RITENGO CHE SIA DOVERE DI CHIUNQUE E A MAGGIOR RAGIONE DI NOI ITALIANI, FARE DI TUTTO PER PROMUOVERE, SALVAGUARDARE E DIVULGARE L'ARTE IN TUTTE LE SUE ESPRESSIONI.
UNA SOCIETA' DISTRATTA SUI FATTI DELL'ARTE E' UNA SOCIETA' VOTATA ALL'IMPOVERIMENTO... E NOI, DA QUESTO PUNTO DI VISTA, LO SIAMO GIA' ABBASTANZA!






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giovedì 14 novembre 2013

“ITALIAN BOOM: DESIDERIO E ASSENZA”




 “ITALIAN BOOM: DESIDERIO E ASSENZA”  
a cura di Gianluca Ranzi
in mostra gli esponenti
DELLA SCUOLA ITALIANA DELL’ARTE CONCETTUALE 


L’esposizione, ospitata nella nuova area dello spazio di Via Marco Polo 4 a Milano, verrà inaugurata martedì 19 novembre, dalle 19.00
Sarà possibile visitarla fino al 5 dicembre 

IFD GALLERY RESEARCH, lo spazio di IFD (International Fashion Diffusion) dedicato all’arte di Via Marco Polo 4 a Milano, tornerà ad aprire le sue porte con un’inaugurazione doppiamente importante. 

Martedì 19 novembre, dalle 19.00, infatti, verrà aperta la mostra “Italian boom: desiderio e assenza”, che, a cura di Gianluca Ranzi e realizzata da Carla Delia Piscitelli in collaborazione con Silvia Ranzi, verrà ospitata nella nuova area dello spazio IFD Gallery Research. 

Fino al 5 dicembre, si potranno ammirare le opere di alcuni dei più importanti esponenti della scuola italiana dell’arte concettuale, affermatasi nel nostro Paese nel secondo dopoguerra: Carla Accardi, Alighiero Boetti, Alberto Burri, Enrico Castellani, Dadamaino, Lucio Fontana, Jannis Kounellis, Mario Merz e Gilberto Zorio. 

“Il fertilissimo percorso dell’arte italiana del secondo dopoguerra – spiega nel testo curatoriale Gianluca Ranzi - si snoda lungo due direttrici: da una parte attraverso il desiderio soggettivo di formalizzare l’opera come forma di interrogazione nei confronti della materia e dei suoi principi organici, dall’altra considerando l’arte come una pratica autonoma rispetto all’esistenza del suo creatore, coltivando così una neutralità espressiva ad alto ordine freddo da svolgere internamente al linguaggio dell’arte, dal Rinascimento fino alle Avanguardie Storiche.” 

Ranzi, descrivendo ognuno degli artisti in mostra, scrive:

“Per Lucio Fontana la tela, la terracotta, il bronzo, il vetro e la carta divengono i materiali vari e variabili dove imprimere volontà e gesto per oltrepassare la superficie e ricollegarsi a un altrove che dica della materia indeterminata, di uno spazio puro come apertura verso un essere non ancora definito in una forma specifica...” 


“L’opera di Alberto Burri descrive una parabola creativa fondata sulla sperimentazione continua dei materiali e delle proprietà della materia. Eppure lo specifico dell’arte di Burri, seppur intrinsecamente fondato sull’accentuazione degli stati materici, va rinvenuto nella logica evolutiva e nello svolgimento coerente da lui impresso a tutta la sua produzione, secondo quanto egli stesso affermava: «Il mio ultimo quadro è uguale al primo»...” 

“Enrico Castellani, prendendo le distanze dal gesto futurista di Fontana ancora impregnato di istanze soggettive e ideali, riarticola la sua grammatica di estroflessioni intorno a una sintassi monocroma ad alto grado di ordine freddo... Le sue opere mostrano un’assolutezza formale che trova la sua ragione nell’impersonalità della superficie e vedono nell’infinito seriale la possibilità di una variazione costante...” 

“Cresciuta nel vivace ambiente milanese degli anni Cinquanta, in cui la giovane generazione tenta vie diverse rispetto all’Informale, Dadamaino è da subito nell’avventura di Azimuth con Piero Manzoni ed Enrico Castellani, e guarda a Lucio Fontana come al proprio maestro. Le serie dei Volumi e dei Volumi a moduli sfasati, con i quali prende parte alle maggiori mostre europee del tempo, la afferma come una figura primaria della nuova scena italiana...” 

“La sistematica ricerca ed esaltazione del segno-colore connota da oltre mezzo secolo la personalità artistica di Carla Accardi che fu tra i protagonisti del gruppo Forma 1 (1947), con Sanfilippo, Dorazio, Perilli, Consagra, Turcato, Guerrini e Attardi...” 

“L’opera di Jannis Kounellis si inserisce invece in un quadro di impegno civile nel suo coniugare il ruolo sociale dell’arte all’evidenziazione del mondo dei fenomeni archetipi e antropologici che costituiscono il retaggio dell’uomo e del suo originale stato di natura unitario...” 

“Alighiero Boetti propone a se stesso dei sistemi operativi nei quali agire, spesso coinvolgendo altre persone che fungono da protesi di decentramento della creatività soggettiva ed autoriale. Altre volte sono la geografia, la matematica, la geometria, i servizi postali, l’enigmistica, a fornire la piattaforma delle proprie scelte e della propria abdicazione dal mito dell’artista pantocrator...” 

“Mario Merz opera a partire dall’agglomerazione di materiali diversi, industriali e naturali, che nella loro collisione producono un nuovo flusso energetico fisico e mentale. Vengono privilegiate le forme aperte, in espansione come la spirale o in progressione come suggerito dalla serie numerica di Fibonacci, sovente utilizzata come neon che ricoprono tele libere appese a parete o forme di igloo ricoperte da lastre di vetro o di pietra...” 

Italian Boom sarà anche la prima mostra ospitata nel nuovo spazio di IFD Gallery Research. Alla struttura inaugurata nel marzo scorso si è infatti aggiunta una seconda area comunicante e altrettanto ampia (circa 500 mq). Dotata di ingresso fronte strada, presenta una attenta cura dei dettagli architettonici. 

Italian Boom
Dal 19 novembre al 5 dicembre IFD Gallery Research
Via Marco Polo 4

20125 Milano
Orari: dalle 14.00 alle 20.00 tutti i giorni. Il mattino solo su appuntamento.

giovedì 19 settembre 2013

FABIO GIAMPIETRO - "SOGNO O INCUBO?” a Milano




IFD GALLERY RESEARCH:
SPAZIO ALL’ARTE CON ”METAMETROPOLI:


"SOGNO O INCUBO?”  
DI FABIO GIAMPIETRO
A CURA DI GIANLUCA RANZI 


IFD Gallery Research, lo spazio dedicato all’arte di Via Marco Polo 4, a Milano, ha scelto la settimana della moda (e non a caso) per aprire la nuova stagione.
Sabato 21 settembre, dalle 19, verrà inaugurata la mostra “Metametropoli: sogno o incubo?” di Fabio Giampietro, a cura di Gianluca Ranzi e in collaborazione con Silvia Ranzi e Carla Delia Piscitelli.
La sera dell’inaugurazione, si potrà ammirare Vertigo Dress, un abito
da scoprire in cui i quadri dell’artista escono dalla bidimesionalità spazio-tela

IFD GALLERY RESEARCH, lo spazio di IFD (International Fashion Diffusion) dedicato all’arte di Via Marco Polo 4 a Milano, inaugura la nuova stagione sabato 21 settembre, dalle 19, con la mostra “Metametropoli: sogno o incubo?” di Fabio Giampietro, a cura di Gianluca Ranzi e in collaborazione con Silvia Ranzi e Carla Delia Piscitelli.
L’artista milanese presenterà alcune delle opere, a sottrazione di olio su tela, che lo hanno fatto conoscereallaplateadegliaddettiailavoriedegliappassionati enellequalilacittàdaivolumidi acciaio cemento e vetro viene sempre vista e raffigurata dall’alto.
“I volumi di acciaio, cemento e vetro acquistano nell’opera di Fabio Giampietro una consistenza organica, sembrano gabbie toraciche che si dilatano nell’atto del respiro e ricordano la leggenda biblica di Jona e del ventre della balena; per posseggono una fortissima qualità evocativa, come se lo sguardo piombasse non solo nel ventre della metropoli ma tra i fasci di nervi, gli snodi arteriosi e le cellule di un organismo umano. Le gamme cromatiche, solo apparentemente fredde, sono giocate su una raffinatissima gamma di sfumature tonali dal nero a una miriade di grigi, spesso improvvisamente ravvivate da uno squarcio di luce bianca per sottolineare una prospettiva che si sfalda rivelando il cielo o una linea d’orizzonte incurvato che si estende a perdita d’occhio su un paesaggio vertiginoso al sapore di mescalina” scrive Gianluca Ranzi, il curatore della mostra.
La scelta di aprire la stagione dedicata all’arte presentando Fabio Giampietro proprio nella settimana in cui Milano celebra la moda non è casuale.
Nella serata d’apertura della mostra infatti potrà essere ammirata un’opera tanto particolare quanto “a tema” con le fashion night milanesi: Vertigo Dress, l’abito frutto della collaborazione tra l’artista e la costumista Marzia Paparini, in cui i quadri escono dalla bidimensionalità spazio-tela assumendo una nuova forma.
Vertigo Dress, che ha goduto di un palcoscenico d’eccezione all’Hollywood Costumer Designer Week a Los Angeles, a maggio 2013, diventandone immagine simbolo, è stato realizzato con un materiale di supporto non convenzionale né a un abito né a una pittura. Si è così riusciti a creare una sinergia non solo artistica, ma anche tecnica per sposare due mondi differenti (il sartoriale- costumistico e la pittura-scultura) e rendere la creazione fruibile e indossabile.
Accanto alle opere di Fabio Giampietro saranno esposte anche le immagini di Tom Ryaboi, fotografo canadese che si esprime nello stesso linguaggio dell’artista milanese: sono accomunati dall’”ossessione” per l’ambiente urbano e l’amore per l’espressione verticale.
Ryaboi e Giampietro si sono incontrati alla fine del 2012. Un incontro casuale, online, che ha permesso loro di scoprire come e quanto avessero lavorato in parallelo in tutti i questi anni, creando lavori analoghi, dettati dalla stessa visione del mondo.
Il mondo artistico che accompagna Fabio Giampiero in questa mostra si impreziosisce ulteriormente con Aletide 2013. Un’installazione interattiva nata dalla sinergia di esperti in diversi campi. Un viaggio che ogni visitatore potrà compiere tra realtà virtuale e reale, sorvolando un cupo paesaggio urbano seduti su un’altalena, riprovando quelle sensazioni che appartengono all’infanzia.
Aletide 2013, ispirata ai quadri di Giampietro e nata da una sua idea, è stata realizzata dalla video designer Ilaria Vergani, dal film maker Paolo Di Giacomo, dal compositore Cesare Saldicco, con la supervisione della psichiatra Manuela Pagliarulo.
“Metametropoli: sogno o incubo?” rimarrà aperta fino a giovedì 17 ottobre.
info e management location, progettazione e produzione eventi:  

Silvia Ranzi Srl
Corso Buenos Aires, 23
20124 Milano
info@silviaranzi.com
Ph: +39 02 83420920
Mobile: +39 339 6518734

press
Barbara Cologni
Silvia Ranzi Srl
Corso Buenos Aires 23 20124 Milano
press@silviaranzi.com Ph: +39 02 83420920 Mobile: +39 393 8328145




sabato 13 luglio 2013

Oltre la parola dipinta opere di Alfredo Rapetti Mogol

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Oltre la parola dipinta

opere di Alfredo Rapetti Mogol
mostra promossa da Provincia di Milano/Assessorato alla Cultura
a cura di Gianluca Ranzi
Spazio Oberdan, Viale Vittorio Veneto 2, Milano
dal 19 luglio al 15 settembre 2013
orari: 10-19.30 (martedì e giovedì fino alle 22)
chiuso il lunedì
ingresso libero
inaugurazione  giovedì 18 luglio, ore 18.30


La mostra “Oltre la parola dipinta” di Alfredo Rapetti Mogol - allo Spazio Oberdan dal 19 luglio al 15 settembre prossimi, curata da Gianluca Ranzi - si svolge secondo un percorso espositivo che presenta opere a parete che incorporano materiali extra-pittorici quali il cemento e il bitume e si articola in installazioni che fanno uso del suono e della voce umana.
La grafia minuta, che letteralmente graffia le superfici dei supporti, si è in queste ultime opere di Rapetti dilatata e aperta in un gioco che coinvolge lo spazio del quadro e l’ambiente espositivo, secondo una ricerca versatile in cui l’aggiunta del suono, per l’artista un orizzonte condiviso anche al di là della sua produzione pittorica, permette oggi alle sue immagini di sfuggire a qualsiasi definizione statica della forma e della composizione. In questo lavoro la natura umana coincide col movimento della Natura in un complesso gioco di rimando di sensazioni, di impulsi e di emozioni, risuonanti in uno spazio abitato dalle frequenze di quegli stessi sentimenti: emozione, acqua, vento, parola, immagine e scrittura fusi insieme.
Anche la scelta di intrecciare il lavoro a un canto in sanscrito appare molto significativa: la pienezza della vibrazione del canto, così come l’altra sonorizzazione presente in mostra che apre la stanza al respiro della natura, introducono un’attesa e una sospensione delle difese che colgono lo spettatore di sorpresa, circondandolo da ogni parte e aggirando così l’invalicabile frontalità delle cose.
Il risultato di tale operazione sviluppa un nuovo tipo di contemplazione aperta ad esperienze polisensoriali e all’integrazione nell’architettura dei luoghi.
Nelle opere in mostra alcune installazioni con coperte militari, con travi di legni per impalcature e otto opere in cemento e colori acrilici; più la serie “così in cielo come in terra” in cemento e bitume.

L' evocazione è una delle caratteristiche più affascinanti della pitttura; - osserva Guido Podestà, presidente della Provincia di Milano - da sempre infatti, pur nel succedersi e nel mutarsi degli stili e dei tempi, l'evocazione della realtà e della natura attraverso l'invenzione rappresenta l'espressione più suggestiva dell'arte e della pittura. Le opere di Alfredo Rapetti trasmettono e comunicano, questa sensazione.” 
I dipinti suscitano suggestione e sono di indubbia bellezza estetica oltre che portatori di quell'inquietudine che dalla società arriva alla persona, - sottolinea Novo Umberto Maerna, VicePresidente e Assessore alla Cultura - consegnandola al tempo senza confini dell'Arte. Un'Arte che evoca, trasmette, rimanda, conferisce sostanza e contenuto alla tela. Come nel caso dei dipinti di Alfredo Rapetti, capaci di trasmetterci tutta la tensione dell'artista verso l'assoluto.” 

La formazione artistica di Alfredo Rapetti Mogol, nato a Milano nel 1961,  risente del clima famigliare, dove da generazioni si respirano musica, letteratura, poesia. Giovanissimo, Rapetti è introdotto dal nonno materno, Alfredo De Pedrini, Presidente dell'Associazione Arti Grafiche, nell’ambiente artistico milanese, arrivando a maturare la passione per la pittura, alla quale si uniscono la formazione presso la Scuola del Fumetto a Milano, le collaborazioni in ambito editoriale, mentre l'esercizio pittorico viene sperimentato in diverse direzioni, destinate a confluire, nel 1996, nello studio degli artisti Alessandro Algardi e Mario Arlati che invitano Rapetti a condividere con loro la ricerca pittorica. Nell'atelier di Via Nota, Rapetti lavora quattro intensi anni, arrivando a maturare l’esigenza di coniugare le sue due più grandi passioni: la scrittura e la pittura, intendendole quali visualizzazioni del processo mentale e psicologico. Grazie ad una tecnica particolare, detta impuntura, l'azione del dipingere si fonde così con l'atto dello scrivere, e le parole iniziano ad essere segnate non solamente su fogli ma anche nelle tele.
Segni, tracce, graffiti di un’umanità creativa e consapevole, le opere di Rapetti proseguono quell'ideale tragitto di una scrittura pittorica che tanto più è universale, quanto più sa frantumarsi e confrontarsi con i secoli della storia dell'arte, dalle avanguardie storiche al concettuale, passando per le esperienze spazialiste di Lucio Fontana e le grafie astratte degli anni Cinquanta.
Trovata la forma espressiva congeniale alla sua poetica, fra la fine degli Anni Novanta ed oggi è davvero notevole l'attività espositiva, sia personale che collettiva, conseguita dall'artista, instancabile come la sua opera sempre in viaggio fra l'Italia e il resto del mondo: universale, appunto.
Tra le sedi delle mostre collettive sono allora da ricordare il Museo della Permanente di Milano, nel 2002, il Salon d'Automne Paris, Espace Charenton, nel mese di novembre 2004, il Mosca Mar’s contemporary art museum, Palazzo Strozzi a Firenze, il Riga Foreign Art Museum ed il Grand Palais di Parigi per la mostra “Comparaisons” nel solo 2006.
Tra le personali sono da citare: la Galleria Cà d’Oro a Roma, nel 2003; la Fondazione KPMG di Berlino, nello stesso anno; la Galleria Maretti Arte Monaco a Montecarlo e Villa Olmo a Como, nel 2004; L’Albergo delle Povere di Palermo, nel 2005, e l'anno successivo la Certosa di San Lorenzo a Padula, Salerno. Nel 2009 espone 80 opere al Palazzo della Ragione di Mantova. Nel 2010 con la Fondazione De Chirico espone in tre prestigiosi Musei e Università Statunitensi, come la N.Y. University e il Museo di scultura di Santa Monica L.A. e tiene una personale alla Fondazione Mudima a Milano.
Docente presso il Centro Europeo di Toscolano e nelle Università dell’immagine di Milano e New York, Rapetti è stato invitato a numerose conferenze e workshop: ricordiamo la sua relazione tenuta alla Fondazione Arnaldo Pomodoro, Milano, e l'insegnamento in occasione di Master dell’Università Cattolica di Milano e Master in Arte e Scrittura all’Università Luiss di Roma.
Dal 2004 entra a far parte del gruppo internazionale “Signes et Traces”, fondato da Riccardo Licata; fra i premi, ricordiamo l'“Etoile” per la pittura della Provincia di Roma.
La sua opera sempre più coinvolge e suscita interessi e dibattiti, da Duccio Trombadori a Gianluca Ranzi, da Luciano Caprile a Maurizio Vanni, la critica più attenta ha saputo leggere in Alfredo Rapetti quella tensione costante ad una ricerca tesa fra Oriente e Occidente, fra preghiera e mantra, poesia e prosa. "Naturale" punto di arrivo, o meglio di nuova partenza, è nel 2007 l'invito ad esporre alla 52° Biennale di Venezia, nel Padiglione della Repubblica Araba Siriana, in occasione della mostra "Sulle vie di Damasco" curata da Duccio Trombadori, e nel 2011 alla 54° Biennale di Venezia, “Padiglione Italia” curata da Vittorio Sgarbi.
Sempre nel 2011 è invitato ad esporre alla 1° Edizione della  Biennale di Brescia curata da Silvia Landi nelle sale del Museo del Piccolo Miglio.
Tra il 2012/2013, l’artista tra le nuove Mostre annovera tra le altre, le personali alla Galleria dell’Immagine del Comune di Rimini, alla Galleria Cà D’Oro di Miami e collettive al Castello Sforzesco di Milano, al Museo Crocetti di Roma, e sempre nella Capitale, nei Musei di San Salvatore in Lauro e nell’Auditorium Conciliazione.


Informazioni al pubblico:
Spazio Oberdan, tel. 02 7740.6302/6381; www.provincia.milano.it/cultura
 

Ufficio stampa:
- Provincia di Milano/Cultura, tel.02774063.58/59

  Addetto stampa Assessore, tel. 02/77406386 - f.provera@provincia.milano.it

domenica 26 maggio 2013

ANDY WARHOL: OLTRE LA FAMA, L'ETERNITA' DELL'ARTE



ANDY WARHOL: OLTRE LA FAMA, L'ETERNITA' DELL'ARTE
mostra a cura di GIANLUCA RANZI



IFD Gallery Research
VIa Marco Polo 4, 20125 Milano
3 giugno 2013 

IFD Gallery Research, dopo alcune mostre dedicate alla giovane arte italiana, prosegue il suo programma indirizzato verso le posizioni e gli artisti chiave dell’arte contemporanea internazionale presentando una mostra personale di Andy Warhol. L’artista americano padre della Pop Art, che ha influenzato e cambiato il corso dell’arte della seconda metà del XX secolo sia con la sua opera pittorica e cinematografica che con il suo stile di vita libero e spregiudicato, è una delle icone fondamentali e imprescindibili della vita artistica e della storia sociale della modernità.

ACHILLE BONITO OLVA presenzierà all'inaugurazione della mostra di Andy Warhol alla IFD Gallery Research e in questa occasione terrà un discorso di presentazione sull'artista americano. Achille Bonito Oliva è stato tra i primi critici italiani ad occuparsi delle neo-avanguardie americane a partire dagli anni Sessanta, mostrandone in Italia le ricerche a partire dagli anni Settanta, come nella celebre mostra “Contemporanea” allestita nel parcheggio di Villa Borghese a Roma nel 1973, audace progetto che univa la Pop Art di Andy Warhol, Fluxus e l’Arte Povera italiana, insieme alla danza, alla musica, al teatro e alla letteratura di quegli anni. Ha quindi conosciuto bene Andy Warhol e lo ha intervistato a New York in un celebre dialogo recentemente ripubblicato dall'editore Skira in cui discute con Warhol la grandezza della figura di De Chirico, evidenziandone affinità e similitudini col lavoro dell’artista americano.

FABRIZIO GARGHETTI, attivo da 40 anni sulla scena artistica internazionale come fotografo di performances, eventi e happenings, ha fotografato Andy Warhol a Milano nel 1987 in occasione della sua mostra al Credito Valtellinese al Palazzo delle Stelline. Era il solo fotografo ufficiale dell'inaugurazione e gli scatti fatti all'artista presenti in mostra da IFD Gallery Research sono rimasti una delle ultime testimonianze del genio della Pop Art americana, che sarebbe mancato di li a pochi mesi.

SPECIAL THANKS: Carla Delia Piscitelli

EVENT BY: silvia®anzi
Info: info@silviaranzi.com

lunedì 6 maggio 2013

Luca Bellandi in mostra a Milano


Luca Bellandi
a cura di Gianluca Ranzi
IFD Gallery Research
via Marco Polo, 4
Milano
9 - 24 maggio 2013

venerdì 22 marzo 2013

DUTY GORN - lA SeDUZIONe DellA vITA FRA I FRAMMeNTI DI UN vOlTO - a cura di Gianluca Ranzi



MOSTRA DI DUTY GORN
DA GIOveDì 4 ApRIle Al 18 ApRIle 2013

lA SeDUZIONe DellA vITA FRA I FRAMMeNTI DI UN vOlTO
a cura di Gianluca Ranzi 

La rappresentazione del volto è il punto di partenza del lavoro di Duty Gorn, che, dai primi ritratti fino alle ultime opere, mostra però una progressiva attenzione alla sua decostruzione fino alla messa in crisi del dogma della sua riconoscibilità.
Estrapolate direttamente dalla realtà, ingigantite, essenzializzate, filtrate e poi ricostruite dal gioco dei pieni e dei vuoti della pittura, le immagini di questi lavori posseggono freddezza e rigore, invitano lo spettatore ad assumere una certa distanza, fisica ed emotiva, e attraverso uno sguardo ironico aprono uno spiraglio sui meccanismi di funzionamento della società dei consumi e la proiezione degli ideali collettivi sui nuovi miti dell’apparenza.
La figura, femminile per eccellenza, serve per segnare una soglia, il solco naturale che sepa- ra l’apparizione dell’arte da altre apparizioni. In questo scarto si misura anche la distanza tra l’opera d’arte e una certa fenomenologia pop delle immagini massmediatiche che, nonostante rientri nel codice genetico e nei riferimenti di Duty Gorn, appare qui lontanissima in forza della destrutturazione e del sezionamento a cui le figure sono sottoposte, come se venissero taglia- te e ricomposte secondo un ordine diverso.
Spesso d’altronde nella storia dell’arte, non solo contemporanea, l’artista al maschile ha usato la figura femminile come bersaglio di un ideale da distanziare, mettere tra parentesi, sezionare e raffreddare, basti pensare al taglio anatomico effettuato da Gustave Courbet al sesso femmi- nile della sua “Origine du monde”, dipinta nel 1866 esclusivamente per l’occhio del turco Khalil Bay, rimasta privata fino al 1966 e poi acquistata e custodita da Jaques Lacan dietro una tendi- na, pronta ad essere svelata come un vero e proprio coup de théatre. Lo stesso è avvenuto del resto nell’ambito della Pop Art americana con la serie dei Great American Nudes di Tom Wes- selmann, parenti alla lontana dei volti di Duty Gorn, che proprio come le opere in mostra fondo- no l’arabesco lineare di Matisse a una struttura rigorosa che risale fino a Mondrian e che sono costruiti, o decostruiti, in quel modo statico e un po’ anonimo che dona loro energia e plasticità.
Duty Gorn ci ricorda quanto sia audace l’atto di dipingere, quando non si tratta più di presenta- re una copia dal vero ma di rappresentare una sintesi del reale, di inventare una rappresenta- zione della vita che sia portatrice di una seduzione sezionata dal bisturi della pittura, come in Courbet, e di una ricostruzione sintetica dell’oggetto come avviene nei nudi di Wesselmann, e mai da confondere coi maquillage grafici da rivista patinata. In questo modo l’opera coagula dentro di sé la memoria culturale visiva di modelli linguistici anche lontani nello spazio e nel tempo in un movimento di corso e ricorso fuori da ogni prospettiva lineare, come avviene infatti nella nuova installazione dove ogni faccia del cubo corrisponde a una differente “visione” della realtà, intercambiabile e sovrapponibile, mutante e fluida.
Erede quindi di questo processo di distanziamento emotivo dal potere erotico femminile - si direbbe che più gli artisti ne sentano la vicinanza e l’influenza, più tentino di controllarlo e inca- nalarlo -, Duty Gorn utilizza un approccio meccanico di segmentazione dei piani della pittura e della loro ricomposizione in insiemi incoerenti dal punto di vista della rappresentazione realisti- ca, ma coerenti rispetto a una ricostruzione in cui regna una calma rigorosa, un silenzio artifi- ciale e voluto, un’atmosfera che richiama l’esercizio della scrittura ed è al contempo solenne e vibrante. Le forme e le loro sovrapposizioni, i giochi di linee e di sovradimensionamenti, i piani pittorici incrociati ai partiti decorativi, se da una parte paradossalmente annientano l’aura della forma estetica, allo stesso tempo la sottolineano in maniera quasi sacrale. Per l’artista quindi la forma non nasce dalla manifestazione plastica dell’oggetto esposto, ma dalla modalità della sua presentazione, da questo allineare, smontare e ricostruire pittorico dei frammenti della rappresentazione. Lavorare sul frammento significa allora privilegiare le vibrazioni, psicolo- giche e cromatiche, della sensibilità a discapito di una tenuta monolitica dell’immagine. Tali
vibrazioni sono necessariamente discontinue e portano l’artista verso un’opera fatta di molti accidenti linguistici fuori da ogni coerenza interna.
I frammenti di linee e di volti, i tag verbali che entrano in corto circuito con l’immagine, l’or- namentazione e lo scalare dei piani, sono il sintomo di un’estasi della dissociazione e di un desiderio potente che, nonostante il controllo, appare in continua mutazione, in uno stato di perenne ibridazione che nelle ultime opere si rende più complesso aprendosi in strutture a ventaglio che occupano la parete espandendosi a macchia d’olio alla conquista dello spazio psicologico del soggetto ritratto e dello spazio fisico dell’ambiente.
L’ibridazione e la conquista sono anche dirette a far interagire immagine e testo, secondo una modalità per cui quest’ultimo contribuisce alla riuscita del progetto aumentandone la per- centuale di ambiguità semantica, dal momento che la lettura dei tag risulta il più delle volte di difficile comprensione. Nelle opere decostruite di Duty Gorn, dove l’immagine del volto si scompone in piani emozionali, gli inserimenti di testo creano uno spazio ulteriore dove lo spettatore è subito invitato a considerare possibili sottotesti significativi che convivono con la seduzione dell’immagine. In questo caso l’artista è interessato ad inserire frammenti di scrit- tura che non possano essere facilmente compresi dallo spettatore e che sembrano assorbirsi nel camouflage dei partiti decorativi che contornano l’immagine. Eppure l’inserimento di questi “cammei” che presentano segni in forma di scrittura porta in direzione dell’esibizione di una cripto-scrittura che è un modo di rappresentare il linguaggio secondo nuove regole associa- tive, proprio nello stesso modo in cui sono trattate le immagini dei volti, che per ritornare ad avere senso devono rispondere ad altre regole che non quelle della verosimiglianza anatomi- ca e richiedono pertanto l’intervento attivo dello spettatore che deve poterne fornire una sua lettura e una sua interpretazione.
Ecco quindi come al posto di una relazione eminentemente lineare, gerarchica e bloccata tra il leggere e lo scrivere e tra il vedere e il leggere, Duty Gorn si cimenta con uno spazio transitivo in cui giocano liberamente immagini e testi e in cui la scrittura è intesa sia come fenomeno verbale che visivo. L’artista compie così la sua personalissima incursione nel campo della scrittura, trasfigurandola in immagini e assorbendola nel fuoco incrociato di prospettive e di tagli, di campiture di colore che descrivono per contrasto (come nella costante compresenza di nero e bianco) zone perfette di luce e di ombra, che per una conflagrazione di punti di vista coinvolgono lo spettatore e richiedono la sua attenzione interpretativa.
In definitiva le opere di Duty Gorn respirano e mutano come un volto in cui sta scritta la sua me- moria genetica e su cui poggia la sua determinazione del futuro. I suoi volti, che sono fatti di co- lore, immagine, scrittura e seduzione, incarnano tutti gli aspetti metafisici e biologici della visione di un evento vivente, che l’arte sa preservare e trasmettere nella pienezza della sua vitalità.
La mostra sarà aperta tutti i giorni fino al 18 aprile dalle 10.00 alle 20.00 su appuntamento.