RITENGO CHE SIA DOVERE DI CHIUNQUE E A MAGGIOR RAGIONE DI NOI ITALIANI, FARE DI TUTTO PER PROMUOVERE, SALVAGUARDARE E DIVULGARE L'ARTE IN TUTTE LE SUE ESPRESSIONI.
UNA SOCIETA' DISTRATTA SUI FATTI DELL'ARTE E' UNA SOCIETA' VOTATA ALL'IMPOVERIMENTO... E NOI, DA QUESTO PUNTO DI VISTA, LO SIAMO GIA' ABBASTANZA!






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sabato 4 aprile 2015

Claudio Cionini "Oltre i deserti: le città visibili" a cura di Riccardo Ferrucci

Solo ieri vi ho fornito l'anteprima (vedi http://lastanzaprivatadellarte.blogspot.it/2015/04/anteprima-oltre-i-deserti-le-citta.html)... Ora il comunicato ufficiale...



"Oltre i deserti: le città visibili"
a cura di Riccardo Ferrucci
allestimento Arch. Luca Masi

Palazzo Panichi
Via Marzocco / ang. Piazza del Duomo
Pietrasanta

Inaugurazione sabato 11 Aprile 2015 ore 18
fino al 3 maggio 2015
orari: da martedì a domenica 10-12.30 / 16-19.30


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Claudio Cionini | Oltre i deserti: le città visibili
11 aprile • 3 maggio 2015
Palazzo Panichi | Pietrasanta (LU)

Pietrasanta (LU), 31 marzo 2015 _Le grandi città, metropoli europee o internazionali, sono al centro dell'originale ricerca pittorica del giovane artista toscano Claudio Cionini. Da sabato 11 aprile, nei suggestivi spazi di Palazzo Panichi, presenta “Oltre i deserti: le città visibili”, la sua più recente produzione, anni 2013-15. La mostra, curata da Riccardo Ferrucci, con l’allestimento dell’arch. Luca Masi, è promossa dal Comune di Pietrasanta ed organizzata dalla Bottega Artigiana Franco Ristori. Raccoglie circa sessanta dipinti dedicati alle grandi metropoli, le più ritratte sono New York e Parigi, poi compaiono le immagini di altre città: Londra, Madrid, Barcellona, Bonn, Tokyo, Bangkok, Buenos Aires, Seattle, Chicago. Un giro del mondo pennellata dopo pennellata.
Nella pittura, Cionini cerca una sua strada verso la leggerezza, togliendo peso alle strutture formali, riducendo i toni cromatici, cercando l'essenzialità. È una strada verso la lievità ed il sogno, costruendo un personale viaggio che recupera il senso del tempo e della storia aprendosi ad un’assoluta modernità. La sua arte ha la dimensione evocativa della musica, i tempi e i ritmi sospesi di un canto, di un suono che nasce e muore dalle cose, modificando continuamente gesti e segni.
L’artista propone opere che si ripetono,inseguendosi e richiamandosi, con sottili e significative variazioni cromatiche e segniche, quasi ad evocare una dimensione enigmatica dell’arte: tutto si riproduce e si ripete, ma tutto contemporaneamente cambia e muta ogni volta. Le immagini metafisiche, quasi in assenza di peso, delle acciaierie di Piombino, di New York, Londra, Madrid, Melbourne, diventano una sorta di viaggio interiore in luoghi dell’anima, in spazi vuoti di presenze umane, ma carichi di significati simbolici ed emotivi: un canto interiore che trova nelle strade, nei grattacieli, nelle luci notturne una sorta di moderno cantico della civiltà.
E’ un sogno ad occhi aperti quello in cui ci invita ad entrare Cionini, consapevole che l’arte e la poesia riescono a penetrare nel segreto delle cose, a svelare oscure verità, a penetrare dove l’ombra s’addensa.
Catalogo in mostra.
Brevi cenni biografici |
Claudio Cionini è nato nel 1978. Si iscrive nel 1992 al Liceo Artistico di Grosseto, dove riceve i primi fondamentali insegnamenti sul disegno e sulla pittura dal Professore Daniele Govi. Successivamente, frequenta la scuola di pittura del Professore Adriano Bimbi all’Accademia di Belle Arti di Firenze. Qui ha inizio nel 2000 la sua attività espositiva. Del 2008 è la sua prima importante mostra personale dal titolo “Luoghi dell’assenza”, svoltasi presso la Sala Costantini del Museo Archeologico di Fiesole. Nel mese di Novembre 2009, a venti anni dalla caduta del Muro di Berlino, si inaugura a Firenze, presso la sede del Consiglio Regionale della Toscana, la sua mostra personale “L’ombra del Muro”.
Nel 2010 la Galleria Comunale d’Arte Contemporanea di Arezzo ospita la sua personale “Scorci di verità”. Nel 2011, nelle prestigiose sale del Museo Piaggio di Pontedera, si svolge la personale dedicata in parte al paesaggio industriale piombinese e in parte alle metropoli mondiali intitolata “RUST! Fabbrica-Memoria-Città”. A Roma, nel 2013, si è svolta la personale intitolata “Istanti. Under the skin of images” presso la Galleria Angelica. In seguito a questa esposizione uno dei quadri dedicati alla Capitale è stato donato al Senato della Repubblica Italiana. La personale più recente si è svolta nel 2014 nelle suggestive sale della Fornace Pasquinucci a Capraia Fiorentina, intitolata “Blues della grande città”. Attualmente vive e lavora a Piombino e si presenta come uno degli artisti di assoluto rilievo nella scena dell’arte italiana contemporanea.

TITOLO:                                  Oltre i deserti: le città visibili
INAUGURAZIONE:                  sabato 11 aprile, ore 18
LUOGO:                                 Palazzo Panichi, via Marzocco/ang. Piazza del Duomo, Pietrasanta
DATE:                                     11 aprile – 3 maggio 2015
ORARIO:                                da martedì a domenica 10-12.30 e 16-19,30

INGRESSO LIBERO


Ufficio stampa Comune di Pietrasanta: Alessia Lupoli T. +390584 795226  Cell. +39333 3103081
mail: cultura@comune.pietrasanta.lu.it www.comune.pietrasanta.lu.it



venerdì 3 aprile 2015

Anteprima "OLTRE I DESERTI: LE CITTA' VISIBILI" personale di Claudio Cionini a Pietrasanta

A breve avrò a disposizione anche il comunicato stampa... intanto però l'anteprima:

"Oltre i deserti: le città visibili"

personale di Claudio Cionini
Palazzo Panichi - Pietrasanta
11 aprile - 3 maggio 2015



venerdì 5 aprile 2013

“EARTH/STARS” | Paolo Maggis



Paolo Maggis a Palazzo Panichi
E’ Pietrasanta (LU) la città scelta da Paolo Maggis per completare il progetto “EARTH/STARS”, con il ciclo “Stones” che sarà inaugurato il 6 aprile a Palazzo Panichi (Via Marzocco, 2 - Ang. Piazza Duomo) alle 18.30, preceduto dalla presentazione, alle 17 nella sala dell’Annunziata del chiostro di Sant’Agostino, del volume edito da Carlo Cambi Editore che documenta le esposizioni che nel biennio 2012-2013 l’artista ha realizzato a Lipsia, Ortisei, Barcellona e Como. Quello tra la terra e le stelle è, per l’artista, lo spazio dove accadono i fatti della vita. Dalla terra e dal cielo l’essere umano riceve energie vitali e le restituisce sotto forma di azioni e pensieri. A Palazzo Panichi saranno in mostra cinque grandi opere. Si tratta della quinta esposizione che chiude appunto il progetto. L’ingresso è libero.
Date mostra: 6 - 28 aprile 2013

giovedì 7 febbraio 2013

Marta Gierut. Il volto e la maschera Sculture Dipinti Disegni Poesie - a cura di Giovanni Faccenda -



Marta Gierut. Il volto e la maschera
Sculture Dipinti Disegni Poesie
- a cura di Giovanni Faccenda -
Pietrasanta (Lucca) - Palazzo Panichi
10 febbraio – 3 marzo 2013

La retrospettiva di Marta Gierut, giovane poetessa e artista scomparsa nel 2005, ne svela per la prima volta in modo esaustivo il vario percorso creativo fatto sia di sculture (dedicate pure al ciclista Marco Pantani e al letterato Piero Bigongiari), di dipinti – dove emergono in modo imperioso taluni autoritratti che evidenziano una personalità di spessore – tratti dalle serie denominate rispettivamente “Camminando in un’Anima” e “Farfalle”, oltre che un buon numero di  grafiche. Sono esposte pure alcune delle duecento liriche presentate nel volume “Il volto e la maschera, poesie e opere” edito da Giorgio Mondadori che accompagna la mostra, che ha testi di Manlio Cancogni, Giovanni Faccenda, Rosangela Mura e Roberto Valcamonici. 
*
Manlio Cancogni: “... a giudicare dall’abbondante e vario materiale che ha lasciato l’aspettava un grande avvenire d’artista. O forse mi sbaglio; essa aveva già dato molto e per quanto giovanissima poteva dirsi pienamente soddisfatta” (2012).
Giovanni Faccenda: “Parole – verrebbe da dire – assemblate sulla carta come fossero di creta, messaggi racchiusi in fogli bianchi destinati ad attraversare i mari perigliosi della nostra esistenza, conforti inattesi, dono, non certo ultimo, di chi ebbe a vivere più vite, paradossalmente, di un vecchio ottuagenario” (2012).
Rosangela Mura: “Camminare fra le sue poesie significa perdersi in un labirinto di sentimenti e di pensieri che deviano, tornano su se stessi, si avvolgono e si dipanano. Ma i passi non portano a nessuna meta, se non ci si abbandona al labirinto stesso, al suo fluire misterioso ma definito, ordinato secondo un disegno segreto di armonia” (...) “E’ il mondo dell’arte visiva, la sua arte, che sottintende a tutti i versi e li intesse di colori e della bianca solidità del marmo. Marta modella e impasta le parole come se avesse sempre tra le mani scalpelli, pennelli, creta. La poesia si fa statua e quadro, il dipinto si materializza in cadenze ritmiche” (2012).
Roberto Valcamonici: “Marta Gierut è con tutta evidenza un’artista che ha espresso con le sue opere i sentimenti che sentiva ardere dentro di sé e l’intensità con cui li ha provati è tale da coinvolgere lo spettatore nelle sue stesse emozioni.
La sua pittura - come prova il bel volume Marta Gierut – Il volto e la maschera, poesie e opere, pubblicato di recente da Giorgio Mondadori - non può essere fruita, dunque, in modo disgiunto dalla sua poesia, perché i due linguaggi sono l’espressione della stessa cosa. Sono, in particolare, l’espressione di una profonda sensibilità che è il frutto del solitario processo di immedesimazione fisiologica dell’artista nel tentativo di recuperare la parte del proprio vissuto legato al desiderio di ascoltare la solitudine propria e degli altri, nell’attesa di incontri dello spirito, dove siano il sogno e la poesia a guidare i nostri percorsi.
Il messaggio più autentico che promana dall’intera opera di Marta è quello di credere che se la felicità può essere raggiunta, essa dipende dalla capacità che ognuno di noi manifesta di salvare l'infinita complessità del proprio mondo interiore. Tutta la sua opera è fondata sulla consapevolezza che la solitudine è un silenzio che va ascoltato, perché è una forza misteriosamente generatrice capace di offrire la possibilità di trovare il vero significato del nostro vivere. Separarsi temporaneamente dal mondo esterno per rientrare nella propria interiorità e nella piena libertà della propria immaginazione ha il potere di consentire alle cose di essere individuate e quindi, anche, di poter esistere come opere d’arte, di estrema delicatezza e sensibilità” (2012).
Enzo Boncompagni: “... L’artista figurativo ha la capacità di vedere quello che gli altri non vedono, perchè egli vede non solo per mezzo dei suoi occhi, ma attraverso il suo pensiero e la sua anima. Nell’arte della scultura, potrebbe essere anche relativamente facile dar vita alla materia, per tante idee. Ma scolpire una “testa”, che sola può identificare un essere umano, con la complessità dei suoi pensieri, delle sue gioie, ma soprattutto delle sue sofferenze, è niente affatto facile, per uno scultore. Se non c’è la capacità di vedere oltre, e di interpretare, il risultato sarà banale. Così non è per l’opera di Marta Gierut “Omaggio a Marco Pantani”. Ci si ferma a guardarla, e dopo un po’ ci accorgiamo che la materia ha preso vita, che si è quasi instaurato un dialogo con quella scultura. Pochi artisti riescono ad esprimersi con questa qualità: Marta Gierut è tra questi” (21 marzo 2005).
Dino Carlesi: “... più drammatico l’omaggio a Pantani: la sofferenza è dominante, la superficie è tormentata, gli occhi tendenti alla disperazione e quelle tre piccole lacerazioni tra i due occhi indicano come la preoccupazione possa tramutarsi in tragedia. Il personaggio pare sentire il proprio pensiero, l’io al proprio problema esistenziale” (17 aprile 2005).
Raffaello Bertoli: “... Marta Gierut ha dipinto, ha scritto, ha scolpito, assimilando, prima, le molte contraddizioni e i singulti contemporanei.
Ricerche esteriori e decalcomanie, che finirebbero per costringere alla rinuncia del mondo esteriore.
Il NO di Marta Gierut si stampa, nero nel nero, dietro un obliquo velo di tristezza, sui suoi quadri: non rinuncia alla sua identità, né alla profondità dell’io, per una maschera tragica o tragicomica.
Chi ci ha traditi? Chi ci ha immersi nell’ambiguità ossessiva del nulla? Dall’Eva di Masaccio al Grido di Munch passano secoli. Gli occhi dell’anima delle Ninfee di Monet e le scacchiere colorate di Mondrian sono invece continue...
La durata della vita è il perdurare del pensiero. Chi più pensa più vive. Misurata così, la vita di Marta è stata lunga e laboriosa. Poesie, quadri, disegni e sculture lo dimostrano. E lo dimostreranno” (2006).
Enrico Guarnieri: “La sua pittura è caratterizzata da un elevato potere di sintesi, sempre tematicamente incentrata sull’uomo che evidenzia con una tavolozza composta da pochi essenziali colori e dove la figura, resa con le principali notazioni anatomiche, è colta in ambienti spogli a volte appena accennati, facendo così trasparire dalle sue opere solitudine e miseria. Questo non è che un modo di rappresentare la realtà, perché quando lo ritiene necessario, Marta sa essere sottile e complessa come nell’autoritratto verde, dove la figura intera è rappresentata in un ambiente articolato, dai colori acidi, in una composizione dai sottili rimandi e proiezioni dovuta anche all’espediente dello specchio che ha illustri precedenti in Van Eych e in Velázquez e in cui ci mostra una verità riflessa. Specchio non più dipinto, ma reale viene usato sul verso di alcune sue opere, che esposte in sequenza su una struttura in ferro permettono di osservarle da ambo i lati creando, con un complesso gioco psicologico, il totale coinvolgimento dello spettatore” (2006).
Bruna Nizzola: “Le sue parole, bellissime, cariche di pathos, conoscono anche un tenero approccio alla bellezza della natura e un intenso, totale abbandono all’amore. Quanto amore! E se ricorda ciò che di triste c'è nel suo passato lo fa senza ombra di rancore”.
Manrico Testi: “Per circoscrivere la nostra analisi al campo scultoreo, già nel 1994 Marta è pervenuta a quest’opera – “Il volto e la maschera” – che rappresenta un punto di partenza, e al tempo stesso di approdo di notevole livello artistico-espressivo, di una linea evolutiva proseguita nel 1995 con le penetranti rappresentazioni di Piero Bigongiari e di Gino “Rinaldo” Bramanti, e nove anni dopo, col sentito, ispirato, “Omaggio a Marco Pantani” in cui la giovane scultrice ha magistralmente interpretato e capito l’inquietante, dolorante figura del grande scalatore romagnolo, disperatamente solo e incapace di perpetuare e sopravvivere al suo esaltante mito.
Così Marta, giovanissima, ma già fornita di un ricco bagaglio formativo, di un’acuta sensibilità e di notevolissime capacità plastico-espressive, ci ha consegnato questa scultura di grande spessore etico e umano, oltre che artistico” (2006).
Amedeo Lanci: “La farfalla dell’autostrada. Che bella la luce quando Marta mi chiamava per vedere qualche suo dipinto e mi leggeva una poesia come se fosse il continuo del quadro. Provavo a essere severo nel giudizio che mi chiedeva, poi con un sorrisino birbone e simpatico mi faceva notare che i verdi stesi in un modo quasi “strusciato” era un pregio della sua acerba fruttuosità. Dotata di una sensibilità d’artista come i grandi della letteratura, i suoi scritti mettono in imbarazzo molte persone che possono avere la possibilità di leggerli, per quella semplicità di linguaggio attuale e disarmante, linguaggio giovane, maturato alle dure esperienze che la vita regala alle farfalle dell’autostrada.
Conservo molte lettere che ci siamo scritte quando per annullare la distanza volevamo parlare d’arte e della vita. A volte le confidavo cose mie molto serie, lei mi scriveva delle sue e soprattutto della forte voglia e del piacere che nutriva nel dipingere e scrivere poesie. Quello che mi faceva leggere, rivelava la capacità che aveva nel far sentire il forte disagio che i giovani di oggi attraversano in mezzo a troppo materialismo (...). Ragazza bella, artista ispirata dal destino. Anche se ha studiato all’Accademia, quello che usciva dal suo pennello e dalla sua penna rivela una personale espressione sconvolgente per la semplicità dei gesti e del fantastico modo di scrivere che tocca l’anima e i sentimenti. Un quadro speciale per lei era un suo dipinto con verdi acidi che segnano una figura vista da dietro mentre si guarda in uno specchio nero. Forse Dino Campana avrebbe avuto piacere di avere Marta Gierut come sua amica.
Penso che certe volte la Luna non esce e il Sole gioca il suo eterno chiaroscuro, mentre la farfalla parte per un lunghissimo viaggio, ma sta tornando in mezzo a noi con le sue opere”. (2006).

Lodovico Gierut: “Marta Gierut, il volto e la maschera.
Pur avendo scritto e parlato dell’attività di mia figlia Marta in più occasioni – al di là delle pubblicazioni cartacee che ne hanno evidenziato in parte l’operato, tipo “In Franco Miozzo” e “Camminando in un’Anima”, e il DVD “La valigia” e altro, dico solo che questa mostra a lei dedicata, organizzata a Pietrasanta – dove è nata – s’è concretata in quanto non era opportuno lasciare in un angolo i disegni, le incisioni e i quadri e le sculture (da usare soprattutto per i fini dell’Associazione nata per rammentarla e per perpetuarne la generosità), e i tanti scritti – più che altro poesie – del suo intenso logico percorso.
E’ con un poco di ritrosia, ma la chiarezza s’unisce alla comunicazione, che ricordo i suoi primi passi nel variegato universo artistico, allorché l’esortavo a lavorare per poi esporre nelle mostre di gruppo che organizzavo più che altro in Versilia.
Sì, ero eccessivamente presente, quasi soffocante, ma ne notavo le doti naturali (mia moglie Liliana ha scoperto che un suo nonno materno amava plasmare la creta, forse un caso, ma non credo), apprezzate da amici veri come Franco Miozzo che l’ha seguita fin da piccola, notata pure da alcuni dei suoi insegnanti all’Istituto d’Arte “Stagio Stagi” di Pietrasanta dove aveva deciso di studiare fin da quando frequentava le Elementari a Marina di Pietrasanta, ma non solo. 
Marta poi è cresciuta e per certi versi mi sono fatto da parte: ha avuto le sue esperienze, ha ampliato a dismisura la sua cultura letteraria fortemente fusa all’arte grazie a frequentazioni più o meno periodiche con i vari Bigongiari, Bertoli, Cancogni, Carlesi, Paloscia... e alla nostra casa cui confluivano tranquillamente artisti da ogni lido che si trovavano a proprio agio in un ambiente caoticamente zeppo di libri e di disegni, di sculture bronzee e in terracotta, tele e cornici in democratica armonia.
L’elenco potrebbe essere virtualmente allargato a dismisura con la sua quasi insaziabile necessità di conoscere, di capire, di allargare l’orizzonte, poiché fin da bambina ha amato leggere. Guardava alla qualità e al contenuto e viveva il suo tempo nell’alternanza del sole e di una certa fatica data da una società dove ancora alberga – mi si passino i termini – superficialità, cattiveria, persino eccessiva ritrosia nei confronti di chi pensa e di chi crede all’amicizia e all’altruismo.
Dico spesso che il passero vola basso, e deve vivere, ma c’è l’aquila che s’innalza verso il cielo).
Marta ha scritto molto, ma si chiudeva a riccio, cosicché, per rispetto, le cose da me pubblicate, o date ad altri per quel fine, sono state quelle che aveva inserito nel suo computer (o ben visibili nella sua piccola preziosa biblioteca).
Prima del Natale 2011, anzi, a settembre (Marta era dell’11di quel mese, del ‘77, e se n’è andata il 30 agosto 2005), Liliana e io abbiamo deciso di guardare con attenzione i suoi diari, i quaderni di appunti, e di aprire i contenitori di disegni e di acquerelli e i cassetti del suo Studio. Marta teneva alle sue cose, come me.
E’ venuto fuori “il mondo”, il suo, il suo “Io”. Poi, grazie a una serie di circostanze, parte delle liriche copiate (senza fare correzioni e modifiche) hanno fatto nascere a fine 2012 “Il volto e la maschera, poesie e opere”, Editoriale Giorgio Mondadori (Cairo Publishing, Milano), che rappresenta la colonna portante della retrospettiva di Pietrasanta a Palazzo Panichi.  Sono perciò grato al Comune di Pietrasanta come all’amico Giovanni Faccenda, ma non è possibile che dimentichi di ringraziare altre persone per gli interventi, come Roberto Valcamonici, lo stesso Faccenda, Manlio Cancogni e Rosangela Mura. In qualche copia del libro c’è una stampa fotolitografica raffigurante un marmo di Marta (“Olivo”), e una lito di Mauro Capitani “L’angelo dell’autostrada”. 
La retrospettiva di Marta riporta il titolo del libro, con l’aggiunta di Sculture Dipinti Disegni Poesie, forse non semplice per alcuni, ma non è un assemblaggio d’opere, bensì un percorso del suo cammino fatto di scelte, di incontri, di certezze: c’è la sua anima, con le ferite del cuore e l’attimo della creatività.
E’ una specie di labirinto complesso d’una giovane che si chiede e si domanda, che risponde, che vive il proprio tempo... forse – ogni tanto – estraniandosene, andando in uno spazio “oltre” nei dubbi e nelle certezze messe in essere in una trama lirica fitta fitta, con la creta e altre materie, con le carezze modulate su carta, con i dipinti figurali i quali, specie nella serie “Davanti allo specchio” (2004/2005) chiudono volutamente a certa leggiadria precedente per immergersi persino in un che diversificato, astrazionale, pungente e totalmente privo d’appigli armoniosi che sfocia in colori assoluti e finali come il rosso e il giallo e il nero.
C’è pure un quadro tutto nero, nero su nero, fondo acrilico e fondo a olio su tela Leonardesca: un 40 per 50.
Ce n’è poi uno tutto giallo/luce, che abbiamo trovato sul cavalletto, l’ultimo.
E c’è un gruppo di farfalle, un messaggio; disegni a matita e a pastello (alcuni sulla psichiatria) uniti alle sue parole senza retorica; e “Camminando in un’Anima”, un’autobiografia per immagini e poesie (su legno, pirografo, quasi tutti a tecnica mista).
Di “Camminando in un’Anima” parlò anche durante il colloquio finale all’Accademia di Belle Arti nel 2000, nel corso dell’esposizione della sua tesi su Franco Miozzo, il suo Maestro morto nel 1996. Interessanti anche – del periodo dello “Stagio Stagi” di Pietrasanta – anche certe “tesine” su Giuliano Vangi, sulla scultura “La tuffatrice” di Miozzo che si trova a Tonfano, e su quella dedicata ai Caduti di Domenico Rambelli e Lorenzo Viani a Viareggio (oggi conservate dal Comune di Pietrasanta).
Marta ha lasciato molti disegni, nonostante ne abbia distrutti – come varie sculture – una marea.
L’alternanza delle stanze del “Panichi” accoglie, singole e a gruppi, altri suoi passaggi temporali, ritratti per rammentare certa fragilità di Marco Pantani (una parola cui dà risposta il nostro amico Vittorino Andreoli), le maschere, il “suo” Piero Bigongiari che le fu generoso di consigli, piccole lune bronzee del ’94, bassorilievi, incisioni sull’apprezzata carta Magnani, o su marmo...
Forse resteranno pensieri, su quest’esposizione, che sarebbe bene riunire per farne un piccolo libro. Un libro per gli stessi fini sociali e umanitari, e culturali, per questo è nata un’associazione che nel rammentarla sta cercando di portare avanti la sua vita vissuta per dire, per fare, per donare.
Hai ragione, Marta, “la vita è sempre azioni d’amore...””. 2012.


Marta Gierut è nata a Pietrasanta (Lucca) l’11 settembre 1977 ed è deceduta per propria volontà a Massarosa il 30 agosto 2005. Allieva del pittore e scultore Franco Miozzo, ha frequentato dapprima l’Istituto Statale d’Arte “Stagio Stagi” di Pietrasanta, quindi l’Accademia di Belle Arti di Carrara. Ha studiato a fondo l’attività di alcuni dei massimi artisti e letterati, da Majakovskij a Van Gogh a Hesse, per citarne alcuni a caso. Sue opere sono state acquisite da istituzioni pubbliche quali il Museo dei Bozzetti di Pietrasanta, Il Museo della Resistenza a S. Anna di Stazzema, il Telesia Museum di San Roberto, e i Comuni di Forte dei Marmi e di Cascina. E’ anche in diverse importanti collezioni private.
Suo è il monumento intitolato “Il volto e la maschera” posizionato in Marina di Pietrasanta, lato via E. Pea, inserito nel “Parco della Scultura” che ha tra l’altro lavori di Fernando Botero, Pietro Cascella, Novello Finotti, Jean Michel Folon, Franco Miozzo, Igor Mitoraj, Francesco Messina, Kan Yasuda e altri (vedasi www.museodeibozzetti.com). Tra le  pubblicazioni di Marta Gierut i volumi editi dal Comitato che la ricorda, “Camminando in un’Anima” e “In Franco Miozzo”, nonché l’E-book “La valigia. Trentacinque poesie” visionabile su you tube. E’ dell’autunno 2012 il suo libro “Il volto e la maschera, poesie e opere” (Editoriale Giorgio Mondadori, Milano) reperibile nel sito www.cairoeditore.it/libri (libri illustrati).
*
Dal 10 febbraio al 3 marzo 2013.
Esposizione inserita nella programmazione 2013 del Comune di Pietrasanta.
Organizzazione Comitato Archivio artistico-documentario Gierut.

Titolo: Il volto e la maschera. Sculture, dipinti, disegni e poesie.
Autore: Marta Gierut (1977-2005).
Data: Dal 10 febbraio al 3 marzo 2013.
Luogo: Pietrasanta; Palazzo Panichi, Via del Marzocco n°2 (ang. Piazza Duomo).
Curatore dell’esposizione: Giovanni Faccenda, critico d’arte.
Orari: 16/19. Sabato e domenica anche 10-13. Lunedì chiuso. Ingresso libero.
Note: Il 10 febbraio 2013 ad ore 10,30 presentazione sia della mostra, sia del volume di Marta Gierut “Il volto e la maschera, poesie e opere” nel Chiostro di Sant’Agostino (Via S. Agostino, 1).
Ad ore 12,00 inaugurazione ufficiale presso Palazzo Panichi.
Info: Centro Culturale “Luigi Russo”, Pietrasanta. 0584/795500. www.museodeibozzetti.it oppure lodovico@gierut.it www.gierut.it Cell. 3803941442. Ufficio Stampa | Assessorato alla Cultura: Tel. 0584/795226 F 0584 795221, e-mail: mailto:cultura@comune.pietarsanta.lu.it  www.comune.pietrasanta.lu.it
Patrocini: Museo Ugo Guidi, Forte dei Marmi; Open One, Pietrasanta; Circolo Filatelico Giacomo Puccini, Viareggio; Campolonghi Italia, Montignoso; Associazione Virginia Iorga O.N.L.U.S., Firenze; Cartiera Magnani, Pescia; Fondazione Romana Marchesa J. S. Umiastowska, Roma.

mercoledì 9 marzo 2011

A pietrasanta: I LUOGHI DEL SOGNO E DEL CUORE - l'ambiente nell'arte



- I LUOGHI DEL SOGNO E DEL CUORE - 
l'ambiente nell'arte
Palazzo PANICHI
Pietrasanta
12 Marzo 2011
13 marzo - 10 aprile
a cura di Claudio Giumelli

artisti presenti in mostra:
Luca Alinari, Ernesto Altamura, Giuseppe, Ennio Calabria, Robert Carroll, Enzo Cei, Karina Chechik, Lorenzo D'Angiolo, Marco Dolfi, Enzo Faraoni, Gianfranco Ferroni, Loriano Geri, Piero Guccione, Riccardo Luchini, Sandro Luporini, Marzia Martelli, Antonio Nunziante, Giancarlo Ossola, Alessandro Papetti, Antonio Pedretti, Amerigo Pelosini, Antonio Possenti, Serena Pruno, Pierluigi Romani, Ruggero Savinio, Sergio Scatizzi, Marcello Scuffi, Gianpaolo Talani, Nino Tirinnanzi, Alessandro Tofanelli, Riccardo Tommasi Ferroni, Massimo Veracini, Renzo Vespignani, Angiolo Volpe 

vedi anche:

mercoledì 23 febbraio 2011

"L'ambiente nell'arte" mostra collettiva a Pietrasanta a cura di Claudio Giumelli

Questa mostra era in programma qualche mese fa, poi per problemi, suppongo di carattere istituzionale è slittata ad ora. Ne avevo, difatti, già dato notizia in aprile (vedi: http://lastanzaprivatadellarte.blogspot.com/2010/04/lambiente-nellarte.html ).
Ora, ci siamo!
La collettiva, in calendario dal 5 marzo al 10 aprile nella splendida cornice di Palazzo Panichi a Pietrasanta e curata da Claudio Giumelli, è rimasta sostanzialmente la stessa, solo con qualche piccola modifica all'elenco degli artisti partecipanti e alla sede ospitante.

Karina Chechik "BOSQUES PATAGONICOS" 139x104 cm. tec. mista su tela - 2010

Ovviamente mi piace sottolineare, fra gli altri la presenza di alcuni artisti a me cari come l'amico Possenti,  e Antonio Pedretti, o ancora Luca Alinari e Riccardo Luchini  fino ad arrivare a Piero Guccione, Alessandro Papetti e la splendida Karina Chechik che purtroppo non potrà essere presente all'inaugurazione perché in Argentina.

Antonio Pedretti "BIANCO LOMBARDO" 70 x 100 cm. olio su tela 2010

Artisti presenti in mostra:


Luca Alinari, Ernesto Altemura, Giuseppe Banchieri, Ennio Calabria, Robert Carroll, Enzo Cei, Karina Chechik, Lorenzo D’Angiolo, Enzo Faraoni, Gianfranco Ferroni, Loriano Geri, Piero Guccione, Riccardo Luchini, Lino Mannocci, Antonio Nunziante, Giancarlo Ossola, Alessandro Papetti, Antonio Pedretti, Americo Pelosini, Antonio Possenti, Pierluigi Romani, Ruggero Savinio, Sergio Scatizzi, Marcello Scuffi, Alberto Sughi, Nino Tirinnanzi, Alessandro Tofanelli, Riccardo Tommasi Ferroni, Renzo Vespignani, Angiolo Volpe.  
  

Organizzazione: Caleidoscopio srl

lunedì 12 luglio 2010

Veneziano a Pietrasanta, a cura di Ivan Quaroni

Titolo: ZEITGEIST
Artista: Giuseppe Veneziano
Galleria: Gestalt Gallery, C/o Palazzo Panichi, Via Marzocco 2, Ang. Piazza Duomo, Pietrasanta (LU)
Info: Tel/ Fax (+39) 0584-790900; www.gestaltstudio.it; info@gestaltgallery.it
Curatore: Ivan Quaroni
Date: dal 17 luglio 2010 al 22 agosto 2010
Inaugurazione: 17 luglio 2010, h. 18.00
Orari:
Catalogo: Con testi di: Luca Beatrice, Alessandro Riva, Andrea G. Pinketts, Marco Cingolani, Chiara Canali, Edoardo Montolli, Ivan Quaroni, Gian Paolo Serino, Giovanni Allevi, Giuseppe Veneziano.


17 luglio 2010 ore 18.30 – “Zeitgeist” di Giuseppe Veneziano: La Gestalt Gallery ha raccolto 34 lavori provenienti da collezioni private per ricostruire il lavoro dell’artista degli ultimi anni. Saranno in mostra le principali tappe del suo percorso, dalle opere che lo hanno lanciato all’inizio della sua carriera ai lavori contestatissimi come la testa decapitata di Oriana Fallaci e l’orgia di sesso e potere di Novecento, fino alla più recente provocazione colta della Madonna del terzo Reich, famigerato quadro esposto ad Art Verona 2009 e poi censurato dall’organizzazione della fiera. Il tutto è presentato dalla Gestalt Gallery con il curatore Ivan Quaroni e con la collaborazione del Comune di Pietrasanta, presso lo storico Palazzo Panichi, in Via Marzocco 2, Ang. Piazza Duomo.

Zeitgeist è la prima mostra antologica dedicata all’opera di Giuseppe Veneziano. Oltre dieci anni di lavoro sono riassunti in una esposizione in cui personaggi politici del nostro tempo e dittatori del passato, supereroi dei fumetti e top model, icone della spiritualità cristiana ed eroine dei cartoni animati si avvicendano in un percorso nei meandri della cultura e della società contemporanea. Non a caso opere di Giuseppe Veneziano vengono spesso definite “Provocazioni Pop”. Molti ricorderanno, infatti, il clamore mediatico suscitato da Occidente Occidente, l’opera con il ritratto di Oriana Fallaci decapitata, che a molti era sembrata una gratuita provocazione, finalizzata ai colpire l’immaginario scandalistico dei mass media. Già all’epoca l’artista si difendeva dichiarando che “L’arte si occupa spesso anche di paure collettive”. “Avevo bisogno di un personaggio che rappresentasse l’Occidente e le sue preoccupazioni”, spiegava Veneziano, “e la scrittrice mi è sembrata quello più appropriato. Ho utilizzato la sua immagine per rappresentare simbolicamente la paura di tutto il mondo occidentale nei confronti del terrorismo islamico”.

Nelle sue opere, Giuseppe Veneziano prende spunto dalla vita contemporanea, assumendo il ruolo di indagatore del nostro modo di essere. La cronaca, la politica, la storia, l’arte e la fiction sono il terreno in cui l’artista siciliano ha deciso di operare. Prendendo in prestito volti di personaggi politici, artisti e celebrità dello star system e mescolandoli con personaggi fittizi dei cartoni animati, Veneziano ci mostra il labile confine tra fiction e realtà. In questo modo, la sua ricerca riflette un’immagine il più fedele possibile dello spirito di questo tempo.

Lo “Zeitgeist”, esplicativo titolo di questa retrospettiva, è dunque il punto centrale delle riflessioni di Giuseppe Veneziano sul mondo dell’arte contemporanea.
L’artista appartiene a una nuova genia di filosofi, che potremmo definire mediali, i quali desumono lo spirito del tempo dalle produzioni dell’industria culturale dei mass media e dello spettacolo. Ciò che la televisione, il cinema, i fumetti, le riviste producono è il più fedele riflesso di ciò che siamo. Veneziano non fa che offrirci un’immagine disincantata della nostra società, divisa tra prurigini perbeniste e morbosità decadenti.

Basata sull’impiego di iconografie di facile reperibilità, prelevate dalla storia dell’arte, dal mondo dei fumetti, dello spettacolo e della cronaca politica, la pittura di Giuseppe Veneziano offre all’osservatore un ritratto disincantato e oggettivo della società contemporanea, dominata dai gossip e dal potere mediatico ed economico. La citazione, attraverso la modalità tipica della sostituzione di uno o più personaggi dell’immagine originaria, diventa per Veneziano uno strumento di analisi del presente. “Quello che mi interessa rappresentare”, ammette l’artista, “è una riflessione sul nostro tempo. Sono sempre alla ricerca di ciò che non viene rivelato dai media o che viene camuffato con i dovuti accorgimenti. Certo, scoprire la verità è impossibile, ma si può sempre provare a smascherare la menzogna”.

La mostra, allestita a Palazzo Panichi, è strutturata come un percorso suddiviso in sezioni tematiche, ognuna corrispondente a una tappa fondamentale della ricerca dell’artista. Nella sezione In-Visi sono raccolti i ritratti, Oriana Fallaci a Maurizio Cattelan, passando per Osama Bin Laden, Totò Riina, Marilyn Manson ed Elisabetta d’Inghilterra. Novecento ospita, invece, le opere a tema politico in cui sono rappresentati personaggi storici come Hitler, Lenin, Mao, Che Guevara, Mussolini e personaggi dell’attualità come Berlusconi e Vittorio Emanuele. Eretica è la sezione dedicata alla rilettura dell’iconografia religiosa, in cui sacro e profano sono fittamente intrecciati. Si va da una dissacrante versione del michelangiolesco Tondo Doni, in cui la Sacra Famiglia assume le sembianze di una famiglia disfunzionale, quale quella composta da Jeff Koons e Cicciolina, alla raffigurazione di una Kate Moss martire, fino alla contestatissima Madonna del Terzo Reich, in cui l’effigie di Gesù bambino è sostituita da una versione in miniatura del famigerato dittatore nazista.
Se la sezione Il declino del supereroe accoglie un cospicuo numero di opere dedicate agli eroi in calzamaglia della Marvel e della DC comics, come Batman, Superman, Wonder Woman e l’Uomo Ragno, quella intitolata Villains è una sorta pantheon dei malvagi di comics e cartoon, con anti-eroi come Joker, Goblin e Crudelia Demon e veri e propri miti del fumetto nostrano come il cattivissimo Zanardi di Andrea Pazienza. Chiude l’antologica, Modern Love, sezione dedicata alle opere a tema erotico, dove sono protagonisti personaggi come Madonna e Britney Spears, Jeff Koons e Cicciolina, Biancaneve e i sette nani, Candy Candy e Terence.

La mostra è accompagnata da un catalogo, pubblicato da Bandecchi e Vivaldi contenente oltre 100 immagini e un’ampia raccolta di scritti alcuni dei quali inediti. Oltre al testo del curatore Ivan Quaroni, saranno presenti testi del critico Luca Beatrice e Alessandro Riva, del musicista Giovanni Allevi e dello scrittore Andrea G. Pinketts e di molti altri autori.

Con questa mostra Gestat Gallery porta a Pietrasanta la retrospettiva di uno dei più interessanti giovani artisti italiani, appartenente alla corrente denominata Italian Newbrow, uno scenario artistico che mescola suggestioni della cultura alta e dell’immaginario pop.
Dopo un periodo produttivo importante, in cui Gestalt Gallery ha prodotto 15 mostre in un anno, la mostra Zeitgeist di Giuseppe Veneziano è quindi il coronamento di un progetto dedicato all’esplorazione del panorama della giovane arte italiana.

GIUSEPPE VENEZIANO nato a Mazzarino (CL) il 22 febbraio del 1971. Si è laureato in architettura nel 1996 presso l’Università di Palermo. Dal 2000 al 2002 è stato Direttore Didattico e Docente di Storia dell’arte presso l’Accademia di Belle Arti “G. De Chirico” di Riesi (CL). Ha collaborato per diversi quotidiani e settimanali (Il Giornale di Sicilia, La Sicilia, Stilos…). Dal 2002 si è trasferito a Milano (dove attualmente vive) per dedicarsi all’attività di pittore, lavorando per diverse gallerie d’Arte contemporanea (Gestalt Gallery, Luciano Inga Pin Art Contemporary, Colossi Arte Contemporanea, Studio D’arte Fioretti, Angel Art Gallery, Carini & Donatini Arte contemporanea, SpazioinMostra, Area/B). Le sue mostre sono state curate da critici e scrittori come: Ivan Quaroni, Luca Beatrice, Chiara Canali, Marco Cingolani, Giampiero Mughini, Andrea G. Pinketts. E’ stato invitato alla IV Biennale di Praga, 2009; alla “Biennale Giovani 2009” di Monza; è stato tra i venti artisti a rappresentare l’Italia nella mostra “Artâthlos” alle Olimpiadi di Pechino, 2008; ha partecipato alla VI Biennale di San Pietroburgo, 2007; alla mostra “Il treno dell’arte: Da TIziano alla Street Art: 500 anni di Arte Italiana” curata anche da Vittorio Sgarbi, 2007. Dalla critica e dalle riviste di settore è riconosciuto come uno dei massimi esponenti della “New Pop italiana” e del gruppo “Italian Newbrow”.