RITENGO CHE SIA DOVERE DI CHIUNQUE E A MAGGIOR RAGIONE DI NOI ITALIANI, FARE DI TUTTO PER PROMUOVERE, SALVAGUARDARE E DIVULGARE L'ARTE IN TUTTE LE SUE ESPRESSIONI.
UNA SOCIETA' DISTRATTA SUI FATTI DELL'ARTE E' UNA SOCIETA' VOTATA ALL'IMPOVERIMENTO... E NOI, DA QUESTO PUNTO DI VISTA, LO SIAMO GIA' ABBASTANZA!






Vota questo blog

Siti
Visualizzazione post con etichetta Ilaria Bonacossa. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Ilaria Bonacossa. Mostra tutti i post

sabato 24 settembre 2016

Aldo Mondino moderno postmoderno contemporaneo a Genova

 Uno degli artisti più interessanti del XX secolo in mostra a Genova...



A undici anni dalla morte di Aldo Mondino (Torino, 1938-2005), il Museo di Villa Croce, in collaborazione con l’Archivio Aldo Mondino e Palazzo della Meridiana, presenta: Aldo Mondino. Moderno, Postmoderno, Contemporaneo. La mostra, a cura di Ilaria Bonacossa, si articola in due sedi, presentando la produzione pittorica, scultorea e ambientale di quarant’anni di ricerche che per le loro qualità formali e concettuali sembrano frutto di molteplici personalità artistiche. Questa grande antologica vuole mostrare le qualità della poliedrica produzione di quest’artista piemontese per permettere al mondo internazionale dell’arte di comprenderne l’importanza.
Artista tra i più eclettici della sua generazione, Aldo Mondino è il più significativo rappresentante della poetica Post-Moderna italiana. Attraverso il suo lavoro si è riappropriato delle ricerche stilistiche e formali delle avanguardie artistiche, citando e scherzando allo stesso tempo con le opere dei suoi contemporanei.
I riferimenti presenti nei suoi lavori spaziano dal Surrealismo alle ricerche Dada, dal Pop al Concettuale no a citare e stravolgere le opere di grandi maestri come Casorati, Degas, Picasso, Giacometti o Capogrossi. Mondino pratica tutto il contrario di tutto, mescola tecniche, materiali e generi, cambiando il modo di vedere le cose e la loro funzione (esemplari i tappeti dipinti su eraclite). A partire dai primi anni ‘80, realizza sculture di cioccolato, dipinti su linoleum, mosaici di marshmallow, tappeti di caffè e di granaglie, lampadari di penne Bic oltre a sculture in bronzo, vetro, ceramica e legno. Tutto per Mondino è fonte d’ispirazione, dagli abbecedari ai classici dell’arte, dal Palio di Siena alle tradizioni religiose e mistiche. Si resta esterrefatti da come il suo lavoro possa essere giocoso e infantile, appassionato ed emotivo, introspettivo e drammatico ma sempre irriverente e ironico. Amico di Armando Testa, che lo vorrebbe spingere a fare il pubblicitario, elabora un inedito rapporto tra parole e immagini, trasformando i suoi titoli in catalizzatori di signi cato, che attraverso irriverenti giochi di parole stravolgono la lettura dei lavori. La seconda parte della sua vita è segnata da un inarrestabile bisogno di perdere coscienza di sé. Questa forma d’escapismo da un’Italia travolta dal Boom economico e stravolta dalle lotte di classe, si manifesta, come nell’amico e compagno di ricerche Alighiero Boetti, nella ricerca mistica, nell’alcool e nelle donne, ma soprattutto in lunghi soggiorni in luoghi esotici, (Turchia, Marocco o India), in cui trova i soggetti per la sua pittura.

Il Museo di Villa Croce presenta la prima produzione di Aldo Mondino concentrandosi sulle straordinarie installazioni ambientali dell’artista, sulle opere di matrice Pop (presentati alla Biennale di Venezia del 1964) e sui lavori creati con il cioccolato e le caramelle in risposta alle ricerche dell’Arte Povera. Palazzo della Meridiana, invece, presenta importanti cicli pittorici legati alla sua fase più matura, opere nate dai suoi viaggi nel bacino del Mediterraneo, opere come i ‘dervisci’ che, catturati nel loro roteare mistico, gli valsero numerosi riconoscimenti e un padiglione monogra co a La Biennale di Venezia del 1993. La mostra, inoltre si arricchisce di sei interventi monumentali installati in alcune delle più importanti istituzioni museali genovesi, articolandosi come un percorso sorprendente, in cui niente è come appare e in cui la grandiosa e storia della città viene reinterpretata dall’ironia dissacrante di questo artista. Aldo Mondino. Moderno, Postmoderno, Contemporaneo, diventa una caccia al tesoro che dalle sale neoclassiche di Villa Croce, ci spinge a scoprire la medievale Casa di Colombo, stupendoci con la superba monumentalità di Palazzo Ducale, per entrare nei saloni da ballo dei famosi Palazzi di Strada Nuova; dopo averci fatto affacciare sul mare delle terrazze di Palazzo Reale, ci immerge sottacqua nelle sale dell’Acquario, guidandoci no al meraviglioso atrio liberty di Palazzo della Meridiana.
Aldo Mondino è nato a Torino nel 1938, dove è morto nel 2005.
Nel 1959 si trasferisce a Parigi, dove frequenta l’atelier di William Heyter e l’Ecole du Louvre. Si iscrive al corso di mosaico dell’Accademia di Belle Arti con Gino Severini. Nel 1960, rientrato in Italia, inizia la sua attività espositiva alla Galleria L’Immagine di Torino (1961) e alla Galleria Alfa di Venezia (1962). L’incontro con Gian Enzo Sperone, direttore della Galleria Il Punto, diventa fondamentale per la sua carriera artistica, con un sodalizio lungo una vita. Importanti personali vengono presentate anche presso la Galleria Stein di Torino, lo Studio Marconi di Milano, la Galleria La Salita di Roma, la Galleria Paludetto di Torino. Tra le principali mostre si ricordano le tre partecipazioni alle Biennali di Venezia del 1964, 1976 e del 1993, le personali al Museum für Moderne Kunst – Palais Lichtenstein di Vienna (1991), al Suthanamet Museo Topkapi di Istanbul (1992, 1996), al Museo Ebraico di Bologna (1995), alla Galleria Civica d’Arte Moderna di Trento (2000), Aldologica alla Loggetta Lombardesca di Ravenna (2003); alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di San Marino (2007); a Palazzo del Monferrato e Palazzo Cuttica di Alessandria (2008); Aldo Mondino Scultore a Pietrasanta (2010); alla Fondazione Mudima di Milano (2013) e alla recente mostra collettiva ONE TORINO. Shit and Die, Torino, 2014.
Le sue opere appartengono alle collezioni permanenti di molti musei italiani e internazionali, oltre ad arricchire numerose collezioni private.


Museo d’arte contemporanea Villa Croce e Palazzo della Meridiana
Installazioni a Palazzo Ducale / Palazzo Rosso / Palazzo Bianco / Palazzo Reale / Casa di Colombo / Acquario di Genova


24 settembre – 27 novembre 2016

A cura di Ilaria Bonacossa
in collaborazione con Archivio Aldo Mondino


giovedì 19 febbraio 2015

ROBERTO CODA ZABETTA FILM# 00 – 56 alla Fondazione Mudima - Milano

-->


ROBERTO CODA ZABETTA
FILM# 00 – 56
Con testo critico di Ilaria Bonacossa

11 marzo – 8 aprile 2015
Inaugura martedì 10 marzo, ore 18

Fondazione Mudima presenta, dall’11 marzo all’8 aprile 2015, negli spazi di via Tadino a Milano, la mostra personale di Roberto Coda Zabetta FILM# 00-56: venti tele inedite di grande formato che costituiscono l’anteprima di un progetto più ampio composto da cinquantasei lavori.

Il titolo dell’esposizione, FILM# 00-56, introduce alla nuova ricerca artistica di Coda Zabetta: una pittura che, oltre a non essere più figurativa, procede per stratificazioni sottili di materia, impalpabili pellicole, film appunto, di colore. Una materia non più densa, ma fluida e trasparente.
Ma anche “film” inteso come sequenza di 56 frame che raccontano la storia del cambiamento di un linguaggio.

Le opere in mostra contengono forme, luci, ombre e colori della natura che si condensano in un flusso atemporale e non figurativo di infinite informazioni. L’occhio scorre veloce, seguendo movimenti orizzontali, concentrici, verticali, emerge in superficie e velocemente si immerge in profondità. La visione è immediata, ma innesca un lento flusso di riconoscimento, di scoperta del processo pittorico, dei riferimenti, delle citazioni, delle fonti. Si produce un inconscio corto circuito: immagini mentali che non svelano, ma ri-velano (velano nuovamente), nel senso che mostrano e insieme nascondono quell’invisibile cui l’immagine rimanda. La ricerca di ciò che è ‘irrappresentabile’ dell’altro del mondo, un movimento verso l’alto o il basso legato alla necessità di trascendere le condizioni emotive dell’esperienza.

Nelle parole di Ilaria Bonacossa, autrice del testo in catalogo: "I nuovi lavori di Roberto Coda Zabetta sembrano giocare con i limiti dell'astrazione contemporanea attraverso un rapporto tattile e viscerale con i materiali pittorici classici che vengono 'forzati' in futuristiche trame. Queste grandi tele evocano sintetiche immagini digitali della nanotecnologia così come spazi siderali a milioni di anni luce da noi che nelle loro trasparenze sembrano omaggiare una tradizione nipponica millenaria di opere a china e acquarello su carta".

Per Roberto Coda Zabetta la pittura astratta è uno stato della mente che contiene forti limitazioni e infinite libertà: l’astrazione è, insieme, il luogo intimo dove si dimentica la ‘mente’, si scava negli strati del vissuto, degli insegnamenti, dei riferimenti, dove l’accumulazione dell’informazione si libera nel movimento dell’animo, nella visione, nella somma dei contrari e di tutto ciò che si sottrae alla compiutezza della percezione e della temporalità. E, contestualmente, è il luogo dove agire con infinita libertà riguardo a quei riferimenti, sapendo che, ciascun gesto è denso di riferimenti storici, ma che può essere usato, consapevolmente, al di fuori di ogni classificazione cronologica.

Corredano la mostra un catalogo, edito da Allemandi & Co., con testo critico e intervista all’artista a cura di Ilaria Bonacossa, e un video biografico, diretto da Jansen & Rodriguez e ArtAtWork, visibile sul nuovo sito www.robertocodazabetta.com.

Coordinate 

Titolo
 Roberto Coda Zabetta. FILM# 00-56
Con testo critico di
Ilaria Bonacossa
Date
11 marzo – 8 aprile 2015
Inaugura
martedì 10 marzo, ore 18
Sede
Fondazione Mudima, Via Tadino 26 – 20124 Milano
Orari
 lunedì - venerdì ore 11-13 / 15- 19.30. Sabato e domenica chiuso.
Ingresso
libero
Catalogo
 edito da Allemandi, con testo e intervista all’artista a cura di Ilaria Bonacossa
Progetto grafico
Katrin Schmitt-Tegge, Berlino
Video
prodotto da Black Mamba e diretto da Jansen & Rodriguez e ArtAtwork
Project Manager
 Cristina Merla cristinamerla@monaco.mc

Info al pubblico
Fondazione Mudima | t. 02.29409633 | info@mudima.net

Ufficio Stampa
NORA comunicazione - Eleonora Caracciolo di Torchiarolo
Via Roggia Scagna 10, Milano

mercoledì 17 novembre 2010

Il Coraggio - Arte Contemporanea dalla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo

Molto interessante!!! Bravo Bonami

L'Assessorato Istruzione e Cultura della Regione autonoma Valle d'Aosta, promuove e realizza in collaborazione con la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, dal 26 novembre 2010 al 8 maggio 2011, la mostra “Il Coraggio. Arte Contemporanea dalla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo” (Centro Saint-Bénin, Via Festaz 24 -Aosta). L'esposizione, presentata da Francesco Bonami, Direttore Artistico della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, e curata da Ilaria Bonacossa, riunisce le opere di venti artisti internazionali: Letizia Battaglia (Palermo, 1935), Rossella Biscotti (Molfetta-Bari, 1978), Maurizio Cattelan (Padova, 1960), Marta Dell’Angelo (Pavia, 1970), Donghee Koo (Corea del Sud, 1974), Lara Favaretto (Treviso, 1973), Nan Goldin (U.S.A., 1953), Massimo Grimaldi (Taranto, 1974), Mona Hatoum (Libano, 1952), Jenny Holzer (U.S.A., 1950), Emily Jacir (Palestina, 1970), Armin Linke (Milano, 1966), Alessandro Mancassola e Barbara Ceriani Basilico (collettivo formatosi nel 2005), Catherine Opie (U.S.A., 1961), Anri Sala (Albania, 1974), Hans Schabus (Austria, 1970), Ahlam Shibli (Palestina, 1970), Mario Spada (Napoli, 1971), Cathrine Yass (UK, 1963).
Il coraggio è una caratteristica umana, che rende chi la possiede capace di affrontare senza paura i pericoli, il dolore, l’incertezza e l’intimidazione. Nella società contemporanea il coraggio non è più esclusivamente fisico nei confronti del dolore e della morte ma soprattutto morale nei confronti della vergogna e della libertà delle proprie idee; il coraggio non è più una prerogativa maschile ma sempre di più le donne, non soltanto nella società occidentale, stanno diventando simbolo di coraggio. Il coraggio resta nella sua valenza morale e sociale un valore imprescindibile per la libertà d’espressione e per la vita umana. La mostra sottolinea come l’arte contemporanea resti sempre capace di promulgare importanti messaggi capaci di rappresentare il mondo in cui viviamo. Numerosi artisti contemporanei hanno affrontato nel loro lavoro il tema del coraggio, inteso sia in senso politico che in senso morale.

Centro Saint-Bénin
Via Festaz, 24 – Aosta
0165 272687, u-mostre@regione.vda.it,
www.regione.vda.it