RITENGO CHE SIA DOVERE DI CHIUNQUE E A MAGGIOR RAGIONE DI NOI ITALIANI, FARE DI TUTTO PER PROMUOVERE, SALVAGUARDARE E DIVULGARE L'ARTE IN TUTTE LE SUE ESPRESSIONI.
UNA SOCIETA' DISTRATTA SUI FATTI DELL'ARTE E' UNA SOCIETA' VOTATA ALL'IMPOVERIMENTO... E NOI, DA QUESTO PUNTO DI VISTA, LO SIAMO GIA' ABBASTANZA!






Vota questo blog

Siti
Visualizzazione post con etichetta Vincent Van Gogh. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Vincent Van Gogh. Mostra tutti i post

sabato 3 ottobre 2015

A Firenze per Koons e a Palazzo Strozzi per Bellezza divina tra Van Gogh, Chagall e Fontana




Oggi, avendo finalmente una mezza giornata libera, mi sono regalato un pomeriggio a Firenze. Ovviamente, prima tappa di questa gita "fuori porta": Jeff Koons, del quale avevo già dato notizia qualche tempo fa... (Vedi http://lastanzaprivatadellarte.blogspot.it/2015/09/jeff-koons-in-florence.html). Rimango della mia opinione: MERITA! Anche se in effetti due opere soltanto, sono poche per far capire ai feroci conservatori, che hanno fatto e detto di tutto contro Koons in piazza della Signoria, l'intera poetica di questo grande contemporaneo.
Seconda tappa, Palazzo Strozzi per La mostra "Bellezza divina tra Van Gogh, Chagall e Fontana". Una bella mostra, ben concepita con un percorso assolutamente interessante e con alcune opere degne dell'attenzione di tutti... Merita la visita...


Renato Guttuso


Marc Chagall

Vincent Van Gogh

Pablo Picasso

Jean-François Millet

 


"Un’eccezionale mostra dedicata alla riflessione sul rapporto tra arte e sacro tra metà Ottocento e metà Novecento attraverso oltre cento opere di importantissimi artisti italiani, tra cui Domenico Morelli, Gaetano Previati, Felice Casorati, Lorenzo Viani, Gino Severini, Renato Guttuso, Lucio Fontana, Emilio Vedova, e internazionali come Vincent van Gogh, Jean-François Millet, Edvard Munch, Pablo Picasso, Max Ernst, Georges Rouault, Henri Matisse.

Grandi protagonisti della mostra sono capolavori come L’Angelus di Jean-François Millet, eccezionale prestito dal Museé d’Orsay di Parigi, opera che emana una religiosità atavica, un senso del sacro trasversale e universale; la Pietà di Vincent van Gogh dei Musei Vaticani, fondamentale perché – nonostante la vocazione religiosa e mistica – l’artista ha rappresentato raramente soggetti sacri, e lo ha fatto ispirandosi a opere di altri autori; la Crocifissione di Renato Guttuso delle collezioni della Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, opera emblematica con un’intensa connotazione politica che esprime, come Guernica, un
grido di dolore, la Crocifissione bianca di Marc Chagall, proveniente dall’Art Institute di Chicago, l’opera d’arte più amata da papa Bergoglio"

lunedì 11 agosto 2014

VAN GOGH L'uomo e la terra - a Milano

In arrivo a Milano il grande olandese... da ottobre



VAN GOGH
L'uomo e la terra

MILANO, PALAZZO REALE
18 OTTOBRE 2014 - 8 MARZO 2015


Il 23 febbraio del 1952 a Palazzo Reale di Milano inaugurava la prima grande mostra su Van Gogh.
Dopo 62 anni di distanza le opere di uno degli artisti più famosi al mondo tornano a Palazzo Reale per la mostra "Van Gogh. L'uomo e la terra", promossa dal Comune di Milano - Cultura, prodotta e organizzata da Palazzo Reale di Milano, Arthemisia Group e 24 ORE Cultura - Gruppo 24 ORE.

L'esposizione, realizzata anche grazie al sostegno del Gruppo Unipol, è patrocinata dall'Ambasciata del Regno dei paesi Bassi a Roma e inserita negli eventi ufficiali del Van Gogh Europe, l'istituzione di recente costituzione, sostenuta dal governo olandese a tutela e promozione dell'opera di Van Gogh.

A cura di Kathleen Adler, la mostra presenta una lettura dell'opera di Van Gogh del tutto inedita e si focalizza sulle tematiche legate a Expo 2015 per comprendere ed esplorare il complesso rapporto tra uomo e natura, fatica e bellezza, ecc..

L'esposizione godrà di una mise en scène d'eccezione: l'archistar giapponese Kengo Kuma, classe 1954, curerà il progetto di allestimento della mostra.


#VanGoghMi

Per info e prenotazioni:
T +39 02 54913
http://www.ticket.it/vangogh

mercoledì 2 novembre 2011

'Van Gogh e il viaggio di Gauguin' a Genova a Palazzo Ducale

Lasciamo libero il passaggio, passa la grande Arte!!!

 
'Van Gogh e il viaggio di Gauguin' 
12 novembre 2011 - 15 aprile 2012
Palazzo Ducale
Piazza Matteotti 9
16123 Genova  


Nell’aprile del 1897 Paul Gauguin è tornato a Tahiti da quasi due anni. Le sue condizioni di salute non sono buone e dipinge poco nella natura lussureggiante e davanti all’oceano, e invece molto di più nel suo studio. In quel mese riceve dalla moglie Mette la notizia che la figlia Aline, a poco più di vent’anni, è morta a Copenaghen in gennaio per le complicazioni derivanti da una malattia polmonare. Gauguin è straziato da questa notizia e poco per volta, nei mesi successivi, matura in lui l’idea di togliersi la vita. La malattia e la lontananza pesano in maniera insopportabile. Ma decide che lascerà il mondo dopo avere dipinto il suo capolavoro, un ultimo grande quadro che riassuma il senso del suo viaggio nel mondo e dentro le luci della pittura. Ordina così a Parigi molti nuovi colori e molti pennelli, anche di ampie dimensioni. A Tahiti si fa cucire una tela enorme, quattro metri di lunghezza e uno e mezzo di altezza. Ricoverato per dei problemi cardiaci nell’ospedale francese di Tahiti il secondo giorno di dicembre del 1897, ne esce subito e pone mano al quadro epocale, uno dei dipinti più celebri dell’intera storia dell’arte. Alla fine di dicembre è terminato e il giorno prima della conclusione dell’anno sale sulle montagne con un vaso di arsenico deciso a suicidarsi. La quantità ingurgitata è talmente alta che immediatamente rigetta il veleno e in preda alle convulsioni e a dolori atroci resta tra le montagne per un’intera giornata, fino a che barcollando scende verso il suo villaggio per essere curato. Rimane di tutta questa esperienza il quadro celeberrimo, Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo?, che come prestito altrettanto epocale sarà a Genova quale gemma assoluta di una mostra peraltro già straordinaria. Il museo di Boston, presso il quale è conservato, lo concede in prestito per la quarta volta soltanto nella sua storia, e solo per la seconda volta in Europa, dopo Parigi una decina di anni fa. La visita alla mostra Van Gogh e il viaggio di Gauguin assumerà pertanto i connotati di una assoluta straordinarietà, potendovi fare l’esperienza di questo quadro che è una delle rarità a livello mondiale e immaginando che l’incredibile di vederlo in Italia adesso accada. Nessun’altra opera potrebbe tra l’altro significare meglio il senso che del viaggio la mostra genovese intende dare: viaggio come esplorazione geografica, viaggio come spostamento fisico e viaggio nella propria interiorità. Verrebbe da dire che senza questo quadro la mostra non si sarebbe potuta fare e che con quest’unico quadro tutta la mostra si potrebbe fare.
Ma poi l’idea di questa mostra favolosa, composta da 80 capolavori della pittura europea e americana del XIX e del XX secolo provenienti dai musei di tutto il mondo, origina dal riconoscere la centralità della figura di Vincent van Gogh nell’arte dei due secoli considerati. Attorno a questo fuoco che continua a bruciare, si è venuta appunto sviluppando quella straordinaria avventura del viaggio che è il senso vero e profondo dell’esposizione.

Il viaggio da un luogo verso un altro luogo – dunque gli spazi evocati nel sottotitolo – e il viaggio dentro se stessi. Van Gogh li esprime benissimo entrambi, unendoli così nella sua opera. Ed è per questo che addirittura trentacinque sue opere fondamentali (venticinque dipinti e dieci disegni) quasi interamente prestate dal Van Gogh Museum di Amsterdam e dal Kröller-Müller Museum di Otterlo, saranno il cuore e il nucleo di questa eccezionale esposizione genovese, nel passaggio dal buio degli interni olandesi alla lucentezza quasi insopportabile del sole del Sud. E se è vero che Van Gogh ha cercato in nessun’altra immagine più che in quella di se stesso questa fusione tra ciò che è dentro e ciò che è fuori, non poteva che essere il celeberrimo Autoritratto al cavalletto, dipinto nel 1888 ed eccezionalmente prestato per questa occasione dal Van Gogh Museum, la sintesi estrema e perfetta di questa tensione irrisolta tra il viaggio che conduce e il viaggio che sigilla. Non a caso questo quadro, da solo ed emergente dal buio, sarà collocato nella penultima sala della mostra, la cappella dogale, come sigillo prima che giunga l'immagine finale di un covone sorvolato dai corvi, il volo verso i territori di un viaggio apparentemente senza ritorno. Il Covone sotto un cielo nuvoloso, dipinto ad Auvers solo tre settimane prima di morire, sarà per la prima volta esposto al pubblico dopo oltre quaranta anni ed è un altro dei frutti straordinari che nascono nel giardino di questa mostra. Cui si aggiungono, per esempio, alcune delle lettere originali scritte da Van Gogh al fratello Theo e collegate ai quadri esposti a Palazzo Ducale. Brandelli di carta, quasi santini devozionali, che esposti in una sala immersa nel buio non mancheranno di suscitare la più grande emozione.

Dunque al centro starà Van Gogh con tanti veri capolavori, tra i quali è impossibile non ricordare anche la più celebre versione del Seminatore dipinta ad Arles nel giugno del 1888. Ma anche quell’altro quadro famoso, e simbolico quant’altri mai in questa mostra dedicata al tema del viaggio, con le Scarpe di Van Gogh.

E prima e poi si svilupperanno due sezioni, l’una dedicata alla pittura americana e l’altra alla pittura europea.

Dapprima dunque la pittura americana del XIX secolo, pittura che è anche vera e propria esplorazione di territori sconosciuti, enunciazione di uno spazio che si identifica con una nazione nuova. Due pittori soltanto a rappresentare questo anelito, questo pathos, questa forza primordiale che autorizza il viaggio verso l’ignoto di un luogo che si desidera incontrare e quasi abbracciare. Se questo abbraccio non fosse quasi esagerato per la sua dimensione. Edwin Church, il pittore dell’Est, della valle del Hudson, della costa del Maine, e poi Albert Bierstadt, il pittore dell’Ovest, della scoperta di Yellowstone e di Yosemite.

E con un salto di qualche anno, il viaggio sulle rive dell’Oceano Atlantico, e precisamente a Prout’s Neck lungo la stessa costa del Maine, di Winslow Homer. A cavallo dei due secoli, Homer conclude il suo viaggio nella solitudine di acque tempestose, nel buio di un gorgo che si specchia contro la nera nuvolaglia del cielo. Quella stessa costa del Maine che anche uno straordinario pittore come Andrew Wyeth racconterà per tutta la seconda metà del XX secolo raccogliendo la tradizione figurativa oltre che di Homer anche di Edward Hopper, colui che ha saputo isolare il senso del viaggio nella provincia americana all’interno di una muta sillaba, di un impressionante silenzio. Che ha saputo altresì isolare il senso del viaggio interiore in alcune sue celeberrime figure pensose e mute.

Da certe anse di buio e notte di Hopper, la mostra ripartirà per indicare le superfici quasi monocrome di Mark Rothko, per uno dei viaggi nell’interiorità più straordinari che la storia della pittura ricordi. Viaggio che sente le profondità del territorio e delle acque e tutto trasforma in lividi accenni d’onda. Ma che vivrà anche nell’esaltante confronto, fianco a fianco sulla parete, tra i neri e le terre di Rothko stesso e le marine quasi identiche di Turner un secolo e mezzo prima. E poi mareggiate che Richard Diebenkorn rovescia nei suoi fulminanti Ocean Parks, guardando da una finestra alta sul Pacifico il trafficato scorrere dei fili dell’elettricità.

E se qui si chiuderà la sezione americana, quella dedicata alla pittura europea partirà dal viaggio della mente davanti all’infinito di Caspar David Friedrich, una piccola barca che va nella nebbia e si dirige. Mentre William Turner si confonde – materia nella materia, colore nel colore, cenere nella cenere, acqua nell’acqua, fuoco nel fuoco, pittura nella pittura – nel gorgo di un viaggio che sposa la potenza degli elementi.

Il viaggio di Paul Gauguin sarà agli antipodi, e il grande quadro lo rappresenterà tutto, isolato nella penombra di una vasta sala dove avrà tutta l'attenzione, sola luce, concentrata su di sé, mentre immagini proiettate sulle pareti, e musiche, diranno di quel sentimento pieno e caldo, nostalgico e forte. Poi il viaggio di Claude Monet sarà nel recinto protetto del giardino di Giverny, nella fioritura delle ninfee come ghirlande. Il viaggio di Monet è dentro la luce che tocca l’occhio e rivela i colori, ne autorizza la dissolvenza.

Poi ancora il viaggio mentale di Wassily Kandinsky, quel viaggio che ha a che fare quotidianamente con la visione accidentata, talvolta persino malata, che si costruisce nella forma che genera sogni e incanti, tremori e memorie. Viaggio che è cosa prettamente legata alla cultura europea della prima metà del XX secolo. E che a metà di quel secolo, in una sorta di epico, e anche tragico, parallelo con Rothko, vede sulla scena il percorso straziato di Nicolas de Staël, dai muri calcinati di Agrigento, alle figure davanti al mare fino agli strapiombi di Antibes, alti sul cielo violato dai gabbiani.

Ma nel mezzo, monumentale e tragico, accidentato e splendente, Van Gogh continua a giganteggiare, con i suoi campi di grano sorvolati dai corvi o con le fioriture gentili nei parchi. Van Gogh che è il cuore e l’anima di questa mostra straordinaria, che per questo ne allinea tanti e motivati dipinti.

Genova incredibilmente avrà una sublime mostra dei capolavori di Van Gogh. L'epocale prestito del Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo? di Gauguin. E accanto a essi tanti altri capolavori da Hopper a Kandinsky.