RITENGO CHE SIA DOVERE DI CHIUNQUE E A MAGGIOR RAGIONE DI NOI ITALIANI, FARE DI TUTTO PER PROMUOVERE, SALVAGUARDARE E DIVULGARE L'ARTE IN TUTTE LE SUE ESPRESSIONI.
UNA SOCIETA' DISTRATTA SUI FATTI DELL'ARTE E' UNA SOCIETA' VOTATA ALL'IMPOVERIMENTO... E NOI, DA QUESTO PUNTO DI VISTA, LO SIAMO GIA' ABBASTANZA!






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martedì 21 giugno 2016

Cristiana Collu e la nuova veste per la Gnam di Roma



Si riapre oggi al pubblico, con il nuovo allestimento, la Gnam di Roma. Riorganizzazione fortemente voluta dalla nuova direttrice Cristiana Collu. 
Una nuova veste per uno dei musei più importanti non solo della Capitale ma dell'intero paese.

Sinceramente spero e mi auguro vivamente che la mano della Collu possa fare il "miracolo" e cioè rendere concorrenziale e all'altezza degli gli altri musei che troviamo nelle altre capitali europee, uno dei tesori più importanti che abbiamo lungo lo stivale e che raccoglie una delle collezioni d'arte più ricche e varie che l'Italia possegga.

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giovedì 19 febbraio 2015

ANNE MARIE RITRATTO A PIÙ VOCI alla Galleria nazionale d’arte moderna e contemporanea – Roma



ANNE MARIE RITRATTO A PIÙ VOCI
Venerdì 27 Febbraio 2015
ore 11.00 – 13.30; 15.00 – 18.30 Sala del Mito
Galleria nazionale d’arte moderna e contemporanea – Roma

a cura di
Maria Vittoria Marini Clarelli | Laura Cherubini | Daniela Ferraria Alessandra Mammì | Massimo Mininni | Elisabetta Rasy | Giorgio Verzotti

La Galleria nazionale d’arte moderna, in collaborazione con l’Archivio Alighiero Boetti, venerdì 27 febbraio 2015, organizza una giornata in onore di Anne Marie Sauzeau (Surgères, 1938 – Parigi, 2014). Scrittrice, critica militante, femminista, storica dell’arte, curatrice, giornalista, editrice e persino stilista. Compagna di strada e indispensabile sostegno di molti artisti a cominciare dal sodalizio di vita e di lavoro con Alighiero Boetti. Nel tentativo di dare testimonianza della generosa e caleidoscopica attività di Anne Marie sono molti e diversi i contributi che arrivano dal mondo dell’arte, del cinema, della politica, del giornalismo, della letteratura, della musica e del teatro: J.C. Ammann, R. Bisacco, M. Boetti, P. Candinas, L. Castellina, L. Cherubini, M. Chiaretti, V. De Paolis, A. Di Genova, M. Eustachio, D. Ferraria, M. Giusti, A. Mammì, M.V. Marini Clarelli, E. Montessori, D. Piccolo, P. Pitagora, E. Rasy, R. Rossanda, G. Verzotti e lo staff dell’Archivio Boetti: G. Accorsi, I. Giaccone, A. Mercanti, C. Niccolini.
La giornata cercherà di fare il punto sul suo nomadismo culturale raccontando gli aspetti più salienti della personalità e del lavoro intellettuale e si articolerà in due fasi. La prima sarà dedicata agli studi sul femminismo e alle ricerche sulla filosofia di scuola francese. La seconda, nel pomeriggio, illustrerà il lavoro di curatore e critico che ha attraversato e segnato oltre quarant’anni della nostra storia, lasciando un forte segno di novità “nel far convivere – come lei stessa amava dire – sfere di conoscenza diverse…”.
Anne Marie Sauzeau, nata nel 1938 a Surgères, cittadina francese vicino al mare, frequenta il liceo e l’università a Parigi, dove segue per un anno anche il corso di hypocagne, specializzazione riservata a brillanti studenti di letteratura. Si laurea alla Sorbonne con una tesi su Jane Austen. Supera il Capes – concorso per diventare insegnati di ruolo in Francia – divenendo così professoressa d’inglese a Saint-Quentin nel nord della Francia. Nel 1962 a Vallaurius, in Provenza, in occasione di uno stage sulla ceramica, incontra Alighiero Boetti che sposa nel 1964. Inizia così un fecondo sodalizio di arte e vita. Tra le varie collaborazioni con Alighiero, degno di nota è, tra il 1970 e il 1977, il celebre lavoro su I mille fiumi più lunghi del mondo. La sua più precoce attività di intellettuale è caratterizzata fortemente dalla militanza femminista (si è occupata, solo per citarne alcune, di Valerie Solanas, Artemisia Gentileschi, Edita Broglio, Marilù Eustachio, Lucia Romualdi, Suzanne Santoro, Elisa Montessori, Carla Accardi, Giosetta Fioroni), senza mai perdere di vista l’elemento creativo. Nel 1974 fonda con Elisabetta Rasy, Manuela Fraire e Maria Caronia le pionieristiche Edizioni delle Donne. Conduce studi di genere applicati alla storia dell’arte; scrive di filosofia, letteratura, diritti civili (Maurice Merleau-Ponty, Jean-Paul Satre, Stephane Mallarmé, Aubrey Beardsley, ecc). I suoi contributi sono pubblicati su autorevoli riviste e prestigiosi quotidiani progressisti. Negli ultimi anni della sua vita si dedica alla direzione scientifica dell’Archivio Boetti, in particolare alla pubblicazione del catalogo generale dell’artista. Muore a Parigi nel 2014.

Ufficio Stampa / Laura Campanelli / 06 32298328 / s-gnam.uffstampa@beniculturali.it
Segreteria / Flaminia Valentini / 06 32298303
Galleria nazionale d’arte moderna, Viale delle Belle Arti, 131 – 00196 Roma


lunedì 7 ottobre 2013

Giuseppe Capogrossi. Catalogo ragionato

 
Presentazione del volume
Giuseppe Capogrossi. Catalogo ragionato.
Tomo primo (1920-1949)
Skira editore
a cura di

Guglielmo Capogrossi, Francesca Romana Morelli

Mercoledì 9 ottobre 2013, ore 17.30
Galleria nazionale d'arte moderna
Viale delle Belle Arti 131, Roma

Mercoledì 9 ottobre 2013, ore 17.30
alla Galleria nazionale d’arte moderna di Roma sarà presentato il volume:
Giuseppe Capogrossi. Catalogo ragionato. Tomo primo (1924-1949), pubblicato da Skira editore. Introduce: Maria Vittoria Marini Clarelli. Intervengono: Valerio Rivosecchi, Carla Fendi, Bruno Mantura. Saranno inoltre presenti i curatori del catalogo.

Questo tomo del Catalogo ragionato dell’opera di Giuseppe Capogrossi (Roma 1900-1972) - voluto dalla Fondazione Archivio Capogrossi - è curato da Guglielmo Capogrossi, Presidente della Fondazione Archivio Capogrossi e da Francesca Romana Morelli, docente di Storia dell’Arte Contemporanea presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli, membro del Comitato scientifico della Fondazione. Il volume è stato realizzato anche grazie al contributo di Fendi, che continua così quel suo legame con Capogrossi, di cui acquistò l’opera Il temporale (in copertina), poi donata alla Galleria nazionale d’arte moderna. Quella per Capogrossi, allora e oggi, è per Fendi una “scelta sentimentale”, per la profonda consonanza con un artista che ha saputo rappresentare e interpretare Roma, la vita del tempo, le luci, il fiume, con spirito nuovo e idealmente affine alla ricerca che l’azienda ha intrapreso fin dal 1925.
Il volume raccoglie per la prima volta in modo esaustivo la ricerca del pittore dai suoi esordi fino al 1949, cioè fino alla nascita del segno. Si scopre, leggendo il saggio introduttivo, che questa conquista iconografica è stata preceduta da una lenta e travagliata crisi artistica durata una decina di anni. Il volume mostra come l’artista - fin dalla formazione avvenuta negli anni venti- metta a punto in maniera innata quegli strumenti e quelle scelte operative di fondo, che lo porteranno a diventare uno dei massimi esponenti della corrente informale in campo internazionale.
Nel volume sono catalogati, insieme ai lavori più conosciuti, anche numerosissimi inediti e opere finora disperse, che hanno permesso di ricostruire il percorso di acquisizione da parte dell’artista di una propria identità figurativa, che lo ha reso una delle figure di maggiore rilevanza nell’ambito della Scuola romana e più in generale del panorama artistico italiano, in un diretto confronto con la cultura parigina degli anni Trenta. Non meno importante è il successivo periodo, iniziato alla fine dello stesso decennio, quando l’artista avverte la necessità interiore di sperimentare nuove strade per il suo linguaggio: “Al principio ho usato immagini naturali, paragoni o affinità derivate dal mondo visibile – dichiarerà più tardi Capogrossi – poi ho cercato di esprimere direttamente il senso dello spazio che era dentro di me e che realizzavo compiendo gli atti di ogni giorno”. Negli anni Quaranta il tema delle “ballerine”, insieme ad articolate nature morte, si declina infine in un gruppo di opere che rielaborano i moduli figurativi in una direzione sempre più astratta, fino all’invenzione del suo famoso “segno”. 
Nel Catalogo sono presentate circa 600 opere ordinate cronologicamente e suddivise per tecnica (dipinti, opere su carta, grafica), ciascuna corredata da una dettagliata scheda tecnico-critica. Completano lo studio saggi critici dei due autori e un’introduzione di Bruno Mantura al quale si deve la riscoperta, negli anni settanta, del Capogrossi figurativo, in occasione della grande mostra personale dell’artista alla Galleria nazionale d’arte moderna (1974-1975).
A conclusione, un esteso regesto biografico e una bibliografia con pretesa di completezza, in modo che il catalogo possa rivelarsi un utile strumento di lavoro per gli studiosi, gli addetti ai lavori, ma anche per gli appassionati.

GIUSEPPE CAPOGROSSI (Roma, 1900-1972)
Il padre appartiene a un'antica e nobile famiglia romana, quella dei conti Capogrossi Guarna. Una figura determinante per l'artista è un fratello della madre, Pietro Tacchi Venturi, segretario generale della Compagnia del Gesù, che tiene i rapporti tra il Vaticano e Mussolini ed è un autorevole storico delle religioni. Dopo gli studi classici, nel 1918 combatte sull'Adamello (Trentino). Nel 1922 consegue la laurea in giurisprudenza, ma, nonostante le reticenze della famiglia, alla fine intraprende la strada dell’arte. Nel 1923 passa nella Scuola di Nudo di Felice Carena, a Roma tra le più accreditate. Qui diventa amico del pugliese Emanuele Cavalli e di Fausto Pirandello, figlio del celebre commediografo.  Intorno al 1925 frequenta la Casa d’Arte Bragaglia. Esordisce nel 1927 in una collettiva con Cavalli e Francesco Di Cocco, allestita nell’Hotel Dinesen. Tra il 1927 e il 1931 soggiorna più volte a Parigi, anche se tuttora rimane scarsa la documentazione. Nel 1931 stringe un sodalizio con Cavalli e Corrado Cagli, sostenuto da Pier Maria Bardi, intelligente e lungimirante direttore della Galleria di Roma, che cercherà con un abile programma di portarlo al successo a Parigi. Nel 1933 a Milano il sodalizio è presentato come "Gruppo dei nuovi pittori romani" nella Galleria del Milione, cuore dell’astrattismo italiano. In ottobre i tre decidono di stilare il Manifesto del Primordialismo Plastico, ma a causa di divergenze teoriche sciolgono il sodalizio. In dicembre a Parigi Capogrossi espone tuttavia con Cagli, Cavalli all’Exposition des Peintres Romains nella Galerie Jacques Bonjean, presentati dal potente critico Waldemar George come École de Rome.
Nel 1935 a Roma alla II Quadriennale presenta un gruppo di opere, tra cui Giocatore di ping-pong (1932-‘33; Galleria d'Arte Moderna di Roma Capitale), Ritratto muliebre (1932 circa; Galleria Nazionale d'Arte Moderna, Roma) e Piena sul Tevere (1934, collezione privata) tra i suoi capolavori del periodo tonale, insieme pure a Ballo sul fiume, inviato alla Biennale di Venezia del 1936. La critica lo riconosce tra i protagonisti del rinnovamento della pittura romana. Nel 1937 è presente in tre mostre internazionali: nel The 1937 International Exhibition of Paintings di Pittsburgh, (USA)  nell’Anthology of Contemporary Italian Painting della Cometa Art Gallery di New York e una rassegna di arte italiana nell'Akademie der Kunste di Berlino. Nel 1939 ha una sala personale alla III Quadriennale di Roma. Nel 1942 vince un premio al IV Premio Bergamo. Avvia una trasformazione nella sua pittura (riflettendo anche su Cézanne): la pennellata si anima e il colore si accende nelle gamme dei rossi, viola e arancio. Nel 1946 inaugura nella Galleria San Marco la suo prima personale, a carattere antologico. Dal 1947 torna spesso sulle montagne austriache (Lienz), dove disegna aspetti della realtà circostante, che gli ispirano forme sempre più geometrizzate. Nel 1948 alla Biennale veneziana presenta Le due chitarre (1948; Galleria Nazionale d'Arte Moderna, Roma) un’opera cerniera tra la fase figurativa e quella astratta. Nel 1950 a Roma esordisce con il segno nella Galleria del Secolo, suscitando scandalo tra la critica. Nel 1964 Capogrossi dichiarerà di essere semplicemente in una fase più avanti del figurativo, in cui le forme naturali non sono più imitate ma assimilate.


 

INFORMAZIONI

Presentazione volume Giuseppe Capogrossi. Catalogo ragionato. Tomo primo (1920-1949)
Introduzione Maria Vittoria Marini Clarelli
Interventi Valerio Rivosecchi, Carla Fendi, Bruno Mantura
Autori Guglielmo Capogrossi, Francesca Romana Morelli

Sede
Galleria nazionale d’arte moderna
Viale delle Belle Arti 131, Roma

Orario della presentazione 17.30

Informazioni
Tel. +06-32298221
www.gnam.beniculturali.it

Catalogo Skira Editore (italiano/inglese)

Ufficio stampa GNAM
Maria Mercede Ligozzi
Laura Campanelli
tel.+39 06 32298328
s-gnam.uffstampa@beniculturali.it

Servizio Eventi e Promozione
Maria Giuseppina Di Monte
Ludovica Persichetti
Eva Gawlik
tel +39 06 32298451

Links
Fondazione Archivio Capogrossi
Via Edoardo Jenner, 47  00151 Roma
tel +39 06 537 4260

Ufficio Stampa SKIRA
Lucia Crespi
Tel. +39 02 89415532- 02 89401645,
lucia@luciacrespi.it

sabato 24 novembre 2012

AnderSennoSogno Luigi Ontani a cura di Luca Lo Pinto

  Luigi Ontani: lucida follia
AnderSennoSogno
Luigi Ontani
a cura di Luca Lo Pinto
22 Novembre 2012 - 24 Febbraio 2013
INAUGURAZIONE
21 Novembre ore 18.30
A distanza di quasi dieci anni dall'ultima personale in un'istituzione a Roma, il Museo Hendrik Christian Andersen è lieto di presentare dal 22 novembre 2012 la mostra “AnderSennoSogno” di Luigi Ontani, uno dei più influenti e importanti artisti della scena italiana e internazionale. Il Museo Andersen, museo satellite della Soprintendenza alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e contemporanea, è una casa museo situata nel centro della città di Roma dove sono conservate le opere dello scultore e pittore Hendrik Christian Andersen. La collezione è quasi interamente dedicata al progetto utopico di un Centro Mondiale per la Comunicazione, sede internazionale per un perenne laboratorio di idee in tutti i campi del sapere. Partendo dal fascino e interesse dell'artista per le opere conservate nel museo e per la figura di Hendrik Andersen, la mostra - curata da Luca Lo Pinto - è concepita come un viaggio alla riscoperta di opere meno note dell'artista senza un intento retrospettivo, ma come un'avventura all'interno dell'immaginario di Ontani in un percorso scandito in ritmi, tempi e spazi diversi. Al piano terra, nello studio gipsoteca, saranno esposte per la prima volta al completo tutte le maschere musicali prodotte a Bali nel corso degli ultimi quindici anni in un allestimento speciale. Le maschere, infatti, saranno disposte sulle monumentali statue di Andersen, che si animeranno fungendo da particolari piedistalli. Per l'occasione l'artista ha coinvolto in una collaborazione eccezionale Charlemagne Palestine, uno dei maggiori esponenti della musica d'avanguardia nonché uno dei più originali performers e artisti della scena americana degli anni 60 e 70. Palestine concepirà una colonna sonora ad hoc per l'installazione dove farà "suonare" ciascuna maschera attraverso la rielaborazione delle registrazioni delle singole maschere performate da Ontani. Nell'altra sala, “la galleria” presente al piano terra sarà invece esposta un'unica opera. Un grande costume di seta, decorato a partire dalle fantasie dell'artista, dialogherà scenograficamente con l'architettura della sala. Al piano superiore si articolerà, tra le diverse stanze, un vero e proprio excursus tra le prime opere mai prodotte da Ontani risalenti alla metà degli anni sessanta e inizio settanta. Veri e propri esperimenti, alcuni dei quali inediti, che offriranno la possibilità di scoprire un lato nascosto di uno degli artisti più riconosciuti del nostro tempo e punto di riferimento per molte generazioni di artisti che l’hanno succeduto. Il viaggio di Luigi Ontani è cominciato in un tempo lontano e continua ancora oggi. Un viaggio alla ricerca di un'immagine, di un'identità talmente ricercata quanto facilmente abbandonata per approdare ad un mondo di nuovo fatto di parentesi e non di punti. Talmente ghiotto di sé da mangiare perfino la sua ombra. Il suo corpo appare e scompare in mille storie e in tanti personaggi abitando in mondi dove il limite tra la realtà e la fantasia sembra scomparire. Il desiderio di evadere dal mondo in cui è nato lo spinge a crearne tanti, diversi, ideali, così desiderati da diventare reali. Per mettere i punti sulle O, ho deciso di aprire i bauli dell'infanzia per mostrare i giochi del giovane
Luigi. Giochi che visti con gli occhi da adulti diventano seri. Storie che si fanno Storia. 
Informazioni tecniche
Titolo AnderSennoSogno. Luigi Ontani
Date di apertura al pubblico 22 novembre 2012 – 24 febbraio 2013
Sede Museo Hendrick Christian Andersen
della Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma
Via Pasquale Stanislao Mancini 20, 00196 Roma
Orari Da martedì a domenica
h. 9.30 – h. 18.30
Visite ad orario (durata 45 minuti):
mattina h. 10, 11, 12, 13;
pomeriggio h. 15, 16, 17, 18;
(ingresso fino alle 18)
Prenotazione consigliata al
n. 06 3219089
Chiusura settimanale: lunedì
Chiusure annuali:1 gennaio, 1 maggio,
25 dicembre
Ingresso gratuito
Informazioni Tel. 06 32 19 089
Fax. 06 32 19 089
Ufficio stampa
Casadorofungher
Elena Casadoro
m 334 8602488
Contatti Ufficio Stampa Gnam
Tel. 06 32298328

giovedì 15 marzo 2012

ARTE PROGRAMMATA E CINETICA. DA MUNARI A BIASI A COLOMBO E...

Una bella mostra per celebrare un momento straordinario dell'arte italiana. A Roma alla GNAM.Da vedere!

ARTE PROGRAMMATA E CINETICA.
DA MUNARI A BIASI A COLOMBO E...
a cura di
Giovanni Granzotto e Mariastella Margozzi

Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea
23 marzo | 27 maggio 2012

CONFERENZA STAMPA
Giovedì 22 marzo ore 12.00

Giovedì 22 marzo alle ore 18.00 La Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea presenta, in collaborazione con Il Cigno GG Edizioni, la mostra ”ARTE PROGRAMMATA E CINETICA. DA MUNARI A BIASI A COLOMBO E…”.
La mostra è curata da Giovanni Granzotto e Mariastella Margozzi, con la collaborazione di Paolo Martore ed è realizzata con il contributo del Gruppo Euromobil.
Con questa nuova iniziativa espositiva sull’arte programmata e cinetica, realizzata a distanza di sei anni dalla mostra “Gli Ambienti del Gruppo T” e di quasi sedici dalla ripresentazione al pubblico della propria collezione di arte cinevisuale, completamente restaurata con la mostra “Opere cinevisuali. Restauri recenti”, la GNAM ha voluto estendere il confronto tra le proprie opere e quelle di numerosi rappresentanti del movimento cine-visuale sia in Europa che fuori, con l’intenzione di mostrare al pubblico gli esisti estetici ai quali gli artisti e i gruppi in primis sono giunti, intersecando le proprie ricerche in numerosissime esposizioni internazionali e suffragando le proprie tesi con il pensiero di filosofi, critici e scrittori del calibro di Umberto Eco, Frank Popper, Giulio Carlo Argan, Umbro Apollonio ecc.
Il “gruppo” è per molti il fulcro delle poetiche dell’arte programmata e cinetica e rappresenta, in un’epoca che lo consacra come nucleo attivo di pensiero creativo (pensiamo ai gruppi musicali), la sigla sotto la quale far convergere una metodologia collettiva di lavoro che si può considerare valida universalmente. Tuttavia, già nella prima metà degli anni Sessanta i gruppi cominciano a sciogliersi e, per varie ragioni, anche di rivendicazioni personali di ricerche e tipologie, si fanno avanti gli individualismi che il concetto stesso di arte comporta.
Nella mostra, per documentare queste due posizioni, si è preferito presentare le varie individualità artistiche, partendo proprio da colui che è considerato il padre del movimento, Bruno Munari, che pur non facendo parte di alcun gruppo ha partecipato assiduamente a manifestazioni espositive dei gruppi non solo italiani. La stessa individualità, pur nella sintonia con le premesse metodologiche ed estetiche dei gruppi, abbiamo voluto riservarla a Enzo Mari e a Getulio Alviani.
Particolare rilievo, inoltre, è stato dato ad Alberto Biasi e Gianni Colombo, indubbiamente i capofila dei gruppi N di Padova e T di Milano, che hanno continuato ad avere nei decenni a seguire una grande risonanza anche internazionale. Con loro non potevano mancare tutti gli altri componenti dei gruppi N, Landi, Chiggio, Massironi, Costa, e T, Boriani, Anceschi, Varisco, De Vecchi.
L’apertura agli artisti europei, non sufficientemente documentata dalle opere della Gnam, era d’obbligo per dimostrare ancora una volta la vastità del movimento e la sua capacità di rinnovamento artistico e di ricerca di una universalità di linguaggio, necessaria a superare la crisi di valori dell’espressionismo e dell’informale, ma anche per mettersi a confronto con l’industria e la tecnologia che avanzavano.
E allora il Grav di Parigi è rappresentato da Le Parc, Morellet, Stein, Garcia Rossi, Sobrino, Yvaral.
Del Gruppo Zero di Düsseldorf sono esposte opere di Uecker, Piene e Mack.
Non mancano altri artisti sudamericani, che tanto hanno contribuito al movimento, Asis, Vardanega, Cruz-Diez, Tomasello, riuniti intorno a Jesus Rafael Soto, del quale in questa occasione viene ripresentato, restaurato, il Grande muro panoramico vibrante, acquistato da Palma Bucarelli alla Biennale di Venezia del 1966 e non più visibile in Galleria da oltre trent’anni.
Una piccola sezione è stata dedicata anche ai gruppi di arte programmata “pura” romani, l’“operativo r” di Lucia Di Luciano e Giovanni Pizzo e lo “sperimentale p” di Lia Drei e Francesco Guerrieri, seguiti proprio da Argan nell'evoluzione della loro poetica.
È tuttavia, d’obbligo, nominare anche tutti gli altri artisti che sono stati coinvolti nel progetto, perché di ognuno di essi si può cogliere il rilevante contributo alle ricerche sia programmate che cinetico-visuali: Agostini, Apollonio, Arena, Biggi, Brook, Calos, Campesan, Carrino, Costalonga, Costantini, Dadamaino, Finzi, Fogliati, Frascà, Gard, Grignani, Magnoni, Marchegiani, Gruppo MID, Morandini, Ormenese, Rotta Loria, Scirpa, Uncini, Vigo, Zen.
Tra gli artisti stranieri, saranno in mostra Agam, Asis, Boto, Cruz-Diez, Demarco, Glattfelder, Malina, Picelj, Schöffer, Soto, Tomasello, Tornquist, Vardanega, Vasarely.

Catalogo Il Cigno GG Edizioni.

UFFICIO STAMPA

mariamercede.ligozzi@beniculturali.it
s-gnam.uffstampa@beniculturali.it

MLC COMUNICAZIONE
T./Fax +39 0697614423
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m.+ 39 3389701502 | m+ 39 3408919638
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mercoledì 12 ottobre 2011

Siamo tutti più poveri... ce lo dice anche l'arte...

In un momento storico senza uguali, non solo per l'Italia, ma per il mondo intero, il concetto di povertà, allarga i propri confini e colpisce anche altri settori. Oltre il segmento economico finanziario, che mi sembra, pur non essendo un economista, in caduta libera (e che comunque può offrire una infinità di serie opportunità in molti ambiti), anche quello artistico culturale, ho la sensazione, che sia in discesa. Ironia della sorte, giocando sulle parole, l'Italia però, festeggia quest'anno "l'Arte Povera". E lo fa alla grandissima!

Ecco il calendario delle mostre...

ARTE POVERA INTERNATIONAL
Torino Castello di Rivoli dal 8/10/2011 al 19/2/2012

ARTE POVERA 1967-2010
Milano Triennale dal 25/10/2011 al 29/1/2012

ARTE POVERA IN TEATRO
Bari Teatro Margherita dal 15/12/2011 al 11/3/2012

ARTE POVERA 1968
Mambo Bologna dalfino al 26 dicembre 2011

ARTE POVERA + AZIONI POVERE
Napoli Museo Madre dal 11/11/2011 al 20/2/2012

OMAGGIO ALL'ARTE POVERA
Roma Maxxi dal 6/10/2011 al 8/1/2012

ARTE POVERA ALLA GNAM
Roma Galleria Nazionale d'Arte Moderna dal 7/12/2011 al 4/3/2012

ARTE POVERA IN CITTA'
Bergamo sedi varie da marzo 2012

il Manifesto di Alighiero Boetti "Arte Povera" nello studio di Ugo Nespolo

martedì 6 aprile 2010

Roma: Galleria Nazionale d'Arte Moderna


I tre giorni di festa, che il calendario ci ha concesso per Pasqua, mi hanno riportato a Roma. Città che amo dove ho vissuto qualche anno e della quale, ogni volta che torno, scopro una sua nuova identità.
In compagnia di amici, fra "cazzeggio", ristoranti e mostre, sono tornato (per la decima volta!!!) alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna. E' un posto magico, una collezione imponente e finalmente una gestione efficiente. Drammaticamente deserta! Fuori da lì, code ovunque, per Caravaggio, per Hopper, per i siti archeologici, per mangiare, pisciare e anche per dormire! Ma in uno dei Musei più importanti della Capitale poco più di di nessuno! nonostante anche due mostre temporanee di grande livello ("Donna. Avanguardia femminista negli anni '70 dalla Sammlung Verbund di Vienna" e "Fausto Pirandello alle Quadriennali del 1935 e del 1939")

di seguito dal sito della GNAM:

Le Collezioni

In quanto organismo statutario, la nascita della Galleria risale al 1883; appartiene dunque al significativo momento storico in cui il nuovo Stato unitario pone mano alle fondamenta istituzionali del Paese e manifesta anche per lo sviluppo di un'arte ‘nazionale' attenzione adeguata e tempestiva.
La sede attuale - dopo il primo trentennio svoltosi nel Palazzo delle Esposizioni costruito da Pio Piacentini proprio nel 1883 - è, dal 1915, il monumentale ma arioso edificio di Cesare Bazzani realizzato per l'esposizione che celebrava il cinquantenario dell'Unità d'Italia nel 1911 nell'area, già suburbana fuori Porta del Popolo ma che da tale evento esce urbanizzata, denominata Valle Giulia.
La collezione viene allora sistemata seguendo un criterio di presentazione per scuole regionali, ammettendo tuttavia anche opere di artisti stranieri presentate in esposizioni italiane. Le opere infatti vengono acquistate alle grandi esposizioni nazionali e alla Biennale internazionale di Venezia e rappresentano il meglio delle tendenze allora ammesse all'ufficialità: molto verismo, simbolismo, decadentismo neorinascimentale, con qualche accenno al clima delle secessioni. Si aggiungono alcuni importanti doni o lasciti di protagonisti dell'Ottocento appena trascorso, prevalentemente esponenti di scuole meridionali, come Morelli, Palizzi, Celentano.
Negli anni che vanno dalla fine della prima alla fine della seconda guerra mondiale, il panorama delle collezioni contemporanee accentua la fisionomia nazionale e regionale e anche le acquisizioni per l'Ottocento si dirigono su quelle scuole e quegli artisti ‘nazionali' prediletti dalla critica del momento, orientata verso l'intimismo romantico: macchiaioli, divisionisti, Medardo Rosso. L'edificio viene ampliato dallo stesso Bazzani nel 1933-34, ma i nuovi spazi a monte ospitano, fino al 1945, soltanto i cimeli della mostra del Decennale del Fascismo.
La grande stagione della Galleria, che presto acquisirà lo status autonomo di Soprintendenza, si apre con la direzione di Palma Bucarelli durata oltre trent'anni, dagli anni di guerra al 1975. In stretto collegamento di indirizzi metodologici con la scuola universitaria romana, prima di Lionello Venturi, poi di Giulio Carlo Argan, la Galleria va acquistando prestigio internazionale grazie ad una museografia di grande respiro che si esprime con esposizioni di straordinario rilievo e attualità (Picasso, Mondrian, Pollock, per non ricordarne che alcune), acquisti di opere di maestri internazionali del ventesimo secolo (Mondrian, Modigliani, Moore, Pollock, per esempio) e di artisti italiani di punta (Burri, Colla, Capogrossi, Fontana, Manzoni, i cinetici), e con un riordinamento delle collezioni, negli anni Sessanta, che colpisce per l'abbondanza e, perfino, per l'apparente completezza, di documentazione dell'arte del ventesimo secolo, una sfida, quella delle lacune per le avanguardie italiane e straniere, che molti all'epoca avrebbero giudicato non superabile.
Negli anni Settanta-Ottanta, la politica di acquisizioni è volta a recuperare le maggiori lacune nel settore dell'Ottocento preunitario (la pittura storica romantica e purista con esempi di Palagi, Koch, Gastaldi, Ciseri, Franchi) e a ricevere tempestivamente in dono serie di opere dei maestri italiani del ventesimo secolo (Balla, De Chirico, Guttuso soprattutto); senza dire delle acquisizioni di nuovi musei: case-museo di collezionisti del XIX e XX secolo (musei Praz e Boncompagni) e atelier di artisti del XX secolo (musei Manzù e Andersen).
Fondato da Palma Bucarelli ma rimasto incompiuto anche il nuovo ampliamento della Galleria, a monte del doppio edificio di Bazzani, progettato da Luigi Cosenza e destinato alle attività temporanee e ai servizi, non ancora completato.
Un primo segno di rinnovata attenzione al contemporaneo veniva espresso nel 1995 dal Ministro Paolucci con l'acquisto di un gruppo di opere degli anni Ottanta di esponenti della Transavanguardia e, nei confronti della generazione degli anni Novanta, dalla Soprintendente Pinto con l'iniziativa promozionale denominata "Partito preso", che aggiorna formule di incoraggiamento a giovani artisti in uso all'epoca della gestione Bucarelli.
Alla fine del 1997 il Ministro Veltroni ha assunto una forte e decisiva posizione al riguardo individuando gli spazi per una nuova sede, l'attuale Museo MAXXI (in corso di realizzazione definitiva), da dedicare alle collezioni e più in generale alla totalità delle attività artistiche del presente. L'area scelta, presso la via Flaminia nel tratto tra Porta del Popolo e Ponte Milvio, e il cui asse trasverso tocca ad un estremo il nuovo auditorium di Renzo Piano, all'altro, di là dal Tevere, il Foro Italico, è destinata a configurare il polo culturale del XXI secolo in continuità con quello del XX secolo, della cosiddetta Valle o Parco dei Musei a Valle Giulia. La Galleria nazionale d'arte moderna di Valle Giulia acquisisce così lo status di "museo madre", vale a dire di museo del XIX e del XX secolo; il nuovo sito a sua volta accoglierà dalla sede madre di Valle Giulia come "radici" le opere più innovative sotto il profilo della ricerca e del linguaggio degli ultimi trent'anni circa del secolo ventesimo (tra gli altri Pascali, Kounellis, Paolini, Pistoletto, Zorio, Mochetti, Cucchi, Paladino, Clemente) e proseguirà il proprio cammino documentando la ricerca in atto a Roma e nel mondo, in qualsiasi medium espressa e comunicata, sia sotto il profilo istituzionale e patrimoniale, mediante attribuzione di valore (premi, acquisti, committenza diretta), sia in forma libera, sperimentale, extraistituzionale.