RITENGO CHE SIA DOVERE DI CHIUNQUE E A MAGGIOR RAGIONE DI NOI ITALIANI, FARE DI TUTTO PER PROMUOVERE, SALVAGUARDARE E DIVULGARE L'ARTE IN TUTTE LE SUE ESPRESSIONI.
UNA SOCIETA' DISTRATTA SUI FATTI DELL'ARTE E' UNA SOCIETA' VOTATA ALL'IMPOVERIMENTO... E NOI, DA QUESTO PUNTO DI VISTA, LO SIAMO GIA' ABBASTANZA!






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giovedì 22 agosto 2013

Da Artribune: Mercato. Un semestre mica male



Leggo su Artribune (http://www.artribune.com), un bell'articolo a firma di Martina Gambillara, sul resoconto semestrale dell'andamento di mercato delle due principali Casa d'Asta: Sotheby's e Christie's... ottimismo da questo fronte?
 
Mercato. Un semestre mica male
Si chiude con segno positivo il bilancio del primo semestre delle due case d’asta principali, con un +9% per Christie’s e +5% per Sotheby’s rispetto allo stesso semestre 2012. Un bilancio prima di riprendere l’attività a settembre.

Da Christie’s il primo semestre 2013 ha portato £2.4 miliardi, comprese le private sales che ammontano a £465.2 milioni e un incremento del 13% nel giro d’affari di quest’ultime. Da ricordare sicuramente l’asta di maggio a New York di Post-war and Contemporary Art che, con il suo mezzo miliardo di dollari ($495 milioni), è stata l’asta più remunerativa della storia.
Questo comparto ha registrato un aumento del 16% del totale rispetto allo stesso periodo del 2012, mentre le vendite di arte asiatica sono aumentate del 28%, per un totale di £284.5 milioni. Per fare un confronto, il totale dell’arte contemporanea supera il miliardo di sterline, mentre quella degli Old Masters non arriva nemmeno agli £80 milioni.
Il totale di Sotheby’s per il primo semestre ammonta a $2.5 miliardi contro i $2.4 dello stesso periodo del 2012 (in cui sono compresi i $120 milioni per L’Urlo di Munch). Qui contemporaneo e moderno viaggiano in parallelo, con $757.7 milioni per il primo, mentre il secondo è appena sotto, con $740.6 milioni. 

continua a leggere l'articolo su:

mercoledì 31 luglio 2013

Biennale / Mercato da Artribune

Leggo su Artribune ( http://www.artribune.com ), un bell'articolo a firma di Martina Gambillara, sul rapporto Biennale di Venezia/Mercato... da leggere!


La Biennale in vendita

La Biennale di Venezia è una delle istituzioni dell’arte con la più alta capacità di consacrare la reputazione di un artista. È dunque fatalmente legata al mercato, anche quando predicare - magari in buona fede - purezza e autonomia. Ma allora perché non riaprire l’ufficio vendite?

 

Quando venne fondata la Biennale di Venezia nel 1895, uno dei principali obiettivi era quello di creare un mercato per l’arte contemporanea e un collezionismo a essa rivolto. Venne organizzato un ufficio vendite fin da subito, che tratteneva il 10% di commissione sul prezzo di vendita delle opere esposte, riscuotendo un tale successo che gli organizzatori riuscirono a donare una parte dei proventi in beneficenza. La traccia di queste transazioni è reperibile nell’Archivio Storico della Biennale, con i registri in cui venivano segnate le opere vendute, gli acquirenti e il prezzo di vendita...

 per leggere l'intero articolo vai su

http://www.artribune.com/2013/07/la-biennale-in-vendita/ 

 

venerdì 20 luglio 2012

Ottimismo dal mercato dell'arte

Leggo su Artribune (http://www.artribune.com ) , questa notizia a firma di Martina Gambillara, che mi sembra una vera e propria iniezione di ottimismo per il mercato dell'arte, di conseguenza la riporto pari pari come l'ho trovata...


Christie’s schiacciasassi. Crisi o non crisi, aumenta le vendite del 13% su base annua, con oltre 2,2 miliardi di sterline. Boom delle private sales, + 53%

2.2 miliardi di sterline di totale, e un aumento del 13% delle vendite, ma soprattutto una forte spinta alle private sales. Christie’s annuncia i numeri di questo suo euforico primo semestre, ed è proprio quest’ultimo settore di business, esploso negli ultimi due anni, la novità più clamorosa: con un aumento del 53% rispetto a dodici mesi fa, che porta nelle casse della casa d’aste ben £413.4 milioni, comprese le vendite della galleria Haunch of Venison.
Tra le categorie, la più redditizia è stata la Post-War and Contemporary con £576.1 milioni e un incremento del 34%. Lo scorso 8 maggio a New York Christie’s ha totalizzato $388.5 milioni, il miglior risultato della categoria in assoluto, mentre il 27 giugno a Londra con i suoi £132.8 milioni ha registrato il miglio risultato in Europa di sempre. Top lot della categoria è stata l’opera di Mark Rothko, Orange, Red, Yellow, battuta a New York a oltre 86 milioni di dollari, record assoluto per un’opera di arte contemporanea in asta. In questi sei mesi Christie’s ha venduto 340 opere al di sopra del milione di dollari, e 26 oltre i $10 milioni, contro le 18 dello stesso periodo nel 2011. Per quanto riguarda i collezionisti, per il 19% del totale si è trattato di nuovi acquirenti, provenienti da 124 paesi, con un incremento di bidders asiatici nelle sale di New York e Londra (+31%). Nella categoria degli Old Master and British Paintings, il 3 luglio Christie’s ha nuovamente superato se stessa, con £85.1 milioni di totale, per una vendita guidata da The Lock di John Constable, record d’artista.
Alcune anticipazioni: in concomitanza con le Olimpiadi, Christie’s South Kensington organizzarà The London Sale, una selling exhibition inaugurata il 27 luglio che presenterà 150 lotti tra memorabilia, moda e icone di Londra. E ancora, importantissime single owner collection, come quelle di Hubert de Givenchy e Mrs. Hélène Rochas.
Steven P. Murphy, CEO di Christie’s ha dichiarato: “Questo primo semestre ha mostrato un mercato sano che risponde a grandi opere e a prezzi intelligenti. Ci auguriamo di poter continuare a costruire sulla base delle tradizioni di Christie’s, anticipando allo stesso tempo le opportunità di un mondo dell’arte in espansione. Come estensione del nostro core business d’asta, abbiamo investito nelle vendite private, di cui continua a crescere la domanda da parte dei nostri clienti e che sta crescendo a ritmo costante. Inoltre, riflettendo il profondo impatto di Internet, lanceremo la prima di una serie di aste on-line dedicate ad una categoria globale di collezionismo nel mese di agosto con una vendita di vini pregiati e rari. E promette di essere una grandiosa seconda parte dell’anno”.
 

martedì 16 agosto 2011

Da Artribune: L’estate shock delle Borse. L’arte è ancora un bene rifugio? di Martina Gambillara

Leggo su Artribune (http://www.artribune.com ) questo interessante articolo. Mi permetto di fare il classico "copia e inncolla"... per il bene comune di chi ama l'arte, per chi lavora nell'arte, per chi cerca solamente un via di uscita in questo momento di varia incertezza....




Sembra quasi di tornare al 2008. Si dice che la mente finanziaria abbia una memoria a breve termine, per cui il mercato potrebbe essersi già scordato degli storici crolli avvenuti dal 1929 al 2000, ma di certo tutti abbiamo ben impresso la crisi innescata nel 2008, di cui stiamo ancora pagando le conseguenze. Nella prima fase della crisi, nel 2007-08, a pagare sono state le banche con i loro mutui subprime e la finanza intossicata dalla speculazione. Tra il 2008 e il 2009 a pagare fu l’economia reale e le finanze pubbliche si dissanguavano nei salvataggi bancari. Ora siamo nella fase in cui non ci sono più finanze pubbliche, in cui hanno preso il sopravvento parole come deflazione e depressione.
Mai come in questi giorni ci si rende conto di quanta influenza possa avere la divulgazione di un’informazione nel mercato borsistico. È bastato un annuncio di Standard&Poor’s sul declassamento americano a innescare un vortice al ribasso, che dopo alcuni rimbalzi ha riportato il mercato in picchiata a causa di un’altra informazione: il presunto declassamento anche della Francia. Risulta evidente come le parole dei leader politici mondiali abbiano perso la propria influenza sulle oscillazioni azionarie, a favore delle agenzie di rating che oggi guidano le agende politiche da Washington a Bruxelles.
Oltre a ciò, brutte notizie anche dal fronte cinese, il cui tasso di inflazione sta salendo a dismisura in questi mesi, con la paura che Pechino non possa aiutare l’economia in caso di recessione globale, come ha fatto dopo il crollo della Lehman Brothers varando un programma di sostegno da 4mila miliardi di yuan.

Gli acquisti della Banca centrale europea dei titoli di Stato italiani e spagnoli mettono in apprensione i risparmiatori che ora si chiedono se devono vendere le proprie azioni. Gli esperti consigliano prudenza anche negli investimenti nei beni rifugio come oro e franco svizzero, dal momento che in pochi mesi hanno già moltiplicato il proprio valore, e comprare sui massimi aumenta il rischio.
La parola magica è “diversificare”, trasferire delle quote di BTp e BoT verso altri strumenti di liquidità e verso mercati meno esposti alle turbolenze. E quale migliore mercato se non quello artistico presenta una bassissima correlazione con quello finanziario?
Storicamente, l’arte è il bene ideale per la diversificazione del proprio portafoglio di investimento, al riparo dalle fluttuazioni borsistiche e dalla volatilità delle azioni. Il mercato artistico risente delle cicliche crisi economiche con un ritardo che va dai sei mesi a un anno.
Come esempio potremmo tornare a considerare la crisi del 2008, i cui effetti si fecero sentire solamente a partire dalla seconda metà del 2009 con un crollo delle vendite all’asta. Ma non solo, la crisi economica si manifesta specialmente nel segmento dell’arte contemporanea, considerato più sensibile alle mode e alla speculazione, e quindi più rischioso rispetto al segmento dell’arte Moderna o Antica, che rappresentano beni rifugio altamente ricercati nei periodi di flessione economica.
Guardando a Oriente, la Cina possiede ancora pochissimi mezzi di diversificazione dell’investimento: dobbiamo dunque aspettarci una presenza ancora più massiccia di compratori cinesi non solo nelle piazze asiatiche, ma anche a New York e a Londra. In tutto ciò, l’arte non sarà l’unica protagonista, dovrà vedersela con vini, orologi e gioielli.
Il terremoto dei mercati finanziari non si fa sentire direttamente sul mercato dell’arte, ma Sotheby’s, l’unica grande casa d’asta quotata in Borsa, non passerà indenne. Come vi avevamo raccontato qualche settimana fa, questo primo semestre per le azioni di Sotheby’s è stato un periodo di bruschi declini, con una perdita del 30% da gennaio e del 20% in questa settimana. Un’altra società ‘artistica’ quotata in Borsa è Artprice, che ha presentato una costante crescita positiva quest’anno (+150%), rallentata del 15% in questi ultimi giorni.
In un articolo del quotidiano francese
 Les Échos, Martine Robert ha chiesto a Thierry Ermann, fondatore di Artprice, quale sarà la sorte del mercato dell’arte in seguito a queste turbolenze: il mercato delle opere di alta qualità non verrà colpito e il segmento chiave sarà quello dei €50-100.000. Inoltre, bisognerà ringraziare i collezionisti asiatici che permetteranno di mantenere alto il livello dei prezzi.
Appuntamento dunque alle aste di New York dalla seconda metà di settembre, che permetteranno di capire come reagirà il mercato dell’arte nell’ultimo semestre di un 2011 iniziato alla grande, e che mai si sarebbe aspettato di trovare ostacoli alla propria ripresa.
Martina Gambillara