RITENGO CHE SIA DOVERE DI CHIUNQUE E A MAGGIOR RAGIONE DI NOI ITALIANI, FARE DI TUTTO PER PROMUOVERE, SALVAGUARDARE E DIVULGARE L'ARTE IN TUTTE LE SUE ESPRESSIONI.
UNA SOCIETA' DISTRATTA SUI FATTI DELL'ARTE E' UNA SOCIETA' VOTATA ALL'IMPOVERIMENTO... E NOI, DA QUESTO PUNTO DI VISTA, LO SIAMO GIA' ABBASTANZA!






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domenica 26 maggio 2013

PISCINACOMUNALE .INSTABILE. DIEGO CINQUGRANA // NARCISA MONNI A cura di Davide Mariani



PISCINACOMUNALE

.INSTABILE.

DIEGO CINQUGRANA // NARCISA MONNI
A cura di Davide Mariani

31-05 / 22-06 2013

Opening: Venerdì 31 maggio h: 19:30 via Campiglio, 13 Milano
+
Special guest: Giovanni Gaggia


INSTABILE

L’attuale momento storico appare fortemente caratterizzato da eventi che quotidianamente ne sconvolgono e modificano gli assetti politici, economici e sociali; Attraverso i lavori di Narcisa Monni e di Diego Cinquegrana possiamo cogliere due reazioni differenti nei confronti della tendenza al conformismo, propria della cultura del mondo globalizzato. Le opere di Narcisa Monni rivelano un mondo chiuso, a tratti claustrofobico, in cui la ricerca di protezione trova espressione nella dimensione domestica, come chiaro segnale dell’impossibilità di affrontare la frenesia dell’ambiente esterno; nel lavoro di Diego Cinquegrana invece emerge una ricerca incentrata sulla riscoperta del folklore tramite la riaffermazione di uno spirito condiviso. Questo interessante dualismo può rivelarsi sintomatico dell’evoluzione della nostra società, collocata in una zona di confine, in cui niente sembra essere chiaro e rigidamente definito. Comune ai due artisti è l’evocazione di un atmosfera di tensione in cui vengono rappresentate alterazioni e variazioni, che evidenziano l’incapacità di mantenere un equilibrio, un assetto o un valore costante.

Diego Cinquegrana presenta in mostra due grandi arazzi, ricamati su velluto nero, raffiguranti delle nature morte dal gusto barocco. Uno degli aspetti principali del suo lavoro è costituito dall’interesse per il recupero del ricamo come pratica tradizionale, a cui asserisce un tono monumentale carico di valori ideologici e in cui l’ espressione dell’estetica moderna si fonde con l’ethos nazionale. Gli arazzi si rivelano come due imponenti Vanitas che, grazie all’accostamento di diverse immagini come teschi, fiori e vasi, rappresentano la provvisorietà della vita dell’uomo. Nelle opere di Cinquegrana emerge una forte suggestione che tende a fissare un momento di celebrazione in cui echeggia un rituale mistico e spirituale, dal gusto decadente, dominato da impulsi opposti.

Il lavoro di Narcisa Monni si presenta come un racconto fatto di frammenti personali in cui l’espressione del proprio essere viene filtrata dagli oggetti che la circondano quotidianamente, in una sorta di voyeurismo reciproco. La dimensione domestica viene rappresentata in una atmosfera dai toni cupi che lascia emergere tutta la tensione individuale. Tramite la violenza del segno, l’artista rivela una pittura gestuale tormentata che diventa l’estensione di una superficie organica livida. Le lastre di alluminio racchiudono oggetti, scelti in maniera arbitraria, le colature verticali di acrilico e flatting attribuiscono un senso di pietà alla composizione. Il supporto metallico, diviene il rigido contenitore di memorie troppo pressanti, per essere contenute sulla tela.

Instabile si presenza come un momento di passaggio attraverso la negoziazione dei ruoli, in cui gradualmente si passa dalla dimensione intima di Narcisa Monni a quella assoluta di Diego Cinquegrana.

Davide Mariani

Instabile. Diego Cinquegrana // Narcisa Monni
A cura di Davide Mariani

Dal 31/05 al 22/06 2013

*ingresso gratuito

Orari: lun – ven: 08:30 – 18:30
Sabato su appuntamento.

Piscinacomunale – Spazio d’arte in copisteria
via Campiglio, 13 – Milano
02 2663622
piscina comunale@fastweb.net

lunedì 17 settembre 2012

.SAVAGE HUMANS. NARCISA MONNI - VINCENZO PATTUSI a cura di DAVIDE MARIANI

Allora ho ragione quando sostengo che la cultura in terra sarda è avanti! Lo dimostra questa ennesima iniziativa!
.SAVAGE HUMANS.

NARCISA MONNI - VINCENZO PATTUSI
a cura di DAVIDE MARIANI
L.E.M.
Laboratorio Estetica Moderna
via Napoli, 8
07100 Sassari

gallerialem@gmail.com
http://www.gallerialem.com/
05 OTTOBRE – 25 OTTOBRE 2012

IT’S A JUNGLE OUT THERE:
TRA DESIDERIO E INQUIETUDINE

L'esplorazione delle dinamiche che si creano dall'incontro di due visioni dell’odierna "giungla urbana" permette di constatare quali siano le diverse possibilità di rappresentazione degli impulsi e degli stati d’animo che essa suscita. Nelle opere di Narcisa Monni e Vincenzo Pattusi la forza espressiva si contrappone al fragile sentimento umano che si rivela nell’atto della creazione: l’uomo e la bestia che perde e che vince.

Questo dualismo rimanda al rapporto che intercorre tra la vittima e l’aggressore, i cui ruoli possono essere facilmente interscambiabili. Il termine vittima deriva dal latino victima, che originariamente significava “cibo offerto agli dei”, ma anche da vincire, che indicava il termine “legare”, per designare come la vittima, animale o umana, venisse legata sull’altare per il sacrificio alle divinità. In ambito psicologico per vittima s’intende chi “conserva dentro di se il dolore, trasformandolo in manipolazione, e la rabbia che non riesce, o che non vuole esprimere, diviene affermazione del suo bisogno di amore, attraverso un’assoluta dipendenza” . il termine aggressore deriva anch’esso dal latino, e significava “andare verso, accostarsi a qualcosa”. Col tempo però ha assunto un significato carico di valenze ostili: “sopraffare con intenzione malevola” . Secondo Freud l’aggressività è “una pulsione primaria in cui l’aggressore proietta sulla vittima e sul mondo le parti rifiutate di se stesso e la sua integrità psichica si ricompone solo in presenza di un contrario di cui ha assolutamente bisogno per esistere” .

Nell’arte contemporanea, l’ utilizzo di contenuti che spaziano dal dolore all’angoscia, fino ad arrivare alla violenza, può essere riconducibile a una reazione di insofferenza nei confronti della cultura proposta dal conformismo diffuso nel mondo globalizzato. Nell’era della multimedialità e dei conflitti legati dell’avanzare della recessione in Occidente, le proposte artistiche che evidenziano, anche in termini di denuncia, problematiche inerenti i rapporti di potere politico, i conflitti sociali e le discriminazioni di genere sono in continuo aumento. Parallelamente all’ascesa di queste tematiche, bisogna tuttavia registrare anche l’emergere di espressioni legate a un malessere individuale che non hanno niente a che vedere con slanci utopici o rivoluzionari, ma che al contrario tendono a riscattare momenti della vita quotidiana. Le opere proposte da Narcisa Monni e Vincenzo Pattusi appartengono decisamente alla seconda categoria. Comune ai due artisti è infatti l’evocazione di un clima di incertezze che oscilla tra scatti reattivi e stati di frustrazione morbosa, in cui il desiderio si trasforma in fascinazione verso la sofferenza, dando vita a un’inquietudine in cui gli impulsi primordiali prevaricano sulla ragione. La bestie e l’uomo si scontrano e s’ incontrano, lontani dalle convenzioni etiche e morali, all’interno di un spazio privilegiato, quello dell’arte, per una negoziazione dei ruoli alla ricerca della consapevolezza del proprio essere, sia nella negazione che nell’ossessiva affermazione del proprio io.

Nel lavoro di Vincenzo Pattusi è presente un chiaro riferimento all’immaginario proposto dai mezzi più popolari di comunicazione come i fumetti, la pubblicità, i film e i video musicali. L’artista dichiara di essere molto “legato alla manualità del fare arte, creare dal nulla qualcosa che altrimenti non sarebbe esistito” e di “sentire l’esigenza di immagazzinare immagini” che rielabora attraverso un movimento di appropriazione ossessivo, compulsivo, incessante, rivolto all’utilizzo dei supporti più disparati. Le strategie impiegate richiamano quelle provenienti dalla street art: tinte piatte, pittura spray, tag, poster, sticker, stencil che gli consentono di sviluppare delle originali installazioni. Dietro alle forme e all'evoluzione dei personaggi c'è un lungo studio, fatto di bozzetti preparatori che traggono ispirazione dall'ambiente circostante. Nelle opere di Vincenzo Pattusi vediamo il mondo con l’occhio della mente: le immagini risultano filtrate dal subconscio, così come accadeva per i surrealisti; la rappresentazione dà vita a creature che alternano slanci irruenti a toni decisamente più innocui e rassicuranti. L’artista ci fornisce così la sua personale interpretazione dell’umanità contemporanea in tutta la sua moltitudine di razze, forme e colori.

Nelle opere di Narcisa Monni emerge un graduale ripensamento di stati emotivi che variano dall’indifferenza alla rassegnazione e dalla rabbia al dolore. Attraverso un nucleo poetico variabile, che si basa sulla su una rappresentazione soggettiva del mondo entro una cornice fatta di segni e sguardi quotidiani, i suoi lavori rivelano un sofferto racconto di vita, reso con toni dimessi. L’unico elemento dinamico proviene dall’ esplosione delle tinte utilizzate, che creano un contrasto tra forma e contenuto. L’assenza di riscatto affiora dalle bestie e dagli insetti, spesso con tratti umani, che vivono il loro malessere inermi e senza alcuna partecipazione emotiva. La possibilità di esistere e la probabilità di non esistere si contrappongono e convivono nello stesso spazio; le pretese si impongono sotto la luce di un vissuto leggero, composto dai sentimenti e dalle possibilità della loro rappresentazione, attraverso una serie di autoritratti dalle sembianze animali. Seppure all’apparenza possano creare reazioni di disgusto o evocare sensazioni di pericolo, queste immagini si caratterizzano in realtà soprattutto per il loro sguardo di sottomissione, da cui traspare la consapevolezza di non aver più niente da perdere.

Savage Humans si presenta come una zona oscura, fatta di impulsi primordiali, in cui i ruoli di vittima e aggressore si alternano tanto nell’ uomo quanto nella bestia.

Davide Mariani