Quando Casa d'Arte San Lorenzo aprì la sua prima galleria milanese, oramai qualche anno fa, inaugurò con una collettiva dedicata al genio creativo di una generazione di artisti che insieme, vissero la stagione del rinnovamento. Arte, design, cultura... Una mostra intitolata HERE, curata da Maurizio Vanni, dove trovavano spazio, e rinnovata visibilità, quattro artisti straordinari: Valerio Adami, Giandomenico Belotti, Gianfranco Pardi ed Emilio Tadini (http://www.arte-sanlorenzo.it/news_focus.php?id=48).
Ora una grande rassegna alla Fondazione Marconi dedicata a Gianfranco Pardi: …Poeticamente abita l’uomo…

Stirandosi, adagiandosi sul bianco della tela
come su uno schermo vuoto,
la figura cancella lo spazio, si fa spazio.
A gomitate lo occupa.
Sempre, sulla tela rimangono solamente
pigmenti e segni e immagini, come ombre.Gianfranco Pardi aprile 1987
…Poeticamente abita l’uomo…
Inaugurazione: 27 febbraio 2014 dalle ore 18.00
Dal 28 febbraio al 10 aprile 2014
La Fondazione Marconi presenta al pubblico una mostra incentrata su alcune opere degli anni
Settanta
dell’artista milanese Gianfranco Pardi, a due anni dalla sua scomparsa.
L’intera opera di Pardi, di ambito strutturalista e concettuale, si
basa sullo studio dello spazio e sul rapporto tra astrazione e
costruzione. La costante, che attraversa tutto il suo percorso
artistico, è l’integrazione rigorosa di pittura, disegno e scultura. La
riflessione dell’artista sull’architettura inizia già a partire dalla
fine degli anni Sessanta, con le prime raffigurazioni di interni ed
esterni architettonici e successivamente con lavori chiamati, appunto,
“architetture”.
Quando lavoro attorno a un problema specifico che
chiamo “architettura”, so di non parlare della architettura e so che il
mio lavoro non agisce nel senso di produrre una sorta di astratta
architettura. Eppure tutto il mio lavoro, da tempo, si istituisce
espressamente attorno al senso di questo problema.
Con
“architettura” Pardi vuole intendere una modalità, un processo creativo,
un mezzo attraverso il quale potersi concentrare sulle possibilità
costruttive della forma, su esperienze plastiche, che evidentemente
rimandano alle utopie dell’avanguardia, al Suprematismo e al
Costruttivismo russi e al Neoplasticismo olandese.
La rilettura di
Malevič, Tatlin, El Lisitzky e di altri protagonisti di quei movimenti,
permette all’artista di cogliere gli elementi ancora vitali di quelle
esperienze artistiche, facendone uno dei protagonisti e interlocutori
più qualificati nelle vicende della pittura e scultura contemporanee.
In
quest’ottica si collocano la serie di progetti-studi realizzati con
tecnica mista su carta Poeticamente abita lʼuomo e l’installazione dallo
stesso titolo, tratto da un verso del poeta tedesco Friedrich
Hölderlin.
Concepita da Pardi nel 1977, l’installazione, esposta al
primo piano della Fondazione, è complessa per riferimenti ed
elaborazioni ma di rigorosa semplicità formale. Presentata per la prima
volta in una mostra personale allo Studio Marconi nel 1978, nasce da una
riflessione sulla
casa che il filosofo e ingegnere austriaco Ludwig Wittgenstein costruì a Vienna per la sorella nella
seconda metà degli anni Venti.
Questo
lavoro (il mio lavoro intorno a quel lavoro) proprio mentre pretende di
avere afferrato un senso nel suo percorso, si apre improvvisamente a
nuove ipotesi…
Qui “Pardi si applica alla decifrazione della
misura delle tre porte che si aprono nel salone della casa Stonborough,
con un furore decrittatorio che evoca altre analoghe ossessioni
tematiche e poetiche di pittori come Monet, Cézanne e altri” – scrive
Bruno Corà nel catalogo Gianfranco Pardi Opere 1970/77, realizzando –
“…una doppia proficua meditazione sulla struttura della forma e sul
pensiero del filosofo viennese”.
Al secondo piano della Fondazione è
esposta una parte molto significativa della biografia artistica di
Pardi, dedicata ad alcune Architetture che vanno dal 1972 al 1975. È qui
particolarmente evidente il connubio di pittura e scultura, cui si
aggiungono e sovrappongono elementi come cavi e tensori.
Tra queste
citiamo Architettura del 1975 e Sistema del 1976. La prima, realizzata
con una struttura di ferro, cavi d’acciaio e segni di matita
direttamente su muro, riesce a coniugare la
smaterializzazione estrema dell’oggetto a una sua presenza inequivocabile. Il ferro, sospeso nella
leggerezza
dei cavi e dei segni di matita sul muro, accade continuamente sotto il
nostro sguardo, il suo esserci non sembra mai coagularsi in una
stabilità definitiva. Sistema invece, composto di più elementi, è un
modello che si ripete uguale e differente, da cui traspare la consueta
poesia che Pardi sa trarre da strutture in ferro e cavi d’acciaio e che
riafferma la duplicità della sua natura: fisica e fenomenica, ideale e
mentale. In occasione della mostra viene dedicato a Gianfranco Pardi il
Quaderno della Fondazione n. 12 con alcune immagini delle opere esposte,
un testo di Bruno Corà, una selezione degli scritti dell’artista e le
sue note biografiche.

Note biografiche
Gianfranco Pardi
nasce nel 1933 a Milano. Sin dall’inizio la sua ricerca è impostata
sullo spazio e sulla progettualità costruttiva che dà vita ad opere di
grande rigore formale, caratterizzate dall’integrazione di disegno,
pittura e scultura in una dimensione spaziale di respiro architettonico.
Nel 1959 si tiene la sua prima personale a Brescia, alla Galleria
Alberti, mentre l'anno seguente è ospitato dalla Galleria Colonna di
Milano. Durante gli anni Sessanta sviluppa uno stile che integra il
disegno, la pittura, la scultura e l'architettura. Del
1965 è la sua
partecipazione alla mostra collettiva La figuration narrative dans
l'art contemporain a Parigi. Nel 1967 comincia la sua collaborazione con
lo Studio Marconi di Milano e si dedica alla realizzazione di opere che
sono una rilettura delle avanguardie storiche come l'Astrattismo, il
Suprematismo, il Costruttivismo
e il Neoplasticismo. Negli anni
Settanta sviluppa nelle sue Architetture la volontà di costruire e
fondare uno spazio attraverso la pittura, poiché ritiene che tale mezzo
espressivo possa produrre immediatamente l'idea. Le sue opere si
sviluppano attraverso segni e gestualità geometriche che, insieme a
poche cromie, lo aiutano ad esprimere il concetto di costruttività. Nel
1974, e in seguito nel 1993, partecipa alla XXVII Biennale del Palazzo
della Permanente a Milano. Nel 1981 è all'interno di due importanti
mostre collettive
come Linee della ricerca artistica in Italia
1960/1980, al Palazzo delle Esposizioni di Roma, e Il luogo della forma,
al Museo di Castelvecchio di Verona. Nel 1984 l'Università di Parma gli
organizza una grande antologica e due anni più tardi partecipa con una
personale alla Biennale di Venezia, alla Triennale di Milano e alla
Quadriennale di Roma. Tra la fine degli anni Ottanta e i primi Novanta
realizza le opere delle
serie Cinema, Monk e Maschere,
concentrandosi sull'utilizzo di supporti in ferro. Successivamente la
sua ricerca artistica si indirizza sul tema della “Montagna-Sainte
Victoire”, ispirata alle opere di Cézanne, e ai
cicli intitolati
Nagjma, ispirati alla luce e alla notte di Tangeri, e Box, ovvero lavori
realizzati con scatole di cartone. Nel 1998 Palazzo Reale a Milano
ospita una sua personale. L'anno successivo vengono organizzate una
serie di importanti mostre in Germania al Frankfurter Kunstverein di
Francoforte, al Museo Bochum di Bochum e al Kulturhistorisches Museum di
Stralsund, mentre nel 2000 si inaugura la personale dal titolo Homeless
alla Galleria Giò Marconi di Milano. È del 2002 la retrospettiva Sheets
tenuta alla Galleria Fumagalli di Bergamo, mentre nel 2003 espone di
nuovo alla Galleria Giò Marconi con una serie di lavori dal titolo Danza
e Restauro.
Realizza nel corso della sua carriera numerose sculture
per spazi pubblici e privati: 1988 Albergo Bellevue, Malcesine (Verona);
1995 Via XX Settembre, Roma; 1996 Nave Costa Vittoria, Genova; 1998
Casa Zanaria, Rue de Bièvre, Parigi; 1999 Soundtrack, SNAM San Donato
Milanese (Milano); 2001 Box, Cascina Mangiagruppa Zeme Lomellina
(Pavia); 2002 Sheet, ACF Contact Brembate Sopra (Bergamo); 2006 Danza,
Piazza Amendola, Milano. È membro dell’Accademia Nazionale di San Luca
dal 2008. Muore a Milano il 2 febbraio del 2012. Nell’ottobre 2013 si
costituisce l’Associazione Culturale Gianfranco Pardi in memoria
dell’artista con l’intento di promuoverne e divulgarne la conoscenza e
la figura.
Fondazione Marconi Arte moderna e contemporanea
Via Tadino 15 - 20124 Milano
Tel. 02 29 41 92 32 - Fax 02 29 41 72 78
info@fondazionemarconi.org
www.fondazionemarconi.org
Inaugurazione: 27 febbraio 2014 dalle ore 18.00
Durata della mostra: dal 28 febbraio al 10 aprile 2014
Orario: martedì - sabato 10-13, 15-19
Ingresso gratuito
Ufficio stampa: Cristina Pariset - Tel. 02 4812584 - Fax 02 4812486
cell. 348 5109589 - cristina.pariset@libero.it