Da non perdere!
L'INARCHIVIABILE/THE UNARCHIVABLE. Italia anni 70
a cura di Marco
Scotini con la collaborazione di Lorenzo Paini
fino al 15 giugno 2016
In occasione di Miart 2016, si è aperto a Milano FM
Centro per l'Arte Contemporanea, un nuovo polo artistico e culturale,
unico nel panorama italiano, con una grande esposizione inaugurale
L'Inarchiviabile/The Unarchivable. Italia anni 70, a cura di Marco
Scotini con la collaborazione di Lorenzo Paini, che vede la presenza di
quasi sessanta artisti e oltre duecento opere - provenienti dalle più
prestigiose collezioni private italiane.
La mostra propone una
revisione critica e al tempo stesso un'ampia ricognizione della scena
artistica italiana degli anni Settanta, con opere e documenti storici,
volti a indagare una grande eterogeneità di formati artistici ed
editoriali, che trovano nella moltitudine di forme dell'enunciato
collettivo, nuovi dispositivi linguistici e una pluralità di
soggettività. Un decennio di grande produttività in cui la cultura
“eccede” al di fuori del campo dell’estetica, sconfinando in linguaggi
che resistono alla catalogazione, pratiche effimere e azioni legate alla
performatività sociale e basate sulla temporalità.
"Sono gli
anni in cui una parte della Biennale di Venezia (edizione ‘72) – afferma
Scotini - è dedicata al ‘Libro come luogo di ricerca’ e in cui si
impone il termine ‘Off media’ proposto da Germano Celant. Per questo
abbiamo voluto inserire oltre le opere d’arte in senso classico, anche
fotoreportage, partiture musicali, progetti di architettura radicale,
forme del cinema, ecc. Ma l’eccedenza a cui facciamo riferimento è
quella dell’emersione della creatività sociale, del general intellect,
in sostanza. Quest’aspirazione ad uscire dai ranghi e dai generi in
rapporto ad un desiderio (questo sì) inarchiviabile. Diciamo che ciò si
potrebbe sintetizzare in quello spazio compreso tra il sovversivo
‘Vogliamo Tutto’ di Nanni Balestrini e il ‘Tutto’ metafisico di
Anselmo".
L’"inarchiviabile" fa riferimento all'affiorare di
diverse forze sociali plurali contro l’organizzazione e il controllo del
lavoro, pratiche affermative dall’approccio multidisciplinare che
caratterizzano gli anni ’70 in Italia, così come alle nuove istanze di
liberazione legate alle esperienze del femminismo, alle questioni di
genere e al rapporto con il politico.
Se ciò che diviene storia
è sempre determinato da quello che è stato archiviato, al tempo stesso
l'archivio riattiva narrative che non sono mai raccontate una volta per
tutte e anche la memoria diventa così continuamente revocabile in
un’epoca in cui il tempo è l’oggetto di espropriazione: in dialogo
continuo tra paradigma artistico e produzioni editoriali le opere e i
documenti in mostra trovano le proprie condizioni di apparizione e di
esistenza in questa impossibilità – o riluttanza – all'archiviazione.
Così L'Inarchiviabile/The Unarchivable mette in scena l'attualità e la
riscoperta di un decennio di grande intensità e di sperimentazione
linguistica e politica, non solo per la scena italiana e a livello
internazionale, ma anche una riflessione sulla contemporaneità
dell'archivio come formato: sono già tutte le opere in esposizione, del
decennio dei ’70, ad avere la forma dell’atlante, del catalogo,
dell’inventario e rappresentano già di per sé stesse delle collezioni,
delle tassonomie, dei tentativi di catalogazione da parte degli artisti.
Dalle classificazioni di Alighiero Boetti, alle sequenze di numeri di
Fibonacci di Mario Merz, o La Doublure di Paolini, una collezione di
tele bianche che rappresentano sé stesse in prospettiva e differiscono
solo per il titolo al retro, oppure l’Atlante di Ghirri del ’73,
l’archivio di Zona di Nannucci o i Leftover di Baruchello fino
all’archivio di Linguaggio è Guerra di Mauri, le raccolte di fototessere
di Franco Vaccari, i cataloghi filmici e profumati di Gianikian e Ricci
Lucchi, gli assemblaggi testuali di Nanni Balestrini.
Se negli
stessi anni la radicalità del femminismo italiano portava Carla Lonzi ad
abbandonare la critica d'arte, perché è "con la sua assenza che la
donna compie un gesto di presa di coscienza, liberatorio, dunque
creativo", molto ampia è la presenza femminile in mostra: da Carla
Accardi a Dadamaino, da Marisa Merz a Maria Lai, dalle fototografie di
Marcella Campagnano e Lisetta Carmi, fino all'inventario pre-verbale di
Ketty La Rocca.
L'Inarchiviabile/The Unarchivable è un
concentrato di queste esperienze che arrivano fino al Parco Lambro del
’77 – quale affermazione della moltitudine e di una pluralità di
insorgenze molecolari, costitutivamente inarchiviabili. Alberto Grifi
non riesce a chiudere in un film compiuto il girato dell’evento del
Festival del Proletariato Giovanile al Lambro, producendo un lavoro che
non è un film, ma molti film allo stesso tempo, una molteplicità di
girati che consente sempre nuove ricombinazioni sociali.
È
proprio in nome di questa pluralità che non riesce più a farsi sintesi,
che FM Centro per l’arte contemporanea ha deciso di inaugurare la
propria attività con le figure dell’archivio, della collezione, del
catalogo, quali chiavi interpretative della nostra contemporaneità.
L'Inarchiviabile/The Unarchivable include 200 opere di 60 artisti provenienti dalle maggiori collezioni private italiane.
Artisti: Carla Accardi, Vincenzo Agnetti, Giovanni Anselmo, Nanni
Balestrini, Gianfranco Baruchello, Irma Blank, Alighiero Boetti, Sylvano
Bussotti, Marcella Campagnano, Lisetta Carmi, Giuseppe Chiari, Gianni
Colombo, Dadamaino, Gino De Domincis, Mario Diacono, Luciano Fabro,
Yervant Gianikian & Angela Ricci Lucchi, Luigi Ghirri, Piero
Gilardi, Paolo Gioli, Global Tools, Alberto Grifi, Paolo Icaro, Emilio
Isgrò, Jannis Kounellis, Ugo La Pietra, Ketty La Rocca, La Traviata
Norma, Laboratorio di Comunicazione Militante, Maria Lai, Uliano Lucas,
Walter Marchetti, Fabio Mauri, Mario Merz, Marisa Merz, Ugo Mulas,
Maurizio Nannucci, Giulio Paolini, Claudio Parmiggiani, Luca Maria
Patella, Giuseppe Penone, Gianni Pettena, Vettor Pisani, Michelangelo
Pistoletto, Emilio Prini, Salvo, Aldo Tagliaferro, Franco Vaccari,
Franco Vimercati, Michele Zaza, Gilberto Zorio.
Collezioni: AGI
Verona Collection, Collezione Bianca Attolico, Collezione Paolo e
Alessandra Barillari, Collezione Bertero, Collezione Consolandi,
Collezione Erminia Di Biase, Collezione Giorgio Maffei, Collezione
Emilio e Luisa Marinoni, Collezione Koelliker, Collezione La Gaia,
Collezione Maramotti, Collezione Carlo Palli, Collezione E. Righi,
Collezione Setari, Collezione Viliani, Collezione VI.VE.DA, etc.
In collaborazione con: Fondazione Baruchello, Archivio Gianni Colombo,
Archivio Carla e Luciano Fabro, Archivio Ketty La Rocca, Archivio Uliano
Lucas, Fondazione Merz, Archivio Ugo Mulas, Archivio Storico Ricordi,
Archivio Aldo Tagliaferro, Studio Fabio Mauri
Archivi d’artista presenti nel centro: Archivio Dadamaino, Archivio Gianni Colombo, Archivio Ugo Mulas, Archivio Primo Moroni.
Gallerie: Laura Bulian Gallery; temporary space: Monitor, P420, SpazioA
FM Centro per l’Arte contemporanea è promosso da Open Care - società
del Gruppo Bastogi - unica in Italia ad offrire servizi integrati per
l’art advisory, la gestione e la conservazione dell’arte.
FRIGORIFERI MILANESI
Via Piranesi, 10, 20137 Milano