RITENGO CHE SIA DOVERE DI CHIUNQUE E A MAGGIOR RAGIONE DI NOI ITALIANI, FARE DI TUTTO PER PROMUOVERE, SALVAGUARDARE E DIVULGARE L'ARTE IN TUTTE LE SUE ESPRESSIONI.
UNA SOCIETA' DISTRATTA SUI FATTI DELL'ARTE E' UNA SOCIETA' VOTATA ALL'IMPOVERIMENTO... E NOI, DA QUESTO PUNTO DI VISTA, LO SIAMO GIA' ABBASTANZA!






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giovedì 10 settembre 2015

BILL VIOLA E LANFRANCO ETERNE VISIONI TRA PRESENTE E PASSATO



BILL VIOLA E LANFRANCO
ETERNE VISIONI TRA PRESENTE E PASSATO

IV^ Edizione del progetto “ARTE IN AGENDA. A tu per tu con ...”

Comunicato stampa


Dal 17 ottobre 2015 al 10 gennaio 2016 la Fondazione Palazzo Magnani presenta un’imperdibile edizione di “Arte in agenda. A tu per tu con....”. L’ appuntamento è con due opere straordinarie:
l'Ascensione di Isotta (La forma della luce nello spazio dopo la morte), 2005 di Bill Viola – uno dei massimi artisti contemporanei di video art – e la Santa Maria Maddalena Portata in cielo dagli angeli, 1605 del maestro emiliano Giovanni Lanfranco, in un evento espositivo dal forte potere evocativo reso possibile dalla collaborazione tra Palazzo Magnani e due prestigiose Istituzioni italiane, il Museo Nazionale di Capodimonte di Napoli e il Museo d’Arte Contemporanea Castello di Rivoli, Rivoli-Torino.

Per l’occasione sarà pubblicato un saggio inedito a firma di Salvatore Settis che terrà a Reggio Emilia per la Fondazione Palazzo Magnani una lectio su Bill Viola.

Il progetto Arte in Agenda. A tu per tu con... ideato e promosso dalla Fondazione Palazzo Magnani di Reggio Emilia, attraverso il dialogo tra due opere, così lontane nel tempo eppure così vicine per forza espressiva, intende esaltare il rapporto inscindibile tra arte antica e moderna, generato dal fascino che l'arte del passato ha esercitato sugli artisti a partire dalle avanguardie del Novecento fino alla contemporaneità.

La relazione e il dialogo tra l’Ascensione di Isotta di Bill Viola e l’Assunzione di Lanfranco sono ravvisabili su due piani: quello compositivo e quello semantico. Del resto è noto come Bill Viola, nella costruzione della sua narrazione per immagini, tragga chiara ispirazione stilistica e compositiva propriamente dalle opere degli artisti italiani del Rinascimento e non solo, “colpevoli”, forse, l’origine italiana della sua famiglia e la sua permanenza tra Los Angeles e il nostro paese.
È lo stesso Viola a dirci “Alla fine degli anni Ottanta la distanza che mi aveva separato dai vecchi maestri del passato si è completamente dissolta. Tempo e spazio, passato e presente, erano la stessa cosa. Così il mio profondo legame con la pittura italiana — nato nel periodo in cui vivevo a Firenze — è ritornato a galla come un amore perduto. Ho capito che i cosiddetti vecchi maestri non erano altro che giovani radicali. Masaccio, Michelangelo, Raffaello, erano artisti influenzati da nuove idee tecniche e scientifiche, provenienti da centri di ricerca e da università. Avevano tutti circa 20 anni quando hanno creato i primi grandi lavori. Il parallelo con l’epoca attuale delle videocamere digitali, della computer graphic, della videoarte e di internet, è indiscutibile. Una volta stabilita questa relazione, e cioè che tutta l’arte a quel tempo era avanguardia, si colgono solo connessioni e affinità, non fratture. Dopo tutto, c’è un unico filo che attraversa la scienza ottica, dalla prospettiva del XV° secolo fino all’era digitale. Così un intero nuovo paesaggio, che aspettava di essere esplorato, mi si è aperto davanti. Naturalmente non ero interessato ad appropriarmi o a parodiare, non volevo semplicemente riprodurre o citare la storia dell’arte. Ho guardato a loro come modelli per la mia concezione dell’immagine, costruendola grazie a un’esperienza lunga 700 anni”.

L’Ascensione di Isotta
(La forma della luce nello spazio dopo la morte) di Bill Viola – magnifica e struggente opera di proprietà della Fondazione per l’Arte Moderna e Contemporanea CRT in comodato presso il Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, Rivoli-Torino – presenta, attraverso un monitor al plasma di ampie proporzioni, l’immagine misteriosa di un mondo fluttuante, rischiarato soltanto da un fascio di luce, che viene improvvisamente scosso dalla presenza di un corpo femminile, ormai liberato da ogni traccia di pesantezza terrena. Come attratto da una dimensione ulteriore, il corpo ascende, lasciando dietro di sé una scia luminosa. L’opera del 2005, nasce nell’ambito di Love/Death: the Tristan Project (Amore/morte: il progetto di Tristano), un ciclo creato da Bill Viola in relazione all’opera di Richard Wagner Tristano e Isotta, che indaga la relazione tra l’amore e la morte. Viola parte da questa riflessione, interpretando e sublimando il tema in una sapiente e intensa ricerca di una dimensione che trascende la vita terrena. La video installazione presenta pertanto il percorso di Isotta, la sua ricerca di unione con l’amato attraverso la morte. Nell’immagine ottenuta da Viola sono rintracciabili evidenti tracce dell’iconografia dell’arte cristiana del Rinascimento e del manierismo.

La Maddalena di Lanfranco – proveniente dal Museo Nazionale di Capodimonte di Napoli – è un’opera di grande visionarietà e di estrema modernità. La composizione si fonda sul contrasto tra il realistico e “terreno” nudo della Santa sorretta da putti, da un lato e, dall’altro, il cielo dominato da forti contrasti chiaroscurali e da fredde tonalità cromatiche. L’opera dunque manifesta una intensa dimensione ultraterrena insieme un’esplicita presenza nel mondo. Lanfranco, innovativo e originale maestro della scuola emiliana del Seicento, affronta la sfida di rendere il movimento, di rappresentare un’azione che sottende lo scorrere del tempo nell’avvicinamento dell’uomo al divino.

I punti di contatto tra queste opere di Bill Viola e di Lanfranco sono davvero evidenti e di grande intensità.
Isotta e Maddalena si librano avvolte nei panneggi delle loro vesti lasciandosi portare dove il loro destino le chiama, in un gesto di ardente accettazione che è dono d'amore. Il legame tenace e indissolubile tra la dimensione spirituale e materiale emana dalle due immagini condensandosi in una tensione emotiva profonda.

Così il grande storico dell'arte Salvatore Settis “Bill Viola pensa se stesso come un pittore, vive la propria arte nel dialogo con l'arte del passato... Attraverso l'opera di Bill Viola noi, osservatori ora stupefatti ora commossi ora increduli, dobbiamo fare i nostri conti con l'arte, la sua e quella del passato”.

Il progetto Arte in Agenda. A tu per tu con...
Accanto alle prestigiose mostre che la Fondazione Palazzo Magnani organizza (si è chiusa di recente il grande evento espositivo dedicato a Piero della Francesca), “Arte in agenda. A tu per tu con...” ci accompagna lungo un viaggio nella storia dell'arte attraverso singole opere e personalità tra le più significative di sempre.
Il progetto “Arte in agenda. A tu per tu con...” è iniziato nel 2012 e quest’anno giunge alla sua IV^ edizione. Nelle passate edizioni la Fondazione Palazzo Magnai ha proposto: nel marzo del 2012 The last supper di Andy Warhol (1986) in dialogo con un raro disegno dell'Ultima cena leonardesca eseguito da Francesco Hayez (1856); nella primavera del 2013 Pablo Picasso, Femme sur un fauteuil. Buste (Donna seduta. Busto), 1962 di Collezione privata con la partecipazione di Francesco Bonami; nell’autunno 2013 un dialogo tra l’Ombra della sera, prima metà del III sec. a.C. bronzo fuso dal Museo etrusco “Guarnacci” di Volterra e una Femme debout, 1956, bronzo di Alberto Giacometti, di Collezione privata.

In questo percorso Arte in agenda conduce il visitatore a ripercorrere le poetiche degli artisti, l'anima di certe elaborazioni creative e brani di storia dell'arte che possono costituire utili strumenti di riflessione sull'oggi. Infatti le opere d'arte - antiche, moderne o contemporanee - non hanno mai guardato l'uomo dall'alto dei loro processi creativi, bensì hanno sempre svolto il ruolo di fedele specchio della vita e della storia in cui sono nate, all'interno di processi evolutivi costanti, a volte lineari, ma più spesso intrecciati, complessi o addirittura ciclici. Per questo ogni creazione non è mai figlia unicamente del proprio tempo, ma possiede una valenza più ampia. Può infatti contenere riferimenti, elementi di contatto o di rottura con quanto elaborato in precedenza e al contempo può offrire importanti spunti che saranno oggetto d'indagine per i linguaggi futuri.


Le opere in mostra


Bill Viola
Isolde’s Ascension (The Shape of Light in Space After Death), 2005
Color High-Definition on plasma display mounted on wall; stereo sound
155.5 x 92.5 x 12.7 cm, 10:30 minutes
Performer: Sarah Steben
Fondazione per l’Arte Moderna e Contemporanea CRT, 2006
in comodato presso / on loan to Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, Rivoli-Torino
© Kira Perov, courtesy of Bill Viola Studio

Giovanni Lanfranco
Santa Maria Maddalena portata in cielo dagli angeli, 1605
olio su tela, 110x78 cm
Museo Nazionale di Capodimonte, Napoli




SCHEDA TECNICA

ARTE IN AGENDA A tu per tu con ...
BILL VIOLA E LANFRANCO
ETERNE VISIONI TRA PRESENTE E PASSATO

Reggio Emilia, Palazzo Magnani
17 ottobre 2015 – 10 gennaio 2016

Orari: da martedì a venerdì 10.00 -13.00 / 15.00 - 18.00
Sabato e Festivi 10.00 - 19.00
Chiuso: Lunedì, 25 dicembre
Aperture straordinarie: 24 novembre dalle 10 alle 19; 8 dicembre dalle ore 10 alle 19; 26 dicembre dalle 10 alle 19; 1 gennaio dalle 15 alle 18
della Fondazione Palazzo Magnani)
E' consigliata la prenotazione

Per informazioni e prenotazioni:
Palazzo Magnani, Corso Garibaldi 29
Biglietteria Tel. 0522 444446/454437 - Email. info@palazzomagnani.it - www.palazzomagnani.it

Promossa dalla Fondazione Palazzo Magnani

con la partecipazione di Provincia di Reggio Emilia, Fondazione Pietro Manodori e Camera di Commercio di Reggio Emilia e con il contributo di Landi Renzo spa; media partner Radio LatteMiele e IBS Italcuscinetti

martedì 20 agosto 2013

A Reggio Emilia, alla Palazzo Magnani, ad ottobre, MAURITS CORNELIS ESCHER

A Reggio Emilia, alla Palazzo Magnani, ad ottobre,
MAURITS CORNELIS ESCHER
 
 
 
FONDAZIONE PALAZZO MAGNANI PROMUOVE

A REGGIO EMILIA UN’AMPIA MOSTRA ANTOLOGICA
E UN CICLO DI GRANDI CONFERENZE
DEDICATE A MAURITS CORNELIS ESCHER
uno dei miti del ‘900 nel panorama della produzione grafica contemporanea europea

130 opere per celebrare il genio che ha saputo sedurre persone comuni e, allo stesso tempo, matematici, architetti, fini intellettuali

L’esposizione promossa e organizzata dalla Fondazione Palazzo Magnani di Reggio Emilia è curata da un Comitato scientifico d’eccezione coordinato da Piergiorgio Odifreddi - logico matematico di fama internazionale -, e composto da Marco Bussagli - saggista, storico dell’arte, docente di prima fascia presso l’Accademia di Belle Arti di Roma -, da Federico Giudiceandrea - collezionista e studioso di Escher - e da Luigi Grasselli - matematico, docente e pro-rettore dell'Università di Modena e Reggio Emilia.

La mostra presenta la produzione dell'incisore e grafico olandese, dai suoi esordi alla maturità, raccogliendo ben 130 opere provenienti da prestigiosi musei, biblioteche e istituzioni nazionali – tra i quali la Galleria d’Arte Moderna di Roma, la Fondazione Wolfsoniana di Genova ecc. - oltre che da importanti collezioni private. A Palazzo Magnani saranno riunite xilografie e mezzetinte che tendono a presentare le costruzioni di mondi impossibili, le esplorazioni dell'infinito, le tassellature del piano e dello spazio, i motivi a geometrie interconnesse che cambiano gradualmente in forme via via differenti.

“...con le mie stampe, cerco di testimoniare che viviamo in un mondo bello e ordinato e non in un caos senza forma, come sembra talvolta.
I miei soggetti sono spesso anche giocosi: non posso esimermi dallo scherzare con le nostre inconfutabili certezze. Per esempio, è assai piacevole mescolare sapientemente la bidimensionalità con la tridimensionalità, la superficie piana con lo spazio, e divertirsi con la gravità... E’ piacevole osservare che parecchie persone sembrano gradire questo tipo di giocosità, senza paura di cambiare opinione su realtà solide come rocce.”

Ed ecco quindi le prime ricerche testimoniate da opere come Ex libris (1922), Scarabei (1935); le grafiche suggestionate dai paesaggi italiani Tropea, Santa Severina (1931) dove Escher struttura lo spazio; Metamorfosi II (1940) una delle più lunghe xilografie a quattro colori mai realizzate per narrare una storia per immagini, in cui una scena conduce a quella successiva attraverso una sottile e graduale mutazione delle forme; le figure impossibili di Su e giù (1947) e di Belvedere (1958); le straordinarie tensioni dinamiche tra figura e sfondo nei fogli come Pesce (1963).

Accanto alle sue celebri incisioni – in mostra capolavori assoluti come Tre sfere I (1945), Mani che disegnano (1948), Relatività (1953), Convesso e concavo (1955), Nastro di Möbius II (1963) – saranno presentati anche numerosi disegni, documenti, filmati e interviste all’artista che mirano a sottolineare il ruolo di primo piano che egli ha svolto nel panorama storico artistico sia del suo tempo che successivo.

Una sezione di mostra sarà dedicata al confronto della produzione di Escher con opere di altri importanti autori – ispiratori, coevi e prosecutori – per comprendere come le scelte di Escher siano in consonanza con una visione artistica che attraversa i secoli, con una consapevolezza maggiore o minore che, talora, risponde ad esigenze diverse, ma che parte dal Medioevo, interseca Dürer, gli spazi dilatati di Piranesi, passa attraverso le linee armoniose del Liberty (Secessione Viennese, Koloman Moser) e si appunta sulle avanguardie del Cubismo, del Futurismo e del Surrealismo (Dalì, Balla).

Se la grandezza di un artista si misura anche dalla capacità d’influire su altri artisti, come pure sulla società circostante, Escher è stato artista sommo. La sua arte è uscita dal torchio del suo studio per trasformarsi in scatole da regalo, in francobolli, in biglietti d’auguri; è entrata nel mondo dei fumetti ed è finita sulle copertine dei long-playing, come si chiamavano a quell’epoca i 33 giri incisi dai grandi della musica pop. Non basta, però. La grande arte di Escher ha influito più o meno direttamente su altre figure di rilievo dell’arte del Novecento, come Victor Vasarely, il principale esponente dell’Optical Art, Lucio Saffaro ecc. Ha contratto un debito di creatività con Maurits Escher perfino un pittore americano come il dirompente Keith Haring. La sezione illustra con dovizia di materiali e una ventina di opere questi aspetti dell’arte di Escher per restituire al visitatore la giusta dimensione culturale ricoperta dell’artista olandese.

La mostra è inoltre concepita come uno strumento e una “macchina didattica” che consente di entrare “dentro” la creatività di questo singolarissimo artista. Suggestive installazioni immergeranno dunque il visitatore nel magico modo di Escher. E’ evidente, e molto indagato, il rapporto che Escher ebbe con “il mondo dei numeri” – intendendo per tale quello della geometria (euclidea e non) e della matematica. Non meno intrigante è la sua ricerca su spazio reale e spazio virtuale, ovvero sul come “ingannare la prospettiva”. Infine, ma non ultima, la conoscenza che Escher dimostra delle leggi della percezione visiva messe in luce dalle ricerche della Gestalt.

Tutte possibili chiavi di lettura, certo non le uniche, per comprendere l’universo creativo di un artista complesso che, partendo da quelle premesse, attinse a piene mani a vari linguaggi artistici, mirabilmente fusi insieme in un nuovo ed originalissimo percorso che ancora ci emoziona e che costituisce un unicum nel panorama della Storia dell’Arte di tutti i tempi.

Accompagna la mostra un ricco catalogo con testi di Piergiorgio Odifreddi, Marco Bussagli, Federico Giudiceandrea e Luigi Grasselli e accurate schede delle opere in mostra.

Per approfondire a tutto tondo l’autore la Fondazione Palazzo Magnani in collaborazione con l’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia promuove un CICLO DI GRANDI CONFERENZE condotte da esperti di altissimo profilo, unitamente ai Curatori, al Comitato Scientifico della mostra.

venerdì 11 ottobre 2013 ore 17.30 – Aula Magna
Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia, Via Allegri 9 Reggio Emilia
“La forma della simmetria: dai mosaici dell'Alhambra ai mondi di Escher”
Relatori: Prorettore Luigi Grasselli (matematico) e il Prof. Antonio F. Costa Gonzáles (matematico).

venerdì 8 novembre 2013 ore 17.30 – Aula Magna
Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia, Via Allegri 9 Reggio Emilia
“Escher: le due facce del genio, fra matematica e storia dell'arte”
Conversazione sul rapporto arte-scienza.
Relatori: Piergiorgio Odifreddi (logico matematico) e Marco Bussagli (storico dell’arte)

(data in corso di definizione) ore 17.30 – Aula Magna
Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia, Via Allegri 9 Reggio Emilia
“Escher visto da vicino. L'uomo e l'artista nel racconto di un appassionato collezionista”
Relatore: Ing. Federico Giudiceandrea

Maurits Cornelis Escher. La vita
Nacque il 17 giugno 1898 a Leeuwarden ma crebbe nella città di Arnhem con quattro fratelli. Mauk, come venne soprannominato, prese da ragazzo lezioni di carpenteria e sebbene non fosse particolarmente brillante in matematica e scienze, assimilò dal padre ingegnere l’approccio metodologico dello scienziato. Una delle sue materie preferite fu subito il disegno al quale si dedicò durante gli studi alla Scuola di Architettura e Arti Decorative di Haarlem. Fu l’incontro con de Mesquita a stimolare in Escher l’interesse per la tecnica xilografica e le sue possibili sperimentazioni nella resa di effetti chiaroscurali e pittorici di grande raffinatezza. Al 1922 risale la sua visita a Firenze (primo di una serie di viaggi tra la Toscana e il sud d’Italia) e a Granada (dove visitò lo splendido palazzo di Alhambra) dai quali colse dettagli architettonici, decorativi e particolari inusuali che gli avrebbero fornito spunti per le sue composizioni. Nel 1935 si trasferì in Svizzera. E’ a partire dal 1937 che si osserva un profondo cambiamento: perde l’interesse per il mondo visibile, per la natura e l’architettura concentrandosi sulle proprie “visioni interiori” e realizzando un corpus significativo di straordinari giochi ottici, prospettive invertite, paesaggi illusionistici tra i più famosi. Trasferitosi nel 1941 con tutta la sua famiglia in Olanda continuò a lavorare intensamente fondendo le molteplici fonti di ispirazione che traeva dai suoi interessi (psicologia, matematica, poesia, fantascienza). Morì a Laren nel 1972.


Ufficio Stampa nazionale_Studio ESSECI, Sergio Campagnolo
Tel. 049.663499 - info@studioesseci.net – twitter: @studioesseci

Ufficio Stampa Fondazione Palazzo Magnani_Federica Franceschini
Tel. 0522.444408 - f.franceschini@palazzomagnani.it



Scheda della mostra


Promossa dalla Fondazione Palazzo Magnani con la partecipazione della Provincia di Reggio Emilia, dell’Università di Modena e Reggio Emilia e della Fondazione Cassa Risparmio di Reggio Emilia Pietro Manodori, con il contributo di Landi Renzo spa, CCPL Reggio Emilia, Schiatti Class.

Mostra a cura di Marco Bussagli, Federico Giudiceandrea, Luigi Grasselli.
Coordinatore scientifico Pier Giorgio Odifreddi.

Orari
Dal martedì al giovedì 10.00-13.00 /15.00-19.00
Venerdì, sabato e festivi 10.00-19.00

Aperture straordinarie
25 e 31 dicembre 2013 15.00-19.00
1 gennaio 2014 15.00-19.00


Ingressi
Intero € 9,00; Ridotto € 7,00; Studenti € 4,00

Visite Guidate
- per gruppi fino a 20 persone: 60,00 euro + ingresso ridotto
- per gruppi fino massimo 26 persone: 3,00 a persona + ingresso ridotto
- per classi di studenti: 1,00 euro + ingresso studenti
- visita guidata in lingua: 100 euro + ingresso ridotto


Visite guidate in programma
ogni sabato e domenica ore 16.00 (3,00 euro + ingresso ridotto - necessaria la prenotazione)


CORSO DI AGGIORNAMENTO INSEGNANTI E ATTIVITÀ DIDATTICA
Il Corso prevede quattro incontri (tre conferenze e una visita guidata alla mostra)
Costo 5 € ad incontro. Gli insegnati sono pregati di iscriversi tel. 0522 44 44 46 – info@palazzomagnani.it
Il Corso di Aggiornamento, riconosciuto dall'Ufficio Scolastico Provinciale di Reggio Emilia, si articola in una o più giornate; agli insegnanti verrà rilasciato idoneo attestato di partecipazione.

mercoledì 23, giovedì 24 ottobre, martedì 5 novembre 2013 ore 16.30 – Palazzo Magnani Reggio Emilia
“L’ENIGMA ESCHER. Paradossi grafici tra arte e geometria”
Visita guidata alla mostra dedicata agli insegnanti condotta da:
Silvia Cavalchi, Federica Franceschini Direzione Artistica Fondazione Palazzo Magnani.

Ampie proposte didattiche rivolte a tutte le scuole di ogni ordine e grado su www.palazzomagnani.it

Per prenotazioni e informazioni:
Fondazione Palazzo Magnani
Corso Garibaldi, 29 – 42121 Reggio Emilia
Tel. 0522 454437 – 444446 / info@palazzomagnani.it
www.palazzomagnani.it

lunedì 1 ottobre 2012

Yoko Ono e le altre. Le donne di Fluxus a Palazzo Magnani

Comunicato Stampa

A Fluxus parteciparono, come raramente accade nella storia dell'arte, diverse donne, artiste provenienti da luoghi e percorsi disparati - Yoko Ono, Charlotte Moorman, Alison Knowles, Shigeko Kubota, Takako Saito, Mieko (Chieko) Shiomi - oltre a figure che incrociarono Fluxus nel corso di un cammino artistico e teorico individuale, come Kate Millet, femminista ed attivista, Simone Forti e Carolee Schneemann attive al Judson Dance Theater di New York all'inizio degli anni Sessanta.
Ed è proprio da questa angolazione, ampliata ad una ricostruzione genealogica dell'intero percorso artistico, che la mostra WOMEN IN FLUXUS & Other Experimental Tales - promossa dalla Fondazione Palazzo Magnani di Reggio Emilia dal 10 novembre al 10 febbraio - intende raccontare la storia e la filosofia Fluxus. Due saranno i percorsi tematici di lettura proposti dall'esposizione: da un lato l'aspetto (proto)concettuale del fenomeno sperimentale, già implicito nel termine 'Concept Art' coniato da Henry Flynt che prese corpo nei concerti di Musica Antiqua et Nova (s)coordinati da George Maciunas nella AG Gallery (New York, 1961); dall'altro, la selezione di opere di artiste che indaga(ro)no, parallelamente all'implicita critica al sistema dell'arte, nuovi concetti di identità considerando il ruolo e pertanto l'immagine femminile come prodotti dalla realtà sociale e culturale - identità non più solo scritte, ma anche scriventi, in senso linguistico e performativo.

Tra le molte mostre che in Europa ma anche in Asia e in America del Nord sono dedicate a Fluxus nel cinquantesimo della sua nascita ufficiale (al festival di Wiesbaden nel 1962) e in occasione del centenario della nascita di John Cage (Los Angeles 1912 - New York 1992), questa di Reggio Emilia riveste quindi un carattere di autonomia e novità. "È una mostra che proprio qui ha la sua ragione d'essere", chiarisce la Presidente della Fondazione Palazzo Magnani Avde Iris Giglioli. "In questo territorio, infatti, tra Reggio Emilia e Cavriago, ebbe vita per un ventennio uno dei poli del gruppo, intorno all'attività editoriale e di organizzazione di eventi Pari&Dispari di Rosanna Chiessi. Qui arrivano tutti i grandi protagonisti europei di Fluxus, proponendo, all'insegna di Tutto è arte, azioni dirompenti che restano ancora ben vive nei racconti di paese. E, per sottolineare il taglio critico scelto dalla mostra di Palazzo Magnani, non a caso a guidare a Cavriago questa colonia di artisti e intellettuali è stata una donna Rosanna Chiessi".

Caratterizzate da un atteggiamento anti-artistico e di rivolta, non è un caso che le serate Fluxus a New York, in Giappone ed in Europa vedano protagonisti una serie di eventi definiti neodadaisti: concerti collettivi e performance brevi quanto semplici, dissacranti quanto divertenti. Già il fatto che nei decenni successivi al 1961-2 si sarebbe spesso discusso intorno alla fatidica domanda su chi o cosa sia (stato) Fluxus, letto a posteriori, è alquanto sintomatico dell'anti-poetica fluxista. Profondamente guidato da principi antielitari, volti ad instaurare una relazione con la realtà sociale e quotidiana, Fluxus si oppose così fortemente ai fenomeni di mercificazione dell'arte nella società capitalista del dopoguerra da arrivare a ribaltarne completamente la definizione stessa: attraverso la presentazione di azioni, materiali ed eventi normalmente considerati comuni, banali, di routine quotidiana; ma anche attraverso una concezione aperta e collettiva sia della produzione che della distribuzione artistica, in opposizione alla concezione dell'atto creativo quale prodotto di un genio individuale (e virile).

Negli anni Settanta anche Reggio Emilia, come già ricordato, è stata teatro di questa esperienza così importante per quel cambio paradigmatico ed interdisciplinare dei linguaggi e delle forme creative, in particolare attraverso l'apporto di Rosanna Chiessi.

Nella mostra WOMEN IN FLUXUS & Other Experimental Tales di Palazzo Magnani verranno presentate, oltre ad opere scelte di singole artiste, documentazioni di eventi e spartiti (Event Scores), riprese video, fotografie, dischi, oggetti, documenti cartacei, Fluxus Yearboxes e altri avvincenti materiali relativi alle serate Fluxus.
Le opere scelte provengono dalle più importanti collezioni italiane e intendono ripercorrere quell'incredibile momento d'interdisciplinarietà come indisciplinarietà programmatica, che Dick Higgins chiamò Intermedia, e che scrisse parte della storia dell'arte contemporanea, anche a Reggio Emilia. Si tratterà, infine, di una genealogia aperta allo sconfinamento nella realtà dei visitatori e visitatrici, invitati a partecipare attivamente alla visita, come nella filosofia di Fluxus. Tra gli autori delle oltre 200 opere in mostra: George Maciunas, George Brecht, Nam June Paik, Alison Knowles, Charlotte Moorman, Takako Saito, Mieko Shiomi, Yoko Ono, Joe Jones, John Cage, Ben Vautier, La Monte Young, Jackson Mac Low, Robert Filliou, Ben Patterson, Dick Higgins, Robert Watts, Carolee Schneemann, Shigeko Kubota, Simone Forti, Anna Halprin, Philip Corner, Giuseppe Chiari, Henry Flynt, Ay-O, Eric Andersen, Geoffrey Hendricks, Milan Knízák, Al Hansen, Alice Hutchins e altri ancora.

La mostra è frutto di un progetto prodotto e promosso dalla Fondazione Palazzo Magnani in collaborazione con Archivio Bonotto e Archivio Pari&Dispari di Reggio Emilia, con la partecipazione della Provincia di Reggio Emilia, Fondazione Pietro Manodori, Camera di Commercio di Reggio Emilia e con il contributo di CCPL, Landi Renzo spa, Check-up Service, Unicredit Banca, Oscar Galleria Cavour, Marco Mazzali design.

La mostra è realizzata dal Comitato scientifico e organizzativo coordinato da Elena Zanichelli e composto da Luigi Bonotto, Federica Boragina, Silvia Cavalchi, Rosanna Chiessi, Federica Franceschini, Gianni-Emilio Simonetti.

Ufficio Stampa nazionale
Studio ESSECI, Sergio Campagnolo
Tel. 049.663499 info@studioesseci.net

Ufficio Stampa Fondazione Palazzo Magnani
Federica Franceschini
Tel. 0522.444408 f.franceschini@palazzomagnani.it
www.palazzomagnani.it

mercoledì 2 marzo 2011

Giorgio De Chirico a Reggio Emilia a Palazzo Magnani dal 5 marzo

Non posso ovviamente aggiungere altro se non una mia semplice riflessione che mi fa piacere condividere con voi:
Ritengo che il XX secolo senza De Chirico molto probabilmente non sarebbe stato lo stesso!

GIORGIO DE CHIRICO



dipinti 1910-1970


Un maestoso silenzio




PALAZZO MAGNANI

5 marzo - 1 maggio 2011


60 dipinti e 20 tra disegni, acquerelli e inchiostri ripercorrono la vicenda artistica di uno dei maestri assoluti dell’arte del Novecento.

Dal 5 marzo al 1 maggio 2011, Palazzo Magnani di Reggio Emilia ospita, dopo la tappa di Trieste, la mostra Un maestoso silenzio che racconta il percorso creativo di Giorgio de Chirico (Volos, 1888 - Roma, 1978).
L’iniziativa, organizzata dalla Fondazione Palazzo Magnani e da Tadino Arte Contemporanea con il Patrocinio dell'Assemblea legislativa della Regione Emilia Romagna, curata da Roberto Alberton e Silvia Pegoraro, presenta 80 opere – circa sessanta dipinti, e una ventina tra disegni, acquerelli e inchiostri - realizzate nella prima metà del Novecento da uno dei maestri assoluti dell’arte contemporanea.

Il percorso espositivo prende avvio dagli anni Dieci del XX secolo, con capolavori quali La grande Tour del 1915, Enigma della partenza del 1914, Tempio di Apollo a Delfi del 1909-1910. Proprio quello della piazza rappresenta uno dei temi cardine della Metafisica. De Chirico libera questo spazio, tradizionalmente luogo d’incontro, e lo rende vuoto, quasi irriconoscibile, dove il passato e il presente s’intrecciano dando vita a un tempo sospeso, fino a diventare un palcoscenico popolato da Muse, Manichini, Statue, Oracoli, Arianne.

In quegli anni, l’artista inseguiva un nuovo linguaggio che si differenziasse dagli stilemi impressionisti o dalle nuove ricerche cubiste e futuriste, e che lo portasse a una originale rappresentazione e a sintetizzare le suggestioni provenienti dalla cultura classica della natia Grecia, e dalla scoperta del pensiero di Nietzsche e Schopenhauer.

Nei suoi intenti, che anticiparono con rigore quegli elementi che sono alla base dell’espressività contemporanea, c’è il rifiuto dell’antropomorfismo, che consisteva come affermava lo stesso de Chirico, “nel sopprimere completamente l’uomo come punto di riferimento, come mezzo per esprimere un simbolo, una sensazione o un pensiero”, che ha guidato l’arte fino agli inizi del XX secolo.
Infatti, de Chirico pone l’uomo, non come forma, al centro dei propri lavori. Se gli Impressionisti “fotografano” il mondo esterno come loro appare, se Picasso delinea un nuovo spazio non più prospettico e i Futuristi il moto universale, a lui preme rappresentare quelle sensazioni interiori che sono la linfa vitale dell’animo umano.
Dal palcoscenico delle sue piazze de Chirico prende oggetti reali, togliendo loro ogni funzione reale; struttura così un nuovo linguaggio, ovvero la Metafisica, che ha sì dato avvio al Surrealismo e ai suoi sviluppi, ma che si pone anche alla base di molte ricerche contemporanee.
De Chirico ha ampliato la propria indagine metafisica negli anni Venti e Trenta, mutando totalmente l’iconografia classica delle piazze, per giungere a felici invenzioni quali gli Archeologi, i Gladiatori, i Mobili nella valle o i Bagni misteriosi. Il percorso espositivo darà conto di questa evoluzione attraverso un nucleo di opere di questo periodo, come unaFigura femminile del 1922, Ricordo metafisico delle rocce di Orvieto sempre del 1922, Interno metafisico del 1925, Mobili nella valle del 1927, oltre a Cavalli sulla Spiaggia del 1928, Gladiatori (La Lutte), Bagnante e Nudo seduto del 1929, Cavalli in riva al mare e Vita silente del 1930, L’enigma del ritorno del 1938 e si chiuderà con alcune opere particolarmente significative degli anni ’40 e ’50.
Catalogo Silvana Editoriale.

Reggio Emilia, febbraio 2011


GIORGIO DE CHIRICO dipinti 1910-1970. Un maestoso silenzio
Reggio Emilia, Palazzo Magnani
5 marzo - 1 maggio 2011

Orari: tutti i giorni escluso il lunedì, dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 15.30 alle 19.00; chiusura biglietteria un’ora prima
Biglietti: Intero: 9,00 €; Ridotto: 7,00 €; Studenti: 4,00 €
Catalogo: Silvana Editoriale (www.silvanaeditoriale.it)

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