RITENGO CHE SIA DOVERE DI CHIUNQUE E A MAGGIOR RAGIONE DI NOI ITALIANI, FARE DI TUTTO PER PROMUOVERE, SALVAGUARDARE E DIVULGARE L'ARTE IN TUTTE LE SUE ESPRESSIONI.
UNA SOCIETA' DISTRATTA SUI FATTI DELL'ARTE E' UNA SOCIETA' VOTATA ALL'IMPOVERIMENTO... E NOI, DA QUESTO PUNTO DI VISTA, LO SIAMO GIA' ABBASTANZA!






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martedì 4 settembre 2012

Aperte le prenotazioni per Tiepolo a Villa Manin.

Sicuramente ne riparlerò, per ora una breve info per chi vuole la certezza di poterci essere... dove? a Villa Manin a Passariano, in provincia di Udine, per Tiepolo...


Comunicato Stampa

Aperte le prenotazioni per Tiepolo a Villa Manin.


Sono aperte le prenotazioni alla grande mostra su Tiepolo in calendario a Villa Manin dal 15 dicembre 2012 al 7 aprile 2013.
I biglietti, per singoli, gruppi e scuole possono essere acquistati on line sul sito www.villamanin-eventi.it o tramite il call center allo 0423.821210. Per informazioni ci si può rivolgere allo stesso call center o ad tiepolo@villamanin-eventi.it.
Da sottolineare come, insieme al biglietto si possano prenotare le visite guidate in tre lingue: italiano, tedesco ed inglese. Non a caso tante lingue per le viste e anche per i pannelli e i materiali informativi in mostra. La sontuosa grande esposizione curata da Giuseppe Bergamini, Alberto Craievich e Filippo Pedrocco, si configura infatti, come la più "internazionale" tra le mostre della stagione invernale in Italia.
Tiepolo è certo autore italiano, e veneziano, tra i più grandi del Settecento. Ma, come testimoniano, i capolavori lasciati alla Reggia di Würzburg e Dresda e per il Palazzo Reale e la Chiesa reale di Aranjuez, a Madrid, nonché le opere presenti nei grandi musei del mondo, egli è maestro particolarmente amato e apprezzato in tutta Europa ed in particolare nel mondo tedesco.
A favorire questa vocazione internazionale della mostra è anche la collocazione della sede espositiva. Quella che è stata l'ultima dimora-reggia dei Dogi veneziani, a pochi chilometri da Udine, è infatti baricentrica rispetto ad un territorio che spazia tra Germania, Autria, Slovenia e Croazia, oltre che naturalmente Italia.
L'esposizione evoca un evento straordinario, la mostra del 1971 realizzata in occasione dei duecento anni dalla morte del pittore e destinata a segnare il punto di svolta nella sua fortuna critica.
A distanza di tempo l'Azienda Speciale Villa Manin e la Regione Friuli Venezia Giulia realizzano in quella stessa sede un'esposizione monografica in grado di attraversare l'intera complessa parabola artistica del pittore: una mostra di grande impegno che anche alla luce dei numerosi studi susseguitisi da allora consente oggi una valutazione più ampia e approfondita del Tiepolo.
Impegnativi restauri promossi proprio in occasione della mostra permettono inoltre di accostarsi ad opere difficilmente visibili per la loro ubicazione o che hanno rischiato di essere compromesse da recenti, traumatici, avvenimenti.
La grande mostra è promossa dalla Regione Friuli Venezia Giulia e dall'Azienda Speciale Villa Manin con il Ministero per i Beni Culturali e Ambientali - Soprintendenza B.S.A.E. del Friuli Venezia Giulia e Soprintendenze B.S.A.E. del Veneto, dal Museo Diocesano e Gallerie del Tiepolo, Udine, in collaborazione con Generali, Fondazione CRUP, Fondazione CR Trieste.

Info e call center: 0432.821210 tiepolo@villaman-eventi.it www.villamanin-eventi.it

Ufficio Stampa:
Studio ESSECI, Sergio Campagnolo tel. 049.663499 info@studioesseci.net

RE-AZIONE di Andrea Martinucci

Andrea Martinucci: un giovane talento dalla spiccata indole all'arte. Da seguire, sostenere e collezionare. Non aggiungo altro!

 

RE-AZIONE di Andrea Martinucci


INAUGURAZIONE_ 13 SETTEMBRE 2012 ORE 18,30
DIBATTITO APERTO_ 14 SETTEMBRE 2012 ORE 18,00


Milano, 13 settembre 2012 – È una mostra che vedrà il pubblico diventare parte integrante del percorso espositivo, quella che inaugurerà giovedì 13 settembre 2012 alle ore 18:30 negli spazi di Fabbrica Borroni. L’artista è Andrea Martinucci, già definito dalla critica come giovane promessa dell’arte contemporanea italiana, e la mostra è RE-AZIONE.

Si tratta della prima personale dell’artista romano a Milano e non solo, perché RE-AZIONE è anche il progetto di arte sociale che Andrea ha creato sul web, con un invito esteso ad altri dieci artisti, che sarà presentato, per la prima volta al pubblico e agli addetti ai lavori, con un catalogo e un dibattito aperto nella Sala delle Colonne di Fabbrica Borroni, venerdì 14 settembre alle ore 18:00.


La mostra è patrocinata dalla Regione Lombardia e dalla Provincia di Milano e, per l’importanza sociale delle tematiche affrontate, da Amnesty International, ed è realizzata con il contributo del Comune di San Cesareo e la collaborazione dell’associazione culturale Famiglia Margini. Sponsor Progeo e Palladino Editore. Media partner EQUIPèCO.


LA MOSTRA


Il progetto espositivo prende avvio dai fatti accaduti durante le proteste in Egitto nella primavera 2011, che hanno visto l’arresto di diciassette giovani donne perché trovate, dopo aver preso parte a una manifestazione, in un accampamento insieme a manifestanti di sesso maschile. Condotte in carcere le donne sono state sottoposte a insulti, violenze e abusi dagli stessi uomini della polizia, in una stanza con porte e finestre aperte sulla strada, di fronte allo sguardo indifferente dei passanti. In mostra, una doppia installazione, che ricrea la condizione esistente all’interno di quella stanza del carcere, invita il visitatore a interagire ed essere parte integrante del percorso espositivo, per ritrovare la dimensione relazionale dell’esistenza.


Nelle prime due sale, diciassette cubi di legno bianco, di venti centimetri di lato, fissati lungo le pareti e calati in un contesto di vita quotidiana attraverso installazioni sonore che riproducono i rumori di una città, custodiscono al loro interno diciassette disegni a inchiostro, acrilico e fotografia su carta, uno diverso per ognuno dei cubi, uno per ognuna delle diciassette donne torturate e abusate. Sulla superficie esterna dei cubi, quella che dialoga direttamente con lo spettatore, vi è un foro, unico e solo punto attraverso cui è possibile osservare la scena rappresentata all’interno. Il visitatore si troverà così, a svolgere il ruolo di testimone, proprio come i passanti fuori da quella stanza con porte e finestre aperte sulla strada. Un ruolo che è amplificato dalla particolarità del meccanismo di visione, e che lo mette davanti a una scelta:

avvicinare l’occhio a quel foro e diventare quindi parte integrante della rappresentazione o fermarsi alla superficie del cubo e non lasciarsi coinvolgere.


Nella terza sala il visitatore entra in un cubo di due metri, costituito unicamente dal suo scheletro e illuminato da un riflettore, e diventa egli stesso oggetto della visione, proprio come le diciassette donne in quella stanza. E in una condizione di instabilità e di insicurezza, determinata dall’assenza delle pareti e amplificata dalla fonte di illuminazione, è chiamato ad assumersi la responsabilità di ciò che ha visto nelle sale precedenti e re-agire a quella situazione di prepotenza. La scelta è solo sua: può rimanere nella struttura o, grazie all’inesistenza delle pareti, uscire e compiere, così, un’azione volta a esprimere la sua volontà di re-azione.


IL PROGETTO


RE-AZIONE è un progetto indipendente e itinerante che vede undici artisti, Andrea Martinucci, Paolo Angelosanto, Pietro Mancini, Lisa Wade, Giovanna Lacedra, Daniel Silvo, Angelo Bellobono, Tiziana Contino, Gea Casolaro, Filippo Riniolo e Fabrizio Ajello/Christian Costa – Spazi Docili, insieme per la prima volta per condividere il loro comune obiettivo: ribadire, con progetti che stimolino una consapevolezza reale nella collettività, che fare arte significa attivare senso civico e senso di responsabilità critica.


Un’avventura che è iniziata il 12 maggio scorso con il lancio di una piattaforma web, Re-Azione, e di una pagina facebook, reazioneartesociale, su cui ogni due settimane è stato presentato e condiviso il progetto proposto da ogni artista, per rendere le persone partecipi di come l’arte possa entrare in relazione con il mondo fisico – con l’identità e le tradizioni di un paese, il disagio psichico o fisico, la multiculturalità, o anche con l’economia e l’eco-sostenibilità, con i sentimenti, con la reclusione, con temi difficili come l’aborto, con la modernizzazione – e creare alternative di vita possibili. In un mondo di incertezze e transizione, in cui non sembra esserci una rete di salvataggio, Re-Azione questa rete vuole crearla e proporre un’arte che possa riuscire a spezzare il circolo vizioso creato da un modello sociale che pone l’enfasi sull’individualità e sminuisce l’amore per l’altro, per il “diverso”. Una sfida ambiziosa che, nei mesi successivi alla presentazione, vedrà la collaborazione di nuovi artisti e nuovi spazi espositivi.


L’ARTISTA


Andrea Martinucci vive e lavora a Roma. Ha frequentato Multimedia Design all’Accademia Delle Arti e Nuove Tecnologie di Roma. Tra gli eventi degli ultimi anni: Cartabianca, 2012, Museo Nazionale d’arte contemporanea Villa Croce, Genova, a cura di Silvia Cina, in collaborazione con Francesca Serrati, sguardo contemporaneo e Nero; Quadratonomade, 2012, Palazzo delle Esposizioni, Roma, a cura di 100% periferia; 6 UGUALE 9, 2011, Galleria Nuvole Arte, Montesarchio, a cura di Domenico Maria Papa ; PAPIROFLEXIA, 2011, Aratro, Campobasso a cura di Lorenzo Canova; Young Forever,2011, Palazzo della Cultura, Modica, a cura di Francesco Lucifora; Premio Arte Laguna 2011, Arsenale di Venezia, a cura di Igor Zanti; NEXT_GENERATION 2010, Galleria San Lorenzo, Milano, a cura di Ivan Quaroni; AUFHEBUNG, 2010, Spazio 1:1 projects , Roma, a cura di Cecilia Canziani e Maria Rosa Sossai.


LA SEDE


Fabbrica Borroni nasce dal progetto di Eugenio Borroni, collezionista e appassionato d’arte, di dar vita a un luogo capace di ospitare la sua collezione e lavorare per la promozione della giovane arte italiana. La sua attività culturale è varia e intensa, dalla visita alla Collezione Borroni (oltre 500 opere di giovani artisti italiani) alle mostre dedicate alla giovane arte, alla collaborazione con il Territorio per aumentare il radicamento della cultura e aprire alle nuove idee.


ASSOCIAZIONE CULTURALE FAMIGLIA MARGINI



Famiglia Margini è un'associazione culturale e galleria d'arte contemporanea che sostiene un attivo movimento d'avanguardia artistica, punto d'incontro di persone che ancora credono nella possibilità di condividere percorsi esistenziali.

Frasi rubate 12




“…L’Arte è un incidente dal quale non si esce mai illesi…”

Leo Longanesi

lunedì 3 settembre 2012

Così i piccioni colorati diventano opere d'arte

 Pierluigi Panza per Corriere.it (www.corriere.it)



Così i piccioni colorati diventano opere d'arte
(e invadono Venezia)
Rossi, blu, verdi: lo svizzero Charrière li «tinge» con il cibo

VENEZIA - Vituperati dai restauratori poiché il loro guano rovina i monumenti, perseguitati dai sovrintendenti con dissuasori ad aghi e spilli sui cornicioni, allontanati dalle ville signorili tramite filo elettrificato, sterminati dai sindaci con mangime anti-riproduttivo, i piccioni sono sopravvissuti a tutto e hanno finalmente trovato qualcuno che a loro vuole «bene»: Venezia e la Biennale.

Per la Biennale, i piccioni, sono sempre un'opera d'arte! Vivi, morti, colorati, impagliati... Va da sé che, dalle tavole dell'Aldrovandi all'Ottocento, la pittura ornitologica ha annoverato fortunate stagioni artistiche. Ma che proprio il piccione fosse il centro, il fulcro, il totem, diciamo, della religione espressiva questo è davvero un volo pindarico dell'arte contemporanea.

L'anno scorso, alla Biennale d'arte, i piccioni impagliati di Maurizio Cattelan appesi sopra i quadri di Tintoretto divennero il logo della rassegna. Tornati quei pennuti impagliati nei laboratori tassodermici spagnoli da dove erano venuti, quest'anno, alla 13ma Biennale d'architettura l'artisticità contemporanea ha anche puntato sulla trasformazione genetica dei piccioni vivi. Qualcuno dirà: l'ultima follia di Venezia. Ma non è niente di cruento e la spiegazione offerta è quasi toccante.

Biennale: piccioni colorati diventano opere d'arte

Julian Charrière, artista nato a Morges, in Svizzera, nel 1987, che ha studiato e vive a Berlino e che qui collabora con Julius von Bismarck al progetto di osservazione socio-urbanistica proposto dallo studio Vogt Landscape Architects (esposto nella mostra «Common Ground» curata da Chipperfield), ha realizzato «Pigeon safari is open in Venice». Attraverso una gabbia posizionata settimane fa sopra alcuni tetti e dotata di un particolare sistema di erogazione di acqua e cibo, Charrière riesce a far cambiare, «senza alcun pericolo per l'animale», assicura, la pigmentazione dei piccioni, il cui piumaggio assume colorazioni da pappagallo esotico per alcuni mesi. «Si usa questo sistema per studiare le migrazioni degli uccelli», assicura. E così, in giro per Venezia, ci sono ora una sessantina (la stima non può che essere approssimativa: non c'è certezza del numero di piccioni entrati nella gabbietta) di piccioni color blu cobalto, verde smeraldo e persino rosso-tiziano. Mentre alcuni delle prime due pigmentazioni sono stanziali anche in piazza San Marco, dove becchettano con i confratelli e si posano serenamente sull'intradosso delle finestrature del Museo Correr, quello rosso è stato per ora intercettato solo su un tetto in calle delle Razze. Il safari è dunque aperto, per la gioia ingenua dei bambini che ieri rincorrevano il piccione blu per vederlo spiccare un breve volo verso le Procuratorie o la Biblioteca Marciana. Spesso con la mamma che diceva: «Non toccarlo, è malato». Ma è già chiaro che nella classifica immaginaria del birdwatching lagunare non è il piccione blu cobalto a contare, ma l'avvistamento di quello rosso, cosa rarissima.

Provocazioni? Charrière dà una spiegazione romantica. «I piccioni fanno parte del nostro landscape urbano e, poiché si posano a terra, anche del nostro "Common Ground". Però li combattiamo, come se fossero una massa irriconoscibile di animali. Invece ciascuno di essi ha una sua identità; e se la si riesce a manifestare con il colore la si rende riconoscibile. Così il piccione viene meglio accettato». A Copenaghen, dove ha proposto qualcosa di simile («Some pigeons are more equal than others»), gli ecologisti non l'hanno presa molto bene.
Non è che la Biennale abbia visto solo il trionfo del piccione nella sua storia. A quella del 1962, durante l'inaugurazione del Presidente della Repubblica Antonio Segni, un artista liberò dei topi d'acqua che presero a correre tra la folla, generando il panico. Al Padiglione Argentino della Biennale del 1970 Luis Fernando Benedit realizzò un microzoo con l'opera «Le grandi api impazzite»: 4 mila api in due grandi parallelepipedi di plexiglass comunicanti fra loro. Più mosche, grilli, chiocciole e pesciolini vivi. In una performance della Biennale del '72, il gruppo belga Mass Moving liberò 10 mila farfalle. Peccato che fossero pieris brassicae , ovvero cavolaie: deponevano larve che divorano le foglie. E nel 2011, oltre ai piccioni di Cattelan, il belga Koen Vanmechelen aveva esposto galline strizzate a Murano.

L'arte, nei secoli, ha avuto l'ambizione sia di imitare che di modificare la Natura. Naturale che anche le trasformazioni biologiche entrino nell'arte e le sue opere si posino sul «Common Ground» di piazza San Marco, insieme ai piccioni-nature e a una «tortorella passerina terrestre» avvistata dall'Associazione ornitologica veneziana nelle scorse settimane. È un'immigrata clandestina poiché è originaria dell'America Centrale e dei Caraibi e anche un po' degenerata: trascorre la «maggior parte del suo tempo camminando sul terreno», non come un uccello, ma come un mammifero.

Pierluigi Panza

www.corriere.it

Keith Haring a Udine

"Rubo" da Exibart (http://www.exibart.com )....



I comandamenti di Keith Haring, in prima italiana a Udine. Con un maxi allestimento nell'ex Chiesa di San Francesco



Anteprima tutta italiana per Keith Haring, in una location che nel nostro Paese difficilmente accoglie opere di arte contemporanea, soprattutto se si pensa al graffitismo e all'esistenza di uno dei suoi più grandi esponenti, Haring appunto.
E invece, in occasione della rassegna "Bianco e Nero", a Udine sono arrivate undici grandissime pale d'altare, allestite nella chiesa (sconsacrata, certo) di San Francesco, in un progetto curato da Gianni Mercurio che si inaugura stamattina.
La serie dei "I dieci comandamenti" e "Il matrimonio dell'inferno e del paradiso", sono le tele esposte nella chiesa della città friulana, a raccontare la sacralità e la denuncia sociale attraverso gli stilemi più conosciuti del percorso artistico del graffitista newyorkese di adozione: colori assolutamente vivi e figure stilizzate che raffigurano il "male" contemporaneo, mentre nulla di scandaloso stavolta traspare.
«L'arte di Haring tende ad affermare l'identità del sacro e del sociale; lo spirituale è una presenza sociologica più che una esperienza trascendente perché egli coglie nel sacro il volto dell'esperienza vissuta dall'Uomo» ha raccontato il curatore. 
Ma Udine non celebrerà solo con "Extralarge", questo il titolo della mostra in San Francesco, la figura dell'artista: stasera, al Cinema Visionario, in collaborazione con il CEC della città si proietterà il docu-film "The Universe of Keith Haring”, collage di immagini di repertorio e interviste a personaggi chiave della vita di Haring, preludio alla mostra. Ospite anche la regista del film, Christina Clausen, danese di nascita e italiana d’adozione. Il festival "Bianco e nero" si chiuderà il prossimo 8 settembre, con un concerto di Ennio Morricone, mentre la mostra resterà in città fino al prossimo 15 febbraio.

Frasi rubate 11




“…La natura è dappertutto, in noi, fuori di noi: vi è una sola cosa che non è completamente natura, ma piuttosto dominio e interpretazione della natura: l’arte…”

Franz Marc

INSIDE MARILYN a cura di Alessandro Icardi e Giuseppe Iavicoli


 Sono tanti, anzi tantissimi gli artisti invitati a celebrare, con la propria arte, il mito dei miti. Da Andy a Nespolo, da Mimmo Rotella a Marco Minotti fino ad arrivare a Vania Elettra Tam, Pep Marchegiani e tanti altri... da vedere





INSIDE MARILYN
Cinquanta artisti interpretano Marilyn Monroe, spaziando dalla street art alla pittura su stoffa, dai ritratti realizzati con i “gratta e sosta” del parcheggio di Milano, alle tecniche miste più diversificate, dalla calcografia all’incisione, dalla scultura al digitale. Inside Marilyn, dentro Marilyn, celebra una leggenda, scomparsa 50 anni fa, ma amata ancora da tutti.
La mostra/viaggio, curata da Alessandro Icardi e Giuseppe Iavicoli, con il coordinamento di Alessio Sarra, parte da Andy Warhol, il primo artista ad aver raffigurato Marilyn Monroe, passa per Mimmo Rotella con i suoi strappi cinematografici abbinati anche alle poesie di Alda Merini. proseguendo con il contemporaneo Ugo Nespolo. Tra i grandi dell’arte contemporanea presenti, gioca in casa l’artista montesilvanese Pep Marchegiani che ha creato un’istallazione esterna alla galleria e nelle precedenti tappe aveva ritratto la Marilyn con il suo inconfondibile tratto e la sua pungente ironia.
La giornalista de La Stampa, in un suo articolo dedicato all'evento ha scritto: “la mostra è certamente un tributo all'icona pop ma il suo essere non banale stupisce”.
Ciascun artista ha proposto infatti la “propria” MARILYN, il personaggio e la persona. Una Marilyn che regala piacere ma anche una donna che ha molto sofferto. Una Marilyn gioiosa ma anche malinconica. Una Marilyn procace e una Marilyn toccata dalla vecchiaia, se non avesse messo fino alla sua vita. E una Marilyn che non è mai morta.

Tra le opere quella di Andy, celebre musicista rock del gruppo Blue Vertigo, presenta una Marilyn sgargiante, con suoi tipici colori fluo, e una geniale interpretazione su stoffa di Giampiero Gasparini, poi le versioni più “illustrate” di Mr. Wany e Akab, una Marilyn in versione Nocurves interamente realizzata con nastro adesivo, infine un video realizzato con la voce originale di Marilyn e della sua doppiatrice italiana.
La collettiva nata presso la Pow Gallery di piazza Castello a Torino, dopo una tappa milanese al Combines XL Gallery, in via Montevideo, zona Navigli, e una tappa all’Auditorium San Paolo di Civitanova Marche Alta per la seconda edizione di PopSophia, Festival del Contemporaneo, e successivamente all’Antico Caffè Maretto di Civitanova Marche, approda nel centro storico di Montesilvano Colle (PE) presso Br1 Cultural Space in via largo Belvedere. Location affascinante che ha nei suoi intenti la rivitalizzazione del borgo attraverso il suo polo artistico e culturale diretto da Pep Marchegiani e Alessio Sarra con il supporto dell’imprenditore mecenate Bruno Peca, proprietario dello stabile. 

Enrico Aliberti - Daniele Alonge - Andy - ArtCode – Akab - Giampaolo Atzeni - Sebastiano Balbo - Angelo Barile - Thomas Bee - Stefano Bressani - Alberto Bongini - Stefano Bordieri - Enrico Camontelli – Manuela Cerolini - Federico Comelli Ferrari - Mr. Degrì - Marco De Barba - Nizzo De Curtis - Pietro Di Lecce - Christian Evallini - Mariano Franzetti - Giampiero Gasparini - Gianni Gianasso - Duty Gorn - Beppe Trx - Emanuele Mannisi - Pep Marchegiani - Alda Merini - Millo - Ezio Minetti - Marco Minotti – Franco Morresi - No Curves - Danica Ondrejovic- Stefano Stefanini - Valeria Paniccia - Alain Payet - Pietro Puccio - Mimmo Rotella – Raptuz- Ugo Nespolo - Sigis Vinylis - Diego Scursatone - Giuditta Solito - Vania Elettra Tam - Angelo Volpe - Mr. Wany - Andy Warhol - Fabio Weik - Xel. 




INSIDE MARILYN presso: BR1 Cultural Space e Spazio Pep Marchegiani via largo belvedere Montesilvano Colle (PE)
dall' 8 al 29 settembre 2012
vernissage sabato 8 dalle ore 18,00 info@pepmarchegiani.it 334 6809163



domenica 2 settembre 2012

Frasi rubate 10



“…Tutto nella vita e nell’arte si può cambiare, e si cambierà se noi senza vergogna pronunceremo la parola amore.
In essa è la vera arte; questa è la mia tecnica,
la mia religione…”

Marc Chagall

sabato 1 settembre 2012

ANDREA CHIESI - Scomparse - a cura di Mario Bertoni

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Merita, davvero!!! 

 
 Festival filosofia 2012 – sulle cose
14-15-16 settembre
ANDREA CHIESI
Scomparse
Curatore: Mario Bertoni
Paggerie di Palazzo Ducale, Sassuolo
Ispirandosi alle recenti residenze a New York e Berlino, l’artista espone una serie di dipinti che indagano sulle cose andate. Strutture abbandonate, residui di un uso che le ha rese oggetti di consumo per lasciarle ora ad un’apatica inutilità; luoghi che hanno prodotto le cose, divenuti sterili simulacri della loro genesi; o, ancora, un mondo mentale in cui le cose sono scomparse o non sono semplicemente mai esistite.
Dal testo in catalogo di Mario Bertoni: …Chiesi è venuto sviluppando, non una pittura di rappresentazione, bensì uno studio attento e capillare per estrarre dal reale tutto ciò che lo proietta in una zona indeterminata, dove specularità, riflessi, geometrie, volumetrie strutturano il campo visivo e diventano gli autentici protagonisti del suo universo, che è denso e polidirezionato, e in cui la trasparenza e l’elementarità sono un punto d’arrivo, non di partenza: certo, nello stesso modo capillare un attento osservatore riconosce il tal ponte o il tal canale o quella fabbrica, ma poi i titoli depistano e fanno balenare differenti interpretazioni e riferimenti (Kryptoi, Ucronie, Perpetuum, Chaos, come di un mondo dark attestato nell’undergound), per di più accrescendo il senso della distanza, perché la numerazione progressiva dice di opere elaborate in serie, realizzate per cicli successivi, facendo presagire un’epopea piuttosto che appuntare l’attenzione su quella struttura industriale.
Andrea Chiesi (Modena 1966) è uno degli artisti italiani più importanti della sua generazione, da anni dipinge ad olio su tela di lino il paesaggio contemporaneo, concentrandosi soprattutto su strutture industriali o luoghi che attraverso la pittura diventano astrazioni mentali. Mostre personali recenti: Io rifletto, Guidi&Schoen, Genova (2011); Perpetuum Mobile, X-Lab, Berlino (2011); Beyond Time, Nohra Haime, New York; Comunità di memorie, D406, Modena; Elogio dell’ombra, Otto Gallery, Bologna (2009); Kryptoi, Corsoveneziaotto, Milano (2008). Ha vinto il Gotham Prize dell’Istituto Italiano di Cultura di New York (2012), il I Premio Terna (2008) e il V Premio Cairo (2004). Ha partecipato alla LIV Biennale di Venezia, Padiglione Emilia Romagna (2011). Tra le collettive principali: Connectivity, Chelsea Art Museum, New York (2009); Arte Italiana 1968-2007, Palazzo Reale, Milano (2007); Bologna Contemporanea GAM, Bologna (2005); Clip’it, Fondazione Sandretto, Torino (2005); Anteprima Villa Manin, Udine (2004); Generazioni/2, Galleria Civica, Modena (2002).
Mario Bertoni, nato a Modena nel 1950, laureato in Filosofia, è ricercatore storico e critico militante. Tempi e forme: una ricerca sulle arti visive contemporanee (Torino, Hopefulmonster) riassume l'esperienza di vent'anni di lavoro, oscillando tra storia ed attualità. Curatore di mostre e monografie di artisti contemporanei, ha organizzato convegni e conferenze sui sistemi dell'arte.
Orari: venerdì 14 e sabato 15 dalle 9.00 alle 23.00. domenica 16 dalle 9.00 alle 21.00.
La mostra continua fino al 28 ottobre 2012 nei seguenti orari:  venerdì e sabato 16.00-20.00; domenica 10.00-13.00/ 16.00-20.00

Si Inaugura oggi: IL LABIRINTO DEL FAUNO

Si inaugura oggi e merita attenzione. IL LABIRINTO DEL FAUNO, a cura di Graziano Menolascina a Fasano





Il Labirinto del Fauno

a cura di Graziano Menolascina

Yo Akao, Matthew Barney, Giuseppe Bellini, Danilo Bucchi, Giulio De Mitri, Andrea Fogli, Robert Gligorov, Paolo Grassino, Iginio Iurilli, Shuli Nachshon, Luigi Ontani, Tony Oursler, Vettor Pisani, Cristian Raduta, Sergio Ragalzi, Valeria Sanguini, Beppe Sylos Labini, Silvano Tessarollo,

Si inaugura sabato 1 settebre 2012 alle ore 19, presso lo storico frantoio ipogeo della Masseria Il Brigantino la rassegna interazionale d’arte contemporanea Il Labirinto del Fauno.

Un percorso ricognitivo sulle esperienze artistiche contemporanee, attraverso una selezione di importanti opere di artisti italiani e stranieri ambientate per l'occasione, negli spazi della Masseria.

Il filo conduttore del percorso espositivo “Il Labirinto del Fauno”, sarà individuato da tutte quelle tematiche prossime alla sperimentazione dell'arte, dalla metà degli anni sessanta ad oggi. Le tematiche che caratterizzeranno la scena della mostra saranno dalle sperimentazioni video di Danilo Bucchi, Tony Oursler e Shuli Nachshon, agli ossessivi continui travestimenti di Matthew Barney e Luigi Ontani , dagli aspetti più controversi della realtà sociale e culturale di Robert Gligorov e Beppe Sylos Labini, alle sculture poveriste di Sergio Ragalzi e Cristian Raduta e Valeria Sanguini, dalla geniale poetica infantile di Paolo Grassino e Silvano Tessarollo , all’anima mediterranea di Iginio Iurilli e Giulio De Mitri, alla scoperta del segreto mondo quotidiano di Vettor Pisani e andrea Fogli, dai processi di pensiero giovanile visualizzati da Giuseppe Bellini e Yo Akao.
La mostra curata da Graziano Menolascina, sotto l'organizzazione e il coordinamento di Mariangela Natalizi Zizzi si impegna a presentare una scelta di lavori appartenenti non solo all'intera gamma delle tecniche extra-artistiche, ma anche soffermandosi sui media tradizionali di pittura ed assemblaggio.

Il progetto è incentrato su un obbiettivo di riferimento culturale capace di stimolare questioni di carattere scientifico, politico e sociale, offrendo l'occasione per discutere ed approfondire tematiche strettamente legate alle visioni della realtà e del suo immaginario.


Inaugurazione 1 settembre 2012, ore 19
1_29 settembre 2012

Masseria Il Brigantino
C.da Torre Spaccata Fasano (BR)
visitabile tutti i giorni dalle 18.00 alle 22.00
info: 338 810 4448 – 392 9823316 info@masseriailbrigantino.com- grazianomenolascina@libero.it
ingresso libero

“Trasparenze solari” Francesco Fanelli a Lucca

Di questo evento vi avevo già accennato qualcosa ieri nel post http://lastanzaprivatadellarte.blogspot.it/2012/08/trasparenze-solari-francesco-fanelli.html . Ora il comunicato stampa...



La struggente magia del paesaggio nelle tele di Fanelli, da Torre del Lago a Viareggio
La Fondazione Banca del Monte di Lucca offre alla città la prima personale dedicata a Francesco Fanelli, storico amico di Giacomo Puccini
Al via da oggi “Trasparenze solari”: grande retrospettiva sull’artista del Club della Bohème

Ingresso Libero

Barche di pescatori a Viareggio, olio su tela, 50x60


La struggente magia del paesaggio nelle tele di Francesco Fanelli, da Torre del Lago a Viareggio. La Fondazione Banca del Monte di Lucca offre alla città “Trasparenze solari”, la prima personale dedicata al grande artista livornese (1869-1924), allievo dell’Istituto d’Arte Passaglia di Lucca e poi di Giovanni Fattori, che ha fatto parte del gruppo di artisti vicini a Giacomo Puccini e che ha partecipato attivamente al dibattito intorno alla moderna pittura toscana. Dall’1 al 30 settembre, nelle sale espositive del palazzo della Fondazione al numero 7 di piazza San Martino (centro storico), tutti gli appassionati dell’arte potranno ammirare gli struggenti paesaggi ritratti nelle 42 opere esposte nella mostra, curata da Giovanna e Filippo Bacci di Capaci.

La grande retrospettiva è stata presentata questa mattina (sabato 1 settembre) durante una conferenza stampa a cui sono intervenuti Giampaolo Frizzi, componente della Commissione Cultura della Fondazione Banca del Monte di Lucca, che ha portato i saluti del presidente Alberto Del Carlo, il critico d’arte Marco Palamidessi, che fa parte dello staff tecnico scientifico della Fondazione, i curatori Filippo e Giovanna Bacci di Capaci e Umberto Sereni, autore di uno dei saggi introduttivi del catalogo della mostra, edito da Maria Pacini Fazzi.

Come hanno ricordato i curatori nel corso della presentazione alla stampa, Francesco Fanelli entrò nell'orbita di Silvestro Lega partecipando alle riunioni della trattoria del Volturno a Firenze, dove si dibatteva sulla necessità di mutare la “macchia” in senso impressionista. Frequentò i corsi tenuti da Giovanni Fattori alla Scuola libera del Nudo presso l'Accademia di Belle Arti di Firenze, insieme all'amico Ferruccio Pagni, grazie al quale scoprì Torre del Lago, dove ben presto si stabilì e dove divenne uno dei fondatori del Club della Bohème, confraternita artistico-musicale, venatoria e ludica. Il paesaggio lacustre e i colori suggestivi della costa tirrenica rappresentarono la primaria fonte di ispirazione per le tele di Fanelli.

Verso la fine del secolo realizzò le decorazioni a tempera per la Villa Orlando a Torre del Lago e per la Villa Ginori alla Piaggetta, combinando abilmente il repertorio naturalistico del luogo con i motivi floreali e Liberty. Dopo la partenza di Ferruccio Pagni per l’Argentina e il progressivo declino dell'ambiente bohèmien, il pittore si trasferì a Viareggio, dove fu tra i fondatori dei cenacoli culturali Gianni Schicchi (1919) e l'Accademia degli Zeteti e dove conobbe, fra gli altri, il pittore tunisino Moses Levy, lo scrittore seravezzino Enrico Pea ed il poeta casertano Elpidio Jenco.

“Un clima culturale di grande fermento, quello tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento in Lucchesia, – ha spiegato Sereni ‒ dove il paesaggio, da Torre del Lago alla Garfagnana, ha affascinato artisti come Francesco Fanelli, Giovanni Pascoli, Giacomo Puccini, Gabriele D’Annunzio, tutti uniti da un’intensa comunità emozionale, da un’idea dell’arte come impegno sociale e civile che celebra la bellezza e la conserva per le generazioni future. È quindi da sottolineare il merito della Fondazione Banca del Monte di Lucca – ha aggiunto ‒ che oggi offre alla città l’occasione di avvicinarsi non solo a un grande artista, ma a un capitolo fondamentale dell’arte e della cultura della nostra terra che merita di essere valorizzato. L’augurio è che questa mostra costituisca un primo passo in questa direzione.”

“Alle sue innegabili capacità di fine e sensibile disegnatore – ha detto Palamidessi ‒, valorizzate dall'apporto di tenere accordature cromatiche, Fanelli accompagnò sempre una sensibilità pittorica in grado di vivacizzarsi e di esprimersi in immagini intense e suggestive, definite intorno ad una tavolozza calibrata, ricca d'accordature quasi opalescenti. In gran parte delle sue prove pittoriche si avverte una grande passione per gli effetti soleggiati, che cercò di rendere con acuta sensibilità, dedicando, negli esiti, una cura e una verifica particolare nella corrispondenza fra i valori luministici e quelli cromatici.”


La mostra si inserisce in un calendario ricco di esposizioni artistiche di rilievo che la Fondazione BML offre alla città nel corso del 2012. Dal 6 al 21 ottobre sarà la volta di Daniela Giovannetti. A chiudere il calendario saranno Alessandro Tofanelli, tra i maggiori esponenti del paesaggismo metafisico contemporaneo e artista di fama internazionale, che esporrà dal 28 ottobre all’11 novembre, e i fotografi dell’EPEA – European Photography Exhibition Award (25 novembre 2012 – 6 gennaio 2013) con l’importante mostra fotografica itinerante che coinvolge Italia, Norvegia, Portogallo e Germania e di cui la Fondazione BML è tra gli enti promotori.

La mostra, che inaugura oggi pomeriggio (sabato 1 settembre) alle 18, resta aperta fino al 30 settembre a ingresso libero e con il seguente orario: dal lunedì al venerdì 15,30-19,30; sabato e domenica 10-13, 15,30-19,30. Per informazioni: www.fondazionebmluccaeventi.itinfo@fondazionebmluccaeventi.it.

Ilaria Del Monte: un autunno di "Fuoco"

Dopo i successi estivi di "P.G.R. -Per Grazia Ricevuta-" con Vanni Cuoghi (vedi: http://lastanzaprivatadellarte.blogspot.it/2012/06/pgr-per-grazia-ricevuta.html ) e "Metti il quadro in cameretta" (vedi: http://lastanzaprivatadellarte.blogspot.it/2012/06/da-la-provincia-di-como-metti-il-quadro.html ), Ilaria Del Monte, ottima presenza femminile nello scenario artistico contemporaneo, si appresta a vivere una stagione veramente intensa con due importanti presenze ad altrettanti premi di prestigio: 

selezionata fra i finalisti al Premio Arte 2012...

e


tra i selezionati del Premio Zingarelli Rocca delle Macìe... 

Complimenti Ilaria!


"Scuffi e i suoi modelli" - Fiesole, Sala del Badolato

Marcello Scuffi: grande amico, grande artista 

Fiesole



Sarà un incontro diretto quello fra Marcello Scuffi e i suoi padri putativi. Fiesole unisce in un’unica mostra le opere del Maestro toscano e quelle dei grandi artisti del secolo scorso che hanno ispirato la poesia e la pittura di Scuffi.
Toscano di nascita, Scuffi inizia a dipingere molto giovane per diletto, durante gli anni del Seminario cui l’aveva indirizzato il padre. Ben presto la pittura diventa una passione così forte tanto da fargli abbandonare gli studi. La sua pittura dapprima ispirata dagli antichi Maestri, come Giotto, Masaccio e Piero della Francesca viene poi influenzata dai classici italiani del 900, come Carrà, Rosai e De Chirico fino a divenire una pittura senza tempo.
I temi ricorrenti dei suoi quadri sono i paesaggi toscani, le marine deserte, nature morte e paesaggi fermi nel tempo. Tutte immagini dove l’uomo è assente e dove il tempo sembra essersi fermato in un’attesa senza oggetto.

La mostra verrà inaugurata giovedì 27 settembre alle ore 18

Orario: 10-19 settembre; 10-18 ottobre
ingresso gratuito

Scuffi e i suoi modelli. Il Novecento da de Chirico e Carrà, a Viani, Rosai e Sironi

Sala del Basolato, Nuovi Locali del Comune di Fiesole
Piazza Mino, 26 (FIESOLE)
27/09/2012 - 28/10/2012

Emilio Tadini, opere dal 1985 al 1996 - Fondazione Marconi - Milano

Emilo Tadini è stato ed è, un grande fra i grandi. Ricordo la prima volta che lo incontrai, era il 1989, a Lugano, in occasione della presentazione del libro "Ecologia dell'Arte" del suo grande amico Enrico Baj. Persona di grande fascino, di pessore culturale unico e soprattutto, raffinato artista. Ancora poco valorizzato dal mercato è una delle icone del '900. Ora in mostra a Milano. Da non perdere!!!



La Fondazione Marconi ha il piacere di presentare la mostra Emilio Tadini. Opere dal 1985 al 1996 organizzata in occasione dei dieci anni dalla morte dell’artista milanese.
La mostra, allestita su tutti e quattro i piani dello spazio espositivo, è dedicata alla produzione ultima del pittore: le opere esposte vanno dal 1985 al 1996.
L’esposizione si propone come logico proseguimento della mostra Emilio Tadini. 1960-1985 L’occhio della pittura, allestita nel 2007 negli spazi della Fondazione Marconi, della Fondazione Mudima e dell’Accademia di Brera dedicata agli inizi della carriera dell’artista fino al 1985.
Considerato una tra le voci più originali del dibattito culturale del secondo dopoguerra italiano, fin dagli esordi Emilio Tadini sviluppa la propria pittura per grandi cicli, popolati da un clima surreale in cui confluiscono elementi letterari, onirici, personaggi e oggetti quotidiani, spesso frammentari, dove le leggi di spazio e tempo e quelle di gravità vengono del tutto annullate.
A partire dalla seconda metà degli anni ’80 l’attenzione di Tadini si concentra su temi e soluzioni stilistiche che emergeranno poi con forza anche nei trittici del decennio successivo.
Innanzitutto il tema della città, sviluppato nella serie Città italiane dove emergono frammenti di architetture: è un’architettura stravolta, fatta di edifici imponenti accumulati uno sull’altro, che comunicano una sensazione quasi claustrofobica.
Un altro tema, che sarà poi sviluppato anche nei trittici, è quello del profugo. L’artista racconta di essere stato affascinato fin da piccolo dalle fotografie dei profughi sui giornali:
“quella del profugo mi sembra una metafora che rappresenta bene la nostra condizione attuale – la condizione della nostra cultura, alta o bassa che sia. Sbarcare, andar via … lasciare la casa delle certezze, delle sicurezze… può capitare che il profugo si lasci dietro, fra tante altre cose, anche qualche frammento del famoso soggetto. Ma non è certo il caso di farne una tragedia”.
In Profughi (1986) c’è una figura che ha sulle spalle una valigia aperta da cui scivolano via oggetti personali, libri, pennelli, tubetti di pittura, insomma i ricordi del personaggio, la sua memoria. Sul fondo del quadro la scritta refugee.
La serie Inno alla notte ha come protagonisti figure isolate, pensierose, come quella dove compare la scritta pietas, nel buio delle ore notturne, illuminate solo dalla debole luce di una candela.
Nella serie dedicata all’Oltremare una sorta di Pinocchio surreale galleggia in uno sfondo blu notte sul quale compaiono le parole Now e where, che in un quadro diventa Nowhere come a dire che, quello del dipinto, non è uno spazio.
Sono opere queste gremite di figure e di colore ed è da qui che inizia il lavoro di Tadini sui trittici. In questi lavori la sovrabbondanza di elementi che caratterizzava le opere precedenti viene portata all’eccesso nel momento in cui lo spazio del quadro viene triplicato e soprattutto la pittura comincia a farsi narrazione.
“Tadini vuole dipingere come si scrive un romanzo, non vuole la compresenza delle figure, ma una lettura in successione, vuole che vi siano cause ed effetti, che vi sia un inizio e una fine, che vi sia un climax dell’azione e vi siano delle pause”. (Arturo Carlo Quintavalle)
Nei trittici è la figura a prevalere: un sovrapporsi quasi ossessivo di corpi come ne Il corridore notturno, Music Hall e Insomnia Night.
Sei dei trittici esposti sono dedicati al tema de Il ballo dei filosofi : figure oppresse, decostruite, costrette in spazi angusti:
“E’ necessario recuperare le figure, scrive Tadini, e allude all’umanità delle persone, ma qui sono proprio le loro dimensioni, le loro assurde proporzioni, i loro rapporti a rendere impossibile il compito.” (Arturo Carlo Quintavalle)
Sono esposte poi alcune carte di grande formato (150 x 100 cm), Chateau d’amour, Aux cieux vagues, manichini che vagano nello spazio come la serie dedicata alle Figure, rappresentate attraverso giacche colorate appese a delle grucce.
“Il foglio di carta è, allora, il materiale ideale per sperimentare, per mettere alla prova certe idee, e soprattutto per abbandonarmi alle idee che vengono da sole – o meglio: alle idee che sono il prodotto di associazioni e relazioni che, probabilmente hanno avuto luogo; senza che io potessi rendermene conto, in qualche zona semibuia della mia coscienza, e, magari, a grandissima velocità”.
Allo Studio Marconi ’65 sarà esposta una selezione di opere serigrafiche dello stesso periodo.
In occasione della mostra alla Fondazione Marconi sarà pubblicato da Skira un volume dedicato all’ultima parte dell’attività di Emilio Tadini, con immagini delle opere dal 1985 al 1996, un saggio di Arturo Carlo Quintavalle e una selezione di testi critici.
Emilio Tadini nato a Milano nel 1927, si laurea in lettere e si distingue subito tra le voci più vive ed originali nel panorama culturale del secondo dopoguerra. Nel 1947 esordisce su “Il Politecnico” di Elio Vittorini con un poemetto, cui fa seguito un’intensa attività critica e teorica sull’arte (Possibilità di relazione,1960; Alternative attuali, 1962; l’ampio saggio Organicità del reale, su “Il Verri”). Nel 1963 esce il suo primo romanzo, Le armi l’amore (Rizzoli), cui seguono nel 1980 L’opera (Einaudi), nel 1987 La lunga notte (Rizzoli), nel 1991 il libro di poesie L’insieme delle cose (Garzanti) e nel 1993 l’ultimo romanzo, La tempesta (Einaudi). Al lavoro critico e letterario Tadini affianca sin dalla fine degli anni Cinquanta la pratica della pittura. La sua prima esposizione personale è del 1961 alla Galleria del Cavallino di Venezia. Fin dagli esordi sviluppa la propria pittura per grandi cicli, costruendo il quadro secondo una tecnica di sovrapposizione di piani temporali in cui ricordo e realtà, tragico e comico giocano di continuo uno contro l’altro. Dal 1967 espone regolarmente allo Studio Marconi e nel corso degli anni Settanta tiene esposizioni personali all’estero, a Parigi, Stoccolma, Bruxelles, Londra, Anversa, negli Stati Uniti e in America Latina, sia in gallerie private che in spazi pubblici e musei. È presente in numerose collettive. Dopo la partecipazione alla Biennale di Venezia nel 1978 e nel 1982, allestisce una grande personale alla Rotonda di via Besana nel 1986, dove espone una serie di tele che preannunciano i successivi cicli dei Profughi e delle Città italiane, quest’ultimo presentato poi nel 1988 alla Tour Fromage di Aosta. Nel 1990 espone allo Studio Marconi sette grandi trittici. Del 1992 è la mostra Oltremare alla Galerie du Centre di Parigi. Nel 1993 la mostra Oltremare, con nuovi quadri, è riproposta da Marconi a Milano. Nel 1995 espone alla Villa delle Rose di Bologna otto trittici del ciclo Il ballo dei filosofi. A partire dall’autunno del 1995 fino all’estate del 1996 ha luogo in Germania una grande mostra antologica nei musei di Stralsund, Bochum e Darmstadt, accompagnata da una monografia a cura di Arturo Carlo Quintavalle. Nel 1996 Il ballo dei filosofi è riproposto da Marconi.
Nel 1997 tiene mostre personali presso la Galerie Karin Fesel di Düsseldorf, la Galerie Georges Fall di Parigi e il Museo di Castelvecchio a Verona. Gli ultimi cicli esposti sono quelli delle Fiabe e delle Nature morte. Nel 1999 presenta il ciclo delle Fiabe alla Die Galerie di Francoforte. Per alcuni anni è commentatore del “Corriere della Sera” e dal 1997 al 2000 è presidente dell’Accademia di Belle Arti di Brera. Nel 2001 gli è dedicata un’ampia retrospettiva nel Palazzo Reale di Milano. Muore nel settembre 2002. Nella primavera del 2005 il Museo Villa dei Cedri di Bellinzona gli dedica una grande mostra antologica. Nel 2007 viene inaugurata a Milano la mostra Emilio Tadini 1960-1985. L’occhio della pittura, negli spazi espositivi delle Fondazioni Marconi e Mudima e dell’Accademia di Brera.

Fondazione Marconi Arte Moderna e Contemporanea
Via Tadino, 15, 20124 Milano
Tel. 02 29 41 92 32 fax 02 29 41 72 78
info@fondazionemarconi.org
www.fondazionemarconi.org
Inaugurazione: 19 settembre 2012 ore 18,30
Durata mostra: 20 settembre – 31 ottobre 2012
Da martedì a sabato 10 – 13 e 15 – 19
Ingresso gratuito

Frasi rubate 9




“…L’arte non insegna niente, tranne il senso della vita…”

Henry Miller