RITENGO CHE SIA DOVERE DI CHIUNQUE E A MAGGIOR RAGIONE DI NOI ITALIANI, FARE DI TUTTO PER PROMUOVERE, SALVAGUARDARE E DIVULGARE L'ARTE IN TUTTE LE SUE ESPRESSIONI.
UNA SOCIETA' DISTRATTA SUI FATTI DELL'ARTE E' UNA SOCIETA' VOTATA ALL'IMPOVERIMENTO... E NOI, DA QUESTO PUNTO DI VISTA, LO SIAMO GIA' ABBASTANZA!






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lunedì 9 settembre 2013

Anche Balzano a TABULA RASA Metamorfosi per una Rinascita - a cura di Stefano Cecchetto al Museo del Paesaggio

Fra i grandi del '900, da Fontana a Castellani, da Afro a Vedova, da Crippa a Schifano, sottolineo la presenza anche dell'Amico Christian Balzano, neo vincitore del Michetti 2013...



TABULA RASA Metamorfosi per una Rinascita

Sabato 14 settembre 2013 alle ore 11.00 presso la Galleria Civica d'Arte Moderna e Contemporanea di San Dona di Piave (VE)

TABULA RASA
Metamorfosi per una Rinascita
Museo del Paesaggio, Torre di Mosto (VE) Galleria Civica d'Arte Moderna e Contemporanea, San Dona’ di Piave (VE)
14 settembre - 30 novembre 2013

Sabato 14 settembre 2013 alle ore 11.00 presso la Galleria Civica d'Arte Moderna e Contemporanea di San Dona di Piave (VE)

e alle ore 17.00 presso Il Museo del Paesaggio in località Boccafossa a Torre di Mosto (VE)

Si inaugura la mostra
TABULA RASA Metamorfosi per una rinascita
Quali concetti affiorano nella visione di un paesaggio che sembra assistere alla distruzione e all'annientamento della sua stessa origine?
E quale metamorfosi è possibile per una rinascita e per la ricostruzione di una nuova città 'civile'?
Stiamo attraversando un periodo equivalente al dopoguerra di una distruzione sociale che coinvolge ognuno di noi dentro al panorama di una 'terra desolata' che prelude al suo rinnovamento e alla percezione di una rinascita.
Nella concezione di uno spazio abitato che si ri-forma dalla propria dissoluzione non sarà più possibile considerare marginale il ruolo dell'artista, egli interviene quale artefice di una modifica strutturale e concettuale che rilancia nuovo pensiero e nuove azioni come unica via d'uscita dalla decadenza civile e morale dell'uomo.
La mostra, curata da Stefano Cecchetto si propone di evidenziare un percorso che, partendo dall'esperienza del Movimento Spazialista nella Venezia del secondo dopoguerra, per la ricerca di uno spazio nuovo al di là di quello conosciuto, intende poi proseguire la sua indagine verso il territorio di una nuova Spazialità legata all'esperienza di alcuni artisti contemporanei che ritrovano nel linguaggio dell'astrattismo i canoni per una nuova figurazione.
Dentro a questo percorso saranno esposte, nella Galleria Civica d'Arte Moderna e Contemporanea di San Dona di Piave, le opere di Maestri del '900 quali: Lucio Fontana; Virgilio Guidi; Tancredi Parmeggiani; Edmondo Bacci; Gino Morandis; Mario Deluigi; Vinicio Vianello; Bruna Gasparini e Saverio Rampin insieme alle esperienze di alcuni artisti contemporanei: Giancarlo Franco Tramontin; Guido Strazza; Francesco Stefanini; Giovanni Cesca; Lilly Marcotulli; Luciana Cicogna e Francesco Candeloro. La mostra comprende anche un omaggio a Fiorenzo Fallani, il maestro serigrafo veneziano che ha collaborato con gli artisti spazialisti per la realizzazione di eccellenti serigrafie.
Il progetto prosegue poi al Museo del Paesaggio a Torre di Mosto con la presentazione di un percorso che indaga gli aspetti peculiari di una Tabula Rasa che vede nel disfacimento dei luoghi e nella loro ricostruzione, i temi per un'analisi concettuale della rivisitazione del paesaggio nei paesaggi contemporanei dell'arte. La mostra, nelle sue differenti sezioni: Terra; In forma urbis; La Città Cromatica; Uomo faber, prelude alla ricognizione dei luoghi e alla scena urbana come teatro per una convivenza civile.
Il percorso espositivo presenta Maestri del '900 internazionale quali: Lucio Fontana; Enrico Castellani; Agostino Bonalumi; Afro Basaldella, Mario Cerali, Mario Schifano; Piero Dorazio, Emilio Vedova, Giuseppe Guerreschi, Omar Galliani, Patrizia Molinari; Zoran Music; Roberto Crippa, Sebastian Matta; Valerio Adami; Hans Hartung; Christo; Daniel Spoerri; Guglielmo Achille Cavedini; Renato Birolli; Cesare Peverelli; Giulio Turcato; Victor Vasarely.
Con la presenza di alcuni artisti contemporanei che investigano, nei differenti linguaggi, una ricerca mirata all'identificazione di una realtà possibile.
Paolo Coltro; Tania Brassesco e Lazio Passi Norberto; Francesco Candeloro; Aldo Grazzì; Andrea Rinaldi; Alessandro Bocchi; Nino Ovan; Valerio Bevilacqua; Paolo Spigariol; Lia Bosch; Christian Balzano; Fabrizio Gazzarri; Andrea Aquilanti; Gianfranco Grosso; Cristina Bettin; Luca Campigotto; Andrea Morucchio; Olimpia Biasi; Gigi Prosdocimo; Terenzio Trevisan; Lina Sari e Mauro Sambo.
La mostra presenta inoltre un omaggio all'artista veneziano Ferruccio Bortoluzzi (Venezia, 1920 - 2007). Un doveroso omaggio dettato anche dalla volontà di documentare l'esperienza di un 'clima' artistico che si respirava a Venezia già dai primi anni dell'immediato dopoguerra e proseguito poi fino all'inizio degli anni ottanta. Dentro a questo 'clima', il lavoro di Bortoluzzi fornisce una chiave di lettura per comprendere le corrispondenze e le divergenze con gli artisti della sua generazione.
INFORMAZIONI GENERALI
Tabula Rasa, Metamorfosi per una rinascita
Progetto a cura di Giorgio Baldo e Stefano Cecchetto
Mostra a cura di Stefano Cecchetto
Durata: 14 settembre - 30 novembre
L'evento è promosso da:
Regione Veneto; Città di San Dona di Piave; Comune di Torre di Mosto; Fondazione Terra d'Acqua; Camera di Commercio di Venezia, A.T.V.O.


Sedi espositive:

GALLERIA CIVICA D'ARTE CONTEMPORANEA, SAN DONA DI PIAVE (VE)
Giorni e orari di apertura:
MARTEDÌ'- VENERDÌ' 16.00-19.00
SABATO-DOMENICA 10.00-12.00 16.00-19.00
LUNEDI' 7/10 10.00-12.00 16.00-19.00
VENERDÌ'01/11 10.00-12.00 16.00-19.00

LUNEDI’ CHIUSO Ingresso libero
Per informazioni
UFFICIO CULTURA 0421.590222
e-mail: CULTURA@SANDONADIPiAVE.NET
www.sandonadipiave.net

MUSEO DEL PAESAGGIO, TORRE DI MOSTO (VE), LOCALITÀ BOCCAFOSSA
Giorni e orari di apertura: SABATO ORE 15,30 - 18,30 DOMENICA: ORE 10 -12 / 15,30 - 18,30
Ingresso Libero
Per informazioni
BIBLIOTECA CIVICA Tel. 0421324440 (int,1)
e-mail museo del paesaggio@gmail.com
www.museodelpaesaggio.ve.it

Navetta di collegamento
Durante il periodo della mostra alla domenica pomeriggio sarà in funzione gratuitamente una navetta che collegherà la Galleria Civica d'Arte Moderna Contemporanea, San Dona di Piave (Ve) con il Museo del Paesaggio, Torre di Mosto con i seguenti orari:
Partenza dalla stazione ferroviaria di San Dona di Piave ore 15,30
ore 17,00
Partenza dal Museo del Paesaggio ore 16,30
ore 18,30

http://www.museodelpaesaggio.ve.it/ 

venerdì 2 agosto 2013

Intanto un'anteprima... Cezanne al Vittoriano...

Una grande anteprima: Cezanne A Roma al Vittoriano

 

Cezanne e gli Artisti italiani del XX secolo
4 ottobre 2013 / 2 febbraio 2014
Complesso del Vittoriano, Via San Pietro in Carcere (Fori Imperiali) Roma

 

Dopo la mostra dedicata a Cubisti, il Complesso del Vittoriano ospita Cezanne e gli Artisti del XX secolo dal 4 ottobre 2013 al 2 febbraio 2014.

Paul Cézanne (nato a Aix en Provence - Francia, 19/1/1839, morto a Aix en Provence - Francia, 22/10/1906) è stato un artista e pittore francese post-impressionista il cui lavoro ha posto le basi del passaggio dalla concezione di sforzo artistico del 19 ° secolo ad un nuovo e radicalmente diverso mondo dell'arte nel 20 ° secolo. Cézanne è stato il ponte tra tardo Impressionismo 19 ° secolo e la nuova linea del 20esimo secolo di ricerca artistica, il Cubismo. Sia Matisse e Picasso si dice che abbiano osservato che Cézanne "è il padre di tutti noi".

L’opera intensa e monumentale di Paul Cézanne, la sua capacità di ridurre la forma ai suoi termini essenziali, pur senza dimenticare l’esperienza che gli ha consentito di scoprire la luminosità del colore, penetra nell’arte italiana del XX secolo, sia nutrendo la creatività degli artisti, sia operando una notevole suggestione a livello diffuso.
Nel nostro paese l’artista francese è avvertito da un lato come un innovatore, padre del Cubismo e dell’arte pura, dall’altro come un classico, vicino ai grandi esempi della nostra tradizione. Inoltre, nell’atmosfera di rinnovamento creatasi dopo il secondo conflitto mondiale, la tendenza alla disintegrazione dell’immagine, evidente nell’ultima parte del percorso cézanniano, suggerisce vie nuove e ardite ad artisti pronti ad affrontare le esperienze dei linguaggi astratti.
Questi due termini costituiscono gli estremi dell’originale indagine del volume che accompagna l’esposizione romana e che propone un confronto diretto fra le opere di Cézanne e quelle di alcuni tra i più importanti artisti italiani del XX secolo: da Umberto Boccioni, che vede la lezione del pittore francese come stimolo fondamentale nei confronti della necessità urgente di un mutamento, a Giorgio Morandi, cézanniano nella scelta dei temi, fino agli artisti che nel secondo dopoguerra, influenzati dal linguaggio ellittico dell’ultimo Cézanne, affrontano stilemi astratti o “astratto-concreti”, da Afro a Scialoja, Corpora, Morlotti, Pirandello.

Catalogo a cura di Maria Teresa Benedetti , Alain Tapié 

L’opera intensa e monumentale di Paul Cézanne, la sua capacità di ridurre la forma ai suoi termini essenziali, pur senza dimenticare l’esperienza che gli ha consentito di scoprire la luminosità del colore, penetra nell’arte italiana del XX secolo, sia nutrendo la creatività degli artisti, sia operando una notevole suggestione a livello diffuso. L’esigenza strutturante, che ha indotto l’artista a operare una scelta fra i dati naturali, la sua capacità di esaltare l’evidenza volumetrica e la consistenza degli oggetti, fondendo i vari elementi in unità sintetiche, hanno costituito un esempio da noi per molti versi fondamentale. La quotidianità elevata a simboli profondi, la lunga insistenza sugli stessi temi sono stati intesi come elementi rappresentativi di una altissima moralità dell’operare artistico, in grado di dare fiducia anche in momenti di disorientamento, rispondendo all’esigenza di un recupero di valori.
Quanto alla circolazione della sua opera nel nostro paese, presenze sporadiche si registrano in varie esposizioni, dalla Prima mostra di Impressionismo francese a Firenze nel 1910 curata da Ardengo Soffici, alla rassegna dedicata a Cézanne alla Biennale veneziana del 1920, con 28 dipinti provenienti quasi esclusivamente dalle collezioni fiorentine Fabbri e Loeser, poi disperse negli anni Venti. Fin dall’inizio del secondo decennio, letterati, critici e artisti si occupano di Cézanne sulle pagine de “La Voce”, rivista nei cui quaderni escono tavole delle sue opere. Soffici intende lo spirito di geometria e la sintesi formale cézanniana come preziose specificità e Roberto Longhi, nel 1914, definisce Cézanne “il più grande artista dell’era moderna, il cui testamento pittorico potrebbe essere quello di Piero dei Franceschi”. L’artista è avvertito da un lato come un innovatore, padre del Cubismo e dell’arte pura, dall’altro come un classico, vicino ai grandi esempi della nostra tradizione. Inoltre, nell’atmosfera di rinnovamento creatasi dopo il secondo conflitto mondiale, la tendenza alla disintegrazione dell’immagine, evidente nell’ultima parte del percorso cézanniano, suggerisce vie nuove e ardite ad artisti pronti ad affrontare le esperienze dei linguaggi astratti.
Questi due termini costituiscono gli estremi della nostra indagine. Riferiamoci ora direttamente ad alcuni artisti, fra i più importanti, per definire il taglio della mostra, documentare il metodo adottato, mostrando al vivo, ove possibile, un confronto diretto fra le opere.
Umberto Boccioni, conclusa da leader l’esperienza futurista, ritorna nel 1915 alla figurazione utilizzando una materia cromatica densa, ottenuta attraverso una solidificazione della luce. Nelle non numerose opere, eseguite fino alla metà del 1916 (fra le quali campeggia il Ritratto del maestro Ferruccio Busoni), data della morte a soli 34 anni, egli si volge alla lezione del pittore francese, intesa come stimolo fondamentale nei confronti della necessità urgente di un mutamento.
Il più cézanniano degli artisti italiani, Giorgio Morandi, è vicino a Cézanne nella scelta di pochi temi, oltre che nell’analogia di una vita sobria e severa, fedele ai luoghi nativi. Fin da ragazzo, egli entra in contatto con l’artista che avrebbe rappresentato per lui una fonte figurativa fondamentale, oltre che la principale spinta propulsiva per intraprendere un cammino di modernità.
Le citazioni di opere cézanniane riscontrabili nei suoi quadri giovanili (dal Paesaggio del 1911, mutuato su La tranchée di Cézanne, al Paesaggio del 1914, che riproduce parte del Pont de Maincy, alle Bagnanti del 1916, mutuate anch’esse su Cézanne) sono, come dirà egli stesso, analoghe agli esercizi di un pianista, utili per raggiungere il proprio stile. E l’influsso del maestro francese rimane fortemente evidente nel suo lavoro, in particolare nelle nature morte e nei paesaggi dal 1919 alla fine degli anni Venti.
Gino Severini (uno degli Italiens de Paris, insieme a Modigliani, De Pisis, Tozzi, Paresce e altri), nonostante un atteggiamento critico, assume da Cézanne suggestioni e spunti iconografici e creativi. Nelle nature morte dei primi anni Venti rivisita Cézanne con le regole del numero e del compasso, confermando quanto scriveva nel suo articolo su Cézanne e il cézannismo pubblicato nel 1921 sulla rivista “L’Esprit Nouveau”. Ne è esempio probante il dipinto Joueurs de cartes (1924), mutuato sull’omonima opera di Cézanne ora al Metropolitan Museum di New York, il cui tema è interpretato dall’artista italiano, con le maschere della Commedia dell’Arte in chiave fortemente geometrizzante.
Un coacervo frastagliato e contraddittorio di progetti e tensioni anima la vita della rivista “Valori Plastici” di Mario Broglio attiva dalla fine del 1918 al 1922 e punto di riferimento importante per la cultura di quegli anni. Giorgio De Chirico vi dibatte i temi della metafisica e auspica un “ritorno al mestiere”; Carlo Carrà parla di “italianismo artistico”, accampa diritti di italianità anche su Cézanne (fatto provenire da Cesena in Romagna o da Cesana in Piemonte!), mentre Alberto Savinio, nell’avallare una rinascita del classicismo, vede in Cézanne l’artista capace di dare vita a un suo ritorno in termini non accademici e moderni. Con Morandi, definito da De Chirico “un artigiano che fa da sé e guarda gli oggetti nel loro aspetto eterno”, troviamo altri pittori, capaci di riflettere l’esperienza cézanniana: da Felice Casorati a Felice Carena a Roberto Melli, al già citato Soffici, a Edita Broglio, allo stesso Broglio. Analogamente in alcuni dei protagonisti della “Scuola romana”, da Francesco Trombadori ad Antonio Donghi, Riccardo Francalancia e Franco Gentilini, aleggia ancora il gusto volumetrico di Cézanne, la capacità di rendere oggetti e paesaggi con la saldezza del suo colore, la sua inconfondibile energia plastica. Inoltre, nella temperie del “Novecento”, il movimento che, guidato da Margherita Sarfatti, si propone di saldare il linguaggio della modernità alla grande tradizione italiana, si evidenziano parentele cézanniane in opere di Mario Sironi, Achille Funi, Ubaldo Oppi, Piero Marussig e altri.
Nel secondo dopoguerra, in particolare per il magistero di Lionello Venturi e per l’attenzione verso il linguaggio ellittico dell’ultimo Cézanne, si possono avvicinare a lui artisti che affrontano anche stilemi astratti o “astratto-concreti”, da Afro a Scialoja, Corpora, Morlotti, Pirandello.

 

domenica 1 luglio 2012

STELLA DI MARE personale di Giulio Greco

Si è inaugurata ieri, sabato 30 giugno, la personale del bravo Giulio Greco a Porto Ercole dal titolo Stella di Mare. Un artista, per chi non lo avesse ancora fatto, da scoprire, studiare, amare. 

Sabato 30 giugno 2012 alle ore 18.30 presso i prestigiosi spazi del Forte Stella a Porto Ercole (Monte Argentario, Grosseto), si inaugura la mostra personale dell'artista Giulio Greco dal titolo Stella di mare.
Nato nel Cilento, a Caselle in Pittari (Salerno) nel 1949, ma residente in Toscana dalla fine degli anni Sessanta, Giulio Greco ha studiato all'Accademia di Belle Arti di Firenze seguendo i corsi di Afro Basaldella e di Vinicio Berti. L'artista ha un importante e ricco curriculum espositivo, con numerose mostre nazionali ed internazionali, frutto della sua intensa carriera artistica, che ha superato ormai i quarant'anni di attività, e che lo ha portato, lo scorso anno, a partecipare anche alla sezione toscana del Padiglione Italia della Biennale di Venezia.
Le opere di Greco si caratterizzano per un'intensa ricerca materica e simbolica, e sono legate, in un continuo dialogo, con le radici antropologiche, arcaiche e mitiche, della terra d'origine dell'artista, il Cilento. Attraverso l'utilizzo di materiali "poveri" e consunti, intrisi di vissuto umano, come la juta, il legno, la pietra, la carta, Greco racconta storie allo stesso tempo poetiche ed oniriche in cui riaffiorano gli arcani simboli, sacri e profani, gli amuleti e i talismani propri della tradizione della sua terra ancora segreta e magica.
La mostra al Forte Stella, in cui saranno visibili 30 opere su tela di juta e su carta, è la terza di quattro "soste" che caratterizzano il progetto espositivo Stella di mare, inteso come una sorta di viaggio iniziatico alle radici della memoria. Prima di questo appuntamento estivo, infatti, la mostra ha avuto un'anteprima, tra aprile e maggio scorso, alla galleria Wikiarte di Bologna. Nel mese di maggio, poi, la mostra è stata ospitata alla Simboli Art Gallery di Firenze. Infine, nel prossimo autunno, la mostra sarà allestita a Venezia, nei suggestivi spazi degli ex Magazzini del Sale.
L'introduzione critica nel catalogo delle opere è stata curata da Alberto D'Atanasio e da Alessandra Pinchera.


Patrocinio del Comune di Monte Argentario

Giulio Greco, Stella di mare
Dal 30 giugno al 15 luglio 2012
Inaugurazione: sabato 30 giugno 2012, ore 18.30 (sarà presente l'artista)
www.giuliogreco.it
info@giuliogreco.it
Tel. 338 7730863

sabato 10 dicembre 2011

ASTRATTO CONCRETO. Il Gruppo degli Otto al Maca

Assolutamente da vedere!!!



ASTRATTOCONCRETO
Il Gruppo degli Otto

A partire da sabato 17 dicembre 2011, il MACA (Museo Arte Contemporanea Acri) presenta un’importante mostra dedicata a una delle esperienze più significative dell’arte italiana del secolo scorso: il Gruppo degli Otto.
In seguito alla spaccatura tra figurativi e astrattisti avvenuta nel 1950 all’interno del Fronte Nuovo delle Arti, due anni dopo, nel 1952, Afro Basaldella, Renato Birolli, Antonio Corpora, Mattia Moreni, Ennio Morlotti, Giuseppe Santomaso, Giulio Turcato ed Emilio Vedova, raccolti attorno al critico Lionello Venturi, costituirono il Gruppo degli Otto – una cerchia di artisti non figurativi che intese aprirsi alle ventate di innovazione estetica che giungevano dall’Europa e dagli Stati Uniti, per superare lo sterile scontro innescatosi tra i paladini rispettivamente di figurazione e astrazione.
« Essi non sono e non vogliono essere degli astrattisti – scrisse Venturi nel manifesto del movimento –; essi non sono e non vogliono essere dei realisti; si propongono di uscire da questa antinomia. […] Adoperano quel linguaggio pittorico che dipende dalla tradizione iniziatasi attorno al 1910 e comprendente l'esperienza dei cubisti, degli espressionisti e degli astrattisti […] Non sono astratti puritani, ma seguono i loro bisogni; l'astrazione non rifiuta il rapporto con la natura ».
A 60 anni dalla formazione del Gruppo degli Otto, il MACA, in collaborazione con De Arte progetti e servizi per l’arte, dedica un’ampia retrospettiva ai suoi protagonisti. Le oltre 30 opere di grande formato che la compongono – di cui alcune testimoniano della partecipazione del gruppo alla Biennale di Venezia del 1952 –, ne ripercorrono la vicenda intensa e ricca di importanti sperimentazioni, dal sorgere della stagione astrattista in Italia, di cui furono tra gli iniziatori, sino agli ultimi capolavori realizzati da questi otto grandi maestri. Alle ispirazioni d’oltre confine, questi artisti aggiunsero una spiccata sensibilità e un attaccamento di stampo vitalistico al mondo concreto, traducendolo in opere tra loro eterogenee, ma comunque legate l’un l’altra dall’esigenza di trovare un punto d’equilibrio nella dicotomia tra astratto e concreto, tra la radicalità del gesto informale e la profondità della vita.

ASTRATTOCONCRETO
Il Gruppo degli Otto

Luogo: MACA (Museo Arte Contemporanea Acri)
Piazza Falcone, - 87041, Acri (Cs)   
Curatore della mostra: Marisa Vescovo
Curatore esterno del MACA: Boris Brollo
Vernissage: 17 dicembre 2011, ore 17:30
Periodo: dal 17 dicembre 2011 al 26 febbraio 2012
Orario: dal martedì alla domenica, 9-13 e 15-19; lunedì chiuso
Info: Ufficio stampa tel. 0119422568,

sabato 16 ottobre 2010

Inaugurata a Firenze, agli Uffizi la mostra "Laboratorio Novecento" ...da: La Nazione"

Assolutamente da vedere!!!

Inaugurata agli Uffizi la mostra

'Laboratorio Novecento'

L'esposizione si terrà nella nella Sala delle Reali Poste fino al 14 novembre 2010
Firenze, 12 ottobre 2010 - La mostra, realizzata dalla Galleria degli Uffizi, intende proporre un percorso educativo sulle correnti artistiche dalla metà degli anni Cinquanta del Novecento fino ai nostri giorni. Il pubblico al quale è dedicato tale percorso comprendescuole primarie e secondarie di primo e secondo grado, oltre a famiglie con bambini ai quali è riservata l'apertura domenicale. L’intento è quello di far avvicinare il visitatore al linguaggio della più stringente contemporaneità – non sempre facilmente accessibile – attraverso un approccio ludico-creativo.

Le trenta opere del percorso sono state selezionate dalla Collezione degli Autoritratti – sia tra quelli giunti in dono nel corso degli anni, sia tra quelli acquisiti con la raccolta Raimondo Rezzonico – e dalla Donazione Risarcimento, oggi in deposito presso il Gabinetto Disegni e Stampe, pervenuta alla Galleria come 'risarcimento' dopo l'attentato di via dei Georgofili del 1993. Le stesse opere sono state suddivise in sezioni, tematiche e cronologiche, che ripercorrono i principali movimenti dell'arte della seconda metà del XX secolo.

La partecipazione a Laboratorio Novecento prevede due momenti distinti, ma complementari: alla visita guidata che introdurrà la conoscenza delle opere in mostra con un linguaggio semplice e coinvolgente, seguirà infatti l’esperienza laboratoriale che rappresenta certamente l’aspetto più innovativo del progetto e costituisce un momento di sperimentazione importante per una metodologia didattica poco radicata in Italia, ma assai diffusa in ambito internazionale.

L’attività manuale costituisce infatti un modo naturale per il ragazzo di fissare nella mente di concetti teorici che spesso nella visita tradizionale al museo si perdono in mezzo a mille sollecitazioni. Gli insegnanti stessi hanno d’altra parte espresso più volte la necessità di un approccio 'pratico' all’arte, soprattutto a fronte di un sempre minore spazio dedicato dalla scuola a questo tipo di attività.

Anche l'allestimento sottolinea in modo efficace la duplice natura, didattica e creativa, del progetto. “Quando qualcuno dice: questo lo so fare anch’io, vuol dire che lo sa rifare, altrimenti lo avrebbe già fatto prima”; con questa frase di Munari, stampata su dei grandi cubi di legno, si apre infatti al visitatore la vasta sala delle Reali Poste dove convivono nello stesso ambiente l’allestimento delle opere e lo spazio laboratoriale approntato, al centro, con tavoli e sedie su di una pedana. I ragazzi potranno così cimentarsi nella creazione di un loro elaborato restando in contatto visivo con le grandi opere dei maestri del Novecento.

La partecipazione a Laboratorio Novecento è offerta, da lunedì a venerdì, solo su prenotazione, alle scuole primarie e secondarie di primo e secondo grado. La domenica mattina è invece aperto a tutti dalle ore 9 alle 13. Alle 10,30 si terrà un laboratorio riservato a famiglie con bambini dai 6 anni in su. In questo caso la prenotazione è consigliata per disponibilità di posti limitata.


Direzione della mostra: Antonio Natali
Mostra e catalogo a cura: Federica Chezzi e Chiara Toti, con Claudia Tognaccini
In collaborazione con: Sezione Didattica della Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico Artistico Etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Firenze
Ente prestatore: Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi
Progetto allestimento: Matteo Salvadori (FREeSCO équipe creativa) Installazione: Paesaggio di passaggio di Simone Alessandrini

Elenco degli artisti in mostra:Afro, Luca Alinari, Karel Appel, Arman, Enrico Baj, Joseph Beuys, Ary Brizzi, Enrico Castellani, Mario Ceroli, Christo e Jeanne Claude, Francesco Clemente, Jim Dine, Sam Francis, Michel Gerard, Jenny Holzer, Sivert Lindblom, Marino Marini, Newton Mesquita, Mattia Moreni, Dennis Oppenheim, Giulio Paolini, Antonio Possenti, Michelangelo Pistoletto, Robert Rauschenberg, Antonio Saura, Daniel Spoerri, Victor Vasarely, Raymond-Emile Waydelich, Lawrence Weiner, Gilberto Zorio.