RITENGO CHE SIA DOVERE DI CHIUNQUE E A MAGGIOR RAGIONE DI NOI ITALIANI, FARE DI TUTTO PER PROMUOVERE, SALVAGUARDARE E DIVULGARE L'ARTE IN TUTTE LE SUE ESPRESSIONI.
UNA SOCIETA' DISTRATTA SUI FATTI DELL'ARTE E' UNA SOCIETA' VOTATA ALL'IMPOVERIMENTO... E NOI, DA QUESTO PUNTO DI VISTA, LO SIAMO GIA' ABBASTANZA!






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giovedì 2 febbraio 2017

Anche Thomas Berra per Works On Paper

Anche Thomas Berra (in ottima compagnia) in questa importante collettiva...
 Oggi 2 febbraio a Milano




Galleria Pack e FL Gallery presentano un'ampia selezione di opere su carta da Gustav Klimt a oggi.

Saranno presenti opere di:
Adalberto Abbate
Donald Baechler
Mattia Barbieri
Alessandro Bazan
Hernan Pitto Bellocchio
Abdelkader Benchamma
Thomas Berra
Alighiero Boetti
James Brooks
Danilo Buccella
Danilo Bucchi
Adele Ceraudo
Ofri Cnaani
Gabriele Di Matteo
Marcel Dzama
Igor Eskinja
Franklin Evans
Neil Farber
Dario Ghibaudo
Fausto Gilberti
Robert Gligorov
Agnese Guido
Jacob Hashimoto
Diango Hernandez
Debora Hirsch
Michael Kalmbach
Gustav Klimt
Ivan Malerba
Rafael Megall
Bartolomeo Migliore
Andrei Molodkin
Ignazio Moncada
Jonathan Monk
Marco Neri
Marina Paris
Pino Pascali
Pavel Pepperstein
Luca Pozzi
Kris Ruhs
Laboratorio Saccardi
Vito Stassi
Luigi Serafini
Matilde Solbiati
Andrea Stepkova
Robert W. O. Stone
Attila Szucs
Renato Tosini
Cy Twombly
Gilberto Zorio

SPAZIO 22
Viale Sabotino 22, 20135 Milano

lunedì 19 settembre 2016

SCRIPTA VOLANT Officina della Scrittura a Torino

A Torino un apre nuovo spazio... ed inaugura con una importante collettiva con tanti grandi artisti e molti amici

SCRIPTA VOLANT

 

dal 15.09.2016 al 15.01.2017

La prima mostra dal titolo Scripta Volant sarà inaugurata il 15 settembre e durerà fino al 15 gennaio 2017. Si tratta di una collettiva composta da più di 30 artisti che hanno lavorato sulla scrittura e il segno, coinvolgendo noti galleristi, artisti e collezionisti, che generosamente  hanno prestato per questa occasione opere più che mai significative.
Tra i principali artisti in mostra troviamo Alighiero Boetti, che deve la sua fama ai lavori dedicati alle mappe del mondo, Carla Accardi con la sua calligrafia pittorica inconfondibile, Emilio Isgrò l’artista della cancellatura che è anche poeta, narratore e drammaturgo, Giorgio Griffa uno dei principali esponenti di quella tendenza chiamata Pittura Analitica caratterizzata da segni e colore, Ezio Gribaudo i cui lavori più conosciuti sono i “logogrifi”, Aldo Mondino artista eclettico per eccellenza, Salvo nella cui arte predominano la ricerca dell’io e l’autocompiacimento narcisistico, Valerio Berruti che crea immagini essenziali ed assolute, affrontando in maniera scrupolosa e concentrata il tema degli affetti , della quotidianità e della memoria, Mattia Moreni che diede avvio alla prorompente stagione informale, gestuale e materica, Tobia Ravà con il suo approccio simbolico attraverso le infinite possibilità combinatorie dei numeri, Antonio Meneghetti fondatore dell’OntoArte, e ancora Carol Rama, Luigi Mainolfi, Jessica Caroll, Raymond Pettibon, Giovanni Albanese, Ugo Nespolo, Arrigo Lora Totino, Lamia Ziadé, Sandro Chia, Nicola De Maria fino ai più contemporanei Barbara Nejrotti e Daniele Basso.

In occasione della mostra sarà pubblicato un catalogo edito da Gli ORI per l’Officina della Scrittura e curato da Paola Gribaudo.

lunedì 4 aprile 2016

Boetti a Firenze...

Alighiero Boetti Il filo del pensiero
a cura di Luca Tomío
fotografie di Randi Malkin Steinberger






 
Inaugurazione mostra giovedì 14 aprile ore 18.00
Sala delle Esposizioni dell’Accademia delle Arti del Disegno
Via Ricasoli 68, angolo Piazza San Marco, Firenze

 
Dal 14 aprile al 20 maggio 2016 l’Accademia delle Arti del Disegno di Firenze, presso la Sala delle Esposizioni, in Via Ricasoli 68, angolo Piazza San Marco, ospiterà la mostra Alighiero Boetti. Il filo del pensiero.
Dopo le grandi retrospettive internazionali che hanno consacrato Alighiero Boetti come uno dei grandi maestri del XX secolo, l’Accademia delle Arti del Disegno ha organizzato una mostra incentrata sui “pensieri” che l’artista fece ricamare fin dal 1971 dalle donne afghane. È nel marzo del 1971 che Boetti intraprende il primo viaggio a Kabul e si recherà personalmente in Afghanistan almeno due volte l’anno, fino al 1979.
La mostra intende lasciar affiorare i “pensieri” che Boetti faceva ricamare dalle donne afghane, dando così voce all’artista, seguendo semplicemente il filo del suo “pensiero” ed è arricchita dalle fotografie delle ricamatrici realizzate dalla fotografa americana Randi Malkin Steinberger, presenti sia nel catalogo che in esposizione.

Come afferma Agata Boetti, figlia dell'artista e Direttrice dell'Archivio Alighiero Boetti di Roma, “Se si accetta di allontanarsi dall’idea ormai tristemente stabilita che la semplicità sia sinonimo di stupidità e la complessità d’intelligenza, i ricami di Boetti sono semplici, da osservare, da capire, da apprezzare e da amare: evidenti, universali, assoluti, filosofici, poetici e bellissimi”.
La collaborazione con le ricamatrici afghane proseguì a distanza, seppur con grandi difficoltà, anche dopo l’invasione sovietica del '79 e riprese solo alla metà degli anni ‘80 a Peshawar, nei campi profughi afghani in Pakistan dove, sul confine afghano, Boetti predispose la ripresa della collaborazione con le ricamatrici profughe dall’Afghanistan, dimostrando così, tangibilmente, il forte legame ed il profondo rispetto che li legava, tanto che, prosegue Agata Boetti, “si assicurava regolarmente che le condizioni di lavoro fossero ottimali e, soprattutto, che le ricamatrici non fossero bambine. Era importantissimo per lui”.

Cristina Acidini, Presidente dell’Accademia delle Arti del Disegno ha dichiarato: “Alla luce della storia degli ultimi decenni, Alighiero Boetti ci appare non solo come un grande artista, di quelli che segnano la propria epoca con opere destinate a restare ammirate e valide nel tempo, ma anche come un intuitivo, autentico profeta, che oggi sarebbe forse un ambasciatore di pace fra i popoli di questo tormentato pianeta. Un’Accademia come la nostra non può che riconoscersi in un processo che vede protagonista il Disegno, dallo schema progettuale all’ultimo punto dato sulla stoffa, in quel profondo riconoscimento del lavoro umano che Alighiero Boetti ha saputo elevare al livello della più alta espressione dell’arte”.

La mostra è dedicata ad Andrea "Bobo" Marescalchi, che è mancato pochi mesi fa, non solo perché è stato uno dei più importanti artisti contemporanei fiorentini ma anche perché è stato l'ultimo assistente di Alighiero Boetti.

Le presentazioni in catalogo, edito nella collana dell'Accademia, sono della prof.ssa Cristina Acidini, Presidente dell'Accademia, di Dario Nardella, Sindaco e Assessore alla Cultura del Comune di Firenze, del curatore Luca Tomìo e di Agata Boetti, figlia dell'artista e Direttrice dell'Archivio Alighiero Boetti di Roma.

La mostra è promossa e organizzata dall'Accademia delle Arti del Disegno in collaborazione con l’Archivio Alighiero Boetti di Roma, con il patrocinio della Regione Toscana e del Comune di Firenze.

 
Inaugurazione giovedì 14 aprile, ore 18.00 Sala Esposizioni dell'Accademia delle Arti del Disegno
via Ricasoli, 68 (angolo Piazza San Marco), Firenze


La mostra sarà visitabile fino al 20 maggio nei seguenti orari:
da martedì a sabato: ore 10.00 - 13.00  / 17.00 - 19.00
domenica: ore 10.00 -13.00
Lunedì chiuso.
Ingresso libero.
 

Per ulteriori informazioni: Accademia delle Arti del Disegno
Via Orsanmichele, 4, 50123, Firenze
www.aadfi.it www.facebook.com/aadfi Telefono: 055 219642 Email: info@aadfi.it ufficiostampa@aadfi.it

giovedì 19 febbraio 2015

ANNE MARIE RITRATTO A PIÙ VOCI alla Galleria nazionale d’arte moderna e contemporanea – Roma



ANNE MARIE RITRATTO A PIÙ VOCI
Venerdì 27 Febbraio 2015
ore 11.00 – 13.30; 15.00 – 18.30 Sala del Mito
Galleria nazionale d’arte moderna e contemporanea – Roma

a cura di
Maria Vittoria Marini Clarelli | Laura Cherubini | Daniela Ferraria Alessandra Mammì | Massimo Mininni | Elisabetta Rasy | Giorgio Verzotti

La Galleria nazionale d’arte moderna, in collaborazione con l’Archivio Alighiero Boetti, venerdì 27 febbraio 2015, organizza una giornata in onore di Anne Marie Sauzeau (Surgères, 1938 – Parigi, 2014). Scrittrice, critica militante, femminista, storica dell’arte, curatrice, giornalista, editrice e persino stilista. Compagna di strada e indispensabile sostegno di molti artisti a cominciare dal sodalizio di vita e di lavoro con Alighiero Boetti. Nel tentativo di dare testimonianza della generosa e caleidoscopica attività di Anne Marie sono molti e diversi i contributi che arrivano dal mondo dell’arte, del cinema, della politica, del giornalismo, della letteratura, della musica e del teatro: J.C. Ammann, R. Bisacco, M. Boetti, P. Candinas, L. Castellina, L. Cherubini, M. Chiaretti, V. De Paolis, A. Di Genova, M. Eustachio, D. Ferraria, M. Giusti, A. Mammì, M.V. Marini Clarelli, E. Montessori, D. Piccolo, P. Pitagora, E. Rasy, R. Rossanda, G. Verzotti e lo staff dell’Archivio Boetti: G. Accorsi, I. Giaccone, A. Mercanti, C. Niccolini.
La giornata cercherà di fare il punto sul suo nomadismo culturale raccontando gli aspetti più salienti della personalità e del lavoro intellettuale e si articolerà in due fasi. La prima sarà dedicata agli studi sul femminismo e alle ricerche sulla filosofia di scuola francese. La seconda, nel pomeriggio, illustrerà il lavoro di curatore e critico che ha attraversato e segnato oltre quarant’anni della nostra storia, lasciando un forte segno di novità “nel far convivere – come lei stessa amava dire – sfere di conoscenza diverse…”.
Anne Marie Sauzeau, nata nel 1938 a Surgères, cittadina francese vicino al mare, frequenta il liceo e l’università a Parigi, dove segue per un anno anche il corso di hypocagne, specializzazione riservata a brillanti studenti di letteratura. Si laurea alla Sorbonne con una tesi su Jane Austen. Supera il Capes – concorso per diventare insegnati di ruolo in Francia – divenendo così professoressa d’inglese a Saint-Quentin nel nord della Francia. Nel 1962 a Vallaurius, in Provenza, in occasione di uno stage sulla ceramica, incontra Alighiero Boetti che sposa nel 1964. Inizia così un fecondo sodalizio di arte e vita. Tra le varie collaborazioni con Alighiero, degno di nota è, tra il 1970 e il 1977, il celebre lavoro su I mille fiumi più lunghi del mondo. La sua più precoce attività di intellettuale è caratterizzata fortemente dalla militanza femminista (si è occupata, solo per citarne alcune, di Valerie Solanas, Artemisia Gentileschi, Edita Broglio, Marilù Eustachio, Lucia Romualdi, Suzanne Santoro, Elisa Montessori, Carla Accardi, Giosetta Fioroni), senza mai perdere di vista l’elemento creativo. Nel 1974 fonda con Elisabetta Rasy, Manuela Fraire e Maria Caronia le pionieristiche Edizioni delle Donne. Conduce studi di genere applicati alla storia dell’arte; scrive di filosofia, letteratura, diritti civili (Maurice Merleau-Ponty, Jean-Paul Satre, Stephane Mallarmé, Aubrey Beardsley, ecc). I suoi contributi sono pubblicati su autorevoli riviste e prestigiosi quotidiani progressisti. Negli ultimi anni della sua vita si dedica alla direzione scientifica dell’Archivio Boetti, in particolare alla pubblicazione del catalogo generale dell’artista. Muore a Parigi nel 2014.

Ufficio Stampa / Laura Campanelli / 06 32298328 / s-gnam.uffstampa@beniculturali.it
Segreteria / Flaminia Valentini / 06 32298303
Galleria nazionale d’arte moderna, Viale delle Belle Arti, 131 – 00196 Roma


venerdì 17 ottobre 2014

Record su record l'Italia vola!

Piero Manzoni - Achrome


L'arte italiana fa bella figura nelle grandi aste londinesi!
Molti record e collezioni internazionali per l'arte nostrana. 
Da Chrisie's 6 record la sera del 16 ottobre, da Dorazio a Boetti passando per la Accardi.(vedi http://www.artslife.com/2014/10/17/boetti-e-gli-altri-record-da-christies-a-londra/).
Da Sotheby's (vedi http://www.artslife.com/2014/10/17/sothebys-italian-sale-record-mondiali-per-manzoni-bonalumi-simeti-castellani-scheggi-dadamaino/) record per Bonalumi, Simeti, Scheggi, Dadamaino... ma il più sorprendente...
12'626'500 sterline per Manzoni!

Viva l'Italia, viva l'arte Italiana!
Christie’s

sabato 19 aprile 2014

Un sabato a Torino: Castello di Rivoli



A pochi chilometri da Torino, c'è il Castello di Rivoli (http://castellodirivoli.org). 
Da circa trent'anni è una delle realtà più importanti per l'arte contemporanea, che ci sia in Italia.
Merita una visita. 

Io ci sono tornato oggi... (per la 5° volta in questi 30 anni)

La qualità e la ricchezza delle opere esposte rendono unico nel suo genere questo museo, almeno nel nostro paese. 
Ciò che lo rende straordinario però è lo spazio, caratteristica questa che rende unico l'intero nostro paese. 
Esistono sicuramente musei molto più importanti, al mondo ed anche in Europa, ma la peculiarità e che le forme più estreme del contemporaneo possano essere ospitate in un Castello del '600 e che tutto ciò contribuisce a trascinare il visitatore in un mondo quasi surreale... 

nelle sue sale i nomi più importanti dell'arte recente del XX e XXI secolo.
Da Cattelan a Amin, da De Maria a Fontana, da Boetti a Lewitt















Una segnalazione particolare è doverosa anche all'esposizione temporanea in corso fino al 29 giugno 2014... la mostra di fotografia di Jan Dibbets a cura di Marcella Beccaria, ospitata al 3° piano della struttura... (in questo caso però, senza foto... in quanto assolutamente vietato)




un po' di editoria...




giovedì 13 febbraio 2014

38 milioni e 427mila sterline! E' il risultato totale dell'Italian sales di Londra!




Si, oltre 38 miloni! alla faccia della crisi! Questa è la notizia del giorno: l'arte italiana supera le stime e segna diversi record (ben 13). A partire da Burri che arriva a 4,5 milioni, Pistoletto sfiora i 2 e Boetti con ben tre lotti supera abbondantemente 1,5 miioni ciascuno! Ma non solo. L'elenco è ancora lungo.
Bel segnale quindi per l'arte italiana. 
Questo però, succede solo all'estero, in questo caso da Christie's a Londra. Perchè? Vabbeh per non cadere nelle volgarità di prima mattina, lascio a voi le risposte!

Per leggere gli articoli correlati vi invito ad andare su:
e

giovedì 6 febbraio 2014

DoppioSogno - da Warhol a Hirst da De Chirico a Boetti

DoppioSogno 
da Warhol a Hirst da De Chirico a Boetti
 a cura di Luca Beatrice e Arnaldo Colasanti
Nuovo Spazio Mostre Piazzetta Reale - Torino
31 gennaio - 30 aprile 2014


Questa mostra, che inaugura un nuovo spazio espositivo nel cuore barocco di Torino all’interno del Polo Reale, nasce dal tentativo di mettere in dialogo una serie di concetti opposti, solo apparentemente inconciliabili.
Il primo, forse il più ovvio, è il rapporto tra esterno e interno. Dalla metà di novembre cittadini piemontesi e turisti in visita nel capoluogo sabaudo si saranno accorti della presenza di una serie di opere installate tra la Piazzetta Reale, il cortile di Palazzo Reale e quello di Palazzo Chiablese, dove un tempo si affacciavano i locali del vecchio Museo del Cinema e della sua biblioteca, la zona archeologica antistante l’ingresso la Galleria Sabauda. Si tratta di sculture di conclamati maestri che occupano una posizione di rilevo nella storia dell’arte recente: da Antonietta Raphael Mafai, esponente di spicco della Scuola Romana, a Marino Marini, che ha attraversato con la sua personalità tutta la scultura italiana del ‘900 per mezzo di frequenti richiami alla tradizione del primitivismo e al panorama internazionale; da Arman, punta di diamante del Nouveau Réalisme, che all’inizio degli anni ’60 ha contribuito a dissacrare le certezze della società dei consumi, ai grandi interpreti della figurazione italiana, si vedano Francesco Messina con la teatrale Lady Macbeth, Giacomo Manzù nella rilettura di un Ulisse giovinetto, Augusto Perez con due presenze monumentali e Giuliano Vangi di cui il capolavoro Ragazza con le trecce è stato installato nella Sala degli Svizzeri, all’interno di Palazzo Reale. Avvicinandoci poi al presente, si passa dal grande intervento di Giuseppe Maraniello, artista emerso con la generazione degli anni ’80, alla gigantesca testa di Igor Mitoraj, specializzato nelle opere da esterno che abbelliscono diverse città italiane, ad esempio Milano e Roma. Insieme ai lavori di Patrizia Guerresi, una mano aperta che accoglie come in un grembo molle il visitatore e la sua macchina fotografica, del canadese William Hadd McElcheran e la sua ironica neo-figurazione, giungiamo infine alle opere di artisti che rinvigoriscono la tradizione della scultura d’immagine: il Branco di cani di Velasco (sufficiente identificarlo con il nome di battesimo, di cognome fa Vitali, il padre Giancarlo è uno dei pittori figurativi più sensibili fin dagli anni ’50), installato sulle Mura Romane della Sabauda, un intervento secco e aspro ma ricco di poesia; e la lastra di metallo sulla quale Giuseppe Bergomi inserisce preziose figurine di donna in bronzo, dal titolo Cronografia di un corpo, inserendo così nella dimensione statica l’elemento dinamico del tempo.
All’interno, invece, si apre un nuovo spazio che nei mesi prossimi sarà destinato ad accogliere i visitatori di Palazzo Reale con mostre temporanee. Si consegna così a Torino un altro luogo d’arte, con l’inaugurazione della parte “in” di Doppio sogno. Una passeggiata tra Novecento e contemporanea attraverso una cinquantina di opere, in una modalità dialogica e non cronologica, con accostamenti talora impliciti altrove azzardati, naturali eppure bizzarri, studiati dallo scrittore e critico letterario Arnaldo Colasanti. Da De Chirico a Andy Warhol, da Felice Casorati ad Alighiero Boetti, da Alberto Savinio a Damien Hirst, tanto per citare alcuni dei protagonisti in quella formula nota “da…a” non sempre esaustiva e rivelatrice della complessità progettuale che sta dietro a una mostra. Oppure, per meglio dire, dalla Metafisica alla Pop Art, ad esempio di Mario Schifano, Enrico Baj e Mimmo Rotella per rimanere in Italia ma anche Warhol e Claes Oldenburg con il bellissimo fiore appartenente alla collezione del Castello di Rivoli; dall’Arte Povera (Boetti, Giulio Paolini, in parte Claudio Parmiggiani) alla Transavanguardia (sia quella italiana di Enzo Cucchi e Sandro Chia sia la tedesca di Markus Lupertz, AR Penck e Rainer Fetting, fino all’americana di David Salle e James Brown); dalla nuova figurazione italiana (qui i casi interessanti sono molti, Daniele Galliano, Valerio Berruti, Andrea Martinelli, Luca Pignatelli, Velasco, Bernardo Siciliano, Alessandro Papetti, Giorgio Ortona ecc…) all’era globale (il giovane Carlos Donjuan, il maestro colombiano Fernando Botero).
Se nel caso della mostra “esterna” parlare di scultura vien quasi implicito, qui il termine pittura appare più complesso da sciogliere, anche se esperienze come quelle dei protagonisti dell’Arte Povera rivelano più di un legame, magari non immediato, con il linguaggio più antico e tradizionale del mondo. E che forse tra i Medicine Cabinet di Hirst e le figure surreal-circensi di Botero le differenze sono talmente evidenti da sembrare addirittura appartenere a mondi diversi. Nell’accezione contemporanea “pittura” non riguarda soltanto l’atto del dipingere a olio e acrilico su un supporto bidimensionale, tela o tavola, ma implica tutte quelle forme linguistiche, anche indirette, in cui all’opera viene attribuito un punto di vista unilaterale e unico, preferenziale anzi obbligatorio. Da che ne consegue che i materiali possono essere molti e non necessariamente quelli della tradizione classica. In tale accezione, insomma, sono pittori sia i fedelissimi dell’olio su tela e dell’immagine come Antonio Nunziante e Stefano Di Stasio, Salvo e il giovane Nicola Samorì, Tino Stefanoni e Andrea Chiesi, ma tracce di pittura, citazioni indirette simbolo della temperie postmoderna, si ritrova anche nella fotografia di Luigi Ontani e nel suo d’àpres David e in buona parte di quelle tendenze emerse negli anni ’80, tra Neo Manierismo (Omar Galliani) e ennesima riproposizione della scuola romana (Pietro Fortuna, Pino Salvatori, Felice Levini), fino alla rotta di collisione tra pittura e concettuale, ad esempio nel Narciso di Luigi Stoisa.
Il terzo concetto oppositivo nasce dal rapporto tra le opere e lo spazio. Abitualmente l’arte contemporanea vive nel dogma del cosiddetto white cube, zona neutra, completamente priva di elementi connotativi, sempre uguale a sé stessa in una sorta di meccanismo di ripetizione per certi versi rassicurante. In Inside the White Cube, una raccolta di saggi pubblicati per la prima volta nel 1976 sulla rivista Artforum, tradotti in italiano dalla casa editrice Johan and Levi, l’artista concettuale Brian O’Doherty afferma che gli artisti devono concepire il proprio lavoro in relazione allo spazio espositivo e, più in generale, al sistema dell’arte. Tale ideologia, alla lunga, ha mostrato i propri limiti, perché capita sempre più spesso che opere perdano completamente il loro senso se estrapolate dal contesto espositivo e dalla scatola che le contiene. Per ovviare a questo problema di “credibilità interna”, sono in diversi a tentare il confronto con spazi completamente diversi: musei d’arte antica, dimore storiche, musei tematici, interagendo con gli elementi decorativi presenti, senza la pretesa di azzerare la storia in una sorta di rivoluzione culturale cinese dell’arte. Le cronache recenti parlano di mostre memorabili d’arte contemporanea al Louvre o alla Reggia di Versailles, per un inesausto cortocircuito tra antico e moderno, classico e attuale, memoria e presente. Risulta dunque sempre più interessante capire come reagisce l’arte di oggi alle prese con un contenitore storico, se riescono a dialogare e interagire due pubblici sostanzialmente diversi e con differenti motivazioni. E se davvero l’arte contemporanea, privata del proprio ombrello protettivo in cui la fa da padrona la teoria del contesto, riesca a mantenere le sue motivazioni iniziali. Nel nuovo spazio espositivo del Polo Reale torinese, progettato con tutti i crismi e nel rispetto delle regole del gusto corrente, basta spostare lo sguardo di pochi metri per ritrovare i gioielli della decorazione, dell’architettura e della pittura barocca, a favorire così un diverso livello di lettura delle opere esposte e presentate al visitatore.
E infine: riesce la parola scritta a raccontare con altrettanta energia le stesse avventure delle immagini davanti ai nostri occhi? Dal punto di vista linguistico questa è la sfida più interessante: restituire con un altro mezzo le medesime sensazioni arricchendole anzi di ulteriori interpretazioni. Dove ogni tanto la critica specializzata si arena nel conformismo dialettico, viene in soccorso la categoria del letterario, che qualcuno vede come un difetto ma che invece rappresenta un’ottima ipotesi narrativa pur lasciando per strada la più rigida filologia. E Doppio sogno mira a essere una mostra letteraria, proprio perché si è creata un’ideale staffetta tra i due curatori. A chi scrive il compito di scegliere le opere, ad Arnaldo Colasanti quello di ordinarle in un racconto con l’intenzione di restituire al pubblico un’ipotesi comunque differente, onirica, sospesa nel tempo e nello spazio. Forse più somigliante a un romanzo, o una poesia, che non a un accrochage come si conviene.

venerdì 22 novembre 2013

Allo Spazio Tadini, arte e teatro danza con artisti di fama internazionale

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Allo Spazio Tadini, arte e teatro danza con artisti di fama internazionale 

Lo Spazio Tadini in occasione della IV edizione del Festival “Coreografia D’arte 2013”, offre al pubblico un’esposizione con artisti di fama internazionale e sette artisti contemporanei. Questi ultimi, a seguito di un’intensa di ideazione e progettazione, hanno inoltre collaborato con i coreografi alla realizzazione degli spettacoli di teatro danza, in un’interazione fra diverse espressioni artistiche.
La mostra, che quest’anno si articola in tre sezioni: Omaggio ai grandi maestri, Omaggio ai nuovi talenti e Ospite d’onore, inaugura venerdì 29 novembre (ore 20.30) e con apertura serale straordinaria in occasione delle rappresentazioni teatrali.
- See more at: http://www.artslife.com/2013/11/22/allo-spazio-tadini-arte-e-teatro-danza-con-artisti-di-fama-internazionale/#sthash.G0B2ao3x.dpuf

Per la sezione Omaggio ai Grandi Maestri sono esposte, in collaborazione con Fondazione Marconi, 11 acquatinte di della cartella “Anatoms”; accanto a queste tavole sono presenti un disegno erotico di Pablo Picasso e alcune opere scelte dalla cartella “Insicuro Noncurante” di Alighiero Boetti. Ai loro lavori si sono ispirati i coreografi: Federicapaola Capecchi di OpificioTrame, Acqua su Marte, Soraja Perez della Compagnia dei Transiti.
Patrizio Vellucci, Lucio Perna, Laura Zeni, Isa Locatelli, Alessandra Angelini, Pier Toffoletti, Maria Cristina Carlini sono gli artisti che, con linguaggi differenti: pittura, scultura e installazione, fanno parte della sezione Omaggio ai nuovi talenti. Le opere che sono state “fonte di ispirazione” per i coreografi, saranno esposte esclusivamente durante gli spettacoli, per la cui realizzazione hanno lavorato in coppia: Patrizio Vellucci con Elena Molon; Lorenzo Lucio Perna con Maid Pagani; Laura Zeni con Andrea Zardi; Isa Locatelli con coreografi vari, Alessandra Angelini con Pietro Pireddu della Compagnia Mactub Noir; Pier Toffoletti con Valentina Versino della Why Compani.
La novità di questa edizione è la serata Ospite d’onore, dedicata a Daniele Ninarello, coreografo torinese, che ha rivisitato e rielaborato il suo spettacolo alla luce dell’incontro con le opere di Maria Cristina Carlini.
La sera dell’inaugurazione dalle 20.30 apre la mostra “Omaggio ai nuovi Talenti”, mentre quella dei Grandi Maestri si può ammirare a conclusione dello spettacolo ispirato a Man Ray.
La coreografia di giovedì 19 dicembre è incentrata sull’opera di Emilio Tadini “L’Occhio della pittura”, che durante lo spettacolo viene proiettata. Si tratta di una replica della terza edizione del Festival.
Accompagna la mostra un libro che raccoglie le opere e le biografie degli artisti che hanno partecipato al Festival 2013 e di tutte le precedenti edizioni, dal 2007 ad oggi, per offrire ai lettori una panoramica del lavoro di ricerca svolto in questi anni.
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INFORMAZIONI UTILI

ORARI MOSTRA : dal martedì al sabato, 15.30 – 19
INGRESSO MOSTRA libero
BIGLIETTI per gli spettacoli
8 euro ridotto under 25 e iscritti a Spazio Tadini
10 euro attori e danzatori iscritti ex Empals
12 euro intero
Per l’ingresso, a tutti coloro che non sono iscritti all’associazione sarà offerta la possibilità di usufruire della tessera promozionale a un euro valida solo un mese. Oppure possono fare la tessera annuale all’ingresso (12 euro).

giovedì 14 novembre 2013

“ITALIAN BOOM: DESIDERIO E ASSENZA”




 “ITALIAN BOOM: DESIDERIO E ASSENZA”  
a cura di Gianluca Ranzi
in mostra gli esponenti
DELLA SCUOLA ITALIANA DELL’ARTE CONCETTUALE 


L’esposizione, ospitata nella nuova area dello spazio di Via Marco Polo 4 a Milano, verrà inaugurata martedì 19 novembre, dalle 19.00
Sarà possibile visitarla fino al 5 dicembre 

IFD GALLERY RESEARCH, lo spazio di IFD (International Fashion Diffusion) dedicato all’arte di Via Marco Polo 4 a Milano, tornerà ad aprire le sue porte con un’inaugurazione doppiamente importante. 

Martedì 19 novembre, dalle 19.00, infatti, verrà aperta la mostra “Italian boom: desiderio e assenza”, che, a cura di Gianluca Ranzi e realizzata da Carla Delia Piscitelli in collaborazione con Silvia Ranzi, verrà ospitata nella nuova area dello spazio IFD Gallery Research. 

Fino al 5 dicembre, si potranno ammirare le opere di alcuni dei più importanti esponenti della scuola italiana dell’arte concettuale, affermatasi nel nostro Paese nel secondo dopoguerra: Carla Accardi, Alighiero Boetti, Alberto Burri, Enrico Castellani, Dadamaino, Lucio Fontana, Jannis Kounellis, Mario Merz e Gilberto Zorio. 

“Il fertilissimo percorso dell’arte italiana del secondo dopoguerra – spiega nel testo curatoriale Gianluca Ranzi - si snoda lungo due direttrici: da una parte attraverso il desiderio soggettivo di formalizzare l’opera come forma di interrogazione nei confronti della materia e dei suoi principi organici, dall’altra considerando l’arte come una pratica autonoma rispetto all’esistenza del suo creatore, coltivando così una neutralità espressiva ad alto ordine freddo da svolgere internamente al linguaggio dell’arte, dal Rinascimento fino alle Avanguardie Storiche.” 

Ranzi, descrivendo ognuno degli artisti in mostra, scrive:

“Per Lucio Fontana la tela, la terracotta, il bronzo, il vetro e la carta divengono i materiali vari e variabili dove imprimere volontà e gesto per oltrepassare la superficie e ricollegarsi a un altrove che dica della materia indeterminata, di uno spazio puro come apertura verso un essere non ancora definito in una forma specifica...” 


“L’opera di Alberto Burri descrive una parabola creativa fondata sulla sperimentazione continua dei materiali e delle proprietà della materia. Eppure lo specifico dell’arte di Burri, seppur intrinsecamente fondato sull’accentuazione degli stati materici, va rinvenuto nella logica evolutiva e nello svolgimento coerente da lui impresso a tutta la sua produzione, secondo quanto egli stesso affermava: «Il mio ultimo quadro è uguale al primo»...” 

“Enrico Castellani, prendendo le distanze dal gesto futurista di Fontana ancora impregnato di istanze soggettive e ideali, riarticola la sua grammatica di estroflessioni intorno a una sintassi monocroma ad alto grado di ordine freddo... Le sue opere mostrano un’assolutezza formale che trova la sua ragione nell’impersonalità della superficie e vedono nell’infinito seriale la possibilità di una variazione costante...” 

“Cresciuta nel vivace ambiente milanese degli anni Cinquanta, in cui la giovane generazione tenta vie diverse rispetto all’Informale, Dadamaino è da subito nell’avventura di Azimuth con Piero Manzoni ed Enrico Castellani, e guarda a Lucio Fontana come al proprio maestro. Le serie dei Volumi e dei Volumi a moduli sfasati, con i quali prende parte alle maggiori mostre europee del tempo, la afferma come una figura primaria della nuova scena italiana...” 

“La sistematica ricerca ed esaltazione del segno-colore connota da oltre mezzo secolo la personalità artistica di Carla Accardi che fu tra i protagonisti del gruppo Forma 1 (1947), con Sanfilippo, Dorazio, Perilli, Consagra, Turcato, Guerrini e Attardi...” 

“L’opera di Jannis Kounellis si inserisce invece in un quadro di impegno civile nel suo coniugare il ruolo sociale dell’arte all’evidenziazione del mondo dei fenomeni archetipi e antropologici che costituiscono il retaggio dell’uomo e del suo originale stato di natura unitario...” 

“Alighiero Boetti propone a se stesso dei sistemi operativi nei quali agire, spesso coinvolgendo altre persone che fungono da protesi di decentramento della creatività soggettiva ed autoriale. Altre volte sono la geografia, la matematica, la geometria, i servizi postali, l’enigmistica, a fornire la piattaforma delle proprie scelte e della propria abdicazione dal mito dell’artista pantocrator...” 

“Mario Merz opera a partire dall’agglomerazione di materiali diversi, industriali e naturali, che nella loro collisione producono un nuovo flusso energetico fisico e mentale. Vengono privilegiate le forme aperte, in espansione come la spirale o in progressione come suggerito dalla serie numerica di Fibonacci, sovente utilizzata come neon che ricoprono tele libere appese a parete o forme di igloo ricoperte da lastre di vetro o di pietra...” 

Italian Boom sarà anche la prima mostra ospitata nel nuovo spazio di IFD Gallery Research. Alla struttura inaugurata nel marzo scorso si è infatti aggiunta una seconda area comunicante e altrettanto ampia (circa 500 mq). Dotata di ingresso fronte strada, presenta una attenta cura dei dettagli architettonici. 

Italian Boom
Dal 19 novembre al 5 dicembre IFD Gallery Research
Via Marco Polo 4

20125 Milano
Orari: dalle 14.00 alle 20.00 tutti i giorni. Il mattino solo su appuntamento.

lunedì 3 giugno 2013

| art cards - past and future | a Bologna


 
art cards - past and future 
Inaugurazione sabato 8 giugno 2013

ore 19,00

Bologna 01.06.2013

“Una carta” così in gergo si chiama un’opera realizzata su supporto cartaceo.
Negli anni passati , sino a qualche decennio fa’, con “carta” si indicava un lavoro meno

importante, ben lontano dal valore del più tradizionale dipinto “ad olio”. Questo può essere vero se trattasi di “carte” realizzate sino all’ottocento, concepite come studio preparatorio di un dipinto o di un affresco, quindi propedeutiche a qualcosa d’altro.

Con le Avanguardie Storiche, nei primi decenni del Novecento, si avvia un processo di rivalutazione e di identificazione dell’ opera su carta, che viene intesa come opera a sé stante, non più studio preparatorio o opera “minore” . E’ in questo periodo, inoltre che nasce il concetto di grafica numerata, una produzione parallela e indipendente per molti artisti come Giorgio Morandi, che ha dato con le sue incisioni massima dignità a questo processo creativo, alla famosa Suite Voillard di Picasso o alle 100 acqueforti di Marc Chagall dedicate alle favole di La Fontaine. Una di queste opere, “Young Woman on the Beach” piccola incisione di E. Munch è stata acquisita, pochi mesi fa, per oltre due milioni di dollari.

Più recentemente, a partire dai primi anni ’60, un contributo importante alla valorizzazione della produzione artistica su carta è stato dato dagli esponenti di correnti come l’Arte Concettuale (con Alighiero Boetti come massimo rappresentante) e l’Arte Povera , che hanno preferito alla tradizionale tela altri materiali, volutamente “non nobili” ma prevalentemente naturali, come paglia, sassi, stracci e ovviamente carte.




Nelle ultime ricerche artistiche dell’arte contemporanea, l’opera su carta, adottata da diversi artisti come strumento unico di ricerca visiva, ha raggiunto la massima autonomia e importanza. Se guardiamo alle ultime edizioni della Biennale di Venezia le opere su carta, foto comprese, superano di gran lunga i tradizionali dipinti ad olio.


La galleria ART FORUM, in Via dei Bersaglieri 5/e a Bologna, con la mostra Art Cards - past and future, che inaugura l’8 giugno e aperta sino al 13 luglio, vuole porre in evidenza questo processo partendo dai primi decenni del ‘900, comparando gli artisti “storici” a quelli di ultima generazione attraverso lavori realizzati, in alcuni casi anche appositamente per l’evento, rigorosamente su carta : disegnata, incisa, ritagliata e colorata.

In mostra opere di : Alighiero Boetti , a cui si affiancano, con altrettanta ironia i giovani Francesco de Molfetta e Luigi Leonidi. Al mondo fiabesco di Marc Chagall fa eco la fantasia di Bruno Benuzzi, mentre la giovane artista di origine ucraina Svitlana Grebenyuk si avvicina a Giorgio de Chirico con lo stesso tratto veloce.

Renato Guttuso, presente con un importante studio del 1935, vorrebbe guidare Ilaria Margutti nello studio del nudo.
Il bianco-nero ci viene svelato in tutte le tonalità da Ivan Santostefano che incontra il tratteggio rigoroso di Giorgio Morandi. Sensualità e leggerezza nella forma in Pablo Picasso mentore di Sandro Chia. Dal tratto più duro e marcato con dichiarato intento introspettivo l’opera (anni ’60) di Emilio Scanavino poco figurata come l’opera di Giorgio Zucchini decisamente più naturalistico.

Il ‘900 si apre con due disegni di Gino Severini e Mario Sironi ( datati entro il 1930), Filippo De Pisis , nel mezzo del secolo fa da apripista ai giovani Giovanni Blanco e Robert Bosisio.

apertura : 08.06 / 13.07.2013

orari : da martedì a sabato 10.12/15.19 lunedì e festivi su appuntamento

orari luglio : lunedì , sabato e festivi su appuntamento

Info : Galleria ART FORUM arte contemporanea Via dei Bersaglieri 5/E
40125 Bologna
t. 051.229544

f. 051.270274 info@artforum.it www.artforum.it

giovedì 24 gennaio 2013

ALIGHIERO BOETTI a Roma a cura di Luigia Lonardelli


ALIGHIERO BOETTI A ROMA Boetti con Clemente e Ontani
trenta opere per raccontare una stagione creativa straordinaria
IL MAXXI DEDICA LA PIAZZA DEL MUSEO AD ALIGHIERO BOETTI: MARTEDI’ 22 GENNAIO IN OCCASIONE DELL’INAUGURAZIONE
IL PRESIDENTE DEL MAXXI GIOVANNA MELANDRI SVELA LA TARGA

23 gennaio - 6 ottobre 2013
www.fondazionemaxxi.it 

Roma 22 gennaio 2013. Una mostra per raccontare il rapporto tra un artista insofferente alle definizioni e una città che diventa per lui trampolino per l’ignoto e ispirazione per nuovi percorsi creativi: con Alighiero Boetti a Roma prodotta dal MAXXI Arte diretto da Anna Mattirolo e curata da Luigia Lonardelli, il MAXXI racconta la storia di “Alì Ghiero, il beduino in transito, accampato accanto al Pantheon”.
La mostra, nelle sale del museo dal 23 gennaio al 6 ottobre 2013, prende in esame il particolare rapporto che ha legato Boetti a Roma, da lui considerata un “avamposto verso l’Oriente”: come la comunità degli artisti della capitale sia stata influenzata dalla sua personalità e come i rapporti con la sua visione dell’Oriente siano stati fondamentali per il riemergere di una nuova sensibilità coloristica nel corso degli anni Ottanta.
La mostra sottolinea le connessioni, gli intrecci e le risonanze fra l’opera dell’artista e quella di Francesco Clemente e Luigi Ontani di cui verranno esposti una serie di lavori in dialogo con quelli di Boetti, indagando per la prima volta le relazioni tra le loro opere, che ridefiniscono il panorama di vitalità e di esuberanza creativa che investe la generazione degli anni Settanta.
Trenta opere, molte inedite o raramente esposte, che raccontano una stagione creativa straordinaria, alla ricerca di una identità e alla scoperta di mondi lontani e affascinanti.
Martedì 22 gennaio, in occasione dell’inaugurazione della mostra, alle ore 18.30 al MAXXI B.A.S.E. Mark Godfrey (in collegamento da Londra), Franco La Cecla, Annemarie Sauzeau, Caterina Raganelli-Boetti, moderati da Elena Del Drago, presentano il secondo volume del catalogo generale di Alighiero Boetti, edito da Electa.
Sempre martedì 22 gennaio alle ore 19.30 il Presidente della Fondazione MAXXI Giovanna Melandri svelerà la targa che dedica ufficialmente la piazza del MAXXI al grande artista italiano. La proposta di dedicare la piazza a Boetti era nata nel 2010 con un sondaggio lanciato dal MAXXI e da Massimiliano Tonelli, allora Direttore di Exibart.
“Alighiero Boetti è uno dei padri dell’arte contemporanea italiana – dice Giovanna Melandri – il suo lavoro è ancora oggi denso di suggestioni per tutti i giovani artisti e il MAXXI gli rende un giusto omaggio. Un museo come il MAXXI, per sua natura proiettato nel futuro, non può infatti perdere di vista le radici da cui nasce la cultura contemporanea.”
La mostra è anche occasione per il Dipartimento Educazione del MAXXI di proporre un nuovo laboratorio didattico per famiglie. Sabato 26 gennaio, 2 e 9 febbraio alle ore 16.00 adulti e bambini scoprono insieme le "regole del gioco" di Alighiero Boetti attraverso le opere in mostra. (prenotazione obbligatoria e acquisto al numero 0639967350).
Inoltre MAXXI e il Gioco del Lotto, partner per le attività educative del museo, ogni domenica dal 27 gennaio al 16 giugno 2013 offrono ai visitatori in possesso del biglietto del museo, due visite guidate gratuite per gruppi di 30 persone (ore 11.30 e 12.00, accesso libero fino a esaurimento posti). Un modo per conoscere meglio il MAXXI, scoprire la mostra di Boetti e tutte quelle che saranno in corso al museo. 

LA MOSTRA
Nell’autunno del 1972 Boetti si trasferisce a Roma. La sua compagna Anne Marie Sauzeau così scrive di questa scelta: aveva “l’illusione che Roma fosse già Palermo e Palermo già Il Cairo”. Considerata dall’artista
un avamposto verso l’Oriente, opposta all’aristocratica Torino, fredda e concettuale, Roma gli offre una libertà creativa insperata, rende possibili percorsi nuovi, individuali e liberi da condizionamenti. La comunità della capitale é alla ricerca di una identità, nel confronto tra i maestri della generazione precedente come Gastone Novelli, Achille Perilli, Toti Scialoja, Giulio Turcato e la generazione che agisce intorno alla corte di Mario Schifano, di cui Boetti diventa intimo amico.
In omaggio alla geografia immaginaria che Boetti ha saputo creare con i suoi lavori, introduce la mostra l’opera dell’artista inglese Jonathan Monk Untitled and Unfinished (Afghanistan) (2004): una ripresa fissa sui laghi di Band-e Amir, luogo magico e surreale nel centro-nord dell’Afghanistan dove Boetti avrebbe voluto venissero disperse le sue ceneri.
La situazione politica del paese li rende tuttora un luogo inaccessibile che possiamo solo immaginare, come ha fatto lo stesso Monk, che ha commissionato la ripresa ad un afghano, quasi fosse una nuova declinazione delle ricamatrici che hanno realizzato per anni le mappe boettiane.
Le opere di Boetti in mostra attestano definitivamente la chiusura del periodo poverista torinese in una sorta di rinascita del colore, della leggerezza e della sperimentazione.
Negli anni Settanta, Boetti inizia il lavoro delle Mappe di cui sono esposti due esemplari tra cui un inedito assoluto. Il suo rapporto con Roma lo porta a sviluppare il tema del viaggio inteso sia in senso fisico, sia in senso metaforico come oscillazione tra tecniche e tradizioni culturali, di cui è esempio l’impressionante opera Poesie con il Sufi Berang, composta da 51 elementi, in cui frasi di Boetti in alfabeto latino si alternano con le poesie in farsi appositamente realizzate dall’afghano Sufi Berang, conosciuto e frequentato assiduamente a Peshawar.

Roma significa per Boetti anche la riscoperta del colore: Ho scoperto a posteriori che a Torino non usavo mai i colori. Forse percepisco il troppo rigore della città ... mentre qui a Roma ho capito la bellezza di fare molto, di fare più rapidamente, di allargare, di facilitare.
Esempio di queste riflessioni opere come le Faccine colorate a due mani con la figlia Agata nel 1977 e le grandi carte che si distendono in misure ampie arrivando a includere un universo barocco di forme naturali, di oggetti che raccontano l’intimità del suo studio, declinati in colori immaginifici. Altro esempio le due opere dal titolo Orme, che in questa occasione entrano nelle collezioni del MAXXI con un comodato di Matteo Boetti, figlio dell’artista: due lavori che prendono il titolo dal disegno delle suole delle scarpe di Boetti che con la leggerezza di un acrobata le attraversa verticalmente.

Una Roma disordinata, sentita come l’ultimo baluardo alchemico, libera dalle pastoie dell’ideologismo politico e concettuale, è quella che accoglie Francesco Clemente appena diciottenne nel 1970.
Le sue opere in mostra, tutte della seconda metà degli anni Settanta, caratterizzate da un disegno lineare e preciso, ci rivelano un artista diverso da quello della Transavanguardia: esprimono una intimità totale con la poetica boettiana, e la suggestione di un Oriente cercato ancora più a Est, dopo il viaggio compiuto con Boetti in Afghanistan nel ‘74. Clemente sarà l’unico fra i tre artisti a decidere di abbandonare in maniera definitiva Roma spostandosi per lunghi periodi in India e studiando Teosofia a Madras dove, dopo essersi trasferito a New York, tornerà più volte nel corso degli anni Ottanta.

Un’altra Roma ancora è quella di Luigi Ontani, sentita nelle parole dell’artista come una città i cui “personaggi permangono per mitologia e leggenda”. Anche per lui la città sarà una base di partenza per il suo Oriente che, nella seconda metà degli anni Settanta, prenderà la forma di Viaggio in India una bellissima ricerca, di cui sono esposte le prime fotografie acquerellate che lo vedono protagonista dei suoi famosi tableaux vivants: una visione esotica, artificiale e fantastica, che esprime la purezza concettuale di uno degli ultimi orientalisti. Insieme a questo lavoro viene esposto anche il Tappeto Volante, in cui l’artista fotomontato racconta il luogo per antonomasia di chi non ha una fissa dimora, di chi si sente in perenne transito.
L’Oriente è quindi una scelta di appartenenza totale per Clemente, mentre per Ontani un mondo immaginato costruito con la stessa attenzione che si riserva alle favole e ai miti. Alighiero Boetti invece vorrà sempre rimanere un occidentale a Kabul e un orientale a Roma, a rimarcare una sua voluta alterità rispetto all’ordine delle cose, la sua connaturata bilateralità: “a Roma sono uno straniero, sono un soggiornante, per cui ho sempre la coscienza di dove sono”.




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