RITENGO CHE SIA DOVERE DI CHIUNQUE E A MAGGIOR RAGIONE DI NOI ITALIANI, FARE DI TUTTO PER PROMUOVERE, SALVAGUARDARE E DIVULGARE L'ARTE IN TUTTE LE SUE ESPRESSIONI.
UNA SOCIETA' DISTRATTA SUI FATTI DELL'ARTE E' UNA SOCIETA' VOTATA ALL'IMPOVERIMENTO... E NOI, DA QUESTO PUNTO DI VISTA, LO SIAMO GIA' ABBASTANZA!






Vota questo blog

Siti
Visualizzazione post con etichetta Martina Adamuccio. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Martina Adamuccio. Mostra tutti i post

lunedì 27 febbraio 2017

Maurizio Cariati TUTTI IN SCENA a Milano


Un lavoro estremamente interessante quello di Maurizio Cariati... Fra pochi giorni a Milano...


TUTTI IN SCENA

MAURIZIO CARIATI

VERNISSAGE GIOVEDÌ 9 MARZO 2017 H.18.30

IN MOSTRA DAL 10 MARZO AL 9 APRILE 2017 | DA MARTEDÌ A SABATO H.16-19


Manifiesto Blanco è particolarmente lieto di ospitare nei propri spazi la personale di Maurizio Carati, Tutti in scena, che segna il ritorno dell’artista sulla scena meneghina dopo quasi due anni di assenza. La mostra, curata da Martina Adamuccio, è stata pensata appositamente per gli spazi di via Benedetto Marcello 46, e presenta un’accurata selezione di dipinti su tela di juta estroflessa e un corner di opere su carta. Caratteristico

dei suoi lavori è un morphing grottesco delle fisionomie, spesso dedotto da immagini fotografiche estrapolate da riviste o da internet, o realizzate dall’artista stesso: la maggior parte delle opere hanno per soggetto volti in close up, catturati e filtrati con l’uso del fisheye. I colori acrilici sono stesi direttamente su sacchi di juta con pennellate veloci e decise, che creano di volta in volta strati cromatici densi e materici, oppure lasciano intravedere la texture della fibra naturale. Di indubbio gusto contemporaneo, tuttavia il suo lavoro nasce dallo studio di artisti del passato recente: Bonalumi, con i suoi lavori spesso accompagnati da inganni ottico percettivi, ma anche Burri, per il quale la juta non rappresentava solo un supporto fisico ma parte integrante dell’opera stessa. Si potrebbe citare anche Lucio Fontana che, con i suoi Buchi e Tagli, sembra condividere con Maurizio non tanto i soggetti, ma certamente la volontà di registrare il gesto che modifica la forma originale della tela per permettere al fruitore di entrare dentro e andare oltre ciò che l’opera rappresenta. Là, dove Fontana instaurava un rapporto tra il bianco della materia e il nero del vuoto, Cariati tenta di creare un rapporto intimo, quasi carnale, tra osservatore e osservato. Da sempre legato al concetto di identità, il lavoro di Maurizio non permette di rimanere impassibili di fronte alla vita. Nel bene o nel male costringe l’osservatore ad

accogliere manie, paure, ossessioni, registrate e messe ironicamente in mostra senza veli: le debolezze del singolo individuo si trasformano in una forza travolgente che esonda dalla tela e si abbatte sullo spettatore.


MANIFIESTO BLANCO

via Benedetto Marcello 46 - 20124 Milano

mail: info@manifiestoblanco.com | mobile: 3895693638 | www.manifiestoblanco.com

mercoledì 17 giugno 2015

"Conversazione Platonica" - Davide Puma a Marini di Pistoia

L'amico Davide Puma al Marini di Pistoia... da non perdere! 



Dal 18 Giugno al 1 Agosto, Davide Puma esporrà le opere al Museo Marino Marini.
L'inaugurazione della mostra "Conversazione Platonica" è prevista Giovedì 18 Giugno alle H.17,30

La cultura di massa americana e occidentale dei giorni nostri e la penetrazione capillare e a larga scala di radio, televisione, cinema.. hanno consentito la creazione e diffusione di una cultura unitaria basata spesso sui consumi e sulla divulgazione di beni di consumo, idee e valori per certi versi uguali in tutto il mondo, o quantomeno nel mondo occidentalizzato.

Il ruolo della religione è stato per certi versi sostituito da quello della televisione. Quello strano oggetto nato con lo scopo di informare il mondo si è trasformato in prodotto da idolatrare e in cui trovare risposte alla nostra vita. La stessa ossessiva ripetizione dell’immagine della bottiglia della Coca Cola di Andy Warhol dimostra come alcuni oggetti siano diventati referenti più importanti rispetto ad altri valori interiori o spirituali. La cultura dell’usa e getta e il bombardamento di immagini a cui siamo sottoposti hanno provocato spesso un vuoto nella spiritualità e nell’energia che si può trarre da un’opera d’arte.

Ma c’è chi ancora lavora con lo spirito rivolto al passato, dove il pensiero ricorrente non è cosa facciamo, ma cosa siamo, dove il contenuto vale più del contenitore, dove lo spirito arricchisce corpo e mente. Questo si palesa osservando le opere dell’artista Davide Puma, (1971).

Le si osserva in religioso silenzio, perché in ogni pennellata vibra pura energia, e la bellezza dell’umanità intera fuoriesce attraverso i colori.

Una pittura antica la sua, ricca di storia ma anche di spirito, dove il rapporto tra l’opera e l’osservatore diventa intimo, suggestivo, quasi irreale. Il colore assume significati differenti e si pone come guida verso sensazioni alle volte estranee agli uomini moderni, sensazioni profonde che riportano ad una ricerca di sé e del mistero che avvolge ogni singolo uomo. Davide Puma non dipinge ciò che vede, ma ciò che secondo lui è. Prendendo spunto da maestri del passato riscopre il valore di una pittura materica e profonda, dove la pastosità del colore pare intrappolare l’essenza della vita. L’anima dei soggetti spinge verso di noi il valore reale delle cose e ci ricorda che in fondo la vera essenza è quella dentro di noi. I diversi soggetti riportano alla mente la diversità e l’individualità delle nostre storie ricordandoci che siamo fatti della stessa sostanza del cosmo: pura energia.

Molti suoi soggetti richiamano esplicitamente alla spiritualità intrinseca dei suoi lavori ma anche il profondo riferimento ad artisti del passato non viene celato e muta da opera in opera facendo giungere a noi un lungo viaggio attraverso la pittura dei secoli scorsi. Mistero, quello celato nei lavori di Davide Puma, che ricorda che “la cosa più bella che possiamo sperimentare è il mistero stesso, perché esso è la sorgente di tutta la vera arte e la vera scienza” (A. Einstein).
E così, guardando ogni singolo lavoro dell’artista ogni persona ritrova la propria storia, e se non dovesse ricordarla, è costretto a riviverla.


Giornalista e critica d'arte Martina Adamuccio

Museo Marino Marini
Corso Silvano Fedi, 30, 51100 Pistoia

lunedì 2 febbraio 2015

MARCO DEMIS - IL SEGRETO SVELATO a cura di Martina Adamuccio

 
un'opera di Marco Demis

MARCO DEMIS
IL SEGRETO SVELATO
a cura di Martina Adamuccio

28 febbraio | 18 aprile 2015

Inaugurazione sabato 28 febbraio ore 18,30

La Loft Gallery è lieta di presentare Il segreto svelato, la prima mostra personale in galleria di Marco Demis a cura di Martina Adamuccio.

Un percorso quello de Il segreto svelato, che ci porta a percorrere un cammino nella vita artistica dell'artista e che presenta un excursus dei suoi lavori passati e nuovi uniti a disegni lavorati con una pittura fresca e genuina.
Corpi e figure confinati in un ambiente ideale che vorremmo esistesse ma non c'è, le figure occupano ambienti a loro estranei che portano l'osservatore ad un percorso immaginario da percorrere per arrivare a comprendere. Ma la bellezza di tali opere si trova proprio in questo percorso che ognuno di noi è costretto ad affrontare.
Occhi grandi e profondi quelli delle figure rappresentate, e se gli occhi sono lo specchio dell'anima, Il segreto svelato è l'apertura attraverso gli stessi verso un mondo interiore e profondo a cui a noi è vietato entrare.
Quello che interessa l'artista, infatti, è “la seduzione e il non detto e non la fascinazione” che da essa ne possono scaturire, e cosi Marco Demis trova l'espressione solo “un espediente, una spontaneità premeditata in funzione di una provocazione”.
L'utilizzo preponderante della figura non impedisce però la contaminazione con oggetti satellite che intorno ad essa vengono rappresentati. Gli stessi tendono a caricare di significati remoti i singoli lavori che dialogano in questo modo con spazi, geometrie e decorazioni arabesche che con il loro apparente disordine negano in sé l'ordine stesso di ogni lavoro.
Il segreto svelato consiste proprio nell'evocazione di qualcosa che va oltre l'apparenza e ciò che viene dalla realtà rappresentato.
-Martina Adamuccio

Loft Gallery
via Margherita 47, 87064 Corigliano Calabro (Cs) | www.loftgallery.it | +39 347 5948491

martedì 13 maggio 2014

Inaugurazione mostra bi-personale di Debora Garritani e Aldo Sergio



Lo Studio d’Arte Cannaviello presenta la bi-personale dedicata ai due giovani artisti italiani
Debora Garritani e Aldo Sergio.
Testo critico di presentazione alla mostra di Martina Adamuccio.

Debora Garritani, nata a Crotone nel 1983 si laurea all’Accademia di Belle Arti di Brera nel 2012. Vive e lavora a Milano. Le sue sono opere fotografiche, basate soprattutto sulla sua fisicità, che mettono in luce la vita intesa dall’artista come “pellegrinaggio”.
I soggetti principali sono figure femminili misteriose, spettrali, che con la loro presenza e il contesto visionario e onirico in cui sono inserite fanno riflettere sul trascorrere del tempo e sull’esistenza umana.
La poetica dell’artista, abbraccia lo studio attento della luce, accennando a un qualsivoglia caravaggismo e a un omaggio all’iconografia e alle atmosfere della pittura preraffaellita. Il supporto delle fotografie è la carta cotone, solitamente usata per la tecnica dell’acquerello, il che contribuisce a donare alle immagini un particolare effetto pittorico.

Aldo Sergio, nato a Salerno nel 1982, si è dapprima laureato in Scienze antropologiche e successivamente si è diplomato in Scenografia. Vive e lavora a Milano. I suoi lavori, olio su tela, prevalentemente di piccolo formato, uniscono elementi arcaici e contemporanei a spazi silenziosi, spesso popolati da figure umane. L’ambiente che si crea ha degli evidenti richiami surrealisti, espressi tramite accostamenti insoliti di oggetti e persone. La sua ricerca artistica attraversa l’opera pittorica di Magritte, ma la supera e la trasforma per raggiungere un risultato personale composto da elementi e situazioni che affondano le loro radici in simbolismi anacronistici e sobrietà minimalista.

da giovedì 18 maggio 2014
Studio d'arte Cannaviello
Via Antonio Stoppani, 15, 20129 Milano

mercoledì 6 novembre 2013

"Ritratti d'autore" per Fondazione Lighea a cura di Martina Adamuccio

Come sempre, in mio inchino al popolo dell'arte. 
Sempre pronto, sempre disponibile, sempre generoso... e voi? 


"Ritratti d'autore"
per Fondazione Lighea
a cura di Martina Adamuccio




La Fondazione Onlus Lighea di Milano inaugura una mostra di opere pittoriche realizzate da pazienti con disagi psichici e artisti professionisti contemporanei in un doppio percorso che interpreta il ritratto femminile. A conclusione un’asta benefica, per sostenere le attività della Fondazione. 

Giovedi 5 dicembre ore 18.30
Palazzo di via santa Marta 15 , Milano

Asta benefica lunedì 9 dicembre ore 18.30 Fondazione Stelline, corso Magenta 61, Milano 

La cura dell’arte, mondi interiori che emergono a illuminare quel buio della mente in cui è difficile addentrarsi. Arte e psichiatria, due ambiti molto spesso in connubio, quando la possibilità di esprimere se stessi e il valore catartico del gesto artistico possono essere una via per la guarigione del paziente. Questo è lo spirito dell’iniziativa “Ritratti d’autore”, progetto espositivo perseguito dalla Fondazione Lighea Onlus di Milano, nata allo scopo di portare i pazienti a compiere un percorso evolutivo attraverso un servizio che integri aspetti psicoterapici, riabilitativi e farmacologici.
Il progetto “Ritratti d'autore” è una mostra di opere realizzate dai pazienti della Fondazione e da trentuno artisti professionisti del mondo contemporaneo, chiamati a sviluppare attraverso multiformi modelli espressivi un doppio percorso con un tema comune: il ritratto di donna.
“Quella comunemente definita arteterapia è un'esperienza clinica che pone al centro della sua pratica il fenomeno espressivo” racconta Martina Adamuccio, giovane critica d’arte curatrice della mostra. “È una tecnica molto utile, in uso sia nelle terapie dell'infanzia e dell'adolescenza sia nelle psicosi e nei disturbi di personalità nell'età adulta. Disegnare, usare i colori sui fogli, costruire forme, sono modalità espressive più semplici e più facili da realizzare rispetto alle parole e alla formazione di un discorso, e quindi, portano l'individuo ad esprimersi in maniera più spontanea. La produzione artistica, infatti, è dimostrato, ha effetti positivi sui pazienti affetti da disagio mentale e psicosi di diverso genere”.
I trentuno artisti contemporanei che fanno da contraltare ai pazienti fungono da guida, accompagnano idealmente i pazienti nel percorso espositivo, e allo stesso tempo sono testimoni del “mondo esterno”, nell’intento di eliminare le barriere per aprirsi a un mondo unico in cui la libertà espressiva sia il comune denominatore. A conclusione della mostra, tutte le opere saranno messe in asta e il ricavato sarà investito nelle attività di ricerca della Fondazione. 

Gli artisti professionisti: Gabriele Ardemagni - Giuseppe Bombaci - Barbara Bonfilio - Erica Campanella - Sara Cancellieri - Maurizio Cariati - Gianni Cella - Francesco Cervelli - Pierluca Cetera - Roberta Coni - Aldo Damioli - Marco Demis - Stefania Fabrizi - Massimo Festi - Antonio Finelli - Marco Formisano - Maurizio Galimberti - Cristina Iotti - Federico Lombardo - Anna Madia - Paolo Maggis - Ilaria Margutti - Antonello Matarazzo -Sabrina Milazzo - Davide Puma - Denis Riva - Alessandro Russo - Giovanni Sesia - Andrea Simoncini - Santiago Ydanez - Luca Zampetti. 

Lorenzo Canova, critico d’arte e autore di uno dei testi in catalogo, sottolinea: “È indubbio che una tale esperienza di collaborazione tra artisti e persone disabili superi la dimensione del laboratorio terapeutico e giunga al grande risultato di persone che riescono a rompere la prigione del proprio disagio psichico e a trovare una forma nuova di comunicazione e di interazione col mondo che le circonda, con cui riescono a integrarsi in modo creativo e costruttivo, facendo in alcuni casi nascere nuovi autori dotati di una propria
poetica e di un linguaggio autonomo. Gli artisti professionisti di questo progetto di eccellenza ricevono così il dono di vedere la loro opera diventare più viva e, in un certo senso, addirittura funzionale, grazie al confronto con persone destinate non soltanto a ricevere, ma anche a regalare il loro contributo esistenziale, emozionale, di pensiero e di creatività, costruendo un ponte fecondo di scambio per tutti gli attori-autori qui coinvolti e per dare all’arte e alla vita un volto nuovo”. 

Chiosa Giampietro Savuto, presidente della Fondazione: “Nei tanti anni in cui ho seguito persone colpite da questo disturbo ho potuto constatare l’importanza delle attività di natura artistica come forme di espressione di pensieri, sentimenti, emozioni che altrimenti rimarrebbero muti, di una vita interiore talvolta insondabile per altre vie. Del resto, tutte le forme di creatività artistica hanno spesso avuto una parentela con la sofferenza psichica, come attesta il lungo elenco di poeti, musicisti, pittori che ne sono stati sfiorati e in qualche caso travolti. Se la valutazione del valore artistico è compito della critica d’arte, anche la psicologia può quindi dire la sua. Come Fondazione Lighea abbiamo sempre cercato di risvegliare la creatività dei nostri pazienti: abbiamo creato servizi che rifiutano una logica di intervento normativa e omologante e li aiutino a trovare la propria espressione di vita”. 

Per informazioni al pubblico:
Fondazione Lighea
02 72001549
info@fondazionelighea.it
Press office:
Clarart
039 2721 502 / 335 6855705 claudiaratti@clarart.com

sabato 4 maggio 2013

DEBORA GARRITANI - What remains - a cura di Martina Adamuccio

DEBORA GARRITANI
What remains

a cura di
Martina Adamuccio

Dal 16 al 31 maggio 2013
Inaugurazione 16 maggio ore 18,30
Spazio Orlandi presenta la prima personale dell'artista Debora Garritani.
La mostra propone una serie di autoscatti che costituiscono un'indagine sui temi esistenziali ed in particolar modo sull'opposto dualismo memoria e l'oblio. Il senso profondo dei lavori è arricchito dalla scelta cromatica che Debora Garritani fa nella foto. L'uso del bianco e nero ha il compito di focalizzare l’attenzione sul concetto dualistico.
Una mostra sulle tracce che rimangono, quelle del passato come quelle del presente. Segni che sono affidati ad oggetti quali i vestiti, la rete metallica vuota o i capelli. Presenze quasi spettrali paiono ricordarci un tempo che ritorna all'infinito, manifestandosi in più forme. Ognuno di noi ha dentro ferite sopite che vorrebbe estirpare, tutto, però, persiste e sembra conservare la propria identità attraverso il tempo, malgrado ogni cambiamento.
Nel mondo contemporaneo il corpo oltre ad attestarci la nostra presenza, ci ricorda costantemente la nostra finitudine e la nostra fragilità, e cosi, anche l'uso di elementi come i capelli, materiale organico e fragile legato alla vita, è destinato a perpetuarsi in eterno oltre la morte. Una mostra che invita a raccogliersi in un silenzio quasi tombale, per poter riflettere su temi interiori profondi.


Spazio Orlandi
via Vespri Siciliani 16/4, 20146, Milano
La mostra è visitabile su appuntamento