RITENGO CHE SIA DOVERE DI CHIUNQUE E A MAGGIOR RAGIONE DI NOI ITALIANI, FARE DI TUTTO PER PROMUOVERE, SALVAGUARDARE E DIVULGARE L'ARTE IN TUTTE LE SUE ESPRESSIONI.
UNA SOCIETA' DISTRATTA SUI FATTI DELL'ARTE E' UNA SOCIETA' VOTATA ALL'IMPOVERIMENTO... E NOI, DA QUESTO PUNTO DI VISTA, LO SIAMO GIA' ABBASTANZA!






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lunedì 18 gennaio 2016

Alla Fondazione Marconi: Adami, Del Pezzo, Tadini, Schifano (50 anni dopo…)


 

Adami, Del Pezzo, Tadini, Schifano
(50 anni dopo…)

Inaugurazione: 9 febbraio 2016 dalle ore 18,00
Dal 10 febbraio al 25 marzo 2016

Fondazione Marconi Arte moderna e contemporanea
Via Tadino 15 – 20124 Milano
Tel. 02 29 41 92 32 – Fax 02 29 41 72 78
info@fondazionemarconi.orghttp://www.fondazionemarconi.org
Inaugurazione: 9 febbraio 2016 dalle ore 18,00
Durata della mostra: 10 febbraio – 25 marzo 2016
Orario: martedì – sabato 10-13, 15-19.
Ingresso gratuito
Ufficio stampa: Cristina Pariset – Tel. 02 4812584 – Fax 02 4812486
cell. 348 5109589 – cristina.pariset@libero.it

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PER SAPERNE DI PIU'...


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mercoledì 4 settembre 2013

Emilio Tadini FIABE a Burago di Molgora a cura di Simona Bartolena

 Per Emilio Tadini nutro una passione sfrenata. Ho avuto modo di ribadirlo più volte in queste pagine. Ora "rubo" dal portale Milano Arte Expo (http://milanoartexpo.com/) questa notizia relativa ad una mostra omaggio che si terrà nei prossimi giorni, dove ritrovo, con grande piacere la presenza artistica, alcuni amici preziosi: Fabio Grassi, Enrico Lazzini Remo Lorenzetti e Nicoletta Bagatti...



Emilio Tadini FIABE

Burago di Molgora

Sala Consiliare Comune di Burago di Molgora

e, in omaggio a Tadini, opere di:

Isa Locatelli, Nicoletta Bagatti, Fabio Grassi, Enrico Lazzini, Remo Lorenzetti


Emilio Tadini FIABE – mostra a Burago di Molgora, a due passi da Milano. Alla Sala Consiliare Comune di Burago di Molgora (MAPPA), per Burago in Festa 2013, si replica la rassegna I maestri del 900 ideata e organizzata da Marilena Buratti e curata da Simona Bartolena con l’expo dedicata a Emilio Tadini. Dal 6 settembre 2013 e fino al 16 settembre la mostra Fiabe – il titolo è tratto da uno dei più celebri cicli pittorici dell’artista – presenta venti opere di Tadini e, a chiudere il percorso proposto al pubblico, cinque quadri di altrettanti artisti – selezionati da Marilena Buratti – Isa Locatelli, Nicoletta Bagatti, Fabio Grassi, Enrico Lazzini e Remo Lorenzetti ispirati, in omaggio, allo stile e all’universo artistico e narrativo di Emilio Tadini. >

FiabeEmilio Tadini, di Simona Bartolena
Ed eccomi qui, ancora una volta, a scrivere un testo per quella che ormai è divenuta una piacevole tradizione: la mostra di Settembre a Burago Molgora. Come di consueto Marilena Buratti, infaticabile e appassionata ideatrice e organizzatrice di questo evento, mi ha invitato a collaborarvi ed io, ben volentieri, ho accettato. Anche quest’anno la scelta dell’artista ospite è stata condotta da Marilena all’insegna della qualità: dopo i maestri protagonisti dei precedenti appuntamenti, infatti, arriva a Burago un altro grandissimo nome del Novecento: Emilio Tadini. Scrittore, poeta, critico d’arte, drammaturgo, giornalista, artista… Tadini è stato uno dei più notevoli intellettuali italiani del secolo scorso: uno straordinario umanista che si è espresso su più fronti, senza confini, nella massima libertà ideologica, in un fertilissimo incontro di parola e immagine, pensiero e azione...

C’è un’opera di Tadini che mi ha sempre colpito (credo sia anche la prima opera dell’artista che io abbia incontrato nei miei studi): si intitola Magasins réunis e appartiene alle collezioni del Museo del Novecento di Milano. Tre manichini – un Superman, un militare con l’elmetto e una creatura dechirichiana – si offrono allo sguardo dei passanti nell’immaginaria vetrina di un grande magazzino. La società dei consumi è messa alla berlina, con ironia ma senza ferocia. Lo sguardo dell’artista indaga ma sembra non voler commentare, preferisce non dare giudizi né trarre conclusioni. Non c’è aggressività né sarcasmo, lo spettatore è libero di interpretare l’immagine come crede.
La grammatica della Pop Art (quella inglese soprattutto, si intenda, più di quella americana che Tadini apprezzava meno) è impiegata nella massima libertà e originalità. Egli ne coglie alcuni aspetti e li coniuga con citazioni di matrice assai diversa: dai manichini di De Chirico alla carica visionaria di Marc Chagall. Una capacità di mescolare le carte, di cogliere qua e là intuizioni da metabolizzare e trasformare in qualcosa di diverso che Tadini non smarrirà mai, sempre ostile com’è stato all’idea di appartenenza a questo o a quel gruppo, a questa o a quella corrente. Si osservino anche le opere in mostra, splendido esempio della sua produzione più recente. Ogni opera è un mondo in un cui cadere, un universo in cui farsi risucchiare. Piani sovrapposti, prospettive negate, superfici bidimensionali dai colori sgargianti accompagnano scene di meravigliosa complessità, da osservare con calma, in tutti i dettagli. Sono veri e propri racconti dalle mille chiavi interpretative.
Ciascuno è libero di leggere la propria trama, immaginare il proprio finale, affidare i ruoli a piacimento poiché l’artista suggerisce atmosfere, ritaglia immaginifici scenari, elabora personaggi in cerca d’autore che il fruitore dell’opera saprà fare suoi. Le sue figure non sono dei ritratti: proprio come i tre manichini di Magasins réunis, esse sono presenze collocate in contesti atemporali. Rappresentano categorie sociali, tipi umani – come le maschere del teatro classico – e abitano luoghi che, pur non essendo in alcun modo riconoscibili, ci sono stranamente famigliari. Con un linguaggio che pare mettere d’accordo il Bauhaus con la Metafisica, lo spirito delle Avanguardie più estreme con la logica della tradizione classica, Tadini mette in scena una disarmante commedia umana, una raffinatissima indagine sociale, in un suggestivo dialogo tra realtà e immaginazione.

Le sue opere sono pensate in serie. La sequenza sul medesimo tema pare essergli quasi necessaria, un modus operandi del quale, per sua stessa ammissione, non può fare a meno. Un processo creativo che prevede l’incontro di forme espressive diverse ma complementari – la scrittura, la pittura, la parola, la musica – per creare immagini che rappresentano l’intera umanità, che raccontano L’insieme delle cose, per citare il titolo di un suo libro molto significativo. Burago ospita dunque anche quest’anno una mostra di tutto riguardo, un omaggio a un grande artista e intellettuale italiano. Il pensiero corre inevitabilmente a una persona che avrebbe certo molto apprezzato e che, purtroppo, non ci sarà: Giorgio Stringhini. Vorrei dedicare a lui questo mio intervento.
Simona Bartolena



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sabato 15 giugno 2013

L’arte ha un’anagrafe? L’esempio di Carlo Cane... su Milano Arte Expo



Ed ecco il mio secondo intervento sul portale Milano Expo Arte. 
Scrivo di anagrafe e di Carlo Cane...

http://milanoartexpo.com/
- L’arte ha un’anagrafe? Generalmente sì. 
Nella stragrande maggioranza dei casi, è costume pensare che un artista 
arrivi ad essere riconosciuto entro i 35 anni. 
All’estero, nei paesi anglosassoni, anche prima. 
Ma ci sono sempre le eccezioni. In questo mio secondo intervento sulle pagine di Milano Arte Expo, voglio parlare di questo. 
L’attenzione dei collezionisti di arte contemporanea, 
è sempre dedita alla ricerca del giovane “promettente”.  
L’artista che si può comperare a poco anche con l’obiettivo di mettere a segno, in un futuro relativamente breve, un ottimo investimento...

Per continuare a leggere il resto del mio intervento, vai su:

giovedì 6 giugno 2013

E' ufficiale!



E' ufficiale, da questa settimana terrò una rubrica fissa sul portale Milano Expo Arte.
Scriverò di artisti, mercato, quotazioni, tendenze e valutazioni... per chi volesse seguirmi anche lì: