RITENGO CHE SIA DOVERE DI CHIUNQUE E A MAGGIOR RAGIONE DI NOI ITALIANI, FARE DI TUTTO PER PROMUOVERE, SALVAGUARDARE E DIVULGARE L'ARTE IN TUTTE LE SUE ESPRESSIONI.
UNA SOCIETA' DISTRATTA SUI FATTI DELL'ARTE E' UNA SOCIETA' VOTATA ALL'IMPOVERIMENTO... E NOI, DA QUESTO PUNTO DI VISTA, LO SIAMO GIA' ABBASTANZA!






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martedì 12 dicembre 2017

Agostino Arrivabene: “L’ERMENEUTICA DEL SEGNO”

A Massa arriva Arrivabene

 

AGOSTINO ARRIVABENE:
“L’ERMENEUTICA DEL SEGNO”
conil Patrocinio del
Comune di Massa
in collaborazione con l'associazione 
Quattro Coronati

15 dicembre - 21 gennaio
Inaugurazione Venerdì 15 alle 16,30
VENERDI, SABATO E DOMENICA dalle ore 15,00 alle 19,00

Info:
tel. 0585 499241
face book Museo Diocesano Massa
Email:
museodiocesanomassa@gmail.com
maurolucchesi8@gmail.com
fabrizio@ilogo.it 

L’arte di Agostino Arrivabene è colta, seducente, intrisa di simboli, ispirata sia dalla mitologia classica che dai Maestri del XV-XVI secolo ( Leonardo, Dürer, Bosch) e nel passato più recente da Moreau, Redon, Ernst. Chi guarda, osserva, le opere di Arrivabene, inondato dal vortice dei messaggi velati, partecipa (forse inconsciamente) a un viaggio iniziatico che conduce alla rivelazione di una conoscenza di cui l’artista è generatore e dispensatore. Un moderno alchimista, capace di far vivere esperienze di carattere mistico che travalicano i limiti cognitivi dello spettatore, del conscio e dell’inconscio, una continua esplorazione del nostro “universo intimo” tra archè di vite già vissute o vagheggiate. Il percorso espositivo studiato per il Museo Diocesano di Massa consentirà di sondare la varietà composita di espressioni che costituisce la ricerca artistica di Arrivabene in un “dialogo” non di sfida ma di “confronto”, di “scambio”, con le opere dei grandi maestri presenti nel Museo Diocesano , solo per citarne alcuni: Iacopo Della Quercia, Bernardino Luini, Felice Palma, Francesco Marti, Domenico Fisella. Sarebbe errato però pensare ad un universo di riferimento unicamente al passato. L’arte di Arrivabene non nasce dal nulla in questo nostro inizio di secolo la sua arte si presenta come estrema resistenza dell’arte figurativa che non è morta, essa vive e Agostino Arrivabene ne è la testimonianza.
“L’Ermeneutica del Segno” di Agostino Arrivabene sta in questi termini; rivalutare la pittura come “linguaggio” dell’uomo, facendone emergere tutta la potenza spirituale, esistenziale, storica che è insita nella “pittura” che possiede una forza e una forma di significazione spirituale, culturale che deve essere riconosciuta come tale nella sua assoluta contemporaneità.

MUSEO DIOCESANO
Il museo diocesano ha sede in uno dei palazzi più prestigiosi del centro storico della città di Massa, fatto costruire dal Principe Alberico I Cybo Malaspina. Destinato inizialmente ai figli cadetti della famiglia Cybo Malaspina, il Ducal Palazzino subì nel tempo varie trasformazioni ed alterne fortune, fino all’età napoleonica quando fu abbandonato e cadde in grave degrado.
Con la restaurazione, la duchessa Maria Beatrice d’Este ne decretò il recupero. Grazie alla sua intercessione nel 1822 la città di Massa, fino ad allora soggetta alla antica diocesi di Luni-Sarzana, fu eretta a sede vescovile. Al primo vescovo Francesco Maria Zoppi la Duchessa donò, quale residenza episcopale, l’edificio ristrutturato ad opera dell’architetto Giuseppe Marchelli.
Il palazzo ospitò i primi dieci vescovi diocesani fino al 1970, quando Monsignor Aldo Forzoni spostò la sua residenza presso il seminario. Al termine di un lungo restauro alla fine degli anni 90, il palazzo ritrovò la sua antica dignità architettonica e divenne sede del Museo e dell’Archivio storico Diocesano

BIO
Agostino Arrivabene
Rivolta d'Adda 1967. Frequenta l'Accademia di Brera ma impara l'arte nei musei di tutta Europa, attingendo dagli antichi maestri. Dal 1988 espone in Italia e all'estero la sua pittura misterica più ancora che misteriosa, imbevuta di miti pagani e realizzata in atteggiamento sacerdotale: di particolare importanza la personale del 2013 al Panorama Museum di Bad Frankenhausen, in Germania, e quella del 2016 alla Cara Gallery di New York. Hanno scritto di lui, fra gli altri, Philippe Daverio, Edward Lucie-Smith, Alda Merini, Vittorio Sgarbi e Giorgio Soavi. Vive nel cuore della pianura lombarda e per la precisione a Gradella di Pandino, uno dei borghi più belli d'Italia.

Raccolte pubbliche o private:
• Fondazione VAF, Frankfurt am Mein (DE)
• Collezione Chateau du Gruyère, Gruyère (CH)
• Collezione Achille Bertarelli, Castello Sforzesco, Milano (I)
• Fondazione Michetti, Franca Villa al Mare (I)
• Museo delle Cappuccine, Bagnacavallo (I)
• Collezione Maramotti, Reggio Emilia (I)

martedì 31 gennaio 2017

PAESAGGI ANTICHI Fabio Grassi

 
 
PAESAGGI ANTICHI  
esposizione di Fabio Grassi 
11 febbraio – 25 febbraio
 
Torna ad esporre a Massa l'amico Fabio Grassi con una selezione di opere su carta dal sapore unico e straordinario. 
Paessaggi antichi, della memoria e dell'anima.
 
Libreria La Galleria
Via Antonio Pacinotti, 26, 54100 Massa

sabato 10 dicembre 2016

Marco Cornini a Palazzo Ducale di Massa

Continua questo interessantissimo ciclo di esposizioni a Palazzo Ducale di Massa... 

 

AMORE SACRO AMORE PROFANO

Si apre sabato 10 dicembre a Palazzo Ducale di Massa (Ms) – inaugurazione ore 17 – la mostra dello scultore Marco Cornini dal titolo “Amore sacro amore profano” che rimarrà aperta fino all’8 gennaio 2017. Si tratta della terza mostra del ciclo “Oltre l’immagine” organizzata dall’Associazione Quattro Coronati in collaborazione con il Comune di Massa e curata da Mauro Daniele Lucchesi

Marco Cornini “è uno scultore che fa sculture”…
Fin dal suo primo apparire non ha concesso nulla allo “sperimentalismo”, alla facile ricerca di stampo concettuale, né ha mai deviato da una scelta poetica e ideologica non sempre facile da mantenere .
Cornini scultore milanese doc, con uno studio bohémien in una vecchia fornace alla periferia della città, ha esordito giovanissimo nel mondo dell’arte, appena ventiduenne e, in un periodo in cui imperavano “sperimentazioni” concettuali e videoarte, ha scelto di utilizzare, come materiale privilegiato se non esclusivo, la terracotta, mostrando una straordinaria coerenza e fedeltà a un mezzo espressivo spesso considerato “minore”.
Una scelta “inattuale” ma che lo stesso artista ha subito sentito come istintiva e immediata, in netta controtendenza con gli umori e gli indirizzi all’interno dell’Accademia milanese e con un diffuso e imperante desiderio di stupire a tutti i costi, e che lo fa notare allo scrittore e critico d’arte Mario De Micheli, che alla sua mostra d’esordio (a soli 22 anni) lo segnala come giovanissimo scultore di grande talento, “da mettere i brividi …”, come scrive lo studioso in quel primo testo.
Luca Beatrice (curatore del Padiglione Italia alla 53^ Biennale di Venezia del 2009) accosta il lavoro di Marco Cornini ad un racconto di Dino Buzzati “Un amore”: “un testo secco, disseminato di ritratti poetici e di straordinari protagonisti. Straordinari nel loro essere ordinari. Nella cornice di una Milano grigia e consumata, abitata di borghesismi, case popolari e bordelli, si scoprono esistenze periferiche, estremamente possibili e tutt’altro che immaginarie. È una sceneggiatura fatta da uomini normali che s’innamorano di giovani prostitute, ordinarie anche loro, prive di perversioni e di ostentazioni. Non c’è volgarità e nemmeno falsità … Buzzati, pittore oltre che giornalista e scrittore, amava le donne. Come Marco Cornini. A legarli lo stesso spirito “milanese”, quello delle vie di Brera, di Corso Garibaldi, dove lo scultore, in tempi più recenti, ha trascorso la sua formazione artistica e culturale. Le stesse donne poi, quelle dipinte nei fumetti pittorici e noir di Buzzati, e le sculture con i tacchi alti di Cornini. Ragazze, belle certamente, giovani e attraenti anche se mai perfette, sempre attraversate da un alone d’imperscrutabile mistero. Normali, ordinarie, provocanti, modelle del quotidiano descritte in pose consuete. Donne, o chissà puttane, demoni e perché no, angeli, (da qui Amore sacro, Amore profano) come quelle anime cantate dal poeta De Andrè…
Semidee nude o abbigliate di minigonne e abiti succinti, canottiere e slip, mai eccessive nel loro essere svestite o vestite, giustamente calibrate in quello sguardo penetrante e assente. Provocanti si diceva, per quella duplicità tutta femminile di attrarre e respingere (come solo l’amore sa fare). Eppure così vere. Le donne ritratte da Cornini, prendono forma lentamente fra le sue dita e si aggiustano in composti di terre e acrilici. Il colore naturale si somma a quello artificiale che permette la restituzione di una versione della scultura rinnovata, dunque contemporanea. Perché a quel profilo etrusco, si sommano, in pose tutt’altro che arcaiche, abiti, dettagli e cromie che non svincolano mai dal presente, dall’oggi. Seppur confinate in un tempo incompiuto, nell’attimo in cui sembrano essere custodite, le modelle di Cornini s’inseriscono a pieno titolo nella contemporaneità. E non solo per quei dettagli concreti che le fanno prelevare direttamente da qualche periferia cittadina, ma anche e soprattutto per quello sguardo svogliato e seduttore da “vergini suicide”,
Cornini riporta in auge quel gradito e sottile sentore di purezza e perversione insieme (Amore sacro, Amore profano) che anela dalle sculture antiche, quello delle carni tradotte in iperrealismo interpretativo e del nudo materico. Mette in atto il suo teatro, la sua nuova sceneggiatura scultorea: conosce l’opera di Arturo Martini, la bellezza simbolica e la fisicità delle opere del grande Maestro sicuramente, ha bene in mente i capolavori di Martini. Usa un linguaggio antico nella tecnica assemblato al gusto moderno che impiega i costumi della quotidianità per costruire microstorie dell’ordinario. Immortala il soggetto femminile, donne che amano svelarsi, senza pudore, con un insolito ma giustificato piacere davanti all’occhio di chi guarda (l’amore è in se un sentimento puro). Donne che guardano dritte verso uno spettatore indiscriminatamente voyuer, immobilizzate nel dettaglio di una ripresa fortuita ed eterna che le congela nell’attimo prima di potersi dare a qualsivoglia reazione, animate da una nuova vita, per la strana alchimia dell’opera d’arte che rilascia continui significanti pur risiedendo nella materia inerme, si lasciano osservare, ora cercandolo ora respingendo, come solo una donna sa e può fare, lo sguardo complice di chi le vorrebbe, anche solo per un istante, poter toccare.

La mostra “Amore sacro amore profano” di Marco Cornini rimarrà aperta fino all’8 gennaio 2017 ad ingresso libero nel Palazzo Ducale di Massa (Ms), Piazza Aranci 35, dal giovedì alla domenica dalle ore 16.30 alle 19.30.
Informazioni:
mobile : 3288375423
e-mail: mdlucc57@gmail.com
Pagina facebook: Marco Cornini: Amore Sacro Amore Profano
Ufficio Stampa, agenzia ILogo, Fabrizio Lucarini cell. 3407612178, www.ilogo.it

lunedì 10 ottobre 2016

Niente di Serio - Personale di Remo Lorenzetti

L'amico Remo Lorenzetti in mostra a Massa...

 

Niente di Serio
personale di Remo Lorenzetti

Il maestro massese Remo Lorenzetti espone le sue ultime opere presso la Libreria "La Galleria" in Via Pacinotti n.26 a Massa (MS) da sabato 15 ottobre a sabato 29 ottobre 2016.
Fil rouge dell'esposizione sono i pesci, ovviamente inquadrati dall'ottica fantastica e sognatrice di Lorenzetti, il quale riesce a trasportare nella dimensione onirica e gioiosa i soggetti raffigurati nelle tele, rendendoli inconsapevoli pedine dell'evocativo gioco di rimandi ed allusioni tipico del dipingere del pittore massese.

15 ottobre – 29 ottobre 2016

Libreria La Galleria
Via Antonio Pacinotti, 26, 54100 Massa

mercoledì 16 dicembre 2015

ARMONIOSE SUGGESTIONI Fabio Grassi - Remo Lorenzetti in mostra

Due amici, due talenti due artisti!
Di nuovo insieme!

ARMONIOSE SUGGESTIONI
Fabio Grassi - Remo Lorenzetti 
Libreria LA GALLERIA

Via Antonio Pacinotti, 26, 54100 Massa

20 dicembre 2015 - 6 gennaio 2016


venerdì 3 aprile 2015

KOKESHI di Remo Lorenzetti a Massa



Si inaugura domani, sabato 4 aprile, la mostra personale KOKESHI, dell'amico, nonchè raffinato artista, Remo Lorenzetti.
A Massa, presso la Libreria La Galleria in Via Antonio Pacinotti, 26