RITENGO CHE SIA DOVERE DI CHIUNQUE E A MAGGIOR RAGIONE DI NOI ITALIANI, FARE DI TUTTO PER PROMUOVERE, SALVAGUARDARE E DIVULGARE L'ARTE IN TUTTE LE SUE ESPRESSIONI.
UNA SOCIETA' DISTRATTA SUI FATTI DELL'ARTE E' UNA SOCIETA' VOTATA ALL'IMPOVERIMENTO... E NOI, DA QUESTO PUNTO DI VISTA, LO SIAMO GIA' ABBASTANZA!






Vota questo blog

Siti
Visualizzazione post con etichetta Francesco Tadini. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Francesco Tadini. Mostra tutti i post

domenica 22 novembre 2015

DIALOGHI MILANESI

Allo Spazio Tadini una bella mostra da vedere!!!

 

DIALOGHI MILANESI 
a cura di Melina Scalise e Francesco Tadini
Spazio Tadini
via Jommelli, 24, 20131 Milano
fino al 19 dicembre

Emilio Tadini con Alik Cavaliere, Enrico Baj con una maschera africana Salampasu della collezione Passaré, Filippo Gianfranco Pardi con Mino Ceretti, Scimeca con Nino Attinà, Sergio Dangelo con Rosanna Forino, Enzo Togo con Tiziana Vanetti, Franco Mussida con Dario Brevi, Lucio Perna con Ludovico Calchi Novati, Francesca Magro con Sara Montani, Gaetano Fracassio con Florencia Martinez, Giorgio Albertini con Barbara Nahmad, Gabriele Buratti con Giorgio Celon, KayOne (al secolo Marco Mantovani) con Willow (Filippo Bruno), Mario De Leo con la coppia artistica Metaborg (Gianni Zara e Luca Motta) e per concludere Luciano Bambusi (fotografo) e Piero Mazzarella (attore) a cui è dedicata una sezione specifica in memoria dell’attore scomparso con la mostra dal titolo: Rivediamo Mazzarella.

La storia dell'arte non è un elenco di opere in ordine cronologico. E' un gigantesco insieme di storie di uomini e donne che si sono incontrati, lasciati, desiderati o persi. Le parole hanno accompagnato le loro vite, gli amori, le bevute in compagnia, le amicizie, i lutti, tanto quanto i loro dipinti, le loro sculture, fotografie, disegni e schizzi. Il dialogo, il confronto verbale, è parte dell’opera e, qualche volta, ne costituisce la premessa.

Dialoghi Milanesi è una mostra di arte, ma anche di parole e d’amicizia.. Qui, presso la Casa Museo Spazio Tadini, non poteva che partire dall’artista che ha fatto della sua arte un tutt’uno con le parole essendo, Tadini sia artista che scrittore. Prende spunto dal rapporto tra Emilio Tadini e Alik Cavaliere che hanno vissuto decenni a dialogare e creare in uno studio come in spiaggia in riva al mare. Per loro fu un arricchimento di vita e di creatività.

Scrive Alik: “sul finire degli anni Cinquanta si verifica per me un ritorno al dialogo con un rinnovato slancio a comunicare, in una ritrovata volontà di uscire dall’isolamento dello studio che era troppo andato popolandosi di angosciosi fantasmi… e tra i giochi proibiti, le metamorfosi, nel laboratorio di vetri e specchi, ho ritrovato il personaggio di Gustavo B, con la sua avventura, piccole storie quotidiane che rendevano forse il “gioco” più complesso”.

Nel dicembre 1959 il personaggio di Gustavo B e il ciclo di opere in cui viene rappresentato è esposto alla Galleria Bergamini.
Nella presentazione di questo lavoro Emilio Tadini scrive: “E’ raro vedere una intera mostra di scultura organizzata intorno ad un unico tema. (…) Cavaliere ha rinunciato deliberatamente, mi sembra, ad ogni tentativo di rapida sintesi del racconto. (…) Queste sculture di Cavaliere, una per una e tutte insieme, raccontano la storia di quell’approccio (e dissidio) violento, testardo e indispensabile. La storia dell’individuo che esiste oggettivandosi nel rapporto con qualcosa che è fuori dai suoi propri limiti. La storia dei suoi scontri, delle sue impossibilità e delle sue conquiste più elementari.”

Questo è un esempio di dialogo indiretto tra due artisti che si parlano anche attraverso l’analisi reciproca del loro lavoro. Così come fecero Enrico Baj e Alessandro Passaré, parlando di arte africana – e condividendone anche la passione collezionista - oppure Mino Ceretti con Gianfranco Pardi mettendo in comune anche nei luoghi di vacanza le loro prospettive progettuali e creative fino a non disdegnare il semplice gioco o la sperimentazione di altri linguaggi come il video.

Per la mostra Dialoghi milanesi siamo, poi, andati a cercare altri esempi , anche recentissimi, di dialoghi d’arte. Così abbiamo in mostra Filippo Scimeca con Nino Attinà, Sergio Dangelo con Rosanna Forino, Enzo Togo con Tiziana Vanetti, Franco Mussida con Dario Brevi, Lucio Perna con Ludovico Calchi Novati, Francesca Magro con Sara Montani, Gaetano Fracassio con Florencia Martinez, Giorgio Albertini con Barbara Nahmad, Gabriele Buratti con Giorgio Celon, KayOne (al secolo Marco Mantovani) con Willow (Filippo Bruno), Mario De Leo con la coppia artistica Metaborg (Gianni Zara e Luca Motta).
Tutti hanno in comune un terreno di dialogo che non è fatto solo d’arte, ma anche di parole, concetti ed elaborati concettuali che saranno parte integrante di questa mostra tutta da vedere e leggere al tempo stesso.


A completare i Dialoghi la mostra fotografica di Luciano Bambusi, “Rivediamo Mazzarella”, in memoria del grande attore milanese scomparso nel 2013, che interpretò al Teatro Franco Parenti l'adattamento dal romanzo “La Tempesta” di Emilio Tadini (Einaudi) per la messa in scena di Andrée Ruth Shammah.
PER ULTERIORI INFORMAZIONI: www.spaziotadini.com

martedì 3 giugno 2014

Arte 1945 – 2015 – Seconda Tappa: 1956 / 1967, in mostra alla Casa Museo Spazio Tadini 60 opere di grandi maestri della Milano artistica del dopoguerra.





Expo Milano in Arte 1945 – 2015 – Seconda Tappa: 1956 / 1967, in mostra alla Casa Museo Spazio Tadini 60 opere di grandi maestri della Milano artistica del dopoguerra. 

 
Inaugurazione: martedì 10 giugno 2014 dalle 18.00 alle 22.00.
L’expo prosegue fino al 10 luglio.
A cura di Francesco Tadini, Anna Daelli e Melina Scalise.

Artisti in mostra: Lucio Fontana, Ennio Morlotti, Enrico Baj, Gianni Dova, Valerio Adami, Lucio Del Pezzo, Emilio Tadini, Ercole Pignatelli, Mimmo Rotella, Alik Cavaliere, Roberto Crippa, Alfredo Chighine, Bepi Romagnoni, Gianfranco Pardi, Mino Ceretti, Emilio Scanavino, Guy Harloff, Renato Volpini, Cesare Peverelli, Aldo Bergolli, Giò Pomodoro, Sergio Dangelo, Aldo Mondino, Rodolfo Aricò, Philip Martin, Edoardo Franceschini, Mario Raciti, Claude Viseux, Cesare Peverelli, Carlo Ramous, Gianni Bertini, Gianfranco Ferroni, Arturo Vermi, Antonio Recalcati, Carmelo Cappello, Giancarlo Ossola, Remo Bianco, Claudio Olivieri, Valentino Vago, Rosanna Forino, Ludovico Calchi Novati, Gustavo Bonora, Mario De Leo. 

La mostra raccoglie una selezione di circa sessanta opere con le quali vengono rappresentati 43 artisti che hanno indiscutibilmente avuto un ruolo da protagonisti nella storia dell’arte italiana e, in particolare, nella Milano anni ’60. L’esposizione è parte della rassegna Milano in Arte 1945 – 2015 che Spazio Tadini dedica alla città di Milano ripercorrendo tappe significative della sua crescita artistica e culturale che culminerà con Expo 2015.
La prima mostra della rassegna ha preso in considerazione il periodo 1945 – 1956 e si è svolta nel gennaio 2014.
Nelle prossime tappe – da autunno 2014 a tutto il 2015 – la selezione si allargherà agli architetti, ai designer, ai fotografi e agli stilisti che hanno contribuito a rendere Milano una delle capitali della cultura internazionale.
Si ringrazia per la collaborazione Fondazione Marconi di Milano, Pasquale Siniscalco, Galleria Tonelli, Poleschi Arte e tutti i collezionisti privati che hanno voluto contribuire all’esposizione.

SCHEDA DELLA MOSTRA a MILANO:

Spazio Tadini
Expo Milano in Arte 1945 – 2015

Seconda Tappa: 1956 / 1967

A cura di Francesco Tadini, Anna Daelli e Melina Scalise

Spazio Tadini
10 giugno – 10 luglio 2014
inaugurazione: martedì 10 giugno 2014 dalle 18.00 alle 22.00
Spazio Tadini, via Jommelli 24, Milano
Per informazioni:
Francesco Tadini mob. 366.2632523 – milanoartexpo@gmail.com
Melina Scalise mob. 366 4584532 – ms@spaziotadini.it

lunedì 21 aprile 2014

Milano in Arte 1945-2015 seconda tappa allo Spazio Tadini

Della prima tappa vi ho già parlato tempo (vedi http://lastanzaprivatadellarte.blogspot.it/2014/01/milano-in-arte-1945-2015-allo-spazio.html)... ora arriva la seconda... dove allo Spazio Tadini...



Milano in Arte 1945-2015 seconda tappa allo Spazio Tadini

Ercole Pignatelli, Lucio Del Pezzo, Valerio Adami, Emilio Tadini – MILANO IN ARTE a Spazio Tadini, a cura di Francesco Tadini. Dal 15 maggio al 4 luglio 2014 alla Casa Museo Spazio Tadini di via Niccolò Jommelli 24, la seconda tappa del ciclo di mostre MILANO IN ARTE 1945 – 2015 che proseguiranno fino al periodo di Expo 2015.  La mostra di Pignatelli, Del Pezzo, Adami e Tadini è resa possibile grazie alla collaborazione di Fondazione Marconi Arte Moderna e Contemporanea e Galleria Tega.  I protagonisti dell’arte, dell’architettura, della fotografia, del design e della moda che hanno fatto grande Milano dalla fine della Seconda Guerra Mondiale a Expo 2015 rappresentati e raccontati con una serie di mostre e incontri a Spazio Tadini curati da Francesco Tadini e Anna Daelli. L’Expo 2015 a Milano rappresenta un’occasione unica per una retrospettiva sul mondo artistico e culturale della città. Milano, oggi, deve la sua immagine internazionale in particolare a settant’anni di idee, di interconnessioni tra fatti e protagonisti che, dal Dopoguerra hanno accresciuto il suo ruolo culturale ed economico nel cuore dell’Europa e nel mondo. Una storia fatta da tanti professionisti, qualcuno non sempre riconosciuto dal grande pubblico e dal mercato, nonché da movimenti di pensiero, organizzati e teorizzati, che hanno cambiato il nostro modo di vivere. La Rassegna Milano in Arte dal 1945 al 2015 si propone dunque lo scopo di ripercorrere alcune tappe, di riscoprire alcuni personaggi fino a porre i riflettori sul nuovo. >
“La prima tappa della Rassegna Milano in Arte - inaugurata a Spazio Tadini il 15 gennaio 2014 – ha preso in considerazione il periodo 1945 / 1956. Al culmine della crisi economica globale che stiamo attraversando, la scelta è stata di ripartire proprio dall’epoca della ricostruzione e della rinascita di quel complesso e vasto tessuto culturale che ridiede slancio e centralità alla metropoli lombarda – sottolinea Francesco Tadini – Il destino di una grande metropoli deriva dalla storia delle idee e della bellezza non meno che dalle mutevoli fortune economiche”.
Dal 15 maggio al 4 luglio 2014, presso la Casa Museo Spazio Tadini di Milano si ricapitoleranno gli anni Sessanta partendo da un gruppo di artisti – Valerio Adami, Lucio Del Pezzo, Ercole Pignatelli, Emilio Tadini – che hanno vissuto, attraverso vie anche differenti, il centro della scena milanese in particolare di quegli anni e che sono stati veri innovatori dell’arte in una carriera più che quarantennale. Di tale carriera si da esempio con una selezione di opere che, comprendendo i decenni successivi arrivando fino ai nostri giorni.
La mostra si amplierà, dal 4 giugno fino al 4 luglio 2014, con i lavori di più di trenta artisti con opere del periodo compreso tra il 1957 al 1967 per rileggere la storia attraverso il linguaggio dell’arte.

Valerio Adami (Bologna, 17 marzo 1935)
Valerio Adami, tra i grandi protagonisti dell’arte europea contemporanea è ideatore di uno stile originale che definisce la struttura degli oggetti contrapponendo colori puri privi di chiaroscuro, delineati da un contorno nero e netto. Paolo Fabbri – “Nel nitore delle linee e nella saturazione del colore il lessico di Valerio Adami è enigmatico. Non è un segreto che si nasconde nelle profondità dell’io, nello spessore del mondo o nelle pieghe della cultura. È un enigma che risiede nella superficie della rappresentazione, nelle unità e nelle regole della composizione che il pittore indica e schiva. Il mistero non è nel profondo, ma nelle pieghe dell’evidenza planare del testo che Adami ci dà a vedere”.

Lucio Del Pezzo (Napoli, 13 dicembre 1933)
Gillo Dorfles
– “Lucio Del Pezzo si è foggiato, ormai, un suo preciso universo formato di oggetti personali elevati a potenza di alfabetario privilegiato: mensole, cubi, losanghe, piani inclinati, bersagli, birilli, manichini, che non hanno più il loro iniziale valore di riferimento semantico a una realtà, sia pur metamorfosata, ma che sono, invece, un gergo privato, quasi un’etichetta, a testimonianza della continuità nel tempo della sua invenzione figurativa. Dell’antico rapporto con la pittura metafisica italiana è rimasto ben poco: forse soltanto un aggettivo, utile come richiamo e anche come argine di fronte all’incalzare di altri eventi dai quali Lucio Del Pezzo vuole difendersi e tutelarsi. Tutte le recenti vicende dell’arte visiva: dal pop all’op, dall’arte povera a quella concettuale, hanno lasciato scarse tracce sul suo lavoro appunto perché lo stesso ha potuto svolgersi al riparo d’uno robusta matrice partenopea e d’una presunta ascendenza storica.”

Ercole Pignatelli (Lecce, 28 aprile 1935)
Salvatore Veca
– “L’opera di Ercole Pignatelli ci consegna, nell’intrico dei suoi percorsi e dei suoi intrecci polimorfi, al sogno ricorrente di una felicità possibile. La sua selva di forme,di segni e di metamorfosi è come una foresta onirica e visionaria, in cui la piega barocca del tratto di fondo sembra a volte spezzarsi ed evaporare. Per dirci al tempo stesso, la prossimità e la distanza di un mondo aurorale e sorgivo destinato alla perdita e alla dissipazione. Vi è un contrassegno che mi colpisce nell’ambito dell’osservazione, nella meditazione e nell’indagine sull’opera di Pignatelli: è il contrassegno di una essenziale libertà dell’artista, che coincide con la fedeltà a se stesso, e con la sua voglia di verità. In questo senso preciso, l’opera di Ercole Pignatelli è il promemoria di una passione vorace, funambolica e acrobatica, per le forme e le metamorfosi, nel tempo della memoria, che è il tempo dell’attesa.”

Emilio Tadini (Milano, 1927 – Milano, 25 settembre 2002)
Arturo Carlo Quintavalle
– “Emilio Tadini ha dipinto con gioia e ironia e questa gioia e ironia, e insieme questa profonda consapevolezza dell’artista come ideologo e creatore di organiche visioni del mondo, ne fanno la figura più rilevante dell’arte della sua generazione in Italia e una delle maggiori in Europa, una figura che è stata finora da molti citata e imitata. (…) Forse il contributo più importante che Emilio Tadini lascia all’arte di oggi è l’idea che si possa ancora, in pittura, costruire un racconto. Non un racconto proposto con immagini della tradizione realista, e neppure un racconto pensato attraverso le memorie, le stratificazioni dell’informale, e neppure un racconto pensato attraverso la dilatazione delle dimensioni, l’analisi materica e il trasferimento di questa sull’opera come nel caso della pop americana. No, Tadini ha proposto un altro tipo di esperienza e una differente sintesi e proprio per questo, per la sua capacità incredibile di mettere insieme una complessa, storica esperienza delle immagini, ma anche delle parole, per la capacità di operare attraverso la musica, che conosce e sperimenta, e insieme per la volontà di porre l’artista come uomo della storia e quindi presente nel dibattito dell’oggi, per tutto questo Tadini ha lasciato e lascia, ben oltre tanti altri pittori del presente e del recente passato, un’impronta importante nell’arte.”


sabato 1 febbraio 2014

martedì 4 febbraio allo Spazio Tadini....

Il prossimo 4 febbraio, allo Spazio Tadini - Milano, succede di tutto! 
Ben tre mostre inaugurano in contemporanea...


Claudio Lucatelli presenta a Spazio Tadini dal 4 al 26 febbraio 2014 Il vento nel mio giardino

 

Inaugurazione 4 febbraio  2014 dalle ore 18.30 alle 21
Spazio Tadini via Niccolò Jommelli, 24 Milano
Apertura da martedì a sabato dalle 15.30 alle 19
Un artista materico che raccoglie sulla tela stralci di giornali, fotografie, pagine di libri, cellophane e parole, modificando i riferimenti visivi e giocando con la semantica, le forme e i colori. Un modo di fare pittura che focalizza l’attenzione sulla complessità, la confusione e la precarietà di cui soffre l’uomo contemporaneo. Il titolo della mostra prende spunto dal titolo di un suo lavoro: “Il vento nel mio giardino”. Un elemento naturale che più di chiunque altro esemplifica la possibilità di cambiamento casuale delle cose e dell’eventualità di distruggerle.
“E venne il giorno in cui le parole non furono abbastanza e neppure le forme riuscirono a essere e solo i colori sopravvissero, senza coprire le tracce di ciò che accade e fu raccontato”. Se visitare una mostra è come entrare in un racconto questa sarebbe la giusta premessa alla visita nel mondo pittorico di Claudio Lucatelli.
L’uomo entra nelle tele di Lucatelli prevalentemente con la parola o solo in frammenti di immagine, quasi mai dipinti ma ripresi da fotografie o ritagli. In molti degli ultimi lavori l’ambientazione è prevalentemente esterna e in questo spazio, che allude al contesto naturale, le immagini, le forme, le parole e i segni si relazionano. Casualità o destino, muovono, agitano, modificano, alterano, scompongono e ricompongono, calmano. Le forze non agiscono mai sull’oggetto, sull’uomo o sul suo prodotto, ma sul costrutto mentale delle cose, sul concetto, sulla categorizzazione delle idee.
La ricerca espressiva dell’artista è in pieno fermento, ma gli elementi compositivi del suo linguaggio pittorico sono ben chiari: si stanno evolvendo verso una pittura sempre più informale in cui è ormai consolidata la scelta del collage e del dialogo tra semantica, semiotica e pittura.
Biografia di Claudio Lucatelli
Nato a Specchia (LE), architetto laureato in indirizzo Tutela e Recupero dei Beni Storici e Architettonici è cresciuto artisticamente nella Libera Accademia di Pittura di Vittorio Viviani (esponente del chiarismo lombardo) di Nova Milanese agli inizi degli anni 80. Coltivando da sempre la passione per la pittura espone la prima volta (una collettiva) nel 1999 nell’ambito della rassegna “Arte e Movimento” curata dall’artista Pasqualino Colacitti. Sono seguite altre collettive invitato dalla Famiglia Artistica Desiana. Alla Galleria SARGADELOS di Milano nel 2000, al Circolo Culturale “il Pettirosso” sempre a Milano nel 2001, allo spazio espositivo Cento Firme di Lissone nello stesso anno. Alla Galleria E. Mariani di Seregno nell’ambito della rassegna “il linguaggio figurativo nelle scuole medie” nel 2002 e ancora nello Spazio Cento Firme a Lissone. I lavori più recenti risentono dell’influsso dell’amico ed artista Giovan Battista Pastorelli esponente del Decostruzionismo Italiano. Nel 2003 realizza una personale nel Palazzo Arese Borromeo di Cesano Maderno in occasione della rassegna” Echi del Salento” e nello stesso anno una personale a Como in S. Pietro in Atrio. Nel 2012 personale a Specchia (Le) nel Castello Risolo in occasione della manifestazione “Coincidentia Oppositorum”. A Marzo 2013 ospite nel Bianco Art Cafè di Seregno con la rassegna Grida Quieti. A Dicembre 2013 partecipa alla Collettiva Pro Lampedusa SAVE MY DREAM allo Spazio Tadini di Milano Alcune testate giornalistiche hanno pubblicato e descritto il suo lavoro, tra queste Il Cittadino, L’Esagono, Nuova Rassegna di Studi Meridionali, il Corriere di Como, la Gazzetta del Mezzogiorno, Qui Salento, Il Quotidiano di Lecce e il Giornale di Seregno.
Il vento nel mio giardino
“E venne il giorno in cui le parole non furono abbastanza e neppure le forme riuscirono a essere e solo i colori sopravvissero, senza coprire le tracce di ciò che accade e fu raccontato”. Se visitare una mostra è come entrare in un racconto questa sarebbe la giusta premessa alla visita nel mondo pittorico di Claudio Lucatelli. L’artista ci offre una pittura materica dove sulla tela troviamo fogli di carta, libri, cellophane, frammenti di quotidiani, pagine di libri, parole evidenziate o testi o segni scritti sulla tela. Una serie di frammenti e tracce che appartengono come ad un racconto interrotto. A irrompere c’è la gestualità del colore che copre, che schiaccia, che scarabocchia e segna l’inizio di un nuovo percorso semantico e segnico. Il giallo, il rosso, il blu, il verde, il nero e il viola sono tra i colori ricorrenti. Insieme segnano il cambiamento emotivo, concorrono alla demolizione e alla costruzione dell’immagine non mantenendo alcuna appartenenza alle cose. Nelle tele di Lucatelli possiamo trovare un cielo verde, una nuvola rossa tanto quanto un cielo nero come la pece. Se nei primi lavori la tecnica del collage portava l’artista ad una raffigurazione senza chiari riferimenti contestuali, nell’ultimo ciclo prevale l’ambientazione esterna. Titoli come “ il vento nel mio giardino”, “nuvola nera”, “quel che rimane della casa”, portano la modalità espressiva pittorica di Lucatelli fuori dalle “mura mentali” o domestiche (si è dedicato anche alla raffigurazione di diverse nature morte con piatti di frutta). L’ambientazione è spesso chiaramente esterna e la pittura si confronta con la forza espressiva degli elementi naturali volutamente trasfigurati. L’uomo entra in questo spazio con il verbo, la parola, i frammenti di immagine e, in questa collocazione, si confronta con gli elementi naturali dove avversità temporali, casualità o destino, muovono, agitano, modificano, alterano, scompongono e ricompongono, calmano. Le loro forze non agiscono mai sull’oggetto, sull’uomo o sul suo prodotto, ma sul costrutto mentale delle cose, sul concetto, sulla categorizzazione delle idee. Per esempio nell’opera “quel che rimane della casa”  non vediamo una casa, ma il segno che la rappresenta. Potrebbe essere la casa di chiunque, potrebbe avere qualsiasi forma o rilevanza architettonica, ma poco importa. Per Lucatelli è “la casa” ad entrare nel paesaggio, le cui fondamenta sembrano appena trattenute da un segno orizzontale a matita. Il prato è altrove, è sopra le teste: nel cielo. E’ lì che esiste il vero oggetto, la “vera casa” che è data da un groviglio spesso informe, più o meno materico in cui nulla vi si riconosce se non il senso della complessità, del groviglio, della massa filamentosa e geneticamente preordinata della nostra essenza. Forse l’Io. Queste forme aggrovigliate di segni sono ricorrenti negli ultimi lavori di Claudio Lucatelli. Sono tratti a matita che intervengono come uno scarabocchio al centro della composizione e si insinuano, con le loro forme spesso allungate, altre volte simil sferiche nella storia. Quando sono scomposte o allungate sembrano sprigionare un’energia edificante tale da alimentare costruzioni di forme e immagini volte verso l’alto come vediamo in “fiori di Roma” o sempre nella serie “Il vento nel mio giardino”. Quando l’ammasso segnico si raggomitola in se stesso i suoi lavori entrano in una sorta di calma energetica con una dominanza di linee orizzontali come nel caso dell’opera “quel che rimane della casa”. La ricerca espressiva dell’artista è in pieno fermento, ma gli elementi compositivi del  suo linguaggio pittorico sono ben chiari: si stanno evolvendo verso una pittura più informale in cui è ormai consolidata la scelta del collage e del dialogo tra semantica, semiotica e pittura. Le tele di Lucatelli rappresentano bene l’insieme delle fonti d’informazione e stimolo a cui l’uomo contemporaneo è soggetto, tanto quanto l’insieme delle forze generate dal contesto ambientale in cui vive e il senso di confusione e precarietà di cui soffre.
Melina Scalise

-------------------------------------

L’artista Franco Scepi presenta #CANCELLATO Emilio Tadini

 

Ospita la 23° tappa nazionale dell’evento # CANCELLATO di
FRANCO SCEPI :
# CANCELLATO/EMILIO TADINI
martedì 4 al 26 Febbraio 2014 

inaugurazione 4 febbraio ore 18,30 Spazio Tadini via Niccolò Jommelli, 24 Milano
Con la  partecipazione dello scrittore Andrea Pinketts, dell’attrice Xena Zupanic e con “l’intervista impossibile” a cura del meta-critico Nicola Gentile e la proiezione della presentazione di Gillo Dorfles a Franco Scepi presso la Galleria Marconi.
Un evento, una performance, ma soprattutto una provocazione per restituire attenzione e visibilità al nostro patrimonio artistico e culturale. Dalla Statua di Marco Aurelio a Roma a Emilio Tadini a Milano è così che Franco Scepi, vuole puntare il dito sulla trascuratezza in cui versano i nostri beni culturali. L’artista rifocalizza l’attenzione sull’uomo, sulla bellezza e sull’arte ritenendoli valori da cui ripartire per un rilancio sociale e uno sviluppo più consapevole. Finora sono 22 i monumenti # CANCELLATO e l’intervento a Spazio Tadini si sposta all’intellettuale Emilio Tadini, figura eclettica e rappresentativa della cultura e dell’arte milanese e non solo.
L’esposizione a Spazio Tadini accoglierà la perfomance di Franco Scepi su alcune opere di Emilio Tadini selezionate per l’evento. Inoltre, nel salone, verranno riproposti alcuni elementi dell’atelier di Tadini che faranno da scenografia anche ai lavori che hanno contraddistinto le tappe decisive dell’artista Franco Scepi dall’ideazione e realizzazione del “Man’s for peace”, sottoscritto da Gorbačëv a dei pezzi di Over Ad’Art per cui fu premiato a New York nel 1987 con l’oscar per la pubblicità.
“Etichetto con gli Hashtag # CANCELLATO” il lavoro di Emilio Tadini .-dichiara Franco Scepi-  perché  è stato grande protagonista della cultura italiana, uomo  eclettico, innovatore dei linguaggi;  pittore, scultore, scrittore, poeta e molto altro ancora – spiega l’artista Scepi – “Cancello” Emilio Tadini del quale fui frequentatore dagli anni cinquanta, in quella Milano nebbiosa e prodigiosa, dove al Bar Jamaica della signora Lina a Brera, insieme a Manzoni, Recalcati, Fontana, Morlotti, Mulas, Alfa Castaldi e tanti altri artisti, fotografi, scrittori, si stanziava e si inventava  il futuro.  Etichetto con l’hashtag  # CANCELLATO rifacendomi alle mie origini di arte Fluxus, alle utopie che sintetizzavamo nel concetto “arte e vita”, alle mie azioni  “OVER, sovrapposizioni/cancellazioni,  che operavo da gli anni 60 sulle  mie stesse creazioni “reclame” per De Rica, Cirio, Deborah ecc….# CANCELLATO ( azione Over Ad’ Art ) è una etichetta che marchia “ i prodotti della storia”  a cui diamo scadenza per il diffuso disinteresse alla cultura, come un prodotto della storia che non serva più.
Con questa azione voglio colpire l’indifferenza, il disinteresse, la superficialità, la negligenza, verso i valori dello spirito ed indurre alla riflessione per il ritorno ad un nuovo rinascimento, ad una comunicazione,  più etica,  per riscoprire il valore dell’arte per la vita”.
Franco Scepi nel mese di ottobre 2013 ha istallato fisicamente nella realtà  il suo  hashtag # Cancellato su i monumenti della storia dell’arte italiana in 22 città, per indurre alla riflessione verso il valore della cultura per gli uomini e la vita di tante vittime del lavoro che sono state cancellate. Scepi ha dedicato la sua opera all’associazione  “Anmil”  con la testimonianza critica dello storico dell’arte Enrico Mascelloni.
L’azione dell’artista Franco Scepi è  iniziata dalla statua di Marco Aurelio in Campidoglio a Roma, con il supporto della Soprintendenza ai Beni Culturali e dei Comuni dove è stata creata l’azione avvenuta contemporaneamente: ad Asti, Brescia, Caltanisetta, Campobasso, Caserta, Catanzaro, Cuneo, Fermo, Grosseto, Formia, Macerata, Mantova, Piacenza, Reggio Emilia, Siracusa, Torino, Rovereto (Trento), Varese, Vibo Valentia .

Biografia Franco Scepi
 Franco Scepi è figlio d’arte, madre pittrice, padre con vena poetica, zia musicista. Gillo Dorfles lo gli ha conferito l’appellativo di Inventore polivalente e ne ha ben ragione dal momento che Scepi ha sperimentato tutti i media e linguaggi: pittura, pubblicità teatro, cinema, pubblicità.
Franco Scepi infatti fu architetto scenografo al Teatro alla Scala di Milano (allievo di Nicola Benois) e in televisione (L’amico del giaguaro) e regista di film d’autore, Can Cannes e Packaging, presentati alla Biennale di Venezia nel 1980 e 1982, ha realizzato short-film, video-performance, video musicali e spot pubblicitari.
Nei primi anni 60 filma e fotografa eventi straordinari. È affascinato dal fuoco, dall’acqua, dalle conflittualità della natura, segue gli interventi dei pompieri e crea documenti visivi che definisce “effetti fuoco”, anticipando le correnti dell’arte concettuale.
Quando Andy Warhol rappresentò le sue Campbell’s Soup, ed i prodotti furono considerati segni d’arte contemporanea, Franco Scepi ne seguì l’esempio tanto da condividere con l’artista anche dei momenti creativi per Campari. Negli anni 70 e 80  ha lavorato per importanti aziende e prodotti: Cirio, Arrigoni, Ramazzotti, BIC, Deborah, Ovomaltina, San Pellegrino, Antonini, Castelli, Fiorucci, Autogril, Gaggia, GS, Euromercato.
Con Lino Casa e Claudio De Micheli fonda a Milano nel 1967 l’agenzia CDS dove nel 1977 entra come socio Gianni Sias, e nel 1977 è co-fondatore e promotore della casa di produzione Mercurio Cinematografica con i soci. Negli anni 80 con il gruppo dei soci fonda le agenzie Eurocom ed Azzurra.
Per oltre 10 anni, erede di Fortunato Depero in Casa Campari si è occupato dell’immagine dei prodotti dell’azienda, creando, producendo e dirigendo personalmente anche gli spot televisivi.
Frequentatore di Andy Warhol, ha definito il suo lavoro Over Ad’Art ed è stato premiato nel 1987 a New York con l’Oscar per la Pubblicità. Tra gli eventi Over Ad’Art “Caffè ad Arte”, creato e realizzato con Mario Schifano e con la partecipazione dell’attrice Brooke Shields. Over Ad’Art sintetizza una forma di espressione successiva alla Pop art. L’artista non utilizza più le immagini create da altri, ma rielabora le immagini pubblicitarie da lui stesso prodotte in un’opera successiva recuperandone i segni estetici ed usufruendo dei materiali originali in suo possesso. Over Ad’Art simboleggia e propone l’estetica nella comunicazione di massa per elevare l’immaginario collettivo.
Ha inventato la prima auto elettrica d’artista, riproposta da un suo spot. Ha disegnato manifesti per registi internazionali tra i quali Brian De Palma, Werner Fassbinder e ha progettato, dal 1980, eventi per costruire l’immagine della Città di Milano: Panoramica dei film di Venezia, Carnevale Ambrosiano, Festa dei Navigli, Topix: video scultura in Piazza Duomo.
Nel 1999 Michail Sergeevič Gorbačëv ed i Nobel della Pace hanno sottoscritto l’immagine Man for Peace, creata da Scepi nel 1977 per il manifesto del film L’uomo di marmo di Wajda, ispirata da Karol Woitjla e definita simbolo anticipatore del crollo del muro di Berlino. Differenti copie del monumento, con il sostegno del Museo MAGI, sono state acquisite da Città e Gallerie d’Arte. Con il simbolo Scepi’s Man for Peace sono stati premiati dai Nobel, personaggi dello spettacolo che si sono distintisi per il loro impegno etico, tra i quali Roberto Benigni nel 2002, Nazionale Cantanti nel 2003, Cat Stevens nel 2004, Bob Geldof, Dawn Engle e Ivan Suvanjieff nel 2005, Massimo Cacciari nel 2007, Claudio Baglioni nel 2008.
Fra le sue opere più recenti, si segnala il grande monumento “Goccia della Terra”, esposto alla Fondazione Dino Zoli di Forlì. Il monumento, pensile, è dedicato a tutte le madri della Terra, a partire da Jetsum Pema, sorella del Dalai Lama e Grande Madre del Tibet, alla quale Franco Scepi ha donato il progetto dell’opera. La scultura è alta 4 metri x 1,80, pesa 10 quintali ed è stata realizzata dall’autore in terracotta refrattaria, secondo i metodi dell’antica Tebe, dichiara Scepi, e dipinta con colori traspiranti.
----------------------------------------

Gustavo Bonora dal 4 febbraio a cura di Francesco Tadini

 

Il lavoro di Gustavo Bonora è legato saldamente al corpo dell’arte del Novecento e a quei tessuti,  organi e articolazioni che gli hanno dato vita e sconfinato  le frontiere temporali del nuovo Millennio.

Un lavoro di Frontiera avviato in un dopoguerra milanese particolarmente ricco di cantieri culturali nei quali si costruivano anche le case che ancora oggi abitiamo. Un processo che vede interconnettersi  – ancora con inesauribile manualità – le discipline dell’arte e della conoscenza dell’uomo.
Sarà per questo che Gustavo Bonora intraprende, parallelamente all’attività artistica, quella di psicoanalista. Non si può preferire Bonora pittore a Bonora psicanalista se non per vizio. L’occhio vuole la sua parte e concede raramente un “pari” alla riflessione che ne maturi l’acutezza. Ma è sufficiente scavare un poco per sondare le radici della indiscutibile qualità pittorica di Bonora e recuperare il terreno che le nutre. Terreno delle più grandi conquiste etiche, oltre che estetiche, della generazione che precede chi oggi è nel mezzo del cammin di nostra vita.
Se l’arte informale – territorio di sperimentazione privilegiato da Bonora – è stata, consapevolmente o no, la risposta artistica che l’Europa ha dato alla crisi morale e politica conseguente agli orrori della seconda guerra mondiale, allora non si può che risalire ai progenitori e alla loro epoca (di quasi tutte le avanguardie artistiche successive oltre che dell’informale): i surrealisti e la prima guerra mondiale. Guerra nella quale, come racconta lo storico americano Eli Zaretsky (in I misteri dell’anima. Una storia sociale e culturale della psicoanalisi) “(…) uno studente francese di medicina, a nome André Breton, fece una suggestiva scoperta: mentre curava un soldato traumatizzato, il quale si era costruito la fantasia che la guerra fosse finita, le ferite dei soldati fossero solo dipinte e i morti cadaveri presi in prestito dalle facoltà di medicina, Breton cominciò a dare forma alle idee del movimento che chiamerà surrealismo…”
Va ricordato  che, in quel periodo tutti i più stretti collaboratori di Freud lavorarono con i soldati affetti da nevrosi traumatica. Abraham dirigeva un ospedale di smistamento sul fronte orientale. Ferenczi organizzò il reparto psichiatrico di un ospedale militare di Budapest. Ernst Simmel dirigeva un ospedale psichiatrico da campo a Posen.
E’ ancora Zaretsky a concludere, con le parole di W.H.R. Rivers, medico inglese convertito alla psicanalisi: “Si direbbe che il destino ci abbia offerto una straordinaria occasione per mettere alla prova la verità della teoria freudiana dell’inconscio.”
Gli orrori della Grande Guerra fornirono l’occasione del superamento di una concezione positivista e meccanicistica nella conoscenza dell’uomo (i soldati traumatizzati venivano “curati”, fino ad allora, con abbondanti terapie elettroconvulsivanti, comunemente note come elettroshock) in favore di un nuovo inizio.
“L’io non è più padrone nemmeno in casa propria”. E: “L’immaginazione è forse sul punto di riconquistare i propri diritti”. Due proposizioni che hanno segnato il Novecento. Freud e Breton.
Breton legge gli scritti di Freud e applica le teorie psicoanalitiche sui malati e anche sulla scrittura. Nel 1919 insieme a Soupault elabora la scrittura automatica, attraverso la quale il pensiero viene liberato dal controllo della ragione e fa emergere la dimensione inconscia.
Il Surrealismo viene definito dallo stesso Breton: “Surrealismo, Automatismo
psichico puro col quale ci si propone di esprimere, sia verbalmente, sia per iscritto, sia in qualsiasi altro modo, il funzionamento reale del pensiero…” .
E’ proprio questa fuga dal controllo della ragione, questa emersione dell’inconscio a disegnare una delle più nette linee di demarcazione nella storia dell’arte e delle Avanguardie del Novecento. Ed è l’immersione di un pittore / psicanalista del livello di Gustavo Bonora in un lavoro che lo ha posto al centro di un gruppo milanese ben nutrito (da Mino Ceretti, Bepi  Romagnoni, Giuseppe Guereschi, Floriano Bodini, Emilio Tadini, per citarne solo alcuni) ad attuare uno slittamento ulteriore del ruolo dell’artista nella società.
Gli anni dell’impegno sociale e politico di molti artisti, dopo la liberazione dal fascismo, erano forieri di scelte e divisioni importanti. Implicito, per una certa parte della intellettualità schierata, il richiamo ad un ordine – una forma – che potesse, in modo diretto, servire le istanze della classe operaia.
Bonora, non “organico” (gli intellettuali organici erano essenziali, per Antonio Gramsci nella costruzione dell’egemonia culturale) già intellettuale di vaste e articolatissime letture -  da Sarte a Husserl, oltre che a Freud e Lacan -  non poteva che darsi la libertà di esplorare un sapere non richiesto da un sistema delle arti che doveva – per necessità anche mercantili – inseguire, in definitiva, centri di potere.
La sintesi surrealista, matrice di qualunque arte informale, era e resta per Gustavo Bonora, origine di un fruttuosissimo e lungo lavoro a cavallo tra arte e psicanalisi che, lungi dal perdere attualità, permette alla pittura – quella particolare operazione manuale attuata con colori e pennelli – di essere ancora in vetta alla classifica delle molteplici vie della conoscenza chiamate arti.
Francesco Tadini


 Biografia Di Gustavo Bonora
 Gustavo Bonora, nasce a Bologna nel 1930, conseguito il diploma di Maturità Artistica nel 1947, s’iscrive alla Facoltà di Architettura di Firenze. Nel 1956, ottenuta la cospicua borsa di studio dell’insigne “Collegio Venturoli” di Bologna, si trasferisce a Milano, dove è assistente dello scenografo Luciano Damiani del Piccolo Teatro della Città di Milano, attività che si protrae fino agli anni Sessanta, quando, nel fervido clima culturale milanese di quei giorni stringe le amicizie e le relazioni che decideranno il suo destino artistico, e saranno Attilio Forgioli, Gianfranco Pardi, Lello Castellaneta, Attilio Delcomune, Gianni Rossi, coloro coi quali parteciperà a “Società Nuova” l’iniziativa impegnata ad illustrare le tematiche di Brecht e Majakovskij, nonché il sodalizio che nel Settanta li aggrega intorno alle gallerie che allora erano dei veri focolai progettuali: la Bergamini, la Morone, la Marconi e la Solferino, e i nuovi compagni saranno Mino Ceretti, Claudio Olivieri, Giuseppe Guerreschi, Alik Cavaliere, Emilio Tadini.
 Formatosi nel gruppo italiano della Scuola di J. Lacan, EFP – Ecole Freudienne de Paris; nel 1980, alla dissoluzione dell’EFP, Bonora sarà fra i primi psicanalisti italiani ad iscriversi alla nuova associazione lacaniana La Cause Freudienne – Fondation du Champ Freudien, che nell’81, poco prima della morte di Lacan, si costituisce come Ecole de La cause freudienne (ECF).
Nel 1979 Bonora costituisce il Centro Culturale S. Tecla dove tiene un seminario di psicanalisi riferito all’insegnamento lacaniano che dura fino all’82, anno nel quale partecipa alle attività italofrancesi dell’Intercartels.
Nel 1983 è invitato da G. B. Contri – membro dell’ECF e curatore dell’opera lacaniana in Italia – a costituire l’associazione IL LAVORO PSICOANALITICO, cui partecipa fino al ’92. Dal ’93 partecipa ai lavori dell’Associazione Psicanalitica Lacaniana Italiana (APLI), ora NODI FREUDIANI, di cui è cofondatore e nel ’99 ne assume la presidenza, ora è Socio Onorario e membro del Direttivo.
Suoi scritti appaiono dal ’79 all’82 nell’informativo del C. C. S. Tecla “IN FOLIO”, nello stesso periodo in “CONTROCULTURA” della Shakespeare & Company, Milano e nelle pubblicazioni di IL LAVORO PSICOANALITICO dall’83 al ’92, Sic-Sipiel, Milano: AA. VV.: “Lavoro dell’inconscio e lavoro psicoanalitico”, “Lexikon psicoanalitico e enciclopedia”, “Passioni, pulsioni e affetti”. Nel ’97 in Scibbolet N° 3, rivista di APLI.
 Se fu per gioco che nel Sessanta Bonora, Ceretti, Pardi e l’amico musicista Carlo Ruffini si misero a “suonare” nella cantina di Pardi a Boccorio, accadde che Davide Mosconi, Enzo Gardenghi e Marco Cristofolini (veri musicisti) la presero sul serio e nello studio di Gustavo, installata una stanza sonorizzata, s’incominciò a registrare. Per farla breve, nel Sessantanove la Playco registrò quello che divenne il “Quartetto” (Mosconi: piano, Gardenghi: saxtenore, Bonora: cello, Cristofolini: percussioni), cui seguì il gruppo NADMA che, oltre ad apparire seriamente nelle sale (Milano, Teatro Uomo, Teatro Manzoni, Centro Lepetit, ecc, anche in giro: Genova, Firenze, Roma, ecc.), captati dal produttore Gianni Grandis, nacque un vinile 68 giri della RCA, allora saranno: Davide Mosconi (piano), Ines Klok (arpa e violino), Gustavo Bonora (flauto, clarone e cello), Mino Ceretti (flauto e contrabbasso), Marino Vismara (cello), Franco Pardi (tromba e altosax), Otto Davis Corrado (tromba e saxtenore), Marco Cristofolini (percussioni e violino).Il tutto oggi è editato in due CD di “alga marghen 2008” (producer: Emanuele Carcano, cordination: Gabriele Bonomo).
Successivamente, si delinea maggiormente l’interesse e l’impegno di Bonora per la psicanalisi, attività che ottempera con la pittura, ma con distacco dal mondo espositivo. Nel 1979, costituita con Rosy Menta la Nuova Argallery Centro Culturale S.Tecla, terrà con M. Focchi e A, Barbui un seminario di psicanalisi riferito all’insegnamento lacaniano che dura fino all’82, quindi partecipa alle attività italofrancesi dell’Intercartels e, formatosi nel gruppo italiano della Scuola di J. Lacan, EFP – Ecole Freudienne de Paris; nel 1980, alla dissoluzione dell’EFP, Bonora è fra i primi psicanalisti italiani ad iscriversi alla nuova associazione lacaniana La Cause Freudienne – Fondation du Champ Freudien, che nell’81 che, poco prima della morte di Lacan, si costituisce come Ecole de La cause freudienne (ECF).
Nel 1983 è invitato da G. B. Contri – membro dell’ECF e curatore dell’opera lacaniana in Italia – a costituire l’associazione IL LAVORO PSICOANALITICO, cui partecipa fino al ’92. Dal ’93 partecipa ai lavori dell’Associazione Psicanalitica Lacaniana Italiana (APLI), ora NODI FREUDIANI, di cui è cofondatore e nel ’99 ne assume la presidenza, ora ne è Socio Onorario.
“Nuova Arsgallery” Centro Culturale S. Tecla chiude nel 1982 e Bonora, sempre più impegnato nel campo psicanalitico, si trasferisce nell’entroterra ligure fino al 2009. Attualmente rientrato a Milano, fonda e gestisce con Rosy Menta e Daniela Basadelli Delegà l’Associazione Culturale polivalente EXFABBRICADELLEBAMBOLE.
Suoi scritti appaiono dal ’79 all’82 nell’informativo del C. C. S. Tecla “IN FOLIO”, nello stesso periodo in “CONTROCULTURA” della Shakespeare & Company, Milano e nelle pubblicazioni di IL LAVORO PSICOANALITICO dall’83 al ’92, Sic-Sipiel, Milano: AA. VV.: “Lavoro dell’inconscio e lavoro psicoanalitico”, “Lexikon psicoanalitico e enciclopedia”, “Passioni, pulsioni e affetti”. Nel ’97 in Scibbolet N° 3, rivista di APLI.
Nel 1997 G. Bonora, ancora distolto dal mondo espositivo, è invitato a far parte di un gruppo di dieci nomi milanesi (Ajmone, Bonora, Castellaneta, Castiglioni, Cavaliere, Ceretti, Fizzotti, Forgioli, Pardi, Tadini), per celebrare il IV centenario della scomparsa di Melchiorre D’Enrico l’affrescatore del Giudizio Universale a Riva Valdobbia ispirato al tema apocalittico; i dieci artisti per l’occasione si chiameranno: “I PITTORI DEL GIUDIZIO”.
Nel 1999, sollecitato da Stefano Reali, G. Bonora espone al Centro Culturale Francese una quarantina di opere ottenendo un grande concorso di presenze e di vendita. Nel 2010, confortato dalla presenza di tutti i vecchi amici, espone all’Officina Coviello.
 Mostre
 1961 – Campione d’Italia – Premio Nazionale di Pittura. Premiato.
         – Museum der Stadt Greifswald – Grafica Italiana Contemporanea.
         – Bologna – Premio Marzabotto. Secondo premio.
- Milano – Società per le Belle Arti, Esposizione Permanente: Collettiva Giovani Artisti.
- Bologna – Premio Giovannini, segnalato.
- Suzzara – Premio Suzzara, segnalato.
- Milano – Galleria La Colonna – Mostra collettiva.
- Milano – Sesto S. Giovanni: Galleria “Il Giorno” – Mostra personale.
1962 – Livorno – Premio Cecina, secondo premio.
1963 – Venezia – V Biennale dell’incisione italiana.
1964 – Monaco – Neue Münchener Galerie – Pittura e grafica sull’opera di B. Brecht.
1965 – Berlino – Interfrafik ’65.
1966 – Milano – Galleria L’AGRIFOGLIO – Mostra personale.
         – S. Ilario – Mostra del Premio, segnalato.
         – Cremona – gruppo d’Arte “Renzo Botti” – Mostra personale.
- Cremona – gruppo d’Arte “Renzo Botti” – Mostra collettiva.
1967 – Milano – Arte Centro – Mostra collettiva.
1968 – Bergamo – Martinengo – Mostra collettiva “Pluralità Viva”.
1970 – Mantova – Casa del Mantegna – Mostra collettiva; dieci artisti costituiscono il gruppo di          PITTURA ’70: G. Bonora, L. Capsoni, A. Forgioli, G. Madella, C. Olivieri, G. Ossola, F. Picenni,               M. Raciti, S. Sermidi, V. Vago.
1970 – Roma – Galleria Contini – Mostra collettiva “L’immagine attiva”.
       – Capo D’Orlando – XI mostra “Vita e Paesaggio”.
       – Milano – Galleria Morone – Mostra collettiva PITTURA ’70.
1973 – Milano – Galleria Solferino Mostra personale.
         – Milano – Galleria Solferino – Collettiva: Basaglia, Bonora, Ceretti, Gianquinto, Marzulli, Merisi.
         – Milano – Esposizione Permanente: XXVIII Biennale.
1974 – Milano – Galleria Solferino – Mostra collettiva “Il posto dei bambini”.
         – Milano – Galleria Solferino – Mostra collettiva “Il paesaggio cercato”.
         – Milano – Galleria Solferino – Mostra personale.
1975 – Milano – Galleria Solferino – Mostra personale.
         – Milano – Museo della Scienza e della Tecnica – Mostra collettiva.
         – Milano – Galleria Schubert – Mostra collettiva per la Stampa Libera.
1976 – Milano – Esposizione Permanente – 500 Artisti per i lavoratori in lotta.
         – Milano – Galleria Milano – Mostra collettiva per il monumento a R. Franceschi.
- Milano – Galleria Solferino – Mostra personale.
1976 – Milano – Galleria Solferino – Il Disegno – Mostra collettiva: Basaglia, Benati, Bonora, Cavaliere,       Ceretti, Forgioli, Gallerani, Grillo, Merisi, Pardi, Staccioli, Romagnoni, Tadini, Vaglieri.
1976 – Milano – Esposizione Permanente – Mostra collettiva – Disegno e piccola scultura.
1977 – Cremona – Gruppo d’Arte “Renzo Botti” – Mostra collettiva per la com. di Danilo Montaldi
1978 – Lodi – Museo Civico – Mostra collettiva “L’oggetto”.
1979 – Milano – Palazzo dell’arte “CTC”, Esposizione permanente.
1979 – Milano – Galleria Bergamini – “L’altra satira” – Mostra collettiva.
 È nel 1979 che, con la chiusura della Galleria Solferino, G. Bonora e Rosy Menta costituiscono “Nuova Arsgallery” Centro Culturale S. Tecla. Bonora assume la direzione artistica e partecipa solo a tre collettive:
 1980 – Milano – Nuova Arsgallery – Mostra collettiva.
1981 – Milano – Nuova Arsgallery – Mostra collettiva.
1982 – Milano – Nuova Arsgallery – Tre personali: Bonora – Gallerani – Merisi.
 Negli ultimi decenni, senza rinunciare alla ricerca pittorica, Bonora non espone pubblicamente i propri lavori se non in ambiti privati e collezionistici.
E del 2013 la partecipazione alla mostra collettiva Milano in Arte – il dopoguerra, 1945 – 1956 presso la Casa Museo Spazio Tadini di Milano.

giovedì 16 gennaio 2014

Ieri sera allo Spazio Tadini...

Ieri sera sono stato allo Spazio Tadini.
C'erano diversi eventi in contemporanea, e fra gli altri: "Milano in Arte 1945 – 2015" a cura di Francesco Tadini e Anna Daelli (vedi:http://lastanzaprivatadellarte.blogspot.it/2014/01/milano-in-arte-1945-2015-allo-spazio.html), un gran bel tuffo nella migliore Milano del dopoguerra con opere di grandissimo livello e la mostra " Il suono dei Luoghi"(http://lastanzaprivatadellarte.blogspot.it/2014/01/vernice-mostra-personale-il-suono-dei.html), del giovanissimo fotografo Marco Maria Zanin, curata da Fortunato D'Amico. 
Una rivelazione! Bravo ed efficace, raffinato e colto, preparato e convincente!
Merita la visita!

uno spaccato della mostra " Il suono dei Luoghi"

uno spaccato della mostra " Il suono dei Luoghi"

uno spaccato della mostra " Il suono dei Luoghi"

Fortunato D'Amico, Melina Scalise, Marco Maria Zanin

lunedì 6 gennaio 2014

Milano in Arte 1945 – 2015 allo Spazio Tadini

Un grande mostra per Milano, una mostra della memoria, una mostra che offre uno spunto di riflessione da approfondire per vivere meglio il futuro in attesa dell'Expo!


Milano in Arte 1945 – 2015
Spazio Tadini
a cura di Francesco Tadini e Anna Daelli

Mostra 1: 1945 / 1956 Il dopoguerra. A cura di Francesco Tadini e Anna Daelli. Con la collaborazione di Fondazione Marconi. Artisti: Lucio Fontana, Enrico Baj, Ercole Pignatelli, Giò Pomodoro, Bepi Romagnoni, Mimmo Rotella, Sergio Dangelo, Cesare Peverelli, Gianni Bertini, Roberto Crippa, Agenore Fabbri, Galliano Mazzon, Francesco de Rocchi, Gustavo Bonora. --I protagonisti dell'arte, dell'architettura, della fotografia, del design e della moda che hanno fatto grande Milano dalla fine della Seconda Guerra Mondiale a Expo 2015 rappresentati e raccontati con una serie di mostre e incontri a Spazio Tadini a cura di Francesco Tadini e Anna Daelli, con la collaborazione di Fondazione Marconi di Milano.

La prima tappa – che inaugura mercoledì 15 gennaio 2014 - prende in considerazione il periodo 1945 / 1956. Al culmine della crisi economica globale che stiamo attraversando, la scelta è di ripartire proprio dall'epoca della ricostruzione e della rinascita di quel complesso e vasto tessuto culturale che ridiede slancio e centralità alla metropoli lombarda. La data di conclusione di questo primo capitolo coincide, simbolicamente, con l'inizio della costruzione del Grattacielo Pirelli e della Torre Velasca: grandi monumenti rappresentativi di quella transizione.

Il destino di una grande metropoli deriva dalla storia delle idee e della bellezza non meno che dalle mutevoli fortune economiche.
Milano di Expo 2015 è anche frutto di settant'anni di idee, di interconnessioni tra fatti e protagonisti non sempre riconosciuti dal grande pubblico e dal mercato, di movimenti di pensiero organizzati e teorizzati che hanno dato vita a una grande avventura culturale del tutto peculiare e, in più di una occasione, al centro dell'attenzione mondiale.

Le mostre non costituiranno un percorso completo o esaustivo dei periodi artistici in questione, ma metteranno in rilievo, oltre ad alcuni indiscussi protagonisti, l'emersione di figure importanti – e a volte fondamentali – della cultura milanese.

Artisti della prima mostra:
“1945 / 1956 - Il dopoguerra”

Lucio Fontana, Enrico Baj, Ercole Pignatelli, Giò Pomodoro, Bepi Romagnoni, Mimmo Rotella, Sergio Dangelo, Cesare Peverelli, Gianni Bertini, Roberto Crippa, Agenore Fabbri, Galliano Mazzon, Francesco de Rocchi, Gustavo Bonora

SCHEDA DELLA MOSTRA:

Milano in Arte 1945 – 2015
Mostra 1: 1945 / 1956 Il dopoguerra
A cura di Francesco Tadini e Anna Daelli
Con la collaborazione di Fondazione Marconi

Spazio Tadini
15 – 31 gennaio 2014
inaugurazione: mercoledì 15 gennaio 2014 dalle 18.00 alle 21.30
Spazio Tadini, via Jommelli 24, Milano

Per informazioni:
Francesco Tadini mob. 366.2632523 - milanoartexpo@gmail.com
Melina Scalise mob. 366 4584532 - ms@spaziotadini.it

venerdì 31 maggio 2013

Sara Forte espone “I dieci mondi” a Spazio Tadini dal 4 al 30 giugno 2013

Sara Forte espone “I dieci mondi” a Spazio Tadini dal 4 al 30 giugno 2013

I dieci mondi rappresentano dieci stati vitali secondo il buddismo in cui Sara Forte si riconosce. La sua attività artistica sviluppa queste tematiche promuovendo la consapevolezza di questi stati dell’essere. I dieci mondi non sono luoghi concreti e oggettivi, ma condizioni del tutto soggettive. Sara Forte, attraverso la sua pittura informale ne traccia dei profili, delle forme, delle sembianze. Linee, forme astratte e colori raggiungono un equilibrio compositivo che ricorda la pittura di maestri come Kandinskij. Ogni opera è un’emozione, uno stato emotivo dell’essere e la visione d’insieme del suo lavoro costituisce un viaggio emozionale così come la vita. Ogni tela è un ritratto interiore in cui ognuno potrebbe riconoscersi.

Esposizione a cura di Francesco Tadini e Melina Scalise.

Scrive del suo lavoro l’artista:

“Viviamo in un tempo disordinato, carico d’imprevedibilità e pregno di analfabetismo affettivo. Tutto corre sul filo spesso del consumo spasmodico di ogni cosa. Arti, sogni, emozioni, ricordi sono fagocitati quasi ancor prima di essere concepiti.
Perché tutto svanisce? Perché l’assenza di concetto favorisce il minimalismo, mancano punti di riferimento concreti e siamo sempre più in balia degli eventi.
Desidero un farmaco al consumo, un antidoto alla carenza di spiritualità.
E’ in questo contesto che irrompe l’artista, con la sua visione delirante del mondo, ambasciatore di cultura, poesia e amore, colui che racconta il proprio tempo con la padronanza di uno specifico linguaggio e con il profondo principio di quella necessità interiore che rappresenta l’immutabile legge dell’arte.
Come nasce un quadro?
Interiorizzo tutto ciò che vedo e lo trasformo. Voglio catturare e conservare nella mente ogni luogo, forma, persona e situazione che incontro. Ogni cosa mi scuote e mi emoziona, nulla mi è indifferente.
Negli anni la mia pittura ha subito una grande evoluzione, sono passata da un’esecuzione stilistica accesa e convulsa carica di colore e materia ad un espletamento più concettuale, pacato ed essenziale. L’oggetto della mia analisi tenta di interpretare la natura dell’essere umano, le sue molteplici facce e l’evoluzione spirituale che subentra in risposta al verificarsi degli eventi. Tutti noi siamo sottoposti a quotidiani stimoli, le emozioni creano tempeste, terremoti, inondazioni ma anche albe radiose.
A volte siamo un tramonto languido, un cielo terso e maestoso, altre volte dentro di noi cala la notte. Ci sentiamo vasti come il più bello degli orizzonti o angusti come un cunicolo cieco. Un’ora può essere eterna, un anno può scorrere in un lampo. Ciò che chiamiamo vita comprende l’infinito movimento di questa enorme estensione di spazio e tempo, con il suo ritmico ciclo di nascita e morte cui tutti siamo soggetti: esseri umani, alberi, stelle…
Un movimento che è trasformazione, vibrazione continua. L’energia, la luce, il mare, i pensieri, le orbite dei pianeti in tutto c’è un ritmo vitale alla base di tutto.
Vedo il mondo correre veloce e sento l’esigenza di fermare questo tempo in una sorta di mondo parallelo immaginario dove le forme morbide e sinuose si muovono in totale assenza di controllo al di fuori di ogni preoccupazione logica.
Sulla scia di questo stile prosegue la mia crescita, come persona e come artista, la materia cambia abito di continuo e ogni elemento può assumere un diverso significato a seconda dell’opera.
Una via regia per esplorare sempre più da vicino noi stessi, permettendoci di affrontare un’emozionante avventura di auto scoperta”.



BREVE BIOGRAFIA
Sara Forte nasce a Premosello Chiovenda in provincia di Verbania il 16 dicembre del 1978. Il suo lavoro è frutto della sua personale esperienza e ricerca come autodidatta. Ha al suo attivo partecipazioni a mostre in Italia e all’estero. Vive e lavora a Novara.