RITENGO CHE SIA DOVERE DI CHIUNQUE E A MAGGIOR RAGIONE DI NOI ITALIANI, FARE DI TUTTO PER PROMUOVERE, SALVAGUARDARE E DIVULGARE L'ARTE IN TUTTE LE SUE ESPRESSIONI.
UNA SOCIETA' DISTRATTA SUI FATTI DELL'ARTE E' UNA SOCIETA' VOTATA ALL'IMPOVERIMENTO... E NOI, DA QUESTO PUNTO DI VISTA, LO SIAMO GIA' ABBASTANZA!






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martedì 31 marzo 2015

“I flood myself with light of the immense” Christian Balzano e Lolli e Memmoli



I lampadari più noti della collezione Lolli e Memmoli dialogano con i lavori dell’artista Christian Balzano, in un percorso tra arte e design.

Lo showroom Lolli e Memmoli di Milano ospita dall’8 aprile al 30 ottobre 2015 l’esposizione “I flood myself with light of the immense” di Christian Balzano.

L'artista ha creato per l’occasione alcune opere di grande formato che interpretano, attraverso il suo linguaggio artistico e i suoi elementi, le lampade di Lolli e Memmoli.

Lolli e Memmoli
Il marchio Lolli e Memmoli, fondato a Milano nel 1993 dagli architetti Ivan Lolli e Mario Memmoli, è noto in tutto il mondo per la produzione di lampade in cristallo colorato, realizzate a mano, il cui design contemporaneo combina armoniosamente asimmetria, rigore geometrico e decostruttivismo. I due architetti milanesi hanno traghettato una tipologia di illuminazione, quella del lampadario in cristallo di Boemia, dal passato al presente, cambiandone completamente la sostanza senza però mai abbandonarne la bellezza senza tempo.

Christian Balzano
Christian Balzano nasce a Livorno, dove vive e lavora. Nel 2008 realizza una mostra-evento a Milano e partecipa ad OPEN XI a Venezia Lido. Nel 2009 è impegnato con un’esposizione itinerante in cinque musei argentini, e con la mostra “Milanogallerie”, alla Triennale di Milano. Nel 2010 in occasione di Art Basel, griffa per la Fiat la fiancata di una 500. Nel 2011 partecipa al progetto “Thai-Italy Art and Cultural Exchange” a Bangkok. A luglio viene invitato alla 54ª Esposizione Internazionale d'Arte della Biennale di Venezia - Padiglione Italia, Regione Toscana, Museo Pecci. A settembre è invitato alla 4ª Edizione della Biennale di Arte Contemporanea di Mosca. Nel maggio 2012 su invito dell’Istituto Italiano di Cultura realizza una personale presso l’Ambasciata Italiana di Washington DC. Nel 2013 è presente in una collettiva a New York. A giugno dello stesso anno viene invitato nel Padiglione del Costarica in concomitanza con la 55 ª Biennale di Venezia. A luglio vince il 64° Premio Michetti e a settembre prende parte alla collettiva “Tabula Rasa” presso il Museo del Paesaggio a Torre di Mosto, Venezia. Ad ottobre viene invitato dallo Youngeun Museum of Contemporary Art di Gwangju, Corea, per una residenza d’artista di un mese con mostra finale. 

FABIO PIETRANTONIO “SAPIENZA UNIVERSALE”



FABIO PIETRANTONIO
“SAPIENZA UNIVERSALE”
a cura di Stefano Sbarbaro e Paolo Bolpagni
Dal 27 Marzo al 4 Aprile 2015
SPAZIO MAIMERI
MILANO

Comunicato Stampa
“SAPIENZA UNIVERSALE”
a cura di Stefano Sbarbaro e Paolo Bolpagni
“L’arte di Pietrantonio si pone agli antipodi da ogni intellettualismo. Non è magia, né
inclinazione esoterica, ma semplicemente capacità di esprimere un linguaggio
immediato, diretto, leggibile e interpretabile con sufficiente chiarezza al di là di ogni
concettualizzazione…
I cardinali piccoli fazzoletti di seta, sollevati al centro come per creare coni irregolari,
fissati in alto da uno spago annodato che, isolando il lembo superiore, creano una
specie di piccola capocchietta rispetto alla parte sottostante della stoffa, conferiscono al
risultato formale di questa elementare azione, un vago carattere antropomorfo: una
testolina sopra, come quella di certi manichini di De Chirico e, più in basso, il definirsi di
un curioso personaggio dal corpo ricoperto di un’ampia veste, di un grande mantello
che potrebbe ricordare a certi un ferraiolocardinalizio gonfiato da vento”.
Pietrantonio poi, dispone e incolla i suoi fantomatici esseri sulla tela, li ricopre di resina
per fissarli al supporto e li dipinge ad acrilico con lo stesso colore del fondo.
Gianni Maimeri, Presidente della Fondazione Mammeri, caro amico e estimatore di
Fabio Pietrantonio afferma “conosco Fabio e il suo percorso artistico da moltissimi anni e
ho spesso immaginato una mostra che ne descrivesse la sua evoluzione. Durante una
delle ultime visite nel suo Atelier, sono stato colpito dalla leggerezza e dalla poesia dei
suoi lavori. Quei fazzoletti in cui ho subito visto piccole figure che danzano come
dervisci in un vortice su una superficie monocroma, mi hanno riportato alla mente
l’immagine di me, Fabio e altri amici mentre, poco più che adolescenti, giocavamo nella
spiaggia della nostra Sardegna. Questa sensazione si è rapidamente trasformata in un
urgente volontà di realizzare questo progetto di cui sono molto orgoglioso”.
“…Sapienza Universale essenzialità e cammino di speranza che giunge da un altro
tempo e da altre forme di coscienza”.

venerdì 17 ottobre 2014

LIQUIDA TransApparenze di Annalù a cura di Carlotta Canton


 

LIQUIDA
TransApparenze
di Annalù
a cura di Carlotta Canton
dal 23 ottobre al 22 novembre 2014
opening giovedì 23 ottobre, ore 18:30
Galleria Davico Arte
Galleria Subalpina 21 – Torino

Presentazione “Showing Monograph Annalù 1994-2014”
A cura di Martina Cavallin, Luca Beatrice
venerdì 31 ottobre 2014, ore 18:00
Circolo dei Lettori
Via Bogino 9 – Torino

Sarà Liquida – TransApparenze, mostra curata da Carlotta Canton, direttrice della Galleria Davico Arte, a sancire il debutto ufficiale di Annalù sul territorio torinese con una prima assoluta. La scultrice veneta, reduce dal Collective Ehibition Park View Fine Arts di Hong Kong - ultima tappa in ordine cronologico che fa seguito ad altrettanti esposizioni internazionali realizzate a Los Angeles, San Francisco, San Diego, Parigi, Vienna - sarà a Torino dal 23 ottobre al 22 novembre per presentare le sue opere, molte delle quali inedite.
“Difficile imbrigliare l’arte di questa giovane artista, il cui ventennale percorso ci suggerisce un’evoluzione di sentimenti, di poetica della vita, di storie narrate e ancora da narrare, di sogni e visioni. - come sottolinea la curatrice della Galleria Davico Arte, Carlotta Canton - Annalù è attenta osservatrice delle “cose del mondo”, le guarda, le studia, le fa sue, il suo animo profondo elabora, attraverso le proprie emozione, e restituisce al mondo le “cose del mondo” con un nuovo e personale linguaggio” A sottolineare l’eccezionalità dell’esposizione, che vede Torino come luogo prescelto per celebrare i suoi 20 anni di attività, il 31 ottobre alle ore 18:00 Luca Beatrice illustrerà al Circolo dei Lettori la monografia “Showing Monograph, Annalu 1994-2014” edita dalla Silvana Editoriale, casa editrice che si sta sempre più distinguendo nel panorama internazionale per le scelte di qualità e prestigio degli artisti proposti, guadagnandosi la presenza nei bookshop di musei quali il Louvre di Parigi, la National Gallery di Londra, il Metropolitan di New York per citarne solo alcuni tra i principali.
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Testo critico della curatrice Carlotta Canton
Difficile imbrigliare l’arte di questa giovane artista, il cui ventennale percorso ci suggerisce un’evoluzione di sentimenti, di poetica della vita, di storie narrate e ancora da narrare, di sogni e visioni.
Annalù è attenta osservatrice delle “cose del mondo”, le guarda, le studia, le fa sue, il suo animo profondo elabora, attraverso le proprie emozione, e restituisce al mondo le “cose del mondo” con un nuovo e personale linguaggio.
Ecco che le forme impresse alla liquidità, dall’abilità di Annalù, ci riportano ad attimi di vita, situazioni, emozioni improvvise… e per un attimo ci danno quella sensazione di aver fermato per sempre un istante
Non è così, per sua stessa natura lo stato “liquido” non è in grado di mantenere a lungo la propria forma.
Ma non ci deve essere sgomento o smarrimento in questo divenire continuo, la nostra ragione di esseri umani sta nell’essere consapevoli che adattarci al cambiamento è la nostra vera forza.
“Il libro della tempesta”, un groviglio di emozioni forti, metafora della vita, pagine già scritte e pagine ancora da scrivere, interrogativi e certezze... il movimento dell’esistenza.
La forza della natura impressa in “door of silence” è così esplosiva quanto risucchiante, il movimento circolare e vorticoso delle farfalle, la cui breve vita ci serva di monito, ci cattura e improvvisamente ci restituisce al mondo colmi di nuove emozioni.
“Elisir”, l’orchidea, le credenze popolari sui poteri di questo fiore si perdono nella notte dei tempi: streghe e stregoni lo utilizzavano nei loro elisir d’amore e di eterna giovinezza, scrittori e pittori di ogni secolo, hanno da sempre usato l’orchidea come simbolo erotico e di bellezza sensuale, ma qual è quindi il suo attuale significato? Essa è correlata all’amore, per la sua capacità di crescere ovunque, in ogni continente, e allora l’amore come elisir di vita, motore delle nostre esistenze.
E nella trasparenza di ogni forma, ci illudiamo di vedere riflesse al di là della tra speranza le nostre interiorità, magicamente protette dal quel velo di nulla che ci rassicura.

Mostra: “Liquida. TransApparenze” di Annalù, www.annalu.it
Direzione artistica: Carlotta Canton
Luogo: Galleria Davico Arte , Galleria Subalpina 21 www.davicoarte.it - galleria@davicoarte.it
Inaugurazione: 23 ottobre 2014 ore 18:30
Durata: 23 ottobre - 22 novembre 2014
Orari: Da martedì a sabato dalle 10.00 alle 12.30 e dalle 16.00 alle 19.30

Presentazione Presentazione “Showing Monograph Annalu 1994-2014”
venerdì 31 ottobre ore 18:00 Circolo dei Lettori, Via Bogino 9

Ufficio stampa: B52Communication, info@b52c.com; www.b52c.com

Nicolò Paoli - Weather - a cura di Viana Conti



Nicolò Paoli - Weather

Silvy Bassanese Arte Contemporanea, Biella, riconferma l’appuntamento annuale di attenzione ai giovani artisti, inaugurando sabato 25 ottobre 2014, dalle ore 18 alle 21, la mostra personale Weather dell’artista Nicolò Paoli, a cura di Viana Conti. Un manifesto documenta la mostra con fotografie e testi critici.
La mostra, appositamente ideata per gli spazi della galleria, attua, con fotografie, dipinti, disegni, video- installazioni, un ribaltamento ambientale immaginario dei torrenti montani nelle onde del mare, del folto del bosco nelle sabbie del deserto, abitate da seducenti ed inquietanti cactus chiodati, da piante siliconate, dai colori artificiali e acidi, visitate da insetti postatomici. Una mostra meteoropatica questa? Il titolo Weather indica il clima e la temperatura dell’evento espositivo, ma anche la sua intima motivazione: mettere in opera una condizione aerea, gassosa, vulcanica, geo e antropologica, superficiale e abissale, ossigenata e inquinata al tempo stesso. È una mostra-autoritratto dell’artista, riflesso nei frammenti di uno specchio deformante. Ha un unico concept, ma si articola in quattro stanze mentalmente visionarie: Stanza dei Tuffi, di Rorschach, dei Cactus, dei Fossili. L’artista: residente a Genova, nato a Mirandola il 25 novembre 1980, Nicolò Paoli è un corsaro romantico che naviga sulla cresta di adrenaliniche onde del Web, un rabdomante che fa sgorgare la pioggia sul deserto, volare le nuvole in galleria, per rianimare i suoi metal cactus, i suoi fiori inquinati dalle consuetudini quotidiane, è un solitario che dialoga amabilmente con le mucche, un aspirante glottologo che parla fluentemente russo a Genova e genovese in Russia. Quando, nel suo atelier di Quinto, non inchioda cactus, non scatta fotografie, non allestisce set, non prepara collage, non videoriprende Barbie dai tacchi a spillo, non disegna nudi femminili, in fantasiose posizioni erotiche, suona con la band dal nome, di suggestione ipnotico-ansiolitica, Roypnol. Pittore, alchimista, videomaker, performer, strumentista, si cala, senza difficoltà, in ognuno dei suoi alter ego. Nicolò Paoli, come da adolescente era dedito ad una subcultura giovanile di fumetti, animazione, icone, tatuaggi, piercing, scritte, pezze, stivali, jeans, capelli lunghi, aggrovigliati effetto dread o corti, dal giallo al blu, da adulto non esita a crearsi un ventaglio di alterità di cultura underground. Come Dylan Dog gotico e rassicurante, può portare sulle spalle lunghe trecce brune, indossare bermuda mimetici, ma, a differenza del protagonista del fumetto horror, non è astemio
La sua opera, intessuta dell’assurdità del reale e della credibilità dell’assurdo, è animata da componenti surreali, fantascientifiche, fumettistiche. Il tempo, protagonista, ricorre nelle due dimensioni cronologica e atmosferica. Le Metalphoto e i Metalfossili di Nicolò Paoli, entrati in un processo matericamente e virtualmente alchemico, accadono nel tempo, risentono delle condizioni ambientali e meteo, fanno razza con le ossidazioni del supporto; come un vegetale, sono fotosensibili. Le spine dei Cactus, queste piante primitive, sono diventate, nelle opere di Nicolò Paoli, lunghi chiodi d’acciaio che, ferendo la superficie della tela vergine, la trapassano violentemente. Il loro fusto, cilindrico o globoso, ha un indubbio aspetto fallico, che assume, nell’immaginario dell’autore, non senza una profonda autoironia, l’allusione a certe ostentate ritualità della comunità virile. Le Metalphoto, di medie e grandi dimensioni, delle Stanze dei Tuffi, delle Macchie di Rorschach, dei Fossili, detengono il messaggio subliminale di una mostra in cui la presenza del soggetto umano viene dissimulata, mascherata, travestita, spogliata, mitizzata e smitizzata. Nelle mega fotografie digitali dei Tuffi, a effetto metallico satinato, qualcuno, un essere, un oggetto, un ente, di sé lascia labili tracce liquide, spruzzi d’acqua nell’aria, giochi di luce e ombra, per poi scomparire al di sotto di una superficie piatta, immobile, specchiante, come se nulla fosse accaduto. Eppure quello scintillio di gocce, quello spostamento d’acqua parlano di un trapasso dal visibile all’invisibile, di un metaforico tuffo nel passato, di un’immersione nel tempo. Tematica non meno significativa è quella delle sue Macchie di Rorschach: fotografie digitali, in bianco e nero, rinvianti al noto test psicologico proiettivo, teso a indagare dinamiche interpersonali, profili e nodi dell’io, risvolti della creatività. Inedito, questo ciclo di lavoro recente, riferito in particolare alle orchidee, è di impatto formale e psicologico coinvolgente ed inquietante. Rientrano nel suo work in progress sull’identità e sulla dissimulazione, scatti analogici, elaborati poi digitalmente, di grandi nudi femminili o ritratti del volto (stupendo quello, in mostra, della madre Paola), sottoposti a solarizzazione, a trattamenti di ossidazione, a interventi

gestuali con resine e vernici, che li assimilano, in qualche modo, a ritrovamenti, fittizi, di fossili: ognuno di questi lavori fotografici è un pezzo unico, irripetibile, in antitesi con la riproducibilità connessa a tale mezzo. L’effetto-fossile si estende, nel suo lavoro, dalla figura a resti ittici, di vegetazione o animali primitivi, non esclusa la comparsa di un’archeologia portuale di gru ad acqua, a mano, a vapore, tipica del porto di Genova: testimoni tutti di una remota vita transitata, come in natura lo è dalla bio alla litosfera, così, in arte, dall’immagine originaria ad un supporto che ne accolga le vestigia, tramite un’alchimia segreta. Tali immagini in bianco e nero si contaminano con gli affioramenti ruggine del fondo metallico, che non cessa di agire nel tempo, maculando progressivamente la superficie. Cresce, in parallelo, un ciclo di disegni a matita acquarellabile, che addensa e al tempo stesso sfrangia i contorni del segno, lasciandoli colare verso il fondo della tela bianca: i soggetti sono per lo più nudi che trovano ascendenze, per intensità espressionista, negli abbandoni, nelle torsioni e contrazioni dei soggetti maschili e femminili di Egon Schiele. Nell’opera di Nicolò Paoli, i diversi linguaggi interagiscono, si contaminano, si scambiano i ruoli, entrano nella quarta dimensione del tempo: il fermo immagine video-fotografico, le installazioni ambientali, si animano sotto interventi gestuali di spray painting, di proiezioni, di azioni esibitivo-performative, spesso sconfinanti sul piano sonoro.


INFO:
Nicolò Paoli
WEATHER
Mostra a cura di Viana Conti
Inaugurazione sabato 25 ottobre 2014 ore 18
Durata - 25 ottobre 201 – 31 gennaio 2015
Orari della galleria da martedi a venerdi 16 – 19
Sabato, domenica e festivi su appuntamento.
Galleria Silvy Bassanese Arte Contemporanea
Via G. Galilei 45 13900 Biella Italy
Tel 015355414 mob 3382540156   e-mail silvy.bassanese@libero.it
Facebook  Galleria Silvy Bassanese Arte Contemporanea



Nicolò Paoli
Weather

Silvy Bassanese Arte Contemporanea, Biella
a  cura di Viana Conti


Ho preso tempo, da quando ero un bambino, un bambino dai capelli rasta naturali. Ho perso tempo. Nella mia vita d’artista, caoticamente ordinata, sono regista unico del buono e del cattivo tempo. Trovo credibile far piovere sul deserto per rianimare i miei metal cactus, piangere e urinare sui miei fiori inquinati di consuetudini quotidiane, dialogare con una mucca che mi riconosce e saluta. La contraccambio subito dipingendola con un’aureola da santa, tra le corna. Voglio parlare undici lingue contemporaneamente, scrivere un libro che chiunque, sotto i ponti o a Copacabana, possa comprendere, voglio tuffarmi in un buco nero e riemergere raggiante tra le onde della scogliera di Nervi, tra le rocce taglienti che feriscono, leniscono, guariscono, le mie ferite. Voglio cantare, a voce spiegata, ogni bicchiere di vodka che mi sono bevuto urlando, giocando con Leone, rinascendo, strinato, dal centro della Terra. Weather è la mia pelle che si abbronza e si sbronza, è il deposito di polveri su cui esplode ogni mio istante, è quel remoto fossile su cui, un giorno, nel tempo, un terrestre o un alieno, sorridendo pronunceranno, forse, il mio nome.
                                                     Nicolò Paoli

Premessa Nicolò Paoli, residente a Genova, nato a Mirandola il 25 novembre 1980, è un artista che condivide l’anima di un sognatore romantico e quella di un pirata postmodern: windsurfer di adrenaliniche onde del Web. Fatalmente attratto dall’immagine e dal suono, non cessa di praticare, da sempre, la musica dell’arte e l’arte della musica. Come Dylan Dog,  reale e immaginario, gotico e rassicurante, può portare sulle spalle lunghe trecce brune, viaggiare in mini, indossare bermuda mimetici, ma, a differenza del protagonista del fumetto horror, non è astemio. Soffre di qualche fobia, ma in compenso è meteoropatico e ipocondriaco. Non nutre particolare interesse per il denaro, mentre Dylan si fa  pagare in anticipo. Quando, nel suo atelier di Quinto, non inchioda cactus, non scatta fotografie, non allestisce set, non prepara collage, non videoriprende Barbie tacchi a spillo e guêpière, non disegna nudi femminili in fantasiose posizioni erotiche, suona con la band dal nome, di suggestione ipnotico-ansiolitica, Roypnol, con sonorità sincretica grunge, heavy metal, punk rock.
Pittore, alchimista, videomaker, performer, strumentista, si cala, senza difficoltà, a intermittenza o simultaneamente, in ognuno dei suoi alter ego, non escluso quello del figlio Leone e della moglie Barbara. La sua opera è intessuta dell’assurdità del reale e della credibilità dell’assurdo. La sua identità, indecidibile quanto inafferrabile, affonda le radici in un remix di figure fondamentali ed estreme, al tempo stesso, da Gandhi al chitarrista Dimebag (un tipo di Marijuana scadente usata in Texas) Darrell dei Pantera, per intenderci, ma che hanno segnato anche la sua generazione. Una generazione Punk che ha adottato la parola d’ordine No future! dei Sex Pistols, parola che riecheggia ancora in un diffuso ribellismo giovanile, dolente, insicuro, disincantato, scippato, dal mondo del potere adulto, di prospettive concrete, compulsivamente segnato dall’iperconsumismo di un erotismo mediatico, dall’istantaneismo cyborg del tempo reale, dalla derealizzazione identitaria, dall’estetizzazione dell’esistenza, ora globalmente galleggiante sui canali elettronici, ora collassata e implosa nei buchi della rete. È un artista che, con il suo interlocutore, usa disinvoltamente il pronome noi, raccogliendo la moltitudine delle voci, dei suoni, delle icone, delle pulsioni, delle proiezioni, che gli provengono dalle sue varie anime. D’altronde non era già Rimbaud che scriveva È falso dire: IO penso: si dovrebbe dire io sono pensato. Car JE est un autre. Si le cuivre s'éveille clairon, il n'y a rien de sa faute.  Perché IO è un altro – continua - Se l'ottone si sveglia tromba, non è affatto colpa sua. La cosa mi pare ovvia: io assisto allo sbocciare del mio pensiero: lo guardo, lo ascolto: do un colpo d'archetto: la sinfonia si agita nelle profondità, oppure salta con un balzo sulla scena – da Une Saison en Enfer, Arthur Rimbaud. E per restare nel mondo dell’arte, non è il poeta visuale genovese Martino Oberto che dichiara, nella sua Anaphilosophia: Io non penso, spenso?
Oggi, le dilaganti Interactive Touch Screen Tablet, i Social network, non cessano di indurre questa generazione, anche minorenne, a comunicare e interagire con chiunque,  prescindendo dal proprio corpo, divenuto ormai un’estensione immateriale, uno strumento bionico, con l’esito di rendere fluida, multipla, sfuggente, liquida, l’identità personale. Soggetti ormai esperti sul terreno del simbolico, tentano di esercitare i loro alter ego anche fuori dalle reti, pratica in cui l’artista risulta, da sempre, maestro.
Nicolò Paoli, come da adolescente era dedito ad una subcultura giovanile di fumetti, animazione, icone, tatuaggi, piercing, scritte, pezze, stivali, jeans, capelli lunghi, aggrovigliati effetto dread o corti, dal giallo al blu, da adulto non esita, visionariamente, a crearsi un ventaglio di alterità in cui identificarsi, di provenienza, appartenenza, tessuto sociale, gruppo, cultura underground, svago, delocalizzati e trasversali, aderenti a un’ideologia anarco-pacifista, mai, tuttavia, perdendo di vista i valori dell’autenticità. Uno dei suoi miti? Il suddetto chitarrista statunitense heavy metal, anni Ottanta, Dimebag o Diamond Darrell (Dallas 1966, Columbus 2004) assassinato da un suo fan durante un concerto. Di lui sottoscrive il celebre aforisma Heavy metal is what I’m into. Shit that moves you. Shit that has heart and soul! Heavy metal è ciò che sono nel mio intimo. Merda che ti muove. Merda con cuore e anima.

Una mostra meteoropatica Il titolo Weather indica clima e temperatura di questo evento espositivo, ma anche la sua intima motivazione: mettere in opera una condizione aerea, gassosa, vulcanica, geo e antropologica, superficiale e abissale, ossigenata e inquinata al tempo stesso. È una mostra-autoritratto dell’artista, riflesso nei frammenti di uno specchio deformante. Il tempo, ineludibile protagonista, ricorre nelle due dimensioni cronologica e atmosferica. La mostra ha un unico concept, ma si articola in quattro stanze mentalmente visionarie: Stanza dei Tuffi, di Rorschach, dei Cactus, dei Fossili. Ogni spettatore potrà identificarsi, associandosi o dissociandosi da uno spazio di autoriconoscimento.
Le Metalphoto e i Metalfossili di Nicolò Paoli, entrati in un processo matericamente e virtualmente alchemico, accadono nel tempo, risentono delle condizioni ambientali e meteo, fanno razza con le ossidazioni del supporto; come un vegetale, sono fotosensibili, mutano impercettibilmente e dialogano con le diverse prospettive e aspettative di chi guarda. Sono opere leggibili su un terreno instabile, di impermanenza materico-percettivo-emozionale.
Sulle pendici di Monte Moro, Quartiere Azzurro, a Genova, vegeta e fiorisce, naturalmente, un lussureggiante universo di ulivi, alberi tropicali, ninfee, rampicanti, fiori esotici, erbe aromatiche, basilico: è il giardino dei Paoli. Al primo piano dello stabile si espande però un altro giardino, l’atelier di Nicolò Paoli, che sembra scaturito dall’immaginario di Tim Burton ed accudito da Edward Mani di forbice: lì crescono e proliferano inverosimili cactus chiodati, lì fioriscono piante siliconate, abitate da insetti postatomici, dai colori artificiali e acidi. Non è inverosimile che dal suo immaginario scaturisca anche la savana africana, delineando, sulle sue tele bianche, tra un baobab e un’acacia, le sagome nere, immobilizzate, di zebre al galoppo, leoni in caccia, rinoceronti all'attacco, caimani sonnolenti, ippopotami a mollo, giraffe di vedetta. I suoi cactus, rigogliosi e prolifici, a giudicare dai mini e maxi globi che si riproducono dal corpo centrale, non sono usciti da una foresta tropicale, ma da un laboratorio da metalmeccanico. Le spine di queste piante primitive, con potenzialità allucinogene, sono diventate, nelle opere di Nicolò Paoli, lunghi chiodi d’acciaio che, ferendo la superficie della tela vergine, la trapassano violentemente. Il loro fusto, cilindrico o globoso, ha un indubbio aspetto fallico, che assume, nell’immaginario dell’autore, non senza una profonda autoironia, l’allusione a certe ostentate ritualità della comunità virile. La sua chiodata Cactus Passion trova anche una colorazione dark nella loro fioritura notturna, frequente in alcune specie, nella loro impollinazione da inquietanti chirotteri e lepidotteri come i pipistrelli e le falene. Irrinunciabile il riferimento, in campo artistico, con i dovuti distinguo di ordine storico-critico, alle foreste di chiodi di Günther Ücker, esponente tedesco del Gruppo Zero.
Le Metalphoto, di medie e grandi dimensioni, delle Stanze dei Tuffi, delle Macchie di Rorschach, dei Fossili, detengono il messaggio subliminale di una mostra in cui la presenza del soggetto umano viene dissimulata, mascherata, travestita, spogliata, mitizzata e smitizzata. Nelle mega fotografie digitali dei Tuffi, a effetto metallico satinato, qualcuno, un essere, un oggetto, un ente, di sé lascia labili tracce liquide, spruzzi d’acqua nell’aria, giochi di luce e ombra, per poi scomparire al di sotto di una superficie piatta, immobile, specchiante, come se nulla fosse accaduto. Eppure quello scintillio di gocce, quello spostamento d’acqua parlano di un trapasso dal visibile all’invisibile, di un volo nel vuoto, in picchiata, senza paracadute, di un metaforico tuffo nel passato, di un’immersione nel tempo. Tematica non meno significativa è quella delle sue Macchie di Rorschach: fotografie digitali, in bianco e nero, rinvianti al noto test psicologico proiettivo, teso a indagare dinamiche interpersonali, profili e nodi dell’io, risvolti della creatività. Inedito, questo ciclo di lavoro recente, riferito in particolare alle orchidee, è di impatto formale e psicologico coinvolgente ed inquietante, alla luce della loro morfologia, maculatura, presenza di affinità genetiche, messa in atto di mimetismi sessuali, ibridismi. L’orchis (dal greco oρχις=testicolo, per via dei suoi rizotuberi accoppiati) seducente fiore di natura polimorfa, dalle caratteristiche, talvolta, epifite e saprofite, riunisce, in un unico corpo colonnare, organi maschili e femminili, si può riprodurre sessualmente e asessualmente, diffonde odori attrattivi. Un soggetto quindi che, nella sua struttura alata di petali, sepali, labello e sperone, nelle sue strategie simulative, non manca di stimolare a livello formale, strutturale e comportamentale, l’immaginario di un artista, di per sé, già incline  alla multidimensionalità dell’io. Rientrano nel suo work in progress sull’identità e sulla dissimulazione, scatti analogici, elaborati poi digitalmente, di grandi nudi femminili o ritratti del volto, sottoposti a solarizzazione, a trattamenti di ossidazione, a interventi gestuali con resine e vernici, che li assimilano, in qualche modo, a ritrovamenti, fittizi, di fossili: ognuno di questi lavori fotografici è un pezzo unico, irripetibile, in antitesi con la riproducibilità connessa a tale mezzo. L’effetto-fossile si estende, nel suo lavoro, dalla figura a resti ittici, di vegetazione o animali primitivi, non esclusa la comparsa di un’archeologia portuale di gru ad acqua, a mano, a vapore, tipica del porto di Genova: testimoni tutti di una remota vita transitata, come in natura lo è dalla bio alla litosfera, così, in arte, dall’immagine originaria ad un supporto che ne accolga le vestigia, tramite un’alchimia segreta. Tali immagini in bianco e nero si contaminano con gli affioramenti ruggine del fondo metallico, che non cessa di agire nel tempo, maculando progressivamente la superficie. Cresce, in parallelo, un ciclo di disegni a matita acquarellabile, che addensa e al tempo stesso sfrangia i contorni del segno, lasciandoli colare verso il fondo della tela bianca: i soggetti sono per lo più nudi che trovano ascendenze, per intensità espressionista, negli abbandoni, nelle torsioni e contrazioni dei soggetti maschili e femminili di Egon Schiele.
Nell’opera di Nicolò Paoli, i diversi linguaggi interagiscono, si contaminano, si scambiano i ruoli, entrano nella quarta dimensione del tempo: il fermo immagine video-fotografico, le installazioni ambientali, si animano sotto interventi gestuali di spray painting, di proiezioni, di azioni  esibitivo-performative, spesso sconfinanti sul piano sonoro.
Viana Conti


mercoledì 8 ottobre 2014

Un po' di taglia e CUCI con Ilaria Margutti... l'intervista


Ilaria Margutti è una giovane artista fra le più interessanti della scena contemporanea.
L'hp incontrata in diverse occasioni. Mi ha sempre convinto!
Le ho fatto le mie solite dieci domande...
e le risposte interessanti come la sua arte!
E' originale, raffinata, intelligente. 




  -In dieci righe, chi è Ilaria Marguttii?
Sono un' ostinata donna in cerca della bellezza.


-Per esprimerti utilizzi differenti media. Ne hai uno in particolare che ritieni più efficace per le tue ricerche?
Dal 2007 ho iniziato un percorso nel quale il filo e il ricamo sono i media al centro della mia ricerca.
Il ricamo è una forma di tessitura e quest’ultima ha un’origine antichissima, il poter tessere ci ha reso umani. E’ un’insieme di discipline e tecniche che derivano dall’uso della ragione e dell’ingegno (basti pensare alla complessità di progettare e realizzare il filo, il telaio e quindi la trama e l’ordito) uniti dalla necessità di coprirsi e dalla creatività dei decori. In fin dei conti il tessuto è il mezzo tramite il quale abbiamo fabbricato la nostra prima difesa, prendendoci cura di noi.
Per quanto riguarda il mio percorso, sono approdata al ricamo abbandonando la pittura, perchè sentivo che dovevo superarla, staccarmi dalla sua bidimensionalità che percepivo come un limite. L’incontro con una ricamatrice, diventata poi la mia maestra di ricamo, mi ha permesso di scoprire il fascino del filo, il suo rilievo e la sua luce, ma anche la possibilità di liberare la tela, facendola tornare ad essere tessuto. L’esperienza del ricamare, ha una fase di realizzazione completamente opposta a quella pittorica, quest’ultima infatti, permette di avere sempre una visione totale dell’immagine riportata sulla tela, cosa che con il ricamo non è possibile, in quanto il lavoro viene eseguito poco per volta, avanzando il disegno sullo spazio di un telaio di 25/30 cm di diametro. La visione dell’intero, sarà dunque sempre parziale e incompleta, ma questo permette di acquisire altri vantaggi: ho la possibilità di estraniarmi perdendomi nelle particolari sfumature del filo e nelle sue forme in quei pochi cm quadrati di superficie.
il Filo permette poi anche altre possibilità di linguaggio, come ad esempio la relazione con lo spazio espositivo.
é per questo che quando penso all'opera finale, la realizzo seguendo una visione di insieme, come si fa per una installazione, che a volte sfocia nella scultura o nella video-prformance.
Un esempio ne sono le mie Uselex Box, o i Cataloghi inutili di esistenze o i miei video realizzati come supporto alle opere di ricamo: Predizioni (2012) vimeo.com/46357631
 e Il filo dell'imperfetto (2009) vimeo.com/13361250

LA PELLE AVRA' LA FRAGILITA' DELLA PELLE ricamo su tela - 200x70cm

- Come reagisci alle critiche?
Dipende dalle critiche.
A me interessa il confronto e soprattutto che al mio lavoro sia data la possibilità di evolversi.
Vedo il percorso di un artista, come un cammino e non come una meta ad ogni opera terminata.
Mi interessa argomentare, approfondire, cercare nuove connessioni che permettano al mio lavoro di crescere, di seguire quel percorso che porta alla consapevolezza, dell'opera e di me stessa.
Il processo artistico è spesso un percorso che dal personale guarda verso l'universale, nella ricerca di un equilibrio tra forma e contenuto, ovvero: è il cammino che porta alla scoperta della bellezza.
A volte mi viene accusato che i miei lavori siano troppo forti perché parlano di ferite e uso aghi e spine inserite nelle mie figure, ma ci si dimentica spesso che la bellezza non ha a che fare solo con il senso estetico delle cose, ma la si raggiunge attraverso un percorso di ferrea disciplina.
La bellezza non chiede attenzione, la devi cercare.
Ci si dimentica che per prendersi cura di qualcosa o di qualcuno, non lo si deve assecondare, ma pungere i suoi occhi, perché la sua visione diventi consapevole.
L'arte non è un intrattenimento e tantomeno non dovrebbe assecondare le aspettative di un pubblico, l'arte dovrebbe pungere lo sguardo dello spettatore, senza oltraggiarlo.
Questo fa dell'opera, un'Opera d'Arte

Kore degli spilli-ricamo in seta e spilli su tela,80x200cm 2013

- Qual è l'aspetto del tuo lavoro che ti intriga di più?
il filo, perché è infinito.
il cammino perché crea l'incontro.
il ritmo dell'ago sulla tela, perché batte il tempo della Creazione.
la tensione generata dalla necessità di scoperta.


-Dimmi una cosa di te che non hai mai detto pubblicamente?
ma che domanda è??? ahahahahaahahahah
Credo di non avere cose da rivelare, ma la gente è molto creativa e magari sono gli altri che sanno qualcosa di me che io non so! :)

- Quali difficoltà incontra una giovane artista in Italia?
Personalmente la mia difficoltà nasce dalla mancanza di educazione allo sguardo.
Oggi l'arte deve fare spettacolo, far parlare di sé, deve abbagliare lo spettatore o semplicemente assecondarlo e intrattenerlo.
Il mercato pare sia l'unico sistema da perseguire, pare che un'artista abbia valore in funzione di quanto vende e spesso è più facile investire su ciò che ci capita sotto gli occhi, che non sforzarsi a cercare… il sistema si poggia su un concetto di ossessione dell'immagine, siamo bombardati da immagini che ogni giorno condizionano inconsapevolmente i nostri gusti e le nostre scelte.
Questo bombardamento è tale e di varia natura, che non necessitiamo di capirle, ma ci affidiamo al sentimento, alla sensazione, non sappiamo argomentare, ma solo lamentarci o perseguire strade già battute.

Non esiste il dialogo con le opere del passato che sappia rinnovarci, ma si tende a tener separato il contemporaneo dalla storia dell'arte, al massimo si cita il passato, ma non si sta creando nulla di nuovo, attraverso esso.
Non mi sembra che tra tutta questa valanga di immagini, di artisti e di opere, ci sia qualcosa di innovativo, di coraggioso o leale.
Siamo fermi agli anni '70, perché i giovani artisti credono troppo nella loro creatività, ma quello che vedo intorno a me è una fotocopia sbiadita di noi stessi.
Spero che le giovani artiste, capiscano il nostro fallimento e sappiano creare un nuovo sistema dell'arte.
Dal canto mio, dato che sono insegnante di storia dell'arte al liceo, faccio di tutto per svegliare i torpori intellettivi dei miei giovani studenti attraverso i linguaggi visivi e non.

segreti 3

- Hai avuto una esperienza importante all’estero, in Germania se non vado errato. Quali sono i lati positivi e quelli negativi di una esperienza del genere?
Si, ho lavorato per circa tre anni con una galleria di Berlino: JanineBean Gallery
è stata una bella esperienza, perché la collaborazione è nata dall'interesse che la gallerista ha avuto sui miei lavori.
Abbiamo portato avanti una serie di progetti tra collettive e personali, ma per me stava diventando molto pesante fare avanti e indietro da Berlino.
Soprattutto quando le vendite erano meno delle spese.
Il lato positivo è che ho vissuto in una città stupenda, il lato negativo è che anche a Berlino c'è la crisi del mercato, come ovunque.
La gente compra molto più che in Italia, perché esiste un collezionismo Low Badjet, 
non seguono solo l'idea di fare "investimento" nell'opera, ma anche di "riconoscimento" della necessità esistenziale nel possederla e forse per questo hanno più consapevolezza dell'importanza della Cultura, più di quanta ne abbiamo noi oggi in Italia.
Solo che anche a Berlino, a meno che non sia una galleria super confermata, la vita dei giovani galleristi che cercano di sostenere la ricerca, è brevissima.
Le soluzioni sono sempre le solite: o chiudere o adattarsi alle richieste di mercato.
Essendo io un po' sovversiva, ho preferito rientrare.

- Spessissimo sei tu il soggetto protagonista dei tuoi lavori. Citazione autobiografica, scelta meditata o altro?
I motivi sono due, uno di carattere contenutistico e l'altro di carattere pratico.
l'inizio di ogni lavoro, parte dal mio disagio e quindi mi "uso" per risolvere la necessità sorta, poi passo agli altri che diventano il mio campo di indagine, ma non mi è sempre facile trovare modelli disponibili.
Sono molto esigente con loro, perché non è un semplice "posare" per me, ma è un mettersi in gioco con se stessi… e questo non tutti sono disponibili nel farlo.
Quindi quando sono in carenza di persone, ma piena di idee, devo per necessità creativa, ricadere sulla mia persona!

- Un colore?
BIANCO

- Quali progetti per il futuro?
Sto collaborando con la Galleria Art Forum di Bologna che da un paio di anni mi ha permesso di esporre nelle più importanti fiere italiane ed estere.
Questa collaborazione sta continuando e prende forma, sento che c'è una bella energia e molto rispetto reciproco e credo che verranno fuori delle belle cose.

A parte questo, ci sono alcune collettive in programma, ma quest'anno credo che mi prenderò una pausa di riflessione per i progetti troppo impegnativi, perchè voglio lavorare su nuove cose e ho bisogno di concentrarmi senza troppe interruzioni.
Sto portando avanti anche un altro progetto, un po' particolare: il recupero di uno spazio da destinare alla sperimentazione dell'arte contemporanea e anche questo mi richiede molto impegno.
Lo spazio si trova sui piani superiori di un palazzo rinascimentale restaurato, ma le stanze sono completamente dismesse.
Ho già realizzato delle mostre e delle collaborazioni.
C'è molto da fare, ma è una sfida allettante che adoro!
il primo novembre apriremo lo spazio per una serata dedicata alla performance e saranno nostre ospiti tre artiste bravissime:
Tiziana Cera Rosco, Francesca Romana Pinzari e Alessandra Baldoni.
CasermArcheologica, via Aggiunti 55 Sansepolcro (AR)
Sappi che sei invitato! :)

grazie Roberto, è stato un piacere!


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BIO
Ilaria Margutti
(Modena 1971), vive e lavora a Sansepolcro, dove svolge l’attività artistica e quella di docente di storia dell’arte. Nel 1997 si diploma all’Accademia di Belle Arti di Firenze. Ha collaborato con gallerie: Janinebeangallery Berlino, Wannabeegallery Milano, MLBhomegallery Ferrara, Bontadosi ArtGallery Montefalco (PG), Galleria Art Forum Bologna.
Dal 2007 inserisce il ricamo nei suoi dipinti, linguaggio in cui sente meglio rappresentata la propria poetica.
Nel 2008 le sue opere sono  finaliste in tre premi internazionali: Arte Laguna, Arte
Mondadori e premio Embroideres’ Guild di Birmingham. Nel 2010 è in Costa
d’Avorio per il progetto De L'Esprit e de L'Eau sostenuto dal Consolato Italiano.
Segue progetti per la diffusione dell’arte contemporanea presso il Museo Civico di Sansepolcro.

Tra le sue mostre principali più recenti:
2014: E CORPORE MEDENDO - personale a cura di Elena Merendelli, presso ex-mattatoio di Anghiari (AR)
2013 - Catino Azzurro di strega, Ilaria Margutti e Alessandra Baldoni, a Cura di Atlante Cultura - Sala  degli Ammassi Citerna (PG)
Ananke - personale a cura di Manuela Bacchiega, Sala Espositiva di Barberino di Mugello
Il corpo scritto sul filo - personale, a cura di Vincenza Tomaselli, Galleria Nazionale Montevergini, Siracusa;
Ilaria Margutti - personale ArtForum, Bologna;
2012 - Biennale di FiberPhiladelphia, Philadelphia;
Fuori dalla pelle - personale a cura di Manuela De Leonardis, Lavatoio contumaciale, Roma;
2011 - Pelle|Muta - personale a cura di Viviana Siviero, Wannabee Gallery di Milano;
2009: “Il Filo dell’Imperfetto” - personale a cura di Alessandra Redaelli, Wannabee Gallery, Milano.

Fiere 2014:
Conteporary Instanbul
Arte Fiera Bologna
Fiere 2013:
Conteporary Instanbul
Arte Fiera Verona
Paratissima

martedì 30 settembre 2014

Lodola&Mathis. Nuovo mecenatismo: immaginare il futuro - a cura di Ivan Quaroni



Lodola&Mathis. Nuovo mecenatismo: immaginare il futuro 
a cura di Ivan Quaroni
Galata Museo del Mare
Calata de Mari, 1 16126 Genova 
dal 2 al 22 ottobre 2014

Nella cornice del 54° Salone Nautico, Bruno Guidi – industriale del mondo della nautica e mecenate d’arte contemporanea – promuove una nuova mostra al Galata Museo del Mare di Marco Lodola e Jill Mathis, firmata da Ivan Quaroni.

<> dichiara Bruno Guidi, fondatore nel 1968 dell’omonima azienda leader nella produzione di accessori per l’impiantistica navale – in un’intervista apparsa su La Stampa il 13 aprile 2013.
Anche quest’anno, la Guidi s.r.l. torna a Genova per partecipare al 54° Salone Nautico e porta con sé la grande passione per l’arte che lo aveva visto nel 2011 proporre la personale Industria di Jill Mathis, nel 2012 essere protagonista al Palazzo della Meridiana della messa in opera della grande installazione di Michelangelo Pistoletto Love Difference e nel 2013 nel presentare la mostra Gilmour&Mathis. L’arte contemporanea incontra l’industria, esposta lo scorso anno a Palazzo Ducale.
Per il 2014 mentre allo stand Guidi del Salone Nautico è protagonista un’opera della collezione aziendale – uno spettacolare piccolo yacht in scala 1:1 di Chris Gilmour,  interamente realizzato in cartone riciclato, è la barca prodotta negli anni Settanta dagli storici Cantieri Navali Camuffo, già allora clienti di Guidi: circa cinque metri di lunghezza, completa di tutti suoi particolari – è il Galata Museo del Mare ad ospitare un nuovo appuntamento tra arte e industria, presentando le opere di Marco Lodola e Jill Mathis, in una mostra curata da Ivan Quaroni. Non è la prima volta che il prestigioso Museo genovese espone l’arte luminosa e inconfondibile dell’artista pavese che nel 2007 attraverso con la mostra Lightship to Lodola ha illuminato i piani del museo con le sue suggestive opere.
Concept di questa esposizione, che fa dialogare arte e nautica, scultura e fotografia, è il Futuro, inteso come innovazione tecnologica che caratterizza sia l’industria che l’arte contemporanea. Così Ivan Quaroni – curatore della mostra – commenta il tema di quest’anno “L’arte, con la scienza (e la tecnologia), rappresenta da sempre l’ambito di ricerca più avanzato del pensiero umano, quello attraverso cui l’uomo è riuscito a immaginare realtà nuove. Come osservava Kandinskij, la sua qualità è di oltrepassare i limiti nei quali il tempo vorrebbe comprimerla e di indicare il contenuto del futuro. L’arte è, quindi, la scienza imperfetta dell’immaginazione, che consente di formulare ipotesi, talora perfino profezie, sul mondo che verrà. Essa ha in comune con la scienza la capacità di prefigurare la realtà, poiché tutto ciò che esiste, ogni cosa, ogni forma prodotta dall’uomo sono state necessariamente prima immaginate. Così come molte delle cose immaginate, sono spesso divenute solide realtà”.
Si tratta di un futuro che ha solide radici nel passato e nel presente, ma che viene interpretato e immaginato attraverso la creatività visionaria dei due artisti, chiamati a confrontarsi con l’argomento.
Jill Mathis presenta una selezione di fotografie, in b/n e a colori, scattate per l’occasione ai prodotti tecnologici della Guidi – realizzati nel presente ma che già guardano al futuro – che grazie al suo tocco femminile, delicato e poetico diventano opere astratte di grande atmosfera; Marco Lodola invece – con il suo inconfondibile segno pop tracciato con la luce – sta producendo una grande scultura luminosa site specific che immagina un’imbarcazione del futuro sulla quale sono montati pezzi Guidi.
Anche per quest’edizione la mostra è inserita in GenovaInBlu, programma di manifestazioni che si svolgono in città in occasione del 54° Salone Nautico. Il calendario completo è consultabile sul sito www.genovainblu.it.
Cenni biografici degli artisti e del curatore   
Jill Mathis é cresciuta in Texas studiando fotografia all’University of Texas/ San Antonio. Nel 1988 accede alla School of Photojournalism University of Texas di Austin. Dopo aver vissuto cinque anni a New York City, dove è stata assistente di Ralph Gibson, si é trasferita in Italia.
Da tempo lavora a una sequenza fotografica che ha come soggetto la ricerca etimologica iniziata con una mostra e un libro finanziato da Olympus Cameras, UK.
Nel 2012 ha pubblicato con Damiani editore il volume, Dreaming of Ingmar Bergman, una ricerca fotografica/etimologica/filosofica ispirata alla poetica di Bergman, dove le foto nascono intorno a parole evocative, ricercate nella produzione del regista e nei luoghi della Svezia in cui Bergman ha vissuto e filmato.
Il suo lavoro è stato citato in diversi studi universitari ed è incluso in molte collezioni accademiche tra cui la Columbia University, Georgetown University, University of Pennsylvania, Vanderbilt University e la University of Maryland.
Jill Mathis espone in Europa e negli Stati Uniti e le sue fotografie fanno parte di numerose collezioni private e pubbliche fra cui il The Whitney Musuem of American Art, The Jewish Museum, NYC; The Brooklyn Musuem, The Delaware Art Museum; The Norton Museum of Art, The Birmingham Museum of Art, The Museum of Contemporary Art; San Diego. www.jillmathis.com

Marco Lodola è nato a Dorno nel 1955, ha frequentato l’Accademia di Belle Arti di Firenze e Milano, vive e lavora a Pavia.
Dal 1983 ha esposto in importanti spazi pubblici e privati italiani e all’estero ed è uno dei fondatori del movimento Nuovo Futurismo. Le sue opere sono oggi presenti in tutto il mondo, ha realizzato scenografie per film, trasmissioni, concerti ed eventi di vario genere, dalla moda al teatro, dalle olimpiadi invernali di Torino del 2006, alla facciata dell'Ariston per il festival di Sanremo del 2008, a XFactor nel 2013. Ha esposto al Padiglione Italia della 53ª Biennale di Venezia un'installazione luminosa, omaggio al teatro di Fortunato Depero.
Marco Lodola, uno degli artisti italiani più noti e riconoscibili in Italia e all’estero, ha la rara capacità di trasformare in arte i segni del mondo contemporaneo; per lui l’arte è gioco e divertimento ma al contempo ha stretti legami con il mondo della letteratura, la pubblicità, la musica e la poesia .
Ha realizzato progetti per importanti industrie quali Swatch, Coca Cola, Vini Ferrari, Harley Davidson, Illy (collana delle tazzine d'autore), Byblos oltre a Nonino e Carlsberg. www.lodoland.com
Ivan Quaroni Curatore e critico d'arte. Nato a Milano nel 1970. Scrive per le riviste Flash Art (Politi Editore) e Arte (Cairo Editore) e cura la rubrica The Butterfly Effect per il sito lobodilattice.com. Nel 2008 ha pubblicato il volume “Laboratorio Italia. Nuove tendenze in pittura” (Johan & Levi editore) e per lo stesso editore le monografie di Valeria Agostinelli e Mauro Ceolin. Nel 2009 ha curato la sezione Italian Newbrow alla Biennale di Praga e la sezione Spaghetti Pop di SerrOne - Biennale Giovani di Monza. Ha curato oltre 150 mostre in gallerie private e spazi pubblici e ha scritto per importanti artisti italiani e internazionali tra cui Allen Jones, Ronnie Cutrone, Ben Patterson, Arcangelo, Salvo, Paolo Icaro. Il suo lavoro è incentrato sull’esplorazione e la scoperta di nuovi talenti artistici. Dal 2010 è curatore di C.A.P.A., un progetto di residenza per artisti fondato dall’artista Arcangelo. Ha contribuito con i propri scritti alla monografia di Arcangelo, edita da Damiani editore. Recentemente ha pubblicato il libro “Italian Newbrow” (Giancarlo Politi Editore). www.ivanquaroni.com

domenica 28 settembre 2014

Anche il Talent Prize 2014 ha il vincitore...




Si aggiudica l'ambito premio, giunto alla settima edizione, Gian Maria Tosatti con l'installazione "2_Estate"


per vedere il video completo dell'opera vai su

Mi piace anche segnalare 

Premio Speciale White Noise Gallery Roberto Fanari - Appello – Scultura



Premio Speciale Il Gioco del Lotto Anna Caruso - Toeletta – Pittura



Premio Speciale Casa dell’ Architettura Veronica Nalbone - Da Lontano – Fotografia



Premio Speciale Axa in Italia Andrea Savazzi - Mantua landscape – Pittura



Per leggere altro sul Premio Talent
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