RITENGO CHE SIA DOVERE DI CHIUNQUE E A MAGGIOR RAGIONE DI NOI ITALIANI, FARE DI TUTTO PER PROMUOVERE, SALVAGUARDARE E DIVULGARE L'ARTE IN TUTTE LE SUE ESPRESSIONI.
UNA SOCIETA' DISTRATTA SUI FATTI DELL'ARTE E' UNA SOCIETA' VOTATA ALL'IMPOVERIMENTO... E NOI, DA QUESTO PUNTO DI VISTA, LO SIAMO GIA' ABBASTANZA!






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martedì 3 ottobre 2017

A proposito di LUOGHI [IN]STABILI*... la personale di Matteo Tenardi a Roma


Si è inaugurata ieri la mostra, curata da Giuditta Elettra Lavinia Nidiaci, di Matteo Tenardi, a Roma negli spazi di Fondamenta, la sede espositiva di INSIDE ART, LUOGHI [IN]STABILI*, prodotta da Casa d'Arte San Lorenzo in collaborazione con il C.R.A.

LA MOSTRA

















L'INAUGURAZIONE


Domenico Di Genni e Fabiano Parisi


con Fabiano Parisi

con Annamaria Brizzi


Paolo Bacchereti con Giuditta Elettra Lavinia Nidiaci




con Guido Talarico, Matteo Tenardi, Giuditta Elettra Lavinia Nidiaci







mercoledì 20 settembre 2017

Luoghi [In]Stabili - personale di Matteo Tenardi

Il momento tanto atteso è arrivato!
Il prossimo 2 ottobre si inaugura a Roma, la personale di Matteo Tenardi 
curata da Giuditta Elettra Lavinia Nidiaci, presso gli spazi di Fondamenta...
Poi non dite che non vi avevo avvisato!!!



Luoghi [In]Stabili
personale di Matteo Tenardi
a cura di Giuditta Elettra Lavinia Nidiaci
2 ottobre - 14 ottobre 2017

Si inaugura Lunedì 2 ottobre alle 19:00, negli spazi di Fondamenta Gallery a Roma, la personale di Matteo Tenardi Luoghi [In]Stabili* a cura di Giuditta Elettra Lavinia Nidiaci. La mostra - promossa da Casa d’Arte San Lorenzo - presenta un ciclo di opere con attitudine di tipo installativo e site-specific, ma con intento retrospettivo, in quanto il corpus di opere scaturisce da un periodo di ricerca da parte dell’artista maturato in circa tre anni. Ospitata da Fondamenta Gallery dal 2 al 16 ottobre, Luoghi [In]Stabili* rivela immediatamente allo spettatore un indizio circa il suo concept mediante il titolo stesso della mostra: in letteratura infatti, a livello formale, le parentesi quadre rappresentano una pausa, una sospensione, riconducibile al vuoto esistenziale che abita nelle figure iperrealiste dipinte da Tenardi, vere e proprie sagome affiancate da oggetti-feticcio legati al vissuto del soggetto rappresentato. Così scrive la curatrice Giuditta Elettra Lavinia Nidiaci nel catalogo della mostra, edito da Inside Art: “Le opere di Matteo Tenardi trasudano impellente esistenzialismo, ma anche immobilismo, nostalgico attaccamento al luogo, ad un intimo e personale hortus conclusus, ad un’età dell’oro vana, ma che ogni volto o placida figura intende utopicamente attendere instancabilmente: l’ancora che ci lega ai luoghi resi instabili da una contemporaneità millantata, incerta, indecifrabile come una nebulosa eterogenea, è di volta in volta diversa, si fa scultura con attitudine installativa, unicum, ibrido d’arte, ove campeggia una pittura che per l’occasione si delinea come sagome animate solo dalla loro impotenza, rivolta ai confini spazio-temporali; a guidare la frustrazione di corpi ed espressioni dei personaggi di Tenardi sono oggetti-feticcio, o appunti preziosi raccolti e collezionati dall’artista”. La mostra si propone come vero e proprio ciclo riassuntivo a completamento delle opere esposte nella mostra Luoghi Instabili* *la deriva delle cose e il ciclo dell’acqua, inaugurata lo scorso 9 settembre presso lo Spazio Testoni di Bologna e in corso fino al prossimo 28 ottobre.

Fondamenta Gallery
via Fraccaroli - Roma

Catalogo in sede mostra

Organizzazione
Casa d'Arte San Lorenzo
in collaborazione con C.R.A.

info:
Casa d'Arte San Lorenzo
www.arte-sanlorenzo.it
galleria@arte-sanlorenzo.it
0571 43595




C.R.A.
Centro Raccolta Arte
centroraccoltaarte@yahoo.it
 

Fondamenta Gallery
 fondamenta@insideart.eu
tel: 06/8080099

venerdì 3 febbraio 2017

ASFISSIA personale di Massimiliano Alioto a cura di Luca Beatrice

E' difficile per me raccontarvi di Massimiliato Alioto.
Per la stima che ho nei suoi confronti, per il piacere che provo nel leggere i suoi dipinti o semplicemente perchè è un grande artista.
Allora ci proverà lui stesso con questa mostra personale a Milano.

Massimiliano Alioto, Asfissia, Olio su tela 190 x 150 cm


ASFISSIA
personale di Massimiliano Alioto
a cura di Luca Beatrice
 
M.A.C. Musica Arte e Cultura
Dal 14 Febbraio 2017 al 17 Febbraio 2017

Enti promotori:
Fondazione Maimeri
ARTE.it (media partner)

Comunicato Stampa:
Fondazione Maimeri presenta "Asfissia" una mostra di Massimiliano Alioto al M.A.C. a Milano dal 14 al 17 Febbraio 2017. Il progetto Asfissia ha origine dall’idea di una “variazione sul tema” a partire da un grande quadro dell’Ottocento italiano Asfissia di Angelo Morbelli. Progetto articolato, fortemente stratificato e ricco di rimandi incrociati, Asfissia è insieme un omaggio alla grande pittura tardo-simbolista italiana, alle suggestioni romantiche ancora presenti sotto la pelle della contemporaneità, una riflessione sullo specifico del linguaggio pittorico (la pittura di genere, la natura morta, la destrutturazione dell’immagine, il rapporto sempre più incerto tra figurazione e astrazione), oltre che un gioco a rimpiattino con lo spettatore, che si dovrà districare tra la semplice bellezza e naturalezza di una nuova, originale “pittura di fiori” negli anni Duemila, i rimandi e i debiti che l’arte contemporanea ha con la sua tradizione, il gioco di rimandi e di citazioni tra pittura e narrazione, tra riferimenti cinematografici e suggestioni letterarie, tra decoratività e riflessione filosofica.

ORIGINE DEL PROGETTO: MORBELLI, BAUDELAIRE E LA “NERA” 
Il progetto Asfissia di Massimiliano Alioto si sviluppa a partire dalla suggestione provocata nell’artista dall'omonimo quadro del 1884 di Angelo Morbelli, che a sua volta trasse ispirazione da un lato dalla celebre poesia di Charles Baudelaire "La morte degli amanti”, e dall’altro da un drammatico fatto di cronaca nera dell'epoca, incentrato sulla morte di due amanti per asfissia in un albergo di Milano.

DESCRIZIONE
Nel dipinto, Morbelli descrive la scena con un uso sapiente di luci ed ombre e tramite un'accurata costruzione prospettica dell’ambiente, ponendo in primo piano la tavola imbandita, che occupa tre quarti della tela: bottiglie di liquori e champagne, bicchieri semivuoti, tazze da caffè, porcellane, candelabri che esalano l’ultimo flebile filo di fumo, un orologio sullo sfondo che segna implacabile l’avvento del giorno; sulla ribalta dietro al tavolo ci sono un foglio, un calamaio ed un revolver, forse l'unico elemento tangibile della volontà degli amanti: ci troviamo dunque di fronte ad un giallo, ad un rebus. In basso a destra c'è una valigia appena dischiusa, dalla quale sembrano uscire fiori recisi che si spargono su tutto il pavimento della stanza, fiori quasi appassiti che richiamano il decadimento tipico della morte, tema ricorrente nella poesia simbolista; sempre a destra, ma in secondo piano, si scorgono nella penombra i corpi esanimi dei due amanti, lui disteso a terra e lei sul divano illuminata soltanto dalla luce fioca che filtra dalla finestra. Fu un duro colpo per Morbelli quando la critica stroncò il suo dipinto per “l’incapacità dell’opera di commuovere gli animi”: l’artista decise dunque di tagliare una parte della tela, inviandola a Londra per la mostra “The Italian Exhibition” del 1888.

ASFISSIA: CITAZIONI E VARIAZIONI SUL TEMA
Il progetto di Massimiliano Alioto prende corpo proprio a partire dalla parte sinistra del quadro di Morbelli, quella che rimase a Brera, dove si può respirare l’atmosfera del giallo, dell’enigma di una misteriosa vicenda d’amore e di morte – la storia di un amore impossibile. Partendo da un primo rifacimento dell’opera di Morbelli, l’artista estende la sua ricerca elaborando, ripetutamente fino quasi all’ossessione, l’elemento apparentemente meno centrale e tuttavia più espressamente simbolico dell’opera di Morbelli: i fiori recisi che giacciono a terra di fronte al tavolo. I fiori recisi sono infatti una metafora dell’effimero senso dell’amore e della caducità della stessa vita, temi cari alla poesia decadentista che ispirò lo stesso Morbelli. Alioto riprende dunque il soggetto dei fiori, ripetendo centinaia di volte, quasi compulsivamente, l’elemento decorativo del fiore, fino a tendere a tratti alla “sparizione” della stessa immagine in un magma informale di grande virtuosismo tecnico. Il tema delle caducità della vita e dell’amore, caro a tanta pittura ottocentesca come alla poetica decadentista, diventa così metafora della stessa caducità dell’immagine nell’era della iper-riproducibilità tecnica delle immagini virtuali, riflessione filosofica sul senso stesso del dipingere e creare immagini nell’epoca di internet, ragionamento concettuale sulla forma, sul sempre più labile rapporto tra riproduzione e realtà, tra figurazione e astrazione, tra gesto pittorico e percezione visiva dello spettatore. Nelle decine di opere incentrate sul tema dei fiori di cui si compone la mostra, si alterna infatti una pittura di chiara matrice figurativa, ricca di dettagli, a una pittura che si fa via via sempre più informale, improntata sulla gestualità e tendente spesso all’astrazione pura.

I QUADRI
Da una parte, ci sono circa cinquanta quadri di diverse dimensioni che rappresentano le diverse e molteplici “variazioni” sul tema dei fiori, con tutte le diverse declinazioni formali, tonali e compositive, che spaziano da una pittura più descrittiva a una gestuale e astratta. Vera e propria prova di virtuosismo stilistico e compositivo – al pari degli “Esercizi di stile” di Raymond Queneau tradotti in Italia da Umberto Eco –, quella di Alioto diventa però innanzitutto un’articolata riflessione sul tema della pittura, dello stile, della ridefinizione del genere pittorico come grimaldello per riflettere sul senso e sulla tenuta, dal punto di vista concettuale, dello statuto stesso del dipingere negli anni Duemila.

I DISEGNI
Dall’altra, c’è l’omaggio esplicito alla tradizione pittorica italiana prima delle avanguardie, a quel periodo straordinario e ricco di stimoli, in parte simile e per molti versi coincidente con il nostro, che sta tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, fatto di eclettismi, di contaminazioni stilistiche e di citazioni incrociate, di riflessione spirituali e psicologiche (la scoperta dell’inconscio, la pittura come grimaldello per andare oltre il reale, etc.). Ecco allora, parte integrante del progetto editoriale, una serie di ritratti di “fantasmi” (Ghosts): ovvero il ritratto di quei pittori e scrittori che hanno “formato”, a livello estetico e intellettuale, la coscienza collettiva della cultura italiana nel difficile passaggio di secolo tra Ottocento e Novecento. Ma anche in questo caso, come in un gioco di specchi, i volti ormai storicizzati e sempre più lontani dei “maestri” (da Baudelaire a Max Klinger, da Alma Tadema a Matisse, passando per Previati, Courbet, Adolf Wildt, i Preraffelleti, i Simbolisti fino a Constantin Brancusi), si fanno, col passaggio da un disegno all’altro, sempre più labili e rarefatti, quasi la loro stessa realtà tendesse piano piano a scomparire e farsi sogno, illusione ottica, bizzarra scomposizione prospettica e paradosso visivo.

I TESTI CRITICI
La pubblicazione è corredata da un testo critico di Luca Beatrice, che pone il suo accento sulla straordinaria contemporaneità di Alioto, che pur volge il suo sguardo al passato, ed un saggio di Giuditta Elettra Lavinia Nidiaci, che affronta in maniera critica e storica il rapporto tra Amore&Morte nella cinematografia della Nouvelle Vague.

Come un moderno “vate” simbolista, Alioto accompagna lo spettatore, attraverso un salto temporale, alla scoperta di un capolavoro nascosto della storia della pittura italiana dell’Ottiocento, raccontandoci la storia dell'amore tormentato e romantico tra un artista e la sua musa.
 

lunedì 5 settembre 2016

L'Attesa - Matteo Ciardini - a cura di Giuditta Elettra Lavinia Nidiaci

E' con grande piacere che vi segnalo questa mostra curata dalla brava Giuditta Elettra Lavinia Nidiaci a Pietrasanta dell'artista Matteo Ciardini...
 
 



L'Attesa
Matteo Ciardini
a cura di Giuditta Elettra Lavinia Nidiaci

S.T.ART - Save Tourism & Art
con la collaborazione di Paola Raffo Arte Contemporanea
 
inaugurazione mostra : sabato 10 settembre 2016 h. 18.30
esposizione: dal 10 settembre al 2 ottobre 2016
luogo: Sala delle Grasce, Centro Culturale "L. Russo"
Pietrasanta
orario: tutti i giorni 11-13/16-20
ingresso libero

martedì 2 giugno 2015

"Cardboard towns" | "Città di cartone" Acrilici e disegni di Marco Bigliazzi a cura di Giuditta Elettra Lavinia Nidiaci



"Cardboard towns" | "Città di cartone"
Acrilici e disegni di Marco Bigliazzi

6 Giugno –  14 Luglio, 2015
Inaugurazione Sabato 6 Giugno 2015, ore 19
Cuore di Vetro - Max Beerstr. 33, Berlin, Germany
 a cura di Giuditta Elettra Lavinia Nidiaci

Concept.
L'opera di Marco Bigliazzi dona vita alle Città di Cartone, quando protagoniste assolute del silenzio e della quiete, quando cristallizzazione di una inarrestabile concitazione urbana:  la desolazione o la sovreccitazione fissate in un'atmosfera sospesa. Qui la figura umana è un'assenza: solo l'artista stesso (regista) e lo spettatore (pubblico), si limitano ad osservare fuori dalla cornice. La città diviene rappresentazione di paesaggi della mente in una serie di istantanee immaginarie. Per l'artista "lo stile non è un fine, bensì un risultato": nella campitura piatta di colore di un cielo terso e nella giustapposizione di luci e ombre possiamo ritrovare Hopper, in una nuvola rarefatta Munch, altrove chiazze informali o addirittura un Petrus più "sporco": potremmo citare mille influenze e riferimenti, ma si tratta pur sempre di citazioni involontarie e casuali nel lavoro dell'artista, allineate e sintetizzate nella facilità del disegno prima e nella profondità del colore, data dal gioco del lucido-opaco, poi. Si tratta di acrilici su tela o cartone e disegni a tecnica mista su carta - dove pastelli, grafite, marker e penna biro si mescolano con disinvoltura, in serie come gli Schizzi fritti e gli Schizzi al forno, titoli che individuano in maniera incongrua disegni dalle caratteristiche formali analoghe. La stessa assurdità fa capolino anche dai titoli dei dipinti, dove un corrusco edificio industriale prende il nome di Ritratto di zampognaro o un'area ferroviaria si presenta come Natura morta con mandolino scordato.

Bio.
Marco Bigliazzi scarabocchia da quando aveva due anni – come tutti, solo che lui non ha smesso. Oltre a questo, scrive (sceneggiature e altro), suona (la batteria) ed è un regista e autore di cartoni animati. Le sue serie animate La Banda Volante (2008) e Taratabong (2010) sono distribuite in mezzo mondo. Nel 2011 una sua personale di dipinti e disegni è stata ospitata dal Centro Espositivo e Museale SMS di Pisa. È laureato in Storia dell'Urbanistica. A quanto pare, gli interessa molto la città, anzi, la metropoli.