RITENGO CHE SIA DOVERE DI CHIUNQUE E A MAGGIOR RAGIONE DI NOI ITALIANI, FARE DI TUTTO PER PROMUOVERE, SALVAGUARDARE E DIVULGARE L'ARTE IN TUTTE LE SUE ESPRESSIONI.
UNA SOCIETA' DISTRATTA SUI FATTI DELL'ARTE E' UNA SOCIETA' VOTATA ALL'IMPOVERIMENTO... E NOI, DA QUESTO PUNTO DI VISTA, LO SIAMO GIA' ABBASTANZA!






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venerdì 16 ottobre 2015

A Ferrara.. al Diamanti... DE CHIRICO A FERRARA. Metafisica e avanguardie


DE CHIRICO A FERRARA. Metafisica e avanguardie

La pittura di De Chirico è una nuova visione,
nella quale lo spettatore ritrova il suo isolamento
e intende il silenzio del mondo
René Magritte


A cento anni dalla loro creazione tornano a Ferrara i rari capolavori metafisici che Giorgio de Chirico dipinse nella città estense tra il 1915 e il 1918. La mostra, organizzata dalla Fondazione Ferrara Arte e dalla Staatsgalerie di Stoccarda in collaborazione con l’Archivio dell’Arte Metafisica e curata da Paolo Baldacci e Gerd Roos celebra questa importante stagione dell’arte italiana e documenta la profonda influenza che queste opere ebbero in quegli anni su Carlo Carrà e Giorgio Morandi, e poco dopo sulle avanguardie europee del Dadaismo, del Surrealismo e della Nuova Oggettività.
Quando l’Italia entra nella prima guerra mondiale, de Chirico e suo fratello Alberto Savinio lasciano Parigi per arruolarsi e alla fine di giugno del 1915 vengono assegnati al 27° Reggimento di Fanteria di Ferrara. Il soggiorno nella città emiliana determina cambiamenti profondi, tanto nella pittura di Giorgio e nei temi ispiratori dei suoi quadri quanto nelle creazioni di Alberto, che a Ferrara abbandona decisamente la musica per dedicarsi solo alla scrittura.
Travolto da un’ondata di romantica commozione di fronte alla bellezza della città e al ritmo sospeso della sua vita, de Chirico la rende protagonista di alcuni dei suoi più famosi dipinti, nei quali il Castello Estense o le grandi piazze deserte e senza tempo svolgono un ruolo di magica affabulazione (I progetti della ragazza, 1915, Il grande metafisico, 1917, Le Muse inquietanti, 1918). Nella pittura ferrarese stanze segrete dalle prospettive vertiginose fanno da sfondo agli oggetti più strani o più comuni che l’artista individuava nelle sue esplorazioni tra i vicoli del ghetto, e su pavimenti in fuga verso l’orizzonte, tra rosse quinte teatrali che mimano edifici del Rinascimento, sciolgono il loro canto malinconico i grandi manichini senza volto (Il Trovatore, 1917, Ettore e Andromaca, 1917). Le tele si accendono di un cromatismo intenso, dai vani delle finestre si intravedono scorci di architetture, i quadri nel quadro propongono l’eterna sfida tra realtà e illusione, e gli agglomerati di scatole con carte geografiche mute, biscotti, strumenti da disegno e di misurazione, anticipano le accumulazioni scultoree dadaiste: oggetti isolati dal loro contesto e riassemblati per evocare nuovi significati e suscitare nello spettatore un senso di straniamento.

La mostra, la prima in senso assoluto dedicata all’indagine e all’approfondimento delle peculiarità artistiche e culturali di questo periodo cruciale per l’arte italiana ed europea, presenta la più completa rassegna che si sia mai potuta vedere dei capolavori dipinti da de Chirico e Carrà nel 1917 a Villa del Seminario, l’ospedale psichiatrico militare per la cura delle nevrosi di guerra, dove i due artisti furono ricoverati nella primavera-estate del 1917 sviluppando un intenso sodalizio di lavoro. Per la prima volta dopo quarantacinque anni si potranno vedere allestiti uno accanto all’altro gli originali dei grandi manichini di Giorgio de Chirico del 1917-18 insieme alla serie quasi completa delle opere metafisiche di Carrà: Il gentiluomo ubriaco, Composizione TA, Penelope, Natura morta con la squadra, La camera incantata, Solitudine, Madre e figlio, L’idolo ermafrodito, L’ovale delle apparizioni, Il cavaliere occidentale, Il figlio del costruttore.
Altrettanto importante è la presenza di Giorgio Morandi, il cui percorso verso la sospensione metafisica e il realismo magico è documentato da un selezionatissimo gruppo di opere realizzate tra il 1916 e il 1919: dalla famosa “natura morta rosa” fino a quelle coi busti di manichino e con i vasi sul tavolo rotondo del 1919.
Attraverso poche ma essenziali opere di Filippo de Pisis, il primo e più fedele compagno ferrarese di de Chirico, possiamo seguirne il singolare percorso che sviluppa una visione personale della metafisica, dai primi collage dadaisti fino alle opere degli anni Venti, dense di citazioni dalle opere dell’amico (Natura morta accidentale, 1919/20, I pesci sacri, 1926, Natura morta con gli occhi, 1923).
L’influenza capillare della pittura metafisica sulle avanguardie europee del dopoguerra – avvenuta soprattutto tramite la diffusione della rivista «Valori Plastici» e le mostre itineranti organizzate dal suo editore Mario Broglio – è documentata da una serie importante di opere di Man Ray, Raoul Hausmann, George Grosz, René Magritte, Salvador Dalí e Max Ernst, che realizzarono straordinari capolavori ispirati ai temi e alle iconografie ferraresi di de Chirico e di Carrà.

Il percorso espositivo, che comprende circa ottanta opere provenienti dai principali musei e collezioni di tutto il mondo, ha il suo fulcro nel nucleo di tele realizzate da de Chirico nella stretta forbice temporale degli anni ferraresi. Scandita in sezioni cronologico-tematiche, la rassegna è arricchita da una selezione di dipinti, ready made, acquerelli, disegni, collage e fotografie degli artisti che si ispirarono al maestro italiano, nei quali sarà possibile leggere sorprendenti riprese e citazioni.

ll catalogo della mostra, punto d’ arrivo di oltre trent’anni di studio e di ricerche, sarà corredato da saggi dei maggiori specialisti di quel periodo storico e offrirà uno sguardo completo su questa straordinaria stagione dell’arte italiana ed europea.

La ricorrenza del centenario del soggiorno di de Chirico a Ferrara ha chiamato a raccolta istituzioni, associazioni e altri soggetti cittadini, che hanno dato vita ad un ricco calendario di proposte culturali ed educative, tra conferenze, concerti, incontri, mostre e progetti didattici. Con il biglietto d’ingresso all’esposizione di Palazzo dei Diamanti, sara` possibile accedere gratuitamente alla mostra Il manichino e i suoi paesaggi presso la Palazzina Marfisa d’Este (la prima rassegna italiana ad esplorare questo tema dalla moda alla scienza all’arte) e alla mostra site specific di Mustafa Sabbagh, ispirata all’opera di Alberto Savinio, al Museo Civico di Storia Naturale di Ferrara.

DE CHIRICO A FERRARA. Metafisica e avanguardie
Ferrara, Palazzo dei Diamanti
14 novembre 2015 – 28 febbraio 2016

Mostra a cura di Paolo Baldacci e Gerd Roos, organizzata dalla Fondazione Ferrara Arte e dalla Staatsgalerie di Stoccarda in collaborazione con l’Archivio dell’Arte Metafisica di Milano / Berlino.

Orari di apertura: tutti i giorni 9.00 – 19.00
Aperto anche 8, 25 e 26 dicembre, 1 e 6 gennaio

lunedì 14 settembre 2015

Al Lu.C.C.A. "De Chirico, Savinio e Les Italiens de Paris" a cura di Stefano Cecchetto e Maurizio Vanni

Al Lu.C.C.A. una mostra imperdibile!!!

 

De Chirico, Savinio e Les Italiens de Paris

a cura di Stefano Cecchetto e Maurizio Vanni

dal 17 ottobre 2015 al 14 febbraio 2016

All'inizio del 1928 alcuni artisti italiani legati al movimento del Ritorno all'ordine si incontreranno a Parigi e saranno riconosciuti come Les Italiens de Paris. Pittori pronti a riscrivere la storia dell'arte contemporanea ripartendo da ottiche inconsuete, legate in modo soggettivo a un trascorso mai del tutto dimenticato, e a riaffermare gli elementi rinascimentali che avrebbero dovuto rilanciare l'arte italiana nella capitale francese. Giorgio de Chirico, Alberto Savinio, Massimo Campigli, Filippo De Pisis, René Paresce, Gino Severini e Mario Tozzi, non rappresentano un incontro casuale di artisti in una città stimolante e piena di vita come Parigi, ma la doppia anima e il cuore di un gruppo complesso e ri-evoluzionario che molti critici arrivarono a considerare alla stregua di una vera e propria corrente artistica come il Futurismo e il Surrealismo. Negli anni Venti, Parigi rappresenta per gli artisti una meta di pellegrinaggio oltre che luogo di incontri e scontri. Di volta in volta, si uniranno al “Gruppo dei sette”, i colleghi italiani, francesi o di altre nazionalità, che condividevano le loro scelte artistiche anche in omaggio all'illustre personaggio che aveva lasciato proprio a Parigi tracce indimenticabili: Amedeo Modigliani.
Dal 1928 al 1933 Les Italiens de Paris rimangono fedeli a una specie di contratto mai scritto, a un sodalizio che, da certi punti di vista, senza vincolare la libertà espressiva di ognuno, cercava di riaffermare l'importanza dell'arte visiva italiana del qui e ora, e il desiderio di rimanere ancorati sui valori unici di un passato che non poteva essere cancellato dalle velleità e dalle rivoluzioni percettive delle Avanguardie Storiche. Anche se i sette artisti italiani, mai sempre presenti e mai sempre da soli nelle varie mostre del Gruppo, erano molto differenti sul piano delle idee, dei propositi artistici e degli esiti estetici, poco importava perché, probabilmente, in modi e tempi differenti, stava prevalendo un senso di egocentrico patriottismo che non si vedrà mai più nell'arte italiana. Un gruppo che potremmo definire dalla doppia anima: quella dei fratelli De Chirico, più vicina allo spirito surrealista – anche se il loro fu un vero e proprio amore-odio nei confronti del gruppo di Breton –, e quella di Tozzi, Campigli e Paresce, almeno in parte più vicina al Realismo magico e a Novecento di Margherita Sarfatti. 

Biglietto Intero: 9€ 
Biglietto Ridotto: 7€ (Per gruppi superiori alle 15 unità; minori di 18 e maggiori di 65 anni; residenti nel Comune di Lucca; scolaresche (primarie e secondarie), universitari, insegnanti; disabili; soci: Arci, Edumuseicard, FAI, Touring Club Italiano, C.R.A., giornalisti stranieri con tesserino, guide turistiche con tesserino)
 
Gratuito per bambini fino ai 6 anni, un accompagnatore per ogni gruppo, accompagnatore disabile, due accompagnatori per scolaresche, giornalisti italiani con tesserino, guide turistiche di Lucca con tesserino, soci ICOM, militari e forze dell'ordine con tesserino.
 
Per info:
Tel. +39 0583 492180

martedì 7 aprile 2015

Giorgio De Chirico, I Bagni misteriosi, di nuovo visibili...



La fontana progettata da Giorgio De Chirico, I Bagni misteriosi (http://it.wikipedia.org/wiki/I_bagni_misteriosi), inaugurata nel 1973 nei giardini di Palazzo dell'Arte a Milano, in occasione della quindicesima edizione della Triennale milanese, è tornata agli "antichi" splendori. 
Il cantiere, durato 4 mesi, periodo in cui l'opera non è stata visibile al pubblico, è stato allestito per ridipingere, con colori acrilici sgargianti e vivaci, così com'era stato voluto dall'artista. Il costo dell'operazione ammonta a circa 100mila euro, con l'importante contributo della Mapei (http://www.mapei.com/IT-IT/) che ha fornito gratis tutti i materiali. Finiti gli interventi di restauro, nella fontana è stata anche rimessa l'acqua, che mancava oramai da anni.

venerdì 26 dicembre 2014

Giorgio De Chirico - L’enigma di Edipo



Giorgio De Chirico - L’enigma di Edipo
a cura di Floriano De Santi
Palazzo Pisani
Via Giuseppe Garibaldi (36045)
Lonigo (VI) - dal 26 dicembre 2014 al 22 febbraio 2015

esposizione che ripercorrerà i tratti salienti della produzione del Maestro greco attraverso opere ad olio, disegni, sculture e litografie. La mostra, il cui percorso espositivo sarà un omaggio di oltre 30 opere realizzate dal grande artista Giorgio de Chirico e curata dallo storico e critico d’arte Floriano De Santi, sarà organizzata da Matteo Vanzan di MV Eventi a conclusione di un anno di manifestazioni con un sempre crescente numero di visitatori per la Casa della Cultura leonicena

MV Eventi presenta presso le sale di Palazzo Pisani, in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura del Comune di Lonigo, dal 26 dicembre 2014 al 22 febbraio 2015 la mostra “Giorgio De Chirico: l’enigma di Edipo”, esposizione che ripercorrerà i tratti salienti della produzione del Maestro greco attraverso opere ad olio, disegni, sculture e litografie. La mostra, il cui percorso espositivo sarà un omaggio di oltre 30 opere realizzate dal grande artista Giorgio de Chirico e curata dallo storico e critico d’arte Floriano De Santi, sarà organizzata da Matteo Vanzan di MV Eventi a conclusione di un anno di manifestazioni con un sempre crescente numero di visitatori per la Casa della Cultura leonicena Figlio di un ingegnere ferroviario, de Chirico visse dapprima ad Atene, dove studiò al locale Politecnico, poi, nel 1905, si trasferì con la madre e col fratello Andrea (Alberto Savinio) a Monaco di Baviera. L'arte di A. Böcklin e la filosofia di Nietzsche lo impressionarono profondamente. Cominciò a dipingere quadri allegorici e nel 1910 compì un viaggio a Firenze. Dipinse allora l'Enigma dell'oracolo e l'Enigma d'un pomeriggio d'autunno, le prime opere in cui si rivelano le possibilità simboliche del sogno, in cui oggetti reali si trovano in relazioni innaturali e insolite, calate entro un'atmosfera sospesa. Dal 1911 al 1915 fu a Parigi, dove frequentò G. Apollinaire, M. Jacob, P. Picasso. Rivelatore e chiarificatore fu soprattutto l'incontro con G. Apollinaire. Tornato in Italia (servizio militare durante la guerra) è stato, con Carlo Carrà, l'iniziatore della pittura "metafisica", rivolta a creare suggestioni fantastiche con l'accostamento di oggetti disparati e specialmente di statue antiche in uno spazio costruito secondo le regole della prospettiva quattrocentesca, ma acceso da colori di timbro decisamente moderno, con associazioni stupefacenti non soltanto di sensi e di idee, ma anche di storia e di tempo. Se la pittura, il disegno, la stampa d’arte di de Chirico escogitano tutti i mezzi per abbreviare il processo della fattura, per raggiungere la durata minima, la sua scultura, non sembra affatto assillata dalla stessa premura. Quasi tutte le opere tridimensionali dechirichiane sono di bronzo, e il processo di trasposizione da una materia all’altra richiede parecchie fasi successive: anche quando la forma si attua come trasposizione diretta della “cosa”, quella cosa è costretta ad eternarsi nel bronzo. Lo spazio pittorico, scultoreo e grafico di Giorgio de Chirico” afferma Floriano De Santi “non è una “costruzione prospettica”, almeno come la s’intendeva nel Rinascimento, ma la rottura, il crollo di ogni schema compositivo precostituito: il frammento dello stilema figurativo tradizionale e narrativo. Non si tratta più di provocare il sogno metafisico dalla consuetudine di una visione fenomenica e di mettere in moto o in stasi il meccanismo dell’immaginazione visionaria, ma di suscitare un’emozione e di prolungarla in uno spazio senza tempo”. In contemporanea con la monografica di Giorgio de Chirico, all’interno delle sale OFF di Palazzo Pisani, sarà ospitata la mostra di Lisa Sotilis, pittrice, scultrice, creatrice di gioielli e, per la scultura, unica assistente di studio di Giorgio de Chirico. Sarà la sua origine greca, l’amore per il classico, la fascinazione per il colore, ma attraverso la Sotilis tutto diventa arte. Anche la sua vita. Il bronzo è un metallo vivo, caldo, che Lisa lavora con le proprie mani e, appoggiandosi su una preconoscenza ellenica e rifiutando le cadenze di un’avanguardia falsa sovrapposta alla moda, trasforma nei miti colti un’eterna danza di forme ideate tra la natura e la finzione, il vuoto e il pieno, l’Uno e il Tutto. La mostra è stata resa possibile grazie al prezioso contributo di Khriò Woman Shoes, brand di calzature tutto al femminile (www.khrio.com).    

venerdì 12 settembre 2014

GIORGIO DE CHIRICO e l'oggetto ritrovato a Monza

A Monza arriva sua Maestà... Giorgio De Chirico
da non perdere!!!




GIORGIO DE CHIRICO e l'oggetto ritrovato
27 settembre 2014 – 1 febbraio 2015
Reggia di Monza, Serrone della Villa Reale


Orari:
dal lunedì al giovedì 10.00 - 13.00 | 14.00 - 19.00
venerdì 10.00 - 13.00 | 14.00 - 22.30
sabato, domenica e festivi: 10.00 - 20.00
La biglietteria chiude un'ora prima

Info line
www.dechiricomonza.com|info@dechiricomonza.com

Tel. +39 02 45496874


LA MOSTRA
Dopo uno straordinario lavoro di restauro, le splendide sale della Reggia di Monza sono pronte ad accogliere un ricco programma di attività culturali. Ad inaugurare la stagione delle grandi mostre sarà "Giorgio de Chirico e l'oggetto misterioso" ospitata nel Serrone della Villa Reale.

Giorgio de Chirico è senza dubbio la figura artistica più importante e poliedrica del panorama italiano del
Novecento. L'esposizione, presenta oltre trenta opere con l'obiettivo di illustrare il tema dell'oggetto misterioso tramite soggetti, stili e tecniche della produzione artistica di de Chirico. 
Lungo il percorso espositivo le opere saranno accompagnate da video, racconti suggestivi e suoni per un'immersione completa nella vita e nell'arte del Maestro metafisico.


lunedì 10 marzo 2014

L'amico Ciro Palumbo in mostra a Bellinzona... in buona compagnia direi...

L'amico Ciro Palumbo in mostra a Bellinzona... in buona compagnia direi...




AFFINITÀ SILENTI
Giorgio de Chirico e Ciro Palumbo
a cura di Paolo Levi

Salone Espositivo e Culturale Società Bancaria Ticinese  
Piazza Collegiata, 1 - Bellinzona 

da giovedì 13 marzo 2014 

Le sale di Palazzo Chicherio – spazio espositivo della Società Bancaria Ticinese di Bellinzona – ospiteranno nel febbraio 2014 l’evento espositivo “Affinità silenti. Giorgio de Chirico e Ciro Palumbo”, organizzato dalla Sangiorgio International e curato da Paolo Levi.
La mostra vedrà esposte per la prima volta insieme le opere del pictor optimus Giorgio de Chirico, padre e fondatore della Metafisica, e quelle dell’artista torinese Ciro Palumbo. La scelta del titolo di questo inedito e significativo gemellaggio artistico e culturale, mette da subito in evidenza la volontà del curatore Paolo Levi di porre l’attenzione non sul concetto di “discepolato”, che pur non nasconde alcuna accezione semantica negativa, quanto su quello di un’affinità e di una vicinanza artistica indubbiamente profonda. De Chirico e Palumbo sono senza dubbio collegati da un fil rouge che oltre a unire le loro poetiche, lega anche e soprattutto due contesti socio-culturali, e dunque artistici, assai diversi. È una mostra che non ha la volontà di “mettere a confronto” in un gioco di ricerca di somiglianze e differenze, ma che vuole documentare le convergenze, le affinità appunto, intellettuali tra i due artisti.
Il percorso espositivo si snoderà attraverso una trentina di opere di Ciro Palumbo, testimonianza del suo percorso di ricerca degli ultimi anni, che si muove su due versanti espressivi diversi ma complementari: le opere in cui si percepiscono con chiarezza le sue radici metafisiche, da cui ha tratto origine la costruzione della sua poetica, e un corpus di lavori ispirati al Mito. Di Giorgio de Chirico saranno presenti sette importanti tele metafisiche, rappresentative della sua cifra poetica ed espressiva.

evento fb

giovedì 6 febbraio 2014

DoppioSogno - da Warhol a Hirst da De Chirico a Boetti

DoppioSogno 
da Warhol a Hirst da De Chirico a Boetti
 a cura di Luca Beatrice e Arnaldo Colasanti
Nuovo Spazio Mostre Piazzetta Reale - Torino
31 gennaio - 30 aprile 2014


Questa mostra, che inaugura un nuovo spazio espositivo nel cuore barocco di Torino all’interno del Polo Reale, nasce dal tentativo di mettere in dialogo una serie di concetti opposti, solo apparentemente inconciliabili.
Il primo, forse il più ovvio, è il rapporto tra esterno e interno. Dalla metà di novembre cittadini piemontesi e turisti in visita nel capoluogo sabaudo si saranno accorti della presenza di una serie di opere installate tra la Piazzetta Reale, il cortile di Palazzo Reale e quello di Palazzo Chiablese, dove un tempo si affacciavano i locali del vecchio Museo del Cinema e della sua biblioteca, la zona archeologica antistante l’ingresso la Galleria Sabauda. Si tratta di sculture di conclamati maestri che occupano una posizione di rilevo nella storia dell’arte recente: da Antonietta Raphael Mafai, esponente di spicco della Scuola Romana, a Marino Marini, che ha attraversato con la sua personalità tutta la scultura italiana del ‘900 per mezzo di frequenti richiami alla tradizione del primitivismo e al panorama internazionale; da Arman, punta di diamante del Nouveau Réalisme, che all’inizio degli anni ’60 ha contribuito a dissacrare le certezze della società dei consumi, ai grandi interpreti della figurazione italiana, si vedano Francesco Messina con la teatrale Lady Macbeth, Giacomo Manzù nella rilettura di un Ulisse giovinetto, Augusto Perez con due presenze monumentali e Giuliano Vangi di cui il capolavoro Ragazza con le trecce è stato installato nella Sala degli Svizzeri, all’interno di Palazzo Reale. Avvicinandoci poi al presente, si passa dal grande intervento di Giuseppe Maraniello, artista emerso con la generazione degli anni ’80, alla gigantesca testa di Igor Mitoraj, specializzato nelle opere da esterno che abbelliscono diverse città italiane, ad esempio Milano e Roma. Insieme ai lavori di Patrizia Guerresi, una mano aperta che accoglie come in un grembo molle il visitatore e la sua macchina fotografica, del canadese William Hadd McElcheran e la sua ironica neo-figurazione, giungiamo infine alle opere di artisti che rinvigoriscono la tradizione della scultura d’immagine: il Branco di cani di Velasco (sufficiente identificarlo con il nome di battesimo, di cognome fa Vitali, il padre Giancarlo è uno dei pittori figurativi più sensibili fin dagli anni ’50), installato sulle Mura Romane della Sabauda, un intervento secco e aspro ma ricco di poesia; e la lastra di metallo sulla quale Giuseppe Bergomi inserisce preziose figurine di donna in bronzo, dal titolo Cronografia di un corpo, inserendo così nella dimensione statica l’elemento dinamico del tempo.
All’interno, invece, si apre un nuovo spazio che nei mesi prossimi sarà destinato ad accogliere i visitatori di Palazzo Reale con mostre temporanee. Si consegna così a Torino un altro luogo d’arte, con l’inaugurazione della parte “in” di Doppio sogno. Una passeggiata tra Novecento e contemporanea attraverso una cinquantina di opere, in una modalità dialogica e non cronologica, con accostamenti talora impliciti altrove azzardati, naturali eppure bizzarri, studiati dallo scrittore e critico letterario Arnaldo Colasanti. Da De Chirico a Andy Warhol, da Felice Casorati ad Alighiero Boetti, da Alberto Savinio a Damien Hirst, tanto per citare alcuni dei protagonisti in quella formula nota “da…a” non sempre esaustiva e rivelatrice della complessità progettuale che sta dietro a una mostra. Oppure, per meglio dire, dalla Metafisica alla Pop Art, ad esempio di Mario Schifano, Enrico Baj e Mimmo Rotella per rimanere in Italia ma anche Warhol e Claes Oldenburg con il bellissimo fiore appartenente alla collezione del Castello di Rivoli; dall’Arte Povera (Boetti, Giulio Paolini, in parte Claudio Parmiggiani) alla Transavanguardia (sia quella italiana di Enzo Cucchi e Sandro Chia sia la tedesca di Markus Lupertz, AR Penck e Rainer Fetting, fino all’americana di David Salle e James Brown); dalla nuova figurazione italiana (qui i casi interessanti sono molti, Daniele Galliano, Valerio Berruti, Andrea Martinelli, Luca Pignatelli, Velasco, Bernardo Siciliano, Alessandro Papetti, Giorgio Ortona ecc…) all’era globale (il giovane Carlos Donjuan, il maestro colombiano Fernando Botero).
Se nel caso della mostra “esterna” parlare di scultura vien quasi implicito, qui il termine pittura appare più complesso da sciogliere, anche se esperienze come quelle dei protagonisti dell’Arte Povera rivelano più di un legame, magari non immediato, con il linguaggio più antico e tradizionale del mondo. E che forse tra i Medicine Cabinet di Hirst e le figure surreal-circensi di Botero le differenze sono talmente evidenti da sembrare addirittura appartenere a mondi diversi. Nell’accezione contemporanea “pittura” non riguarda soltanto l’atto del dipingere a olio e acrilico su un supporto bidimensionale, tela o tavola, ma implica tutte quelle forme linguistiche, anche indirette, in cui all’opera viene attribuito un punto di vista unilaterale e unico, preferenziale anzi obbligatorio. Da che ne consegue che i materiali possono essere molti e non necessariamente quelli della tradizione classica. In tale accezione, insomma, sono pittori sia i fedelissimi dell’olio su tela e dell’immagine come Antonio Nunziante e Stefano Di Stasio, Salvo e il giovane Nicola Samorì, Tino Stefanoni e Andrea Chiesi, ma tracce di pittura, citazioni indirette simbolo della temperie postmoderna, si ritrova anche nella fotografia di Luigi Ontani e nel suo d’àpres David e in buona parte di quelle tendenze emerse negli anni ’80, tra Neo Manierismo (Omar Galliani) e ennesima riproposizione della scuola romana (Pietro Fortuna, Pino Salvatori, Felice Levini), fino alla rotta di collisione tra pittura e concettuale, ad esempio nel Narciso di Luigi Stoisa.
Il terzo concetto oppositivo nasce dal rapporto tra le opere e lo spazio. Abitualmente l’arte contemporanea vive nel dogma del cosiddetto white cube, zona neutra, completamente priva di elementi connotativi, sempre uguale a sé stessa in una sorta di meccanismo di ripetizione per certi versi rassicurante. In Inside the White Cube, una raccolta di saggi pubblicati per la prima volta nel 1976 sulla rivista Artforum, tradotti in italiano dalla casa editrice Johan and Levi, l’artista concettuale Brian O’Doherty afferma che gli artisti devono concepire il proprio lavoro in relazione allo spazio espositivo e, più in generale, al sistema dell’arte. Tale ideologia, alla lunga, ha mostrato i propri limiti, perché capita sempre più spesso che opere perdano completamente il loro senso se estrapolate dal contesto espositivo e dalla scatola che le contiene. Per ovviare a questo problema di “credibilità interna”, sono in diversi a tentare il confronto con spazi completamente diversi: musei d’arte antica, dimore storiche, musei tematici, interagendo con gli elementi decorativi presenti, senza la pretesa di azzerare la storia in una sorta di rivoluzione culturale cinese dell’arte. Le cronache recenti parlano di mostre memorabili d’arte contemporanea al Louvre o alla Reggia di Versailles, per un inesausto cortocircuito tra antico e moderno, classico e attuale, memoria e presente. Risulta dunque sempre più interessante capire come reagisce l’arte di oggi alle prese con un contenitore storico, se riescono a dialogare e interagire due pubblici sostanzialmente diversi e con differenti motivazioni. E se davvero l’arte contemporanea, privata del proprio ombrello protettivo in cui la fa da padrona la teoria del contesto, riesca a mantenere le sue motivazioni iniziali. Nel nuovo spazio espositivo del Polo Reale torinese, progettato con tutti i crismi e nel rispetto delle regole del gusto corrente, basta spostare lo sguardo di pochi metri per ritrovare i gioielli della decorazione, dell’architettura e della pittura barocca, a favorire così un diverso livello di lettura delle opere esposte e presentate al visitatore.
E infine: riesce la parola scritta a raccontare con altrettanta energia le stesse avventure delle immagini davanti ai nostri occhi? Dal punto di vista linguistico questa è la sfida più interessante: restituire con un altro mezzo le medesime sensazioni arricchendole anzi di ulteriori interpretazioni. Dove ogni tanto la critica specializzata si arena nel conformismo dialettico, viene in soccorso la categoria del letterario, che qualcuno vede come un difetto ma che invece rappresenta un’ottima ipotesi narrativa pur lasciando per strada la più rigida filologia. E Doppio sogno mira a essere una mostra letteraria, proprio perché si è creata un’ideale staffetta tra i due curatori. A chi scrive il compito di scegliere le opere, ad Arnaldo Colasanti quello di ordinarle in un racconto con l’intenzione di restituire al pubblico un’ipotesi comunque differente, onirica, sospesa nel tempo e nello spazio. Forse più somigliante a un romanzo, o una poesia, che non a un accrochage come si conviene.

lunedì 21 ottobre 2013

"COME NASCE UN'OPERA D'ARTE" Giorgio De Chirico "il sole sul cavalletto"

"Rubo" da youtube questo documento: "COME NASCE UN'OPERA D'ARTE" Giorgio De Chirico "il sole sul cavalletto" in un programma di Franco Simongini...
Quando la televisione si prestava a parlare d'arte...



Franco Simongini racconta come nasce un'opera d'arte. L'opera è il Sole sul cavalletto di Giorgio De Chirico. Siamo nello studio dell'artista, nel 1973. I tempi sono quelli dell'arte, non della televisione. Simongini fa il giornalista e provoca, De Chirico risponde burbero ma sta al gioco. Simongini lo rimprovera: "Maestro, ma aveva promesso di fare tutto davanti alle telecamere, qui vedo che il lavoro è andato avanti rispetto a ieri", De Chirico si scusa invocando il furore creativo. Un duetto magistrale.

L'arte entra in tv all'inizio: il primo annuncio di messa in onda sulle frequenze della neonata Rai il 13 aprile 1954, comprende una puntata su Giovan Battista Tiepolo di Avventure dell'arte. Poi si fanno avanti programmi che si ispirano al cinema neorealista e si rivolgono a un pubblico umile di non addetti ai lavori. Anche il piccolo schermo elabora una sintassi specifica. Saranno due i modelli di riferimento: il catalogo audiovisivo museale con voce fuori campo e il telegiornale. Negli anni settanta, finalmente, il pubblico è pronto per un linguaggio più diretto e immediato. E' la volta di Franco Simongini, che modifica definitivamente il racconto, facendo entrare le telecamere negli studi di De Chirico, Guttuso, Manzù, Burri, Marini portando a contatto arte e televisione, che fino ad allora erano stati l'uno spettatore dell'altro. E viceversa. Simongini coinvolge nella scrittura Cesare Brandi e Federico Zeri, il meglio della ricerca e divulgazione artistica di quegli anni, si avvicina ad Afro, Capogrossi, Pirandello, Dorazio, Fazzini, Vangi, Vespignani. A De Chirico lo unisce la comune passione per la poesia. Diventa l'interlocutore preferito dello schivo Burri, di Guttuso e Manzù. Sempre con il suo modo schietto e semplice. "Era capace di ascoltare, accordando la massima libertà e poi naturalmente, quando il servizio veniva registrato in pellicola, lo "aggiustava" abilmente. Simongini lavorava sul montaggio: era perfettamente liberale, non aveva né pregiudizi, né punti di vista precostituiti. Le sue domande, poi, erano sempre molto semplici, in modo da poter essere capite da tutti. La televisione deve essere compresa dalla gente: se diventa astrusa, è inutile. Parola di Zeri.

martedì 4 giugno 2013

sempre a proposito di Biennale...



Gli italiani presenti nei padiglioni nazionali alla 55° Biennale di Venezia... quelli "ufficiali"

Bangladesh
Chhakka Artists’ Group: Mokhlesur Rahman, Mahbub Zamal, A. K. M. Zahidul Mustafa, Ashok Karmaker, Lala Rukh Selim, Uttam Kumar Karmaker. Dhali Al Mamoon, Yasmin Jahan Nupur, Gavin Rain, Gianfranco Meggiato, Charupit School

Commissioner/Curator: Francesco Elisei.

Curator: Fabio Anselmi.

Venue: Officina delle Zattere, Dorsoduro 947

Brazil
Artists: Hélio Fervenza, Odires Mlászho, Lygia Clark, Max Bill, Bruno Munari

Commissioner: Luis Terepins, Fundação Bienal de São Paulo

Curator: Luis Pérez-Oramas

Deputy Curator: André Severo

Venue: Pavilion at Giardini

Costa Rica
Artists: Priscilla Monge, Esteban Piedra, Rafael Ottón Solís, Cinthya Soto
, Christian Balzano
Commissioner: Francesco Elisei

Curator: Francisco Córdoba, Museo de Arte y Diseño Contemporáneo (Fiorella Resenterra)

Venue: Ca’ Bonvicini, Santa Croce

Cuba
Artists: Liudmila and Nelson, Maria Magdalena Campos & Neil Leonard, Sandra Ramos, Glenda León, Lázaro Saavedra, Tonel, Hermann Nitsch, Gilberto Zorio, Wang Du, H.H.Lim, Pedro Costa, Rui Chafes, Francesca Leone

Commissioner: Miria Vicini

Curators: Jorge Fernández Torres, Giacomo Zaza

Venue: Museo Archeologico Nazionale di Venezia, Palazzo Reale, Piazza San Marco 17

Holy See
Artists: Lawrence Carroll, Josef Koudelka, Studio Azzurro
, Tano Festa
Curator: Antonio Paolucci

Venue: Pavilion at Arsenale

Italy
Artists: Francesco Arena, Massimo Bartolini, Gianfranco Baruchello, Elisabetta Benassi, Flavio Favelli, Luigi Ghirri, Piero Golia, Francesca Grilli, Marcello Maloberti, Fabio Mauri, Giulio Paolini, Marco Tirelli, Luca Vitone, Sislej Xhafa

Commissioner: Maddalena Ragni

Curator: Bartolomeo Pietromarchi

Venue: Italian Pavilion, Tese delle Vergini at Arsenale

Syrian Arab Republic
Artists: Giorgio De Chirico, Miro George, Makhowl Moffak, Al Samman Nabil, Echtai Shaffik, Giulio Durini, Dario Arcidiacono, Massimiliano Alioto, Felipe Cardena, Roberto Paolini, Concetto Pozzati, Sergio Lombardo, Camilla Ancilotto, Lucio Micheletti, Lidia Bachis, Cracking Art Group, Hannu Palosuo

Commissioner: Christian Maretti

Curator: Duccio Trombadori

Venue: Isola di San Servolo


...e sicuramente qualcuno mi sarà sfuggito...

divertente però scoprire una così massiccia presenza di italiani all'estero...
una nuova forma di migrazione?

...a parte le battute, complimenti a tutti!



http://lastanzaprivatadellarte.blogspot.it/search/label/Biennale%20Venezia%202013

domenica 2 giugno 2013

La storia dell'arte recente in fotografia... 14



Uno, De Chirico, voleva tornare al classicismo, dedito alla contemplazione della bellezza estetica. L'altro, Warhol, attribuiva una bellezza estetica a tutto ciò che in realtà di bello non aveva nulla.
Il primo si inventò la Metafica. Il secondo rese universale la Pop-Art
Ambedue hanno rivoluzionato il concetto di estetica... 
solo immaginare di poterli vedere insieme, 
è come poter ammirare il giorno e la notte contemporaneamente, nello stesso momento!



per vedere le immagini precedenti, clicca sul link qui sotto

giovedì 21 marzo 2013

"Mirò & Friends"

Succede a Montecatini....



*Joan Mirò 1893-1983. *

A 120 anni dalla nascita e 30 dalla scomparsa, poteva la Città di Montecatini non celebrare le ricorrenze dell'artista catalano "ospite" da oltre 30 anni nelle splendide sale del Palazzo Comunale?

Ecco allora "Mirò & Friends", la nuova mostra allestita nella neo Galleria di arte contemporanea Mo.c.a., dove tutte le nuove opere esposte ruoteranno intorno a quella del festeggiato, la grande tela "Donna avvolta in un volo d'uccelli" regalata appunto da Mirò a Montecatini nel 1980.

*Sabato 23 marzo dalle ore 17,30 vi aspettiamo al Moca!*


MO.C.A.  (MOntecatini Contemporary Art)
Viale Verdi
51016 Montecatini Terme (PT)


infomcterme@gmail.com
393388651601

lunedì 11 marzo 2013

DELVAUX e il surrealismo -Un enigma tra De Chirico, Magritte, Ernst, Man Ray


 DELVAUX e il surrealismo -
Un enigma tra De Chirico, Magritte, Ernst, Man Ray
a cura di Stefano Roffi
Fondazione Magnani Rocca, 
via Fondazione Magnani Rocca 4, 
Mamiano di Traversetolo (Parma)
 23 marzo - 30 giugno 2013

Tele dominate da baluginanti nudità, da scheletri implicati in scene religiose. Le mostre di Paul Delvaux hanno destato scandalo, come la retrospettiva di Ostenda del 1962, che consacrerà definitivamente l'artista sul piano internazionale, vietata ai minori di diciotto anni. Oppure la Biennale di Venezia del 1954, nella quale il patriarca, futuro papa Giovanni XXIII, proibì ai preti l'eccesso di una pittura che avrebbe potuto turbarli.
Affabulatore dell'inconscio, intrigante stratega di atmosfere da sogno, Delvaux trova fonte d'ispirazione in quelli che lui considera i suoi due mentori, Giorgio De Chirico, il metafisico "faro" per i surrealisti, e René Magritte, insieme a Delvaux il più grande pittore belga del XX secolo: "Cercavo negli altri l'alimento che mi permettesse di scoprire me stesso. Perciò ho fatto pittura espressionista. Ho fatto pittura come quella di Ensor. C'era qualcos'altro che volevo trovare: fu allora che scoprii Giorgio de Chirico, e fu lui, d'un tratto, a mettermi sulla strada giusta". Si presenta con queste parole Delvaux, protagonista della stagione del Surrealismo, il movimento d'avanguardia nato nel 1924 col Manifesto di André Breton, che eleva il sonno a stato di coscienza e realtà, con Sigmund Freud inconsapevole profeta: "Automatismo psichico puro con il quale ci si propone di esprimere il funzionamento reale del pensiero, in assenza di qualsiasi controllo esercitato dalla ragione, al di fuori di ogni preoccupazione estetica o morale."
Questa dimensione artistica viene indagata dalla nuova mostra della Fondazione Magnani Rocca dal titolo "DELVAUX E IL SURREALISMO" dal 23 marzo al 30 giugno 2013, a cura di Stefano Roffi insieme al Musée d'Ixelles-Bruxelles, dove l'enigma, perfettamente surreale, dell'adesione o meno dell'artista al dettato del movimento surrealista (egli la negava, contraddicendo una apparente evidenza, definendosi un "realista poetico") costituisce il tema della mostra stessa che, con circa 80 opere scandite tematicamente (Il paesaggio, L'enigma della ferrovia, L'eterno femminino, Le coppie, La classicità, Gli scheletri) offre anche il confronto con i lavori di accertati surrealisti quali lo stesso Magritte, Max Ernst, Man Ray, oltre al grande De Chirico; con loro Delvaux partecipa a "L'Exposition Internationale du Surréalisme" nel 1938 a Parigi, in un incontro artistico fra i più sorprendenti del Novecento, dopo essere rimasto molto colpito dalle opere che aveva visto alla mostra "Minotaure", tenutasi al Palais des Beaux-Arts di Bruxelles nel 1934.
Nella "Villa dei Capolavori", sede a Mamiano di Traversetolo (Parma) della Fondazione Magnani Rocca, presieduta da Giancarlo Forestieri, accanto alle celebri opere di Dürer, Rubens, Van Dyck, Goya, Canova, Monet, Renoir, Morandi e molti altri, i lavori di Delvaux trovano dialoghi di raffinata suggestione.
La mostra, che si avvale del sostegno di Fondazione Cariparma e Cariparma Crédit Agricole, è corredata da un ricco catalogo, contenente saggi di Arturo Carlo Quintavalle, Stefano Roffi, Laura Neve, Mauro Carrera, Elisa Barili, Pierre Ghêne.
A partire dal 1934, dopo un periodo improntato a interessanti riprese impressioniste ed espressioniste in paesaggi e figure umane, l'artista conferisce alla sua arte una fisionomia definitiva, costruendo una dimensione onirica perfettamente plasmata, esito della fusione dello spazio metafisico di De Chirico coi brani di spaesamento propri di Magritte. La risultante emblematica che si impone nelle sue tele è un'immagine femminile dal corpo infuso di mistero, diafano e spettrale nella sua nudità quasi fosforescente, talora coinvolto in sorprendenti metamorfosi e collocato in luoghi irreali, sospesi in una dimensione di scardinamento della logica temporale, dove architetture dell'antichità classica convivono con reperti della modernità, come treni e stazioni. Donne che diventano creature arcane, vestali di uno sconfinamento tra il sogno e la mitologia, icone immote dai grandi occhi sgranati sul vuoto, che ricordano i nudi dal cupo sguardo introflesso di Modigliani; una sorta di sensualità "congelata" le rende simili ad automi-femmina creati e programmati da un misterioso demiurgo per destini non rivelati. Tra gli altri temi cari all'artista quello dello scheletro è presente nelle sue opere dall'inizio degli anni trenta, acquisendo lo "status" di personaggio e divenendo il protagonista - assolutamente partecipe del mondo dei vivi - di scene religiose quali crocifissioni o sepolture, di danze e duelli.
"Il vuoto è lo specchio che mi guarda", afferma il cavaliere Antonius Block, sfidando a scacchi il signor Morte in una partita dagli evidenti contenuti simbolici; è una celebre scena de Il settimo sigillo, il film di Ingmar Bergman dall'atmosfera affine alle opere di Delvaux, dove l'annullamento identitario rappresenta la cifra di una pittura all'insegna della sospensione, dell'enigma poetico.

Paul Delvaux (Antheit les Huy, 1897 - Furnes, 1994), dopo studi di architettura e pittura a Bruxelles, dagli anni del raggiungimento della sua maturità d'artista pratica una specie di paradossale surrealismo classico. Non ci sono, nelle sue opere, quelle deformazioni "mostruose" prodotte dagli incubi propri di tanta pittura surrealista, non vi è traccia di quel proliferare di anatomie stravolte, derivate alla lontana dall'eredità di un Medio Evo fantastico, che popolano i quadri di Bosch, l'antenato fiammingo. Il surrealismo, per Delvaux, si manifesta piuttosto col tono di una fiaba, con un senso di placida normalità che riguarda corpi, spazi, prospettiva. Si avverte però qualche incongruità, qualche falla nel tessuto logico del visibile; un vento lieve di follia si alza ad agitare questo mondo e tutto diventa strano e straniante, irraggiungibilmente estraneo. Quella che a prima vista poteva sembrare una realtà riconoscibile si trasforma in un pacato enigma, senza punizioni terribili per chi non lo risolverà; resta l'impossibilità di comprendere il senso autentico delle messe in scena dell'artista, ma anche di capirne il nonsenso, distinguere il punto in cui la narrazione si fa prima ambigua e poi incontrollabile. Forse, il senso - o il nonsenso - del mondo di Delvaux si rivela proprio nell'incrinatura stridente che si apre tra una lettura "realistica" delle sue figure e una lettura invece abbandonata alla meravigliosa discrezione delle sue invenzioni. Come se lo spettatore si trovasse al cospetto di una serie di oscure allegorie sprovvisto del codice per decifrarle, come se una scena di normalità si trasformasse nell'allegoria di un significato perduto. Il quadro si pone così come intercapedine fra noi e un mondo sconosciuto; la sua funzione non sembra essere quella di stabilire una comunicazione con quel mondo, piuttosto quella di manifestare un'impossibilità di comunicazione. La visione di ogni quadro di Delvaux lascia il senso di una mancanza, quasi una piccola nostalgia, senza ansia, una specie di distratta serenità; come se questa visione giungesse a confermare una conoscenza rimossa. Le donne imperversano nei dipinti di Delvaux, quasi sempre portatrici caste (?) di nudità; narrano mute le storie di un mondo al femminile, l'inazione tornisce le loro forme di lucente levigatezza, che mostrano con noncurante consapevolezza. Un codice di posture manierate rende astratta la loro presenza, sospesa in un rigoroso linguaggio di sottrazione, in una condotta di verità simbolica, criptogrammi di una vita vagamente metafisica, certamente proiezioni dell'impegnativa figura materna. Il luogo è l'altrove, il tempo è il futuro anteriore. Il riferimento certo è De Chirico; tutto il Surrealismo, del resto, gli deve tanto: con i suoi quadri dei primi anni Dieci, egli non inventa soltanto un modo di dipingere, inventa un modo di immaginare che prima non esisteva. I più famosi pittori surrealisti, da Tanguy a Magritte a Ernst allo stesso Delvaux, hanno ammesso che i quadri di De Chirico sono stati per loro una vera rivelazione. Delvaux deve a De Chirico la "classicità" del suo personale surrealismo; la presenza costante di edifici classici e rinascimentali, di archi e colonne testimonia questo debito. Ancor più importante è la derivazione da De Chirico della sua poetica dell'incongruo, dello straniamento, secondo la quale nel dipinto tutto appare normalizzato, ma l'esame attento delle relazioni tra i personaggi e le cose smaschera una realtà diversa, la traccia di un enigma che resterà tale, per dare corpo a un teorema di insensatezza, a un sogno sostitutivo. Un paradosso, ma forse per Delvaux l'unica via di fuga da verità inconfessabili, alle quali preferì il mistero.

DELVAUX E IL SURREALISMO
Un enigma tra De Chirico, Magritte, Ernst, Man Ray
Mostra a cura di Stefano Roffi insieme al Musée d'Ixelles-Bruxelles, col patrocinio dell'Ambasciata Belga in Italia.
Catalogo a cura di Stefano Roffi con saggi di Arturo Carlo Quintavalle, Stefano Roffi, Laura Neve, Mauro Carrera, Elisa Barili, Pierre Ghêne (Silvana Editoriale).
Fondazione Magnani Rocca, via Fondazione Magnani Rocca 4, Mamiano di Traversetolo (Parma).
Dal 23 marzo al 30 giugno 2013. Aperto anche tutti i festivi.
Orario: dal martedì al venerdì continuato 10-18 (la biglietteria chiude alle 17) -
sabato, domenica e festivi continuato 10-19 (la biglietteria chiude alle 18). Lunedì chiuso, aperto il lunedì di Pasqua.
Ingresso: euro 9,00 valido anche per le raccolte permanenti - euro 5,00 per le scuole.
Informazioni e prenotazioni gruppi: tel. 0521 848327 / 848148 Fax 0521 848337 info@magnanirocca.it www.magnanirocca.it
Il martedì ore 15.30 viene organizzata una visita alla mostra con guida specializzata; non occorre prenotare, basta presentarsi alla biglietteria; costo euro 12,00 (ingresso e guida).
Ristorante nella corte del museo tel. 0521 848135
Ufficio Stampa: Studio ESSECI - Sergio Campagnolo tel. 049 663499 - www.studioesseci.net info@studioesseci.net

La mostra è realizzata grazie a: FONDAZIONE CARIPARMA, CARIPARMA CRÉDIT AGRICOLE.
Sponsor tecnici: Angeli Cornici, Aon Artscope Fine Art Insurance Brokers, Gazzetta di Parma, Kreativehouse,
Hotel Palace Maria Luigia, SINA Fine Italian Hotels, TEP, Società per la Mobilità e il Trasporto Pubblico.

venerdì 26 ottobre 2012

L’ONNIPOTENZA DEL SOGNO Da De Chirico al Surrealismo

Grande festa alla CAMeC (http://camec.spezianet.it/ ) di La Spezia, si celebra la grande arte!!!

 
L’ONNIPOTENZA DEL SOGNO

Da De Chirico al Surrealismo 
21 ottobre 2012  1° aprile 2013


Con questa mostra il CAMeC intende presentare una già proposta e riuscita formula espositiva, centrata sull'incontro e il dialogo fra le raccolte permanenti e autorevoli prestiti, in collaborazione scientifica con istituzioni pubbliche e collezioni private. In questa occasione il progetto affianca a un'inedita selezione di ascendenza Surrealista un prezioso florilegio di dipinti di Giorgio De Chirico della prima Metafisica e della Nuova Metafisica degli anni Cinquanta-Settanta, con l’intento di documentare il legame cardinale fra la corrente ferrarese e l’avanguardia nata a Parigi nel 1924, saldamente confermato dalla storiografia a dispetto del burrascoso rapporto intercorso fra il Maestro e André Breton. 
Giorgio De Chirico

Fra le altre opere in mostra tre Piazze d’Italia a confronto, del ’16, ’57 e ‘70, la Composizione Metafisica proveniente dalla GAM di Palazzo Pitti, replica del Canto d’amore del 1914 conservato al MOMA di New York e, da metà dicembre, l’Enigma della partenza del ’14 appartenente alla raccolta Magnani Rocca. Dalle raccolte del CAMeC opere di Hans Jean Arp, Hans Bellmer, Victor Brauner, Jean Cocteau, Salvador Dalì, Paul Delvaux, Gianni Dova, Marcel Duchamp, Max Ernst, Maurice Henry, Wifredo Lam, Edouard Mesens, René Magritte, Sebastian Matta, Juan Miró, Man Ray, Alberto Savinio, Paul Wunderlich.

 CAMeC - La Spezia
Piazza Cesare Battisti, 1
19121 La Spezia - Italy

domenica 5 febbraio 2012

dal mondo delle aste...

P. Cezanne "I giocatori di carte"

Non è stato veduto in questi giorni, come stanno dicendo tutti, ma già l'anno passato, una delle cinque versioni dell'opera di Paul Cezanne, "I giocatori di carte", per 250 milioni di dollari all'Emiro del Quatar.
Un record dei record, stratosferico, che supera il precendete di 140 milioni di dollari, stabilito sempre nel 2011, per un opera di Pollock.

G. de Chirico "Ettore e Andromaca"

Bisognerà invece aspettare invece mercoledi 8, per vedere stabilire un nuovo record per l'arte italiana. Infatti, in quella data, verrà licitata da Sotheby's un'opera fra le più importanti della produzione dechirichiana: Ettore e Andromaca. Un bel segnale per il mercato dell'arte...

mercoledì 2 marzo 2011

Giorgio De Chirico a Reggio Emilia a Palazzo Magnani dal 5 marzo

Non posso ovviamente aggiungere altro se non una mia semplice riflessione che mi fa piacere condividere con voi:
Ritengo che il XX secolo senza De Chirico molto probabilmente non sarebbe stato lo stesso!

GIORGIO DE CHIRICO



dipinti 1910-1970


Un maestoso silenzio




PALAZZO MAGNANI

5 marzo - 1 maggio 2011


60 dipinti e 20 tra disegni, acquerelli e inchiostri ripercorrono la vicenda artistica di uno dei maestri assoluti dell’arte del Novecento.

Dal 5 marzo al 1 maggio 2011, Palazzo Magnani di Reggio Emilia ospita, dopo la tappa di Trieste, la mostra Un maestoso silenzio che racconta il percorso creativo di Giorgio de Chirico (Volos, 1888 - Roma, 1978).
L’iniziativa, organizzata dalla Fondazione Palazzo Magnani e da Tadino Arte Contemporanea con il Patrocinio dell'Assemblea legislativa della Regione Emilia Romagna, curata da Roberto Alberton e Silvia Pegoraro, presenta 80 opere – circa sessanta dipinti, e una ventina tra disegni, acquerelli e inchiostri - realizzate nella prima metà del Novecento da uno dei maestri assoluti dell’arte contemporanea.

Il percorso espositivo prende avvio dagli anni Dieci del XX secolo, con capolavori quali La grande Tour del 1915, Enigma della partenza del 1914, Tempio di Apollo a Delfi del 1909-1910. Proprio quello della piazza rappresenta uno dei temi cardine della Metafisica. De Chirico libera questo spazio, tradizionalmente luogo d’incontro, e lo rende vuoto, quasi irriconoscibile, dove il passato e il presente s’intrecciano dando vita a un tempo sospeso, fino a diventare un palcoscenico popolato da Muse, Manichini, Statue, Oracoli, Arianne.

In quegli anni, l’artista inseguiva un nuovo linguaggio che si differenziasse dagli stilemi impressionisti o dalle nuove ricerche cubiste e futuriste, e che lo portasse a una originale rappresentazione e a sintetizzare le suggestioni provenienti dalla cultura classica della natia Grecia, e dalla scoperta del pensiero di Nietzsche e Schopenhauer.

Nei suoi intenti, che anticiparono con rigore quegli elementi che sono alla base dell’espressività contemporanea, c’è il rifiuto dell’antropomorfismo, che consisteva come affermava lo stesso de Chirico, “nel sopprimere completamente l’uomo come punto di riferimento, come mezzo per esprimere un simbolo, una sensazione o un pensiero”, che ha guidato l’arte fino agli inizi del XX secolo.
Infatti, de Chirico pone l’uomo, non come forma, al centro dei propri lavori. Se gli Impressionisti “fotografano” il mondo esterno come loro appare, se Picasso delinea un nuovo spazio non più prospettico e i Futuristi il moto universale, a lui preme rappresentare quelle sensazioni interiori che sono la linfa vitale dell’animo umano.
Dal palcoscenico delle sue piazze de Chirico prende oggetti reali, togliendo loro ogni funzione reale; struttura così un nuovo linguaggio, ovvero la Metafisica, che ha sì dato avvio al Surrealismo e ai suoi sviluppi, ma che si pone anche alla base di molte ricerche contemporanee.
De Chirico ha ampliato la propria indagine metafisica negli anni Venti e Trenta, mutando totalmente l’iconografia classica delle piazze, per giungere a felici invenzioni quali gli Archeologi, i Gladiatori, i Mobili nella valle o i Bagni misteriosi. Il percorso espositivo darà conto di questa evoluzione attraverso un nucleo di opere di questo periodo, come unaFigura femminile del 1922, Ricordo metafisico delle rocce di Orvieto sempre del 1922, Interno metafisico del 1925, Mobili nella valle del 1927, oltre a Cavalli sulla Spiaggia del 1928, Gladiatori (La Lutte), Bagnante e Nudo seduto del 1929, Cavalli in riva al mare e Vita silente del 1930, L’enigma del ritorno del 1938 e si chiuderà con alcune opere particolarmente significative degli anni ’40 e ’50.
Catalogo Silvana Editoriale.

Reggio Emilia, febbraio 2011


GIORGIO DE CHIRICO dipinti 1910-1970. Un maestoso silenzio
Reggio Emilia, Palazzo Magnani
5 marzo - 1 maggio 2011

Orari: tutti i giorni escluso il lunedì, dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 15.30 alle 19.00; chiusura biglietteria un’ora prima
Biglietti: Intero: 9,00 €; Ridotto: 7,00 €; Studenti: 4,00 €
Catalogo: Silvana Editoriale (www.silvanaeditoriale.it)

Informazioni: 
Fondazione Palazzo Magnani
FONDAZIONE PALAZZO MAGNANI
Corso Garibaldi, 31 - 42121 Reggio Emilia - Italia
Tel. + 39 0522 444 408 - 454437 - Fax + 39 0522 444 436
Email: info@palazzomagnani.it - Web: www.palazzomagnani. It

Tadino arte contemporanea
Piazza Lima 3 - 20124 Milano
tel 0236568129 - fax 0236567721
www.tadinoartecontemporanea.com

Ufficio stampa nazionale
CLP Relazioni Pubbliche 
tel. 02.433403 – 02.36571438 - fax 02.4813841
press@clponline.it; www.clponline.it

Ufficio stampa Palazzo Magnani
Federica Franceschini
tel: 0522 444408; fax: 0522 444436
f.franceschini@mbox.provincia.re.it 
info@palazzomagnani.it

Comunicato stampa e immagini su www.clponline.it, www.palazzomagnani.it e su www.tadinoartecontemporanea.com


giovedì 8 aprile 2010

"La natura secondo de Chirico" a cura di Achille Bonito Oliva


"La natura secondo de Chirico"
a cura di Achille Bonito Oliva
9 aprile – 11 luglio 2010

A conclusione delle celebrazioni dechirichiane del 2008-2009, Palazzo delle Esposizioni si prepara a dedicare un importante omaggio al grande maestro italiano fondatore della Metafisica, movimento culturale tra i più significativi e fecondi di tutto il Novecento che proprio nel 2010 compie un secolo.
Nato nel 1888 a Volos, nel cuore della Grecia classica, da una nobile famiglia italiana, e formatosi a Monaco dove rimane suggestionato dalla pittura simbolista e dalla lettura di Nietzsche e Schopenhauer, Giorgio de Chirico dipinge L’enigma di un pomeriggio d’autunno a Firenze nel 1910 dando vita all’Arte metafisica, che svilupperà a Parigi e a Ferrara. L’artista dedica tutta la sua vita (morirà novantenne a Roma nel 1978) ad esplorare le possibilità poetiche di un’arte tesa a far emergere l’enigmaticità del reale. Pur riflettendo l’intera produzione dell’artista, dagli esordi simbolisti fino agli sviluppi neometafisici degli ultimi anni, la mostra offre un’occasione originale di avvicinarsi alla sua arte, ponendo l’accento su un tema specifico: lo sguardo del pittore sul mondo della Natura. In de Chirico, infatti, l’idea di Natura rimane un riferimento costante, sia quando viene idealizzata come nei paesaggi mitologici o esaltata come apparizione poetica nelle celebri “vite silenti”, sia quando è trasfigurata nell’allucinazione urbana delle Piazze d’Italia o rinnegata nelle algide geometrie dei manichini. La Natura, intesa come Cosmos ordinato o come Caos, è di per sé indecifrabile e chiede al pittore una possibile soluzione all’enigma del suo apparire.
Curata da Achille Bonito Oliva, tra i più noti critici d’arte, la rassegna prenderà in esame circa 120 dipinti provenienti dalle più importanti collezioni pubbliche e private, e si articolerà in sette sezioni tematiche distinte, distribuite in un itinerario ricco e suggestivo nelle gallerie ai lati della monumentale Rotonda di Palazzo delle Esposizioni.

Palazzo delle Esposizioni
Via Nazionale, 194
00184 Roma
Call center 06 39967500

domenica 28 febbraio 2010

"UNO SGUARDO NELL’INVISIBILE"

Da ARSLIFE.COM

De Chirico, Max Ernst, Magritte, Balthus

"UNO SGUARDO NELL’INVISIBILE"

Giorgio de Chirico (Volo 1888-Roma 1978) L’enigma dell’arrivo e del pomeriggio, 1911-1912, olio su tela, cm 70 x 86,5 Collezione privata

Dal 26 febbraio al 18 luglio 2010, Palazzo Strozzi, Firenze


Dal 26 febbraio al 18 luglio 2010 una grande mostra a Palazzo Strozzi racconta la straordinaria avventura artistica di Giorgio de Chirico e la duplice influenza che la sua pittura ebbe nell’arte moderna e su pittori come Carrà e Morandi, o Max Ernst, Magritte e Balthus.

Giorgio de Chirico (Volo 1888-Roma 1978), Il trovatore, 1917, olio su tela, cm 91 x 57 Collezione privata


Attraverso 100 opere , provenienti da esclusive raccolte private e da alcuni dei più importanti musei del mondo, la rassegna mette in evidenza “la rivoluzione copernicana” operata da De Chirico nell’arte del XX secolo, che aprì la strada a tutti quei movimenti che costituiscono la parte più interessante e vitale dell’esperienza artistica europea tra le due guerre, dal Dada al Surrealismo, dal Realismo Magico al Neo-Romanticismo dando un taglio netto alle prospettive di ricerca ormai esaurite del cubismo e delle avanguardie formali. Una rassegna che vuole anche invitare a riflettere sui temi degli spazi e dei sogni, associando alla visione delle opere d’arte le suggestioni provocate dai quadri sulla psicologia dello spettatore. Responsabili del progetto scientifico sono Paolo Baldacci e Gerd Roos, curatori tra l’altro della mostra monografica dedicata a De Chirico nel 2007 a Padova, e inoltre Guido Magnaguagno, fra i curatori della mostra Arnold Böcklin, Giorgio de Chirico, Max Ernst tenutasi nel 1998 a Zurigo, Monaco e Berlino. La mostra riunirà alcune tra le più celebri opere del periodo metafisico di De Chirico, dipinti di Carrà e Morandi , capolavori di René Magritte , Max Ernst e Balthus . In dialogo con questi quadri verranno presentate opere estremamente significative di artisti come Niklaus Stoecklin, Arturo Nathan, Pierre Roy e Alberto Savinio , che sulla strada aperta da De Chirico si mossero in un ambito espressivo in bilico tra Metafisica, Realismo Magico, Surrealismo e Neo-Romanticismo

La mostra
Il sottotitolo della rassegna: Uno sguardo nell’invisibile, prende spunto da un’affermazione di Giorgio de Chirico, che sin dall’inizio del suo percorso scrisse che lo scopo della pittura non doveva essere di riprodurre più o meno bene ciò che già vediamo in natura, ma soprattutto «far vedere ciò che non si può vedere». Non solo, quindi, trasferire e ricreare emozioni, ma indurre nello spettatore, attraverso un sofisticato sistema di selezione e di riproduzione delle immagini, le stesse intuizioni sperimentate dall’artista sul significato profondo del mondo e delle cose . A questo proposito la sede di Palazzo Strozzi è particolarmente significativa perché la prima completa “rivelazione” del misterioso rapporto che intercorre fra le cose che appaiono e il loro significato colse il ventunenne De Chirico proprio durante un viaggio a Firenze nell’ottobre del 1909 in piazza Santa Croce: È da questa esperienza che ha origine l’intuizione dechirichiana degli aspetti enigmatici e inesplicabili dell’esistenza e del mondo, tradotta in forma plastiche nei suoi celebri “enigmi” degli anni Dieci e negli inquietanti accostamenti iconografici degli anni Venti. Una messa in scena di rappresentazioni mute che, attraverso le masse geometriche di architetture semplificate, evocative e simboliche, e le trascrizioni di oggetti scelti per il loro significato più che per la loro apparenza, ci comunica quella particolare concezione del mondo e della sua essenza ultima che l’artista aveva maturato attraverso la lettura di Nietzsche, di Schopenhauer e di Eraclito. Un nulla che invita a esplorare l’instabilità dei linguaggi e la sconcertante pluralità semantica dei segni, e che apre orizzonti completamente nuovi al mondo della comunicazione visiva. In tal senso l’eredità della metafisica dechirichiano è di una enorme ampiezza e sconfina in tutti i movimenti che hanno rispecchiato l’instabilità e l’angoscia del mondo moderno. Temi come l’alienazione e la solitudine, il senso di abbandono, l’isolamento, l’abisso di guerra e violenza, l’inquietudine e la disperazione porteranno René Magritte a definire l’opera di De Chirico in una conferenza tenuta il 20 novembre del 1938 al Musée Royal des Beaux-Arts di Anversa, come «una nuova visione nella quale lo spettatore ritrova il suo isolamento e intende il silenzio del mondo». Al centro dell’esposizione ritroviamo quindi le corrispondenze di temi, di soggetti, di sensibilità fra De Chirico e gli artisti che in vario modo hanno raccolto la sua lezione. Le opere selezionate condividono ambientazioni e scenari: strade e stanze pressoché vuote, scatole architettoniche, piazze disabitate, spazi esterni che si aprono attraverso finestre, o misteriose porte socchiuse, e associazioni incongrue di oggetti inseriti in contesti spaziali stranianti: camini, orologi, treni, strane pavimentazioni e orizzonti lontani, fughe prospettiche, piani ribaltati, rebus e relitti di antiche civiltà perdute. In questi luoghi, dove spesso i rapporti dimensionali sono rovesciati, gli uomini stanno come prigionieri, attori privati di parola e azione, perennemente in attesa e in silenzio, senza tempo.


René Magritte (Lessines 1898-Bruxelles 1967), La condizione umana, 1933, olio su tela, cm 100 x 81 Washington, D.C., National Gallery of Art, Gift of the Collectors Committee, inv. 1987.55.1



Il percorso espositivo
L’itinerario della rassegna passa attraverso alcuni tra i maggiori capolavori di una fase dell’arte europea che James Thrall Soby , col titolo di un suo famoso saggio del 1935, indicò come “successiva a Picasso” ( After Picasso ), cioè non più indirizzata a esplorazioni nel campo della forma, della luce e del movimento, ma aperta appunto al “nuovo mondo” di matrice letteraria, filosofica, concettuale e fantastica scoperto da De Chirico . De Chirico fu sicuramente l’artista che formulò l’espressione pittorica più aderente alla condizione esistenziale degli uomini degli inizi del XX secolo. Poeti come Guillaume Apollinaire e André Breton si riconobbero immediatamente in quella visione del mondo e il linguaggio di De Chirico divenne punto di partenza di opere letterarie e filosofiche che hanno esplorato le strutture della comunicazione visiva basata sulla memoria e sull’inconscio.In mostra si potranno ammirare opere basilari di questo rivoluzionario percorso, come l’ Autoritratto del 1911, l’ Enigma dell’arrivo e del pomeriggio (1911-12), la Nostalgia dell'infinito (1912) o la Serenità del saggio del 1914, fino a dipinti estremamente rappresentativi delle sue nuove poetiche degli anni Venti , come il Paesaggio romano del 1922, che esplora in modo mirabile la metafisica dei luoghi reali, o i quadri della serie dei “mobili all'aperto” e delle “rovine nelle stanze” che ci propongono l'inquietante tematica dello spiazzamento. Nel percorso espositivo della rassegna De Chirico dialoga con le opere di René Magritte , che in capolavori come La condizione umana , Il senso della notte , La chiave dei sogni , dimostra di “pensare” i suoi quadri come proiezioni di una dimensione interiore e di una certa condizione dell’anima: malinconia, spaesamento, illusione, ricordo o visione. Per questa via, nell’Italia postbellica, Carlo Carrà , con dipinti quali Il gentiluomo ubriaco (1916), L’ovale delle apparizioni (1917) o Il figlio del costruttore (1917-22) e Giorgio Morandi con le sue nature morte metafisiche, indicarono nuovi orizzonti poetici capaci di andare oltre la visibilità muta dell’oggetto.

Max Ernst (Brûl 1891-Parigi 1976), Edipo re, 1922, olio su tela, cm 93 x 102 Collezione privata

Anche il dadaista tedesco Max Ernst fu tra i primi ad attingere alla lezione di De Chirico , con capolavori di grande impatto visivo e psicologico come Oedipus Rex (1922). Ernst, che è forse, da un punto di vista concettuale, il massimo artista surrealista, esplorò i labili confini che separano volontà e coscienza creativa dell’artista dalle opportunità offerte dal caso e dagli automatismi inconsci (Visione notturna della Porta Saint Denis, 1927). Le inedite corrispondenze fra il De Chirico metafisico e il giovane Ernst verranno rivelate dall’opera grafica dei due artisti di cui saranno esposte in mostra alcune opere significative: i primi collage di Ernst e una serie di importanti disegni di De Chirico. Altro grande interlocutore di De Chirico è il francese di origine polacca Balthus. Nel suo percorso, il tema del silenzio e dell’enigma acquistano, in modo straordinariamente intenso, la dimensione nuova dell’erotismo. In mostra, il monumentale Passage du Commerce-Saint-André e la Place de l'Odéon , opere nelle quali, attraverso lo sprigionarsi della sessualità, Balthus spezza la condizione di solitudine esistenziale portando una nuova intensità vitale nel “mondo del silenzio”. Infine, oltre a capolavori di Arturo Nathan, di Pierre Roy e di Alberto Savinio, i visitatori potranno vedere per la prima volta in una rassegna italiana un gruppo significativo di nove opere di Niklaus Stoecklin , tra i maggiori e più originali rappresentati del Realismo Magico di area tedesca. Il percorso per famiglie bambini: Tutte le mostre di Palazzo Strozzi mirano ad abbattere le barriere tra arte e scienza: per De Chirico, Max Ernst, Magritte, Balthus, l’itinerario per famiglie e bambini inviterà a esplorare la psicologia attraverso speciali didascalie e una sala interattiva che accompagneranno il visitatore in un viaggio nel mondo dei sogni, degli spazi e delle paure (agorafobia e claustrofobia)


Balthus (Balthasar Kłossowski de Rola; Parigi 1908-Rossinière 2001), Il passaggio del Commerce-Saint-André, 1952-1954 olio su tela, cm 294 x 330, Collezione privata



I visitatori avranno la possibilità di raccontare i propri sogni attraverso narrazioni o disegni che potranno lasciare direttamente in mostra oppure inviare attraverso il sito della mostra www.palazzostrozzi.org, via Twitter o via e-mail. La mostra è posta sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica Italiana, con il Patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e del Ministero degli Affari Esteri, ed è promossa e realizzata dalla Fondazione Palazzo Strozzi con il sostegno della Provincia di Firenze, Comune di Firenze, Camera di Commercio di Firenze e Associazione Partners Palazzo Strozzi e con la collaborazione di Soprintendenza PSAE e per il Polo Museale della città di Firenze e l’Archivio dell’Arte Metafisica di Milano.

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PRESENTAZIONE DELLA MOSTRA
a cura di Lorenzo Bini Smaghi Presidente della Fondazione Palazzo Strozzi


Giorgio de Chirico, uno degli artisti italiani che hanno maggiormente influenzato l’arte del xx secolo, prese coscienza per la prima volta del misterioso rapporto tra la realtà fisica che appare ai nostri occhi e l’invisibile realtà concettuale che alberga nel nostro spirito durante un soggiorno fiorentino, all’età di ventun’anni: «Durante un chiaro pomeriggio d’autunno ero seduto su una panca in mezzo a piazza Santa Croce… Ebbi allora la strana impressione di vedere tutte quelle cose per la prima volta. E la composizione del quadro apparve al mio spirito; e ogni volta che guardo questo quadro rivivo quel momento. Momento che tuttavia è un enigma per me, perché è inesplicabile». La “rivelazione fiorentina” dell’ottobre 1909, che permea della sua emozione i capolavori che aprono questa mostra, costituì, come lo stesso de Chirico ebbe a prevedere fin da allora, “una rivelazione per il mondo intero”. E naturalmente anche una rivoluzione, la cui natura è sottolineata dal sottotitolo della mostra: “De Chirico, Max Ernst, Magritte, Balthus. Uno sguardo nell’invisibile”. Per la prima volta si traducevano in pittura gli aspetti enigmatici e misteriosi dell’esistenza e veniva data forma plastica, attraverso un raffinato gioco di metafore, a sensazioni immateriali e a concetti filosofici. Ispiratori di tutto ciò erano Nietzsche, Schopenhauer e Eraclito, ma, al di là dello specifico mondo ideale spirituale ed emotivo di De Chirico, la sua arte avrebbe dato voce alle ansie e alle paure di un interno secolo: alienazione e solitudine, nostalgia e privazione, melanconia e incomunicabilità abitano i suoi quadri fin da prima che la guerra, le violenze e la “grande pazzia” che hanno straziato il Novecento intero, aprissero la porta al “grande silenzio” del mondo. La pittura metafisica di De Chirico aprì la strada al Surrealismo e alle spettrali visioni della Nuova Oggettività. Max Ernst, che vide per la prima volta i suoi quadri nel 1919 sulla rivista «Valori Plastici», ne raccolse l’esempio e lo sviluppò aprendo la strada ad esperienze completamente nuove. André Breton, il padre del Surrealismo, ne fu altrettanto sedotto, e René Magritte, la cui intera carriera pittorica è segnata dall’ombra di De Chirico, capì attraverso di lui che non sin doveva dipingere ciò che si vede, ma il pensiero che sta dietro il “paravento inesorabile” della materia. I dipinti di Magritte vengono allora “immaginati” come rappresentazione dell’interiorità, come un sogno, uno stato d’animo, nostalgia, inganno, illusione, ricordo o visione: rappresentazione di qualcosa che comunque è nella mente. Questa mostra non è concepita come una panoramica con pretesa di completezza, ma piuttosto come un discorso sull’influenza della sua arte. Le sue opere metafisiche furono come un sasso gettato nelle acque immobili di uno stagno. I cerchi concentrici della loro influenza si allargarono sempre più nel mondo dell’arte, attenuandosi via via che si allontanavano nel tempo e nello spazio ma rimanendo ancora percepibili nell’opera di artisti come Balthus, col quale si conclude la nostra mostra, e che potrebbe essere considerato un erede improbabile e anomalo della visione metafisica del pittore italiano. Dopo l’esperienza fiorentina di olttre un secolo fa, le rappresentazioni dechirichiane di piazze deserte, spazzate dal vento, popolate da figure solitarie, edifici austeri o statue che fissano cieche il vuoto, continuarono a ossessionare gli artisti: e questa mostra invita il visitatore a indagare la loro straordinaria influenza.

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VADEMECUM PER LA MOSTRA DEI CURATORI
Paolo Baldacci, Guido Magnaguagno, Gerd Roos

Questa mostra raccoglie attorno a un unico tema opere di dieci artisti. Ognuno di loro ha inventato immagini e scene che non si incontrano nella realtà esterna che conosciamo, o ha rappresentato gli oggetti percepiti dai nostri sensi in associazioni strane e con un tale estremo e glaciale realismo da indurre in noi la sensazione di una misteriosa vita della materia oltre le apparenze visibili. Ciò che era a tutti visibile questi artisti non lo hanno ritenuto sufficiente per esprimere la loro condizione interiore, e, nonostante fossero legati alla tradizione figurativa e al mondo oggettuale e quindi lontani dal percorso ideale dell’astrazione, hanno per così dire guardato dietro le apparenze. Il loro sguardo ha scoperto mondi di immagini fantastiche, realtà mutate, stranissimi incontri di persone e oggetti. La realtà che li circondava divenne ai loro occhi un mistero impenetrabile, e l’esistenza un groviglio di enigmi, ed essi diedero forma a questo “invisibile” con la loro arte pittorica trasfigurandolo in magia. De Chirico per primo si pose come scopo di “far vedere ciò che non si può vedere”, e attraverso l’esperienza intuitiva della “rivelazione” riuscì a trasfigurare la realtà materiale e concreta in qualcosa di completamente nuovo e suggestivo, cogliendo il suo sembiante interiore e facendo emergere il variegato “spettro” dei suoi significati. Subito dopo di lui, Max Ernst percorse da esploratore ardito la sottile linea di confine che divide la volontà dell’artista e le scelte fantastiche della sua immaginazione dai suggerimenti del caso. Un dipinto, diceva infine Magritte, deve essere prima pensato, e poi eseguito. Cominciando con De Chirico, essi formularono e svilupparono il concetto di “quadro nel quadro”: una vera e propria sfida al linguaggio e agli schemi acquisiti della comunicazione visiva, che destabilizza i concetti di realtà e finzione. I dipinti esposti in questa mostra vennero realizzati tra il 1911 e il 1954 e abbracciano quasi mezzo secolo, l’epoca della “modernità classica”. Non il più vecchio, ma il primo in ordine di tempo di questi artisti, e quindi punto di partenza del nostro viaggio, è l’inventore italiano della “Pittura Metafisica”, Giorgio de Chirico, nato nel 1888 a Volo, in Grecia, e poi vissuto in Italia e a Parigi. È particolarmente significativo che questa mostra si svolga a Firenze, città nella quale, durante un viaggio effettuato nell’ottobre del 1909, Giorgio de Chirico, indebolito e reso acutamente sensibile da una lunga malattia intestinale, andò soggetto in piazza Santa Croce ad una delle prime esperienze di quel fenomeno da lui poi chiamato “rivelazione”. Statue, edifici, atmosfera e ambiente circostante, visioni precedenti e letture precipitarono nella sua mente convergendo in una visione completamente trasfigurata della realtà che stava davanti ai suoi occhi. Forse anche per questo, De Chirico si dichiarò “nato a Firenze” nei primi cataloghi dei Salons parigini, e nella sua pittura aleggia tanta eco del più severo Rinascimento toscano. De Chirico è affiancato dai suoi seguaci italiani Carlo Carrà (nato nel 1881), con il quale ebbe un breve sodalizio a Ferrara nel 1917, e Giorgio Morandi, che vide “la luce e gli oggetti del mondo” a Bologna nel 1890. Il primo si innamorò in modo camaleontico delle strutture formali della pittura metafisica, di cui diede luminose e seducenti interpretazioni, trovando i mezzi per avvicinarsi a una dimensione spirituale della materia che se è lontana dagli obiettivi nichilistici di De Chirico costituì comunque un solido ponte di collegamento col Realismo Magico. Il secondo selezionò con severa coscienza gli elementi a lui più congeniali di rigore geometrico e plastico per procedere a una sua personale ricostruzione del mondo degli oggetti dove ciò che è morto diventa musicalmente vivo e ciò che è vivo viene definito per sempre come fosse cosa inanimata. Questo tipo di arte, che dà voce alla solitudine e al senso di estraneità e di smarrimento prodotti dalla scoperta nichilista della mancanza di logica e di significato del mondo, ha origine da una profonda meditazione attorno al pensiero di Friedrich Nietzsche e si manifestò in Italia sotto la spinta di De Chirico. Ma sensazioni simili erano state avvertite a Parigi, dove De Chirico lavorava, prima dello scoppio della guerra, soprattutto grazie all’intuizione di un grande poeta e interprete dell’arte contemporanea come Guillaume Apollinaire. Ed è questa nuova sensibilità artistica, nutrita di letture e di filosofia, di coscienza del passato e di interiorizzazioni della memoria, così come di consapevolezza del profondo e degli enigmi dell’anima, che impronta di sé tutta la scena europea tra le due guerre dopo la fine delle avanguardie, come ebbe a cogliere tra i primi il grande studioso americano di De Chirico James Thrall Soby con l’icastico titolo After Picasso del suo saggio del 1935. È indubbio che l’angoscia metafisica di De Chirico anticipò l’immane crollo della guerra mondiale, così come sul piano artistico il dada e il surrealismo, coi loro sguardi aperti sul nulla e sugli abissi dell’ inconscio ne furono le conseguenze immediate. Il caratteristico mondo di immagini metafisiche di De Chirico si compone di temi e di motivi attraverso i quali egli sviluppa una sua fantasmagoria interiore senza ripetersi altro che in apparenza e ricorrendo a una stesura pittorica e stilistica in continua evoluzione. I fantasmi potenti che emergono dalla sua particolarissima anamnesi personale, familiare e culturale formano un ciclo di immagini che più tardi, attraverso le ripetizioni commerciali, diventeranno uno dei repertori iconografici più popolari e influenti del secolo XX. Ne fanno parte le piazze vuote, colte nelle oblique ore pomeridiane, le fughe vertiginose di portici e di strade, le stanze spoglie, le quinte architettoniche, i palcoscenici aperti, i piani inclinati. Vedute da finestre cieche, porte socchiuse, pavimenti innaturali. Muri di mattoni, antiche rovine, statue solitarie. Orizzonti lontani, vele e treni. Oggetti in ambienti misteriosi e insensati, proporzioni rovesciate, ombre fitte e luce splendente. Protagonisti dell’attesa e della sospensione, del silenzio, colti negli spazi immaginari della solitudine, della nostalgia, dei ricordi e delle visioni, dell’eternità pietrificata, dei sogni ad occhi aperti e del sonno, dei pensieri nel regno dell’invisibile. Il rapporto con De Chirico prende corpo per Max Ernst nel 1919. Subito dopo aver visto le riproduzioni dei suoi quadri e di quelli di Carrà nella rivista «Valori Plastici», egli creò la celebre cartella di litografie Fiat modes - pereat ars. Più tardi, nel 1924, copiò per Paul e Gala Eluard l’Enigma di un pomeriggio d’autunno, la prima opera metafisica di De Chirico. E con la tecnica del collage introdusse nel mondo artistico il mezzo espressivo ideale per rappresentare lo smembramento, la dissoluzione, la dispersione e la frammentazione tipici dell’ esistenza contemporanea. Ernst è però anche colui che rompe prepotentemente le barriere del silenzio quando guarda nel mondo sconosciuto: egli si trasforma allora nel suo allegro Traumtänzer. Un passeggiatore nel regno dell’inconscio. Un liberatore di eros e di sessualità. Un altro artista fondamentale per l’arte del XX secolo, René Magritte, sviluppa le visioni dei suoi quadri come in una sovrapposizione e illusione continua. Nato nel 1898 in Belgio, era di un decennio più giovane del suo grande predecessore, e da quando, nel 1925, si ispirò al dipinto Le Chant d’amour (1914) il suo mondo di immagini mutò improvvisamente e produsse un capolavoro dopo l’altro. Magritte ricordava la conoscenza del dipinto di De Chirico come «uno dei momenti più commoventi della sua vita» e ancora nel 1938, nella conferenza La ligne de vie tenuta ad Anversa, ebbe a dire del suo modello: «C’est la rupture complète avec les habitudes mentales propres aux artistes prisonniers du talent, de la virtuosité e de toutes les petites spécialités esthétiques. Il s’agit d’une nouvelle vision ou lo spectateur retrouve son isolement et entend le silence du monde» (È la rottura completa con le abitudini mentali degli artisti prigionieri del talento, del virtuosismo e di tutti i piccoli trucchi estetici. Si tratta di una visione nuova, dove lo spettatore trova il suo isolamento e ascolta il silenzio del mondo). “Il silenzio del mondo”, ecco un altro possibile titolo della mostra. Esso permette di tracciare una sorta di linea interiore. Il vuoto, il silenzio, l’enigma di un pomeriggio, la magia della notte, la vita come mistero; oppure per dirla col titolo di un dipinto di Magritte, il quadro come “chiave dei sogni”. La “ligne de vie” che da De Chirico conduce al Surrealismo e ad André Breton è quindi tracciata. Una seconda linea, più rigorosa e aspra, conduce invece dall’Italia verso la Germania. Qui, nel 1924, il direttore del Museo di Mannheim, Gustav Hartlaub, riunì sotto il nome di “Nuova Oggettività” le tendenze estetiche che in seguito all’esperienza della guerra e della crisi avevano dato un’interpretazione della realtà come qualcosa di gelido e straniante. Il senso di alienazione dell’uomo si rispecchiò allora nei ritratti taglienti di Christian Schad, nella critica sociale di Georg Grosz o di Otto Dix, così come nell’opera dello svizzero Niklaus Stoecklin (nato nel1896) che ebbe in quell’ambito un ruolo da protagonista. Per lui, come per Schrimpf, Kanoldt e altri, la natura morta costituì il mezzo privilegiato per arricchire di tratti iperreali e surreali la materialità delle cose, un po’ come nella prima glaciale opera di Morandi, mentre il suo interesse per i manichini, per l’uomo artificiale e per le macchine rimandavano a De Chirico e a Carrà metafisici Nell’ampia parentesi del dopoguerra le opere cosiddette “neoclassiche” di De Chirico degli anni Venti si rivelarono una fertile fonte visiva sia per suo fratello Alberto Savinio sia per Arturo Nathan, nato a Trieste nel 1891, lo stesso anno di Max Ernst. Il fallimento della cultura borghese si era abbattuto sul tentativo novecentesco di far rinascere una “antichità”, ed essa poteva risorgere solo sotto forma di relitto o rovina, come ci mostra Nathan con la sua pittura scura, persino cupa, che ci appare come un commiato e una presa di distanza dagli allegri elementi scenografici volanti di Savinio che si sguinzagliano nei cieli della sua opera d’arte totale. Le discrepanze e le incongruenze sono enormi, negli interni di De Chirico “dépaysagiste”, come lo definì Cocteau, irrompono i paesaggi, e i mobili arredano le campagne, mentre nell’immaginazione pittorica di Magritte regna un “mondo totalmente capovolto”, fino alla dissoluzione del nesso tra parola e immagine, fino al trionfo dell’illusione. A Pierre Roy, il più anziano del nostro gruppo, nipote di Jules Verne nato a Nantes nel 1880, e a Balthus (Balthazar Klossowski), cosmopolita di origini polacche con passaporto tedesco nato a Parigi nel 1908, tocca il compito di darci una conclusione coerente, sintetica e armonizzante di tutto l’insieme. Nelle mondo delle nature morte di Pierre Roy entrano di continuo in scena oggetti contrastanti che si raggruppano poi in insiemi poetici vicini a quel realismo magico, che usa avvolgere in una delicata guaina le pericolose asprezze della natura. Con questa poetica atmosfera ci seduce anche Balthus, l’amico di Rilke, anche se sotto i suoi tappeti e i suoi tavoli potrebbero benissimo essere in agguato dei mostri. L’eros, che nella vita e nelle opere di de Chirico e di Magritte venne represso e frustrato, e che rifiorisce grandioso solo negli splendidi dipinti di Max Ernst, annuncia timidamente il proprio ritorno. Non tutto è perduto. Su un fondamento di mitologia personale, nello spazio ideale che collegava Nietzsche e Freud, si manifestarono nel giovane De Chirico il distacco dalla realtà visibile e l’orientamento verso il fantastico e il metafisico, già presenti nelle opere di Arnold Böcklin, di cui egli era stato un entusiasta seguace e imitatore. La traccia sviluppata in questa esposizione era già stata individuata nel 1997/1998 da una importante mostra al Kunsthaus di Zurigo, poi passata al Haus der Kunst di Monaco e alla Nationalgalerie di Berlino. “Arnold Böcklin, Giorgio de Chirico, Max Ernst. Eine Reise ins Ungewisse” (Arnold Böcklin, Giorgio de Chirico, Max Ernst. Un viaggio nell’ignoto) delineò un percorso di immagini in territori sconosciuti e promosse, ben al di là dei rapporti evidenti, la conoscenza di una sorta di antropologia interiore dell’uomo moderno. Il primato della visione interiore divenne chiaro. “Uno sguardo nell’invisibile” rappresenta una tappa successiva del medesimo viaggio e ci insegna a esplorare meglio il mistero della nostra esistenza.

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EVENTI COLLATERALI ALLA MOSTRA
MAGGIO MUSICALE FIORENTINO
In concomitanza con il 73° Maggio Musicale Fiorentino, che si terrà dal 29 aprile al 22 giugno, in una Sala di Palazzo Strozzi indipendente dalla mostra De Chirico, Max Ernst, Magritte, Balthus. Uno sguardo nell’invisibile, verranno presentati bozzetti e figurini di Giorgio de Chirico per I Puritani di Vincenzo Bellini, al fine di ricordare l’esperienza dell’artista al I Maggio Musicale Fiorentino del 1933. L’evento, in collaborazione con il Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, permetterà di ammirare acquerelli raffiguranti scene, figurini e attrezzerie, dai quali emerge un voluto riferimento alla scenografia eseguita anni prima da De Chirico a Parigi per i Balletti russi di Diaghilev. Ingresso libero.
CAFFÈ
Il nome del Caffè Giacosa a Palazzo Strozzi cambia e si adegua a quello della mostra allestita al Piano Nobile: dopo il Caffè dell’Imperatore della mostra sulla Cina; il Café des artistes per la mostra sull’Impressionismo; il Caffè delle Regine in occasione di Maria e Caterina de’ Medici; il Caffè dei Pianeti per Galileo e il Caffè Dolci Inganni nell’esposizione sul trompe-l’oeil, per De Chirico, Max Ernst, Magritte, Balthus. Uno sguardo nell’invisibile, sarà la volta del Caffè Metafisico.


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Informazioni utili:

De Chirico, Max Ernest, Magritte, Balthus. Uno sguardo nell’invisibile
26 febbraio-18 luglio 2010
Palazzo Strozzi
Piazza degli Strozzi, 1
50123 Firenze
Orari: tutti i giorni 9,00- 20,00 Giovedì 9,00-23,00
Informazioni in mostra: +39 055/2645155
www.palazzostrozzi.org
Catalogo Mandragora, Ufficio stampa: Sandra Rosi
T. +39 055 2654384/19 ufficiostampa@mandragora.it
Prenotazioni Sigma CSC
e attività didattiche T. +39 055 2469600 F. +39 055 244145
prenotazioni@cscsigma.it
Accesso in mostra consentito fino a un’ora prima dell’orario di chiusura
Ingresso intero € 10,00; ridotto € 8,50; € 8,00; € 7,50, € 7,00
Scuole € 4,00