RITENGO CHE SIA DOVERE DI CHIUNQUE E A MAGGIOR RAGIONE DI NOI ITALIANI, FARE DI TUTTO PER PROMUOVERE, SALVAGUARDARE E DIVULGARE L'ARTE IN TUTTE LE SUE ESPRESSIONI.
UNA SOCIETA' DISTRATTA SUI FATTI DELL'ARTE E' UNA SOCIETA' VOTATA ALL'IMPOVERIMENTO... E NOI, DA QUESTO PUNTO DI VISTA, LO SIAMO GIA' ABBASTANZA!






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martedì 25 febbraio 2014

Pierluigi Pusole - Landscapes / I. S. D.



Pierluigi Pusole - Landscapes / I. S. D.

Riccardo Costantini Contemporary - via della Rocca 6/b - Torino

26 febbraio - 29 marzo 2014
Opening mercoledì 26 febbraio ore 18.00

A cura di Michele Bramante

Testo critico della mostra di Michele Bramante

Il principio e la fine d'ogni cosa si dispongono come assoluti del nostro pensiero e della realtà. Il nulla o il vuoto da cui immaginiamo emerga il mondo esistente non è una neutra assenza di tutto, ma la potenza e la possibilità di ciò che è divenuto. Esso permane come l'origine perduta, come uno spessore sfumato nell'ignoto entro cui fluttuano le entità tangibili e concrete con le quali intratteniamo rapporti reali.

Non è solo la curiosità a indurre il pensiero a ripercorrere il sentiero dell'origine, a spingerlo a rintracciare l'evento dell'inizio aurorale del cosmo. Non si tratta solo di riempire i luoghi vacanti aperti dalle domande sull'essere, la conoscenza non è l'unica istanza a richiedere la vicinanza ai principi. Prevale invece un aspetto ludico, la pura gioia creativa, il piacere di manipolare sostanze per sprigionarvi configurazioni inedite, combinazioni libere e immaginifiche, che trovano luogo dove la realtà richiede una spiegazione o dove una spiegazione non è mai possibile.
In questo caso, non stiamo parlando di un'origine situata lungo una linea del passato. L'origine è remota nel senso della profondità, è ciò che alimenta la radice del mondo continuando a permeare tutto ciò che è venuto alla luce, a far vibrare nel cuore del reale il mistero della sua nascita. In prossimità dell'assoluto tutto è ancora possibile, ma mai una volta per tutte. Abituati allo spazio e al tempo ordinari, si è smarrita la loro contingenza, vale a dire la loro realizzazione effettuale a partire da una possibilità. Ma più ci si avvicina agli elementi fondamentali, più si avverte la forza delle possibilità, della pluralità delle forme alternative di spazio e tempo che non hanno mai visto la luce, poichè hanno prevalso questo tempo e questo spazio in cui viviamo.
Di contro allo spazio assoluto della superficie bianca, che rappresenta l'intero mondo delle opportunità creative per l'artista, per mano di Pierluigi Pusole si stagliano sul vuoto abbozzi di paesaggio, si distendono campiture omogenee che permettono di orientare e misurare punti cardinali. Ogni conformazione spaziale, però, è solo un embrione di mondo, si ordina in un tassello più o meno solido destinato a liquefarsi e a dare spazio ad altri embrioni primordiali di paesaggio. Vien dato ritmo a una sequenza organica attraverso qualcosa di vivo che tenta di costruire delle forme servendosi delle fibre della propria sostanza, ma senza riuscirvi, poichè ogni forma è attraversata da una nuova escrescenza, travolta nei viluppi di costruzioni precarie e abbozzi architettonici, lungo un margine dove la crescita biologica e il cedimento strutturale inorganico si confondono.
Pur nella loro proliferazione, questi abbozzi spaziali conservano il rapporto con il massimo di luminosità accecante costituita dal foglio. È anzi la stessa ambiguità della luce astratta, priva di punti di riferimento, a possedere in sé la potenza della profondità e del volume. La linea tracciata sul foglio istituisce immediatamanente un alto e un basso, un primo piano e uno sfondo, che restano tuttavia sempre ipotetici, poichè le linee e le curve, gli orizzonti, le fughe prospettiche e i piani, sono sempre potenzialmente infiniti e ampi.
Nella superficie destinata alla rappresentazione, Pusole lascia vivere tutta la contraddizione tra la fisicità materiale - il piano del supporto cartaceo - e l'infinità delle distanze illusorie che lo sguardo può tracciare vagando nella bianca luce astratta. Se è sufficiente una sola linea per profilare un'orizzonte, se un solo punto basta a collocare uno sfondo, un solo sguardo fissato nella luce crea l'immagine. Dove lo spazio si genera, in una zona grigia tra la mente e il dato reale percepito, lì si crea anche la sua immagine. In virtù del disegno, lo spazio si materializza, si rapprende passando dallo stadio assoluto e metafisico all'apertura luminosa di un mondo rappresentato. Poche linee convergenti fanno di una porzione bianca di foglio la fonte solare che proietta e scurisce i declivi collinari, le pianure improvvisamente interrotte, le alture che si precipitano sul vuoto, un tessuto terrestre che coincide con la faccia di un solido scaleno destinato a smentire plasticamente la piattezza del foglio.
Con la creazione, il vuoto non esiste più. Pierluigi Pusole manipola gli spazi facendosene artefice e rivelando tutte le contraddizioni e i paradossi della loro costruzione a partire dal nulla.

domenica 26 maggio 2013

PAGINE D’ARCHITETTURA Personale di Nicolò Quirico



PAGINE D’ARCHITETTURA
Personale di Nicolò Quirico

Location: LA CONTEMPORANEA Studio | Art Gallery, Via della Rocca 36b - 10123 Torino
Periodo: dal 30 maggio al 16 giugno 2013

Vernissage: Giovedì 30 Maggio 2013 dalle ore 19.00 alle 21.30

Orari: feriali dalle ore 16.30 alle ore 19.30, domenica e festivi su appuntamento
Organizzazione: LA CONTEMPORANEA Studio l Art Gallery – ANTONIO NARDONE Gallery
Info: +39 011 0746769 +39 335 6233779 info@lacontemporaneatorino.com
www.lacontemporaneatorino.com - www.galerieantonionardone.be

A cura di: Michele BRAMANTE - Cristiana PECILE – Antonio NARDONE
Ufficio stampa: Nicoletta Pecile - tel. +39 339 7496818 - n.pecile@lacontemporaneatorino.com

Oggetto:

Nel contesto del festival ARCHITETTURA IN CITTA’ 2013, LA CONTEMPORANEA Studio | Art Gallery è lieta di presentare la mostra dal titolo PAGINE DI ARCHITETTURA, personale del giovane artista lombardo Nicolò Quirico.
Recentemente selezionato tra i vincitori del Premio Ora e conosciuto nell’ambito della comunicazione visiva e dell’editoria dal 1985, Nicolò Quirico presenta il frutto della sua ricerca artistica che si rivolge alle architetture urbane immortalate dall’obiettivo fotografico su un collage di pagine di vecchi libri.
Intrise di storie e umanità, le architetture di Quirico non vengono scelte seguendo criteri stilistici di costruzione; le opere ritraggono edifici appartenenti alle principali capitali italiane ed estere, selezionati secondo la possibilità di essere veri e propri contenitori di vita (lavorativa, di svago, domestica, scolastica, burocratica) con tutti i sentimenti ad essa connessi.
L’artista attraversa le città e, secondo un’ottica “radiografica”, evidenzia la componente umana che soggiace a quella strutturale, riflettendo sull’idea che l’Architettura sia nata per dare sostegno e riparo a quello che è il suo soggetto principale : l’Uomo.
Il singolare supporto cartaceo raccoglie l’eco delle mille voci che risuonano negli edifici, enfatizza il ruolo delle parole che attraverso pensieri, sussurri, canti, grida, si mescolano alla nostra frenesia quotidiana. La suggestione visiva abbraccia quella sonora che solo viene immaginata dallo spettatore, rapito da queste costruzioni urbane pregne di vissuto.
“Le gabbie di cemento”, “ le affollatissime arnie” , le asfittiche caserme” come descriveva a suo tempo Montale le città moderne, vengono osservate in chiave romantica da Quirico, il quale, lungi dal considerarle “innaturali concentrazioni metropolitane”, le anima di un potenziale vibrante ed autentico, ne valorizza il ruolo di catalizzatori sociali e le interpreta come incubatrici di emozioni e sensibilità. Scevre di velleità prospettica, le immagini fotografiche selezionate dall’artista puntano dritto al “contenuto”, sollevando la riflessione sul rapporto tra l’individuo e la realtà a cui appartiene. Le 20 opere proposte nella mostra PAGINE DI ARCHITETTURA diventano così un’indagine storica e culturale delle nostre capitali.