RITENGO CHE SIA DOVERE DI CHIUNQUE E A MAGGIOR RAGIONE DI NOI ITALIANI, FARE DI TUTTO PER PROMUOVERE, SALVAGUARDARE E DIVULGARE L'ARTE IN TUTTE LE SUE ESPRESSIONI.
UNA SOCIETA' DISTRATTA SUI FATTI DELL'ARTE E' UNA SOCIETA' VOTATA ALL'IMPOVERIMENTO... E NOI, DA QUESTO PUNTO DI VISTA, LO SIAMO GIA' ABBASTANZA!






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mercoledì 22 febbraio 2017

ARCO Madrid



Da sempre la più importante fiera d'arte moderna e contemporanea della penisola iberica, ARCO,  torna anche quest'anno a Madrid da domani 22 febbraio (fino al 26).
Oltre 160 espositori si musureranno a colpi di opere d'arte nel confronto arte/mercato.
Personalmente manco da questa manifestazione da diversi anni e ci torno molto volentieri, sperando di capire se esiste ancora una identità nazionale o la globalizzazione selvaggia ha influenzato anche la Spagna. 

Al Teatro Oscar di Milano: “MALEDETTO PETER PAN” con Michela Andreozzi





Teatro Oscar


“MALEDETTO PETER PAN” con Michela Andreozzi


25 FEBBRAIO ORE 21.00




“Maledetto Peter Pan” spettacolo con Michela Andreozzi, torna a Milano, il 25 febbraio alle 21:00, al Teatro Oscar, dopo i successi delle scorse stagioni.

A metà tra una commedia , uno stand –up e un monologo, in cui l’attrice porta in scena tutti i personaggi. Lo spettacolo nasce dell’idea di raccontare, ridendo fino alle lacrime, un dramma che tutti conoscono: le corna

MALEDETTO PETER PAN (in originale “LE DEMON DU MIDI”), è un fortunato spettacolo francese, clamoroso successo di pubblico e critica. Nasce come fumetto della geniale Florence Cestac, diventato poi uno spettacolo teatrale grazie all’attrice comica Michèle Bernier e alla regista Marie Pascale Osterrieth e (successivamente un film), è un progetto tutto femminile.

Divertente, caldo, consolatorio, irriverente, “MALEDETTO PETER PAN” riguarda in ultima analisi ognuno di noi: tutti, in un momento o in un altro, ci siamo rotti i denti in quella meravigliosa, devastante, irrinunciabile avventura chiamata Amore.

Con: Michela Andreozzi


Commedia Teatrale di Michèle Bernier e Marie Pascale Osterrieth

Traduzione e adattamente: Carlotta Clerici e Antonella Questa

Regia di: Massimiliano Vado

Musiche di: Alessandro Greggia

Produzione: MenteComica

Biglietto unico 15.00 €


Teatro Oscar

Via Lattanzio 58 - 20137 Milano

www.teatrooscar.it

Informazioni: - Tel. 02 36522916

Per prenotazioni: arbor@spiovmi.it

Basquiat con gli occhi di Leo. Antonio Leo

Della mostra al MUDEC di Jean-Michel Basquiat vi ho già più volte relazionato (vedi ad esempio http://lastanzaprivatadellarte.blogspot.it/2017/01/a-milano-per-jeanmichel-basquiat-al.html).

In questo caso però non sarò io a farlo ma l'amico, e appasionato d'arte, Antonio Leo, che già in altre occasioni ha prestato la sua penna a questo Blog...



 
JEAN-MICHEL BASQUIAT / MILANO
di Antonio Leo


La percezione ovattata del MUDEC è al tempo stesso sia completamente spazzata via che inchiodata dal colore e dalle superfici utilizzate da JMB nelle sue opere, in un autentico contrasto con la realtà.
Siamo a Milano, ora, nel 2017. E questo JMB è anche nostro. E’ il JMB di Francesco Clemente e specialmente di Sandro Chia che nel 1981 lo suggerì alla Galleria Emilio Mazzoli di Modena, per la sua prima personale, e le opere esposte, benché di un periodo diverso, restano di una autenticità tribale e graffitara tangibile, primitiva, religiosa e quasi infantile, che fa divenire la realtà stessa -per quanto possa sembrare impossibile- più distante.
La nuvola creata dalla struttura è solo un ricordo, l’essere accolti in pareti lucide dai rilassanti confini, protettive spirali di jet-set di una scala che accompagna in ingressi in luci neon rosa giallo verde, è il preludio ad un allestimento lineare con un percorso cronologico di poche sezioni che cercano, trovandola, armonia fra forme di tele irregolari, materiali di recupero, assi di legno, chiodi e schegge metalliche.
Restiamo smascherati da una orchestra di colori disorganizzata, in via di cambiamento continuo, una porta appoggiata al pannello che rievoca pareti di scantinati e garage, in una ottica di trasmissioni de-sintonizzate melodicamente generate da apparecchi mal-funzionanti. Lo schermo monitor TV argento brillante a far luce, con cadenze-scadenze immaginarie, in impianti, in cavi elettrici di visioni comics & cartoons di serie di maiali, conigli e armi da fuoco. Un movimento di affinità con un pensiero mutevole da animale distratto da rumori, suoni e melodie lontane. L’animale-uomo confuso fra simboli, parole veloci, tratti decisi ma mutanti. L’animale-essere curioso, attento, percettivo. L’animale braccato in una società nel quale è ospite, sgradito, incompreso, negro, rabbioso, in tentativi di uscirne, in grida lanciate di uguaglianza, violenza, in risposte senza un piano predefinito, come attacchi si frontali ma da agguati, da rivendicazioni di un sangue che comunque deve scorrere per assopire quanto ingiustamente subìto, tra media cementificati in buone abitudini dentro comodi alloggi.
La prima sala, con le opere dal 1980 al 1987, propone il JMB di NY e delle sue amanti, la NY di Into the groove(y) di Madonna, canzone riproposta due anni dopo in una de-costruzione e de-iconizzazione da Thurston Moore e Kim Gordon dei Sonic Youth, in un progetto nato sotto lo pseudonimo Ciccone Youth, con ospiti del rango di Mike Watt. Brano/traccia che trasforma un pop in un non pop-ular, un catarifrangente dello stile sonico da Confusion in Next / Confusion is Sex, omaggio sia al mondo e alla cultura predominante che all’ underground, al noise. Un allineamento perfetto di ripetizioni ghettizzate e divinizzate come nei dipinti di JMB ma allo stesso tempo irrise a imperfezioni, sbagli, errori, cancellature, dove le sovrapposizioni e le cancellature restano però visibili, sottopelle come sottosuolo.
Opportuna la scelta della video intervista: non all’inizio, ma alla fine dell’esposizione pittorica principale. Videocamera, inquadratura fissa. Risultato: l’aspettativa è disattesa. La rabbia presente nelle sue opere lascia lo spazio alla timidezza, alla semplicità, una calma che abbraccia inconsapevolmente un immaginario che di fatto è capovolto. Le domande si susseguono, creano dubbi e distrazione, mancanza di riferimenti. L’obiettivo è centrato. Evitiamo l’audio guida (alla quale avremo preferito un buon guardaroba..) per non restare influenzati in giudizi che vorremo –forse, e con i nostri tempi, sicuramente dopo l’aperitivo- conoscere solo dopo, desiderando un approccio di fronte alle opere senza indirizzi, senza analisi critiche, né tesi di studiosi e intellettuali dalle frasi belle e vuote, da ricerche nevrotiche dei troppi significati.
Siamo ora nella seconda sezione, L’esposizione da luminosa in spazi aperti dai soffitti altissimi si spinge in una sala buia con pannelli neri dai faretti concentrati su disegni meramente anatomici -tratti dai testi di Henry Gray- su cartoncino nero e tratto bianco, per poi arrivare a splendide ceramiche scintillanti di piatti bianchi dove, con poche linee e un elemento contraddistintivo, sono raffigurati in evidenziatori amici, artisti e personaggi del mondo di JMB.
Ed ecco, come finale, il lavoro delle Collaborations Warhol / JMB. Torna la luce, la sala riacquista i suoi spazi, e, come nel loft della Factory, prende una nuova prospettiva, un nuovo angolo di studio e visione. Nell’intervista JMB descriveva il lato scherzoso, ludico, divertente della personalità di W, non un solo riferimento alla sua fragilità e insicurezza, quasi come a proteggere anche se stesso, la sua intimità, da un pubblico che non conosce, che è distante, come da distaccarsi da uno sfruttamento commerciale di mercanti-compratori, in cerca di fama $ e affari. Una collaborazione che diviene gioco e improvvisazione, lasciando che sia la star W ad iniziare nella realizzazione delle opere, quasi gesto reverenziale, quasi un tributo, una forma di venerazione sincera al W boy genius stilizzato nel piatto di porcellana.
Improvvisazione che interessa tutte le arti, non solo la pittura e la musica. Sempre nel video JMB fa riferimento alla scrittura di William Burroughs, il beat lontano dai beat, il sofisticato della scrittura creativa, del cut-up di un The ticket that exploded, /del quale, personalmente, ho sempre adorato l’incipit:
E’ un lungo viaggio. Siamo i soli passeggeri. Ed è così che siamo arrivati a conoscerci così bene che il suono della sua voce e la sua immagine fluttuante sopra il magnetofono mi sono altrettanto familiari che il movimento dei miei intestini il rumore del mio respiro il battere del mio cuore. Non è che ci amiamo o nemmeno che ci piacciamo. In realtà il delitto non è mai lontano dai miei occhi quando lo guardo. E il delitto non è mai lontano dai suoi occhi quando lui mi guarda.”/
Il WB splendido visionario uxoricida attore di un reale estremo Guglielmo Tell impazzito in un gioco scappato di mano, in un dirupo, uno dei tanti, di una vita in bilico per 83 anni.
La vita a JMB invece scappò via a 27 anni, con un timer inquieto pronto a spengersi nel silenzio anziché deflagrare. L’abbandono del ring, quasi con disinteresse verso tutto. Ma quel tutto resta in una generazione che ha attinto a lui, con fame, voracità, ma anche rispetto, in questa postuma (auto)celebrazione della corona.
A Milano, al Mudec, questo è l’ultimo week end.

venerdì 17 febbraio 2017

Quaroni x 3 = De Biasi, Sale e Maglionico...

Inaugurate ieri sera da Colombo a Milano le ultime fatiche di Quaroni...:
Paolo De Biasi, Giuliano Sale e Dario Maglionico



PAOLO DE BIASI | GIULIANO SALE
Qualcuno, da qualche parte

a cura di Ivan Quaroni

Antonio Colombo Arte Contemporanea è lieta di presentare Qualcuno, da qualche parte, doppia personale di Giuliano Sale e Paolo De Biasi, a cura di Ivan Quaroni. La mostra raccoglie opere recenti dei due artisti, realizzate appositamente per l’occasione.
Il titolo della mostra, parziale traduzione di una celebre canzone del gruppo scozzese dei Simple Minds (Someone, Somewhere, in Summertime, 1982), allude precisamente alle due differenti ossessioni iconografiche che animano le ricerche di Sale e De Biasi, ossia il ritratto e lo spazio.
Infatti, mentre Giuliano Sale rilegge iconoclasticamente il volto e il corpo umano, inserendolo in una dimensione virtuale frammentata e scomposta, pura proiezione mentale dei differenti stati d’animo dell’artista, Paolo De Biasi tradisce la sua formazione di architetto concentrandosi sullo spazio fisico e sugli oggetti che lo abitano, allestendo un personale teatro della memoria, prospetticamente riveduto e corretto, che è anche una partecipe rilettura dello spirito innovativo del Novecento italiano.
Entrambi rileggono la storia dell’arte adattandola alle urgenze e agli umori della sensibilità odierna. Giuliano Sale, ad esempio, recupera pretestuosamente brandelli dell’immaginario pittorico di Ingres, Matisse, Caravaggio e altri maestri, filtrandoli con una grammatica pittorica composita, che alterna precisione e gestualità, costruzione e scomposizione, ferocia ed eleganza in un linguaggio originale e unico. Sale non solo prende spunto dalla realtà circostante, da persone e fatti reali, ma appunto anche da dipinti storici che egli “brutalizza” tramite un processo di decontestualizzazione e riadattamento a una nuova gamma espressiva, lontana dal concetto classico di bellezza.
Per Paolo De Biasi la pittura è fatta di composizione, narrazione, colore, elementi che si possono comporre in una gamma infinita di variazioni, come accade nel rock, dove gli stessi accordi, diversamente combinati, sono usati da musicisti molto diversi tra loro. Cosi, ad esempio, Picasso non è Hockney, esattamente come i Beatles non sono gli Smiths. De Biasi recupera lo spirito figurativo del primo Novecento, cui guarda peraltro molta pittura contemporanea europea, mescolando il gusto costruttivo e ornamentale di architetti come Giò Ponti, Aldo Rossi e Gigiotti Zanini, con la tradizione dei Valori Plastici di Carlo Carrà e della Metafisica di De Chirico ma anche, trasversalmente, con la grande arte del Medioevo e del Rinascimento italiani.


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in Little Circus
DARIO MAGLIONICO | Everything at once

Dario Maglionico opera una destabilizzazione del linguaggio figurativo attraverso la rappresentazione sincronica di elementi che frammentano la continuità della narrazione visiva. La simultanea sovrapposizione di persone, luoghi e oggetti all’interno delle mura domestiche assume, infatti, il valore di una registrazione parziale e dinamica di momenti diversi, i quali si fissano sulla tela, come residui di un racconto diacronico.
Il titolo Everything at Once testimonia questa attenzione verso il tema della sincronicità, che Maglionico recupera attraverso la lettura di Jung, lo psicanalista svizzero che per primo affronta tale concetto, poi approfondito nella formulazione del Principio dei nessi acausali, considerandolo come “una coincidenza, non infrequente, tra stati soggettivi e fatti oggettivi”.
Dominata da un senso di straniamento e di sospensione, la pittura di Maglionico rappresenta in termini figurativi - cioè senza mai ricorrere all’espediente della sintesi astratta - una dimensione liminare in cui la realtà interiore degli stati d’animo incrocia quella esteriore delle forme concrete, una specie di terra di mezzo che fa pensare alle teorie della fisica sui mondi paralleli e al Multiverso di David Deutsch.

Succede alla Bocca



All'interno della libreria più antica d'Italia (anno di fondazione 1775), 
punto di riferimento per l'intero mondo degli appasionati d'arte: 
il giorno giovedì 30 marzo 2017 alle ore 17'00, 
verrà presentato il volume edito per i tipi di Masso delle Fate
"STORIE DI DONNE DIMENTICATE - racconti dalle Foibe" 
di Giuseppina Mellace ed illustrato dall'artista friulano Pier Toffoletti.

Volume prodotto in collaborazione con Casa d'Arte San Lorenzo e C.R.A. Centro Raccolta Arte

Interverranno: 

Giuseppina Mellace, autrice;
Pier Toffoletti, artista;
Giorgio Lodetti, titolare della libreria Bocca;
Roberto Milani, di Casa d'Arte San Lorenzo produttori del volume

Per l'occasione verranno esposte alcune opere dell'artista.

Ingresso libero

LIBRERIA BOCCA
Galleria Vittorio Emanuele II 12, 20121 Milano

CASA D'ARTE SAN LORENZO
via Gramsci, 119/a - 56024 San Miniato (PI)




Giuseppina Mellace

STORIE DI DONNE DIMENTICATE 

racconti dalle Foibe
Opere di Pier Toffoletti
impaginazione  Filippo Lotti
coordinamento editoriale Veronica Boldi








ISBN 978-88-6039-406-4


evento fb
https://www.facebook.com/events/260531154385901/ 

giovedì 16 febbraio 2017

Jannis Kounellis



Jannis Kounellis
1936 - 2017
R.I.P.

Frasi rubate 90



L'estetica senza etica è cosmetica

Ulay
(Frank Uwe Laysiepen)
 

MIA Photo Fair Milano



Apre il prossimo 10 marzo, fino al 13, la nuova edizione del MIA Photo Fair - Milano. 
Il concept fieristico interamente dedicato alla fotografia ospitato oramai da anni nel cuore della città meneghina.
Un viaggio molto interessante per tutti gli appassionati e non, all'interno del mondo della fotografia.

Tanti eventi, ospiti, opere insomma una tre giorni tutta all'insegna del "Click".

Fra le tante cose da vedere in questa occasione il mio consiglio è quello di non perdervi il lavoro di una bravissima artista ligure, oramai berlinese di adozione, che con il suo personalissimo modo di interpretare la fotografia trasmette tutto il suo essere a coloro che posano il proprio sguardo su una delle sue immagini: Chiara Mazzocchi (Spazio San Giorgi - Stand N. 33 Corridoio A).





evento fb

Pino Pinelli al MARCA di Catanzaro

A Catanzaro una grande mostra dedicata a Pino Pinelli. Fino al prossimo 1° aprile da vedere!

 

AL MARCA DI CATANZARO
DAL 4 FEBBRAIO AL 1° APRILE 2017
L’ANTOLOGICA DI
PINO PINELLI


La mostra, dal titolo La pittura disseminata, presenta un’ampia selezione di 21 opere che ripercorrono la sua vicenda artistica, dagli anni settanta a oggi.

Dal 4 febbraio al 1° aprile 2017, il MARCA - Museo delle Arti di Catanzaro, diretto da Rocco
Guglielmo, ospita l’antologica che analizza il percorso creativo di Pino Pinelli
(Catania, 1938), tra i maggiori esponenti dell’arte italiana del dopoguerra e gli interpreti principali dell’Arte Analitica.
La mostra, curata da Giorgio Bonomi, organizzata dalla Fondazione Rocco Guglielmo e
dall’Amministrazione Provinciale di Catanzaro, in collaborazione con l’Archivio Pino Pinelli di
Milano, presenta 21 opere, realizzate dall’artista siciliano dagli anni settanta a oggi, sia di grandi dimensioni sia di misure più contenute, che delineano in maniera esaustiva le diverse sfumature della sua poetica.
A partire dagli anni sessanta in Italia abbiamo assistito alla nascita di una vera e propria rivoluzione stilistica. Gli artisti avvertirono il limite del quadro, inteso come insieme di tela e cornice: le superfici videro la comparsa di estroflessioni, come nel caso di Bonalumi e Castellani, così come era stato nel decennio precedente per i tagli di Lucio Fontana.
Dal canto suo, Pino Pinelli, che nasce pittore utilizzando i classici mezzi del mestiere, respirò la temperie culturale di quel periodo e giunse alla “disseminazione” - per utilizzare un termine proprio dell’arte di Pinelli - “frammentando” l’oggetto quadro negli elementi che lo compongono (tela e telaio) e coinvolgendo in questo processo l’elemento estraneo al quadro stesso: la parete che, perdendo la sua condizione di neutralità, ne diventa coprotagonista capace di accogliere elementi di colore puro, declinati in forme ora corrucciate, ora raggrumate, ora lineari e asciutte, ora a frattali e libere, raccolte in genere in un percorso leggermente arcuato, quasi a voler imitare il gesto del seminatore.
Dapprima le “disseminazioni” sono composte di pochi elementi, poi nel corso degli anni, fino a oggi, i “pezzi” si moltiplicano anche in modo considerevole.
I suoi lavori usano in prevalenza i colori fondamentali (rosso, blu, giallo, nero, bianco e grigio), ma anche i complementari. La pluralità della disseminazione, a volte, si riduce, ma mai a meno di due “parti” e, anche quando non tutta l’opera è monocroma, lo sono i singoli componenti.
Quella di Pinelli è una pittura “materica”, una sorta di concentrazione atomica del colore (realizzato con una tecnica molto personale) per cui le sue opere che con la “frammentazione” hanno una forza centrifuga, poi nella totalità dell’opera acquistano una forza, uguale e contraria, cioè centripeta: la parete così, da passivo elemento di appoggio, diviene il vero e proprio supporto, come lo sono la tela o il legno nella pittura più tradizionale, e su di essa l’artista, novello “seminatore” “sparge le parti dell’opera.
Accompagna l’esposizione un catalogo bilingue (italiano e inglese) Silvana editoriale, con una lunga conversazione tra Pino Pinelli e Giorgio Bonomi, a cura di Lara Caccia.


Pino Pinelli. Note biografiche


Pino Pinelli nasce a Catania nel 1938, dove compie gli studi artistici. Nel 1963 si trasferisce a Milano, dove tuttora vive e lavora, affascinato e attratto dal dibattito artistico di quegli anni, animato da figure quali Lucio Fontana, Piero Manzoni, Enrico Castellani. Partecipa ai premi San Fedele e nel 1968 tiene la sua prima mostra personale alla Galleria Bergamini. Nei primi anni ’70 Pinelli avvia una fase di riflessione e di ricerca, in cui tenta di mettere a fuoco l’imprescindibile nesso fra tradizione e innovazione, con particolare attenzione alla superficie pittorica, alle vibrazioni della pittura. Nascono così i cicli delle “Topologie” e quelli dei “Monocromi”, la cui superficie comincia a essere mossa da sottile inquietudine, quasi che l’artista volesse restituire il respiro stesso della pittura. Queste esperienze lo fanno collocare nella tendenza che Filiberto Menna definì “pittura analitica”, anche se dal 1976 Pinelli riduce drasticamente la dimensione delle sue opere, che si vanno collocando nello spazio, accostate l’una all’altra, quasi che una deflagrazione avesse investito le sue grandi tele e avesse generato una disseminazione dei loro frammenti nello spazio: l’artista abbandona tela e telaio, attratto dal concetto stesso di pittura.
Rompere il concetto di quadro in frammenti è l’atto “disperato” del pittore europeo che avverte il peso della storia, si sente schiacciato da questa enormità imprescindibile che è la coscienza di ciò che è stato prima: l’unico atto possibile è dunque quello di “pensare” la pittura più che di “farla”. Gli artisti italiani non possono avere l’atteggiamento dell’artista americano che, giorno dopo giorno, si deve creare e ritagliare la propria storia; ma per l’artista che vive nella terra di Piero della Francesca, di Masaccio e che avverte il peso della Storia dell’Arte, l’unico atteggiamento possibile è quello di “caricare” la pittura di un nuovo senso.
Nell’opera il “rettangolo tagliato” la parete diventa protagonista in quanto perde la sua condizione di neutralità creando un tutt’uno con il lavoro, mentre nei lavori costituiti da più elementi pittorici questi si moltiplicano e migrano seguendo un percorso prestabilito, leggermente ad arco, quasi a voler mimare il gesto del seminatore, dando così luogo alla disseminazione.
Al di là delle etichette di “pittura analitica”, le opere di Pinelli sono corpi inquieti di pittura in cammino nello spazio, fluttuanti e migranti in piccole o grandi formazioni, fatte di materiali che recano impressi i segni di un’ansiosa duttilità, e che esaltano la fisicità tattile e la felicità visiva di un colore pulsante di vibrazioni luminose. 

Ha tenuto oltre cento mostre personali in musei e istituzioni culturali italiane e internazionali, tra cui: Kunstverein Villa Franck di Ludwigsburg, Musée d’Art di Langres, Forum Kunst di Rottweil, Civica Galleria d’Arte di Gallarate, Kunstverein Schloss Lamberg di Steyr, Centro Espositivo la Rocca Paolina di Perugia, Istituto Italiano di Cultura di Londra e Praga, Cascina Roma di San Donato Milanese, Villa La Versiliana di Pietrasanta, Museo Archeologico Eoliano “Bernabò Brea” di Lipari, Palazzo del Duca di Senigallia, Palazzo della Cultura di Catania.


Tra le numerosissime mostre collettive, ricordiamo: Biennale di Venezia (1986 / 1997), Quadriennale di Roma (1986 / 2006), Triennale d’Arte Lalit Kala Akademi di Nuova Delhi, e tra i musei: Galleria Civica di Modena, Galleria Civica di Torino, Musée d’Art Moderne di Parigi, Galleria Nazionale di Roma, Palazzo Forti a Verona, Villa Arson di Nizza, Kunstverein di Hannover, Haus am Waldsee di Berlino, Kunstverein di Bregenz, Hochschule für Angewandte Kunst di Vienna, Kunstverein di Francoforte.


Tra le esposizioni più recenti:
Trademark, Fabbriche Chiaramontane di Agrigento, 
Figure Astratte, Palazzo Rospigliosi di Roma,
Fontana Manzoni Pinelli presso la Kreissparkasse di Rottweil,
Figure Mancanti, Palazzo Bricherasio di Torino,
Pittura 70, Fondazione Zappettini di Chiavari e Milano,
Arte italiana al MART di Rovereto,
Pittura analitica al Museo della Permanente di Milano,
Pittura Aniconica. Percorsi tra arte e critica in Italia 1968-2007, Casa del Mantegna di Mantova,
Pensare Pittura – Una linea internazionale di ricerca negli anni ‘70, Museo d’Arte Contemporanea Villa Croce di Genova,
Le noir absolu et le lecons de ténèbres, Villa Tamaris Centre D’Art di La Seyne sur Mer, in Francia,
Monocromo. L’utopia del colore, Convento del Carmine di Marsala,
Superfici sensibili, CAMeC di La Spezia,
Immagine della Luce, Villa Clerici di Milano,
BAG, installazione all’Università Bocconi di Milano.

Nel 2016 ha tenuto una grande monografica al Multimedia Art Museum di Mosca.
PINO PINELLI. 


La pittura disseminata
Catanzaro, Museo MARCA (via Alessandro Turco, 63)
Dal 4 febbraio al 1° aprile 2017
Inaugurazione 4 febbraio 2017 ore 18,30
Conferenza stampa Sala Panoramica Museo ore 18,00
Catalogo:
Silvana Editoriale
Ufficio stampa
CLP Relazioni Pubbliche
Daniela Ambrosio, tel. 02 36 755 700
daniela.ambrosio@clponline.it;
www.clponline.it

Comunicato stampa e immagini su
www.clponline.it
Per informazioni:
Tel. 0961.746797;
info@museomarca.com
www.museomarca.info
Orari:
Tutti i giorni, 9.30-13.00; 15.30-20.00
Lunedì chiuso
Ingresso: intero: € 4,00; ridotto: € 3,00

mercoledì 15 febbraio 2017

A proposito di ASFISSIA...



Ieri sera al MAC, si è inaugurata la mostra personale, curata da Luca Beatrice, di Massimiliano Alioto intitolata ASFISSIA (vi avevo già dato notizia dell'evento in un post precedente, vedi  http://lastanzaprivatadellarte.blogspot.it/2017/02/asfissia-personale-di-massimiliano.html )

Una gran bella mostra, che sottolinea per l'ennesima volta, se mai ce ne fosse ancora bisogno, la grandezza di Alioto ma soprattutto mette in evidenza una tendenza, che da tempo non è più tale essendosi trasformata in realtà, ovvero: un grande ritorno alla pittura di qualità sostenuta da concetti e contenuti importanti!

Bravo Massimiliano













FONTE FOTO
FACEBOOK

sabato 11 febbraio 2017

RENATO MAMBOR Connessioni invisibili - a Milano

Inaugurata a Milano la grande retrospettiva di Renato Mambor...

 

Sarà un’ampia retrospettiva dedicata a Renato Mambor ('Renato Mambor. Connessioni invisibili'), presso la Galleria Gruppo Credito Valtellinese\Refettorio delle Stelline a Milano, ad aprire la stagione espositiva 2017 presso le gallerie del Gruppo Credito Valtellinese che, oltre alla storica sede milanese, comprendono gli spazi espostivi di Palazzo Sertoli, sede del Credito Valtellinese a Sondrio, la Galleria Credito Siciliano ad Acireale, la Galleria Carifano e lo Spazio XX Settembre a Fano. 

Il campo di indagine continua ad essere quello tradizionale per le Gallerie del Gruppo, il contemporaneo storico, nelle sue diverse espressioni, dall’arte alla grafica, alla fotografia alle arti applicate, arricchito da un nuovo filone di esplorazione: quello dei remake. La retrospettiva su Renato Mambor, affidata alla curatela di Dominique Stella, rientra pienamente nel progetto culturale delle Gallerie del Gruppo Credito Valtellinese, da alcuni anni dirette da Cristina Quadrio Curzio e Leo Guerra. L'allestimentio dedicato a Mambor indaga una personalità tra le più originali e complesse del secondo Novecento Italiano e lo fa mettendo in luce, a tutto tondo, la poliedrica figura dell’uomo e dell’artista.

"Voglio fare di tutto, ballare, cantare, scrivere, recitare, fare il cinema, il teatro, la poesia, voglio esprimermi con tutti i mezzi, ma voglio farlo da pittore perché dipingere non è un modo di fare ma un modo di essere". In una frase Mambor offre così una precisa immagine del suo essere artista. Protagonista della ricerca nelle arti visive dagli ultimi anni Cinquanta, Mambor è uno dei primi a sconfinare dalla pittura verso altri linguaggi: fotografia, cinema, performance, installazioni e il teatro, per tornare comunque sempre alla pittura. Continuando a lavorare sul linguaggio e sugli elementi costitutivi dell’arte, Mambor ha avviato una sperimentazione sul rapporto tra organismo e ambiente, tra arte e vita, sul cambiamento dello sguardo e dei punti di vista, sulle relazioni interne ed esterne, su separazione e unità. Negli oltre 55 anni di impegno artistico, Mambor ha rinnovato instancabilmente le forme e approfondito la conoscenza di sé, inventando dispositivi di comunicazione che coinvolgessero lo spettatore, lasciando opere, anche inedite, di grande valore per la contemporaneità. 

Dominique Stella, con Cristina Quadrio Curzio e Leo Guerra, ha selezionato per questa retrospettiva circa 80 pezzi, datati dai primi anni Sessanta sino al 2014, con le ultimissime creazioni. Sono opere che documentano le diverse espressioni, i molteplici linguaggi di Mambor: pittura, fotografia, performances installazioni… testimonianze fotografiche del suo teatro sperimentale. Il Progetto Mambor delle Gallerie del Credito Valtellinese è completato dalla proiezione di un documentario sull’artista e da una performance teatrale con Paola Pitagora e Igor Horvat.


Coordinate mostra

Titolo
RENATO MAMBOR Connessioni invisibili
Sedi
Galleria Gruppo Credito Valtellinese
Corso Magenta n. 59 – Milano
Durata
9 febbraio – 25 marzo 2017
Orari e ingressi
Galleria Gruppo Credito Valtellinese
da martedì a venerdì 13.30-19.30
sabato 15.00-19.00
chiuso domenica e lunedì
INGRESSO LIBERO

giovedì 9 febbraio 2017

INSIDE ART vola in alto... Sarà per le FONDAMENTA?



Negli ultimi anni la rivista INSIDE ART è cresciuta in maniera esponenziale. 
Sarà per i contenuti, per gli autori, per la veste grafica ma tutto ciò ha fatto sì da farla arrivare in cima alle mie personali preferenze. 
Cresciuta sia nella versione cartacea ma ancora di più in quella online.

Da qualche settimana ha aperto anche uno spazio espositivo a Roma: 
(Via Arnaldo Fraccaroli, 9, 00157 Roma).



Le premesse sono davvero interessanti, con un calendario in via di definizione che sta assumento corpo e spoessore di altissimo livello. A breve tornerò sull'argomento ma il consiglio che vi posso dare, oltre a quello di continuare nella lettura della rivista, è quello di tenere monitorizzato questo spazio


mercoledì 8 febbraio 2017

Al Lu.C.C.A. in arrivo WARHOL vs GARTEL. HYP POP

Al Lu.C.C.A. il nuovo progetto firmato Maurizio Vanni... 

DA NON PERDERE!!!



WARHOL vs GARTEL. HYP POP
Lu.C.C.A. - Lucca Center of Contemporary Art
Dal 25 febbraio al 18 giugno 2017
a cura di MAURIZIO VANNI


Andy Warhol e Laurence Gartel sono due di quegli artisti eletti, nati per fare e rimanere nella storia, cresciuti per modificare gli equilibri culturali e sociali di un luogo in un determinato momento storico. Gartel svela a Warhol i segreti di Commodore Amiga e la loro sintonia è immediata perché sono tantissimi i punti in comune.
La mostra “Warhol vs Gartel. Hyp Pop” mette a confronto due artisti che, seppur con modalità differenti – anche in relazione ai rispettivi momenti storici di appartenenza –, hanno compreso che la realtà quotidiana non poteva più essere interpretata, che non era possibile apportare innovazione al mondo dell'arte utilizzando gli strumenti tradizionali e che un artista creativo e figlio del proprio tempo non poteva allontanare alcune forme di mercato dalla vita di tutti i giorni. Non serviva ideare ex-novo quando nei circuiti sociali e industriali, e intorno a loro, esisteva già tutto: sarebbe stato sufficiente celebrare le figure e gli oggetti proiettandoli dal mondo dell’invisibile a quello visibile. La loro mission si esaltava nel riproporre il già fatto, il più delle volte riconoscibile, in modo che potesse essere fruito diversamente attraverso alcune accortezze concettuali e artistiche.
Warhol e Gartel hanno tolto all’opera d’arte l’idea di autenticità e di unicità evolvendo radicalmente la funzione dell’arte stessa; infatti quando un elaborato artistico è riproducibile perde la sua autonomia, omologandosi a una differente interpretazione non solo legata allo studio iconografico della composizione, ma anche all’indagine del mezzo espressivo utilizzato per arrivare a quel particolare esito. Il loro obiettivo era quello di scoprire la verità e non la realtà, quell’essenza del mondo e delle cose che poteva giungere all’uomo solamente tramite i mezzi di comunicazione di massa. Da una parte Polaroid, registratore, Photomaton e serigrafia per Warhol, dall'altra Apple Macintosh (con programma Mac Paint), Commodore Amiga (abbinato al programma Deluxe Paint), la stampante Art Color Ink-Jet di Xerox, le novità di Canon con la macchina fotografica 760, le stampanti a getto d'inchiostro e i primi scanner per Gartel: tecniche che contemplavano sempre più l’utilizzo della macchina e sempre meno il coinvolgimento diretto e “fisico” dell’artista.
Sia Warhol che Gartel riconoscono il mercato come esigenza oggettiva da dover indagare attraverso una costante e ossessiva ricerca di nuove forme espressive, di nuovi mezzi di comunicazione e interazione. Ma non tutti gli elementi comuni ai due artisti sono simmetrici e corrispondenti: la Pop Art di Warhol perpetua in maniera impersonale e quasi maniacale le immagini proposte dai mass-media documentando, senza timore reverenziale, il cambiamento di valori indotto nella società dei consumi. Una serigrafia di Warhol che ripete ossessivamente l'immagine di una bottiglia di Coca Cola ci testimonia come quell’oggetto sia ormai divenuto un referente talmente importante, rispetto ad altri valori interiori e spirituali, da promuoverlo come positivo e vincente nella società contemporanea. La Hyper Pop di Gartel si nutre di immagini presenti nell'immaginario collettivo, ma non si limita a mitizzarle, bensì le proietta in futuri plausibili, in scenari immaginifici, in dimensioni realmente oniriche, in contesti che, seppur distanti da ciò che crediamo reale, appaiono stranamente iper familiari, iper evocativi, iper suggestivi, iper allusivi, iper quotidiani, iper comunicativi, iper fantasiosi e iper contemporanei. 

Sua Maestà la Biennale di Venezia. Cap.2



In un post precedente, vedi "Sua Maestà la Biennale di Venezia", vi ho anticipato qualcosa relativo alla prossima edizione della Biennale di Venezia, che si inugurerà il 13 maggio...

Ora mi sembra giusto e doveroso, per completezza di informazione, comunicare l'elenco delle partecipazioni nazionali con relativi curatori ed artisti proposti. 
Sono 85 Partecipazioni Nazionali negli storici Padiglioni sparsi fra i Giardini, l’Arsenale ed il centro storico della città lagunare. 4 sono i paesi presenti per la prima volta: Antigua e Barbuda, Kiribati, Nigeria, Kazakistan ( che nonostante la partecipazioni in passate edizioni per la prima volta affronta la kermesse veneziana da solo).

Per comodità e fruibilità non ci metto mano, ma allego solamente un link legato alla pagina ufficiale della manifestazione.

martedì 7 febbraio 2017

Sua Maestà la Biennale di Venezia.



Da qualche giorno è stato reso pubblico l'elenco degli artisti invitati alla prossima edizione della Biennale di Venezia, la 57^ per l'esattezza. 

5 sono italiani e 103 le new entry.
Insomma una Biennale tutta nuova grazie alla curatrice Christine Macel che intitola la sua kermesse veneziana "VIVA ARTE VIVA" (mai titolo fu più profetico... infatti i "morti" fra gli invitati quest'anno sono pochissimi).

Ovviamente sto parlando dei cosiddetti "invitati", non degli altri partecipanti.

Questi nomi, sono stati resi pubblici da poche ore e già incalzano le polemiche. 
Lui sì e lui no... 

Ovviamente il tutto senza neanche avere visto un opera! 

Si perchè oramai oggi funziona così: 
"di chi è quel lavoro? ah si, di tizio... a me piace un sacco!" 
oppure,
"guarda, lui non lo sopporto! non so come abbiano fatto ad invitarlo..."
 Vabbeh... non mi meraviglio più di nulla!

Io, per esprimere un giudizio aspetto di andare a vederla... 
Dal 13 maggio al 26 novembre... ho tempo!
 
Ecco i fantastici 120

Ader, Bas Jan
Nato nel 1942 in Olanda, scomparso dal 1975
Al Saadi, Abdullah
Nato nel 1967 negli Emirati Arabi Uniti, vive e lavora a Khorfakkan
Aladag, Nevin
Nata nel 1972 in Turchia, vive e lavora a Berlino
Antunes, Leonor
Nata nel 1972 in Portogallo, vive e lavora a Berlino
Araeen, Rasheed
Nato nel 1935 in Pakistan, vive e lavora a Londra
Arancio, Salvatore
Nato nel 1974 in Italia, vive e lavora a Londra
Atiku, Jelili
Nato nel 1968 in Nigeria, vive e lavora a Lagos
Atlas, Charles
Nato nel 1949 negli Stati Uniti, vive e lavora a New York
Attia, Kader
Nato nel 1970 in Francia, vive e lavora a Berlino e a Parigi
Ávila Forero, Marcos
Nato nel 1983 in Francia, vive e lavora a Parigi e a Bogotà
Banerjee, Rina
Nata nel 1963 in India, vive e lavora a New York
Beutler, Michael
Nato nel 1976 in Germania, vive e lavora a Berlino
Binion, McArthur
Nato nel 1946 negli Stati Uniti, vive e lavora a Chicago
Black, Karla
Nata nel 1972 nel Regno Unito, vive e lavora a Glasgow
Blank, Irma
Nata nel 1934 in Germania, vive e lavora a Milano
Blazy, Michel
Nato nel 1966 nel Principato di Monaco, vive e lavora a Parigi
Bruscky, Paulo
Nato nel 1949 in Brasile, vive e lavora a Recife
Bucher, Heidi
Nata nel 1926 – morta nel 1993 in Svizzera
Caland, Huguette
Nata nel 1931 Libano, vive e lavora a Los Angeles
Charrière, Julian
Nato nel 1987 in Svizzera, vive e lavora a Berlino
Ciacciofera, Michele
Nato nel 1969 In Italia, vive e lavora a Parigi
Cordiano, Martín
Nato nel 1975 in Argentina, vive e lavora a Londra
Csörgo, Attila
Nato nel 1965 in Ungheria, vive e lavora a Bialystok
Curnier Jardin, Pauline
Nata nel 1980 in Francia, vive e lavora ad Amsterdam
Danz, Mariechen
Nata nel 1980 in Irlanda, vive e lavora a Berlino
Dekyndt, Edith
Nata nel 1960 in Belgio, vive e lavora a Berlino
Díaz Morales, Sebastián
Nato nel 1975 in Argentina, vive e lavora ad Amsterdam
Downey, Juan
Nato nel 1940 in Cile – morto nel 1993 negli Stati Uniti
Eliasson, Olafur
Nato nel 1967 in Danimarca, vive e lavora a Copenaghen e a Berlino
Engsted, Søren
Nato nel 1974 in Danimarca, vive e lavora a Copenaghen
Fiskin, Vadim
Nato nel 1965 in Russia, vive e lavora a Lubiana
García Uriburu, Nicolás
1937 – 2016, Argentina
Geng, Jianyi
Nato nel 1962 in Cina, vive e lavora a Hangzhou
Gilliam, Sam
Nato nel 1933 negli Stati Uniti, vive e lavora a Washington
Griffa, Giorgio
Nato nel 1936 in Italia, vive e lavora a Torino
Guan, Xiao
Nata nel 1983 in Cina, vive e lavora a Pechino
Guarneri, Riccardo
Nato nel 1933 in Italia, vive e lavora a Firenze
Gutiérrez, Cynthia
Nata nel 1978 in Messico, vive e lavora a Guadalajara
Hains, Raymond
1926 – 2005, Francia
Hajas, Tibor
1946 – 1980, Ungheria
Halilaj, Petrit
Nato nel 1986 in Kosovo, vive e lavora a Berlino
Halprin, Anna
Nata nel 1920 negli Stati Uniti, vive e lavora a Kentfield
Hao, Liang
Nato nel 1983 in Cina, vive e lavora a Pechino
Heráclito, Ayrson
Nato nel 1968 in Brasile, vive e lavora a Salvador
Hicks, Sheila
Nata nel 1934 negli Stati Uniti, vive e lavora a Parigi
Hope, Andy
Nato nel 1930 in Germania, vive e lavora a Berlino
Kasper, Dawn
Nata nel 1977 negli Stati Uniti, vive e lavora a New York
Khan, Hassan
Nato nel 1975 nel Regno Unito, vive e lavora a Il Cairo
Kim, Sung Hwan
Nato nel 1975 in Corea, vive e lavora a New York
Konaté, Abdoulaye
Nato nel 1953 nel Mali, vive e lavora a Bamako
Korina, Irina
Nata nel 1977 in Russia, vive e lavora a Mosca
Kwade, Alicja
Nata nel 1979 in Polonia, vive e lavora a Berlino
Lai, Firenze
Nata nel 1984 a Hong Kong, vive e lavora a Hong Kong
Lai, Maria
1919 – 2013, Italia
Lanceta, Teresa
Nata nel 1951 in Spagna, vive e lavora ad Alicante e a Barcellona
Latham, John
Nato nel 1921in Zambia – morto nel 2006 nel Regno Unito
Lee, Mingwei
Nato nel 1964 in Taiwan, vive e lavora a Parigi
Leibovici, Franck
Nato nel 1975 in Francia, vive e lavora a Parigi
Lewitt, Sam
Nato nel 1981 negli Stati Uniti, vive e lavora a New York
Liu, Jianhua
Nato nel 1962 in Cina, vive e lavora a Shanghai
Liu, Ye
Nato nel 1964 in Cina, vive e lavora a Pechino
Makhacheva, Taus
Nata nel 1983 in Russia, vive e lavora a Makhachkala e a Mosca
Malluh, Maha
Nata nel 1959 Arabia Saudita, vive e lavora a Riyad
Marwan
Nato nel 1934 in Siria – morto nel 2016 in Germania
Matsutani, Takesada
Nato nel 1937 in Giappone, vive e lavora a Parigi
Medalla, David
Nato nel 1938 nelle Filippine, vive e lavora a Londra
Miller, Dan
Nato nel 1961 negli Stati Uniti, vive e lavora a Oakland
Miller, Peter
Nato nel 1978 negli Stati Uniti, vive e lavora a Colonia e a Düsseldorf
Miralda Antoni, Rabascall Joan, Selz Dorothée, Xifra Jaume
Nato nel 1942 in Spagna, vive e lavora a Barcellona; Nato nel 1935 in Spagna, vive e lavora a Parigi Nata nel 1946 in Francia, vive e lavora a Parigi; Nato nel 1934 in Spagna – morto nel 2014 in Francia
Mondrian Fan Club (David Medalla & Adam Nankervis)
Nato nel 1938 nelle Filippine, vive e lavora a Londra
Nato nel 1965 in Australia, vive e lavora a Londra e a Berlino
Muresan, Ciprian
Nato nel 1977 in Romania, vive e lavora a Cluj
Nengudi, Senga
Nata nel 1943 negli Stati Uniti, vive e lavora a Colorado Springs
Neto, Ernesto
Nato nel 1964 in Brasile, vive e lavora a Rio de Janeiro
74. Núñez, Katherine & Rodríguez, Issay
Nata nel 1992 nelle Filippine / Nata nel 1991 nelle Filippine, vivono e lavorano a Marikina
Oho
Fondato nel 1966, di base a Kranj e Lubiana dal 1971
Orozco, Gabriel
Nato nel 1962 in Messico, vive e lavora a Tokyo
Parreno, Philippe
Nato nel 1964 in Algeria, vive e lavora a Parigi
Pich, Sopheap
Nato nel 1971 in Cambogia, vive e lavora a Phnom Penh
Plny, Luboš
Nato nel 1961 in Repubblica Ceca, vive e lavora a Praga
Pogacnik, Marko
Nato nel 1944 in Slovenia, vive e lavora a Sempas
Polska, Agnieszka
Nata nel 1985 in Polonia, vive e lavora a Berlino
Pootoogook, Kananginak
1951 – 2010, Canada
Porter, Liliana
Nata nel 1941 in Argentina, vive e lavora a New York
Quinlan, Eileen
Nata nel 1972 negli Stati Uniti, vive e lavora a New York
Rahmoun, Younès
Nato nel 1975 Marocco, vive e lavora a Tetouan
Rama, Edi
Nato nel 1964 in Albania, vive e lavora a Tirana
Ramírez, Enrique
Nato nel 1979 in Cile, vive e lavora a Parigi e a Santiago
Ramírez-Figueroa, Naufus
Nato nel 1978 in Guatemala, vive e lavora a Berlino
Rose, Rachel
Nata nel 1986 negli Stati Uniti, vive e lavora a New York
Sala, Anri
Nato nel 1974 in Albania, vive e lavora a Berlino
Sánchez, Zilia
Nato nel 1926 a Cuba, vive e lavora a San Juan
Sapountzis, Yorgos
Nato nel 1976 in Grecia, vive e lavora a Berlino
Scott, Judith
1943 – 2005, Stati Uniti
Sharif, Hassan
1951 – 2016, Emirati Arabi Uniti
Shaver, Nancy
Nata nel 1946 negli Stati Uniti, vive e lavora a Jefferson e a Hudson
Shaw, Jeremy
Nato nel 1977 in Canada, vive e lavora a Berlino
Sherk, Bonnie Ora
Nato negli Stati Uniti, vive e lavora a New York e a San Francisco
Shimabuku
Nato nel 1969 in Giappone, vive e lavora a Naha
Smith, Kiki
Nata nel 1954 in Germania, vive e lavora a New York e a Catskill
Stark, Frances
Nata nel 1967 negli Stati Uniti, vive e lavora a Los Angeles
Stilinovic, Mladen
Nato nel 1947 in Serbia – morto in Croazia
Stolte, Fiete
Nato nel 1979 in Germania, vive e lavora a Berlino
Stuart, Michelle
Nata nel 1933 negli Stati Uniti, vive e lavora a New York
Suga, Kishio
Nato nel 1944 in Giappone, vive e lavora a Itō
Tanaka, Koki
Nato nel 1975 in Giappone, vive e lavora a Kyoto
Tenger, Hale
Nata nel 1960 in Turchia, vive e lavora a Istanbul
The Play
Fondato nel 1967 in Giappone, di base nella regione del Kansai
Touloub, Achraf
Nato nel 1986 in Marocco, vive e lavora a Parigi
Tran, Thu Van
Nata nel 1979 in Vietnam, vive e lavora a Parigi
Upritchard, Francis
Nata nel 1976 in Nuova Zelanda, vive e lavora a Londra
Verzutti, Erika
Nata nel 1971 in Brasile, vive e lavora a San Paolo
Voignier, Marie
Nata nel 1974 in Francia, vive e lavora a Parigi
Vorobyeva, Yelena & Vorobyev, Viktor
Nata nel 1959 in Turkmenistan / Nato nel 1959 in Kazakistan, vivono e lavorano a Almaty
Waheed, Hajra
Nata nel 1980 in Canada, vive e lavora a Montreal
Walther, Franz Erhard
Nato nel 1939 in Germania, vive e lavora a Fulda
Waters, John
Nato nel 1946 negli Stati Uniti, vive e lavora a Baltimora
West, Franz
1947-2012, Austria
Wyn Evans, Cerith
Nato nel 1958 nel Regno Unito, vive e lavora a Londra
Yeesookyung
Nata nel 1963 in Corea, vive e lavora a Seul
Zhou, Tao
Nato nel 1976 in Cina, vive e lavora a Guangzhou
  

E il Padiglione Italia?
Il Padiglione Italia, affidato per questa edizione a Cecilia Alemani sarà in mano a solo tre artisti: 
 Giorgio Andreotta Calò, Roberto Cuoghi e Adelita Husni-Bey
 
Maggiori info su:

p.s. l'elenco dei 120 l'ho "rubato" dalla pagina di Paolo De Grandis