RITENGO CHE SIA DOVERE DI CHIUNQUE E A MAGGIOR RAGIONE DI NOI ITALIANI, FARE DI TUTTO PER PROMUOVERE, SALVAGUARDARE E DIVULGARE L'ARTE IN TUTTE LE SUE ESPRESSIONI.
UNA SOCIETA' DISTRATTA SUI FATTI DELL'ARTE E' UNA SOCIETA' VOTATA ALL'IMPOVERIMENTO... E NOI, DA QUESTO PUNTO DI VISTA, LO SIAMO GIA' ABBASTANZA!






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venerdì 15 aprile 2016

IMAGINE. Nuove immagini nell’arte italiana 1960-1969

A Venezia, alla Guggenheim...

IMAGINE. Nuove immagini nell’arte italiana 1960-1969
23 aprile – 19 settembre 2016
A cura di Luca Massimo Barbero 
Peggy Guggenheim Venezia
IMAGINE. Nuove immagini nell’arte italiana 1960-1969, a cura di Luca Massimo Barbero è un’inedita quanto originale lettura dell’arte italiana attraverso gli anni ’60, che intende analizzare la nascita della nuova immagine.

Nell’Italia dei primi anni sessanta, al culmine del miracolo economico, le sperimentazioni artistiche si susseguono, si mescolano e si intrecciano con rapidità e intensità straordinarie. Proprio alla ricchezza propositiva ed eterogenea di questo decennio è dedicata questa mostra, che si offre come una possibile lettura della varietà degli aspetti di quella vitalità creativa. È infatti il tema dell’immagine il fil rouge di un percorso che si snoda attraverso sguardi e prospettive originali, e che prendendo avvio dal superamento del monocromo analizza la nascita di un nuovo linguaggio rappresentativo di un momento meno noto e approfondito dell’arte italiana.

L’esposizione presenta, sala dopo sala, in una serrata successione, le molteplici linee di ricerca di alcuni autori italiani che, partendo dall’azzeramento delle neoavanguardie, ricreano un mondo fatto di immagini, figure e racconti originali. In mostra artisti quali Franco Angeli, Mario Ceroli, Domenico Gnoli, Giosetta Fioroni, Tano Festa, Fabio Mauri, Francesco lo Savio, Michelangelo Pistoletto, Mario Schifano. Ciò che si vuole presentare al pubblico è un intenso alternarsi di opere che sottolineano, in modo sintetico, la vitalità di quel breve arco temporale di soli 9 anni, mostrando così, tramite differenze e assonanze, in un continuo scambio e dialogo, quel melting-pot del linguaggio artistico dell’epoca, in un momento in continuo divenire, prima che si andassero a delineare scuole e movimenti destinati a definire le avanguardie degli anni successivi.

vedi anche

mercoledì 9 marzo 2016

Da Kandinsky a Pollock. La grande arte dei Guggenheim - a Firenze a Palazzo Strozzi

Oramai manca veramente poco... dal prossimo 19 marzo a Palazzo Strozzi a Firenze, potrete visitare la mostra "Da Kandinsky a Pollock. La grande arte dei Guggenheim"...




"Da Kandinsky a Pollock. La grande arte dei Guggenheim"
 
Organizzata da:  
Fondazione Palazzo Strozzi e The Solomon R. Guggenheim Foundation, New York e Venezia
 
a cura di: Luca Massimo Barbero


Comunicato

Dal 19 marzo al 24 luglio 2016 Palazzo Strozzi ospiterà una grande mostra che porta a Firenze oltre 100 capolavori dell’arte europea e americana tra gli anni venti e gli anni sessanta del Novecento, in un percorso che ricostruisce rapporti e relazioni tra le due sponde dell’Oceano, nel segno delle figure dei collezionisti americani Peggy e Solomon Guggenheim.
Curata da Luca Massimo Barbero, la mostra nasce dalla collaborazione tra la Fondazione Palazzo Strozzi e la Fondazione Solomon R. Guggenheim di New York e permette un eccezionale confronto tra opere fondamentali di maestri europei dell’arte moderna come Marcel Duchamp, Max Ernst, Man Ray, Pablo Picasso e dei cosiddetti informali europei come Alberto Burri, Emilio Vedova, Jean Dubuffet, Lucio Fontana, insieme a grandi dipinti e sculture di alcune delle maggiori personalità dell’arte americana degli anni cinquanta e sessanta come Jackson Pollock, Mark Rothko, Willem de Kooning, Alexander Calder, Roy Lichtenstein, Cy Twombly.
Dedicare una mostra alle collezioni Guggenheim significa raccontare a ritmo serrato la nascita delle neoavanguardie del secondo dopoguerra in un fitto e costante dialogo tra artisti europei e americani. Realizzare questa straordinaria mostra a Firenze significa anche celebrare un legame speciale che riporta indietro nel tempo. È proprio a Palazzo Strozzi, infatti, negli spazi della Strozzina, che nel febbraio 1949 Peggy Guggenheim, da pochissimo giunta in Europa, decide di mostrare la collezione che poi troverà a Venezia la definitiva collocazione.
I grandi dipinti, le sculture, le incisioni e le fotografie esposte in mostra a Palazzo Strozzi, in prestito dalla collezione Guggenheim di New York e da Venezia e da altri prestigiosi musei internazionali, offrono uno spaccato di quella straordinaria ed entusiasmante stagione dell’arte del Novecento di cui Peggy e Solomon Guggenheim sono stati attori decisivi.

BIGLIETTI
Intero € 12,00
Ridotto e gruppi € 9,50 e € 4,00
Costo prevendita a biglietto (escluso scuole) € 1,00
Maggiori informazioni

Per prenotazioni gruppi contattare:
Sigma CSC
Dal lunedì al venerdì
9.00-13.00 / 14.00-18.00
Telefono: +39 055 2469600
prenotazioni@palazzostrozzi.org

giovedì 7 gennaio 2016

DA KANDINSKY A POLLOCK. LA GRANDE ARTE DEI GUGGENHEIM

Una piccola anteprima... 

 

 DA KANDINSKY A POLLOCK. LA GRANDE ARTE DEI GUGGENHEIM

dal 19/03/2016 al 24/07/2016



Dal 19 marzo al 24 luglio 2016, Palazzo Strozzi ospiterà una grande mostra che porta a Firenze oltre 100 capolavori dell'arte europea e americana tra gli anni venti e gli anni sessanta del Novecento, in un percorso che ricostruisce rapporti e relazioni tra le due sponde dell'Oceano, nel segno delle figure dei collezionisti americani Peggy e Solomon Guggenheim.

Curata da Luca Massimo Barbero, la mostra nasce dalla collaborazione tra la Fondazione Palazzo Strozzi e la Fondazione Solomon R. Guggenheim di New York e permette un eccezionale confronto tra opere fondamentali di maestri europei dell'arte moderna come Marcel Duchamp, Max Ernst, Man Ray e dei cosiddetti informali europei come Alberto Burri, Emilio Vedova, Jean Dubuffet, Lucio Fontana, insieme a grandi dipinti e sculture di alcune delle maggiori personalità dell'arte americana degli anni cinquanta e sessanta come Jackson Pollock, Marc Rothko, Wilhelm de Kooning, Alexander Calder, Roy Lichtenstein, Cy Twombly.

Dedicare una mostra alle collezioni Guggenheim significa raccontare a ritmo serrato la nascita delle neoavanguardie del secondo dopoguerra in un fitto e costante dialogo tra artisti europei e americani. Realizzare questa straordinaria mostra a Firenze significa anche celebrare un legame speciale che riporta indietro nel tempo. È proprio a Palazzo Strozzi, infatti, negli spazi della Strozzina, che nel febbraio 1949 Peggy Guggenheim, da pochissimo giunta in Europa, decide di mostrare la collezione che poi troverà a Venezia la definitiva collocazione.

I grandi dipinti, le sculture, le incisioni e le fotografie esposte in mostra a Palazzo Strozzi, in prestito dalle collezioni Guggenheim di New York e Venezia e da altri prestigiosi musei internazionali, offrono uno spaccato di quella straordinaria ed entusiasmante stagione dell'arte del Novecento di cui Peggy e Solomon Guggenheim sono stati attori decisivi.

venerdì 5 settembre 2014

AZIMUT/H. Continuità e nuovo A cura di Luca Massimo Barbero

A Venezia... da non perdere!!!!


AZIMUT/H. Continuità e nuovo
A cura di Luca Massimo Barbero

20 settembre 2014 – 19 gennaio 2015
Non ci si stacca dalla terra correndo o saltando; occorrono le ali
Piero Manzoni

Con la mostra AZIMUT/H. Continuità e nuovo il museo dedica un prezioso tributo all’attualissimo contesto delle neoavanguardie, celebrando Azimut/h, la galleria e rivista fondate nel 1959 a Milano da Enrico Castellani (1930) e Piero Manzoni (1933–1963). L’esposizione intende restituire al pubblico il ruolo fondante che Azimut/h ebbe nel panorama artistico italiano e internazionale di quegli anni: come una sorta di terremoto creativo, fu uno dei grandi catalizzatori della cultura visiva e concettuale italiana ed europea dell’epoca, e ponte ideale tra una nuova generazione rivoluzionaria, ironica e cruciale, e la più stretta contemporaneità.
Esperienza straordinaria, di fulminea durata e intensissima attività, racchiusa tra il settembre del 1959 e il luglio del 1960, Azimut/h è oggi riconosciuto nella coscienza critica collettiva come fenomeno sempre più decisivo, contraddistinto da una sperimentazione radicale, rafforzata dai suoi legami con alcuni dei più grandi protagonisti della scena artistica di quegli anni, e da un vivace e dinamico dialogo internazionale. Diversificate nel lettering, Azimut (la galleria) e Azimuth (la rivista) hanno dato vita e formalizzato un’autentica “nuova concezione artistica” che vive nella dialettica di “continuità e nuovo”. In mostra, oltre ai lavori dei maestri Manzoni e Castellani, trovano spazio le opere degli artisti che ruotarono intorno alla galassia di Azimut/h, da Lucio Fontana ad Alberto Burri, Jasper Johns, Robert Rauschenberg, Yves Klein, Jean Tinguely, Heinz Mack, Otto Piene e Günther Uecker, e altri.

Con AZIMUT/H. Continuità e nuovo Barbero prosegue la sua indagine approfondita sulla scena artistica del secondo dopoguerra, avviando le celebrazioni della neo-avanguardia europea che proseguiranno, dal 10 ottobre 2014, con la mostra ZERO: Countdown to Tomorrow, 1950s-60s, al Solomon R. Guggenheim Museum di New York, a cura di Valerie Hillings, Curator and Manager, Curatorial Affairs Abu Dhabi Project.

Ad accompagnare la mostra un’esaustiva pubblicazione edita da Marsilio Editori, in doppia edizione italiana e inglese. Con una serie di studi scientifici, riproduzione di materiali inediti, contenuti di riviste, il volume presenta la ricerca sviluppata per la mostra, e una serie di letture trasversali con saggi di Barbero, Francesca Pola, Flaminio Gualdoni, Federico Sardella e Antoon Melissen. 

Indirizzo
Collezione Peggy Guggenheim
Palazzo Venier dei Leoni
Dorsoduro 701
I-30123 Venezia

Orario

Apertura 10-18 tutti i giorni
Chiuso il martedì e il 25 dicembre

Informazioni generali

tel: 041.2405.411
fax: 041.520.6885
e-mail: info@guggenheim-venice.it

Servizi per il pubblico

tel: 041.2405.440/419
fax: 041.520.9083
e-mail: visitorinfo@guggenheim-venice.it 

lunedì 11 novembre 2013

Lucio Fontana Catalogo ragionato delle opere su carta a cura di Luca Massimo Barbero



Skira pubblica negli Archivi dell’Arte Moderna un’opera di straordinaria importanza 

Lucio Fontana
Catalogo ragionato delle opere su carta 

a cura di Luca Massimo Barbero

con la collaborazione di Nini Ardemagni Laurini, Silvia Ardemagni
La presentazione il 20 novembre nella Sala Fontana del Museo del Novecento di Milano
All’inizio di novembre vedrà finalmente la luce un’opera di straordinaria importanza: Skira pubblica infatti il Catalogo ragionato delle opere su carta di Lucio Fontana (Rosario de Santa Fe, 1899 – Varese, 1968) che rappresenta la più completa e avanzata pubblicazione esistente su questo fondamentale aspetto dell’opera dell’artista, uno dei massimi protagoni- sti delle vicende artistiche del XX secolo. 

Frutto del monumentale lavoro di archiviazione e di documentazione di autenticità della Fondazione Lucio Fontana, il Catalogo Ragionato, curato da Luca Massimo Barbero e rea- lizzato in collaborazione con Nini Ardemagni Laurini e Silvia Ardemagni, ripercorre quat- tro decenni di attività creativa dell’artista. Articolato in tre tomi, introdotto da una prefa- zione di Enrico Crispolti, curatore di tutti i Cataloghi ragionati dell’opera di Lucio Fontana, il Catalogo presenta un saggio di Luca Massimo Barbero che costituisce un primo contri- buto scientifico esteso alla storicizzazione sistematica dell’opera su carta, accompagnato da oltre 300 immagini a colori. 

Il Catalogo, ordinato cronologicamente e suddiviso secondo le diversificate tipologie ope- rative che si riscontrano entro l’amplissima attività creativa dell’artista, costituisce un nuovo punto di vista privilegiato e largamente inedito per percorrere a tutto tondo l’intero svilup- po dell’opera fontaniana. La sperimentazione su carta è infatti per Fontana il luogo d’ele- zione in cui si misura la ricchezza e la novità della sua ispirazione. Tramite l’opera su carta l’artista verifica continuamente le sue intuizioni, nella fase germinale e poi risolutiva delle sue scoperte sia formali che concettuali. L’opera è straordinaria per il fatto che questi disegni sono in grandissima parte inediti e rappresentano perciò un corpus eccezionale nell’ambi- to dell’opera di Fontana. 

Complessivamente, il Catalogo comprende oltre 5500 opere realizzate tra il 1928 e il 1968, accompagnate da schede che offrono un’analisi bibliografica ed espositiva.
Dal sorprendente corpo di elaborazioni figurali che dagli anni Trenta procedono in parallelo con la ricerca astratta, si giunge all’invenzione originale dell’“Arte spaziale” alla nascita dei “Buchi”, degli “Ambienti spaziali” e dei “Tagli”. 

Lo studio presenta inoltre la prima estesa e inedita documentazione riguardo al dialogo con l’architettura e con la decorazione, sino alla sperimentazione di tecniche e materiali incon- sueti, offrendosi quale strumento essenziale e aggiornato di conoscenza dell’opera di Fontana per studiosi, collezionisti, galleristi e operatori museali. 

L’edizione di questo volume rappresenta dunque un evento per Milano e per chi conosce ed apprezza il lavoro di uno dei maggiori artisti del Novecento. L’opera sarà presentata suc- cessivamente a Roma, e sono al vaglio possibili incontri a Londra e New York. 

Luca Massimo Barbero (Torino 1963), di recente nominato Direttore dell’Istituto di Storia dell’arte della Fondazione Cini, è Curatore Associato della Collezione Peggy Guggenheim di Venezia, studioso e criti- co d’arte moderna e contemporanea. Già Presidente della Fondazione Bevilacqua La Masa dal 1998 al 2001, dal 2009 al 2011 è stato Direttore del nuovo MACRO – Museo d’Arte Contemporanea di Roma. È autore di numerose pubblicazioni ed esposizioni dedicate all’arte del XX secolo, specie del secondo dopoguerra italiano e americano, con un particolare approfondimento allo studio di Lucio Fontana e dello Spazialismo. Ha collaborato con istituzioni internazionali come la Biennale di Venezia, il Moderna Museet di Stoccolma, il Kunsthaus Zurich. Nel 2006 ha curato al Solomon R. Guggenheim Museum di New York la mostra Lucio Fontana: Venice-New York, prima esposta alla Collezione Peggy Guggenheim; nel 2008 Lucio Fontana 1946-1960. Il disegno all’origine della nuova dimensione al Museo d’Arte di Mendrisio; nel 2009 Lucio Fontana, 1946- 1960: Zeichen und Zeichnung al Museum Liner di Appenzell.


Skira editore spa
Palazzo Casati Stampa via Torino 61
20123 Milano
t. +39 02.72.444.1

f. +39 02.72.444.219 www.skira.net

Caratteristiche editoriali edizione bilingue (italiano-inglese) 
3 tomi, 
24 x 28 cm, 
1184 pagine 400 colori e oltre 5500 b/n 
cartonato con cofanetto 
ISBN 978-88-572-0482-6 
Euro 350,00

sabato 2 febbraio 2013

POSTWAR. PROTAGONISTI ITALIANI al Peggy Guggenheim Venezia


Lucio Fontana, Concetto spaziale, 1951. Fondazione Solomon R. Guggenheim, Collezione Hannelore B. e Rudolph B. Schulhof, lascito Hannelore B. Schulhof, 2012


POSTWAR. PROTAGONISTI ITALIANI
23 febbraio – 15 aprile 2013

A cura di Luca Massimo Barbero


Collezione Peggy Guggenheim
Palazzo Venier dei Leoni
Dorsoduro 701
I-30123 Venezia


Cinque artisti del secondo dopoguerra italiano esposti in sale monografiche che, attraverso una scelta originale di opere, raccontano Lucio Fontana (1899- 1968), Piero Dorazio (1927-2005), Enrico Castellani (n. 1930), Paolo Scheggi (1940-1971), a cui si aggiunge un approfondimento su Rodolfo Arico (1930-2002). Un percorso espositivo che “rilegge” l’idea di pittura italiana a partire dal superamento dell’Informale con un maestro come Fontana. Gli altri autori, utilizzando il linguaggio pittorico degli appena nati anni sessanta, portarono agli occhi del pubblico internazionale quell'arte italiana che tramite un nuovo modo di dipingere utilizzò la forza cromatica e la simbologia del monocromo come elemento sia visivo che concettuale.




Apertura 10-18 tutti i giorni
Chiuso il martedì e il 25 dicembre

mercoledì 26 settembre 2012

CAPOGROSSI. Una retrospettiva





A cura di Luca Massimo Barbero Oltre settanta opere, tra dipinti e lavori su carta, esposti alla Collezione Peggy Guggenheim di Venezia dal 29 settembre fino al 10 febbraio 2013, spiegano l’evoluzione della complessa vicenda pittorica di Giuseppe Capogrossi, tra i più celebri protagonisti della scena artistica del secondo dopoguerra, insieme a due altri maestri dell'arte contemporanea italiana quali Alberto Burri e Lucio Fontana. Con la grande antologica CAPOGROSSI. Una retrospettiva, il curatore Luca Massimo Barbero traccia con rigore e attenzione l’iter artistico di Capogrossi (1900 – 1972), passando attraverso l’analisi di quel suo alfabeto segnico, che ha fatto identificare l'artista romano con il gusto di un’epoca, di un’Italia fiorente e ottimista, colta nel pieno del boom economico dei "meravigliosi" anni ’50 e ’60. I lavori esposti a Palazzo Venier dei Leoni spaziano dai capolavori figurativi degli anni ’30, con tele come I canottieri (1933), Il temporale (1933), La piena sul Tevere (1933), ai grandi formati degli anni ’60, quali Superficie 399 (1961) e Superficie 449 (1962), dominati da quel simbolo archetipo e originario, elemento lunato dentato, articolato nello spazio talvolta in segmenti a catena, talvolta in macro-segni costituiti dal colore. Proponendo l’intero percorso di Capogrossi, quest’importante retrospettiva, realizzata in collaborazione con la Fondazione Archivio Capogrossi, Roma, sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica e con il patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, riscopre uno dei più originali interpreti dell’arte visiva italiana, subito acclamato a livello internazionale già alla nascita del suo personalissimo segno. Innumerevoli le opere in mostra, rintracciate dopo lunghe ricerche in collezioni private e importanti musei, tra cui il Centre Georges Pompidou di Parigi, la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, il Mart di Rovereto, la Galleria d’Arte Moderna di Torino, oltre al Solomon R. Guggenheim Museum di New York. Accompagna e arricchisce l’esposizione un esaustivo catalogo, un nuovo studio monografico a cura di Luca Massimo Barbero, edito da Marsilio Editori, realizzato in collaborazione con la Fondazione Archivio Capogrossi, che raccoglie undici saggi che riscostruiscono in modo attento e puntuale il percorso artistico capogrossiano, dagli esordi figurativi alla grande celebrazione degli anni ‘50, le sue esposizioni, i rapporti con la critica nazionale e internazionale. Tutti i giorni alle 15,30 il museo offre al pubblico visite guidate gratuite della mostra, e il 29 e 30 settembre, in occasione di Famiglie in Festa, alle 11 e alle 15 ci saranno laboratori didattici gratuiti per bambini dai 4 ai 10 anni ispirati ai rilievi bianchi di Capogrossi esposti in mostra. 
Peggy Guggenheim Collection, Dorsoduro 701, 30123 Venezia, 
Tel. 041.2405411

venerdì 24 giugno 2011

"Gli irripetibili anni '60 - un dialogo tra Roma e Milano"

 Nel giro romano di ieri ho trovato anche il tempo di fare un tour veloce in un mostra che mi interessava parecchio: "Gli irripetibili anni '60 - un dialogo tra Roma e Milano" a cura di Luca Massimo Barbero.
Mostra che merita per la qualità delle opere esposte, per l'allestimento e soprattutto per quello che rappresenta: un dialogo fra le tendenze artistiche di un'epoca attraverso la formidabile capacità del meglio degli artisti italiani di allora. Fino al 31 luglio prossimo al Museo Fondazione Roma per poi essere trasferita a Milano dal 7 settembre a Palazzo Reale. Assolutamente da non perdere!


COMUNICATO STAMPA 

Dopo lo straordinario successo della mostra Edward Hopper, prosegue la fortunata 
partnership culturale tra la Fondazione Roma e il Comune di Milano – Cultura e 
Palazzo Reale con una grande esposizione che rende omaggio a una stagione 
artistica irripetibile, quella sviluppatasi tra la fine degli anni Cinquanta e la metà 
degli anni Settanta, tra Roma e Milano. 

La mostra “Gli irripetibili anni ‘60. Un dialogo tra Roma e Milano” intende 
raccontare il ruolo fondamentale delle interazioni culturali tra Roma e il capoluogo 
lombardo in questo periodo, individuando in esse l’epicentro creativo delle nuove 
sperimentazioni e ricerche al di là dell’arte codificata. 
  
L’esposizione, a cura di Luca Massimo Barbero, sarà ospitata nelle prestigiose sale 
del Museo Fondazione Roma, Palazzo Cipolla, dal 10 maggio al 31 luglio 2011 e 
successivamente si trasferirà a Milano dal 7 settembre al 20 novembre 2011 negli 
spazi espositivi di Palazzo Reale. 

La mostra, promossa dalla Fondazione Roma e realizzata in collaborazione con il 
Comune di Milano – Cultura, Palazzo Reale e con la Fondazione Marconi, è 
organizzata dalla Fondazione Roma - Arte - Musei con Arthemisia Group. 

“Con questa mostra - afferma il Prof. Avv. Emmanuele F.M. Emanuele, Presidente 
della Fondazione Roma - vogliamo rappresentare al grande pubblico quello che fu un 
momento di svolta nella cultura artistica del nostro Paese, un decennio di ricerche 
d’avanguardia che ha avuto nella scena creativa romana e milanese degli Anni 
Sessanta il proprio epicentro. In quegli anni, infatti, Roma e Milano erano grandi città- 
laboratorio, dove la vitalità di una società in rapida evoluzione economica e culturale 
trovava la sua espressione visiva in una scena artistica creativa, dinamica e in grado 
di recepire e offrire progetti di valenza internazionale. Abbiamo voluto raccontare 
questo periodo attraverso una mappatura delle energie creative, dell’attività delle 
gallerie, delle occasioni promosse dalle istituzioni pubbliche, delle proposte dei nuovi 
gruppi sperimentali attivi in quegli anni, tra quadri e sculture, passando dalla tabula 
rasa del monocromo alla sperimentazione optical e cinetica, dal Nouveau Réalisme 
alla Pop Art. Questa mostra, dunque, restituirà l’immagine vitale e propositiva di un 
periodo recente della nostra storia culturale e consentirà di conoscere l’attività dei 
grandi artisti di quell’indimenticabile periodo”. 
In mostra sono presenti oltre 170 opere di artisti quali Lucio Fontana, Alexander 
Calder, Gianni Colombo, Pietro Consagra, Piero Dorazio, Alighiero Boetti, 
Luciano Fabro, David Hockney, Yves Klein, Franz Kline, Piero Manzoni, Fausto 
Melotti, Man Ray, Mimmo Rotella, Mario Schifano, Günther Uecker, Roberto 
Crippa, Gianni Dova, Arman, Enrico Baj, Lucio del Pezzo, Giulio Paolini, 
Osvaldo Licini, Giò Pomodoro, Giuseppe Uncini, Franco Angeli, Tano Festa, 
Valerio Adami, Emilio Tadini, Giuseppe Bertini.  
Le opere provengono dalla prestigiosa Fondazione Marconi di Milano e da 
importanti istituzioni tra le quali la Fondazione Lucio Fontana di Milano, il MART di 


Trento e Rovereto, la Fondazione Piero Manzoni di Milano, la Fondazione 
Palazzo Albizzini Collezione Burri di Città di Castello, The Berardo Collection di 
Lisbona, la Collezione Peggy Guggenheim di Venezia, la Galleria Civica d’Arte 
Moderna di Spoleto e il Museo Thyssen-Bornemisza di Madrid. 

Dopo il 1945, con la fine della Seconda Guerra Mondiale, l’Italia comincia a 
risvegliarsi dal ventennio fascista. L’intero Paese da una parte continua a patire le 
conseguenze delle distruzioni causate dalla guerra e dall’altra comincia ad 
assaporare gli agi del benessere che avrebbero da lì a poco portato al boom 
economico. Il “miracolo economico” dovuto a questi profondi rivolgimenti vedrà il suo 
apice proprio tra il 1958 e il 1963. In questi anni Roma vive una esaltante stagione in 
cui la cultura di massa incide non solo nel contesto socio-culturale, ma anche in 
quello urbanistico e relativo ai codici della creatività e della comunicazione 
contemporanea. Milano invece - dove tutto era più estremo ed evidente - diventa la 
città che incarna dai tempi del Futurismo di inizio secolo i valori della modernità. 
Mentre Roma implode artisticamente diventando centro propulsivo della scena 
artistica nazionale, Milano è vista come il centro dell’Avanguardia Internazionale in 
cui prendono forma movimenti e tendenze. 
Poli di una creatività antagonista e complementare, le due città si ritrovano negli anni 
sessanta protagoniste di quella civiltà dell’immagine destinata a determinare il futuro. 

È proprio in questi anni che operano e si sviluppano alcune importanti gallerie d’arte: 
a Milano la Galleria Apollinaire di Guido Le Noci, il Salone Annunciata di Carlo 
Grossetti, la Galleria dell’Ariete di Beatrice Monti, la Galleria Blu di Peppino 
Palazzoli, la Galleria Milano di Carla Pellegrini, la Galleria Lorenzelli, lo Studio 
Marconi e la Galleria del Naviglio di Carlo e Renato Cardazzo (che tra 1955 e 
1960 hanno avuto come loro sede romana la Galleria Selecta). Nella capitale 
operano già altre note gallerie come L’Obelisco di Irene Brin e Gaspero del Corso, 
La Tartaruga di Plinio De Martiis, La Salita di Gian Tommaso Liverani, L’Attico di 
Bruno e poi Fabio Sargentini. 
Una particolare attenzione sarà dedicata in mostra all’attività dello Studio Marconi 
come uno dei principali centri di innovazione dell’epoca: inaugurato nel 1965 a Milano 
da Giorgio Marconi, lo Studio infatti era uno dei luoghi d’incontro prediletti dalle 
personalità artistiche e culturali di spicco di quegli anni. 
Alla fine del percorso espositivo una speciale sezione audiovisiva multimediale a 
tre canali su grandi schermi aiuterà il visitatore attraverso la proiezione di immagini, 
video, filmati ed interviste inediti, a rivivere il clima effervescente di quel periodo 
mettendo in relazione le arti visive con altri settori della cultura strettamente correlati 
ad esse, come la letteratura, il teatro, il giornalismo, la fotografia, la cronaca, il design 
e la moda. 







LA MOSTRA 
L’esposizione è articolata in quattro sezioni che esemplificano i differenti indirizzi 
assunti dalla ricerca artistica nel corso del decennio: l’azzeramento espressivo della 
monocromia, l’impiego di oggetti e immagini nella emergente cultura Pop, 
l’internazionalità e la nuova scultura, la sperimentazione tra materiali, segni e figure. 

Sezione 1 - Monocromia e astrazione 
La prima sezione della mostra è dedicata al percorso di riduzione espressiva avviato 
alla fine degli anni Cinquanta, con una particolare attenzione per quelle ricerche che 
hanno privilegiato la scelta della superficie monocroma, spesso bianca, come nuova 
tabula rasa per una creatività libera. Figura centrale di questa sezione è Lucio 
Fontana, che avvia nel suo lavoro, tra il 1958 e il 1959, la serie dei tagli, caratterizzati 
da rarefazione compositiva e tensione spaziale. Attorno a lui si costituisce una linea 
che trova tra i suoi principali esponenti, raccolti attorno all’esperienza della 
rivista/galleria Azimuth/Azimut (grande “vivaio” per la nuova contemporaneità, 
costituitosi a Milano nel 1959), artisti come Piero Manzoni ed Enrico Castellani, 
Dadamaino, Agostino Bonalumi, Paolo Scheggi; una situazione che a Roma dialoga 
con Francesco Lo Savio e Fabio Mauri. Presenza fondamentale a Milano è quella di 
Yves Klein che nel 1957 presenta i suoi lavori monocromi alla Galleria Apollinaire, 
diventando un punto di riferimento centrale per la nuova generazione. Le radici di 
queste ricerche sono esemplificate in mostra dalla presenza di alcuni maestri della 
stagione precedente che rivestono fondamentale importanza per le nuove 
generazioni: da un lato, Franz Kline e Alberto Burri; dall’altro, Alexander Calder, 
Fausto Melotti, Osvaldo Licini e Pietro Consagra. 
Tra le più significative presenze di questa sezione: un “Concetto spaziale” di Fontana 
collocato a soffitto, una sperimentale “Plastica” di Burri, un grande dipinto gestuale di 
Kline, il Ritratto di Giovanni Carandente di Calder, alcuni “Achrome” realizzati da 
Manzoni con caolino, tele grinzate e cucite, pietre, e uno speciale allestimento a 
parete che raccoglie una serie di rarità, tra gioielli d’artista e sculture. 

Sezione 2 - Oggetti e immagini Pop 
La seconda sezione della mostra è dedicata al dialogo tra il recupero dell’oggetto e 
dell’icona caratteristico del Nouveau Réalisme e l’emergente cultura della Pop Art. Le 
sperimentazioni oggettuali del gruppo del Nouveau Réalisme, costituitosi proprio a 
Milano nel 1960 attorno alla Galleria Apollinaire, sono documentate dai lavori di 
Mimmo Rotella, Arman, César, Raymond Hains, Jacques Villeglé, Christo, che nel 
1970 sono anche protagonisti di una serie di interventi nel contesto urbano della città, 
in occasione di uno speciale Festival dedicato al primo decennale di questo 
movimento. 
La parallela e intrecciata linea d’indagine a Roma, in dialogo con la nascente cultura 
Pop, è fondata sulla rivisitazione e dissacrazione di materiali e icone della tradizione 
espressa da Mario Schifano, Franco Angeli, Tano Festa, Giosetta Fioroni, Cesare 
Tacchi e Sergio Lombardo.  
Tra i più singolari prestiti di questa sezione, si segnalano quattro importanti opere di 
Hockney dei primi anni sessanta, due delle quali provenienti dalla Berardo Collection 
e dal Museo Thyssen-Bornemisza di Madrid, una grande scultura composta da barili 


assemblati e dipinti da Christo, un Omaggio ad Arman di Rotella, alcuni lavori 
appartenenti allo scintillante ciclo di Schifano Tuttestelle. 

Sezione 3 - L’internazionalità e la nuova scultura 
Milano assume sempre più il ruolo di “fabbrica” delle nuove immagini in un dialogo 
serrato con New York ma soprattutto con Londra, presentando nella propria scena 
artistica di questo decennio protagonisti della Pop Art inglese come Peter Blake, 
Richard Hamilton, David Hockney, Joe Tilson. 
Il rinnovato interesse per i grandi maestri del Dadaismo e del Surrealismo, come 
Marcel Duchamp e Man Ray, presenti a queste date in italia, si traduce anche nella 
nuova tipologia scultura, nelle centinature di Pino Pascali e nella nuova oggettualità 
di Christo, e in una eredità performativa in questa occasione esemplificata da Joseph 
Beuys. 
Milano è anche luogo di matrici neoindustriali che promuovono la ricerca scientifica in 
relazione alla cultura metropolitana, muovendosi tra cultura del progetto, design, arti 
visive e sperimentazione. In questo contesto, le opere del Gruppo T (Giovanni 
Anceschi, Davide Boriani, Gianni Colombo, Gabriele De Vecchi, Grazia Varisco) 
esemplificano la cosiddetta “arte programmata” - titolo della mostra di questa 
tendenza presentata al Negozio Olivetti di Milano nel 1962 da Bruno Munari e 
Umberto Eco - e l’apertura della ricerca sull’opera a una relazione complessa con 
l’architettura e la spazialità; peculiarità evidenti nell’opera di Colombo e che si 
ritrovano anche nel loro “contrappunto” europeo del Gruppo Zero di Düsseldorf, con 
Günther Uecker. Le opere di Mario Nigro, Dadamaino, Rodolfo Aricò, Arturo Bonfanti, 
Carlo Ciussi, Emilio Scanavino, Piero Dorazio, Gastone Novelli e Gianfranco Pardi 
mostrano l’interesse per una ridefinizione della pittura attraverso l’inclusione di 
determinanti geometriche che ne articolino la dimensionalità, come ad esempio 
nell’impiego delle shaped canvas (telai sagomati). 
Tra le opere più importanti di questa sezione, una grande Struttura pulsante in 
polistirolo di Colombo, la Colonna vertebrale di Scanavino, scultura di oltre tre metri, 
un’opera di Novelli dedicata all’editore milanese Vanni Scheiwiller. 

Sezione 4 - Materiali, segni e figure 
Una linea più propriamente concettuale e analitica è quella di Vincenzo Agnetti, 
Gianfranco Baruchello, Emilio Isgrò, Davide Mosconi, Ugo Mulas, Nanni Balestrini: si 
concentra sulla relazione tra parola, segno e immagine, nella messa in discussione 
degli statuti stessi della comunicazione visiva. Essa si intreccia alla duplice 
sperimentazione che caratterizza la seconda metà del decennio: da un lato, la scelta 
di materiali eterodossi in una nuova chiave concettuale come nelle opere di Alighiero 
Boetti e Luciano Fabro, che dialogano con la parallela situazione romana espressa 
da autori come Jannis Kounellis, ed Eliseo Mattiacci; dall’altro, l’adozione di una 
nuova figurazione, nelle opere di Valerio Adami ed Emilio Tadini che reggono la 
cultura Pop in una sospensione poetica e narrativa. Tra materiali e figure si muovono 
le opere di Gianni Dova, Roberto Crippa, Enrico Baj, Lucio Del Pezzo, mentre a 
procedimenti meccanici di figurazione si richiamano quelle di Bruno Di Bello e Gianni 
Bertini. Le nuove dimensioni della scultura sono esemplificate dal lavoro di Giuseppe 
Uncini, Arnaldo e Gio Pomodoro. Sono ricerche che trovano il loro contrappunto 
internazionale in autori stranieri presenti a Milano in questi stessi anni, come Hsiao 


Chin, William T. Wiley, Antonio Dias, Peter Caufield, Eduardo Paolozzi, Allen Jones, 
Louise Nevelson, che confermano la dimensione autenticamente dinamica e 
internazionale di questo contesto. 
Riassumono emblematicamente queste diramate direttrici di ricerca la celebre 
immagine verbovisuale della Volkswagen di Isgrò, la prima “verifica” di Mulas, la 
fisicità eterodossa di Italia in pelliccia di Fabro, le contaminazioni tra materia e 
personaggio del “generale” e delle “dame” di Baj, la modernissima figurazione de La 
camera afona di Tadini. 

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