RITENGO CHE SIA DOVERE DI CHIUNQUE E A MAGGIOR RAGIONE DI NOI ITALIANI, FARE DI TUTTO PER PROMUOVERE, SALVAGUARDARE E DIVULGARE L'ARTE IN TUTTE LE SUE ESPRESSIONI.
UNA SOCIETA' DISTRATTA SUI FATTI DELL'ARTE E' UNA SOCIETA' VOTATA ALL'IMPOVERIMENTO... E NOI, DA QUESTO PUNTO DI VISTA, LO SIAMO GIA' ABBASTANZA!






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mercoledì 11 ottobre 2017

Marco Bellomi "Bianco quotidiano"/ Alex Sala "Muri e ponti"

 A Carnago, in provincia di Varese, espone Marco Bellomi, in compagnia di Alex Sala.
Un confronto molto interessante da scoprire...



Muri e Ponti | performance di Alex Sala
Bianco Quotidiano | installazione di Marco Bellomi
Lettura critica di Sonia Patrizia Catena ©

La scelta del pane quotidiano, come argomento della tredicesima giornata del contemporaneo, dà luogo a numerose riflessioni: dalla tradizione cristiana all’idea di cibo come nutrimento e vita, fino all'evoluzione dell’individuo e della società. Il concetto di pane può, inoltre, legare il suo significato a quello di guerre e conflitti, intrecciandosi a temi attuali come: immigrazione, confini, inclusioni ed esclusioni, attorno ai quali la società è chiamata a ridefinirsi. I confini (in)visibili possono avere effetti sulle persone, così come lo scambio fra i popoli può insegnare la diversità, trasformandoci attraverso un cammino personale. Nuovi ingredienti, dunque, per rinnovate identità.
Ma quale ruolo per l’artista?

Il pane, un elemento vitale per l'uomo, nutrimento per eccellenza, è spezzato, frantumato attraverso l'azione energica e intensa di Alex Sala. Questa performance chiude il rituale dell'artista, iniziato con la gestualità catartica di 12 PESCI. In quell'occasione i pesci rappresentavano i popoli europei appiattiti dalle norme e resi, almeno in apparenza, identici. Sala, questa volta, alza la posta in gioco. Oltre al pane, quello "quotidiano" per i cristiani, riprende un concetto a lui caro: il muro, la linea di confine, già presente nel ciclo di lavori "War at Home", che separa il familiare dall'ignoto. Un percorso di ricerca che lo conduce a distruggere il pane, oggetto del contendere, e a chiedersi «se la ricchezza fosse distribuita equamente, gli uomini desidererebbero il pane altrui?». Per l'artista il conflitto tra gli uomini è l'effetto del loro perenne desiderio di possedere: risorse, potere e territori. Soggetti, quest'ultimi, a continue ridefinizioni e compromessi attraverso muri o ponti, che riportano all'ordine tutto ciò che è in divenire, mutante e informe. Elementi che, illusoriamente, tracciano dei punti fermi, delle coordinate di passaggio o meno, come lo sono i mari e i monti. Ecco che nasce un dialogo fra confini artificiali e naturali, suture tra territori attigui e culture simili, ove i primi, risultato di accordi politici o economici, possono limitare o incentivare i flussi, facilitarli o controllarli. I secondi, quelli naturali, sono fisici, oggettivi e indipendenti da decisioni umane. I confini determinano l'identità di un popolo, anche quando sono eretti muri (o monti?) per contenerli, questi ne evidenziano le radici. Invece, i ponti (o il mare?), artifici sempre dell'uomo, uniscono mondi diversi, collegano due realtà o modi di pensare e diventano un precario sentiero su cui passare.
Sala con la sua performance si pone come frontiera, soglia di demarcazione e membrana permeabile, suscettibile alla mutazione, fra il nostro spazio noto e quello ignoto dell'azione, della frantumazione del pane. Una frontiera elastica che consente un contatto fra due mondi attraverso lo scambio di pensieri, riflessioni e domande. Così come i nostri muri e ponti, precari, di fronte ai monti e al mare, informi per natura ma permanenti.
Quale via per il mondo?

Se Alex Sala racconta di confini e flussi contenuti o facilitati da muri e ponti, mari e monti; Marco Bellomi riflette, invece, su come l'uomo modifichi se stesso e il territorio mediante l'azione del camminare. Atto primario di trasformazione e strumento di conoscenza dello spazio che può subire, tuttavia, un fermo. L'incedere cristallizzato è qui rappresentato dalle sagome di legno del calzolaio, "negativi" e punti di partenza per la realizzazione delle scarpe. Scarpe, tuttavia, che sono solo evocate e che non permettono di avanzare, perché in realtà non presenti. Assenza dello strumento per spostarsi in Bellomi, muri invisibili in Sala. Un mancato passaggio dell'uomo?
Come in una natura morta, dalla vita silenziosa, l'artista raduna le sagome in legno delle scarpe e le dispone con lievi variazioni vicino ai dodici pani. Questi ultimi, dipinti di bianco, presentano sottili differenze fra volumi e forme, sebbene questo "velo" monocromo li uniformi e ne blocchi la lievitazione.

Se il cammino è cambiamento e porta con sé un potenziale di metamorfosi interiore, anche il pane è simbolo di tale alterazione, prodotto dell'uomo e risultato di più ingredienti che lo fanno diventare altro. Per quanto l'artista lo definisca come: «paragonabile al simbolico divenire dell’Uomo», ne inibisce il desiderio di trasformazione.
Il pane quotidiano dell'installazione non è spezzato, bensì rimane rigido dinanzi a noi, l'artista sceglie di "congelarne" dodici, fermandone il tempo e cristallizzandone la forma.
Questo velo di gesso sembra voler conservare il pane, dalla parvenza inalterabile, nasconde invece, un fermento sotteso, silenziosamente presente. Il pane è, infatti, materia da plasmare e modellare, materia a cui dare una struttura e un carattere attraverso la lievitazione e la scelta delle farine. Deperibile e vulnerabile per natura, si modifica in maniera incessante, alla stregua di un processo creativo in divenire. Dall'elevata carica simbolica, il pane è cibo essenziale per molte culture, nutrimento tra i più sacri e allegoria della vita, altresì metafora della crescita dell'individuo, della relazione con gli altri e stratificazione di senso, da quello socio-economico a quello politico, sino alla brama di possesso.
L'apparente incorruttibilità e stasi dell'installazione di Bellomi, smuove in noi una domanda:
affrontando l'inerzia, si è in grado di far rinascere il desiderio di cambiamento?

Sala e Bellomi compongono una narrazione rigorosa e aperta alle interpretazioni degli spettatori, ove performance e installazione dialogano in maniera sinergica. Tentano di raccontare il presente come un territorio instabile, ancora indefinito, quasi passivo: una polifonia di significati per creare un terreno di riflessione comune e immaginare la nuova società.

Carnago (VA) Chiesa San Rocco, Via Italia
14 ottobre22 ottobre
 
evento fb


venerdì 20 gennaio 2017

Temporaneamente Stati transitori dell'essere

Al Castello Visconteo di Abbiategrasso succede...

 

Temporaneamente
Stati transitori dell'essere

Temporaneamente. Sabato 4 febbraio al Castello Visconteo di Abbiategrasso
l'inaugurazione della mostra collettiva sullo spazio-tempo.

Opening: 04 febbraio, ore 18.30
Castello Visconteo, piazza Castello - Abbiategrasso


Abbiategrasso, 04 febbraio 2017_Lo spazio e il tempo sono i protagonisti della mostra collettiva Temporaneamente - Stati transitori dell'essere che inaugurerà sabato 4 febbraio alle ore 18.30 al Castello Visconteo di Abbiategrasso (piazza Castello), a cura di Alex Sala e con la presentazione di Sonia Patrizia Catena.

I tredici artisti in mostra hanno lavorato e fatto ricerca su un tema tanto complesso, quanto importante. La genesi di questa esposizione nasce dagli artisti stessi che, in maniera incessante, si sono relazionati e confrontati in uno territorio virtuale, quello del web, dando vita a una mostra collettiva, ricca di spunti di riflessione sull’esistenza umana e sull'assioma spazio-tempo. Un modo virtuoso di fare rete fra artisti per riflettere sugli aspetti della temporaneità e dello spazio attraverso il filtro linguistico dell'arte contemporanea e della contaminazione reciproca.

Questa mostra diventa, per questi artisti, il terreno su cui si incontrano poetiche stilisticamente differenti, ma convergenti in un tema comune. Una collettiva site specific e time specific che gli permette, da un lato, di confrontarsi in maniera autonoma, dando ampio respiro alle ricerche personali, ma dall'altro le avvicina, non in un mero accostamento di opere, quanto piuttosto alla ricerca di un approccio condiviso su un argomento che è stato occasione di scambio nei mesi precedenti. All’interno della riflessione ogni artista ha riversato la propria esperienza soggettiva, che è stata alla base della progettazione dei lavori esposti. Un interessante corpus di opere che si interroga su cos'è il tempo e lo spazio, su come li percepiamo e in che modo il nostro essere precari e fuggevoli incide sulla relazione con tali entità immateriali.

Siamo in presenza di un sistema di connessioni artistiche infinite in cui i segni linguistici transitano in maniera libera e si sganciano da una visione statica. L'artista, oggi, è in costante viaggio, virtuale o reale, ma pur sempre in perenne cammino, così come il suo pensiero, in cui i codici artistici si trasformano e cambiano durante i suoi spostamenti, entrando a far parte del suo modo d'essere. L'arte qui scardina il tempo, lo libera dalla narrazione lineare, incondizionata e consequenziale per restituirla alla dimensione del proprio intimo e infinito sentire.

Artisti erranti, nomadi per vocazione, si sono trovati a confrontarsi, durante il loro viaggio esistenziale, con identità, culture, ricordi, esperienze e paesaggi che hanno condotto a nuove consapevolezze, grandi interrogativi e di conseguenza ad altrettanti tentativi di risposta.

In programma due eventi collaterali durante la giornata di sabato 11 febbraio: alle ore 18.00 LIVE MUSIC con il gruppo Sesquialtera e alle 19.00 la performance ETERNITy di Alex Sala


In mostra: Giuseppe Apollonio, Dora Ayala, Paolo Balboni, Marco Bellomi, Claudia Canavesi, Andrea Cereda, Dario Cogliati, Irene Cornacchia, Sam Franza, Antonella Gerbi, Pol Palli, Alex Sala, Edi Sanna.





Palazzo Visconteo
Piazza Castello, Abbiategrasso

Opening: Sabato 04 febbraio - ore 18.30/20.30
La mostra resterà aperta fino al 12 febbraio
Orari: Domenica 5 febbraio 15.00/19.00
Mart. Merc. Giov. Ven. 16.00/20.00
Sabato 11 febbraio 14.00/21.00
Domenica 12 febbraio 14.00/18.00

Mostra a cura di Alex Sala - Presentazione di Sonia Patrizia Catena

Eventi collaterali
Sabato 11 febbraio
ore 18.00 LIVE MUSIC con il gruppo Sesquialtera
ore 19.00 ETERNITy - Performance di Alex Sala

Ingresso: Libero

venerdì 4 marzo 2016

JUSTFORONEDAY - tributo multimediale a David Bowie



Dopo il successo all’ex Paolo Pini dello spettacolo “JUSTFORONEDAY”, al suo debutto, si replica SABATO 5 MARZO alle ore 21:00 presso il Teatro Barrio’s, Via Barona ang. Via Boffalora (Milano) l’omaggio ad un grande artista che con la musica, l'arte, il cinema e il teatro da lui interpretati e vissuti nel corso della carriera ha
JUST FOR ONE DAY, tributo al genio e alla carriera di David Bowie -con filmati anche inediti, musica dal vivo, reading e interpretazioni, performance teatrali – scaturisce da un’idea originale del regista e filmmaker Giorgio Magarò, con la collaborazione dell’artista e scenografo Marco Bellomi e di Alice Ripa, curatrice di eventi culturali.
Sul palco la sorprendente danzatrice butoh Kea Tonetti, l'attore Alessandro Baito, i musicisti Carlo Calegari al piano, Pino Lucchi al basso e Ivan Montani, voce.
Fil rouge della serata il giornalista e acuto critico musicale Paolo Bertazzoni. Fotografi di scena: Massimo Rana ,Valentina Carrera e Massimo Allegri.
(Ingresso 8 euro)

martedì 18 novembre 2014

Niente di personale - personale di Marco Bellomi a cura di Valentina Carrera



Spazio E
Alzaia Naviglio Grande, 4
Milano

presenta

Niente di personale
mostra personale di Marco Bellomi
a cura di Valentina Carrera

inaugurazione 22 novembre ore 16
dal 22 al 28 novembre 2014
Orari:
dal martedì al sabato dalle ore 15.00 alle ore 19.00
domenica dalle ore 11.00 alle ore 19.00
Ingresso libero

L'arte di Bellomi si definisce per una volontà palese di voler circoscrivere, ridefinendolo, uno spazio pittorico caratterizzato da ampie campiture di colore, da geometrie astratte solcate da segni evidenti di primitiva, sciamanica incisività.

Il tutto riporta ad una poetica al limite della figurazione, rivolta ad indagare gli spazi, le frontiere incerte, i limes di un territorio che ci parla della dimensione del Sacro, dell’Altro da Sé ovvero dell’incerto, della trascendenza, dell’impermanenza.

Oltre lo spazio delimitato, evocativo di una dimensione di senso che assorbe completamente l’osservatore, si ritrova tanto l'artista quanto sé stessi.

I segni e gli spazi ci parlano di Noi, della nostra capacità di abbandonare le certezze, i bisogni indotti e la continua ricerca del senso e di sicurezza che ci fa Uomini, soggetti indifesi all’immanenza della Libertà.

In collaborazione con
Zamenhof Art – Milano
Cooperativa Letteraria – Torino

Contatti
Spazio E
Spazio E2
Alzaia Naviglio Grande 4, Milano
aestdelleden@libero.it
338.7689158