RITENGO CHE SIA DOVERE DI CHIUNQUE E A MAGGIOR RAGIONE DI NOI ITALIANI, FARE DI TUTTO PER PROMUOVERE, SALVAGUARDARE E DIVULGARE L'ARTE IN TUTTE LE SUE ESPRESSIONI.
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mercoledì 2 aprile 2014

Tonalità del Velo personale di Federica Gonnelli



Tonalità del Velo

Personale di Federica Gonnelli

a cura di Raul Dominguez
narrazione di Adriana M. Soldini

INAUGURAZIONE
sabato 5 aprile ore 17,00

Si, è un bambino, l’età? Non so, circa sei o sette anni, o cinque, vive o non vive, molto internamente e non si manifesta, è solo dentro, ed è in una calesita, la giostra che gira lenta o a volte veloce, la notte o la sera non lascia vedere i colori, ma qualcosa si, non molto lontano; prima ci sono delle persone che guardano e sorridono, poi niente o qualcosa di verde, poi nero e dopo una luce abbagliante, di nuovo nero e grigio, grigio, più in là una parete bianco-gialla, ritaglia i corpi grossi degli alberi, le lampadine alcune blu e altre rosse in fila, poi la gente di nuovo e la speranza di tanti più giri, che ci tolgono dal presente così come al cinema. E’ un ricordo, è un’impressione, una suggestione che mi è venuta alla mente, pensando al lavoro di Federica: l’evanescenza del ricordo, del passato già perdonato, di questo negare l’immediatezza del tempo attraverso i tules, che però aggiungono il mistero, l’incognita di quello che sarà la realtà. Ma non è solo reminiscenza, il presente presenta l’amore nel cullare la natura, i suoi piccoli fantastici miracoli catturati. Il suo lavoro porta al femminile, al biologico e metafisico Promethean, che ha costantemente cercato libertà e progresso per se stesso, e che adesso quindi costantemente cerca di differenziarsi, e controllare il passato, l’immaginazione, l’emozione, l’istinto, il corpo, la naturalezza.

Raul Dominguez


Nella desolazione di un’epoca dove tutto è in discussione su fondamenta traballanti, l’uomo procede come in un videogame, cercando di sopravvivere ai tranelli disseminati sul percorso. Andando oltre le suggestioni che la sua arte sa creare, Federica Gonnelli offre allo spettatore l’invito a compiere un viaggio iniziatico, per tornare alle origini e ritrovare se stesso, attraverso il medium espressivo che predilige e in cui eccelle, l’installazione. “La mente è come un paracadute. Funziona solo se si apre”, diceva Albert Einstein. Così, lo spettatore deve prima liberarsi dai parametri consueti, dai contorni nitidi delle forme conosciute, compreso se stesso, per lasciarsi trasportare nelle opere e riuscire a raccogliere i messaggi che l’artista ha lasciato dietro di sé. Con fiducia, deve accettare l’aiuto che Federica gli offre attraverso il suo alter ego: il velo d’organza, la pelle dell’opera. La sua interposizione non è di ostacolo, ma è il tramite che porta alla conoscenza e all’archiviazione del sapere. Costringe il visitatore a fermarsi e ad avvicinarsi; lo rende attivo, capace di leggere e oltrepassare il lieve drappo per vedere e comprendere in profondità la natura di ciò che cela.
Dalla luce al buio alla luce. È la strada scelta, tutta in discesa. Basta girare l’angolo per intravedere la nuova dimensione che attende l’arrivo dello spettatore. Davanti, si dispiegano in opere di luce la Memoria e la Natura, i due pilastri della nostra esistenza, da cui far ripartire ogni ricostruzione. Mondi fantastici, dettagli intimi di ricordi che la memoria conserva; tracce di vissuto annidate nei meandri dell’inconscio che l’arte di Federica fa emergere e rende visibili all’interno di contenitori-case-rifugi, come tesori da preservare. Spesso non tangibili, per la loro fragilità o perché non ci si fermi alla loro corporeità. Il Tempo – passato/presente/futuro – si svolge in un’atmosfera evanescente. Il Corpo – contenuto/contenitore, presente/assente, parvenza – si mostra attraverso il tessuto nell’interezza o nella frammentarietà. Le suddivisioni di Tempo e Corpo non vanno considerate compartimenti stagni del sommergibile chiamato Vita, ma costituiscono la moltiplicazione delle possibilità. È come una trasmutazione continua dello stato della materia e dell’antimateria, della sostanza e dell’essenza, dove sono rilevanti i luoghi dal confine sfumato e dalla natura labile che si pongono nei punti di contatto tra diversi stadi e tra stati. Ci sono parole riferite a emozioni o a riflessioni intime in cerca di eternità, come nelle due installazioni dedicate ai personaggi della raccolta di poesie “Antologia di Spoon River” di Edgar Lee Master. In Louise & Herbert, lo spettatore si addentra nell’intimità del ricordo doloroso di una relazione amorosa. Effimera come la vita. Il simbolismo dei colori espresso dai veli sottolinea il senso dei versi poetici e il loro incrocio allude all’incontro e alla morte; insieme, formano i petali di un fiore intriso del profumo di una memoria struggente. Nell’installazione,
Federica ha celebrato la metafora del sogno infranto. I volti che Federica ha dato a loro, sovrapponendo il suo a quello di persone legate a lei per affinità o per affetto sono: l’artista Frida Kahlo e il nonno materno Goretto. Nell’installazione Francis (Il Cuore Malato), lo stendardo del protagonista è in piedi appoggiato al muro e vi si ravvisa Antonio Gramsci, il cui cuore malato è il dolore di oggi per gli ideali traditi dalla società contemporanea. Inserita all’interno di una teca, la coppa di vetro nera è il fulcro dell’opera. Foriera di presagi funerei, la sua fragilità vieta di toccarla e gli aculei neri scoraggiano a farlo. Appese, quattordici immagini a doppia esposizione ricreano il clima di quel pomeriggio di giugno in giardino, mescolati ai rimandi biografici dello stesso Masters: le sue case, il fiume Spoon, il cimitero sulla collina. Federica ricorre sempre di più alla luce artificiale per fare strada allo spettatore tra le finissime trame del tessuto d’organza. Una guida mai definibile che si avvale della collaborazione dell’ombra, che esiste perché proviene da lei, la luce. L’artista sa giocare sapientemente con la realtà vista nel binomio luce-ombra, donando due visioni possibili a luce spenta e a luce accesa. Mentre, sottolinea il concetto di transizione e la possibilità di presenza dei corpi con la proiezione fissa o mobile. Questo è il modo di predisporsi alla vita e all’arte di Federica Gonnelli. Un linguaggio artistico che si sviluppa in una molteplicità di significati e di varianti di significato. È al contempo raffinato e ironicamente pop. Sa essere maestoso senza essere urlato e sa essere convincente anche nell’infinitamente piccolo.
Uno sguardo positivo che punta alla qualità dei sogni che aspira a realizzare.

Adriana M. Soldini, narratrice d’arte


la mostra, presentata da COMUNE DI CARMIGNANO, ASSESSORATO ALLA CULTURA e ASSOCIAZIONE CULTURALE CANTIERE D’ARTE ALBERTO MORETTI / GALLERIA SCHEMA prosegue fino al 22 aprile 2014

S.A.A.M.
Spazio d’arte Alberto Moretti / SCHEMA POLIS

Via Borgo 4,
P.za SS. Francesco e Michele, 59015 Carmignano (PO).
Di fronte alla Chiesa seguire le
indicazioni a destra.

Orari:
da mercoledì a domenica
dalle 15 alle 19 o per appuntamento.
Informazioni:
tel. 055 87050231 - 347 9786791 cultura@comune.carmignano.po.it
raouldominguez@gmail.com

Ingresso libero - Free entrance

giovedì 7 novembre 2013

"L'Effimero colto dal Velo d'Organza"



Arts Factory, Nero Pop e Sala Dogana presentano per “Giovani idee in transito”:

"L'Effimero colto dal Velo d'Organza" mostra personale di Federica Gonnelli
a cura di Adriana M. Soldini

Sala Dogana
Palazzo Ducale
Piazza Matteotti 9 / Genova

Inaugurazione venerdì 08 novembre 2013 alle ore 18.00

La mostra sarà visitabile fino al 24 novembre, dal martedì alla domenica dalle 15.00 alle 20.00


Tengo le fila tra passato e presente,
sul bordo dell’oblio,
custodisco le mie ombre in teche,
come piccole cose preziose da salvare.
Reliquiari, fragili e silenziosi,
su cui si distendono i miei veli.
Federica Gonnelli


Nell’ambito di “Giovani idee in transito” in Sala Dogana di Palazzo Ducale a Genova, venerdì 8 novembre 2013, alle ore 18, inaugura L’effimero colto dal velo d’organza, personale di Federica Gonnelli, a cura della narratrice d’arte Adriana M. Soldini, in mostra fino al 24 novembre 2013.

L’artista si propone attraverso il suo alter ego: il velo d’organza, la pelle dell’opera. La sua interposizione non è di ostacolo, ma è il tramite che porta alla conoscenza e all’archiviazione del sapere. Attraverso il medium espressivo che predilige e in cui eccelle, l’installazione, lo spettatore vedrà mondi fantastici dettagli intimi di ricordi che la memoria conserva; tracce di vissuto annidate nei meandri dell’inconscio che l’arte di Federica fa emergere e rende visibili all’interno di contenitori-case-rifugi, come tesori da preservare. Spesso non tangibili, per la loro fragilità e perché lo spettatore non si fermi alla loro corporeità. Non solo immagini, ma ci sono parole riferite a emozioni o a riflessioni intime in cerca di eternità. È tangibile come il rapporto tra corpo e natura costituisca uno dei fili conduttori della sua arte. Il linguaggio artistico di Federica Gonnelli si sviluppa in una molteplicità di significati e di varianti di significato. È al contempo raffinato e ironicamente pop. Sa essere maestoso senza essere urlato e sa essere convincente anche nell’infinitamente piccolo.

“È come una trasmutazione continua dello stato della materia e dell’antimateria, della sostanza e dell’essenza, dove sono rilevanti i luoghi dal confine sfumato e dalla natura labile che si pongono nei punti di contatto tra diversi stadi e tra stati” – afferma la curatrice Adriana M. Soldini.

L’artista offre l’invito a compiere un viaggio iniziatico verso una maggiore consapevolezza di sé, per il riconoscimento dell’ identità personale e collettiva. Dalla luce al buio. Dal corpo in terracotta di L’Orna-mento/L’Orna-mente, alla richiesta di esito positivo dell’impresa fatta con gli ex voto, fino al momento del passaggio della cortina spazio-temporale con Effimeri Parati. E così giungere nella stanza centrale dove il Tempo – passato/presente/futuro – si svolge in un’atmosfera evanescente. Nel labirinto dei percorsi offerti dalla memoria, come il ricordo di un amore perduto in Louise & Herbert, e dalla natura, come il bosco di Insonne Dormire Ri(s)veglia o l’albero di Cristallidi, l’artista si affida alla luce artificiale delle opere per fare strada allo spettatore tra le finissime trame del tessuto. Una guida mai definibile che si avvale della collaborazione dell’ombra, che esiste perché proviene da lei, la luce. Mentre con la proiezione, l’artista sottolinea il concetto di transizione e la possibilità di presenza dei corpi.

Il progetto è presentato dal collettivo Arts Factory (di cui fa parte l’artista con la curatrice e la poetessa Francesca Del Moro) e dal gruppo neRo POP. Nato nel 2011 da un’idea dell’artista Roberto Messina e presentato a Berlino nel 2012 dalla curatrice del gruppo Adriana M. Soldini, intende rappresentare la vena dark del corpo Neo Pop, senza costituire una corrente, ma muovendosi tra le correnti. Si confronta principalmente con i temi caldi dell’attualità, con la letteratura e la musica, che costituiscono il punto di partenza per raffigurare un immaginario spesso malato, metafora di una società in crisi di valori, ipocrita e dall’inquietante lato oscuro, su cui il gruppo tiene alta l’attenzione. L’elemento distintivo è l’ex voto, inteso come fonte che testimonia una situazione e racconta una storia: omaggio a qualcosa o a qualcuno per una corrispondenza di ideali o di azioni; celebrazione di un evento; espressione visiva di un desiderio o di una promessa. Oltre ad Arts Factory e a Roberto Messina, il gruppo è composto da: Anonymous Art (Elena Bertoni, Simone Romano), Loredana Catania, Massimo Festi, Shanti Ranchetti e Francesca Randi.

Info
Comune di Genova
Ufficio Cultura e città
Progetto Sala Dogana Giovani idee in transito
Tel 0039 0105573975/74806
saladogana@comune.genova.it
www.genovacreativa.it

Federica Gonnelli: www.federicagonnelli.it
Arts Factory: http://vimeo.com/user7538653
neRo POP: http://neropop.weebly.com/

Genova Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura – Ufficio Stampa
Tel. 010.5574012-4047-4826
ufficiostampa@palazzoducale.genova.it

Palazzo Ducale – Sala Dogana
piazza Matteotti, 9 – Genova 


evento FB
https://www.facebook.com/events/1401712623399392/?ref_dashboard_filter=upcoming&source=1 

martedì 30 aprile 2013

La mappatura identitaria dei confini corporei Mostra personale di Ilaria Margutti a cura di Adriana Soldini


La mappatura identitaria dei confini corporei
Mostra personale di Ilaria Margutti
a cura di Adriana Soldini


Galleria Art Forum Bologna, via dei Bersaglieri 5
11-18 maggio 2013
 
Fra tutti i sensi, il tatto. E del suo corpo, la pelle.
È sulla pelle che Ilaria Margutti si analizza e si sperimenta.
Sollecitata dalla lettura del libro Predictions di Peter Handke nell’edizione illustrata da Aurélie William Levaux e Isabelle Pralong, immette
nuova energia nel ciclo La pelle avrà la fragilità della pelle, rivelando una maggiore consapevolezza del potere che ha in sé di essere
l’arte ce del proprio destino.
Pelle, l’esterno della casa in cui l’anima abita: il corpo. È l’ultima frontiera dell’essere a diretto contatto con il mondo e la prima linea di
difesa dell’organismo contro le aggressioni esterne.
Epidermide, derma, ipoderma proteggono l’interno vulnerabile fatto di muscoli, ossa, organi interni, vasi sanguigni. Strati su strati di
tessuti dallo spessore di erente a seconda delle zone, a cui lei aggiunge uno strato in più: la garza.
La garza cura e permette la realizzazione della mappatura delle sue esperienze che il ricamo evidenzia, il rammendo ra orza, la larga
trama fa de uire attraverso i pori all’interno del suo corpo per ra orzarne l’identità.
Sul disegno naturale della pelle, in un susseguirsi di solchi-rilievi-pieghe, Ilaria va a inserire rondelle metalliche dal contorno dentato,
piccoli ingranaggi della sua storia che si snoda sull’uso sapiente del lo introdotto dall’ago senza più remora.
Non solo. Si permette di costruire staccionate di spilli e azzardare l’inserzione di spine, che paiono fungere da scaglie difensive come
quelle dei pesci e dei rettili.
In punti precisi, sparge rametti di semi di papavero dal potere anestetico per ridurre la sensibilità oltre il livello di guardia. Sono i lembi
estremi non ancora raggiunti dalla gestione del dolore, che ha imparato nel tempo senza dover narcotizzare le sue terminazioni nervose.
Conscia di sé nel Bene e nel Male, Ilaria espone orgogliosa la fragilità come un trofeo, dopo le mille battaglie vinte dalla sua pelle, dal suo
corpo, dalla sua mente.
di Adriana Soldini

martedì 5 marzo 2013

THINK PINK. Uno sguardo (positivo) al futuro a cura di Adriana M. Soldini

THINK PINK. Uno sguardo (positivo) al futuro
a cura di Adriana M. Soldini

Anonymous Art / Loredana Catania
Federica Gonnelli / Ilaria Margutti
Virginia Panichi Donati / Francesca Randi

08 03 13 / 22 03 13

Inaugurazione
08 03 13 / h 18.00

Galleria Art Forum
V. dei Bersaglieri 5/E
Bologna

Nella Giornata Internazionale della Donna che ne celebra le conquiste e ne denuncia le discriminazioni e le violenze, venerdì 8 marzo 2013, cinque artiste e un collettivo si danno appuntamento alle ore 18 negli spazi della Galleria Art Forum di Bologna (Via dei Bersaglieri 5/E) con la mostra "THINK PINK. Uno sguardo (positivo) al futuro", a cura della narratrice d’arte Adriana M. Soldini. Insieme si propongono di trattare l’incidere di questo momento storico nella società contemporanea, sulla donna in primis, con piena consapevolezza ma con un atteggiamento verso il futuro decisamente in controtendenza.

"Think Pink", letteralmente pensiero rosa, è diventata un’espressione in uso per indicare il pensiero positivo, il vivere con ottimismo e vitalità, che pare avere un’area nel nostro cervello, individuata recentemente da un’equipe di neurologi dell’Università di New York. Nel nostro paese, il rosa è associato principalmente con il sesso femminile e per una concatenazione di analogie il titolo della mostra vuole indicare che "il pensiero femminile è un pensiero positivo".

Un confronto che pone gli artisti a due a due a seconda del medium artistico, per dare vita a un dialogo confidenziale in cui lo spettatore può intervenire tanto quanto la sua sensibilità gli consente. La pittura è affidata al pop, espresso con minuzia fatta di talento e disciplina, degli Anonymous Art (Elena Bertoni e Simone Romano), che spiccano per il loro intelligente sarcasmo, e di Loredana Catania, che esplora la figura femminile nei suoi aspetti ambivalenti con sagacia. Dal pennello si passa all’ago che si muove sulla garza giustapposta alla tela di Ilaria Margutti per parlare di dolore, guarigione e riscatto; per poi proseguire sull’organza, alter ego di Federica Gonnelli, che sa raccontare se stessa e le altre donne con raffinatezza e ironia. La fotografia si eleva dal reale con il simbolismo arcaico legato alla manipolazione del corpo e al suo desiderio di eternità di Virginia Panichi Donati, mentre Francesca Randi ricorre all’onirico come strumento per rappresentare il quotidiano. Il dualismo espressivo di quest’ultima si perfeziona con la produzione di Vinyl Toys, firmati come RandiMarlene Creations, che costituiscono l’accento brioso al messaggio positivo che è il fine della mostra.

In tempo di crisi, con la perdita di riferimenti e il dilagare di un senso di smarrimento, si sente più che mai il bisogno di contenuti in ogni ambito della nostra vita. Oltre il limite ristretto del puro esercizio di stile, anche l’Arte è chiamata a svolgere il suo compito con l’offerta allo spettatore di opere dalla consistenza culturale e intellettuale in grado di suscitare domande, di aprire discussioni, di indurre alla riflessione e alla denuncia. Così come di infondere grinta e coraggio per affrontare le difficoltà con la fiducia di poterle superare, eliminando i sentimenti cupi di rassegnazione, di impotenza, la tentazione alla fissità che condannano alla sconfitta certa.

La mostra osserverà i seguenti orari:
Da martedì al sabato 10-12 / 15-19
Lunedì e festivi su appuntamento.

Info
Galleria Art Forum Arte Contemporanea
Via dei Bersaglieri, 5/E
40125 Bologna – Italy
Tel 051 229544
Fax: +39 051 270274
Email: info@artforum.it
www.artforum.it