RITENGO CHE SIA DOVERE DI CHIUNQUE E A MAGGIOR RAGIONE DI NOI ITALIANI, FARE DI TUTTO PER PROMUOVERE, SALVAGUARDARE E DIVULGARE L'ARTE IN TUTTE LE SUE ESPRESSIONI.
UNA SOCIETA' DISTRATTA SUI FATTI DELL'ARTE E' UNA SOCIETA' VOTATA ALL'IMPOVERIMENTO... E NOI, DA QUESTO PUNTO DI VISTA, LO SIAMO GIA' ABBASTANZA!






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domenica 28 settembre 2014

Margherita Martinelli Oltre la linea a cura di Chiara Gatti

Margherita Martinelli fotografata da Paola Beretti


Margherita Martinelli
Oltre la linea
a cura di Chiara Gatti 

inaugurazione: sabato 11 ottobre alle ore 18 
La galleria d'arte Palmieri presenta, in apertura di stagione, una mostra personale di Margherita Martinelli. 
Una panoramica ricca di oltre venti opere, tecniche miste su carta, legno e tela, illustrano
la ricerca svolta dall'artista negli ultimi due anni di lavoro e concentrata sul linguaggio stesso della pittura, sul valore espressivo della materia, su abbinamenti inediti fra componenti differenti, l'olio e l'acrilico, il carbone, la matita grassa, la lacca, il bitume, la foglia d'oro, mescolati a innesti reali, piccole cuciture, tasselli di carta, parole in libertà. Una sperimentazione formale che sposa il tema eterno del paesaggio, della marina, dell'orizzonte aperto, virato tuttavia in questi anni verso i
territori dell'astrazione, laddove le linee, i ritmi, le forme della composizione diventano protagonisti d'immagini sospese.

Dal testo a catalogo di Chiara Gatti: «Partita dalla narrazione di luoghi del nostro immaginario, orizzonti oceanici varcati da velieri e punteggiati di fari, oggi è approdata a una sintesi della visione che vira con garbo verso l'astratto. Quelle tracce conosciute di una natura benevola, popolata di libellule e fenicotteri, hanno lasciato spazio a scenari ariosi, al respiro ampio di una pittura che non racconta, ma evoca. Che parla di confini ideali, di limiti e insieme di prospettive lasciate aperte, complici il dilagare di superfici bianche algide e di uno studio stratigrafico concentrato sui piani della composizione, memoria orizzontale di un paesaggio che si sviluppa disteso, lungo la linea del tramonto. Davanti alle opere recenti – che anche nei titoli, come Pensieriveloci, tradiscono il passaggio a una dimensione trascendente – la sensazione che si ricava è di sospensione. Siamo tutti
sospesi a filo d'acqua, sospesi a mezz'aria, sospesi a pochi metri dal fondo, sospesi nel vuoto e sospesi nel sogno». 

Margherita Martinelli nasce a Crema nel 1981, vive e lavora a Milano. Si laurea all’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano e continua la sua formazione artistica a Tokyo, dove apprende e sperimenta le tecniche antiche tradizionali della pittura giapponese. Questa significativa esperienza la porta alla chiara decisione di voler fare l’artista. Inizia ad
esporre con gallerie d’arte di Milano, Bergamo, Ravello, Genova e Torino che promuovono il suo lavoro con mostre personali, mostre collettive e fiere d’arte in tutta Italia e all’estero (MiArt, ArtVerona, Set up Bologna, AAF Milano, AAF Roma, AAF New York, SWAB Barcellona). Dal 2005 al 2007 svolge l'attività di tutor nel corso di Plastica
ornamentale e scultura presso l’Accademia di Belle Arti di Brera,, tenuto dallo scultore Guido Lodigiani. 
Le sue opere sono trattate dalla galleria Palmieri (Busto Arsizio), galleria Federico Rui Arte Contemporanea (Milano), galleria Ghiggini (Varese). 
Per l’estero: Barsky gallery di New York e galerie Kallenbach di Coblenza. 

Margherita Martinelli
oltre la linea
11 ottobre - 8 novembre 2014
orari: da martedì a sabato dalle 15.30 alle 1930
galleria d'arte palmieri
Via G. Mameli, 24
21052 Busto A. (VA)
Tel. e fax. 0331639334
info@galleriapalmieri.it - www.galleriapalmieri.it

martedì 19 agosto 2014

Giacometti al MAN






«Giacometti e l'arcaico»
a cura di Pietro Bellasi e Chiara Gatti
MAN - Museo d'Arte Provincia di Nuoro
24 ottobre 2014 - 28 gennaio 2015

«Tutta l'arte del passato, di tutte le epoche, di tutte le civiltà, apparve davanti a me. Tutto era simultaneo, come se lo spazio avesse preso il posto del tempo».


Comunicato stampa


Il Museo MAN di Nuoro annuncia, per il prossimo autunno, la mostra «Giacometti e l'arcaico».
Curata da Pietro Bellasi e Chiara Gatti, la mostra, ricca di una settantina di pezzi, svelerà al pubblico il grande fascino che la statuaria d'epoca antica, egizia ed etrusca, greca, sumera o africana, esercitò agli occhi del maestro del Novecento celebre per le sue figure in cammino, le donne immote e silenziose come idoli del passato.

«Tutta l'arte del passato, di tutte le epoche, di tutte le civiltà, apparve davanti a me. Tutto era simultaneo, come se lo spazio avesse preso il posto del tempo». Da questa confessione straordinaria nasce l'idea di restituire ai capolavori di Alberto Giacometti (1901-1966) la loro dimensione d'eternità, avvicinando alle sue sculture sottili e longilinee, scavate nella materia come reperti archeologici, una selezione preziosa di reperti reali, usciti dai migliori musei italiani d'arte antica.

I prestiti importanti delle opere di Giacometti, concessi dalle maggiori collezioni svizzere oltre che dalla Peggy Guggenheim Collection di Venezia, saranno accostati per la prima volta alle opere arcaiche del Museo Archeologico Nazionale di Cagliari, del Museo Civico Archeologico di Bologna, del Museo Civico di Palazzo Farnese a Piacenza e del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia.

Il maestro e i suoi antenati animeranno un percorso sviluppato per temi e iconografie, basato su un gioco di rimandi, di sguardi incrociati fra i capolavori dell'artista e i suoi modelli arcaici sottratti al tempo e ricollocati nello spazio assoluto, della contemporaneità.
Dagli studi condotti negli anni sui punti di contatto fra l'opera di Giacometti e la statuaria d'epoca antica – dall'arte egizia a quella sumera, dai manufatti dell'età del bronzo all'arte greca fino alla scultura africana – è emersa infatti la possibilità di costruire una mappa delle iconografie del passato e delle culture più amate dall'artista, prese a modello per la sua riflessione contemporanea, tesa alla ricerca di forme espressive ancestrali, capaci di rappresentare l'uomo moderno in una visione eterna, in un recupero delle origini e della nostra storia.

Un viaggio affascinante nel tempo (e nello spazio), dimostrerà allora come la sua Femme qui marche, eseguita fra il 1932 e il 1936, riproponga gli stessi canoni di stilizzazione del corpo, la frontalità, la ieraticità, il passo breve avanzato della gamba sinistra, concetto puro di movimento, ispirato all'iconografia egizia.
Nell'ambito dell'art nègre, le Insegne Dogon o le Figure Mumuye della Nigeria con il ventre piatto e allungato, sono testimonianze di immagini dello spirito, forma visibile di un invisibile che l'uomo porta dentro di sé, e che Giacometti studiò a fondo per sue sculture dalle teste minute e il busto fortemente allungato.

Le celebri figure di origine etrusca, come gli Aruspici dai corpi “a lama” del Museo di Villa Giulia a Roma, scoperti dall'artista durante il primo viaggio in Italia fra 1920 e 1921, sembrano tornare idealmente nelle forme immote dello scultore con le quali condividono linearismo, compostezza e armonia. Allo stesso modo il dialogo con i bronzetti nuragici – che segnano un legame con il territorio sardo – può essere spiegato attraverso le parole dello storico dell'arte Giuseppe Marchiori dedicate proprio al sapore antropologico della ricerca di Giacometti e alle forme dei suoi corpi «esili come guerrieri nuragici, senza lance e scudi, oppure simili all'idolo volterrano, agli uomini della notte».

Procedendo per confronti, ecco infine certe piccole Kore di bronzo, con le loro fogge compatte, le braccia stese lungo i fianchi, ricordare la delicatezza delle opere più esili di Giacometti, quelle figure alte pochi centimetri, come l'immagine di Silvio debout; mentre taluni ritratti di Diego o di Annette seduta sono accostabili agli oranti di cultura egizia, alle statue templari o alle prefiche inginocchiate, con la classica posa delle mani aperte, poggiate sulle ginocchia piegate.



Ufficio Stampa
Studio ESSECI di Sergio Campagnolo
Tel 049.663499
gestione2@studioesseci.net ; www.studioesseci.net

mercoledì 12 febbraio 2014

Muse inquietanti. Ritratte da uomini inquieti a cura di Chiara Gatti



Muse inquietanti. Ritratte da uomini inquieti
a cura di Chiara Gatti
Nuova Galleria Morone  
Via Nerino 3 20123 Milano
13 febbraio | 30 aprile

artisti:
Sylwester Ambroziak, Georg Baselitz, Giuseppe Bergomi, Agenore Fabbri, Lucian Freud, Domenico Grenci, Marco Perroni, Karl Plattner, Giovanni Sesia

dialogano con: Rembrandt Harmenszoon van Rijn

Nuova Galleria Morone è lieta di presentare la mostra ”Muse inquietanti. Ritratte da uomini inquieti”.
Madri, mogli, muse, amanti. Nel panorama della storia dell'arte, molti sono i ruoli rivestiti delle donne nelle immagini che ne hanno svelato la storia o rubato un pezzetto di anima. Ma lo sguardo puntato su di loro è stato sempre naturalmente duplice. Da un lato, la prospettiva di donne che hanno raccontato altre donne. Da Artemisia Gentileschi a Käthe Kollwitz, sino a Louise Bourgois, per fare solo qualche esempio. Dall'altro lato, ci sono stati invece uomini che hanno indagato l'universo femminile per farsene interpreti, oppure perché si sentivano protagonisti della vita delle loro donne, avendo avuto l'opportunità di conoscerle intimamente.
Basti pensare al grande Rembrandt (1606-1669) che di donne – fra la moglie, la balia e la domestica – ne ha amate tante e altrettante ne ha ritratte. Oppure a Egon Schiele che, per colpa proprio delle donne, adolescenti disinibite come la sorella Gerti, la prima compagna Wally o la moglie Edith, finì addirittura in prigione, accusato di adescamento. Povero Schiele, colpevole solo di aver descritto, con segni troppo crudi, l'angoscia della vita, appesa disperatamente a un corpo indifeso.
Tanti sono i casi di dipendenza di una donna dal suo interprete al cavalletto, a cui sembra essersi affidata senza veli; ma si tratta spesso di situazioni da leggere al contrario, come forme di dipendenza dell'artista stesso dal suo modello. Cézanne ritrasse la moglie Hortense infinite volte, infliggendole lunghe ed estenuanti sedute di posa. Lei quasi lo detestava! Lui, viceversa, vedeva rispecchiato in lei il suo amore per la natura delle cose. Non poteva fare a meno di osservarla, studiarla, ritrarla, per una questione squisitamente egoistica.
Lette in quest'ottica, la madre, la moglie, la musa, l'amante diventano specchi dell'animo dell'autore che su di loro, nelle loro pose inquiete e contorte, nei tratti di volti spigolosi come aculei, riversano una parte di sé, si mettono a nudo, rivelano se stessi.
Al di là dei luoghi comuni, dei cliché, degli stereotipi che vedono nelle donne “ritratte” i temi classici della fragilità, della dolcezza, della seduzione messe in mostra, ecco allora una mostra che parla stranamente di uomini, attraverso le loro donne. Una mostra di “autoritratti” allo specchio, animata da nove artisti del Novecento, fra maestri storici e giovani emergenti, messi idealmente in dialogo con un capolavoro inciso di Rembrandt, uno dei suoi celebri nudi inghiottiti dall'ombra.
Agenore Fabbri (1911-1998) trasferì nelle sue femmine dagli occhi pesti e i corpi squartati il dramma della guerra, patito in prima linea sul fronte jugoslavo, prima di unirsi alla Resistenza e approdare a Milano nel '45 dove abitò per mesi fra le panchine della Stazione Centrale e gli interni scassati di una Balilla. Lucian Freud (1922-2011) puntò il proprio obiettivo sull’individuo inteso come pura fisicità, immortalando gli aspetti più labili del corpo, ossessionato per la sua decadenza. Da qui le figure fuori scala, fortemente scorciate, in posizione supina, contorta, sdraiate su pavimenti duri e sporchi. Arrendevoli, osceni nelle loro nudità imbarazzanti, i suoi personaggi alludevano alla sua stessa difficoltà di comunicazione e alla solitudine vissuta all'interno di una coppia.
Un lascito ideale e un sentimento tosto dell'esistenza, condivisi da altri autori intensi come Plattner (1919-1986) o Baselitz (classe 1938) e raccolto anche da artisti contemporanei come Giovanni Sesia (classe 1955) che unisce pittura e fotografia in opere simili a diari di viaggio, scritti sulla pelle nuda delle sue figure; o come lo scultore Giuseppe Bergomi (classe 1953) abilissimo nell'affidare alla terra cruda nudi di femmine volitive, spigolose come quelle di Schiele, anime di un suo mondo raggelato nell'attesa.
Fra i più giovani, Domenico Grenci (classe 1981) è autore di volti acquosi, tenui come la memoria e la dimenticanza; Marco Perroni (classe 1970) è interprete di un corpo spezzato e molesto, sinonimo di affanni interiori espressi a suon di zampate sulla tela; e infine il polacco Sylvester Ambroziak (classe 1964) sembra scolpire le sue forme aspre nel legno con l'accetta, per comunicare la rabbia di creature a caccia di una identità perduta. 

domenica 12 maggio 2013

Spazio Transiti Arte contemporanea a Marina di Scarlino 25 maggio – 30 ottobre 2013



Spazio Transiti
Arte contemporanea a Marina di Scarlino

25 maggio – 30 ottobre 2013 

Inaugurazione sabato 25 maggio, ore 18.00 

Marina di Scarlino (Gr), Località Puntone
a cura di Paolo Campiglio con la collaborazione di Chiara Gatti 

Con la stagione primavera-estate 2013 s’inaugura a Marina di Scarlino (Gr) uno spazio dedicato all’arte contemporanea. Il progetto, ideato e sostenuto da Leonardo Ferragamo, con il coordinamento di Nicolò Sabellico, rappresenta un’iniziativa importante nel panorama dei porti turistici italiani. “Coniugare l’arte e il mare, fiori all’occhiello della cultura e dell’identità del nostro Paese, e innovare il comparto nautico attraverso la promozione di eventi culturali che coinvolgano nuovi ambienti e nuovi mondi,” (Nicolò Sabellico), sono i presupposti da cui prende vita questo nuovo centro espositivo, fucina e punto di incontro di artisti affermati e giovani emergenti.
Per cinque mesi uno dei punti di approdo più rinomati della Maremma Toscana, location strategica che seduce sportivi e turisti provenienti da tutto il mondo, si trasformerà in una vera “isola culturale” con una fitta rassegna di mostre ed eventi d’arte che coinvolgeranno alcuni protagonisti della scena artistica italiana e internazionale. Le loro opere – dipinti, sculture, fotografie e installazioni monumentali site-specific – occuperanno gli spazi aperti della struttura, le zone verdi e lo Spazio Transiti, un ambiente di circa 100 metri quadrati, dove verranno allestite, di volta in volta, cinque esposizioni legate ad altrettanti percorsi tematici. Temi trainanti di questo inedito progetto, l’energia, risorsa legata al genius loci e ingrediente propulsore del fare arte, il tempo, variabile sfuggevole e patrimonio antropologico, il viaggio, spostamento fisico e condizione randagia dell’esistenza, l’ombelico del mondo, metafora di un punto di contatto fra cielo e terra e passaggio verso un'altra dimensione, e l’acqua, archetipo junghiano che genera, uccide e preserva lasciando affiorare resti e segreti. 

Con lo “Spazio transiti” Marina di Scarlino intende allestire, su modello anglosassone e in linea con una vocazione per l'arte entrata nella filosofia delle maggiori aziende e maison italiane, un centro dedicato alla ricerca estetica, entro una struttura e un contesto altamente sofisticati che si caratterizzano come luogo di sosta e di permanenza, non solo di transito. Accanto ai servizi e alle opportunità commerciali per il turista, oltre che per gli appassionati del mare e della vela, Marina di Scarlino offre per la prima volta un innovativo modello di coesistenza tra proposta artistica e paesaggio toscano che si inserisce in un disegno più ampio di riqualificazione del luogo e di valorizzazione delle risorse naturali del territorio.
La selezione degli artisti offre un quadro composito dell'arte contemporanea italiana e verte sul dialogo fra nomi consolidati (alcuni scelti per la prossima Biennale di Venezia) e ultime generazioni, emersi recentemente nelle più note manifestazioni e nei premi nazionali. Un connubio che rispecchia il volto stesso del Porto di Scarlino dove la tradizione abbraccia la direzione giovane ed energica di un team di curatori sensibili ai valori sociali e culturali del luogo. 

ARTISTI COINVOLTI: Gregorio Botta, Marc Bowditch, Silvia Camporesi, Renzo Chiesa, Marco Di Giovanni, Alberto Gianfreda, Mirco Marchelli, Elena Modorati, Daniela Novello, Patrizia Novello, Paola Pezzi, Daniele Salvalai, Lucia Sammarco, Nanni Valentini, Nicola Villa, Velasco Vitali. 

Programma espositivo
WIND AS ENERGY
Paola Pezzi, Lucia Sammarco, Marc Bowditch Spazio Transiti
25 maggio - 25 giugno 2013

La mostra propone una riflessione sul concetto di energia come risorsa legata al genius loci, agli elementi naturali del luogo e suggerisce la valorizzazione e il rispetto delle ricchezze territoriali attraverso alcune presenze d’arte: i feltri di Paola Pezzi, le composizioni filiformi di Lucia Sammarco gli acquerelli di Marc Bowditch riflettono in modi differenti e complementari sull’energia come metafora del processo artistico. Il vento come flusso e come ispirazione, il movimento e la staticità apparente, l’equilibrio come emblema della precarietà, ma anche l’inesorabilità delle regole della fisica e della natura, sono alcuni dei temi trattati dagli artisti. 

All’esterno installazioni site-specific di Alberto Gianfreda (25 maggio – 26 luglio 2013)
LA FORMA DEL TEMPO Mostra personale di Elena Modorati Spazio Transiti
26 giugno-26 luglio 2013

Le composizioni su cera e le fragili carte della Modorati adottano il tempo e la memoria come patrimonio antropologico di inesauribile valore. La sua opera costituisce una riflessione continua sul significato del fare arte, come metafora della vita, ma anche come emblema di una condizione contemporanea in cui il concetto di tempo, sempre più parcellizzato, richiede un approccio differente. Il recupero della dimensione rituale e sacra dell’arte, anche mediante le pratiche della manualità è uno dei temi affrontati in questa mostra da Elena Modorati. 

PAESAGGI ARITMICI Fotografie di Silvia Camporesi Spazio fotografia
TRAVELLING AWAY
con opere di Velasco Vitali e di Nicola Villa Spazio Transiti
27 luglio- 27 agosto 2013

Il viaggio come “falso movimento”, il viaggio come condizione randagia dell’esistenza, lo spostamento fisico metafora di una nuova valutazione ottica e come cambiamento di prospettiva, il viaggio come autoritratto, viaggio mentale, ma anche di scoperta e (ri)scoperta, viaggio d'approdo o di ritorno, connesso ai temi della diaspora e della migrazione. 

ON THE ROCK Fotografie di Renzo Chiesa Spazio fotografia
All’esterno installazioni di Daniela Novello e Marco Di Giovanni
L’OMBELICO DEL MONDO Mirco Marchelli, Nanni Valentini Spazio Transiti
28 agosto -28 settembre 2013

L'ombelico del mondo, come luogo fisico ma anche mentale, centro nevralgico e chiave di volta, simbolo di equilibro e riequilibrio. Quello che gli artisti hanno indagato come metafora di un punto di contatto fra cielo e terra, porta, “gate”, passaggio verso un'altra dimensione. Storia mitica e archeologia sposano riflessioni contemporanee. 

All’esterno installazioni di Daniele Salvalai (28 agosto-30 ottobre 2013)
ON THE WATER Gregorio Botta Patrizia Novello Spazio transiti
30 settembre-30 ottobre 2013
L'acqua, la sua magia, il suo potere. L'acqua che cristallizza, lascia affiorare segreti, plasma le rocce, scava sentieri. Creare per sottrazione: questa la vocazione di autori che hanno immaginato paesaggi fluidi, onde, risacche, come specchio dell'animo e dei suoi moti, ma anche come indagine sulla forma pura e i suoi mutamenti nel tempo.
25 maggio – 30 ottobre 2013 


SPAZIO TRANSITI
Località Puntone, Marina di Scarlino (Gr)
Orari d’apertura: tutti i giorni, 10.00-12.00/17.00-23.00 Per informazioni: Nicolò Sabellico, tel. 3356899931 www.marinadiscarlino.com

Per informazioni e materiale stampa:
UFFICIO STAMPA ANTEA
anteapress@gmail.com