RITENGO CHE SIA DOVERE DI CHIUNQUE E A MAGGIOR RAGIONE DI NOI ITALIANI, FARE DI TUTTO PER PROMUOVERE, SALVAGUARDARE E DIVULGARE L'ARTE IN TUTTE LE SUE ESPRESSIONI.
UNA SOCIETA' DISTRATTA SUI FATTI DELL'ARTE E' UNA SOCIETA' VOTATA ALL'IMPOVERIMENTO... E NOI, DA QUESTO PUNTO DI VISTA, LO SIAMO GIA' ABBASTANZA!






Vota questo blog

Siti
Visualizzazione post con etichetta Marco Cornini. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Marco Cornini. Mostra tutti i post

sabato 10 dicembre 2016

Marco Cornini a Palazzo Ducale di Massa

Continua questo interessantissimo ciclo di esposizioni a Palazzo Ducale di Massa... 

 

AMORE SACRO AMORE PROFANO

Si apre sabato 10 dicembre a Palazzo Ducale di Massa (Ms) – inaugurazione ore 17 – la mostra dello scultore Marco Cornini dal titolo “Amore sacro amore profano” che rimarrà aperta fino all’8 gennaio 2017. Si tratta della terza mostra del ciclo “Oltre l’immagine” organizzata dall’Associazione Quattro Coronati in collaborazione con il Comune di Massa e curata da Mauro Daniele Lucchesi

Marco Cornini “è uno scultore che fa sculture”…
Fin dal suo primo apparire non ha concesso nulla allo “sperimentalismo”, alla facile ricerca di stampo concettuale, né ha mai deviato da una scelta poetica e ideologica non sempre facile da mantenere .
Cornini scultore milanese doc, con uno studio bohémien in una vecchia fornace alla periferia della città, ha esordito giovanissimo nel mondo dell’arte, appena ventiduenne e, in un periodo in cui imperavano “sperimentazioni” concettuali e videoarte, ha scelto di utilizzare, come materiale privilegiato se non esclusivo, la terracotta, mostrando una straordinaria coerenza e fedeltà a un mezzo espressivo spesso considerato “minore”.
Una scelta “inattuale” ma che lo stesso artista ha subito sentito come istintiva e immediata, in netta controtendenza con gli umori e gli indirizzi all’interno dell’Accademia milanese e con un diffuso e imperante desiderio di stupire a tutti i costi, e che lo fa notare allo scrittore e critico d’arte Mario De Micheli, che alla sua mostra d’esordio (a soli 22 anni) lo segnala come giovanissimo scultore di grande talento, “da mettere i brividi …”, come scrive lo studioso in quel primo testo.
Luca Beatrice (curatore del Padiglione Italia alla 53^ Biennale di Venezia del 2009) accosta il lavoro di Marco Cornini ad un racconto di Dino Buzzati “Un amore”: “un testo secco, disseminato di ritratti poetici e di straordinari protagonisti. Straordinari nel loro essere ordinari. Nella cornice di una Milano grigia e consumata, abitata di borghesismi, case popolari e bordelli, si scoprono esistenze periferiche, estremamente possibili e tutt’altro che immaginarie. È una sceneggiatura fatta da uomini normali che s’innamorano di giovani prostitute, ordinarie anche loro, prive di perversioni e di ostentazioni. Non c’è volgarità e nemmeno falsità … Buzzati, pittore oltre che giornalista e scrittore, amava le donne. Come Marco Cornini. A legarli lo stesso spirito “milanese”, quello delle vie di Brera, di Corso Garibaldi, dove lo scultore, in tempi più recenti, ha trascorso la sua formazione artistica e culturale. Le stesse donne poi, quelle dipinte nei fumetti pittorici e noir di Buzzati, e le sculture con i tacchi alti di Cornini. Ragazze, belle certamente, giovani e attraenti anche se mai perfette, sempre attraversate da un alone d’imperscrutabile mistero. Normali, ordinarie, provocanti, modelle del quotidiano descritte in pose consuete. Donne, o chissà puttane, demoni e perché no, angeli, (da qui Amore sacro, Amore profano) come quelle anime cantate dal poeta De Andrè…
Semidee nude o abbigliate di minigonne e abiti succinti, canottiere e slip, mai eccessive nel loro essere svestite o vestite, giustamente calibrate in quello sguardo penetrante e assente. Provocanti si diceva, per quella duplicità tutta femminile di attrarre e respingere (come solo l’amore sa fare). Eppure così vere. Le donne ritratte da Cornini, prendono forma lentamente fra le sue dita e si aggiustano in composti di terre e acrilici. Il colore naturale si somma a quello artificiale che permette la restituzione di una versione della scultura rinnovata, dunque contemporanea. Perché a quel profilo etrusco, si sommano, in pose tutt’altro che arcaiche, abiti, dettagli e cromie che non svincolano mai dal presente, dall’oggi. Seppur confinate in un tempo incompiuto, nell’attimo in cui sembrano essere custodite, le modelle di Cornini s’inseriscono a pieno titolo nella contemporaneità. E non solo per quei dettagli concreti che le fanno prelevare direttamente da qualche periferia cittadina, ma anche e soprattutto per quello sguardo svogliato e seduttore da “vergini suicide”,
Cornini riporta in auge quel gradito e sottile sentore di purezza e perversione insieme (Amore sacro, Amore profano) che anela dalle sculture antiche, quello delle carni tradotte in iperrealismo interpretativo e del nudo materico. Mette in atto il suo teatro, la sua nuova sceneggiatura scultorea: conosce l’opera di Arturo Martini, la bellezza simbolica e la fisicità delle opere del grande Maestro sicuramente, ha bene in mente i capolavori di Martini. Usa un linguaggio antico nella tecnica assemblato al gusto moderno che impiega i costumi della quotidianità per costruire microstorie dell’ordinario. Immortala il soggetto femminile, donne che amano svelarsi, senza pudore, con un insolito ma giustificato piacere davanti all’occhio di chi guarda (l’amore è in se un sentimento puro). Donne che guardano dritte verso uno spettatore indiscriminatamente voyuer, immobilizzate nel dettaglio di una ripresa fortuita ed eterna che le congela nell’attimo prima di potersi dare a qualsivoglia reazione, animate da una nuova vita, per la strana alchimia dell’opera d’arte che rilascia continui significanti pur risiedendo nella materia inerme, si lasciano osservare, ora cercandolo ora respingendo, come solo una donna sa e può fare, lo sguardo complice di chi le vorrebbe, anche solo per un istante, poter toccare.

La mostra “Amore sacro amore profano” di Marco Cornini rimarrà aperta fino all’8 gennaio 2017 ad ingresso libero nel Palazzo Ducale di Massa (Ms), Piazza Aranci 35, dal giovedì alla domenica dalle ore 16.30 alle 19.30.
Informazioni:
mobile : 3288375423
e-mail: mdlucc57@gmail.com
Pagina facebook: Marco Cornini: Amore Sacro Amore Profano
Ufficio Stampa, agenzia ILogo, Fabrizio Lucarini cell. 3407612178, www.ilogo.it

domenica 23 marzo 2014

IL VUOTO E LE FORME 4. – Venice, mon amour a cura di Anna Caterina Bellati

-->
Porta la firma di Anna Caterina Bellati questo imperdibile grande evento...
il prossimo 5 aprile a Chiavenna!


 

IL VUOTO E LE FORME 4. – Venice, mon amour
a cura di Anna Caterina Bellati



Chiavenna (SO)
Palazzo Pestalozzi
Piazza Bertacchi
Chiesa dei Cappuccini
Palazzo Pretorio

Inaugurazione: Sabato 5 aprile 2014, ore 17.00

Data di chiusura: 27 aprile 2014

Orari di apertura:
Martedì, Mercoledì, Venerdì  15.30 > 18.00
Giovedì, Domenica  10 > 12  /  15.30 > 18.30
Sabato   10 > 12  /  15.30 > 19.30
Lunedì chiusura

Biglietto: ingresso libero

Orario del vernissage: ore 17.00

Con il patrocinio di: Città di Chiavenna
Con il sostegno di: Comunità Montana della Valchiavenna
In collaborazione con: Museo della Valchiavenna, Pro Loco Città di Chiavenna
Organizzato da: BELLATI EDITORE

Ufficio Stampa: Bellati Editore, info@bellatieditore.com, www.bellatieditore.com



Artisti: 
Antonio Abbatepaolo, Franco Batacchi, Mauro Benatti, Damiano Casalini, Marco Cornini, Donato Frisia jr, Marco Martelli, Alberto Salvetti, Tobia Ravà, Dania Zanotto


Tel. +39 3332468331
www.bellatieditore.com

Ideato e progettato da Anna Caterina Bellati

 -----------------------------

-->
IL VUOTO E LE FORME giunge quest’anno alla sua quarta edizione. La Biennale d’Arti Visive di Chiavenna porta nel 2014 il titolo Venice, mon amour. Chi scrive lavora a Venezia ormai da un decennio e ha pensato a un gemellaggio ideale tra la città più bella del mondo e la piccola città dove è nata, Chiavenna appunto.
Perché questa mostra di laguna trasferita a ridosso delle montagne? I motivi sono di natura emozionale e culturale.
Innanzitutto Venezia è un topos, un’immagine mentale che ciascuno fin da bambino ha sedimentata nella propria coscienza. Si tratta di un luogo nel quale si vorrebbe andare almeno una volta nella vita, un posto del sogno fermo nel tempo, simbolo della malinconia, dell’innamoramento, della bellezza. Un sito culturale che da secoli è anche assurto a segno principe dell’arte, non solo per le sue Biennali, di Arti Visive e di Architettura, ma perché da sempre è stato punto di approdo di tantissimi artisti di fama internazionale. Il vero motivo ad attrarre a Venezia chi fa arte non è la singolare struggente meraviglia della città, ma la sua luce. Una parte di questa luce, reinterpretata dai pittori e scultori chiamati per questa occasione, farà dunque mostra di sé a Palazzo Pretorio, Palazzo Pestalozzi, nella chiesa dei Cappuccini e in Piazza Bertacchi.
Come simbolo dell’evento sono stati scelti il campanile di San Lorenzo, iniziato il 5 giugno 1597 e terminato nel 1603 a sostituire la torre del XII secolo e il pettine o ferro di prua (in veneziano fero da próva o dolfin) che ha lo scopo di proteggere la prua da eventuali collisioni. La sua forma rammenta i sei sestieri di Venezia, i denti rivolti in avanti, mentre la Giudecca è il dente rivolto all'indietro. A sua volta l'archetto sopra il dente più alto del pettine rappresenta il Ponte di Rialto, mentre la “S” che parte dalla cima per arrivare alla fine del ferro, simboleggia il Canal Grande.
Dunque dieci artisti all’ombra della collegiata di San Lorenzo fondata intorno al V secolo, divenuta pieve nel 1042 e basilica nel 1098,
per dire la Venezia di oggi e di sempre.


A Palazzo Pestalozzi si possono ammirare le opere di Donato Frisia jr. Come nelle altre edizioni l’evento globale contiene la personale di un artista per età e curriculum entrato di fatto nella Storia della Pittura.Venti tele che raccontano umori, odori, toni, luci, nebbie, giorni di sole, mareggiate, gite fuori porta a San Pietro in Volta e Pellestrina. Un viaggio guidato nei gioielli della laguna, nei ristoranti segreti, nelle gondole in attesa, nei lampioni sotto i quali si baciano gli amanti.

All’entrata di Palazzo Pretorio il nostro omaggio a Franco Batacchi scomparso nel 2012. Del grande artista, veneziano d’adozione essendo nato a Treviso, proponiamo cinque lavori storici già apparsi in numerose mostre. La sua donna-Venere questa volta impersona la perla dell’Adriatico narrata attraverso una tavolozza che si muove nella gamma dei grigi, dei verdi e dei gialli bagnati dalla luce, le brume mattinali o serotine e l’acqua densa dei canali.

Nella medesima sala dalle volte affrescate di Palazzo Pretorio proponiamo le straordinarie terrecotte di Marco Cornini, uno degli scultori più apprezzati del Paese. La sua fanciulla si destreggia con passo sicuro nella folla colorata dei turisti, mentre una donna dal corpo perfetto prende il sole sulla spiaggia di Lido e una terza figura femminile incuriosisce fin dal titolo, Quando c’eri tu. Chi dei due amanti è dovuto partire abbandonando l’altro nella stanza in penombra dove risuona lo sciabordio dell’acqua?

Nella seconda sala di Palazzo Pretorio, Tobia Ravà espone i suoi lavori numerici. Le cifre arabe si piegano allargano allungano, si mettono in fila e ammonticchiano fino a costruire il mondo. L’algebra è lo strumento per misurare la vita e il suo dispiegarsi ma anche il meccanismo perfetto per renderla visibile. E dai numeri nascono scorci veneziani scaldati dal sole o azzurrati dal cielo perfetto di un pomeriggio di maggio; oltre a due bronzi che riprendono i simboli della Serenissima, il Leone e uno dei quattro Cavalli di San Marco.

Nella piccola prigione, quasi un piombo veneziano, Mauro Benatti appende le sue delicatissime Meduse in tela metallica bruciata e ossidata, ninfe fluttuanti nel buio, messe a fuoco da una luce potente irradiata dal pavimento di pietra. Queste misteriose creature, che trovano rifugio in laguna dopo una forte mareggiata, sottolineano la precarietà dell’essere. Lo scultore di Brivio allestisce anche la Sirena di San Servolo e i suoi giochi d’acqua in Piazza Bertacchi. Dove c’è mare ci sono leggende e donne immaginarie nei sogni dei naviganti.

Sulla spiaggia di Lido all’alba arrivano centinaia di gabbiani, volano bassi nell’onda e si fermano a riposare sulla battigia. Alberto Salvetti parla di questi animali con diciassette sculture assiepate una accanto all’altra nella terza sala di Palazzo Pretorio. Ma la sua installazione non è un inno alla libertà, semmai addita la distruzione continua che l’uomo impone alla natura. Questi pennuti sono macchiati di petrolio, la loro anima è ferita dalla mediocre superficialità umana e dalla falsa credenza che a noi tocchi possedere la terra.

C’è qualcosa di Venezia che si coglie solo attraverso una lunga frequentazione, l’assenza di vento. In certi giorni rarefatti e caldi nei quali gli orologi si fermano, non tira un fiato d’aria. Per raccontare questo fatto che rende immobili le case, gli oggetti e forse anche i pensieri, abbiamo invitato Marco Martelli, noto pittore dell’iperrealismo, a esporre segrete fotografie di solito proscenio alla preparazione dei quadri. Vetri e strisce di carta s’innalzano nel blu assoluto e restano bloccati in guisa di sculture. Tutto tace, almeno fino a domani.

Nell’ultima sala di Palazzo Pretorio abitano i Gufi di Damiano Casalini. Sembrerebbero degli infiltrati, ma… Nel 2008 il pittore torinese frequenta l’Accademia di Belle Arti di Venezia dove si diploma in Incisione. Gli animali del suo Bestiario tuttavia sono a disagio per il trasferimento in laguna. Ne nascono piccole sculture ironiche come l’Intellettuale o il Professorone e dipinti in cui i gufi si destreggiano tra bricole, vaporetti e gondole. Il delizioso panegirico messo in scena dice le difficoltà di conquista di un’Isola misteriosa.

Siamo nella Chiesa dei Cappuccini che offre spazi alti e densi di storia. Qui Dania Zanotto costruisce un palcoscenico abitato da figure in simulacro di cui restano solo le vesti sontuose. La scultrice e performer trevigiana porta sotto le antiche volte installazioni museali e una collezione di vesti indossabili che narrano Venezia, i suoi traffici di stoffe e pietre, gli scambi con l’oriente, le spezie, gli ori, le perle. E piano dalle antiche strade che dal Bosforo conducevano nel cuore del Mare Nostrum arriva fin qui l’odore di un’epoca strabiliante.

A questi lavori fa da contrappunto il duplice intervento di Antonio Abbatepaolo. Lo scultore pugliese allestisce nell’abside la sua Balena, uno scheletro perfetto di cetaceo costruito con lo stesso legno impiegato per realizzare l’anima delle navi. Questo animale magico immortala il tema della grandezza negli abissi. Gli fa da contrappunto una Gondola al naturale realizzata con i medesimi materiali. A dire due luoghi mentali irrinunciabili della laguna, l’immenso e il romantico, la profondità e la calma.

Anna Caterina Bellati
Tra Venezia e Chiavenna, marzo 2014


mercoledì 21 novembre 2012

DELLE DISSONANZE - Collezione Antonio Stellatelli di Nico Sandri

A Verona, un'occasione da non perdere!!!



DELLE DISSONANZE
COLLEZIONE ANTONIO STELLATELLI

----------------------------------------------------
DELLE DISSONANZE - Collezione Antonio Stellatelli
di Nico Sandri

Vienna, 14 Gennaio 1785. Tre Violini, un Violoncello. Un Compositore: Wolfgang Amadeus Mozart.
Il quartetto K 465 n.19 in Do Maggiore prese vita quel giorno invernale portando in grembo una spinta d’avanguardia senza eguali per l’epoca, cambiando così il corso di come la musica potesse essere percepita, capita e composta. Il punto cardine della composizione è rappresentato dalle diverse tonalità nelle quali viene suonata, ma che si uniscono creando un armonia mai sperimentata prima, creando un tutto che sublima la somma delle sue parti, creando un incredibile unione tra elementi dissonanti tra loro. La dissonanza di queste entità renderà celebre il brano che prenderà l’appellativo “Delle Dissonanze”.
Una collezione d’Arte, specialmente se parliamo di Arte Contemporanea, deve riuscire a creare questa armonia tra i vari strumenti, artisti, che la compongono, così come di conseguenza l’esposizione che è chiamata a racchiudere con una selezione di note, opere d’arte, l’essenza e la coesione universale che rende l’arte di valore globale. E proprio il carattere universale che l’arte che vive al suo interno ha spinto, e quasi chiamato naturalmente a sè, l’inserimento in mostra di un momento di dissonanze globali rappresentato da artisti italiani, indiani e cinesi, che dialogano in perfetta armonia nonostante le importanti diversità di tonalità che fisiologicamente e culturalmente portano in dote.
L’esposizione diventa quindi un percorso nel presente più vero e profondo, un viaggio che mostra la spinta vitale dell’Arte Contemporanea Italiana, un’arte che parla della natura umana, della condizione umana e della inevitabile pulsione verso il concetto più profondo di Bellezza. L’idea torna protagonista in modo deciso, il concetto la aiuta a razionalizzarsi e la tecnica sublime che questi artisti utilizzano la rende viva, esistente e fortemente presente. L’attenzione al mezzo rende questa collezione straordinaria, un’attenzione dettata dall’amore per l’arte.
Infine esiste ancora una dissonanza meravigliosa che apparentemente rischia di scomparire in quanto talmente imponente che quasi diventa rarefatta: la sede dell’esposizione, ovvero il Palazzo Della Ragione a Verona. Questa macro dissonanza che si crea tra la città di epoca Romana, quale Verona, Il Palazzo Della Ragione costruito nel XII secolo, e le opere d’arte contenute per l’esposizione del XXI secolo. Si crea così una continuità storica e sociale del valore dell’arte e delle arti in generale, nel quale percorso si riesce ad ammirare come dissonanze a più livelli si riuniscano in una splendida armonia con l’augurio che questo si applichi quotidianamente alle nostre vite.

• • •

Comunicato Stampa

La Collezione Antonio Stellatelli in mostra a Palazzo della Ragione a Verona: una delle collezioni di arte contemporanea italiana più prestigiose.
Antonio Stellatelli, come tutti i veri collezionisti e appassionati d’arte, in questi anni ha infatti scoperto e seguito i più grandi artisti italiani contemporanei, oggi richiesti ed apprezzati anche a livello internazionale.
Olivio Barbieri, Matteo Basilè, Giacomo Costa, Giovanni Frangi, Alessandro Papetti, Luca Pignatelli, sono solo alcuni dei nomi, che tra arti pittoriche, plastiche e fotografia sono presenti in una collezione che vanta oltre 500 opere e installazioni: un prezioso patrimonio di arte e cultura del nostro Paese, testimonianza storica di questo attuale momento artistico in Italia.
Una grande collezione, volta a parlare del ritorno ai fondamentali dell’arte, alla tecnica, al concetto di bello.
L’inaugurazione vedrà la presenza non solo degli artisti le cui opere sono contenute nella collezione, ma di galleristi e critici da ogni parte di Italia che hanno seguito la nascita di questa collezione e ovviamente le autorità cittadine.
Un momento unico per la Città di Verona, per tornare ad essere attrice di un nuovo rinascimento dell’arte italiana: prima tappa di un tour espositivo internazionale che toccherà New York e Nuova Delhi.

• • •

Titolo Mostra: Delle Dissonanze - Collezione Antonio Stellatelli
Tipo Mostra: Selezione da collezione privata
Curatore Mostra: Nico Sandri
Progetto e Organizzazione Mostra: Beyond Factory, Verona
Patrocinio Istituzionale : Comune di Verona - Cultura, Provincia di Verona
Periodo: 03 - 16 Dicembre 2012
Orari Mostra: 16.00 - 20.00
Vernissage: Lunedì 03 Dicembre 2012 ore 18:30
Sede Espositiva: Palazzo Della Ragione - Verona
Catalogo: disponibile presso la mostra
Titolo Catalogo: Delle Dissonanze - This Is Not Propaganda. Collezione Antonio Stellatelli.
Casa Editrice: L’Artistica Editrice
Catalogo a cura di: Beatrice Benedetti, Marina Pizziolo, Romano Ravasio e Antonio Stellatelli

• • •

Artisti presenti in catalogo:
Luca Andreoni, Gabriele Arruzzo, Alessandro Bazan, Olivo Barbieri, Matteo Basilè, Carlo Benvenuto, Giuseppe Bergomi, Andrea Bianconi, Botto e Bruno, Fratelli Calgaro, Andrea Chiesi, Marco Cingolani, Marco Cornini, Giacomo Costa, Valentina D’Amaro, Paola De Pietri, Gehard Demetz, Francesco De Grandi, Andrea Di Marco, Fulvio Di Piazza, Federico Ferrarini, Giovanni Frangi, Daniele Galliano, Jonathan Guaitamacchi, Federico Guida, J&Peg, Ryas Komu, Luisa Lambri, Ma Liuming Fen-Ma Liuming, Giovanni Manfredini, Andrea Mastrovito, Gianni Ferrero Merlino, Barbara Nahmad, Davide Nido, Walter Niedermayr, Alessandro Papetti, Marco Petrus, Luca Pignatelli, Pierluigi Pusole, Ugo Riva, Francesca Rivetti, Rong Rong & Inri, Livio Scarpella, Paolo Schmidlin, Mithu Sen, Alessandra Spranzi, Giorgio Tentolini, Velasco, Paolo Ventura.

• • •

www.beyond-factory.com

martedì 17 aprile 2012

"IL PASSATO RIEDITATO 1785-2012"

In occasione del Salone del Mobile 2012 mi piace segnalare un altro evento fuori salone di grande rilievo organizzato dagli amici Bianca Maria Rizzi e  Matthias Ritter con il Museo Zucchi, dove tra le altre trovano spazio anche le opere di Thomas Berra, Giovanni  Manzoni Piazzalunga, Marco Cornini ed Andrea Chisesi.




Edizioni contemporanee degli antichi  blocchi da stampa della Zucchi  Collection of Antique Handblocks

 a cura di
Patrizia Marforio Merlo e Niccolò Zucchi Frua

Catalogo in mostra con un testo di
Emanuele Beluffi

ANTEPRIMA STAMPA 17 e 18 APRILE 2012 ore 12 su invito

Colazione “Sapori in edizione limitata”
ristorante Eff Cucina e Stagioni

via Cadolini 19, Milano

 INAUGURAZIONE E COCKTAIL VENERDI’ 20 APRILE 2012 ore 19 su invito
Galleria Bianca Maria Rizzi & Matthias Ritter
via Cadolini 27, Milano

Archivio, laboratorio, galleria d’arte temporanea: il Museo Zucchi,  rispettoso custode dei 56.000 antichi blocchi per la stampa a mano su tessuto,  ne  svela di nuovo l’antico e affascinante sapere  in  una riedizione artistica di eclettica e  sorprendente  contemporaneità.

Dal   17  al   22  aprile, in  occasione  del  Salone Internazionale del Mobile di Milano, Niccolò  Zucchi  Frua,  curatore e manager del museo,  con Bianca Maria Rizzi e  Matthias Ritter, presentano  la   prestigiosa  collezione,  rivista e reinterpretata  da  artisti  e   designer  contemporanei,   cui  è   stato  affidato  il  compito  di  rieditare  in  opere d’arte uno o più blocchi di stampa della Zucchi  Collection of Antique  Handblocks:

Cornelia  Badelita, Roberto Bellitti, Paolo Boriani, Thomas  Berra, Andrea Chisesi, Valerio Cometti, Marco Cornini, Leo Ferdinando Demetz, Franco Duranti, Jernej  Forbici, Matthias Langer, Nicolai  Lilin, Katharina Litz, Giovanni  Manzoni Piazzalunga,  Andrea Mariconti, Valentino Menghi, Daniele Pignatelli, Yngve  Zakarias.

Saranno  inoltre  eccezionalmente  presenti il  maestro Ercole  Pignatelli e il musicista Ludovico  Einaudi.

Galleria  Bianca Maria Rizzi & Matthias Ritter, nei capannoni industriali  dell’area NIL 28 di Milano,  distretto decentrato, colto e  promettente,  si  trasforma  così  in  uno  spazio  artistico  in  divenire:  un  riferimento, un   punto  d’incontro  e  di  scambio  in  cui  trovare  esponenti  italiani  e  internazionali,  un  filtro  empatico  tra  Zucchi Collection of  Antiques  Handblocks  e  gli artisti e i designer interpreti dell’evento.   

Durante  la  mostra sono  previsti laboratori,  incontri  e performance artistiche e musicali.

∙     ogni  pomeriggio, dalle  17 alle 18 laboratorio  di  stampa  con  gli  antichi  blocchi  e  il  maestro stampatore presso lo Spazio  Eff.  Laboratorio  gratuito  aperto  a tutti

∙    martedì 17 aprile dalle 19 alle 21, all’apertura  della  mostra,  Emanuele  Beluffi,  critico  e  curatore della  rivista Kritika,  introdurrà  gli  artisti  e, insieme a Fabio Botto,  filosofo  e  ricercatore all’Università   Bicocca,  animerà una  straordinaria  sessione dedicata  all’artista-artigiano  dal   titolo L’estetica  del  geroglifico  presso il  teatro Spazio Tertulliano. Converseranno con  loro la critica e storica d’arte Jacqueline  Ceresoli,  Paolo Mottana, docente  di  Pedagogia  immaginale all’Università   Bicocca  di Milano, l’artista e scrittore Nicolai Lilin, Niccolò Zucchi Frua, curatore e manager del Museo  Zucchi Collection of Antique Handblocks.

La  Collezione Zucchi  è la  più  ricca  e raffinata  raccolta  di blocchi in  legno, metallo  e rame  per la  stampa  a   mano  su  tessuto.  I  56.000   blocchi,  che  danno  origine  a   12.000   disegni,  rendono   oggi   la  Zucchi Collection of Antique Handblocks  la  più  grande  raccolta  al  mondo  di  blocchi  per  stampa  a  mano  su   tessuto.  Coprendo  un  arco   temporale  di  tre  secoli,  dal  1785  al   1935,  la  Collezione   racconta  le  mode  più varie  e  ricercate  che  attraversarono  l’Europa in uno dei periodi più vitali  e  fecondi  della sua cultura, fino   alle  prime avanguardie stilistiche rappresentate  dall’Art Nouveau  e  dall’Art Déco.

Zucchi Collection of  Antique  Handblocks  fa  parte   dell’Associazione  Italiana   MUSEIMPRESA   e  di Milano  Città del  Progetto ed è  vincitrice   del  premio  Guggenheim per  la  cultura  d’impresa.  Il  Museo è di proprietà  del Gruppo Zucchi,  azienda  industriale  storica  milanese  e  da  sempre  leader  nel  tessile  casa   italiano ed europeo.

www.zucchicollection.org

Event Manager
Patrizia Marforio Merlo
patrizia.marforio@gmail.com

Informazioni al pubblico

Galleria Bianca Maria Rizzi & Matthias Ritter
Tel. 02 58314940
www.galleriabiancamariarizzi.it
info@galleriabiancamariarizzi.com

Uffici  Stampa

Zucchi  Group
Eva Depoli
Tel. +39  0331-448485
www.zucchi.it
eva.depoli@zucchigroup.it

NORA comunicazione
Eleonora Caracciolo di Torchiarolo
Tel. +  39  339  89  59  372
www.noracomunicazione.it
info@noracomunicazione.it

domenica 29 gennaio 2012

ecco i vincitori del Fabbri

Ecco i vincitori del Premio Fabbri 2012
a cura di Alberto Agazzani

Premio alla carriera: Lidia Puglioli

Premio Pittura: David de Biasio

Premio Scultura: Marco Cornini

Menzione di merito Scultura: Giorgio Laveri

Premio Fotografia: Giulia Caira

giovedì 17 marzo 2011

Ecco l'elenco dei selezionati al Premio Fabbri 2011

Mamma mia! che nomi! I miei più sinceri complimenti, per la scelta al curatore e amico del Premio Fabbri, Alberto Agazzani ed ovviamente anche a tutti i selezionati!
Fra tutti mi piace segnalare: Paul Beel, Marco Cornini, Gonzalo Orquin ed ovviamente il grande Giuseppe Bombaci!
Vinca davvero il migliore!

Bologna, marzo 2011 – Sciolto il riserbo sui nomi degli artisti che parteciperanno all’edizione 2011 del Premio Fabbri per l’Arte, la rassegna biennale ideata nel 2005 dall’azienda dell’Amarena, che quest’anno rinnova per la quarta volta l’appuntamento fra arte e dolcezza. Saranno trentuno le personalità del panorama artistico italiano ed internazionale, con una grande attenzione verso i giovani emergenti secondo la volontà del curatore Alberto Agazzani, che rileggeranno la storia e le immagini della Fabbri con le loro opere.

Quasi la metà dei partecipanti – quindici – presenteranno un’opera di pittura, rappresentandola attraverso varie varietà espressive: Chiara Albertoni, Paul Beel, Luigi Benedicenti, Giuseppe Bombaci, Andrea Boyer, Andreas DavidCarrara, Roberta Coni, David De Biasio, Roberto Ferri, Giovanni Gasparro, Massimo Giannoni, Alfio Giurato,Giuseppe Guindani, Mauro Maugliani, Gonzalo Orquin.
Nove gli scultori, in una variegata modalità di materiali e tecniche: Affiliati Peducci/Savini, Nicola Bolla, PierluigiCalignano, Girolamo Ciulla, Marco Cornini, Gehard Demetz, Giorgio Laveri, Tironi/Yoshida, Peter von Balthazar.
Con loro anche sette fotografi, ossia Giulia Caira, Gianluca Chiodi, Mauro Davoli, Marcello Grassi, Fabrizio Orsi,Daniela Perego, Agostino Rocco.

Un parterre capare di mixare stili e ispirazioni differenti per un’edizione che promette impatto visivo e rara creatività figurativa.


I vincitori del Premio Fabbri per l’Arte saranno annunciati entro il 31 novembre.
Il regolamento è disponibile sul sito www.fabbri1905.com.

mercoledì 24 febbraio 2010

EGO Persone dell'arte 12


Con Melina Scalise (Giornalista, critico, curatore Spazio Tadini)


Con Fiordalice Sette (Curatrice, Addetta Culturale Fabbrica Borroni), Chiara Canali e Martina Cavallarin


Con Marco Cornini


Con Simone Graziani (Mercante, gallerista)


Con Maurizio Vanni (Critico, storico, curatore, direttore del Lu.C.C.A.)