RITENGO CHE SIA DOVERE DI CHIUNQUE E A MAGGIOR RAGIONE DI NOI ITALIANI, FARE DI TUTTO PER PROMUOVERE, SALVAGUARDARE E DIVULGARE L'ARTE IN TUTTE LE SUE ESPRESSIONI.
UNA SOCIETA' DISTRATTA SUI FATTI DELL'ARTE E' UNA SOCIETA' VOTATA ALL'IMPOVERIMENTO... E NOI, DA QUESTO PUNTO DI VISTA, LO SIAMO GIA' ABBASTANZA!






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mercoledì 8 febbraio 2017

Al Lu.C.C.A. in arrivo WARHOL vs GARTEL. HYP POP

Al Lu.C.C.A. il nuovo progetto firmato Maurizio Vanni... 

DA NON PERDERE!!!



WARHOL vs GARTEL. HYP POP
Lu.C.C.A. - Lucca Center of Contemporary Art
Dal 25 febbraio al 18 giugno 2017
a cura di MAURIZIO VANNI


Andy Warhol e Laurence Gartel sono due di quegli artisti eletti, nati per fare e rimanere nella storia, cresciuti per modificare gli equilibri culturali e sociali di un luogo in un determinato momento storico. Gartel svela a Warhol i segreti di Commodore Amiga e la loro sintonia è immediata perché sono tantissimi i punti in comune.
La mostra “Warhol vs Gartel. Hyp Pop” mette a confronto due artisti che, seppur con modalità differenti – anche in relazione ai rispettivi momenti storici di appartenenza –, hanno compreso che la realtà quotidiana non poteva più essere interpretata, che non era possibile apportare innovazione al mondo dell'arte utilizzando gli strumenti tradizionali e che un artista creativo e figlio del proprio tempo non poteva allontanare alcune forme di mercato dalla vita di tutti i giorni. Non serviva ideare ex-novo quando nei circuiti sociali e industriali, e intorno a loro, esisteva già tutto: sarebbe stato sufficiente celebrare le figure e gli oggetti proiettandoli dal mondo dell’invisibile a quello visibile. La loro mission si esaltava nel riproporre il già fatto, il più delle volte riconoscibile, in modo che potesse essere fruito diversamente attraverso alcune accortezze concettuali e artistiche.
Warhol e Gartel hanno tolto all’opera d’arte l’idea di autenticità e di unicità evolvendo radicalmente la funzione dell’arte stessa; infatti quando un elaborato artistico è riproducibile perde la sua autonomia, omologandosi a una differente interpretazione non solo legata allo studio iconografico della composizione, ma anche all’indagine del mezzo espressivo utilizzato per arrivare a quel particolare esito. Il loro obiettivo era quello di scoprire la verità e non la realtà, quell’essenza del mondo e delle cose che poteva giungere all’uomo solamente tramite i mezzi di comunicazione di massa. Da una parte Polaroid, registratore, Photomaton e serigrafia per Warhol, dall'altra Apple Macintosh (con programma Mac Paint), Commodore Amiga (abbinato al programma Deluxe Paint), la stampante Art Color Ink-Jet di Xerox, le novità di Canon con la macchina fotografica 760, le stampanti a getto d'inchiostro e i primi scanner per Gartel: tecniche che contemplavano sempre più l’utilizzo della macchina e sempre meno il coinvolgimento diretto e “fisico” dell’artista.
Sia Warhol che Gartel riconoscono il mercato come esigenza oggettiva da dover indagare attraverso una costante e ossessiva ricerca di nuove forme espressive, di nuovi mezzi di comunicazione e interazione. Ma non tutti gli elementi comuni ai due artisti sono simmetrici e corrispondenti: la Pop Art di Warhol perpetua in maniera impersonale e quasi maniacale le immagini proposte dai mass-media documentando, senza timore reverenziale, il cambiamento di valori indotto nella società dei consumi. Una serigrafia di Warhol che ripete ossessivamente l'immagine di una bottiglia di Coca Cola ci testimonia come quell’oggetto sia ormai divenuto un referente talmente importante, rispetto ad altri valori interiori e spirituali, da promuoverlo come positivo e vincente nella società contemporanea. La Hyper Pop di Gartel si nutre di immagini presenti nell'immaginario collettivo, ma non si limita a mitizzarle, bensì le proietta in futuri plausibili, in scenari immaginifici, in dimensioni realmente oniriche, in contesti che, seppur distanti da ciò che crediamo reale, appaiono stranamente iper familiari, iper evocativi, iper suggestivi, iper allusivi, iper quotidiani, iper comunicativi, iper fantasiosi e iper contemporanei. 

giovedì 29 settembre 2016

A Genova, a Palazzo Ducale, arriva Andy Warhol

Poteva mancare una mostra su Warhol in questo caldo autunno? Certo che no! 
A Genova, a Palazzo Ducale, Luca Beatrice propone Warhol. Pop Society


 
Warhol. Pop Society
21 ottobre – 26 febbraio 2017
Appartamento del Doge
A cura di Luca Beatrice
 
A trent’anni esatti dalla scomparsa del grande artista americano, Palazzo Ducale di Genova dedica una grande retrospettiva ad Andy Warhol (Pittsurgh, 6 agosto 1928 – New York, 22 febbraio 1987).
Curata da Luca Beatrice e prodotta e organizzata da Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura di Genova e da 24 ORE Cultura – Gruppo 24 Ore, la mostra presenta circa 170 opere tra tele, prints, disegni, polaroid, sculture, oggetti, provenienti da collezioni private, musei e fondazioni pubbliche e private italiane e straniere.
Il percorso tematico si sviluppa intorno a sei linee conduttrici: il disegno, le icone, le polaroid, i ritratti, Andy Warhol e l’Italia, e infine il cinema e copre l’intero arco dell’attività dell’artista più famoso e popolare del secolo scorso. Con lui si apre l’epoca dell’arte contemporanea, così come ancora la intendiamo oggi. Se nel calendario della musica pop c’è un ante e un post Beatles, l’unico fenomeno culturale e mediatico degli anni Sessanta in grado di rivaleggiare con Warhol, allo stesso modo in quello dell’arte dobbiamo parlare di un “Before Andy” e di un “After Andy”. Soprattutto, Andy Warhol è stato capace di intuire e anticipare i profondi cambiamenti che la società contemporanea avrebbe attraversato a partire dall’era pop, da quando cioè l’opera d’arte comincia a relazionarsi quotidianamente con la società dei massmedia, delle merci e del consumo. Nella Factory, a New York, non solo si producevano dipinti e serigrafie: si faceva cinema, musica rock, editoria, si attraversavano nuovi linguaggi sperimentali in una costante ricerca d’avanguardia. Anche nei confronti della televisione, il nuovo medium per eccellenza, Warhol manifesta una curiosità straordinaria e, probabilmente, se fosse vissuto nei nostri tempi, non avrebbe esitato a usare i social network e la comunicazione in rete.
In mostra alcuni straordinari disegni preparatori che anticipano dipinti famosi come il Dollaro o il Mao; le celeberrime icone di Marilyn, qui presente sia nella serigrafia del 1967 sia nella tela Four Marilyn, della Campbell Soup e delle Brillo Boxes; i ritratti di volti noti come Man Ray, Liza Minnelli, Mick Jagger, Miguel Bosè e di alcuni importanti personaggi italiani: Gianni Agnelli, Giorgio Armani e Sandro Chia. Un’intera sezione è poi dedicata alle polaroid, tanto importante e utilizzata da Andy Warhol per immortalare celebrities, amici, star e starlett e di cui si presentano oltre 90 pezzi.
Completa la mostra un video in cui il curatore Luca Beatrice racconta al pubblico la vita e le opere di Andy Warhol.
 
 
Palazzo Ducale – Appartamento del Doge
Piazza Matteotti, 9
16123 Genova
 
 
Informazioni e prenotazioni
010/9868057
www.warholgenova.it/
www.ticket24ore.it/warholgenova

lunedì 22 febbraio 2016

Andy Warhol

Oggi, 22 febbraio, di 29 anni fa moriva Andy Warhol.
Irriverente, rivoluzionario, profetico, scanzonato protagonista del XX secolo.




Profetico? beh se non è stata una profezia questa....
 
“La Business Art è il gradino subito dopo l’arte. Io ho cominciato come artista commerciale e voglio finire come artista del business. Voglio essere un Business Man dell’arte o un Artista del Business. Essere bravi negli affari è la forma d’arte più affascinante…fare soldi è un’arte, fare buoni affari e la migliore forma d’arte”

Andy Warhol

sabato 26 settembre 2015

Frasi rubate 74



“La Business Art è il gradino subito dopo l’arte. Io ho cominciato come artista commerciale e voglio finire come artista del business. Voglio essere un Business Man dell’arte o un Artista del Business. Essere bravi negli affari è la forma d’arte più affascinante…fare soldi è un’arte, fare buoni affari e la migliore forma d’arte”

sabato 17 gennaio 2015

POP ICONS a cura di Martina Cavallarin



Roma, 13 gen. (askanews) - La Galleria Restelliartco presenta la mostra POP ICONS presso la Rome International School dal 20 gennaio al 6 febbraio 2015, a cura di Martina Cavallarin.
In esposizione le opere dei più importanti artisti della Pop Art: le immagini pubblicitarie, i volti famosi e gli autoritratti di Andy Warhol, i personaggi di fumetti e cartoni animati di Roy Lichtenstein, i graffiti di Keith Haring, le pin-up di Mel Ramos; e ancora Tom Wesselmann, Romero Britto, Vik Muniz e Albert Watson. Interessante è anche il confronto con una sezione più contemporanea, che arriva sino alle opere degli artisti italiani Claudio Parmiggiani e Elisabetta Benassi.

La Rome International School ospita per la prima volta una mostra di arte contemporanea, dove le opere trovano la giusta collocazione alla stregua di una sede museale. Nei cinque piani dell'istituto, dedicati ognuno ad un percorso tematico, gli studenti possono "toccare con mano" le icone dell'arte pop. Dunque, il processo di avvicinamento all'arte viene eccezionalmente invertito: "è l'arte che entra nella scuola e non la scuola che entra nel museo", secondo quanto sostenuto dal gallerista Filippo Restelli. Come la Pop Art ha elevato ad opera d'arte gli oggetti di tutti i giorni (il detersivo, la Coca Cola e la zuppa Campbell), così le opere della mostra diventano parte della quotidianità degli alunni, offrendo loro lo spunto per riflettere su "ciò che siamo stati e che siamo ora", come afferma la curatrice Martina Cavallarin, che aggiunge: "POP ICONS rappresenta la possibilità di sviluppare un'analisi sociologica e antropologica della collettività contemporanea. A 60 anni dalla sua nascita la Pop Art è più viva che mai […] con la cronaca a ritmo incalzante raccontata attraverso fenomeni ultra attuali come i fumetti, i magazine, la televisione, il cinema, la pubblicità, i prodotti di massa, la musica".

La mostra proseguirà presso la Galleria Restelliartco a partire dal 9 febbraio 2015.

sabato 15 marzo 2014

il Leo goes to Andy - riflessioni/emozioni dopo la visita del 02/03/2014

Si è da poco conclusa la grande mostra a Palazzo Reale di Milano dedicata al genio della Pop-Art americana: Andy Warhol (http://www.warholmilano.it/)...




Un cronista d'eccezione, Antonio Leo, la visitata nel penultimo fine settimana d'apertura e così commenta:

Warhol @ Milano - riflessioni/emozioni dopo la visita del 02/03/2014 

Andy goes to Milano (in una Milano non più da bere)

il Leo goes to Andy
Si inizia con l’audioguida, e la cosa prende il tono sbagliato di un Bonami che  Si crede Picasso. In compenso la voce regalata a W. è stucchevole, a tratti irritante. Accentua il suo carattere fragile, instabile, malato, vulnerabile. Azione non corretta, ma non posso che essere l’ultimo a farlo notare.
Ecco la collezione della The Brant Foundation di Peter Brant, che presiede anche Interview (nessuna copia del magazine è però presente nell’allestimento..)
Iniziamo con una Greta Garbo del 1962 ed un profilo di donna, un disegno sempre del 1962, con graffi in blu, occhi chiusi, incantevole, un parallelo alla Girl with hair ribbon di Roy Lichtenstein del 1965. Alle volte basta poco x innamorarsi.
2 Natività,  con Gesù sempre con gatto abbracciato, simpatico.
Dead stop e carta da pacchi x star. Nella sala, Liv Taylor ospite principe di un pop che diventa -art accessibile. Reparto supermarket: Tomato Ketchup with Campbell's Soup Can, le box e una cassetta in legno con 24  silver coke bottles. A far da guardia, Dick Tracy. Poi.. davanti & di profilo. Foto segnaletica in grande formato del most wanted man # 5 d’America. Si va nel casino. Reazioni, la comunità italiana s’incazza vista l’origine del criminale, la comunità americana s’incazza viste le pene decadute.  Va rimossa. Ok, mettiamoci il direttore dell’esposizione. Niente, s’incazza lui. Rimuovere. W. si autocensura, colorando tutto in argento. L’allestimento è pronto.
Sopra la porta, poco visibile, un selfie. Ora sarebbe cool.
Sala 145, la migliore. Un portfolio di 15 electric chair con una perfetta illuminazione. Poi noti bene, l’illuminazione arriva direttamente dalle opere. Stupende.
Green disaster del 1963, ottima per un Cronenberg di Crash ma tanti anni prima. La morte ti prende in modo imbarazzante, l’immortalità è vanità, è continuare ad esser desiderati. Probabilmente per W. da Basquiat. Oxidation painting in altra sala, influenze astratte (le uniche) di un dripping Pollock-style.
Flowers. Grandi, rettangolari, e..mancano le dimensioni !!! In tutte le opere mancano le dimensioni !!! Inconcepibile.
Shot Light Blue Marilyn (1964). Bionda, sorridente. Un buco bianco di pallottola in mezzo agli occhi: “ammirare e colpire”. Dorothy Podber fece il solo gesto che ancora fa parlare di lei e, sparando alla tela “she got Marilyn right between the eyes”. In perfetto stile femminista, era il solo modo per possedere Marilyn. Si chiama invidia. Per curiosità..accostate la polaroid di Farrah Fawcett. Di Solanas, altra femminista che riuscì meglio nell’intento, è scritto solo nel pannello di skull in altra sala, dove si parla della morte. E…ecco il comunista Mao, diventato prodotto-carta-da-parati, ma sempre brutto, accostato spietatamente al dollar sign. 
Nella stessa sala la più azzeccata vena/anima pubblicitaria di W.:vuoi Nixon? Affideresti la tua vita a lui? Vote Mc Govern!
- Mr W., quali vorreste fossero le sue ultime parole famose?  - “Goodbye”.
Allo stesso modo, “Goodbye”. Gesù lascia perdere il gatto, il tempo per un the last supper (1986) di gruppo + dettaglio e possiamo andare.
Extra: stupende le sedute stile kayak in vetroresina quando gialla, quando rossa, blu o bianca. Di Jean Marie Massaud, designer di Tolosa.

Antonio Leo

giovedì 6 febbraio 2014

DoppioSogno - da Warhol a Hirst da De Chirico a Boetti

DoppioSogno 
da Warhol a Hirst da De Chirico a Boetti
 a cura di Luca Beatrice e Arnaldo Colasanti
Nuovo Spazio Mostre Piazzetta Reale - Torino
31 gennaio - 30 aprile 2014


Questa mostra, che inaugura un nuovo spazio espositivo nel cuore barocco di Torino all’interno del Polo Reale, nasce dal tentativo di mettere in dialogo una serie di concetti opposti, solo apparentemente inconciliabili.
Il primo, forse il più ovvio, è il rapporto tra esterno e interno. Dalla metà di novembre cittadini piemontesi e turisti in visita nel capoluogo sabaudo si saranno accorti della presenza di una serie di opere installate tra la Piazzetta Reale, il cortile di Palazzo Reale e quello di Palazzo Chiablese, dove un tempo si affacciavano i locali del vecchio Museo del Cinema e della sua biblioteca, la zona archeologica antistante l’ingresso la Galleria Sabauda. Si tratta di sculture di conclamati maestri che occupano una posizione di rilevo nella storia dell’arte recente: da Antonietta Raphael Mafai, esponente di spicco della Scuola Romana, a Marino Marini, che ha attraversato con la sua personalità tutta la scultura italiana del ‘900 per mezzo di frequenti richiami alla tradizione del primitivismo e al panorama internazionale; da Arman, punta di diamante del Nouveau Réalisme, che all’inizio degli anni ’60 ha contribuito a dissacrare le certezze della società dei consumi, ai grandi interpreti della figurazione italiana, si vedano Francesco Messina con la teatrale Lady Macbeth, Giacomo Manzù nella rilettura di un Ulisse giovinetto, Augusto Perez con due presenze monumentali e Giuliano Vangi di cui il capolavoro Ragazza con le trecce è stato installato nella Sala degli Svizzeri, all’interno di Palazzo Reale. Avvicinandoci poi al presente, si passa dal grande intervento di Giuseppe Maraniello, artista emerso con la generazione degli anni ’80, alla gigantesca testa di Igor Mitoraj, specializzato nelle opere da esterno che abbelliscono diverse città italiane, ad esempio Milano e Roma. Insieme ai lavori di Patrizia Guerresi, una mano aperta che accoglie come in un grembo molle il visitatore e la sua macchina fotografica, del canadese William Hadd McElcheran e la sua ironica neo-figurazione, giungiamo infine alle opere di artisti che rinvigoriscono la tradizione della scultura d’immagine: il Branco di cani di Velasco (sufficiente identificarlo con il nome di battesimo, di cognome fa Vitali, il padre Giancarlo è uno dei pittori figurativi più sensibili fin dagli anni ’50), installato sulle Mura Romane della Sabauda, un intervento secco e aspro ma ricco di poesia; e la lastra di metallo sulla quale Giuseppe Bergomi inserisce preziose figurine di donna in bronzo, dal titolo Cronografia di un corpo, inserendo così nella dimensione statica l’elemento dinamico del tempo.
All’interno, invece, si apre un nuovo spazio che nei mesi prossimi sarà destinato ad accogliere i visitatori di Palazzo Reale con mostre temporanee. Si consegna così a Torino un altro luogo d’arte, con l’inaugurazione della parte “in” di Doppio sogno. Una passeggiata tra Novecento e contemporanea attraverso una cinquantina di opere, in una modalità dialogica e non cronologica, con accostamenti talora impliciti altrove azzardati, naturali eppure bizzarri, studiati dallo scrittore e critico letterario Arnaldo Colasanti. Da De Chirico a Andy Warhol, da Felice Casorati ad Alighiero Boetti, da Alberto Savinio a Damien Hirst, tanto per citare alcuni dei protagonisti in quella formula nota “da…a” non sempre esaustiva e rivelatrice della complessità progettuale che sta dietro a una mostra. Oppure, per meglio dire, dalla Metafisica alla Pop Art, ad esempio di Mario Schifano, Enrico Baj e Mimmo Rotella per rimanere in Italia ma anche Warhol e Claes Oldenburg con il bellissimo fiore appartenente alla collezione del Castello di Rivoli; dall’Arte Povera (Boetti, Giulio Paolini, in parte Claudio Parmiggiani) alla Transavanguardia (sia quella italiana di Enzo Cucchi e Sandro Chia sia la tedesca di Markus Lupertz, AR Penck e Rainer Fetting, fino all’americana di David Salle e James Brown); dalla nuova figurazione italiana (qui i casi interessanti sono molti, Daniele Galliano, Valerio Berruti, Andrea Martinelli, Luca Pignatelli, Velasco, Bernardo Siciliano, Alessandro Papetti, Giorgio Ortona ecc…) all’era globale (il giovane Carlos Donjuan, il maestro colombiano Fernando Botero).
Se nel caso della mostra “esterna” parlare di scultura vien quasi implicito, qui il termine pittura appare più complesso da sciogliere, anche se esperienze come quelle dei protagonisti dell’Arte Povera rivelano più di un legame, magari non immediato, con il linguaggio più antico e tradizionale del mondo. E che forse tra i Medicine Cabinet di Hirst e le figure surreal-circensi di Botero le differenze sono talmente evidenti da sembrare addirittura appartenere a mondi diversi. Nell’accezione contemporanea “pittura” non riguarda soltanto l’atto del dipingere a olio e acrilico su un supporto bidimensionale, tela o tavola, ma implica tutte quelle forme linguistiche, anche indirette, in cui all’opera viene attribuito un punto di vista unilaterale e unico, preferenziale anzi obbligatorio. Da che ne consegue che i materiali possono essere molti e non necessariamente quelli della tradizione classica. In tale accezione, insomma, sono pittori sia i fedelissimi dell’olio su tela e dell’immagine come Antonio Nunziante e Stefano Di Stasio, Salvo e il giovane Nicola Samorì, Tino Stefanoni e Andrea Chiesi, ma tracce di pittura, citazioni indirette simbolo della temperie postmoderna, si ritrova anche nella fotografia di Luigi Ontani e nel suo d’àpres David e in buona parte di quelle tendenze emerse negli anni ’80, tra Neo Manierismo (Omar Galliani) e ennesima riproposizione della scuola romana (Pietro Fortuna, Pino Salvatori, Felice Levini), fino alla rotta di collisione tra pittura e concettuale, ad esempio nel Narciso di Luigi Stoisa.
Il terzo concetto oppositivo nasce dal rapporto tra le opere e lo spazio. Abitualmente l’arte contemporanea vive nel dogma del cosiddetto white cube, zona neutra, completamente priva di elementi connotativi, sempre uguale a sé stessa in una sorta di meccanismo di ripetizione per certi versi rassicurante. In Inside the White Cube, una raccolta di saggi pubblicati per la prima volta nel 1976 sulla rivista Artforum, tradotti in italiano dalla casa editrice Johan and Levi, l’artista concettuale Brian O’Doherty afferma che gli artisti devono concepire il proprio lavoro in relazione allo spazio espositivo e, più in generale, al sistema dell’arte. Tale ideologia, alla lunga, ha mostrato i propri limiti, perché capita sempre più spesso che opere perdano completamente il loro senso se estrapolate dal contesto espositivo e dalla scatola che le contiene. Per ovviare a questo problema di “credibilità interna”, sono in diversi a tentare il confronto con spazi completamente diversi: musei d’arte antica, dimore storiche, musei tematici, interagendo con gli elementi decorativi presenti, senza la pretesa di azzerare la storia in una sorta di rivoluzione culturale cinese dell’arte. Le cronache recenti parlano di mostre memorabili d’arte contemporanea al Louvre o alla Reggia di Versailles, per un inesausto cortocircuito tra antico e moderno, classico e attuale, memoria e presente. Risulta dunque sempre più interessante capire come reagisce l’arte di oggi alle prese con un contenitore storico, se riescono a dialogare e interagire due pubblici sostanzialmente diversi e con differenti motivazioni. E se davvero l’arte contemporanea, privata del proprio ombrello protettivo in cui la fa da padrona la teoria del contesto, riesca a mantenere le sue motivazioni iniziali. Nel nuovo spazio espositivo del Polo Reale torinese, progettato con tutti i crismi e nel rispetto delle regole del gusto corrente, basta spostare lo sguardo di pochi metri per ritrovare i gioielli della decorazione, dell’architettura e della pittura barocca, a favorire così un diverso livello di lettura delle opere esposte e presentate al visitatore.
E infine: riesce la parola scritta a raccontare con altrettanta energia le stesse avventure delle immagini davanti ai nostri occhi? Dal punto di vista linguistico questa è la sfida più interessante: restituire con un altro mezzo le medesime sensazioni arricchendole anzi di ulteriori interpretazioni. Dove ogni tanto la critica specializzata si arena nel conformismo dialettico, viene in soccorso la categoria del letterario, che qualcuno vede come un difetto ma che invece rappresenta un’ottima ipotesi narrativa pur lasciando per strada la più rigida filologia. E Doppio sogno mira a essere una mostra letteraria, proprio perché si è creata un’ideale staffetta tra i due curatori. A chi scrive il compito di scegliere le opere, ad Arnaldo Colasanti quello di ordinarle in un racconto con l’intenzione di restituire al pubblico un’ipotesi comunque differente, onirica, sospesa nel tempo e nello spazio. Forse più somigliante a un romanzo, o una poesia, che non a un accrochage come si conviene.

lunedì 27 gennaio 2014

Andy Warhol, ORANGE CAR CRASH a cura di Danilo Eccher alla GAM di Torino



Andy Warhol, ORANGE CAR CRASH a cura di Danilo Eccher alla GAM di Torino

Martedì 28 gennaio 2014 ore 18.30__ART SPEED DATE @ GAM:
Andy Warhol, ORANGE CAR CRASH a cura del Direttore Danilo Eccher
Debutta il 28 gennaio alla GAM l’Art Speed Date, l’originale formula che prevede un incontro face-to-face di 10 minuti con il Direttore Danilo Eccher alla scoperta di uno dei grandi capolavori appartenenti alle collezioni del museo.
La peculiarità che caratterizza la nuova iniziativa è il suo carattere esclusivo: il pubblico, previa prenotazione, avrà l’opportunità unica di accedere al museo in orario preserale, di ammirare da vicino un’opera prestigiosa delle collezioni collocata in uno spazio appositamente allestito per l’occasione e soprattutto di scoprirne i segreti attraverso un racconto inedito a cura del Direttore della GAM.
Al termine dei 10 minuti di approfondimento in collezione, l’Art Speed Date proseguirà con un aperitivo presso la Caffetteria della GAM, gestita da Gerla 1927, dove i partecipanti potranno dare spazio a riflessioni, domande e curiosità emerse da questo originale incontro con l’Arte.

ANDY WARHOL "Orange Car Crash (Orange Disaster) (5 Death 11 Times in Orange)", 1963,

 
L’appuntamento inaugurale di martedì 28 gennaio alle 18.30 vede protagonista una delle più celebri opere della GAM, Orange Car Crash di Andy Warhol (Philadelphia, 1928 – New York, 1987), attualmente esposta nella Galleria dedicata al tema della Velocità. L’opera fa parte di una famosa serie di serigrafie su tela che l’artista ha dedicato a partire dai primi anni Sessanta al tema della morte.
In Orange Car Crash (Orange Disaster) (5 Death 11 Times in Orange), 1963, Warhol, tra i massimi esponenti della Pop Art, sceglie di riprodurre la scena di un terribile incidente stradale avvenuto nel ’59. Si tratta di un’immagine mediatica, che allora era stata ampiamente diffusa da un’importante agenzia stampa e ripresa dai principali quotidiani statunitensi. La ripetizione seriale dell’incidente, pur intensificandone la drammaticità, provoca un senso di assuefazione e conseguente estraniamento in chi la osserva. La tragicità viene banalizzata, resa insignificante e l’idea di morte lascia spazio ad una percezione prettamente estetica dell’opera, data dall’accostamento di linee e forme e dall’uso di un colore vivido come l’arancione dello sfondo.
Voucher di ingresso al museo: intero €10, ridotto € 8, ingresso libero possessori Abbonamento Torino Piemonte Musei, gratuito minori di 18 anni. Il Voucher consente la visita al museo il giorno dell’Art Speed Date entro l’orario di chiusura o nei giorni successivi entro 6 mesi dalla data di emissione.
Art Speed Date: € 5
Numero posti disponibili limitato, prenotazione obbligatoria: tel. 011 4429518 (da lunedì a venerdì ore 9.30-16.00). Si richiede la massima puntualità

giovedì 23 gennaio 2014

Warhol Pisa - riflessioni/emozioni dopo la visita del 21/01/2014 di Antonio Leo



Della mostra di Andy Warhol a Pisa, a Palazzo Blu, vi ho già parlato più volte in queste pagine (vedi ad esempio http://lastanzaprivatadellarte.blogspot.it/2014/01/a-proposito-di-andy-warhol-una-storia.html). Ora nel darvi la buona notizia che la chiusura della mostra è stata prorogara al 9 febbraio, vi invito a leggere questa nota pubblicata da un caro amico, Antonio Leo, da grande appassionato d'arte, offre una visione critica e oggettiva del percorso offerto in questa esposizione...
Temo, si fa per dire, che presto il mondo della critica d'arte avrà una "nuova penna" da inserire nella lunga lista degli addetti al settore!

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Warhol @ Pisa - riflessioni/emozioni dopo la visita del 21/01/2014

Andy goes to Pisa
il Leo goes to Andy

Avevo visto A. W. alla Fondazione Magnani Rocca /Parma 2008 e in tanti altri attimi di singole opere x Italia e Europa (wow! al Kiasma /Helsinki 2002) e lo vedrò prossimamente a Milano.
Pisa: allestimento e percorso che lascia tempo al pensare, relax, spazio x prendersi giuste distanze e prospettive diverse x le opere, avvicinandosi x i piccoli particolari di mini flowers fino a tenersi 15m lontani da un fantastico skull in viola-rosa-giallo-verde.
Molte fotografie, fototessere e self portraits, ti devi avvicinare, assapori foto e tele in un contatto visivo millimetrico.
Riflessioni sulla morte nel più bel padiglione di un accattivante the (dark) side of (the moon) america.
Lasci i criminali e entri nelle icone. Ti slacci dall' electric chair (c’è anche la foto originale con appunti! -silence-) e ti siedi su di un comodo divano per ammirare un portfolio di 10, della Marilyn più ammirata.
Sei nella Factory, nei ritratti viventi degli screen tests (Edie Sedgwick da letto, x me.., M.M. da sala), e nel rock collage (l’argento è splendido!) di diversi Mick Jagger.
Nel padiglione della politica preferisco un vote mc govern ad un Nixon o ad un portfolio di 10+1 Mao, comunista incastrato da W. nel consumismo/capitalismo, lasciandolo nei guai, con il sorriso ebete grasso e colorato di un libretto che da rosso diventa variopinto.
Fai le scale, Christopher Makos nel 1981 fotografa un altered W., come un Iggy Pop lady Dior model (!!!) visto da Mikael Jansson nel 2011.
Le frustrate femministe s’incazzeranno o no ????!!!!! il 3/6/1968 Valerie Solanas direi di si..
Bello (e non automatico e semplice da trovare esposto) il giovanissimo W. disegnatore e illustratore (copie di inter/view bellissime!), anche di libri di cucina…i vari Campbell’s soup trovano una ragione.
Il percorso finisce, shadows,…non puoi far altro che tornare indietro e riguardare tutto veloce  per regalarti di nuovo il meglio.
Biglietto pieno 10, 8 se fate la fidelity card amicoBLUfriend.
Audioguida essenziale, non farne a meno. Semplici spiegazioni, mai banali, si gioca senza perdersi in discorsi, sempre con accenni a stravaganti curiose storie, che mi fanno godere di questo non prendersi sul serio.
Walter Guadagnini schietto, presente, un oratore che hai al tuo fianco, alla fine gli offriresti una birra.
Ottimo anche l’intro musicale in cuffia, vivi un videoclip, vedi visitatori che seguono il ritmo, fa piacere.
Adoro scatti, polaroid e autoritratti, ma è colpa mia, l'egocentrismo non ti abbandona facilmente, specialmente se non vuoi te. E io non voglio.
Non puoi che starci (minimo) due ore, altrimenti non ci sei stato.
Bel catalogo della Giunti ed., prezzo accessibile (32) e simpatico merchandising nel book store.
Non lo volete mettere un set di knives in cucina???? Lo hanno comprato tutti.
Finisco banale: tutti possiamo essere pop(ular) e famosi, almeno in queste due ore. Muovetevi, il 9/2 chiude.

sabato 18 gennaio 2014

A proposito di "Andy Warhol. Una storia americana"



Oggi sono riuscito a ritagliarmi un po' di tempo per me!
E quindi sono stato a Pisa, a Palzzo blu (http://www.palazzoblu.it/), a vedere la mostra  "Andy Warhol. Una storia americana", della quale vi avevo già dato notizia nel post http://lastanzaprivatadellarte.blogspot.it/2013/08/andy-warhol-una-storia-americana-pisa.html.

La mostra merita. 
Efficace l'allestimento, preziose le opere esposte, meritevole il percorso.
Insomma una mattinata spesa bene. Anche il catalogo (Giunti Editore) è di indubbia qualità. 

Il mio cosiglio quindi è quello di andare a trovare uno dei personaggi più importanti della scena artistica del dopo guerra, ne uscirete più consapevoli di quanto l'arte sia in mezzo a tutti e di quanto appartenga a tutti. Nonostante le aggiudicazioni milionarie!

Unico neo? che Palazzo Blu, come tanti musei, enti, fiere ect. ect.,  in Italia, non riconosce i titolari di blog come possibili interlocutori, organi di informazione e divulgatori!

Ho ottenuto la riduzione sul costo del biglietto non come blogger ma in quanto titolare di un c/c presso l'istituto di credito che ha co-sponsorizzato la mostra...
I tanti poteri del denaro, i pochi poteri della cultura!

 Tutte le info su

ANDY WARHOL. Una storia americana  
Pisa, Palazzo Blu (Lungarno Gambacorti 9)  
11 ottobre 2013 - 1 febbraio 2014
Orari: lunedì – venerdì, 10-19; sabato e domenica, 10-20.  
La biglietteria chiude un’ora prima

domenica 5 gennaio 2014

752 milioni di dollari... Alla faccia della crisi!

752 milioni di dollari (pari a 549 milioni di euro)  è la cifra totale delle 10 aggiudicazioni più importanti del 2013. 
Il 27 % in più rispetto al 2012 e il 87 % in più rispetto al 2011, che, a dirla tutta, non sono stati anni particolarmente "neri" per il mercato del collezionismo internazionale. 
Alla faccia della crisi?
Aste che hanno raggiunto il picco nel mese di novembre, quando Christies ha battuto 692 milioni dollari in opere d'arte in tre ore. Una corsa verso l'investimento in arte, spinta da miliardari emergenti provenienti da Cina, Russia e Medio Oriente. 
Ecco la lista delle dieci opere più costose messe all'asta nel 2013.


 1 - FRANCIS BACON | Three Studies of Lucian Freud (1969) | 142,4 milioni $


2 - ANDY WARHOL | Silver Car Crash (Double Diaster) | 105 milioni $


3 - PINK STAR Diamond | 83,2 milioni $ (l'unico dei dieci a non essere un'opera d'arte)


4 - JEFF KOONS | Ballon Dog (Orange) | 58,4 milioni $

 
5 - JACKSON POLLOCK | Number 19 | 58,36 milioni $
 

6 - ANDY WARHOL | Coca-Cola '83| 57,3 milioni $

7 - ROY LICHTENSTEIN | Woman with Flowered Hat | 56,1 milioni $


8 - ALBERTO GIACOMETTI | Grande tete mince (Grande testa di Diego) | 50 milioni $

9 - JEAN-MICHELE BASQUIAT | Dustheads | 48,8 milioni $


10 - MARK ROTHKO | No.11 (Untitled) | 46,1 milioni $

note:

1) Francis Bacon, 'Tre studi di Lucian Freud' (1969), 142,4 milioni dollari
€ 104.000.000 pagato per un dipinto di Bacon nel 1969. Cifra sufficiente a guidare la classifica dell'anno ... e di tutti i tempi.  
Il 12 novembre 2013, data da ricordare, la sede di New York di Christie ha visto l'opera di Francis Bacon superare il record storico de il "GRIDO" di Edward Much (maggio 2012 119,922,500 $).

2) Andy Warhol, 'Silver Car Crash (Double diaster)', 105 milioni di dollari.
Andy Warhol, nome fra i più presenti nelle aste di arte contemporanea negli ultimi 20 anni. Nel 2013 ha rotto la barriera dei 100 milioni. Il precedente record per un'opera di artista americano 71,7 milioni dollari pagati da Green Car Crash (verde brucia Car I) nel 2007.

3) 'Pink Star' diamante, 83,2 milioni di dollari.
Sicuramente i diamanti non sono opere d'arte, ma è inevitabile includere questo pezzo in classifica, anche se solo come una curiosità.  Mai è stato pagato così tanto per un gioiello in asta. Forse perché non è mai stato prima offerto un diamante rosa di queste dimensioni: 59,60 carati.

4) 'Ballon Dog (arancione)' Jeff Koons, 58,4 milioni dollari
Prima scultura dalla lista e record per un artista vivente, battendo il precedente record del pittore tedesco Gerhard Richter (37'000'000 di dollari, maggio 2013).

 5) Jackson Pollock, "Number 19", 58,36 milioni di dollari
Un altro record! Il prezzo di Pollock, icona di espressionismo astratto, continua a salire nel XXI secolo. Finora ha superato entrambi i suoi monumenti storici come il movimento artistico che lo ha reso popolare negli anni Cinquanta.

6) Andy Warhol, 'Coca-Cola (83)', 57,3 milioni dollari
Non è una novità per l'icona della pop-art posizionare due opere tra le dieci best-seller.
La cosa strana è che la sua bottiglia di Coca Cola non ha superato la stima fornita, nonostante i 57,3 milioni dollari raggiunti! Che ci crediate o no, si aspettavano di più!

7) Roy Lichtenstein, 'Donna con cappello fiorito', 56,1 milioni dollari.
Nuova dimostrazione che i milionari amano la pop-art. Il gioielliere Laurence Graff si è aggiudicato a  56,1 milioni dollari per il lavoro di Lichtenstein, perché voleva farne "un dono".

8) Alberto Giacometti, 'Grande testa di Diego' 50 milioni dollari
Le sculture in bronzo di Giacometti si vendono così bene che 50 milioni di dollari si può pensare che siano pochi. Due anni fa un analogo Giacometti fece 53,3 milioni.

9) Jean-Michel Basquiat, 'Dustheads' 48,8 milioni dollari
Un altro dei beniamini dell'arte della fine del XX secolo. Nonostante muore all'età di soli 27 anni (1988), Basquiat ha avuto il tempo per dipingere più di 800 tele nella sua vita. Alcuni si staranno sfregando le mani ammirando la rivalutazione permanente del pittore di New York.

10) Mark Rothko, 'n.11 (Senza titolo)', 46,1 milioni dollari
Nel 1992 qualcuno ha pagato "solamente" 1,1 milioni di dollari per questa opera di Rothko. Quest'anno è stato venduto per 46,1 milioni di dollari. Alla faccia dell'investimento!

preso in "prestito dal profilo fb di Jorge Martorell

venerdì 16 agosto 2013

"Andy Warhol. Una storia americana" a Pisa a Palazzo Blu ad ottobre...

A Pisa, ad ottobre anche la Torre Pendente sarà "Pop" 




ANDY WARHOL  
PROTAGONISTA DELLA MOSTRA AUTUNNALE DI BLU  
Palazzo d’arte e cultura 

Dall’11 ottobre 2013 al 1° febbraio 2014 oltre centocinquanta opere, provenienti dall’Andy Warhol Museum di Pittsburgh, e da numerose collezioni americane ed europee, ripercorreranno il percorso creativo dell’artista che tanto ha rivoluzionato l’arte del XX secolo. 



Dopo le mostre dedicate a Chagall, a Mirò, a Picasso e a Kandinsky, che hanno portato a Pisa oltre 300.000 visitatori in quattro anni, BLU | Palazzo d’arte e cultura apre le sue porte, dall’11 ottobre 2013 al 1° febbraio 2014, all’arte di Andy Warhol, per quello che si annuncia come un imperdibile evento nel panorama delle offerte espositive del prossimo autunno. 

La Fondazione Palazzo Blu, in collaborazione con Gamm Giunti, prosegue così il proprio progetto d’indagine sui Maestri che hanno scritto la storia dell’arte del Novecento. 

L’esposizione, curata da Walter Guadagnini e Claudia Beltramo Ceppi, presenterà circa 150 opere, tra cui 20 fotografie Polaroid, in grado di ripercorrere l’itinerario creativo dell’autore che tanto ha rivoluzionato l’arte del XX secolo, grazie alla collaborazione con l’Andy Warhol Museum di Pittsburgh, che custodisce una larga parte dl suo lascito, e al supporto di alcune storiche collezioni, come quelle delle gallerie Sonnabend, Feldman, Goodmann di New York, di musei europei come il Museo d’arte moderna e contemporanea Berardo di Lisbona, il Museo d’arte moderna di Nizza, l’Albertina e il Mumok di Vienna, oltre ad alcuni capolavori da raccolte pubbliche e private italiane, come la Collezione Lucio Amelio o la Collezione Unicredit. 

Il percorso individuerà i temi che fanno di Warhol la più emblematica icona del mutamento storico e culturale della seconda metà del Novecento, periodo che ha spostato la centralità dell’arte dall’Europa agli Stati Uniti, attraverso opere quali i Brillo Box, o le Campbell Soup - per la rivoluzione della Pop Art - le grandi tele dedicate ai Most Wanted Men e alle Electric Chair - a sottolineare l’incubo della violenza che lo colpirà drammaticamente - i ritratti di Marylin Monroe, Liz Taylor, ma anche di Mao e Richard Nixon - per trasformare l’immagine in icona universale eterna, con l’approdo a una ricerca più dentro l’arte e la storia della pittura con esiti vicini all’astrazione. 

La mostra inoltre presenterà alcune tele di grande formato come Miths, Dollar, Skull, ma anche i rarissimi portfolio dedicati a Marylin Monroe e alle zuppe Campbell, e ad alcune serie che renderanno visibile la sua evoluzione stilistica, a partire dalla fotografia poi al disegno e infine all’opera su tela, come nel caso di Knives (coltelli), divenuto ancora più nota negli ultimi anni come immagine di copertina di Gomorra, il libro di Roberto Saviano venduto in milioni di copie. 

Anche quest’anno, ai visitatori dell’esposizione di Palazzo Blu verrà offerta, in stretta collaborazione con le istituzioni culturali e le organizzazioni imprenditoriali pisane, un’ampia proposta di iniziative collaterali che investiranno l’intero territorio, valorizzando la capacità di accoglienza di Pisa come straordinaria Città d’Arte, che si distingue anche per la produzione scientifica e culturale delle sue Istituzioni Universitarie, per i capolavori ospitati nei suoi Musei e per lo spettacolo urbano dei suoi storici Lungarni. 

La mostra è promossa dalla Fondazione Palazzo Blu, prodotta in collaborazione con GAmm Giunti e The Andy Warhol Museum - Pittsburgh, curata da Walter Guadagnini e Claudia Beltramo Ceppi, col patrocinio del Comune di Pisa, con il contributo della Fondazione Pisa, con il coordinamento artistico e segreteria scientifica di Claudia Zevi & Partners. 

Catalogo GAmm Giunti. Pisa, maggio 2013 

Andy Warhol, Self-portrait, 1967 The Sonnabend Collection © 2013 The Andy Warhol Foundation for the Visual Arts, Inc. / Artists Rights Society (ARS), New York, by SIAE


ANDY WARHOL. Una storia americana  
Pisa, Palazzo Blu (Lungarno Gambacorti 9)  
11 ottobre 2013 - 1 febbraio 2014
Orari: lunedì – venerdì, 10-19; sabato e domenica, 10-20.  
La biglietteria chiude un’ora prima 


 www.mostrawarhol.it 

Ufficio stampa
CLP Relazioni Pubbliche
tel. 02 36755700;
marta.paini@clponline.it; www.clponline.it  
Comunicato e immagini su www.clponline.it

domenica 2 giugno 2013

La storia dell'arte recente in fotografia... 14



Uno, De Chirico, voleva tornare al classicismo, dedito alla contemplazione della bellezza estetica. L'altro, Warhol, attribuiva una bellezza estetica a tutto ciò che in realtà di bello non aveva nulla.
Il primo si inventò la Metafica. Il secondo rese universale la Pop-Art
Ambedue hanno rivoluzionato il concetto di estetica... 
solo immaginare di poterli vedere insieme, 
è come poter ammirare il giorno e la notte contemporaneamente, nello stesso momento!



per vedere le immagini precedenti, clicca sul link qui sotto