RITENGO CHE SIA DOVERE DI CHIUNQUE E A MAGGIOR RAGIONE DI NOI ITALIANI, FARE DI TUTTO PER PROMUOVERE, SALVAGUARDARE E DIVULGARE L'ARTE IN TUTTE LE SUE ESPRESSIONI.
UNA SOCIETA' DISTRATTA SUI FATTI DELL'ARTE E' UNA SOCIETA' VOTATA ALL'IMPOVERIMENTO... E NOI, DA QUESTO PUNTO DI VISTA, LO SIAMO GIA' ABBASTANZA!






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mercoledì 4 settembre 2013

TRANSITI a cura di Alessandra Redaelli



TRANSITI a cura di Alessandra Redaelli

Si inaugura sabato 21 settembre dalle ore 18.00 alle 21.00 presso la Galleria PUNTO SULL’ARTE di Varese la mostra TRANSITI a cura di Alessandra Redaelli.

Il viaggio, inteso come spostamento nello spazio, ma anche come viaggio fuori e dentro l’uomo
, è il tema scelto per la mostra di apertura della nuova stagione espositiva della Galleria varesina. Viaggi come scoperta del mondo, e poi, soprattutto, come scoperta del sé. Occasioni per ritrovarsi e trasformarsi, per comprendersi meglio e per crescere.
Una tripla personale in cui vengono presentate le opere degli artisti NICOLA BIONDANI, LILIANA CECCHIN ed EKATERINA SMIRNOVA.

NICOLA BIONDANI
: Hanno due anime le sculture di Nicola Biondani. Una è quella classica, intrisa di storia, figlia di Medardo Rosso e Marino Marini. L’altra è quella modernissima, densa di allusioni alle trame complesse del vivere contemporaneo, all’incomunicabilità, alla fatica dell’esistere, a una serpeggiante sfiducia nel futuro. Due anime che si specchiano nel gioco di contrappunti tra la monumentalità intrinseca anche ai lavori più piccoli e l’umanissimo tremore dello sguardo; tra la postura totemica – quasi di idoli contemporanei – dei soggetti e il loro essere presi in attività minime e quotidiane. Sono viaggiatori persi per le vie del mondo. A volte siedono esausti sulle proprie valigie, altre volte sembrano appena scappati da qualche situazione insostenibile, qualche volta indossano un piumino invernale come un’armatura che possa proteggerli dal mondo. - Nasce nel 1976 a Mantova. Dopo essersi diplomato nel 1998 all’istituto d’Arte di Guidizzolo (MN) come Maestro d’Arte, nel 2004 si laurea con il massimo dei voti all’Accademia C.B. Cignaroli di Verona. Nello stesso anno apre uno studio personale nel centro di Mantova e lavora come scultore scenografo presso l’Ente lirico Veronese. Realizza numerose mostre e partecipa a fiere e concorsi in Italia. Vive e lavora tra Milano e Pietrasanta.

LILIANA CECCHIN
: La folla frettolosa e congestionata, che si incontra senza vedersi a una fermata della metropolitana o in una stazione, si trasforma attraverso i pennelli di Liliana Cecchin in una coreografia fluida, acquatica, scandita da ritmi segreti. Al centro della sua ricerca c’è sempre stata lei, la folla, appunto. Affascinata dal tempo che non esiste, quello annullato dalla fretta, quello immobile del passaggio da un qui a un altrove, ne ferma lo scorrere senz’anima congelandolo in visioni di squisito equilibrio formale. L’irrompere del movimento anima quegli scorci di un brusio vibrante e febbrile. - Nasce nel 1955 a Santhià (Vercelli). Dopo essersi diplomata presso il Primo Liceo Artistico di Torino, frequenta lo studio torinese dell’artista Romano Campagnoli. Realizza numerose mostre personali e collettive in Italia. Si qualifica tra i finalisti del Premio Arte Mondadori nel 2001 e 2004, vince il XXVI Premio Olivero a Saluzzo (2004), il Premio Artemisia-Ancona (2008) e supera la prima selezione del BP Portrait Award. Nel 2009 è tra i premiati al Premio Agazzi e al Premio Emilio Gola. Vive e lavora a San Benigno Canavese (TO).

EKATERINA SMIRNOVA
: Acquerelli intensi, pastosi, materici. Nulla a che fare con l’immagine di un paesaggio reso per trasparenze e lievi sfumature. Ekaterina Smirnova vi lavora in più strati sovrapposti, usando pennelli grandi e scabri, graffiando la carta ruvida e schizzandola, mescolando un sofisticato senso del disegno a una gestualità istintiva, al vero e proprio dripping. Lavori grandi, dalle atmosfere cariche e cupe, straordinariamente suggestivi. Sono visioni metropolitane in cui lo sgocciolamento del colore sulla tela va a sovrapporsi alla verticalità degli edifici in una sinfonia dai ritmi lenti. Ama le ore di mezzo, quelle che precedono l’alba o che seguono il tramonto, le ore dense di ombre o vibrazioni in cui tutto può succedere. - Nasce nel 1981 a Novosibirsk (Siberia, Russia). Dopo essersi diplomata presso la scuola d’Arte della sua città nel 1996, si laurea in Giurisprudenza e nel 2006 si trasferisce a New York, dove frequenta l’Art Students League. Vincitrice di numerosi premi negli ultimi tre anni, tra cui Salmagundi Club e Allied Artists of America, ha realizzato numerose mostre personali e collettive in tutto il mondo. Vive e lavora a Brooklyn, New York. @ courtesy Villa del Arte Galleries, Barcellona, Spagna

Completa la mostra un Catalogo con testi critici di
Alessandra Redaelli.

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Orari di apertura:
mar - ven: 15 - 19 | sab: 10 - 13 / 15 - 19
domenica 22 e 29 settembre: 15 - 19
Altre domeniche e tutte le mattine su appuntamento.

Dal 10 al 14 ottobre saremo presenti come espositori ad ArtVerona 2013 - Pad. 11 Stand I18 - L17
La Galleria resterà chiusa da lunedì 7 a lunedì 14 ottobre.

domenica 20 febbraio 2011

"CRISALIDI-involucri femminili"- CRISTINA IOTTI/ NICOLA BIONDANI acura di Giuliana Mazzola e Alessandra Readaelli

Stimo il lavoro della collega Giuliana Mazzola. Ammiro in maniera incondizionata la penna dell'amica Alessandra Redaelli, purtroppo non conosco a fondo il lavoro di Nicola Biondani. Per Cristina Iotti, invece, aprirei un capitolo a parte. E' così contemporanea e "pop" che l'uso di una tecnica così antica, come la matita colorata, la rende ancora più efficace di qualsiasi suo collega che fa della foto o il video il proprio mezzo espressivo. E' raffinata. E colta. E brava. L'unico difetto? Troppo umile per il "sistema arte" di oggi. 


Sabato 12 Marzo 2011 alle ore 17:30 presso lo spazio di Entroterra si inaugura la doppia personale di Cristina Iotti e Nicola Biondani dal titolo “Crisalidi, involucri femminili”. 
Inaugurazione: sabato 12 marzo 2011 h. 17:30
Dal 12 marzo al 24 aprile 2011
a cura di Giuliana Mazzola e Alessandra Redaelli
Catalogo in galleria
testo critico di Alessandra Redaelli

Nello spazio espositivo di Entroterra si sceglie di presentare una mostra su un’ immagine femminile diversa e controcorrente: con le sculture di Nicola Biondani e i disegni a matita di Cristina Iotti vorremmo presentare la femminilità come una scelta orgogliosa, una femminilità vera in carne ed ossa, terrosa e colorata, viva e vera proprio nelle sue tantissime sfaccettature. Donne, non esseri angelici o ineffabili (come sottolineò anche Guia Soncini tempo fa commentando una canzone di Ruggeri) ma raffinate e stanche, materne ed erotiche, amanti di uomini o di donne, mistiche o lottatrici, osservatrici attente ed osservate impietosamente, comprendendo in questo excursus anche la sofferta femminilità e la scelta estrema di chi si sente, si manifesta e si trasforma in donna. Un pittore parlando con Biondani un giorno gli disse: “In fondo l’unica vera femminilità è quella non subita ma scelta consapevolmente” e seguendo questa traccia Entroterra vorrebbe celebrare la femminilità a 360°, libera, totale, di donne e uomini tutti.

Cristina Iotti continua con la sua coerente ricerca di lirica cromatica con alcune nuovissime opere inedite, ritraendo giovani teste femminili ritagliate su eleganti fondi arabescati, arazzi tessuti con la lievità della matita colorata che isolano nello spazio e nel tempo le sue figure. Le ragazze della Iotti sono esseri lontani che però ci tengono stretti alla loro essenza tramite oggetti molto personali e quotidiani, come un fermaglio per i capelli o un paio di orecchini, o con gesti e sguardi diretti, dettagli intimi che sporgono dalla carta per farsi presenti a noi nella loro immediatezza. Dalle matite di Cristina Iotti, emergono figure femminili cariche di realtà, per cui viene mostrata una certa empatia, volti facenti parte dell’ esperienza quotidiana e della sfera personale e affettiva dell’artista. I suoi personaggi sono colti e ritratti spesso di spalle, raramente in maniera frontale, quasi a farci entrare nel loro mondo senza far rumore, in seconda fila, così da consentirci di coglierle nel loro stato di riflessione e di assortimento. Uno stile terso con una spazio ben organizzato, dove lo stato d’animo delle donne raffigurate presagisce un processo di trasformazione interiore per passare da una vecchia identità a una nuova, con consapevolezza e determinazione.

Anche nelle sculture di Biondani viene raffigurata una trasformazione, in questo caso molto più dolorosa. Nicola Biondani presenta lavori molto recenti, alcuni realizzati appositamente per la mostra. Il bronzo e la terracotta sono i materiali con cui plasma le sue figure, corpi veri su cui leggere la nostra storia. Le sue figure vorrebbero avere l’epicità degli imperatori romani, ma non sono né eroi né dei, e si coprono con stole o cappelli. Lo scultore non ama le superfici lisce ma incide su cappotti e stoffe mille piccole rune, come le cicatrici che raccontano la storia di una vita, come l’epopea celebrata su un obelisco. Alcune delle sculture di Biondani sono incentrate sulla ricerca affannosa di una femminilità agognata, dopo anni di ricerca interiore, una difficile strada che alcuni uomini affrontano che non è mai il frutto di curiosità, noia o di un capriccio.
Così come per la metafora della crisalide, che subisce una mutazione e una trasformazione in farfalla, anche nelle sculture di Biondani si osservano corpi e visi trasformati, alla ricerca di un proprio sentire intimo. Colpisce l’opera in cui sul viso di un “ladyboy”, marcatamente femminile, si evidenziano sulle ciglia piccole cicatrici, segno indelebile e simbolo del dolore per raggiungere uno stato di verità, la storia di una vita che tende la suo compimento.

Crisalidi: gusci che proteggono, involucri da cui escono con determinazione storie di femminilità. Quindi un lavoro sull'immagine femminile e sul ritratto interiore, che unisce metaforicamente i percorsi dei due artisti che attraverso i mezzi diversi e una personale sensibilità e poetica espressiva ci portano alla bellezza.
Giuliana Mazzola



Sul corpo (e l’anima) delle donne
di Alessandra Redaelli

E’ un momento storico complesso, questo, per parlare di donne. Sfogliando i giornali ci si trova davanti un panorama desolante. Si viene presi d’assalto da eserciti di ragazzette che come unica dote possiedono un musetto gradevole e un bel paio di gambe, ma che fissano spavalde lo spettatore atteggiandosi a icone di stile, a modelli di ruolo, così penosamente impacchettate in abitini strizzati, issate su tacchi da passeggiatrici, ornate da accessori ipertrofici e griffati. Una risata sguaiata ha seppellito anni di battaglie femministe, cortei e rivendicazioni. E noi, generazione di mezzo, ci ritroviamo oggi spaesate, in bilico tra madri barricadere e figlie preadolescenti pericolosamente glamour e bamboleggianti; le madri a cui rubavamo l’ultimo numero di Amica per leggere di nascosto la rubrica delle lettere di Barbara Alberti e le figlie che ci rubano i cosmetici per assomigliare alla velina di turno.
Così diventa terribilmente complicato, oggi, pensare a una mostra sulla donna. Quale donna, prima di tutto? Crisalidi, involucri femminili è una riflessione che dal corpo, l’involucro, scende alle profondità dell’anima della donna. Una donna timida, forse spaventata dal momento che si trova a vivere è quella che ci offre solo un accenno di profilo nei lavori di Cristina Iotti. Sono attualissime, le ragazze di Cristina, in jeans e camicette alla moda. Ma nascondono un’anima antica, senza tempo, in quel loro negarsi a uno sguardo diretto, troppo indiscreto, nel rifugiarsi contro quegli sfondi floreali fino a mimetizzarsi in essi. Una mimesi in divenire, appena percettibile, che si rivela nel proseguire leggero della decorazione, come un tatuaggio, sulla pelle.
Cristina Iotti è una virtuosa del disegno. Nell’uso delle matite colorate ha raggiunto, in questi anni, un’abilità tale da lasciare sbalorditi. I dettagli dei capelli, le ciocche morbide che sfuggono alle acconciature complicate, sono rese con precisione fotografica. Così come la grana della pelle, il suo leggerissimo cambiare di colore su una schiena nuda, costretta da una spallina sottile. Nel tempo le sue ragazze sono cambiate. Prima erano corpi senza volto persi su sfondi neutri, a volte addirittura vuoti, quasi un nulla fluttuante. Pian piano si sono definite le teste. Rigorosamente voltate, però, a negare il viso per concedere solo la nuca. Oggi le ragazze stanno cominciando a osare di più. Qualcuna si mostra, anche se solo la fronte è in primo piano e gli occhi restano esclusi, abbassati. Qualcun'altra concede uno scorcio del viso e guarda fuori campo. Solo una alza decisa lo sguardo verso lo spettatore. Ma non è autentica sicurezza, la sua. Piuttosto una provocazione, un azzardo. Lo testimoniano il sorriso obliquo, vagamente strafottente, e il ciuffo ribelle in piedi sulla fronte.
Donne vere con le loro debolezze e le loro incongruenze, quelle di Cristina, come lo sono anche quelle scolpite da Nicola Biondani. Nelle mani dell’artista la pietra assume l’apparenza di una materia cedevole, morbida, sensuale. I volti sono ovali perfetti che mostrano appena qualche segno di cedimento ai lati del mento. E’ un abbassamento impercettibile, una di quelle debolezze che solo la diretta interessata, di solito, riesce a cogliere quando si scruta allo specchio per contare i segni del tempo. Più che al corpo, queste sono debolezze che appartengono all’anima. Un lento consumarsi dei pensieri, un segnarsi dello spirito sotto i colpi della vita.
Questo racconta Biondani nelle sue veneri più che umane. Le spalle leggermente curve, come sotto un peso invisibile, parlano di una stanchezza che non è mai sconfitta. Di una forza indomita, orgogliosa. Non c’è esibizione, in queste donne, solo una solida consapevolezza di sé. Un coraggio appena minato (ma non vinto) da una paura sottile, sottopelle. Una capacità atavica di armonizzare in sé le contraddizioni. Ma Biondani sa andare anche oltre. Quei torsi maschili, ossuti, incorniciati da scollature civettuole; quei visi squadrati, dai nasi importanti che sovrastano bocche assurdamente turgide; quelle braccia strette al petto in un atteggiamento di protezione e difesa; quelle facce pesantemente truccate parlano di un’altra femminilità. Una femminilità scelta e voluta a costo di una vita di umiliazioni e sofferenze. Parlano del momento in cui, tolte le ciglia finte, la parrucca e i lustrini, quello che resta è solo l’anima nuda, spoglia, stanca, ma ancora non sconfitta. Anima femminile nonostante il corpo, oltre il corpo. Anima di donna più che mai fiera di sé.

Orari di visita: dal giovedì al venerdì 15:00-19:00; sabato 11:00 -19:00
Telefono: 030.5233558; cell. 340/7781096

Website: 
www.entroterra.it
Contatti: info@entroterra.it; press@entroterra.it
Ingresso libero
Con il patrocinio della Regione Lombardia