RITENGO CHE SIA DOVERE DI CHIUNQUE E A MAGGIOR RAGIONE DI NOI ITALIANI, FARE DI TUTTO PER PROMUOVERE, SALVAGUARDARE E DIVULGARE L'ARTE IN TUTTE LE SUE ESPRESSIONI.
UNA SOCIETA' DISTRATTA SUI FATTI DELL'ARTE E' UNA SOCIETA' VOTATA ALL'IMPOVERIMENTO... E NOI, DA QUESTO PUNTO DI VISTA, LO SIAMO GIA' ABBASTANZA!






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domenica 3 febbraio 2013

Sourmilk presenta "Riflessi oltre lo specchio"

Rassegna sul cinema invisibile
La settima arte sconosciuta, censurata, boicottata, ignorata.
Nuovi orizzonti cinematografici , cinema oltre confine , cinema diverso da conoscere e da supportare.

DAL 05/02/2013
OGNI PRIMO E TERZO MARTEDI del mese

MARTEDì 05/02/2013
THE MOTHER (MADEO) di Joon-ho Bong (Corea del Sud - 2009)

Lingua: Coreano
Sottotitoli: Italiano

Il ritrovamento del corpo di una studentessa delle superiori, brutalmente assassinata, sconvolge la quiete di una piccola cittadina nel Sud della Corea. Quando tutti i sospetti sembrano ricadere su Do-joon (Bin Won), ventenne locale affetto da problemi mentali, sua madre (Hye-ja Kim) farà di tutto per scoprire la verità dietro all’omicidio e tentare di scagionare il figlio, la cui colpevolezza le è impossibile accettare.
un appuntamento per scoprire nuove forme cinematografiche tra pellicole che in Italia non hanno trovato distribuzione.

In collaborazione con la casa di produzione BLACK DUCK MOVIES, prima di ogni proiezione verrà presentato un cortometraggio indipendente.

Costo biglietto unico: 4€
Abbonamento 4 film : 14€
Orario spettacolo : 21.30

Tessera MOVIE STUDIO CINECLUB obbligatoria : 5€

MOVIE STUDIO CINECLUB
VIA GANDHI 10
SEREGNO (MB)
infoline: 333/2617050
WWW.SOURMILK.IT

giovedì 16 agosto 2012

Da Sourmilk, il 15 settembre, Michele Ormas



Il 15 Settembre dalle ore 19.30 Sourmilk presenterà il lavoro di Michele Ormas attraverso una performance che coinvolgerà 12 ballerini e i Pop is Dead che, oltre ad avere scritto la musica, si esibiranno dal vivo durante l'evento.

LA SERATA DEL 15 E' RISERVATA AGLI ADDETTI AI LAVORI (galleristi, curatori, giornalisti, collezionisti). Se qualcun altro vorrà assistere alla performance può farlo il 14 SETTEMBRE durante l'open day di presentazione (prove generali aperte al pubblico). In entrambi i casi è obbligatorio prenotare poichè i posti sono limitati. Ecco i numeri da contattare: 349.4996326 / 347.0955480.

TESTO UFFICIALE: "Sourmilk Art Gallery è sempre attenta ai nuovi talenti contemporanei
ed è orgogliosa di presentare il progetto TOTEM
ideato dall’artista Michele Ormas.
Le sue sculture in terracotta vengono presentate al pubblico
attraverso una magnetica performance di danza e
musica contemporanea.

La S.V. è invitata all’evento di presentazione all’interno
del suggestivo giardino della villa che affianca
il meraviglioso castello dei conti Belgioioso di Caidate (Va).

Il vernissage si terrà durante la serata
di Sabato 15 Settembre 2012.

Inaugurazione mostra con buffet di benvenuto: ore 19.30
Inizio performance: ore 21.00

L’ evento è esclusivo ed i posti sono limitati.
Si prega quindi di dare conferma della propria presenza.


Sourmilk Art Gallery

Location: via Confalonieri 31, Caidate di Sumirago (Va)

RSVP: Eugenia Marcolli 349.4996326
Michele Ormas: 347.0955480

mercoledì 11 gennaio 2012

"PERSPECTIVES" da SOURMILK ART GALLERY

Il mio personalisssimo "bravi" a tutti i ragazzi di Sourmilk, che hanno intrapreso un percorso assolutamente meritevole di sottolineatura. Un esempio di come passione, entusiasmo ed innovazione possano fare bene al Contemporaneo!


MARK RICHARDSON SOLO SHOW @ SOURMILK ART GALLERY:
"PERSPECTIVES"
Author: Erique LaCorbeille / Fabrizio Gagliardi
Curator: Clarissa Tempestini

Sourmilk è orgoglioso di presentare la prima mostra personale di Mark Richardson (batterista della famosa band Skunk Anansie). Il 13 gennaio dalle ore 21.00 la villa vi aspetta per un esclusivo party insieme all'artista. Buffet, musica e molto altro nella splendida villa liberty di via Trieste 5 a Menzago di Sumirago (Va), Italy.

E' consigliata la prenotazione per assicurarse la propria presenza al party:
art-gallery@sourmilk.it

Venite a trovarci anche SABATO 14 gennaio! La villa rimarrà aperta dalle 16:00 alle 18:30: have A COFFEE BREAK at SOURMILK!!!

Questa mostra fa parte di un progetto che Sourmilk proporrà al pubblico due volte all'anno e che darà spazio a musicisti che seguono la loro passione per le arti visive.
Il musicista ed il fotografo/pittore/scultore che si sovrappongono in una splendida unione di intenti.

Il primo artista ad essere proposto è, appunto, Mark Richardson che presenterà le sue fotografie. I suoi scatti raccontano dei suoi viaggi, della sua ventennale vita nella band e della sua esperienza "for charity" per i bambini dello Zambia.




Testo critico di Clarissa Tempestini:

Mark Richardson era grande già da piccolo. Intorno a lui c’era Leeds e il suo verde profondo, sconfinato, e dentro di lui c’era la musica, il ritmo della batteria scoperta a soli tre anni, c’era lo sport, quello libero che ti fa urlare, “corpo mio, non incepparti mai…”. Poi è arrivata lei, la Londra vortice, ingorda di sogni ed energie, che ha modellato un Mark grande, ma che non ha rubato i suoi occhi vivaci, la spontaneità, la meraviglia. Lui era un gigante/libro che racconta la sua vita disegnandola sulla sua pelle. Mark era grande, ma dentro restava piccolo, curioso, una spugna dai filamenti lineari, che si impregna stupita di esperienze casuali, di sonorità secche, di palcoscenici di luci, di voci all’unisono, di punti di vista esclusivi.
Mark è un autodidatta della realtà, è un fotografo bambino che si lascia guidare da epifanie di luci, momenti o colori. Alla stregua del poeta, Mark ascolta e lascia spazio al fanciullino che è in lui, e di fronte alla natura prova le stesse sensazioni di stupore e di meraviglia proprie dello stato primigenio dell'umanità.
Gli scatti di Mark sono sensazioni che sfuggono alla ragione, sono ingenuità, visioni, astrazioni dai contesti reali. Come Adamo, anche lui dà per la prima volta il nome alle cose e scopre tra esse relazioni e somiglianze ingegnose, che nulla hanno a che vedere con la logica della razionalità. Il nuovo si scopre, non si inventa, la poesia è nelle cose, anche nelle più piccole: la semplicità è l’arma più disarmante di un’artista.

“La verità profonda, per fare qualunque cosa, per scrivere, per dipingere, sta nella semplicità. La vita è profonda nella sua semplicità.” (Charles Bukowski)

Come Rauschenberg, Mark riempie con ingenua naturalezza il vuoto tra arte e vita, agendo direttamente nello spazio che le separa, dove scavare non è doloroso, dove l'artista è irrimediabilmente immerso nel flusso dell’esistenza, in“un continuum ininterrotto che non comincia e non finisce con nessuna sua decisione o azione” (Robert Rauschenberg). Proprio come l’artista statunitense, Mark è un’alchimista che riporta la tecnica verso la sua lontana origine poetica, nel vergine luogo d’origine dell’ispirazione, dove è totalmente e perdutamente imprevedibile. Vivendo una vita d’artista, ricca di stimoli, viaggi intorno al mondo e fama, la curiosità ingorda degli occhi di Mark cerca adesso, a sorpresa timidamente, di restituire sulla schietta pellicola fotografica tutto quello che l’esistenza gli ha dato, come un bambino ormai diventato grande dona al figlio il suo gioco più prezioso.

“…Perchè il tempo è là fuori, divorato dalla luce” (Norma Cole)

Clarissa Tempestini

domenica 22 maggio 2011

"Specialità della casa" solo show di Alice Olimpia Attanasio a cura di Clarissa Tempestini

Si inaugura il 26 maggio da Sour Milk (http://www.sourmilk.it/ ) a Menzago di Sumirago, in provincia di Varese: "Specialità della Casa" personale di Alice Olimpia Attanasio curata da Clarissa Tempestini.
La mostra, risolta in maniera straordinaria, dall'artista tratta un tema "scomodo": il cannibalismo. 
L'ottima Tempestini introduce così l'evento:


“Il diluvio di carni macellate che cade ogni giorno sulle città dell'Occidente annuncia stragi, malattia, pazzia collettiva, perdita d'anima, oscuramento e imbrattamento mentale. Più energie malsane per teste da sbatacchiare nel buio. C'è dentro la maledizione delle quaglie alle tombe dell'Ingordigia”. Guido Ceronetti

Alice invita educatamente a tavola, approfittando del più alto momento di convivialità per servire la specialità del giorno. Il vostro istinto di sopravvivenza giace sul piatto, acre nella sua deforme maschera odierna: vorace cannibalismo disperato, inconsapevole e quindi pericolosamente indifferente, sviluppato e sfigurato nel tentativo inerte di restare a galla, sulla superficie terrestre occidentale. Banchettiamo voracemente i resti amabili di una società che non è più possibile definire solo competitiva, è andata oltre e ha rotto argini con il sangue.
La crisi globale contro la quale sbattiamo costantemente ci rende ingordi di conferme che scavalcano ogni rapporto umano in nome di affermazione sociale, in un mare di insicurezze e paure labili ma penetranti. Nelle artiche città fatte di lavoro e capitale, nel mercato costruitio da ermetici grafici, nella corsa a vincere un premio fatto di complimenti e denaro, sopravvive solo chi mangia l’altro.
Tutto è concesso, niente è punito, l’inferno della gola e dell’omicidio è la normalità collettiva. Basta uno sguardo anche superficiale alla cronaca più recente per seguire la degenerata perdita della bussola.
Obama uccide Osama.
 Le leggi costituzionali sono infrante.
Nessuno paga.
Il fine giustifica i mezzi, soprattutto in un mondo dove i limiti sono solo vaghi suggerimenti aggirabili in nome di una giustizia che è abuso sfacciato.
In questo quadro contemporaneo è servito nelle stanze della Sourmilk Gallery il menù di carne succulenta composto dai resti delle vittime che nella vostra foga alla scalata sociale avete seminato.
Omicidi morali e cannibalismo civilizzato sono le spoglie dell’allegoria di una società che Alice Olimpia Attanasio mette in mostra con una semplicità sconcertante, mostrando con oscura genuinità, realtà sociali complicate.
Fotografie delicatamente potenti e installazioni da vaudeville snaturato e sinistro sono al centro del ristorante dell’arte proposto dall’Attanasio, dove lo spettatore invitato a cena si troverà presto nel ruolo del carneficie, davanti alle sue colpe, davanti alle sue azioni spietate, ai risultati della violenza del suo individualismo, degno di primitive leggi della giungla.
“La grande Abbuffata” cinematografica tradotta in linguaggio figurativo, che di nuovo propone con fare meno grottesco ma sempre allusivo una critica che passa sotto le spoglie di simbolo, di allegoria. Critica feroce, tenace, presentata con tutta la (in)concepibile banalità del male.

“Siete grotteschi! Grotteschi e disgustosi! Perché continuate a mangiare se non avete fame!?” 
La Grande Abbuffata

Clarissa Tempestini

Tempo fa, Alice mi chiese se potevo dare anch'io un contributo a questa mostra. 
Sapete, tutti voi che mi seguite su queste pagine, in quale considerazione tenga questa Artista. Ovviamente non potevo esimermi... ecco il risultato:

Uhmm… buono, che cosa è?
breve introduzione alla lettura delle opere di
Alice Olimpia Attanasio
in occasione della personale
“Specialità della casa”

Nell’ultima porzione di anno, il lavoro di Alice Olimpia Attanasio si è evoluto.
È virato in una direzione decisamente “pesante”.
Come avrebbe detto mia nonna, “sta camminando sulle uova”.
Il cammino che ha deciso di intraprendere è veramente difficile,
ma vero e realistico, consono alle sue capacità. 

Molti, i più, saranno quelli che additeranno questa artista come scomoda, spregiudicata, gratuita.
Altri la innalzeranno agli onori della fama.

Io sto con i secondi, perché l’arte contemporanea è solo questione di intelligenza. E non la capacità di proporre e di produrre trucchi e colpi di teatro.
E lei lo è, artista intelligente.

Riesce a mettere a nudo i drammi e le fragilità del nostro oggi, in maniera decisa, a volte feroce, attraverso metafore di una lucidità disarmante. Mai banale. E mai didascalica.

Lo ha fatto con “Medication” prima, con “Panopticon” poi e con “The last supper” ultimamente.

Ora ci invita ad un banchetto dove l’argomento trattato, o meglio servito, è il cannibalismo.

Inutile gridare allo scandalo.
Il cannibalismo è molto più presente nella nostra vita, di quanto possiamo immaginare.
Dalla notte dei tempi fino ad ora.
Che sia reale, spirituale o mediatico. Legato al mondo dell’infanzia o pratica sessuale. È con noi.

Qualche esempio?
Vogliamo parlare della mitologia? Non abbiamo studiato che c’era un certo Krònos, padre di Zeus, che mangiava la propria prole?
O la nostra mamma non ci ha mai raccontato la favola di Pollicino dove il male era il personaggio cattivo che mangiava i bambini?
E Hanzel e Gretel? Dove li vogliamo mettere?
E quante volte abbiamo sentito dire ( in questi giorni, di campagna elettorale, rispolverato  ed abusato ), il detto popolare che
“i comunisti mangiano i bambini”?
E i riti sciamanici (che i grandi antropologhi ci hanno descritto in libri, documentari e fotografie), di antiche tribù, residenti negli angoli più remoti del pianeta, mettevano e mettono ancora in atto, dove l’apoteosi si raggiunge ingerendo i resti dei propri avi?
E, ancora, quante volte abbiamo sentito parlare di cannibalismo industriale o economico/finanziario, rappresentato nella pratica monopolistica di grandi gruppi, che per eliminare la concorrenza inglobano all’interno della propria struttura, gli eventuali competitor?
E la fellatio? E la pratica del cunnilingus? Anche queste sono da considerarsi delle pratiche cannibali, o no?
E il rito dell’Eucarestia, accompagnato dal “prendetene e mangiatene tutti, questo è il mio corpo offerto per voi…”, quante volte lo abbiamo sentito, fatto, eseguito?

Potrei andare avanti così ancora per molto, fino a riempire cartelle su cartelle di esempi di pratiche cannibali o rimandi a tale costume, che quasi inconsapevoli perpetuiamo quotidianamente.
Ma sarebbe inutile, solo un banale elenco di fatti
.
Fra i tanti gesti di questo lungo elenco, però, voglio porre l’accento sul più banale, istintivo, atto, che ognuno, e dico ognuno,  ha messo in pratica migliaia di volte.

Quante volte, ferendoci o pungendoci, abbiamo portato alla bocca la parte dolorante o sanguinante del nostro corpo, ad esempio un dito ( nella ricerca di un sollievo seppur momentaneo), e abbiamo succhiato il nostro sangue? Cannibalismo? Vampirismo? Nooo, istinto naturale e non ci  siamo nemmeno scandalizzati; non abbiamo giudicato…. E allora, perché farlo adesso?

A questo punto vorrei ricordare alcuni elementi tipici dello stereotipo dell’artista contemporaneo: essere cronista della propria epoca, essere anticipatore dei tempi che verranno, senza dimenticare però, i tratti provenienti del passato e con la capacità di mettere a nudo i lati più veri ed intimi del proprio essere, scoprendo i lati più caratterizzanti della società che lo circonda.

Non molti ci riescono. Lei sì. L’Attanasio è artista contemporaneo.
Usa tutti i media che ha a disposizione per esprimersi ed è esattamente l’esempio concreto di quanto scritto poco fa: artista.

Insomma, questo lungo e forse noioso prologo, per darvi dimostrazione di quanto noi siamo cannibali, inconsapevolmente e di quanto sia dotata Alice, consapevolmente.
E di quanto sia coinvolgente ed attuale l’argomento principe trattato dall’autrice, in questa mostra.

Di conseguenza, togliamoci le vesti del giudice e prima di additare e giudicare, riflettiamo.

Se non sbaglio era la Caselli che cantava negli anni sessanta
“… la verità ti fa male, lo so…” e quando si trattano certi argomenti, è facile cadere in equivoci.
Basta mantenere lucidità e capacità di analisi. Ed accettare alcune, anche seppur scomode,  verità.

Ecco perché spero, anzi mi auguro, che girando negli ambienti di questo spazio espositivo, che ospita egregiamente i lavori della Attanasio, vogliate riflettere e fare vostre le opere in visione.
E soprattutto quello che ci indicano. Senza preconcetti, pregiudizzi e inibizioni varie.

Del resto sono autobiografiche.
Attenzione, non per l’artista, ma per chiunque posi su di loro l’attenzione.

Abbiamo o no, constatato che ognuno di noi è un po’ cannibale,
e allora?
Gustiamoci la mostra. E se dovessimo scoprire che le opere in questione, sono un po’…  crude… 
…non preoccupatevi e…  
Buon appetito!

In una domenica di primavera, verso l’ora di pranzo,
Roberto Milani

lunedì 4 aprile 2011

Da SourMIlk, Max presents: "Feminine 70ml" a cura Erique LaCorbeille


Ci siamo, apre una nuova realtà. 
Un nuovo modo di fare e proporre arte... aspettando il 22 una breve anteprima...


"FEMININE 70 ml" COLLECTIVE EXHIBIT PRESENTED BY THE IRREVENT ARTIST MAX PAPESCHI:
ON APRIL 22 @ SOURMILK
Artists: Urszula Kluz-Knopek(Poland) / Alice Olimpia Attanasio / Exilentia Exiff (Berlin) / Angelo Cricchi / Luca Donnini / Andrea Simoncini / Beatrice Morabito /Mirta Kokalj / Federico Forlani.

A cura di Erique LaCorbeille
Testo critico: Clarissa Tempestini

H 18.30/20.00  Buffet
H 20.00/24.00 Evening @ the villa
SOURMILK (OPENING ON APRIL 22!)
Via Trieste,5
Menzago di Sumirago (Va)
ITALY


‎"Sourmilk cinge le sue radici sul suolo italiano, con la mente e l’anima che senza vincoli volgono lo sguardo verso l’arte contemporanea di tutto il globo.
Provocatorio, anormale, dissacrante, insano, chiamatelo come volete, il fine artisti
co declamato rimane lo stesso: sbattere la realtà in faccia alla realtà, la quale è più surreale... e sconcertante dell’immaginazione stessa..."



TESTO CRITICO DI CLARISSA TEMPESTINI:

Quale figura se non quella della donna, potenza istintuale e creativa, generatrice carnale del mondo, poteva inaugurare l’apertura delle sale di un luogo calcificato nella bellezza del tempo.Sourmilk cin
ge le sue radici sul suolo italiano, con la mente e l’anima che senza vincoli volgono lo sguardo verso l’arte contemporanea di tutto il globo.

Provocatorio, anormale, dissacrante, insano, chiamatelo come volete, il fine artistico declamato rimane lo stesso: sbattere la realtà in faccia alla realtà, la quale è più surreale e sconcertante dell’immaginazione stessa.

Nove artisti scelti, locali e internazionali, che altereranno la percezione dello spazio della incantevole villa liberty, appena ristrutturata, estirpando il vecchio gusto che caratterizzava i suoi corpulenti salotti borghesi all’inizio del secolo, attraverso immagini impenitenti, vietate, irrinunciabili alla vista. Protagoniste loro, le donne.

I corpi lauti, scarni, i volti vacui, le corde del pensiero che si fanno reali e si stringono alle carni, per mostrare all’altra metà del mondo il labirinto interiore di un animo femminile.

Boccioli che si scrollano di dosso timori patriarcali, e mostrano oscena e soave la creatività passionale, il potere ancestrale, la forza al limite del licenzioso che solo un corpo femminile possiede, e che dalla memoria dei tempi l’uomo cerca di inibire, nascondere, dominare, addirittura negare.

Questo ha reso il corpo della donna epico, eroico, oltre che irrefrenabile per statuto e creazione. Ha reso la femminilità una caratteristica dolorosa e soave, e nessuna delle protagoniste delle opere è un' immagine che si chiude in se stessa. Ogni opera è un racconto, è un mondo, mai scontato, metafisico ma contestualizzato nei più incofessabili sogni.

Ogni gesto ha un fine alto, difforme, straordinario: il suicidio femminile è martirio, il sangue sul corpo di donna è sorgente, la sguardo vacuo di bambole è caverna di solitudine.

Il mezzo scelto è la fotografia, l’unico in grado di rendere eterno e immobile il divenire, l’unico che rende perpetuo il cambiamento, il trasfiguare, senza mutare la forma ma dando nuovo splendore e contesto all’immagine suprema della bellezza in ogni secolo.

La fotografia è l’arte ammaliatrice per eccellenza, proprio come loro, le donne: madri, figlie, sante, puttane.

Dichiara ai nostri occhi il vero imprescindibile per statuto e abitudine, ma nasconde la manipolazione, l’alterazione, il lavoro dietro la maschera liscia della superificie compatta.

Cela l’illusione come una donna bella e disperata, altera quando l’età cerca di piegarla, quando la società cerca di imprigionarla, quando uno specchio cerca di imporle un riflesso superficiale. Nell’immagine fotografica c’è un’apparenza e un segreto, in una dama c’è sempre un sorriso e un dirupo che splende, insostenbile.

Per la tradizione, la bellezza perfetta e museale, quella dai tratti millimetrici e definiti era la statua che raffigurava il sesso maschile. Razionale, comprensibile, esprimeva esattamente ciò che mostrava.

Ma il fantasma della bellezza, quella potenza ammaliatrice, quell’inspiegabile attrazione maniacale, traboccante, viscerale, solo il corpo della donna ne è il tempio, curvilineo paesaggio di segreti e profondità dove perdersi godendo di nuova luce catartica, senza speranza di tornare in superficie.

E questo vi lascerà la mostra “Feminine 70 ml: la meravigliosa assenza di respiro.

Benvenuto Sourmilk.

Clarissa Tempestini



vedi anche:

giovedì 17 marzo 2011

A Menzago Di Sumirago [Va], ad aprile apre una nuova realtà: SourMilk Art Gallery



Apre in provincia di Varese, a Menzano di Sumirago, una nuova realtà, la SourMilk Art Gallery.
Un "contenitore multimediale" un po' galleria d'arte, un po' spazio eventi, un po' videoteca e un po' bookshop. Ma non fatevi ingannare dai troppi "un po'". Qui le cose hanno deciso di farle seriamente, e lo si denota dal sito e dal loro programma. Benvenuti allora, da parte mia, agli ideatori, di questo ambizioso progetto, nel fantastico mondo dell'arte, quella vera!
Un consiglio? fate un giro sulla loro pagina di facebook, potrete gustarvi un'interessante anteprima (su: http://www.facebook.com/pages/SourMilk-Art-Gallery/172405286136367?ref=nf#!/pages/SourMilk-Art-Gallery/172405286136367?sk=info ) in attesa che il loro sito ufficiale sia posto in rete all'indirizzo : http://www.sourmilk.it/