RITENGO CHE SIA DOVERE DI CHIUNQUE E A MAGGIOR RAGIONE DI NOI ITALIANI, FARE DI TUTTO PER PROMUOVERE, SALVAGUARDARE E DIVULGARE L'ARTE IN TUTTE LE SUE ESPRESSIONI.
UNA SOCIETA' DISTRATTA SUI FATTI DELL'ARTE E' UNA SOCIETA' VOTATA ALL'IMPOVERIMENTO... E NOI, DA QUESTO PUNTO DI VISTA, LO SIAMO GIA' ABBASTANZA!






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domenica 23 marzo 2014

IL VUOTO E LE FORME 4. – Venice, mon amour a cura di Anna Caterina Bellati

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Porta la firma di Anna Caterina Bellati questo imperdibile grande evento...
il prossimo 5 aprile a Chiavenna!


 

IL VUOTO E LE FORME 4. – Venice, mon amour
a cura di Anna Caterina Bellati



Chiavenna (SO)
Palazzo Pestalozzi
Piazza Bertacchi
Chiesa dei Cappuccini
Palazzo Pretorio

Inaugurazione: Sabato 5 aprile 2014, ore 17.00

Data di chiusura: 27 aprile 2014

Orari di apertura:
Martedì, Mercoledì, Venerdì  15.30 > 18.00
Giovedì, Domenica  10 > 12  /  15.30 > 18.30
Sabato   10 > 12  /  15.30 > 19.30
Lunedì chiusura

Biglietto: ingresso libero

Orario del vernissage: ore 17.00

Con il patrocinio di: Città di Chiavenna
Con il sostegno di: Comunità Montana della Valchiavenna
In collaborazione con: Museo della Valchiavenna, Pro Loco Città di Chiavenna
Organizzato da: BELLATI EDITORE

Ufficio Stampa: Bellati Editore, info@bellatieditore.com, www.bellatieditore.com



Artisti: 
Antonio Abbatepaolo, Franco Batacchi, Mauro Benatti, Damiano Casalini, Marco Cornini, Donato Frisia jr, Marco Martelli, Alberto Salvetti, Tobia Ravà, Dania Zanotto


Tel. +39 3332468331
www.bellatieditore.com

Ideato e progettato da Anna Caterina Bellati

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IL VUOTO E LE FORME giunge quest’anno alla sua quarta edizione. La Biennale d’Arti Visive di Chiavenna porta nel 2014 il titolo Venice, mon amour. Chi scrive lavora a Venezia ormai da un decennio e ha pensato a un gemellaggio ideale tra la città più bella del mondo e la piccola città dove è nata, Chiavenna appunto.
Perché questa mostra di laguna trasferita a ridosso delle montagne? I motivi sono di natura emozionale e culturale.
Innanzitutto Venezia è un topos, un’immagine mentale che ciascuno fin da bambino ha sedimentata nella propria coscienza. Si tratta di un luogo nel quale si vorrebbe andare almeno una volta nella vita, un posto del sogno fermo nel tempo, simbolo della malinconia, dell’innamoramento, della bellezza. Un sito culturale che da secoli è anche assurto a segno principe dell’arte, non solo per le sue Biennali, di Arti Visive e di Architettura, ma perché da sempre è stato punto di approdo di tantissimi artisti di fama internazionale. Il vero motivo ad attrarre a Venezia chi fa arte non è la singolare struggente meraviglia della città, ma la sua luce. Una parte di questa luce, reinterpretata dai pittori e scultori chiamati per questa occasione, farà dunque mostra di sé a Palazzo Pretorio, Palazzo Pestalozzi, nella chiesa dei Cappuccini e in Piazza Bertacchi.
Come simbolo dell’evento sono stati scelti il campanile di San Lorenzo, iniziato il 5 giugno 1597 e terminato nel 1603 a sostituire la torre del XII secolo e il pettine o ferro di prua (in veneziano fero da próva o dolfin) che ha lo scopo di proteggere la prua da eventuali collisioni. La sua forma rammenta i sei sestieri di Venezia, i denti rivolti in avanti, mentre la Giudecca è il dente rivolto all'indietro. A sua volta l'archetto sopra il dente più alto del pettine rappresenta il Ponte di Rialto, mentre la “S” che parte dalla cima per arrivare alla fine del ferro, simboleggia il Canal Grande.
Dunque dieci artisti all’ombra della collegiata di San Lorenzo fondata intorno al V secolo, divenuta pieve nel 1042 e basilica nel 1098,
per dire la Venezia di oggi e di sempre.


A Palazzo Pestalozzi si possono ammirare le opere di Donato Frisia jr. Come nelle altre edizioni l’evento globale contiene la personale di un artista per età e curriculum entrato di fatto nella Storia della Pittura.Venti tele che raccontano umori, odori, toni, luci, nebbie, giorni di sole, mareggiate, gite fuori porta a San Pietro in Volta e Pellestrina. Un viaggio guidato nei gioielli della laguna, nei ristoranti segreti, nelle gondole in attesa, nei lampioni sotto i quali si baciano gli amanti.

All’entrata di Palazzo Pretorio il nostro omaggio a Franco Batacchi scomparso nel 2012. Del grande artista, veneziano d’adozione essendo nato a Treviso, proponiamo cinque lavori storici già apparsi in numerose mostre. La sua donna-Venere questa volta impersona la perla dell’Adriatico narrata attraverso una tavolozza che si muove nella gamma dei grigi, dei verdi e dei gialli bagnati dalla luce, le brume mattinali o serotine e l’acqua densa dei canali.

Nella medesima sala dalle volte affrescate di Palazzo Pretorio proponiamo le straordinarie terrecotte di Marco Cornini, uno degli scultori più apprezzati del Paese. La sua fanciulla si destreggia con passo sicuro nella folla colorata dei turisti, mentre una donna dal corpo perfetto prende il sole sulla spiaggia di Lido e una terza figura femminile incuriosisce fin dal titolo, Quando c’eri tu. Chi dei due amanti è dovuto partire abbandonando l’altro nella stanza in penombra dove risuona lo sciabordio dell’acqua?

Nella seconda sala di Palazzo Pretorio, Tobia Ravà espone i suoi lavori numerici. Le cifre arabe si piegano allargano allungano, si mettono in fila e ammonticchiano fino a costruire il mondo. L’algebra è lo strumento per misurare la vita e il suo dispiegarsi ma anche il meccanismo perfetto per renderla visibile. E dai numeri nascono scorci veneziani scaldati dal sole o azzurrati dal cielo perfetto di un pomeriggio di maggio; oltre a due bronzi che riprendono i simboli della Serenissima, il Leone e uno dei quattro Cavalli di San Marco.

Nella piccola prigione, quasi un piombo veneziano, Mauro Benatti appende le sue delicatissime Meduse in tela metallica bruciata e ossidata, ninfe fluttuanti nel buio, messe a fuoco da una luce potente irradiata dal pavimento di pietra. Queste misteriose creature, che trovano rifugio in laguna dopo una forte mareggiata, sottolineano la precarietà dell’essere. Lo scultore di Brivio allestisce anche la Sirena di San Servolo e i suoi giochi d’acqua in Piazza Bertacchi. Dove c’è mare ci sono leggende e donne immaginarie nei sogni dei naviganti.

Sulla spiaggia di Lido all’alba arrivano centinaia di gabbiani, volano bassi nell’onda e si fermano a riposare sulla battigia. Alberto Salvetti parla di questi animali con diciassette sculture assiepate una accanto all’altra nella terza sala di Palazzo Pretorio. Ma la sua installazione non è un inno alla libertà, semmai addita la distruzione continua che l’uomo impone alla natura. Questi pennuti sono macchiati di petrolio, la loro anima è ferita dalla mediocre superficialità umana e dalla falsa credenza che a noi tocchi possedere la terra.

C’è qualcosa di Venezia che si coglie solo attraverso una lunga frequentazione, l’assenza di vento. In certi giorni rarefatti e caldi nei quali gli orologi si fermano, non tira un fiato d’aria. Per raccontare questo fatto che rende immobili le case, gli oggetti e forse anche i pensieri, abbiamo invitato Marco Martelli, noto pittore dell’iperrealismo, a esporre segrete fotografie di solito proscenio alla preparazione dei quadri. Vetri e strisce di carta s’innalzano nel blu assoluto e restano bloccati in guisa di sculture. Tutto tace, almeno fino a domani.

Nell’ultima sala di Palazzo Pretorio abitano i Gufi di Damiano Casalini. Sembrerebbero degli infiltrati, ma… Nel 2008 il pittore torinese frequenta l’Accademia di Belle Arti di Venezia dove si diploma in Incisione. Gli animali del suo Bestiario tuttavia sono a disagio per il trasferimento in laguna. Ne nascono piccole sculture ironiche come l’Intellettuale o il Professorone e dipinti in cui i gufi si destreggiano tra bricole, vaporetti e gondole. Il delizioso panegirico messo in scena dice le difficoltà di conquista di un’Isola misteriosa.

Siamo nella Chiesa dei Cappuccini che offre spazi alti e densi di storia. Qui Dania Zanotto costruisce un palcoscenico abitato da figure in simulacro di cui restano solo le vesti sontuose. La scultrice e performer trevigiana porta sotto le antiche volte installazioni museali e una collezione di vesti indossabili che narrano Venezia, i suoi traffici di stoffe e pietre, gli scambi con l’oriente, le spezie, gli ori, le perle. E piano dalle antiche strade che dal Bosforo conducevano nel cuore del Mare Nostrum arriva fin qui l’odore di un’epoca strabiliante.

A questi lavori fa da contrappunto il duplice intervento di Antonio Abbatepaolo. Lo scultore pugliese allestisce nell’abside la sua Balena, uno scheletro perfetto di cetaceo costruito con lo stesso legno impiegato per realizzare l’anima delle navi. Questo animale magico immortala il tema della grandezza negli abissi. Gli fa da contrappunto una Gondola al naturale realizzata con i medesimi materiali. A dire due luoghi mentali irrinunciabili della laguna, l’immenso e il romantico, la profondità e la calma.

Anna Caterina Bellati
Tra Venezia e Chiavenna, marzo 2014


martedì 23 luglio 2013

LUCE SUL MARE La natura L’uomo L’ingegno navale a cura di Anna Caterina Bellati

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LUCE SUL MARE La natura L’uomo L’ingegno navale

Sede: Porto Mirabello, La Spezia
Organizzazione Generale: PoloDLTM e Bellati Editore

Inaugurazione: Giovedì 25 Luglio 2013, ore 19.00

Durata della mostra: 26 Luglio > 3 Novembre 2013

Orari: 26 luglio > 14 settembre. Tutti i giorni 18 > 22. Apertura anticipata alle 14 nei giorni di arrivo delle navi da crociera
15 settembre > 3 novembre. Tutti i giorni 10 > 18; venerdì e sabato 10 > 22
HOURS: 26th July > 14 th September. Everyday 6 pm > 10 pm Early opening at 2 pm during cruise ship arri val days
15th September > 3 rd November. Everyday 10 am > 6 pm F riday and Saturday 10 am > 10 pm

Ingresso libero


Curatore: Anna Caterina Bellati in collaborazione con Martina Rossi
Coordinamento fotografico: Marco Faimali

INFORMAZIONI
Distretto Ligure delle Tecnologie Marine
Via delle Pianazze, 74

COME ARRIVARE
Ufficio Porto / Harbour Office
Viale Italia · La Spezia · Italy
www.portomirabello.it
44°05’803N – 09°49’989E

Il Porto Mirabello è facilmente raggiungibile a piedi e con il servizio di trasporto pubblico ATC (fermata più vicina Via Chiodo Giardini), dalla stazione ferroviaria, dalla stazione marittima e dal centro città, tramite il nuovo ponte pedonale che parte dalla Banchina Revel (Passeggiata Morin) in corrispondenza di Via Diaz. Porto Mirabello è servito dalla rete autostradale (A12 / A15) con raccordo che porta in città, dalla rete ferroviaria con servizio Eurostar, dagli aeroporti internazionali di Genova (100 km), di Pisa (60 km) e per voli privati Luni – Sarzana (15 km); disponibile una piazzola di atterraggio per elicotteri direttamente sui moli del porto.

Ufficio Stampa: Bellati Editore, info@bellatieditore.com, www.bellatieditore.com
Informazioni: cell. 3332468331






LA MOSTRA

Natura e Tekne
Aleaform / Artescienza
Cmre / Cnr-Ieni
Cnr-Insean / Cnr-Ismar
Cssn / Enea
Evologics / Graaltech / Ingv
Intermarine / Invelare
Museo Civico G. Doria Genova
Sitep / Studio Faggioni / Unige

Arte
Antonio Abbatepaolo
Mauro Benatti
Rolf Bienentreu
Marco Bolognesi
Stefano Bombardieri
Donato Frisia jr
Rossana Gallo
Tobia Ravà
Ugo Riva
Daniela Spaletra
Marialuisa Tadei
Dania Zanotto



Il Mare è un ambiente singolare le cui leggi fisiche e chimiche prevedono condizioni esulanti dall’immediata percezione umana. Il sistema ecologico marino offre un inimmaginabile scenario di forme e movimenti in continuo divenire, pur nella propria millenaria stabilità. Chi interagisca con il mare sperimenta un ventaglio di sensazioni raramente prevedibili, non di rado vicine allo stupore.
La straordinarietà della parte sommersa del pianeta-terra affascina da sempre la nostra razza che nei secoli ha imitato la natura per fabbricare gli strumenti utili ad andare per mare, imparando a esplorarlo. L’avanzamento tecnologico non ha accantonato i rimandi alla natura impiegati in passato, a dimostrare l’equazione che il dialogo tra realtà e invenzione conduce a risultati armonici, equilibrati e durevoli, in linea con il pensiero aristotelico per cui tekne indica la sintesi tra mimesi, cioè imitazione (il processo creativo) e capacità di costruire (mettere nel mondo qualcosa che prima non c’era).
Il visitatore, sollecitato dalle opere d’arte esposte, sarà indotto a osservare con un nuovo sguardo l'ecosistema marino con cui ha già familiarità, avvicinandosi al mondo meno noto delle tecnologie marine. Scopo della mostra è accompagnare i fruitori dell’evento in un percorso visivo e cognitivo (scientifico-tecnologico-artistico) che chiarirà le correlazioni esistenti tra forma e movimento in acqua.
L’obiettivo è esaltare le illuminazioni prodotte dalla natura lungo il cammino dell’ingegno navale con una galleria di binomi arte/scienza che rendano più comprensibili alcune soluzioni tecnologiche attraverso la loro interpretazione artistica.






I TEMI DELLA MOSTRA

Vento. Vento portami via con te.
La vela è simbolo di libertà, strumento ancestrale per superare il mare.
Immaginiamo che la vela nasca dall’osservazione della Velella, una medusa planctonica dell’ordine degli Idrozoi. Vive in colonie nel Mediterraneo e nei mari caldi ed è caratterizzata dallo scheletro cartilagineo galleggiante a forma di disco oblungo e da una cresta longitudinale triangolare, simile a una vela, grazie alla quale può muoversi spinta dal vento. La vela latina (da vela alla trina, cioè triangolare) è il primo armo innovativo venuto a sostituire la vela quadrata, in uso fin dai tempi antichi. Il suo impiego permise di risalire il vento anziché assecondarne la direzione. La vela è oggi simbolo di sostenibilità e utilizzo di energia rinnovabile. Esistono prototipi di navi con grandi vele innovative, o aquiloni, in grado di ridurre i consumi.

Eliche: le ali rotanti sottomarine.
L’elica è l’immagine emblematica dell’ingegno navale. Riassume l’intuizione tutta umana di saper sfruttare le proprietà della natura per conseguire risultati incredibili, quali propulsione e movimento.
Nel XVII secolo, prima dell’utilizzo delle pale (ali rotanti), gli ingegneri navali utilizzavano elicoidi simili alla vite di una coclea, mentre oggi le eliche hanno forme specializzate secondo l’applicazione. Alla Vasca Navale di Roma (CNR-INSEAN) se ne contano oltre 1600, delle quali alcune qui esposte. Da questo nasce l’abbinamento tra eliche e conchiglie, il cui guscio, frutto della paziente attività di molluschi marini, è spesso elicoidale ed è il simbolo più entusiasmante della natura marina, al punto di contenerne la voce.

Onda: specchio infinito in cui contemplare l’avvolgersi della propria anima…
L’onda che frange incessante e assume forme a seconda degli ostacoli incontrati, plasma coste e fondali con enorme energia. L’idrodinamica, la disciplina che si occupa dei moti ondosi, studia come ridurre la resistenza degli scafi al moto, limitando la generazione di onde. Spesso i progettisti hanno imitato la natura con ispirazioni fuorvianti, come quella di creare carene a forma di pesce, producendo navi goffe come i galeoni senza comprendere il meccanismo del movimento sommerso delle creature marine. Oggi, la tensione verso l’efficienza energetica indirizza gli studi su soluzioni volte a ridurre le onde generate dagli scafi portando i progettisti a sviluppare forme idrodinamiche sempre più performanti, con soluzioni di grande discontinuità con il passato.

 “Volare” nel mare: dalla manta ai futuri mezzi sottomarini
La manta è il più noto dei myliobatoidei, il corpo piatto con pinne pettorali a forma di ali e due pinne cefaliche con funzioni direzionali, come si vede nella rappresentazione di Wurtz. Il movimento è dato dall’alternarsi di battiti d’ali e planate, grazie allo scheletro cartilagineo, che permette movimenti flessibili.
Questa caratteristica, oltre alla forma, è quella più interessante per gli studi di alta efficienza nell’ingegneria navale.
Il prototipo IDRA, qui esposto, è la realizzazione del desiderio di volare sott’acqua sfruttando la portanza dinamica delle ali per l’immersione. Grazie alla propulsione elettrica, concretizza l’idea di solcare il mare in simbiosi, sfruttando l’acqua che scorre sul mezzo, come accade per la manta.

…e il “navigar” m’è dolce in questo mare
L’onda è anche instabilità, è paura di trovarsi in balìa dei flutti… eppure gli animali marini nuotano tranquilli anche nei frangenti. Gli squali sono dotati di pinne evolute per mantenere l’assetto, in velocità o fermi, quello che vorremmo per le imbarcazioni, capaci di non rollare in velocità, stabili all’ancora. I tonni hanno coda e pinne rigide specializzate per le alte velocità, le balene hanno pinne pettorali remiganti capaci di dirigere le evoluzioni e stabilizzare la grande massa. I progettisti hanno imitato queste forme naturali per realizzare timoni, chiglie e derive efficienti, fino alle moderne pinne stabilizzatrici che ‘remando’ tengono dritta la nave, comandate da sistemi di controllo dinamico. Si tratta di un capitolo della tecnologia ancora aperto… nell’attesa patiremo ancora il mal di mare!

20.000 leghe sotto i mari
Il mare è ambito di scoperta per eccellenza, dove i nostri sensi e abilità fisiche non aiutano, ma intralciano. In passato, i letterati inventavano descrizioni immaginifiche del mondo sommerso, gli scienziati soluzioni per esplorarlo.
Molti pesci hanno sviluppato un organo, la vescica natatoria, capace di assicurare l’assetto alle diverse profondità, compensando la spinta al galleggiamento; si tratta di una sacca di aria che i muscoli comprimono o dilatano modificando il volume specifico del pesce.
I vecchi sommergibili erano dotati di un sistema simile, basato sulla possibilità di gonfiare palloni esterni alla carena, permettendo la riemersione veloce.

Per i delfini non è solo questione di naso!
I delfini ne hanno tanto, ma anche gli scienziati che hanno capito la funzione del ‘naso’ per fendere l’acqua, ridurre la resistenza e migliorarne la stabilità, riproducendolo sulla prua delle navi. I ricercatori hanno compreso la capacità dei cetacei di comunicare tra loro a distanza utilizzando onde acustiche, nonostante generino tante eco confondendo il segnale. Per orientarsi i delfini riescono a modulare di continuo la frequenza, in modo che l’eco non necessario risulti “stonato” e possa essere eliminato dal cervello.
L’uomo non è ancora riuscito a copiare i delfini e a realizzare modem di comunicazione subacquea capaci di non confondere l’eco con il segnale e insieme non disturbare i delfini. È dimostrato che il rumore delle navi rappresenta una minaccia per la salute dei mammiferi marini, disturbando le loro comunicazioni e percezioni. La sfida è quella di progettare navi silenziose, anche per proteggere questi meravigliosi animali.

Dal tronco ai rami, passando [con Pinocchio] nel ventre della balena
L’archeologia testimonia l’uso di tronchi per attraversare specchi d’acqua, di canoe costruite con tronchi scavati, corteccia o pelli. Gli uomini hanno di sicuro trovato ispirazione nella struttura della cassa toracica dei grandi mammiferi marini che, per dimensioni e forma, si avvicinano di più alla struttura delle barche di pelli e ossa.
La barca esposta in costruzione ci rammenta che da un punto di vista concettuale non è cambiato molto, infatti ancora oggi le imbarcazioni sono realizzate con struttura somigliante alle ossa di una balena. Il futuro vedrà certo un’inversione di rotta, ma dovremo chiederci ancora se non ci saremo fatti influenzare dalla natura.

Il “sesto senso” degli squali
Gli studi sul comportamento degli animali migratori marini hanno dimostrato la loro capacità di percepire il campo magnetico e costruire mappe mentali per determinare la propria posizione. Squali e razze posseggono le “Ampolle di Lorenzini”, sacche di gel elettro-conduttore collegate ai pori sulla pelle che permettono di percepire il segnale del campo magnetico e trasmetterlo al sistema nervoso individuando le prede, come un target sul radar. Partendo dalla bussola, l’uomo ha sviluppato solo tecnologie rudimentali per la navigazione magnetica; i ricercatori stanno cercando di sviluppare la tecnologia per comprendere il campo magnetico terrestre e le variazioni spaziali, con strumenti (es. SeaQuest) capaci di misurare il gradiente. Si deve “nuotare” molto per doppiare lo squalo!




martedì 6 marzo 2012

Il Vuoto e le Forme 2012

Torna a Chiavenna, l'annuale appuntamento con "Il vuoto e le forme". 
Evento internazionale di scultura, installazioni e dipinti, creato dalla infaticabile Anna Caterina Bellati, giunto alla terza edizione. 
Quest'anno intitolato al "Cantico della Natura" e dedicato a San Luigi Guanella.
Fra gli invitati, mi piace sottolineare la presenza di molti amici e fra questi l'impareggiabile Domenico di Genni


 

Il Vuoto e le Forme 2012
CANTICO
dedicata a San Luigi Guanella

COMUNICATO STAMPA


Sede e luoghi: Chiavenna (Sondrio) - ex Convento dei Cappuccini (chiesa, chiostro, salone coperto, refettorio), Palazzo Pretorio, Palazzo Pestalozzi, piazza Bertacchi

Titolo dell’evento: Il vuoto e le forme. 3. Esposizione Internazionale di Sculture Installazioni e Dipinti. CANTICO, dedicata a San Luigi Guanella


Inaugurazione: giovedì 5 aprile 2012, ore 17,30

Data di chiusura: domenica 6 maggio 2012

Orari di apertura: 10.30 - 12.30 / 14.30 - 17.30, chiuso il lunedì

Biglietto: ingresso gratuito

Patrocini: Città di Chiavenna, Comunità Montana della Valchiavenna, Museo della Valchiavenna

Ufficio Stampa: Bellati Editore, info@bellatieditore.com, www.bellatieditore.com

Curatore: Anna Caterina Bellati

Artisti: MAURO BENATTI, ROLF BIENENTREU, GIANLUCA CAPOZZI, DOMENICO DI GENNI, DONATO FRISIA JR, TRENTO LONGARETTI, MONICA MARIONI, MARIO PASCHETTA, UGO RIVA, ALESSANDRO SPADARI, MARIALUISA TADEI, BARBARA TOFFANO, ROMANO TROJANI


La 3. Edizione de IL VUOTO E LE FORME si intitola Cantico perché in filigrana rilegge Il Cantico delle Creature di Francesco d’Assisi. In questa laude di estrema semplicità e rara bellezza la preghiera indirizzata al Creatore riguarda tutto ciò che esiste riconoscendo a ogni componente del nostro mondo la medesima importanza e uguale dignità. Il centro del canto di ringraziamento è l’uomo, visto tuttavia non come essere superiore, più dotato, più forte o più scaltro, ma come creatura fra le altre creature, senza distinzione tra Sole, Stelle, Animali o, appunto, esseri umani. Una tale leggerezza non appartiene più alla nostra esperienza da lungo tempo. Non solo distruttori del pianeta ma violenti oltre ogni misura nei confronti di tutto quel che ci circonda, da secoli abbiamo scelto l’avere rinunciando allo spirito. Questo ci ha fatto perdere la dignità di creature. La realtà di cui Francesco parla non prevede l’esistenza del male. Ne consegue che il mondo sembra essere un luogo di pace e calma assolute, ma la pienezza di questa magia è del tutto scomparsa dal nostro quotidiano. La mostra, dedicata a San Luigi Guanella, uomo di grande tempra morale e di solida saggezza pratica, vuole testimoniare attraverso il raffinato lavoro di tredici artisti che la grazia e la purezza della natura possono ancora commuoverci. Abitatori del terzo millennio, abbiamo da lungo scoperto di non essere al centro dell’universo, da secoli sappiamo che il nostro sistema solare è solo uno fra le miriadi di congegni celesti che popolano lo spazio. Tuttavia abbiamo ancora occhi per guardare e cuore per assorbire l’armonia. L’esposizione mira a questa banale equazione, le emozioni sopravvivono là dove la natura resiste agli attacchi della razza umana.

Così il Coro di personaggi in rete metallica bruciata opera dello scultore Mauro Benatti o il suo Cristo di profilo dicono il nostro bisogno di consonanza con la perfezione del Creato, mentre le tavole specchianti color gesso del performer Rolf Bienentreu catturano e rimandano la luce pura che attraversa le finestre, coagulando lampi di colore-calore sulla loro superficie. Chi passa davanti a questi lavori vi lascia una fuggevole traccia inconsapevole. Il controcanto ai lavori dell’artista tedesco è rappresentato dalla ricerca di Gianluca Capozzi che propone nelle sue composizioni astratte una caleidoscopica indagine sull’animo umano. Le macchie sovrapposte di questo giovane pittore sembrano ricostituire la sostanza dei sogni, paradisi terrestri perduti si aprono allo sguardo dello spettatore. Ci sono poi i paesaggi immaginifici di Domenico Di Genni. Grande viaggiatore, l’artista abruzzese racconta luoghi e persone con passione e intensità. Per Cantico ha realizzato dei lavori che suggeriscono la speranza di un mondo aperto alla diversità. Donato Frisia jr non è insensibile all’aspra meraviglia della montagna. I suoi Montespluga e le visioni di Stuetta sono di un tale lindore da far annusare l’aria frizzante delle cime solo con l’artificio del colore. Al maestro Trento Longaretti, ospite eccezionale dell’evento, spetta il compito di raccontare la necessità, tutta umana, di una terra dove vivere e crescere i propri figli. I suoi magnifici Vaganti ricordano la storia infinita di genti cacciate dalla terra natale che raccolte le proprie cose partono alla ricerca di un luogo dove trovare rifugio. Anche l’indagine di Monica Marioni si muove intorno all’essere umano, alle sue paure e fragilità. In questa mostra la giovane pittrice presenta alcune Ninfe che incarnano i quattro elementi primigeni, l’aria, l’acqua, la terra, il fuoco. A dire la sostanza dell’universo. L’idea di un luogo dal quale ripartire sostiene invece i lavori candidi di Mario Paschetta che ridisegna i profili delle cime di questa vallata declinati nel colore virginale della neve. Un cartone bianco sul quale è scritta la nostra storia. Singolare è anche la sua Crocifissione che rinuncia alla figura del Cristo per ammantarsi di un paesaggio in rilievo fatto di stracci incrostati nella materia pittorica. A Ugo Riva spetta il difficile compito di sperimentare nel bronzo il tema dell’oltre. Quel che accada tra l’infinita felicità del Paradiso Terrestre e l’assoluta disperazione del peccato è uno degli argomenti che ha sollecitato tutte le filosofie del mondo Occidentale. Lo scultore bergamasco affronta la questione con la consueta maestria indicando le possibili/impossibili vie d’uscita. Alessandro Spadari coglie il meraviglioso della volta celeste. E lo fa corteggiando le stelle o la neve e ancora i tramonti che spalma sulla tela in pennellate larghe scivolanti verso la base del quadro. Così riassume la magia del tempo e dello spazio. L’installazione di Marialuisa Tadei affronta la sfera del sacro e propone Pianeti oculari, sfere in mosaico che ragionano intorno allo sguardo divino, mentre le sue elaborazioni fotografiche evocano la forza immensa della natura. A Barbara Toffano, delicata performer e fotografa, ho voluto affidare il tema del vento. Le sue immagini evanescenti che riprendono installazioni create nella laguna di Venezia portano fra le nostre montagne il tema dell’effimero e del volatile propri della nostra esistenza. Infine a Romano Trojani, importante pittore lombardo, ho chiesto di parlare dell’acqua che scorre. Ed ecco le Adda furibonde degli anni Cinquanta e Sessanta in cui la natura esplode nel suo estremo splendore. Questo è il nostro omaggio alla terra dove sono nata.

Venezia, marzo 2012
Anna Caterina Bellati


BELLATI EDITORE di Anna Caterina Bellati
Via del Seminario, 30 – 23900 Lecco (LC)
Telefono: 0341 496394 Cellulare: 333 2468331
P.I. 12507640154
info@bellatieditore.com
www.bellatieditore.com