superficie e forma, indagini sull'indeterminatezza topologica, contraddizioni e alterazioni dell'ortogonalità tra i segmenti tracciati, contraddistinguono le attuali latitudini della sua ricerca a riprendere, proprio negli ultimi lavori, un'intenzione più propositiva sul colore e la definizione di una immagine possibile..


Per l'occasione sarà pubblicato il primo Quaderno di arte contemporanea, a cura di Riccardo Zelatore, con una selezione di immagini e con un saggio di Gianfranco Pardi.