RITENGO CHE SIA DOVERE DI CHIUNQUE E A MAGGIOR RAGIONE DI NOI ITALIANI, FARE DI TUTTO PER PROMUOVERE, SALVAGUARDARE E DIVULGARE L'ARTE IN TUTTE LE SUE ESPRESSIONI.
UNA SOCIETA' DISTRATTA SUI FATTI DELL'ARTE E' UNA SOCIETA' VOTATA ALL'IMPOVERIMENTO... E NOI, DA QUESTO PUNTO DI VISTA, LO SIAMO GIA' ABBASTANZA!






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mercoledì 2 aprile 2014

SERVITORE DI DUE PADRONI bi personale di Leonardo Santoli e Gianfranco Sergio a cura di Edoardo Di Mauro e Alessandro Novazio



Bi - personale Gianfranco Sergio / Leonardo Santoli
a cura di Edoardo Di Mauro e Alessandro Novazio Griffi
 - ingresso libero - 
Sala della Vasca presso cccTo ex birrificio Metzger 
via Pinelli 63/a Torino
dal 3 al 21 aprile 2014. 
Vernissage giovedì 3 aprile ore 18 
(visitabile su appuntamento fino al 21 aprile. Info telefonando al 3389077600 o info@ccc.to.it)

domenica 10 marzo 2013

VOCAZIONE E PROGETTO - Storia e Attualità della critica d'arte - di Edoardo Di Mauro


VOCAZIONE E PROGETTO
Storia e Attualità della critica d'arte 
di Edoardo Di Mauro 
Prinp Editore

"In una fase dove il ruolo e la funzione della critica d'arte sono entrati palesemente in crisi, soprattutto nei termini di una reale incidenza nelle scelte del sistema dell’arte, è necessario rivendicare la necessità di una presenza nuovamente attiva. Vocazione e progetto vuole essere, in primo luogo, un contributo didattico e divulgativo che, partendo dal mio percorso personale, induca a una più ampia e generale riflessione sul ruolo e sulla funzione della critica d’arte nella società contemporanea. Se da un lato queste considerazioni non possono prescindere dall’esperienza soggettiva poiché altrimenti sarebbere insincere, d’altra parte, qualsiasi modello di scrittura non può esulare dal riferimento alla memoria. Tuttavia è altrettanto vero, a mio parere, che il vissuto di ognuno, oltre che dipendere dalle condizioni poste a base della nostra esistenza, e da noi non scelte, quali l’eredità familiare con la conseguente rete di relazioni, in Italia così importante, il luogo e, soprattutto, il tempo storico, non eludono l’essere esemplarmente “parte per il tutto”, non sminuiscono l’importanza dei singoli “atti di parola”, che smuovono e movimentano l’edificio complessivo della “lingua”, adattandola al mutamento dei tempi, e rendendola una costruzione in cui pas- sato e presente si sovrappongono contribuendo al delinearsi di ipotesi future, a loro volta destinate a tramutarsi in momenti di nuovo presente in inquieto e costante movimento"
Edoardo di Mauro

giovedì 4 ottobre 2012

Bam - Piemonte Project 5



B.A.M. 
BIENNALE D’ARTE MODERNA E CONTEMPORANEA DEL PIEMONTE - 5ª EDIZIONE

IMBIANCHERIA DEL VAJRO 

Via Imbiancheria 12

Chieri



a cura di Edoardo Di Mauro
dal 05/09/2012 al 28/10/2012


All’Imbiancheria del Vajro, “Contemporary Photobox”: fotografie, installazioni, video-arte che testimoniano l’attenzione alla poetica del corpo e al paesaggio naturale così come ai nuovi scenari metropolitani. A Palazzo Opesso, “Freezone 14 Flash Trash 2 – Metamorfosi del rifiuto”: gli artisti si riappropriano di oggetti di scarto, dando vita a vere opere d’arte. 

La BAM – Biennale d’Arte Moderna e Contemporanea del Piemonte ha una precisa finalità, in decisa controtendenza rispetto alla “biennalite” caratterizzante la scena artistica contemporanea nell’era della globalizzazione. Il nostro obiettivo è quello di valorizzare l’arte e la creatività piemontese, dal secondo dopoguerra ad oggi, secondo un percorso che, ad ogni scadenza, si indirizza verso aree diverse di analisi storica e contenutistica. Dopo “Proposte artistiche in Piemonte 1996/2004” della sperimentale edizione del 2004, e “Arte in Piemonte 1975/1995”, tema del 2006 e primo momento di reale consolidamento dell’iniziativa, a cui seguì il significativo intermezzo della “BAM on Tour 2007”, nel 2008 approntatammo una manifestazione intitolata “Art Design”, proseguita con la BAM on Tour dell’estate 2009, ed uno spettacolare allestimento presso il Castello di Racconigi che, unitamente alla presenza ad Artissima, ha sancito il lancio definitivo di una manifestazione nata da un’idea di Riccardo Ghirardini, e da me curata sin dall’inizio per il gusto della scommessa intellettuale. La BAM, dopo le difficoltà e gli scetticismi degli esordi, è stata in grado di diventare, passo dopo passo, un appuntamento importante nel folto panorama di iniziative artistiche che caratterizza Torino ed il Piemonte. Nel 2010 con “BAM Piemonte Project Grafik” , bissata con “BAM on Tour 2011” per la prima volta a Torino, abbiamo, con successo, privilegiato il rapporto tra l’arte e la grafica pubblicitaria ed industriale, estendendo la nostra ricerca anche al fumetto , al neo pop ed alla street art. La quinta edizione della BAM, dal titolo “Contemporary Photobox” si svolge, dopo Villa Giulia ed il Museo del Paesaggio di Verbania per le prime tre edizioni, e Palazzo Lomellini a Carmagnola per la quarta, a Chieri, in una sede importante ed originale anche da un punto di visto architettonico e della salvaguardia della cultura del territorio come l’Imbiancheria del Vajro. Il nostro obiettivo si sposta a cogliere l’evoluzione di una linea stilistica legata all’uso delle tecnologie, quindi fotografia, video ed immagine digitale, con l’invito esteso a molti dei più significativi autori del panorama piemontese attivi negli ultimi trent’anni. Abbiamo poi deciso di dedicare alla giovane scena emergente l’edizione 2013 della “BAM on Tour”.
La pratica della rappresentazione artistica intesa come mimesi naturalistica, ed il conseguente predominio della pittura, entrano in crisi proprio a partire dall’invenzione della fotografia nella prima metà dell’800, e con queste l’aura dell’opera d’arte, che aumenta, anche grazie all’avvento del cinema, il proprio livello di esponibilità, passando dalla dimensione rituale a quella politica, come acutamente osservato da un testo profetico quale “L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica”, di Walter Benjamin. Inizia da allora, e prosegue lungo il crinale novecentesco, quello che alcuni teorici ebbero a definire un vero e proprio “combattimento per un’immagine”, una tenzone tesa a stabilire il dominio sulla riproduzione del reale, con gli Impressionisti, ultima eroica propaggine della modernità, primi a scendere in campo per sfidare la tecnica fotografica nell’impari cimento della rappresentazione oggettiva del dato naturale. In realtà si tratta di un combattimento privo di senso e teso, semmai, a raggiungere un pareggio, una sostanziale pacificazione, come appare evidente analizzando le vicende del Novecento, ma anche quelle dei giorni nostri. Argomento sostenuto da uno dei più preparati storici della fotografia, Claudio Marra, con una tesi che mi sento di condividere. Per Marra in realtà solo in parte la fotografia è stata un prolungamento della pittura con altri mezzi, più semplici ed immediati, al punto, in certi casi, da non richiedere neppure una particolare preparazione e professionalità nell’uso dello strumento, adoperato come una vera e propria protesi. La fotografia è dotata di uno statuto linguistico proprio e di un diverso livello referenziale nella rappresentazione della realtà, tali da apparentarla, semmai, alle modalità “extra – artistiche” introdotte nella teoria delle avanguardie storiche, e portate a piena diffusione tra gli anni ’50 e ’70 del secolo scorso, con la fuoriuscita dell’arte dal tradizionale alveo bidimensionale tipico della pittura, per procedere verso una contaminazione con l’ambiente intesa come piena omologia con il mondo, nel perseguimento di una esperienza estetica, quindi multisensoriale e totalizzante. Tornando allo specifico della rassegna, un indizio certo di questo mutato atteggiamento è dato dalla capacità attuale di usare le tecnologie nella loro specificità di linguaggio. Il tutto parte dal ruolo assunto dalla fotografia che, nell’ultimo trentennio, si è riversata massiccia nel panorama eclettico della contemporaneità privilegiando la funzione piuttosto che l’oggetto, e diventando gradualmente una delle dimensioni narrative maggioritarie, trascinando con sé il video, suo successore e derivato tecnologico. L’atteggiamento si è manifestato nella duplice accezione di una partecipazione “fredda”, tendente a privilegiare una classificazione impersonale ed asettica dell’esistente e della banalità quotidiana, ed un’ altra dimensione “calda” e psicologica, in cui gli artisti hanno adoperato il mezzo come estensione del proprio io, per calarsi nel reale con atteggiamento di affettuosa partecipazione. Ma questo non è affatto in contraddizione con un uso “artistico” del mezzo, anzi semmai ne rafforza la vocazione di strumento atto a cogliere il reale nell’accezione di un abbraccio interiore, di un congiungimento con l’io dell’artista. Questo “reincanto” stigmatizza una nuova fase epocale in cui siamo ormai entrati : dopo la plurisecolare prevalenza del razionalismo introdotto dal Rinascimento e confermato dall’Illuminismo, dominato dal “logos”, le tecnologie immateriali ci hanno introdotti nella civiltà dell’immagine, in cui si assiste ad una ripresa di valori magici e rituali che collegano la nostra epoca ad un passato premoderno, con la ricomparsa di antichi archetipi ed una nuova dimensione comunitaria in cui l’individuo vive attraverso lo sguardo e le leggi degli altri. Dall’epoca del disincanto si passa a quella del reincanto, anche se è evidente che stiamo vivendo una fase di ingresso e di assestamento caratterizzato da innumerevoli contraddizioni. Tutto questo non può non riflettersi nella dimensione artistica: gli autori invitati alla Biennale fanno proprie le indicazioni estetiche enunciate in questa introduzione. Un altro dato di cui tenere conto, per leggere adeguatamente la contemporaneità, è come, dagli anni Ottanta, punto di origine di questa selezione, le figure del fotografo “puro” e dell’ ”artista fotografo”, tendono a sovrapporsi in maniera da risultare, finalmente, indistinguibili, in modo da annullare il confine tra immagini “alte” e “basse”, ed ottenere efficaci sconfinamenti nell’ambito della moda, della pubblicità, della cronaca, così come del reportage. La fotografia, l’immagine digitale, il video non vengono adoperati, come quasi sempre avveniva in Italia negli anni Novanta, in un’ottica di appiattimento sul reale, ma per condurre l’interiorità del singolo autore a stabilire un rapporto empatico con l’esterno, in una dimensione spesso rarefatta ma non per questo meno efficace, dominata dalla volontà di narrare, di evidenziare l’aspetto simbolico di quanto è al tempo stesso dentro e fuori di noi, privilegiando una poetica del frammento come elemento atto a gettar luce sulla complessità del reale.
I 28 autori invitati coprono un ventaglio di esperienze estetiche ampio e variegato, in grado di testimoniare la pluralità delle posizioni, ma anche alcuni dati ricorrenti, come l’attenzione alla poetica del corpo, lo sguardo rivolto a frammenti significativi della dimensione domestica e del paesaggio naturale, così come verso i nuovi scenari metropolitani creati, soprattutto a Torino, dai profondi rivolgimenti della struttura urbana. Altre tematiche presenti si indirizzano verso i temi della memoria , della denuncia sociale e politica, del disagio e dell’emarginazione sociale. Gli artisti impegnati con il video si incanalano verso una dimensione narrativa fortemente simbolica ed in grado di sfruttare in pieno le potenzialità di questo mezzo, cosi come quelli dediti alla sperimentazione digitale, capaci di dare corpo ad immagini complesse e dal forte impatto spettacolare. L’attività degli artisti presenti in Contemporary Photobox manifesta un forte radicamento, come è giusto sia dati i presupposti dell’evento, nel territorio piemontese ed in zone limitrofe quali la Lombardia, ma evidenzia anche un’esperienza maturata in una dimensione internazionale, sia dal punto vista espositivo che in merito a frequenti soggiorni di lavoro e formazione.

Espongono : Maura Banfo, Fulvio Bortolozzo, Marina Buratti, Giulia Caira, Monica Carocci, Claudio Cravero, Ferruccio D’Angelo, Willy Darko, Roberta Fanti, Silvia Fubini, Theo Gallino, Francesca Maranetto Gay, Beppe Giardino, Fabio Marchiaro, Plinio Martelli, Stefano Martino, Paolo Minioni, Riccardina Montenero, Giordano Morganti, Aarn Nada, Enzo Obiso, Simona Rapello, Turi Rapisarda, Daniele Ratti, Paola Risoli, Gianluca Rosso, Eraldo Taliano. Natale Zoppis.

Edoardo Di Mauro

martedì 2 ottobre 2012

Un’altra storia 2 Arte italiana 1980-1990 a cura di Edoardo Di Mauro

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Un’altra storia 2

Arte italiana 1980-1990




Organizzazione : MAU Museo d’Arte Urbana di Torino

Curatore : Edoardo Di Mauro

Catalogo : Bertani Editore, Reggio Emilia

Grafica : Davide Gaffuri

Patrocinio : Regione Piemonte , Fondazione CRT, IV Circoscrizione Comune di Torino

Artisti : 
Gianantonio Abate, Salvatore Anelli, Guglielmo Aschieri, Salvatore Astore, Bruno Benuzzi, Enzo Bersezio, Corrado Bonomi, Dario Brevi, Carmine Calvanese, Francesco Correggia, Ferruccio D’Angelo, Aldo Damioli, Domenico David, Filippo di Sambuy, Raffaello Ferrazzi, Franco Flaccavento, Omar Galliani, Riccardo Ghirardini, Gaetano Grillo, Ale Guzzetti, Ernesto Jannini, Marco Lavagetto, Mario Marucci, Andrea Massaioli, Iler Melioli, Vinicio Momoli, Giordano Montorsi, Pietro Mussini, Luciano Palmieri, Plumcake, Sergio Ragalzi, Marco Nereo Rotelli, Gianfranco Sergio, Eraldo Taliano, Nello Teodori, Vittorio Valente, Giorgio Zucchini, Wal.

Sede espositiva : CCC-T Ex Birrificio Metzger Centro di Cultura Contemporanea Torino
     Via Pinelli 63/a Torino

Inaugurazione : venerdì 12 ottobre 2012 ore 18.00

Durata : fino al 3 novembre giovedì, venerdì e sabato, ore 16.30-19.30 o su appuntamento

Info : 335 6398351  338 9077600 info@museoarteurbana.it   alptel@virgilio.it 

Dopo la conclusione, con la terza tappa allestita presso  Spazio Sansovino Arte Contemporanea, a Torino nel mese di dicembre 2011, dell’ampio ed ambizioso progetto de “Un’Altra Storia. Arte Italiana dagli anni Ottanta agli anni Zero”, è stato doveroso trarre un bilancio, che abbiamo ritenuto, io e gli artisti coinvolti o coinvolgibili in iniziative future di segno analogo, soddisfacente. Nella parte finale delle tre tappe in cui è stata suddivisa la prima parte del progetto si è sviluppato, in particolare sulle pagine web, assai frequentate , del magazine artistico on line “Artribune”, un animato dibattito sui temi della rassegna, a seguito di un’intervista al sottoscritto condotta dal critico Daniele Capra. Gli 84 artisti invitati sono stati ripartiti in tre sedi, con un criterio di scelta, per le prime due, dettato dalla sinergia del lavoro con l’architettura dei luoghi, mentre a Spazio Sansovino hanno trovato ospitalità in prevalenza gli autori più giovani.  La prima sezione, allestita ad aprile 2011 nella suggestiva sede della Fondazione Ratti - Ex Chiesa di San Francesco a Como, ottenuta grazie alla collaborazione con l’Assessorato alla Cultura del Comune, è stata dedicata in maggioranza all’installazione, la seconda, dove sono state privilegiate pittura e fotografia,  si è svolta in un luogo anch’esso di grande impatto come l’Ex Chiesa di San Carporforo a Milano, sede espositiva del CRAB dell’Accademia di Brera. Il tutto è stato integrato da due momenti di discussione e di dibattito a Milano ed a Como,  sul tema “E’ ancora possibile una dimensione etica dell’arte?”, con la presenza di personalità quali Renato Barilli, Elena Di Raddo, Sergio Gaddi e Massimo Kaufmann. I temi affrontati nella mostra erano spinosi e non facili da digerire, per uno scenario tendenzialmente conformista come il nostro,  ed è certo pesata l’assenza di un ufficio stampa, dato il budget pressoché inesistente quanto a liquidità monetaria, carenza surrogata dalla disponibilità del collezionista torinese Anselmo Basso a stampare un importante catalogo, punto di forza dell’evento, alla concessione gratuita di sedi pubbliche e private ed alla collaborazione volontaria fornita da molti artisti ed amici. Ci siamo poi trovati a convivere con una ultra polemica edizione del Padiglione Italia della Biennale di Venezia curato da Vittorio Sgarbi, su cui gli organi di informazioni si sono gettati a capofitto oltre ogni limite, soprattutto a causa degli strascichi generati dalla pletora interminabile delle varie edizioni regionali, organizzate con fretta e spesso con improvvisazione, ad onta di un’idea di per sé non negativa, ma necessitante di una messa in cantiere molto più meditata. Fatte salve queste difficoltà è stato possibile percepire una grande attenzione per i temi indicati dal progetto, il che ci induce a tornarci immediatamente sopra. Questi temi, in estrema sintesi, consistono nella denuncia della stagnazione del sistema artistico italiano, a partire dalla seconda metà degli anni Ottanta fino ai giorni nostri, dovuto alla presenza dominante delle ultime due correnti dell’arte contemporanea italiana in grado di imporsi, in una logica di gruppo, a livello internazionale, Arte Povera e Transavanguardia, ma anche alla sostanziale pavidità di molte componenti, in particolare la critica e le gallerie emerse  nell’ambito temporale analizzato dalla mostra, adeguatesi passivamente, in cambio di un po’ di visibilità e di incarichi, ai diktat dei curatori storici, di buona parte dell’editoria e di alcuni grandi collezionisti.  Come già sottolineato nella parte introduttiva del mio testo in catalogo, non è stato possibile, per oggettiva mancanza di spazio, inserire nella prima edizione de “Un’Altra Storia” in maniera esauriente il primo segmento,   fondamentale per comprendere appieno gli sviluppi successivi, quello dell’ ingresso nel recinto della post modernità, caratterizzato dalla citazione e dalla fase del “ritorno alla pittura”, ma anche dal graduale affacciarsi sulla scena di esperienze provenienti della più giovane generazione, che segnerà il passaggio tra la seconda metà degli anni Ottanta e la prima parte degli anni ’90,  attenta ad un confronto non solo con una rilettura intelligente del passato, nell’accezione di un dialogo, opportunamente contestualizzato al presente, con la tradizione dell’arte del Novecento italiano ed ancora più indietro, con il Manierismo ed il Barocco, ma anche con i nuovi scenari segnati dall’invasività tecnologica e mediale e dalla contaminazione con forme espressive come il fumetto e la musica, e dalla ridefinizione di categorie estetico - formali come l’astrazione, la scultura e quelle, appena alle spalle, dell’area analitica e concettuale, in particolare  l’ambito concentrato sulla secondarietà oggettuale.   Un lasso di tempo collocabile, come si evince dal titolo d’apertura, tra il 1980 ed il 1990. Avrei voluto, a onor del vero, estendere la mia ricerca anche agli anni Settanta, invitando quegli artisti che già allora iniziarono gradualmente a violare i dogmi del Concettuale di più rigida osservanza, ma ho dovuto arrendermi di fronte ai limiti di budget, in quanto ho scarsa confidenza personale, anche per motivi generazionali,  con gli autori di quel periodo, conseguentemente mi sarei dovuto scontrare, reperendo le opere presso gallerie e collezionisti, con insormontabili problemi di trasporto ed assicurazione, quindi rimanderò il tutto ad una occasione più propizia, se capiterà. Anche “Un’Altra Storia 2”, sarà un progetto ben confezionato ma autogestito in maniera addirittura più ampia rispetto alla prima edizione. Ci avvaliamo di un contenitore di prim’ordine. Si tratta del CCC-T Ex Birrificio Metzger Centro di Cultura Contemporanea Torino, nuovo spazio polivalente per arte, teatro, musica e balletto, gestito dall’operatore culturale Alessandro Novazio Griffi, che ha ristrutturato uno spazio di archeologia industriale, sito in via San Donato 68 a Torino, a poca distanza dal Museo d’Arte Urbana da me diretto. Lo stabilimento, progettato nel 1872 da Pietro Fenoglio, celebre architetto del Liberty torinese, sarà destinato a giocare un ruolo importante per i futuri programmi artistico - culturali della città .

Edoardo Di Mauro è nato a Torino nel 1960, vive e lavora a Torino e a Bologna. Critico d’arte ed organizzatore culturale. Docente di “Storia e metodologia della critica d’arte” e “Teoria e metodologia del contemporaneo”, presso l’Accademia Albertina di Belle Arti. Dal 1994 al 1997 è stato condirettore artistico della Galleria d’Arte Moderna e dei Musei Civici torinesi. Attualmente è Direttore Artistico del Museo d’Arte Urbana e Curatore della BAM – Biennale d’Arte Moderna e Contemporanea del Piemonte. Ha curato centinaia di manifestazioni in spazi pubblici e privati italiani ed europei.

Di seguito il progetto complessivo de “Un’Altra Storia” :


Nel mese di dicembre 2008 ho allestito presso l’ampio ed affascinante spazio dell’Officina delle Arti di Reggio Emilia una mostra dal titolo “Tra un secolo e l’altro : artisti italiani tra continuità e differenza”. Si è trattato di un’ appuntamento che, oltre all’interesse che ha suscitato la visione dell’allestimento, documentato con la produzione di un dvd, ed il livello artistico degli invitati, ha costituito per il sottoscritto un’occasione per anticipare i contenuti di un progetto di ampie dimensioni che è mio fermo intento realizzare con il titolo di “Un’altra storia. Arte italiana dagli anni Ottanta agli anni Zero” . Si tratta di una rilettura,  fuori dagli schemi e dalle convenzioni tipiche degli ultimi anni, del panorama dell’arte italiana contemporanea, dalla seconda metà degli anni ’70 ai giorni nostri, dalla post modernità all’ingresso nel nuovo millennio. Questa rassegna, ed in buona parte “Tra un secolo e l’altro” che, come detto, ne è stato il naturale preludio, si pone sulla scia di una serie di operazioni capillari di lettura critica dell’arte italiana delle ultime generazioni  che vado proponendo da ormai un quarto di secolo in spazi pubblici italiani e talvolta stranieri come, negli anni ’80, “Nuove tendenze in Italia” e “Ge Mi To : l’ultima generazione artistica del triangolo industriale”, negli anni ’90 “Sotto osservazione : arte e poesia di fine secolo”, “Eclettismo”, “Carpe diem … una generazione italiana”, “Va’pensiero. Arte Italiana 1984/1996” , “Art Fiction” e, in questo decennio, “Una Babele postmoderna : realtà ed allegoria nell’arte italiana degli anni ‘90”, “Punto e a capo : nuova contemporaneità italiana”  “Interni Italiani”, “Anni Zero. Arte Italiana del nuovo decennio”, per citare quelle di più ampio respiro e tralasciando le molte dedicate a specifici ambiti stilistici o delimitati settori generazionali o regionali. L’arte italiana all’estero è generalmente rappresentata da singole individualità spesso avulse dal contesto globale di un territorio estremamente variegato, quindi è importante lavorare per diffondere aspetti poco approfonditi della nostra scena nazionale, considerato anche che la percezione dell’arte italiana dell’ultimo trentennio al di fuori dei nostri confini è talvolta assai diversa da quella che viene divulgata da ambiti comunicativi e di sistema  predominanti. Per parlare degli ultimi trent’anni circa di arte italiana non si può non partire da un inequivocabile, quasi scontato, dato di fatto, cioè che gli ultimi due movimenti innalzatisi ad un riconoscimento internazionale, sono stati l’Arte Povera e la Transavanguardia, con percorsi diversi che di recente si sono intrecciati in una sorta di reciproco riconoscimento, da cui non era difficile prevedere l’ attuazione di una sottile logica di  esclusione di quanto sta al di fuori di quel recinto. La fascia generazionale maggiormente penalizzata da questo stato di cose, che trova solo parziale motivazione nell’indubbia forza espressiva dei movimenti prima citati, è stata quella, di non indifferente qualità, emersa subito dopo la Transavanguardia, tra la metà degli anni ’80 ed i primi anni ’90, periodo nel quale è, tra l’altro, avvenuta la mia formazione critica e da me ben conosciuto, che ho dettagliatamente analizzato nella primavera 1997 con la mostra ed il libro intitolati “Va’pensiero. Arte Italiana 1984/1996”. Il fatto di avere sostanzialmente “saltato” una generazione sta all’origine, a mio modo di vedere, della sostanziale irrisolutezza dell’arte italiana lungo tutto il corso degli anni ’90. Gli autori del decennio precedente si sono giocoforza “riciclati” in quello successivo, facendo saltare qualsiasi paletto divisorio in merito ad un plausibile concetto di “giovane artista”, per di più all’interno di una scena sempre più affollata e confusa, in parte per una occulta volontà ma anche per motivazioni pertinenti l’evoluzione della società post industriale nel suo complesso. Come è noto, dopo il 1975 la situazione muta radicalmente di segno. A seguito soprattutto del rigido rigore del concettuale di matrice analitica e tautologica, dove si manifestava una evidente prevalenza dei significanti sui significati e l’assenza di una dialettica con l’esterno, con l’opera proposta al grado zero, nella sua nudità formale e compositiva, e l’assoluto divieto, sancito dai severi sacerdoti del dogma, dell’introduzione di sia pur minime componenti manuali e decorative, si verificò un’implosione di quello stile, e la lenta ed inesorabile deriva verso altri territori, in sintonia con la costante ciclicità degli eventi artistici. Tra la fine degli anni ’70 ed i primi anni ’80 prende corpo ed evidenza la svolta post concettuale dell’arte, con l’esplodere di movimenti radunati attorno alle parole d’ordine del ritorno alla pittura, di matrice visceralmente neoespressionista od infarcita di valori simbolici e decorativi e, in generale, del ripristino di una manualità dal sapore antico, nell’accezione etimologica originaria della “technè”. Il moto spiraliforme dell’arte inverte la sua traiettoria e intraprende un cammino a ritroso nel tempo, nel territorio densamente popolato della memoria, cimentandosi in un’operazione di citazione dei modi e delle maniere del passato, recente e talvolta remoto,  per poi riproporsi al presente contestualizzato all’interno delle inquietudini della contemporaneità. Tra la metà degli anni ’80 ed i primi anni ’90 viene alla luce una generazione artistica di grande interesse impegnata in una ridefinizione dei generi e degli stili e in un  rapporto di confronto serrato con la nuova società post moderna della tecnologia e dello spettacolo. Queste caratteristiche sfociano nel decennio successivo in un clima di generalizzato eclettismo stilistico, con punte di attenzione verso la rivisitazione dei linguaggi concettuali e pop ed un’apertura significativa nei confronti dell’uso della fotografia e delle tecnologie video e digitali. Gli anni ’90, come già citato prima, segnano l’ingresso del sistema artistico italiano in una fase di crisi e di de-valorizzazione nei confronti dello scenario internazionale, all’interno del quale iniziano a fare capolino i paesi emergenti del continente asiatico. Vengono privilegiati, da parte dei più forti soggetti della scena dal punto di vista critico, economico, istituzionale ed editoriale, artisti che si conformano ai canoni di un neo concettuale epigono ed irrilevante dal punto di vista linguistico o, all’opposto, pittori poco originali che si limitano a rimasticare gli stereotipi degli anni ’80. Per gli altri artisti, critici e gallerie che non si omologano a queste imposizioni scatta un fitto muro di silenzio ed un sottile boicottaggio. Nel decennio successivo e tuttora in corso mutano alcuni dati. Dopo l’11 settembre, evento che ha squarciato il velo tra reale e virtuale, il termine post moderno perde in parte d’attualità e si inizia a parlare di neo contemporaneità; della necessità, ad oggi non concretizzata, di passare dalla condizione liquida dell’eterno presente ad una dimensione di progettualità futura e ad una riscoperta dell’etica, esigenze che l’attuale crollo del mercato basato sulla finanza speculativa potrebbe accelerare. Lo scenario si manifesta come ormai del tutto globalizzato; si moltiplicano eventi, fiere e biennali, Cina ed India entrano in forze nel sistema, la bolla speculativa ed il denaro facile in possesso degli oligarchi internazionali conducono a valutazioni assolutamente impensabili anche solo dieci anni fa. Tuttavia il moltiplicarsi delle possibilità e l’invasività della comunicazione tramite internet conducono anche ad effetti positivi. Non è più praticabile alcuna censura ed aumenta la frequenza espositiva delle opere, quindi si manifesta una condizione maggiormente pluralista. Questo anche se i vari microsistemi di cui è composto il panorama italiano continuano a guardarsi con diffidenza non trovando il coraggio di interagire.
In Italia negli ultimi anni è mancato il coraggio di proporre una rassegna organica che davvero rileggesse l’ultimo quarto di secolo della nostra arte in maniera totalmente diversa dagli schemi consueti ma, al tempo stesso, assolutamente priva di velleitarismi così come di attaccamento a valori e schemi di interpretazione estetica ormai passati ed inadeguati ad interpretare la complessità del presente. Il panorama degli artisti presentati non costituirebbe una selezione da “Salon des Refusès”, tutt’altro. In mostra verrebbero presentati artisti dal solido curriculum e dotati di una storia personale nota ed inattaccabile, quasi sempre dotata di una appendice internazionale importante, coll’unico “torto” di essere stata spesso trascurata dalle poco obiettive gazzette artistiche italiane, e dai cantori di un sistema irrimediabilmente malato di conformismo ed esterofilia e, proprio in virtù di questo, estremamente debole nello scenario internazionale. .


sabato 5 maggio 2012

22 Pittori Italiani Mostra a cura di Edoardo Di Mauro

Bella ed nteressante la scelta di Edoardo Di Mauro, per questa colletiva torinese. Ci sono anche Angelo Barile, Vania Elettra Tam e tanti altri... da vedere


22 Pittori Italiani
Mostra a cura di Edoardo Di Mauro
Direzione artistica Alessandro Icardi

Marco Ara, Guglielmo Aschieri, Angelo Barile, Alessandro Caligaris, Daniele Contavalli, Francesco Correggia, Aldo Damioli, Dany Duò, Domenico David, Gianni Gianasso, Paolo Maggi, Giordano Montorsi, Sandra Moss, Gianluca Nibbi, Francesco Nox, Dana Danica Ondrejovic, Orma, Andrea Petrone, Gianfranco Sergio, Vania Elettra Tam, Fabrizio Visone, Xel.


dal 9 maggio 2012 al 26 maggio 2012
Vernissage: 9 maggio 2012 ore 18.00

In un’epoca di ridefinizione dei generi la pittura mantiene la sua centralità riuscendo, nei casi migliori, a rinnovarsi da un punto di vista iconografico, quindi conservando quella caratteristica che le è propria, implicita al concetto di technè, di tirocinio artigianale visto in una dimensione di sublimazione dell’agire artistico, con modalità attente e riflessive, abbinando a questa antica vocazione la capacità di osservare con occhio partecipe e disincantato al tempo stesso l’esistente, decontestualizzandolo dalla sua effimera contingenza materiale per dargli forma nella dimensione del simbolo.
Da quando l’arte si è calata in una nuova realtà sociale, che le ha mutato diversi connotati ponendola all’interno di un diverso e più complesso sistema relazionale, cioè dall’inizio dell’ 800, la pittura si è posta in due occasioni, ovviamente tra loro diverse, a salvaguardia dei suoi valori fondativi : all’esordio della rivoluzione industriale, con le correnti del Romanticismo che ne difendevano il livello auratico, e dopo il 1975, a seguito dell’ingresso nella società postindustriale e della crisi del Concettuale. Seguo con partecipazione le vicende della pittura sin dagli esordi della mio mestiere di critico ed organizzatore culturale, quindi dal 1984.
In sintonia con un’attività che è nata come vocazione, a contatto con i giovani autori di quegli anni, ho registrato le mutazioni della pittura dopo l’ondata della Transavanguardia, in un clima di contaminazione multidisciplinare e di enfasi espressiva, fortemente venata da suggestioni provenienti dall’estetica metropolitana, dalla moda, dalla musica e, soprattutto, dal fumetto.
Invitai artisti come Pierluigi Pusole e Bruno Zanichelli, tra gli altri, ad esporre nelle mie prime rassegne, tra cui cito Nuove tendenze in Italia e Ge Mi To: l’ultima generazione artistica del triangolo industriale.
Negli anni successivi ho seguito con la massima attenzione possibile l’evoluzione dell’eclettico scenario della post modernità, soprattutto italiana, dedicando due mostre in specifico alla condizione della pittura.
La prima, svoltasi in due edizioni tra la fine del 1989 e l’inizio del 1990 in Umbria, a Gubbio ed a Trevi, si intitolava L’immagine e il concetto : la neofigurazione italiana. In quella collettiva, dove tra gli altri esponevano Guglielmo Aschieri, Aldo Damioli e Thorsten Kirchoff, denunciavo come, a mio parere, dopo l’ubriacatura generazionale del post ‘77 e l’intenso rapporto di confronto e scontro con il nuovo vissuto tecnologico e mediale, lo stile stesse virando verso un ambito di concettualità espressa col tramite di immagini talvolta enigmatiche ed allusive, in altri casi venate da una forte dose di corroborante ironia, in sintonia con uno dei capisaldi del linguaggio italiano.
I successivi anni ‘90 segnano quella che, secondo me, è stata la stagione più caotica e superficiale del sistema artistico del nostro paese, incapace, per una complessa e del tutto eteronoma somma di motivi, di compiere coraggiose scelte di campo e, soprattutto, di porre in atto un’obiettiva lettura dell’esistente, ed anche la pittura ebbe notevolmente a soffrire di quella situazione.
Nel 1998, quando lo scenario mi pareva idoneo ad una prima rilettura critica degli eventi, che avevo anticipato l’anno prima con l’ampia rassegna e relativo volume Và pensiero. Arte italiana 1984/1996 alla Promotrice di Belle Arti, sempre a Torino, in un loft dei Docks Dora ordinai la collettiva Simbolica: nel futuro della pittura. Autori come, tra gli altri, Karin Andersen, Andrea Renzini, Gabriele Lamberti, Fathi Hassan, Luigi Mastrangelo, Antonella Mazzoni, furono utili e validi esempi per confermare quanto avevo intuito con l’Immagine e il concetto, cioè che la pittura in Italia, nel corso degli anni ‘90 non aveva ripercorso, come sostenuto da molti, il sentiero tracciato nel decennio precedente, ma aveva semmai accentuato delle caratteristiche concettuali, con uno stile fortemente simbolico e attento ai valori della forma, aperto in taluni casi a contaminazioni con l’immagine digitale e l’oggetto. Esemplare, da questo punto di vista, il lavoro di uno degli artisti presenti in Simbolica, Mercurio, precocemente scomparso nel 2002.
Negli anni Zero la mia ricerca è proseguita culminando, nel 2005, con la curatela, presso la Fusion Art Gallery di Torino de La contemporaneità evocata, rassegna nella quale ho colto alcuni spunti di parziale mutazione stilistica che mi paiono in buona parte ancora validi a tutt’oggi. Essendo, sin dall’antichità remota, lo strumento mimetico per eccellenza, la pittura riesce a metabolizzare, con procedimento metamorfico, tutto quanto proviene dall’esterno, e sta riuscendo nell’impresa anche relativamente a strumenti come la fotografia, l’immagine digitale e, più in generale, tutto l’inesauribile armamentario di simulacri della contemporaneità.
Quindi il termine evocazione in questo caso è interpretabile in una duplice accezione. Da un lato il ritorno di un’attenzione curiosa e partecipe nei confronti degli stereotipi mediali, come avvenne negli anni ‘80, ma mantenendo molte caratteristiche di quell’atteggiamento di freddo ed algido distacco mentale tipico, almeno secondo la mia lettura, degli anni ‘90. La contemporaneità appare nuovamente come narrazione iconografica prevalente, ma sfumata in un atteggiamento evocativo di suggestioni che furono un tempo intense e nel qui ed ora si ripropongono come sfocate dalla consapevolezza e dal disincanto.
Gli ultimi anni hanno testimoniato la volontà della più giovane generazione di cimentarsi con la pittura, divenuta fondamentale viatico per nuove narrazioni.
Scrivevo nella presentazione alla rassegna Neopopulart allestita nel febbraio 2011 presso Spazio Sansovino Arte Contemporanea: “Quanto oggi appare parzialmente inedito e stimolante è l’attitudine a mescolare con disinvoltura tracce e visioni appartenenti di pari alla cultura alta ed a quella bassa. Brani di storia si mescolano a visioni psichedeliche e metropolitane, insieme a simboli appartenenti al repertorio tradizionale della pop art, così come al fashion, all’illustrazione, al fumetto.”
Dopo vari segnali positivi intuibili lungo il corso degli anni Zero, pare che questa vocazione ad un’arte totale, rinvenibile anche in forme di grafica che tendono alla creazione di un linguaggio proprio, lontano dalle mode, con una grammatica ed un vocabolario originali, per riuscire a comunicare in un mondo già saturo di segni, in un design ecosostenibile, nella Street Art ed in particolari forme di artigianato artistico metropolitano, costituisca la novità più rilevante di questo nuovo decennio.
I 22 Pittori Italiani presenti in questa mostra presso la Pow Gallery, cioè Marco Ara, Guglielmo Aschieri, Angelo Barile, Alessandro Caligaris, Daniele Contavalli, Francesco Correggia, Aldo Damioli, Dany Duo, Domenico David, Gianni Gianasso, Paolo Maggi, Giordano Montorsi, Sandra Moss, Gianluca Nibbi, Francesco Nox, Dana Danica Ondrejovic, Orma, Andrea Petrone, Gianfranco Sergio, Vania Elettra Tam, Fabrizio Visone, Xel, rappresentano, a mio avviso, un esemplare spaccato del percorso della pittura italiana dalla seconda metà degli anni Ottanta ai giorni nostri.

Edoardo Di Mauro, aprile 2012

Luogo: Pow Gallery – Piazza Castello, 51-10123 Torino

Inaugurazione: 9 maggio 2012, ore 18.00

Durata: fino al 26 maggio 2012

Orari: dal martedì al sabato orario pomeridiano 15.30-19.00

Ingresso: gratuito

Informazioni: Edoardo Di Mauro edoardodimauro@tiscali.it

Ufficio Stampa : B52Communication info@b52c.com ; www.b52c.com

lunedì 19 settembre 2011

Dibattito E' ancora possibile una dimensione etica nell'arte?

Farò di tutto per esserci, nonostante l'impegno, importantissimo, con le selezioni del Premio Patrizia Barlettani 



Nell'ambito della mostra "Un'Altra Storia. Arte Italiana dagli anni Ottanta agli anni Zero" (vedi: http://lastanzaprivatadellarte.blogspot.com/2011/09/unaltra-storia-arte-italiana-dagli-anni.htmlmercoledì 21 settembre ore 18.00 dibattito sul tema "E'ancora possibile una dimensione etica nell'arte?"

Ex Chiesa di San Carporforo
via Formentini 12
Milano


Intervengono :

Renato Barilli Univesità di Bologna

Antonio Battaglia Gallerista

Alessandro Carrer Curatore

Francesco Correggia Responsabile CRAB Accademia di Brera

Edoardo Di Mauro Docente Accademia Albertina

Sergio Gaddi Assessore alla Cultura Comune di Como

Marco Enrico Giacomelli Caporedattore Artribune

Massimo Kaufmann Artista

Info 335 6398351

martedì 6 settembre 2011

Un'Altra Storia. Arte Italiana dagli anni Ottanta agli anni Zero - a cura di Edoardo Di Mauro

Bella, interessante e meritevole la "visione" che Edoardo Di Mauro propone in questa rassegna dove trovano spazio alcuni artisti di cui ho la più totale stima.

"Un'Altra Storia. Arte Italiana dagli anni Ottanta agli anni Zero" è una rassegna che si pone l'obiettivo di proporre una visione diversa dell'arte italiana dell'ultimo quarto di secolo rispetto a quella che è stata imposta da un sistema ed una informazione artistica i cui limiti sono evidenziabili dal ruolo subalterno della nostra scena recente nel panorama internazionale.
Prossimo obiettivo del curatore Edoardo Di Mauro concentrare la sua attenzione sul panorama del post concettuale in Italia, tra il 1975 ed il 1985, mentre questa manifestazione centra la sua visione su quanto è avvenuto da quella data fino ai giorni nostri.
Gli 84 artisti selezionati saranno dislocati nelle tre sedi secondo un criterio legato prioritariamente alla compatibilità delle opere con l'architettura dei luoghi.
"Un'Altra Storia" viene prodotta quasi a costo zero. La sua realizzazione è stata possibile grazie alla concessione di importanti sedi pubbliche come l'Ex Chiesa di San Francesco a Como e San Carporforo a Milano, alla disponibilità del collezionista torinese Anselmo Basso a stampare un importante catalogo, alla collaborazione di gallerie come quella milanese di Antonio Battaglia ed il neonato Spazio Sansovino Arte Contemporanea a Torino, dove verrà allestita la terza parte della rassegna, ed al lavoro volontario degli artisti, del curatore e di vari altri operatori ed amici.

Un'Altra Storia. Arte Italiana dagli anni Ottanta agli anni Zero
Seconda Parte

Inaugurazione: venerdì 16 settembre ore 18.00
Periodo: 16/09/11 - 30/09/11

CRAB CENTRO RICERCA ACCADEMIA DI BRERA
Dipartimento Arti Visive
via Formentini, 10
Milano


Riferimenti e Note:
Tel. 335 6398351


Durata : fino al 30 settembre esclusi festivi 15.00-19.30

Dibattito : martedì 20 settembre 2011 ore 18.00 sul tema :
“E’ ancora possibile una dimensione etica nell’arte?”
Partecipano :
Renato Barilli – Docente Università di Bologna ; Antonio Battaglia – Gallerista ; Alessandro Carrer – Curatore ; Francesco Correggia – Responsabile CRAB Accademia di Brera ; Edoardo Di Mauro – Docente Accademia Albertina ; Sergio Gaddi – Assessore alla Cultura Comune di Como ; Marco Enrico Giacomelli – Caporedattore Artribune ; Massimo Kaufmann – Artista.

Artisti : Walter Bortolossi, Paolo Brenzini, Daniele Contavalli, Giorgio Cutini, Raffaello Ferrazzi, Silvia Fubini, Enzo Gagliardino, Luciano Gaglio, Michelangelo Galliani, Theo Gallino, Tea Giobbio, Gaetano Grillo, Gabriele Lamberti, Marco Lavagetto, Paolo Leonardo, Paolo Maggi, Bruno Mangiaterra, Francesca Maranetto Gay, Jill Mathis, Antonella Mazzoni, Mercurio, Paolo Minioni, Vinicio Momoli, Sandra Moss, Barbara Nahmad, Gianluca Nibbi, Pierluigi Pusole, Paola Risoli, Gianluca Rosso, Alessandro Russo, Bruno Sacchetto, Francesco Sena, Gianfranco Sergio, Vania Elettra Tam, Nello Teodori, Vittorio Valente, Walter Vallini, Federico Vescovo, Mario Vespasiani, Bruno Zanichelli, Roberto Zizzo

Sezione Video : Francesca Ferreri, Francesca Maranetto Gay, Ernesto Jannini, Gianluca Rosso.

giovedì 17 febbraio 2011

Apre un nuovo spazio a Torino con: NEOPOPULART

Apre un nuovo spazio espositivo a Torino. Un segnale più che positivo! Allora sembra proprio vero, che la "crisi nera" targata 2009-2010, sia alle spalle. Speriamo bene... Apre sotto la guida attenta del duo Edoardo Di Mauro/Alessandro Icardi, anche questa è una cosa estremamente positiva. Mi piace sottolineare, tra l'altro, la presenza, in questa collettiva d'esordio, di alcuni artisti ai quali tengo particolarmente. Fra tutti il buon Marco Minotti, ma anche Vania Elettra Tam, Sam Punzina, Angelo Volpe e lo stupefacente Angelo Barile. Buon tutto e buona arte.  



Collettiva di apertura per Spazio Sansovino Arte Contemporanea, a cura di Edoardo Di Mauro ed Alessandro Icardi

Apertura venerdì 25 febbraio dalle 18.00 alle 21.30. Dalle 22.00 alle 0.30 Art Party con ingresso libero

Artisti : Art Code Torino, Fabio Ballario,Angelo Barile, Luciano Civettini, Matteo Ferreri, Monica Garone, Agnese Gemetto, Marco Minotti, Massimiliano Petrone, Silvio Porzionato, Sam Punzina, Vania Elettra Tam, Fabrizio Visone, Angelo Volpe

"Apre ufficialmente a Torino Spazio Sansovino Arte Contemporanea. Questo nuovo progetto nasce dall'incontro e dalla collaborazione di Angelo Barile, artista ed organizzatore, Edoardo Di Mauro, critico d'arte, docente dell'Accademia Albertina, Direttore Artistico del Museo d'Arte Urbana e condirettore della Fusion Art Gallery, ed Alessandro Icardi, operatore culturale e Direttore Artistico della P.O.W. Gallery. Lo spazio è un loft di 300 metri quadri, situato in un interno di via Sansovino di fronte alla Fondazione 107, una zona che pare destinata a diventare un nuovo distretto per l'arte contemporanea in una Torino che finalmente rivaluta a tal fine anche le zone periferiche della città. Intento dei promotori, in sintonia con le caratteristiche dello spazio, è quello di creare una vera e propria factory, un contenitore in grado di spaziare a trecentosessanta gradi sulla scena artistica contemporanea affrontando temi come il neo pop, oggetto della mostra d'apertura, la street art, il fumetto, il design, l'illustrazione e la grafica d'autore, ma anche vari aspetti dell'arte dagli anni ottanta ai giorni nostri, nochè progetti di respiro nazionale e rilievo pubblico. Sarà privilegiata la dimensione della collettiva anche se non mancheranno personali di impatto spettacolare. Saranno inoltre organizzate performance, concerti, dj-set, sfilate ed art-party. La comunicazione grafica e web sarà gestita da Onions, l'Ufficio Stampa e pubbliche relazioni da Daniela Bombardiere. Spazio Sansovino Arte Contemporanea via Sansovino 243/25g Torino Tram Bus 62 (fermata via Sansovino) 9 (capolinea piazza Stampalia) Info 335/6398351 340 7261790"

venerdì 17 dicembre 2010

"IN DICIASSETTE IL VENERDI' DICIASSETTE" contro ogni forma di scaramanzia...

Molto interessante... davvero. Un perfetto spaccato di contemporaneità sotto l'attento sguardo dell'ottimo Di Mauro.

Questa rassegna allestita presso il nuovo Spazio Sansovino, compatta quanto a qualità degli artisti selezionati è un appuntamento che si inquadra all’interno della mia venticinquennale attività critica, da sempre tesa a fare il punto sul panorama dell’arte italiana contemporanea, dalla seconda metà degli anni ’70 ai giorni nostri, dalla post modernità all’ingresso nel nuovo millennio. Per parlare degli ultimi trent’anni circa di arte italiana non si può non partire da un inequivocabile, quasi scontato, dato di fatto, cioè che gli ultimi due movimenti innalzatisi ad un riconoscimento internazionale, sono stati l’Arte Povera e la Transavanguardia, con percorsi diversi che di recente si sono intrecciati in una sorta di reciproco riconoscimento, da cui non era difficile prevedere l’ attuazione in una sottile logica di esclusione di quanto sta al di fuori di quel recinto. La fascia generazionale maggiormente penalizzata da questo stato di cose, che trova solo parziale motivazione nell’indubbia forza espressiva dei movimenti prima citati, è stata quella, di non indifferente qualità, emersa subito dopo la Transavanguardia, tra la metà degli anni ’80 ed i primi anni ’90, periodo nel quale è, tra l’altro, avvenuta la mia formazione critica e da me ben conosciuto, che ho dettagliatamente analizzato nella primavera 1997 con la mostra ed il libro intitolati “Va’pensiero. Arte Italiana 1984/1996”. Il fatto di avere sostanzialmente “saltato” una generazione sta all’origine, a mio modo di vedere, della sostanziale irrisolutezza dell’arte italiana lungo tutto il corso degli anni ’90. Gli autori del decennio precedente si sono giocoforza “riciclati” in quello successivo, facendo saltare qualsiasi paletto divisorio in merito ad un plausibile concetto di “giovane artista”, per di più all’interno di una scena sempre più affollata e confusa, in parte per una occulta volontà ma anche per motivazioni pertinenti l’evoluzione della società post industriale nel suo complesso. Come è noto, dopo il 1975 la situazione muta radicalmente di segno. A seguito soprattutto del rigido rigore del concettuale di matrice analitica e tautologica, dove si manifestava una evidente prevalenza dei significanti sui significati e l’assenza di una dialettica con l’esterno, con l’opera proposta al grado zero, nella sua nudità formale e compositiva, e l’assoluto divieto, sancito dai severi sacerdoti del dogma, dell’introduzione di sia pur minime componenti manuali e decorative, si verificò un’implosione di quello stile, e la lenta ed inesorabile deriva verso altri territori, in sintonia con la costante ciclicità degli eventi artistici. Tra la fine degli anni ’70 ed i primi anni ’80 prende corpo ed evidenza la svolta post concettuale dell’arte, con l’esplodere di movimenti radunati attorno alle parole d’ordine del ritorno alla pittura, di matrice visceralmente neoespressionista od infarcita di valori simbolici e decorativi e, in generale, del ripristino di una manualità dal sapore antico, nell’accezione etimologica originaria della “technè”. Il moto spiraliforme dell’arte inverte la sua traiettoria e intraprende un cammino a ritroso nel tempo, nel territorio densamente popolato della memoria, cimentandosi in un’operazione di citazione dei modi e delle maniere del passato, recente e talvolta remoto, per poi riproporsi al presente contestualizzato all’interno delle inquietudini della contemporaneità. Tra la metà degli anni ’80 ed i primi anni ’90 viene alla luce una generazione artistica di grande interesse impegnata in una ridefinizione dei generi e degli stili e in un rapporto di confronto serrato con la nuova società post moderna della tecnologia e dello spettacolo. Queste caratteristiche sfociano nel decennio successivo in un clima di generalizzato eclettismo stilistico, con punte di attenzione verso la rivisitazione dei linguaggi concettuali e pop ed un’apertura significativa nei confronti dell’uso della fotografia e delle tecnologie video e digitali. Gli anni ’90, come già citato prima, segnano l’ingresso del sistema artistico italiano in una fase di crisi e di de-valorizzazione nei confronti dello scenario internazionale, all’interno del quale iniziano a fare capolino i paesi emergenti del continente asiatico. Vengono privilegiati, da parte dei più forti soggetti della scena dal punto di vista critico, economico, istituzionale ed editoriale, artisti che si conformano ai canoni di un neo concettuale epigono ed irrilevante dal punto di vista linguistico o, all’opposto, pittori poco originali che si limitano a rimasticare gli stereotipi degli anni ’80. Per gli altri artisti, critici e gallerie che non si omologano a queste imposizioni scatta un fitto muro di silenzio ed un sottile boicottaggio. Nel decennio successivo e tuttora in corso mutano alcuni dati. Dopo l’11 settembre, evento che ha squarciato il velo tra reale e virtuale, il termine post moderno perde in parte d’attualità e si inizia a parlare di neo contemporaneità; della necessità, ad oggi non concretizzata, di passare dalla condizione liquida dell’eterno presente ad una dimensione di progettualità futura e ad una riscoperta dell’etica, esigenze che l’attuale crollo del mercato basato sulla finanza speculativa potrebbe accelerare. Lo scenario si manifesta come ormai del tutto globalizzato; si moltiplicano eventi, fiere e biennali, Cina ed India entrano in forze nel sistema, la bolla speculativa ed il denaro facile in possesso degli oligarchi internazionali conducono a valutazioni assolutamente impensabili anche solo dieci anni fa. Tuttavia il moltiplicarsi delle possibilità e l’invasività della comunicazione tramite internet conducono anche ad effetti positivi. Non è più praticabile alcuna censura ed aumenta la frequenza espositiva delle opere, quindi si manifesta una condizione maggiormente pluralista. Questo anche se i vari microsistemi di cui è composto il panorama italiano continuano a guardarsi con diffidenza non trovando il coraggio di interagire. I diciassette artisti selezionati per questa rassegna costituiscono un esemplare spaccato dell’eclettismo caratterizzante la scena contemporanea. Si varia dal design artistico di Monica Dessì, alla fotografia di Sales & Bertinetti in grado di proporre dei veri e propri reportage psicologici, alle spettacolari icone neo pop di Fabio Ballario, alle piccole ed ironiche installazioni oggettuali di Calogero Marrali, alle rigorose installazioni aniconiche e minimali di Luciano Gaglio, alle icone fortemente impregnate di simbolismo e mistero di Amira Munteanu, alle immagini digitali intense ed enigmatiche di Catrouge, alla pittura sintetica ed espressionista di Lorenzo Paci, all’installazione neofuturista di Gianfranco Sergio, ai ritratti di grande e vitale intensità di giovani protagonisti della scena urbana contemporanea di Massimiliano Petrone, alla coinvolgente ironia della pittura di Vania Elettra Tam, al linguaggio di segni e simboli metropolitani di Monica Garone, al rilievo fortemente simbolico delle composizioni di Roberta Ubaldi, ai frames pittorici di Gianluca Rosso apprezzato video artista e contaminatore mediale, allo stilismo creativo e spettacolare, fortemente permeato di senso artistico di Rossana Dassetto Daidone, ai ritratti di personalità dell’arte e della letteratura di grande ed inquietante impatto di Matteo Ferreri, all’autobiografismo personale ed universale al tempo stesso delle immagini di Cinzia Ceccarelli.

Edoardo Di Mauro, dicembre 2010.
SPAZIO SANSOVINO Via Sansovino n. 243/25G Torino orari 10/13-16/19 tel. 3407261790