RITENGO CHE SIA DOVERE DI CHIUNQUE E A MAGGIOR RAGIONE DI NOI ITALIANI, FARE DI TUTTO PER PROMUOVERE, SALVAGUARDARE E DIVULGARE L'ARTE IN TUTTE LE SUE ESPRESSIONI.
UNA SOCIETA' DISTRATTA SUI FATTI DELL'ARTE E' UNA SOCIETA' VOTATA ALL'IMPOVERIMENTO... E NOI, DA QUESTO PUNTO DI VISTA, LO SIAMO GIA' ABBASTANZA!






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giovedì 13 marzo 2014

Carlo Cane a Latina...

L'amico Carlo Cane in mostra a Latina, dalla Romberg, per una importante collettiva... da vedere!

PAESAGGI DI MAGAZZINO
a cura di Italo Bergantini e Gianluca Marziani
22 marzo- 24 aprile 2014

RoOmberg Open Space
via Le Corbusier 39 - Latina 


sabato 8 febbraio 2014

Guido Pecci NOTHING IS FOREVER a cura di Italo Bergantini



GUIDO PECCI / NOTHING IS FOREVER
A CURA DI ITALO BERGANTINI
8 FEBBRAIO / 13 MARZO 2014
INAUGURAZIONE
Sabato 8 FEBBRAIO 2014 ore 18,00
La mostra è accompagnata da un testo di Fabio Appetito.

Dopo la personale del 2010 negli spazi di piazza de Ricci a Roma dedicata all'orsetto Winnie the Pooh, l’artista ci presenta un nuovo ciclo di opere ispirate alla famiglia più popolare del mondo: "I Simpson".
Una mostra nata per relazionarsi con gli ambienti della ROOMBERG Project Space e la sua Grande Vetrina in cui Pecci riesce con grande abilità, partendo da un'icona riconosciuta del mondo animato, a ritrovare il senso perduto dell' "intrattenimento" dell'anima.
NOTHING IS FOREVER è il titolo di questa mostra:
un’installazione in foglia d'oro e ceramica invetriata, un grande dittico, 3 dipinti di medio formato, 7 teche e 6 piccoli dipinti vi accompagneranno in un viaggio visivo all'interno di un simbolo della società contemporanea. La famiglia Simpson, emblema della cultura di massa dominata dal fluire convulso delle immagini, ha idealmente posato per l'Artista.
Pecci esplora questo vortice tragicomico di personaggi disillusi, avidi, flemmatici e iperattivi, decadenti e arrivisti rivelandone la componente sentimentale. L'amore muove ogni pennellata, ogni gesto e ogni elemento plasmato per questa mostra.
L'amore appartiene a chi sa che NOTHING IS FOREVER.



ROOMBERG PROJECT SPACE
04100 Latina / Viale Le Corbusier 39 -Grattacielo Baccari- Ground Floor /
T +39 0773 604788 / M +39 334 710 5049 / www.romberg.it / info@romberg.it /
Gallery times / Tuesday to Saturday 4 p.m. to 8 p.m. / Monday - mornings only by appointment



Niente è per sempre. Tutto è trasmutazione. Mettiamo appena i piedi fuori dal materasso e uno specchio, un riflesso anche accennato è pronto a dire chi è il nuovo Noi a indossarci. Pressappoco simili diventiamo cavie fluttuanti dell’esperimento del tempo. Possiamo sfiancarci: impiegare le nostre migliori risorse per riconoscerci nei “ciao”, nei “come stai?”, nei “è tutto come il primo giorno”. È la fine che ci accoglie e in relazione a quella fine - spesso ignorata - basiamo ogni più sciocco pensiero o gesto. Un processo fisiologico dal quale non possiamo sottrarci e che diviene medium. Ecco: ci accorgiamo che Niente è per sempre per accettare quel niente o quel per sempre che non c’è dato conoscere.
Un concetto scontato, si può obiettare, come scontato potrebbe essere il pretesto iconografico utilizzato da Guido Pecci. Del resto non è l’uomo e tutto ciò che gli gira intorno e dentro, compresi i sentimenti, ad essere scontati? I sentimenti - come l’amore -: talmente scontanti che gli affibbiamo quell’aura di eternità probabilmente immeritata. Ed è qui che Guido Pecci sbiascica la crudezza del reale e le sue opere, apparentemente leggere e divertenti e a tratti infantili, ci accarezzano come un velo di seta che a contatto con la pelle ci lascia ustioni e tagli.
I Simpson, fenomeno animato che ha segnato l’immaginario collettivo dalla fine degli anni Ottanta, sono un pretesto - avremmo potuto trovare i personaggi della Disney - utilizzato per attirare l’attenzione, per porci davanti l’opera con gaiezza e scoprire, lentamente, che dietro quei colori sgargianti e l’atteggiamento pittorico vicino alla ruffianeria c’è una constatazione lancinante da parte dell’artista, una precarietà che a stento riusciamo a trattenere, un senso di profonda caducità presente nel sentimento amoroso.
I personaggi della sitcom Americana diventano, alla stregua, una scelta sintattica, una forma di linguaggio e, quindi, un punto comune tra significato e significante. Se il significante è la scelta di un cartoon conosciuto in tutto il mondo e a tutte le età, divenuto per certi versi, ad oggi, forma mitologica, il significato sta nel messaggio che i personaggi lanciano in relazione ai propri sentimenti. Ognuno ha un approccio differente: Homer si trova davanti un piatto colmo di cuori. È affamato di amore, immaginiamo. È sazio, subito dopo. Ha inglobato più amore possibile. Su di lui aleggia la nuvoletta di un pensiero vuoto. Homer è disarmato. Non ha parole davanti alla grandezza o all’infamia di questo sentimento. Maggie è all’interno di un lavandino. L’acqua è aperta. Allo stesso tempo corre via. Lei si dibatte, forse paurosa di essere succhiata insieme all’acqua. Delle piccole ninfee quasi accennate le galleggiano affianco. La bellezza delle ninfee e l’esuberanza dell’acqua che scorre sono gli aspetti di una narrazione che ci proiettano all’interno di quel turbine che è l’innamoramento, puro e totale e disinteressato come quello dei bambini, destinato, anch’esso, a cambiare, a trascinarci verso condutture ignote. E ancora: un grosso ramo piantato a terra. Una mazzafionda che tende un cuore verso l’infinito. L’oggetto preferito di Bart che potrebbe essere di ognuno, ogniqualvolta abbiamo sentito la necessità di buttare il nostro cuore - con uno statuto a sé - lontano da noi o appena più in là e ritrovarsi uniti.
Tutto scorre. Eppure la scelta dei Simpson ci suggerisce una riflessione aggiunta: Guido Pecci forza il mito storico con una mitologia contemporanea. Si pensi al quadro del Carracci Ercole al bivio. L’eroe, posto al centro, è indeciso sulla strada da scegliere indicata da due figure femminili: l’amor divino e l’amor profano. Il Carracci, attraverso l’espediente del mito antico, narra dei dettami moralmente educativi. Pecci fa lo stesso: l’espediente è una mitologia dissimile, una mitologia aggiornata in grado di segnare con foga la cultura sociale odierna. Non a caso la più recente sigla della sitcom è firmata dall’artista inglese Bansky. E anche l’amore tenta di sfidare questa mitologia, di affermarsi nella Storia, di mantenere quell’eco romantica che tutti ha affascinato.
Eppure Niente è per sempre. Né la mitologia, né la Storia, né l’amore.
Eccetto, probabilmente, quel niente.

Fabio Appetito

martedì 12 marzo 2013

STEFANO ABBIATI / IL TERZO A CURA DI ITALO BERGANTINI


STEFANO ABBIATI / IL TERZO
A CURA DI ITALO BERGANTINI
23 MARZO / 12 MAGGIO 2013

LATINA / VIALE LE CORBUSIER 39 / TORRE BACCARI / 17TH FLOOR + GROUND FLOOR / T +39 0773 604788 / M +39 334 710 5049
WWW.ROMBERG.IT / INFO@ROMBERG.IT / ORARIO DI GALLERIA / MARTEDì - SABATO 16 - 20 / MATTINA SU APPUNTAMENTO
INAUGURAZIONE
SABATO 23 MARZO 2013 ore 19,00

Il terzo è l'elemento invisibile. L'elemento emotivo che ci lasciamo alle spalle dopo una partenza e ritroviamo all'arrivo quando ci immergiamo senza inganni nel "viaggio".
In questo nuovo progetto Stefano Abbiati attraverso la sua raffinata ricerca pittorica ci mostra le mappe che ha tracciato durante questo percorso.
Attraverso la pittura, sulle curve delle setole che trascinano materia sulla tavola, ad ogni suo gesto e ad ogni nostro sguardo si ricompone un panorama emotivo che ci ricongiunge al prima e al dopo nel "terzo" presente.
La mostra si articola nei due spazi espositivi della Romberg in una sequenza di 30 lavori, alcuni solo apparentemente grigi altri costruiti su pochi essenziali colori, vibrano di riflessi accesi e si sciolgono in trasparenze languide in una sorta di mantra visivo si ripetono nel percorso espositivo e nell'occhio, fino ad accendere un caleidoscopio emotivo in cui il "terzo" promesso prenderà sostanza e si svelerà nella sua apparente inafferrabilità.
Raramente oggi la pittura si muove su terreni così incerti, Abbiati recupera il coraggio del saper fare e ci mostra, grazie a una sapiente stratificazione materica, lo stato della pittura.
A una prima stesura figurativa su tavola sovrappone a distanza un elemento traslucido in plexiglas abraso, dipinto e inciso con astrazioni monocromatiche che ridisegna l'architettura dell'opera dando corpo a dei parallelepipedi che impongono la loro presenza nello spazio fisico oltre che in quello visivo.
Con questo procedimento Abbiati innesca un'oscillazione che ci costringe a rielaborare continuamente il piano di messa a fuoco concettuale dell'opera, fino all'inevitabile deflagrazione del "TERZO".
Questa duplice operazione colloca il lavoro di Abbiati al limite dell'arte concettuale e restituisce alla pittura i mezzi per decodificare il contemporaneo.
Il terzo ricorda il mito della caverna, rielabora l'ombra della pittura e ci parla con una schiettezza concettuale rara

martedì 27 marzo 2012

Carlo Cane a Venezia, a Ca' Zenobio degli Armeni

Carlo Cane arriva a Venezia. E lo fa alla grande! a Ca' Zenobio degli Armeni. Sotto l'attenta cura del duo Bergantini/Marziani... da vedere!!!

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ROMBERG Arte Contemporanea
presenta
CARLO CANE
GHIACCIO NOVE
a cura di Italo Bergantini e Gianluca Marziani
Inaugurazione giovedì 5 aprile 2012
VENEZIA / CA’ ZENOBIO DEGLI ARMENI / Fondamenta del Soccorso – Dorsoduro 2596 /
Periodo: 5 APRILE / 6 MAGGIO 2012
orario: 10.00/18.00
info: Ca’ Zenobio T. +39 041 5228770 / sito: www.collegioarmeno.com
Info: Romberg T. +39 0773 604788 / M. +39 3347105049 / e.mail: info@romberg.it / sito: www.romberg.it
 “Ghiaccio Nove” è un famoso libro del 1963 dello scrittore americano Kurt Vonnegut. Racconta di Felix Hoenikker, uno dei "padri" della bomba atomica, uomo votato alla scienza, estraneo alla vita sociale, incapace di amare la moglie Emily e di fare da padre ai suoi tre figli. Da qui la rivelazione narrativa di una sua invenzione, nata in risposta alle richieste di un generale della Marina che cercava il modo per solidificare il fango, così da non costringere i marines a combattere nella melma. L'idea era venuta ad Hoenikker proprio il giorno dello sgancio della bomba: una microparticella in grado di cristallizzare e congelare l'acqua (punto di fusione a 114°F) e potenzialmente in grado di creare una reazione a catena su tutto il pianeta.
Le visioni di Carlo Cane nascono in maniera autonoma rispetto alla storia appena riassunta. Non ci sono legami diretti eppure le opere rivelano l’impatto delle figurazioni ultimative sul paesaggio contemporaneo. Senti la presa netta di una coscienza urbanistica, la veggenza sul pianeta in mutazione, percepisci l’energia visionaria che applica alcune utopie letterarie al disegno di elementi architettonici.
Ma la cosa che più richiama il mondo di Vonnegut è il senso di imperscrutabile passaggio tra stadi liquidi e solidi, forza ed evanescenza, linearità e curvatura. Le opere vivono in un limbo sospeso, coscienti del presente architettonico nonché dell’ingombro spaziale, delle incoerenze ambientali, dell’impatto critico sul contesto. Cemento armato, vetro e leghe metalliche iniziano a sciogliersi, perdono consistenza volumetrica. Le fondamenta rivelano la propria coscienza liquida, diventano laghi d’inchiostro profondo, dilagano lungo i flussi gravitazionali dello spazio. Architetture del presente globale che somatizzano lo stato febbrile della patologia planetaria.
Il paesaggio contemporaneo svela il suo “ghiaccio nove”, ovvero, la sua ambiguità morale, il punto interrogativo sul domani, la versione non finita del presente. Un mondo dove l’uomo decide il proprio destino attraverso scelte drastiche, talvolta estreme, comunque pericolose. Scelte che edificano luoghi per riversarsi sul futuro collettivo, sulla possibilità stessa di un futuro. Scelte che ci riportano al capolavoro di Vonnegut attraverso le visioni pittoriche di un artista ‘Carlo Cane’.

domenica 18 settembre 2011

1° ottobre: doppia inaugurazione da Roomberg a Latina

Due gusti is meglio di one... a parte gli scherzi, il primo giorno del mese di ottobre, offrirà agli abitanti di Latina e non solo, una doppia opportunità: due mostre, diverse fra loro, ambedue molto interessanti con la proposta di artisti assolutamente di talento, curate dall'attento Alessandro Trabucco, in casa Roomberg. Ancora una volta Italo Bergantini insegna a tanti il lavoro del gallerista!

PhotoReload (Naked City) a cura di Italo Bergantini e Alessandro Trabucco
ROOMBERG PROJECT SPACE di
ROMBERG ARTE CONTEMPORANEA

presenta
FILIPPO CENTENARI / CARLO D’ORTA / MASSIMILIANO FOSCATI / VIDEO DI DEVIS VENTURELLI
in PhotoReload (Naked City)
a cura di Italo Bergantini e Alessandro Trabucco

Inaugurazione sabato 1° ottobre 2011 ore 18-21
ROOMBERG project space / Viale Le Corbusier 39 - Torre Baccari - low ground / LATINA

Periodo: 1° OTTOBRE / 20 NOVEMBRE 2011

orario di galleria:
lunedì 16-20 / martedì - sabato 10-13 / 16-20 /
lunedì mattina su appuntamento
info: T. e F. +39 0773 604788 – T. + 39 0773 690053
M. +39 334 7105049
e.mail: info@romberg.it / sito: 
www.romberg.it

Al piano terra del grattacielo Baccari, si inaugura la prima mostra della stagione espositiva 2011/2012.
La nuova stagione aprirà in contemporanea con lo spazio al 17° piano, proporrà una rassegna pensata e costruita per ROOMBERG project space che vuole tracciare un percorso omogeneo di ricerca sull’attuale 'stato dell’arte' della fotografia e della videoarte, incentrato soprattutto sul concetto di 'analisi' e di 'ricarica' (Reload - quindi una sorta di 'presa di coscienza') in relazione ad un pensiero digitale che condiziona sempre di più la vita contemporanea.
Obiettivo delle 5 mostre che si alterneranno è presentare lavori fotografici e video nei quali la presenza dell’elaborazione digitale risulterà essere a volte determinante, ma mai predominante, a volte soltanto pensata ma non attuata, ciò significa che la tecnica adottata da ciascun artista accoglie le potenzialità offerte dalle nuove tecnologie senza esserne dominata, ottenendo risultati al confine tra il reale e l’immaginario, sino alla sensazione di non riuscire ad individuare la natura originaria dell’immagine stessa.
Gli artisti, 15 + 5, avranno quindi come base principale del loro lavoro la realtà, riformulata e reinterpretata in modo da ottenere nuovi ed inediti significati.
La prima mostra, dal titolo Naked City, presenta i lavori fotografici di Filippo Centenari, Carlo D’Orta, Massimiliano Foscati, e un video di Devis Venturelli.
Soggetto privilegiato è la città, osservata, indagata, raccontata, sezionata e restituita allo sguardo come spogliata di ogni copertura visiva che ne mascheri la sua reale identità vitale e formale.
La ricerca dei tre fotografi è incentrata soprattutto sul concetto di digitale, inteso sia come tecnica, sia come evoluzione visiva e mentale della contemporaneità.
Il pixel, come elemento base dell’immagine elettronica (Foscati), il codice binario, come struttura costitutiva del linguaggio digitale (Centenari), l’elaborazione delle immagini con software di fotoritocco (D’Orta), rappresentano la “materia” di lavoro su cui sviluppare il proprio discorso di analisi sull’attuale ricerca fotografica.
Il video di Devis Venturelli, dal titolo Superfici fonetiche, è un viaggio ludico all’interno della città, una ricognizione urbana in cui un agente atmosferico, il vento, fa da propulsore ad alcune lingue metalliche che si muovono liberamente per le strade emettendo deboli e delicati suoni.



TAMBURO DI LATTA a cura di Italo Bergantini e Alessandro Trabucco
ROMBERG ARTE CONTEMPORANEA / 17° FLOOR / LATINA

ANTONIO CERVASIO / VINCENZO MARSIGLIA / GUIDO PECCI / NICOLA VINCI / FERNANDO ZUCCHI
TAMBURO DI LATTA
a cura di Italo Bergantini e Alessandro Trabucco

INAUGURAZIONE SABATO 1° OTTOBRE 2011 ORE 18-21

ROMBERG Arte Contemporanea / Viale Le Corbusier 39 - Torre Baccari / 17° FLOOR / LATINA
Periodo: 1° OTTOBRE / 20 NOVEMBRE 2011
orario di galleria: lunedì 16/20 – dal martedì al sabato 10/13 – 16/20
info: T. e F. +39 0773 604788 – T. + 39 0773 690053 - M. 334 7105049
e.mail: info@romberg.it / sito: 
www.romberg.it

TAMBURO DI LATTA è il titolo della prima mostra che inaugura la stagione espositiva 2011/2012 del nuovo spazio della ROMBERG ARTE CONTEMPORANEA sito al 17° piano del grattacielo Baccari a Latina.

'Il tamburo di latta' è un famoso libro pubblicato nel 1959 dello scrittore tedesco Günter Grass -Premio Nobel per la letteratura nel 1999-. Dal libro e dalla successiva versione cinematografica di Volker Schlöndorff uscita 20 anni dopo, nel 1979, prende ispirazione la mostra. E’ il racconto della vita di Oskar, un bambino nato a Danzica negli anni ’20 del secolo scorso e che, alla tenera età di 3 anni, in maniera autonoma e consapevole, prende una decisione esistenziale drastica: procurarsi un incidente domestico per causare l’interruzione della propria crescita, una scelta dettata dall’osservazione disincantata dei comportamenti negativi degli adulti e dal netto rifiuto di diventare come loro.
Al momento della nascita, la madre gli promette un particolare regalo, un tamburo di latta da donargli proprio al suo terzo compleanno, oggetto che diventerà inseparabile compagno di vita, unico elemento di contatto col mondo esterno e che scandirà il ritmo delle sue giornate.
Ambientata nel periodo dell’ascesa e caduta del regime nazista e della tragedia della Seconda Guerra Mondiale, la storia riporta le profonde riflessioni e i pensieri del bambino Oskar, in contrasto con l’unico elemento fonetico in suo possesso, la propria voce, che utilizzerà in modo “primitivo”, solo per emettere delle tremende urla in grado di frantumare vetri e lampadine. Ed è proprio questa la sua esistenza terrena, una continua battaglia in difesa della propria dignità umana, contro l’assurdità della vita adulta, agli occhi del bimbo violenta e ipocrita.

Le opere allestite nello spazio della ROMBERG nascono da questi spunti sviluppandosi in un percorso che i cinque artisti affrontano delineando le tematiche che meglio rappresentano il complesso mondo dell’infanzia e dell’adolescenza, per certi versi dai contorni indefiniti, per altri strutturato su esigenze vitali e di primaria importanza.
Il piccolo Oskar diventa così l’emblema del fragile equilibrio che governa i pensieri, le emozioni, le nuove scoperte che quotidianamente accompagnano e conducono il bambino nel cammino verso l’età della ragione e della consapevolezza:
PAURA, psicologia delle fantasie, dei desideri, dei timori: l’uomo nero, il buio, la solitudine, il dolore, l’incubo, il sentimento di abbandono.
Nicola VINCI.
FIDUCIA, rapporto con il mondo esterno: i coetanei, i familiari, gli adulti, l’ambiente circostante, gli eventi storici.
Antonio CERVASIO.
GIOCO, svago, la convivialità, la spensieratezza: la cameretta dei giochi, il possesso degli oggetti, la costruzione di un mondo fantastico e l’identificazione in personaggi inventati.
Vincenzo MARSIGLIA.
CRISI, crescita, consapevolezza, conoscenza di sé e responsabilità sociali: la sessualità, il lavoro, la quotidianità, la sopravvivenza.
Guido PECCI.
RICORDO, l’adulto/bambino, il rapporto con il passato e le ripercussioni sul presente: la maturità e la memoria dell’infanzia perduta.
Fernando ZUCCHI.

domenica 13 marzo 2011

CARLO CANE - Ghiaccio Nove - a cura di Italo Bergantini e Gianluca Marziani

Se dovessi stilare una personale classifica sui dieci artisti italiani che apprezzo maggiormente, fra questi, ci sarebbe senz'altro Carlo Cane.
Ora, questo raffinato artista piemontese, amico caro e prezioso talento (che conosco e tratto abitualmente da anni), si appresta ad una personale, curata da Gianluca Marziani, dal titolo -Ghiaccio Nove- nella galleria di Italo Bergantini, la Romberg a Latina. Da vedere!



CARLO CANE
Ghiaccio Nove

A cura di Italo Bergantini e Gianluca Marziani



“Ghiaccio Nove” è un famoso libro del 1963 dello scrittore americano Kurt Vonnegut. Racconta di Felix Hoenikker, uno dei "padri" della bomba atomica, uomo votato alla scienza, estraneo alla vita sociale, incapace di amare la moglie Emily e di fare da padre ai suoi tre figli. Da qui la rivelazione narrativa di una sua invenzione, nata in risposta alle richieste di un generale della Marina che cercava il modo per solidificare il fango, così da non costringere i marines a combattere nella melma. L'idea era venuta ad Hoenikker proprio il giorno dello sgancio della bomba: una microparticella in grado di cristallizzare e congelare l'acqua (portandone il punto di fusione a 114 °F) e potenzialmente in grado di creare una reazione a catena su tutto il pianeta.

Le visioni di Carlo Cane nascono in maniera autonoma rispetto alla storia appena riassunta. Non ci sono legami diretti eppure le opere rivelano l’impatto delle figurazioni ultimative sul paesaggio contemporaneo. Senti la presa netta di una coscienza urbanistica, la veggenza sul pianeta in mutazione, percepisci l’energia visionaria che applica alcune utopie letterarie al disegno di elementi architettonici.

Ma la cosa che più richiama il mondo di Vonnegut è il senso di imperscrutabile passaggio tra stadi liquidi e solidi, forza ed evanescenza, linearità e curvatura. Le opere vivono in un limbo sospeso, coscienti del presente architettonico nonché dell’ingombro spaziale, delle incoerenze ambientali, dell’impatto critico sul contesto. Cemento armato, vetro e leghe metalliche iniziano a sciogliersi, perdono consistenza volumetrica. Le fondamenta rivelano la propria coscienza liquida, diventano laghi d’inchiostro profondo, dilagano lungo i flussi gravitazionali dello spazio. Architetture del presente globale che somatizzano lo stato febbrile della patologia planetaria.



Il paesaggio contemporaneo svela il suo “ghiaccio nove”, ovvero, la sua ambiguità morale, il punto interrogativo sul domani, la versione non finita del presente. Un mondo dove l’uomo decide il proprio destino attraverso scelte drastiche, talvolta estreme, comunque pericolose. Scelte che edificano luoghi per riversarsi sul futuro collettivo, sulla possibilità stessa di un futuro. Scelte che ci riportano al capolavoro di Vonnegut attraverso le visioni pittoriche di un artista -Carlo Cane- lungo le pareti di uno spazio -Romberg- collocato in un edificio di esplicita architettura contemporanea.

giovedì 3 febbraio 2011

LUCA PIOVACCARI / Mentali Fragili Equilibri

Non ho mai parlato di Piovaccari in questa "Stanza". E' giunto il momento di farlo ora, in occasione di questa mostra da Romberg a Latina.
Mi è sempre piaciuta la ricerca che mette in atto questo artista e mi piace da sempre come lavora Italo Bergantini, vero stereotipo di gallerista. Una mostra da vedere cogliendo anche l'occasione per visitare la nuova sede di Latina di questa Galleria ormai "storica"


Sabato 5 febbraio 2011, Romberg arte contemporanea inaugura la terza mostra della stagione espositiva 2010/2011.

“Non bisogna far violenza sulla natura, ma persuaderla.”
Epicuro

“E’ in noi che i paesaggi hanno paesaggio. Perciò se li immagino li creo; se li creo esistono; se esistono li vedo.”
Fernando Pessoa

Estenuante ricerca sulla natura, sviscerata da una sorta di depurazione di terriccio vomitato da un tubo fino a diventare un cumulo… parte idealmente da qui la nuova mostra personale di Luca Piovaccari nello spazio della Romberg a Latina. Una riflessione tra conferme e spostamenti, lungo traiettorie concettuali che l’artista romagnolo sta tracciando da anni con modelli coerenti e visioni evolutive.
Trasfigurazione di paesaggi che diventano pura astrazione metafisica, irreali situazioni, interventi che evocano fragili spazi… ciò che non si capisce per natura ci attrae, lo spazio della galleria come sottile prospettiva d’orizzonte, sospesa tra cielo e terra… micropaesaggi disegnati si celano dentro piccole scatole di legno, portatrici di immagini e parole… disegni di orizzonti, vedute panoramiche recenti, cieli densi di nuvole enigmatiche su cui si librano presagi in forma di arbusti.
Interventi installativi, disegni, fotografie, suoni, un video… la polifonia linguistica concorre in modo enigmatico a ridisegnare il nostro quotidiano. La difformità come strumento di completamento della visione, lungo tracciati essenziali che sintetizzano il paesaggio mentale, la qualità del ricordo evanescente, la traccia e l’ombra come volumi solidi di una memoria abitativa.

Da sempre Piovaccari si interroga sui modelli percorribili del paesaggio figurativo, non limitando l’azione creativa alla tenacia di un linguaggio ma ampliando la prospettiva spaziale dei suoi riferimenti pittorici. E’ come se il disegno si espandesse nei luoghi secondo un teatralismo fragile e fortemente evocativo, creando ragnatele di senso, architetture filamentose, orizzonti e mappature aggettanti. La sua raffinata pittura si completa dentro strutture germinative che si espandono sui muri, prendendo direzioni gravitazionali, rompendo le prospettive, richiamando il reale in un continuo fuoriscala.
La visione della natura come visione del paesaggio interiore…

martedì 26 ottobre 2010

"IL CIELO SOPRA" collettiva alla Romberg a cura Italo Bergantini e Gianluca Marziani

Apre un nuovo spazio espositivo e lo fa nel migliore dei modi, con una collettiva di notevole interesse, dove trova ospitalità uno degli artisti che più stimo: Carlo Cane. A Latina sotto la cura del duo Bergantini/Marziani. Da vedere. 

IL CIELO SOPRA_ è il titolo della mostra d’inaugurazione del nuovo spazio
espositivo che la ROMBERG ARTE CONTEMPORANEA apre a Latina.
Dopo la bella avventura con la galleria romana di Piazza de’ Ricci, Italo Bergantini
inizia una nuova vicenda culturale nel cuore della città pontina. Fin dal titolo
dichiara le sue intenzioni: andare oltre la consuetudine figurativa, oltre il limite
“terreno” dei generi pittorici e fotografici, oltre gli accademismi della scultura
contemporanea. Attaccarsi al cielo con lo sguardo e le intenzioni, volando sopra
la città sul filo di ispirazioni giovani e consolidate, figlie di una qualità iconografica
italiana e internazionale che la Romberg ha sempre alimentato nella sua lunga
storia espositiva.
Per l’occasione sette artisti interpretano la città contemporanea, parlando di
architettura e mutamenti urbanistici, di sogni e abusi edilizi, di luoghi emozionanti
e suggestioni contraddittorie…
Graziano Pompili è artista paziente con le sue riflessioni scultoree sul paesaggio,
sull’uomo, sulle strutture fisiche essenziali. E col “suo fare semplice” ci riconduce,
per questa mostra, all’idea, all’archetipo di abitazione primitiva in agro pontino:
la lestra.
Marcello Scopelliti, attraverso lo strumento fotografico, fornisce un denso
resoconto del quartiere Nicolosi, regalandoci una visuale toccante e personalissima
che rivela un quartiere popolare dal volto multietnico.
Massimo Rossetti ci narra la città degli anni ‘60 e ‘70: dalle facciate tipiche
di un’architettura di periferia ai tanti verticalismi spinti. Una pittura sospesa e
cerebrale che mette il ricordo dentro un ideale ghiaccio bollente, tra realismi
sensoriali e schegge melanconiche.
In questo frenetico viaggio attraverso l’evoluzione/involuzione del recente
panorama architettonico, a Luca Piovaccari spetta il compito di documentare le
matrici residenziali che hanno caratterizzato la città dall’inizio degli anni ‘80.
Le città “fantastiche” di Carlo Cane sono squarci di pura invenzione (in realtà non
esistono in nessun luogo) che ci conducono, invece, verso la città degli anni ‘90.
Il suggestivo intervento site specific di Michelangelo Galliani è il testimone
scultoreo di questo territorio controverso, raccontato attraverso lo scandire del
tempo reale e mentale.
Antonio Petrianni, videomaker, ci accompagna, infine, in un tour inusuale e
affascinante tra le vie della città, costringendoci a “sopportare” un poetico ma
vibrante mal di mare.
IL CIELO SOPRA_ I SETTE ARTISTI
IL CIELO SOPRA_ OGNUNO DI NOI
IL CIELO SOPRA_ GLI OCCHI CHE SANNO GUARDARE 30 OTTOBRE / 30 NOVEMBRE 2010

INAUGURAZIONE
SABATO 30 OTTOBRE  / ORE 17 - 21
ORARIO DI GALLERIA /
LUNEDÌ 16 - 20 /
MARTEDÌ / SABATO 10 -13 . 16 - 20 /
A CURA DI
ITALO BERGANTINI E GIANLUCA MARZIANI
CARLO CANE
MICHELANGELO GALLIANI
ANTONIO PETRIANNI
LUCA PIOVACCARI
GRAZIANO POMPILI
MASSIMO ROSSETTI
MARCELLO SCOPELLITI