RITENGO CHE SIA DOVERE DI CHIUNQUE E A MAGGIOR RAGIONE DI NOI ITALIANI, FARE DI TUTTO PER PROMUOVERE, SALVAGUARDARE E DIVULGARE L'ARTE IN TUTTE LE SUE ESPRESSIONI.
UNA SOCIETA' DISTRATTA SUI FATTI DELL'ARTE E' UNA SOCIETA' VOTATA ALL'IMPOVERIMENTO... E NOI, DA QUESTO PUNTO DI VISTA, LO SIAMO GIA' ABBASTANZA!






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martedì 27 gennaio 2015

“Figure Out”



 “Figure Out”
Federico Rui Arte Contemporanea

Martina Antonioni | Alessandro Busci | Gianluca Chiodi | Roberta Coni | Alfio Giurato | Giovanni Iudice | Andrea Mariconti

GIOVEDI 29 GENNAIO 2015 si inaugura la collettiva “Figure Out”, che segna la 40ma mostra dell'attività di Federico Rui.
Verranno esposti quindici lavori di sette artisti figurativi che rappresentano il passato e il futuro della galleria: una sorta di manifesto sulle nuove tendenze della Pittura.
Dalle opere della più giovane Martina Antonioni (classe 1986), a quelle del più affermato Giovanni Iudice (classe 1970), il percorso si snoda attraverso la figura nelle sue varie interpretazioni. In contrapposizione alle più recenti mode astrattoinformali, la pittura di immagine sta vivendo un clima di forte fermento, e ha da sempre caratterizzato la ricerca artistica della Galleria. Con un taglio critico trasversale, vengono proposti i lavori di artisti che la Galleria segue in permanenza e che si differenziano per diversità tecnico espressiva: dal realismo di Iudice al surrealismo astratto della Antonioni, dal colore diluito
della Coni alla matericità di Giurato, dagli elementi naturali come la cenere di Mariconti ai ferri arrugginiti di Alessandro Busci, fino ad arrivare alle sperimentazioni fotografiche di Chiodi.

sabato 8 novembre 2014

AttrACTION - MATTEO PUGLIESE, ANDREA MARICONTI, HARDING MEYER a cura di Alessandra Redaelli



AttrACTION
MATTEO PUGLIESE – ANDREA MARICONTI – HARDING MEYER
a cura di Alessandra Redaelli

Inaugurazione
sabato 15 novembre 2014, dalle 17.00 alle 21.00
Periodo
16 novembre – 27 dicembre 2014
Luogo
PUNTO SULL’ARTE,

Viale Sant’Antonio 59/61, Varese

0332 320990 I info@puntosullarte.it I www.puntosullarte.it

Orari
Martedì - Venerdì: 15-19  Sabato: 10-13 e 15-19
Apertura tutte le domeniche: 15 – 19
Catalogo
testi critici di Alessandra Redaelli; Edizioni PUNTO SULL’ARTE



Sabato 15 novembre dalle 17 alle 21 – con presentazione alle 18.30 – sarà inaugurata la mostra AttrACTION che aprirà la stagione della Galleria varesina PUNTO SULL’ARTE, quest'anno rinnovata e ampliata da un nuovo spazio superiore. MATTEO PUGLIESE, ANDREA MARICONTI e HARDING MEYER sono i tre artisti scelti per aprire questo nuovo anno di mostre. Tre voci tra le più originali e interessanti dell’arte contemporanea italiana e internazionale.
Al centro della mostra – curata da Alessandra Redaelli - sono l’irresistibile forza attrattiva della figura e il potere dello sguardo. E’ l’uomo, infatti, al centro del lavoro dei tre protagonisti. Raccontato usando linguaggi diversissimi e tuttavia paralleli per potenza espressiva.
Ci sono i corpi possenti e seducenti di MATTEO PUGLIESE (Milano,1969), artista che già passa regolarmente in asta - Christie’s, Sotheby’s, Pandolfini – con aggiudicazioni che sono arrivate a raddoppiare la stima iniziale. Sono guerrieri dalle suggestioni classiche, prigionieri di una materia bruta, colti nel momento culminante della lotta, nell’attimo immediatamente precedente la liberazione; deflagrazioni di forza contratta scolpite nel bronzo.
Ci sono i volti di HARDING MEYER (Porto Alegre, Brasile, 1964), immensi, imponenti, grandiosi; sguardi limpidi e ipnotici che vanno a stemperarsi in una pennellata soffice, quasi eterea, diventando icone di una bellezza senza tempo.
E poi ci sono i ritratti di ANDREA MARICONTI (Lodi, 1978), in bilico tra la passione per il dettaglio minuto, quasi fotografico, e il bisogno di liberare la materia, di lasciare che si dissolva, che esploda, che si apra a nuove esplorazioni e alla terza dimensione.


MATTEO PUGLIESE: nasce a Milano nel 1969. Nel 1978 si trasferisce in Sardegna con la famiglia e, terminati gli studi classici, fa ritorno a Milano per frequentare l’università. Si laurea nel 2005 in Lettere Moderne all’Università Statale di Milano con una tesi in Critica d’Arte. Fin da giovane mostra attitudine per il disegno e la scultura, campi in cui si forma da autodidatta. Inizia a esporre a Milano nel 2001 e in seguito realizza mostre personali in Europa e Asia. Le sue opere sono state presentate alle fiere d’arte nazionali e internazionali di maggior rilievo (Hong Kong, Madrid, Bologna, Milano, Parigi) e sono esposte in permanenza in gallerie sia italiane che estere (Roma, Londra, Lugano, New York, Bruxelles e l’Aja). Vive e lavora tra Milano e Barcellona.
HARDING MEYER: nasce a Porto Alegre in Brasile nel 1964. Dal 1987 al 1993 frequenta l’Accademia d’Arte di Karlsruhe, in Germania, seguendo i corsi dei Prof. Max Kaminski e Prof. Helmut Dorner. Dal 2000 realizza mostre personali e collettive in Germania, Italia, Austria, Svizzera, Canada, Quatar, Gran Bretagna, Francia, Belgio e Portogallo. Ha partecipato ad alcune tra le più importanti fiere d’Arte internazionali: Arte Fiera Bologna, Art Basel Miami, Art Cologne, Art Chicago, Miart Milano, Art Brussels, Art Frankfurt e tante altre. Vive e lavora in Germania.
ANDREA MARICONTI: nasce nel 1978 a Lodi. Si laurea nel 2001 presso l’Accademia di Belle Arti di Brera, indirizzo Arti Visive, e nel 2006 in Scenografia e Discipline dello Spettacolo. Nel 2005 partecipa a un workshop tenuto da Anselm Kiefer in occasione della preparazione dell’installazione presso l’Hangar Bicocca I Sette Palazzi Celesti. Dal 2003 espone regolarmente in Italia e viene presentato regolarmente nelle più importanti fiere d’arte contemporanea. Nel 2011 è vincitore del Premio UNESCO per l’Arte Contemporanea. Vive e lavora tra Cremona e Milano.

domenica 26 maggio 2013

MARICONTI CASTELLO DI MORNICO LOSANA



MARICONTI  CASTELLO DI MORNICO LOSANA

Domenica 26 maggio il Castello di Mornico Losana, in occasione delle cantine aperte in oltrepo pavese, ospita al suo interno la personale del pittore Andrea Mariconti.
Saranno presentate dodici opere recenti realizzate con olio bianco e cenere, ispirate ai temi della natura. Le cantine della zona saranno liete di offrire una degustazione di prodotti della zona.
«Per lui il colore è uno spreco, anzi un disturbo, perché distrae. Gli basta il grigio. Un grigio che non è colore ma una materia (per lo più cenere, altre volte cemento) che gli struttura, anzi modella il quadro e gli dà corpo col variare delle sue stesure e spessori. Bianco e cenere, sprazzi di luce attiva sull'inerzia della materia, ti portano ovunque; e il paesaggio, così tradotto in un'alternativa elementare si fa leggibile come un racconto scritto», scrive Fabrizio Dentice nella presentazione della mostra Quia Pulvis alla Galleria Pittura Italiana nel 2007.
 


Castello di Mornico Losana
via Bevilacqua,2 Mornico Losana, 
27040 Pavia

martedì 9 aprile 2013

ANDREA MARICONTI | KANON



ANDREA MARICONTI
KANON 

COMUNICATO STAMPA 

inaugurazione
11 aprile > 24 maggio 2013
 

 Federico Rui Arte Contemporanea, via Turati 38, Milano Skira
da martedì a venerdi 15.00-19.00; sabato su appuntamento 


Federico Rui Arte Contemporanea via Turati, 38 I-2021 milano
c. +39 392 49 28 569 federico@federicorui.com www.federicorui.com 


Giovedi 11 Aprile 2013 si inaugura la personale di Andrea Mariconti dal titolo “Kanon” accompagnata da un volume edito da Skira 
con testi di Flaminio Gualdoni e Emanuele Beluffi.

Dopo il successo della personale alla Fondazione BiPiElle di Lodi dello scorso settembre, organizzata in collaborazione con il FAI, e di Sublimate, Sublime, Subliminal, in corso fino al 13 aprile al Lloyd's Club di Londra, Andrea Mariconti torna a esporre da Federico Rui Arte Contemporanea, galleria con cui lavora da dieci anni. Vengono presentate quindici opere inedite in cui i temi del paesaggio, da sempre al centro della sua ricerca (scogliere, boschi, campi), dialogano insieme e si fondono quasi a voler creare un unico orizzonte, e consentono allo spettatore di entrare direttamente all'interno dell'opera. Kanon dal greco
κανον, significa letteralmente bastone di canna, metaforicamente regola, prescrizione, forma. Una sorta di modello che imprime la ricerca di Andrea Mariconti. La memoria innanzitutto, che è sia formale dei luoghi vissuti, sia sostanziale nella materia utilizzata: cenere, terra e olio di motore esausto, uniti sulla tela con olio bianco. Elementi che conservano tracce del loro vissuto e sono passati attraverso una sorta di purificazione. La cenere ha attraversato il fuoco, il petrolio è già stato consumato da motore e ingranaggi. La tecnica si è evoluta nel corso del tempo, ma sempre privilegiando elementi naturali e quasi monocromi. La cenere, in primis, che legata all'olio bianco gli consente di ottenere una matericità dell'impasto pittorico; la terra, richiamo alle nostre origini e al radicamento sul territorio di ciascun individuo; l'olio combustibile esausto, materiale povero e difficilmente riciclabile, che trova nuova vita e dignità all'interno dell'opera d'arte.

«La cenere è per me corpo di un’eredità. In essa è custodita la memoria del territorio, la vita del legno combusto e purificato. Con la cenere incorporo nuovamente il tessuto dell’esistenza ridefinendo la materialità di ogni rappresentazione. Ogni colore è dato esclusivamente dalla cromia naturale di ogni materia. Gli oggetti, le sostanze, non sono simboli astratti, non vengono usati come metafore. Essi sono, nell’essenza», così spiega Andrea Mariconti.
«Per lui il colore è uno spreco, anzi un disturbo, perché distrae. Gli basta il grigio. Un grigio che non è colore ma una materia (per lo più cenere, altre volte cemento) che gli struttura, anzi modella il quadro e gli dà corpo col variare delle sue stesure e spessori. Bianco e cenere, sprazzi di luce attiva sull'inerzia della materia, ti portano ovunque; e il paesaggio, così tradotto in un'alternativa elementare si fa leggibile come un racconto scritto», scrive Fabrizio Dentice nella presentazione della mostra Quia Pulvis alla Galleria Pittura Italiana nel 2007.
Emanuele Beluffi racconta nel testo del catalgo Skira: “Petrolio e cenere sono il sostrato della pittura, elementi che ricevono un intervento di trasformazione secondo un’ispirazione accostabile alla pratica alchemica. (...) Un’opera che in un certo senso è una teoria del tutto, schermo plastico di ciò che vi è. E che rappresenta i tre regni vegetale (olio di lino e petrolio), minerale (gesso di Bologna) e animale (colla di coniglio) con i quattro elementi: la terra (il materiale di origine naturale), l’aria (le intemperie cui sono volutamente soggette le tele), l’acqua (le muffe), il fuoco (la cenere).”
Federico Rui Arte Contemporanea via Turati, 38 I-2021 milano
c. +39 392 49 28 569 federico@federicorui.com www.federicorui.com 



ANDREA MARICONTI | BIOGRAFIA
Nato a Lodi nel 1978, vive e lavora tra Cremona e Milano. Si laurea nel 2001 presso l'Accademia di Belle Arti di Brera, indirizzo Arti Visive, e nel 2006 in Scenografia e Discipline dello Spettacolo. Soggiorna in Kosovo nel 2005 e nel 2006 per un progetto di arte terapia per bambini affetti da traumi psichici di guerra, ed è docente del laboratorio teatrale nel corso per allievi disabili presso il CFP di Lodi. Sempre nel 2005 partecipa ad un workshop tenuto da Anselm Kiefer in occasione della preparazione dell’installazione presso l’Hangar Bicocca I Sette Palazzi Celesti. Dal 2009 coordina e promuove laboratori artistici in ambito sociale in Sud Africa e Italia (orfani, psichiatria, problemi relazionali). Nel 2011 è vincitore del Premio UNESCO per l’Arte Contemporanea che garantirà delle esposizioni in 6 continenti durante il 2012. Dal 2003, anno della prima personale, lavora con Federico Rui Arte Contemporanea. Tra le recenti personali si ricordano: Sublimate, Sublime, Subliminal, Lloyd's Club (Londra, 2013); Storia Naturale, Fondazione BiPielle (Lodi, 2012); Aleifar, Galleria Rotta Farinelli (Genova, 2012); Ecumene|terra da abitare, Sala Telemaco Signorini (Portoferraio, 2011); La natura organica della memoria genera l’opera, Palazzo Comunale (Cremona, 2011); I resti del tempo, Galleria Federico Rui (Milano, 2010); No more me, Bell Roberts Gallery (Cape Town, South Africa, 2009); Quia Pulvis, Galleria Pittura Italiana (Milano, 2007); Le ombre delle idee, Galleria L’Ariete (Bologna, 2007)

biografia completa disponibile all'indirizzo: www.federicorui.com/artisti/mariconti/mariconti_bio.html

giovedì 31 gennaio 2013

SANTI, PECCATI e PECCATORI introdotta da un testo di Silvia Bottani.

SANTI, PECCATI e PECCATORI

Federico Rui Arte Contemporanea
via Filippo Turati 38, Milano


Giovedi 7 febbraio si inaugura la mostra SANTI, PECCATI e PECCATORI, con opere di Andrea Mariconti, Giovanni Gasparro, Angela Loveday, Gianluca Chiodi ed Enrico Robusti, introdotta da un testo di Silvia Bottani.

Cinque artisti si confrontano sulla quotidianità del sacro e sulla sottile linea di demarcazione tra santi e peccatori, duplice veste che risiede in ognuno di noi.

Andrea Mariconti (Lodi, 1978) presenta “Ambarvalia”, un'opera ispirata a riti che si tenevano nell'antica Roma per propiziare la fertilità dei campi, oggi ancora in uso in alcune località del Nord Italia: una processione che trae origini da celebrazioni laiche e che è stata ripresa in tempi successivi anche dal cristianesimo. In termini contemporanei può essere assimilata a una scena di vita sociale, con radici che affondano nel Quarto Stato di Pellizza da Volpedo.

Giovanni Gasparro (Bari, 1983) ha da poco terminato un corpus di dpinti che hanno trovato collocazione nella chiesa di San Giuseppe a L'Aquila, da poco restaurata e riconsegnata alla città dopo il sisma di tre anni fa. In mostra, oltre a due piccoli studi di Santi (San Biagio Vescovo e San Marco Evangelista), verrà presentato il dittico “Stabat Mater dolorosa – Juxta Crucem lacrimosa”, opera che sovverte la materialità del corpo per raccontarne l'anima, in un ideale percorso di tensione trascendente.

Angela Loveday (Marostica, 1984) propone nelle sue immagini visionarie e simboliche un'estetica che deriva dal suo interesse per la filosofia e l'esoterismo. La femminilità viene esplorata per raccontare rabbia, dolore, rassegnazione, isteria, amore, odio, repulsione, perdono, nostalgia, lussuria. Tutti stati d'animo che si fondono in una ricerca fotografica tra realtà e finzione.

Gianluca Chiodi (Edolo, 1966) lavora a metà strada tra la fotografia e la pittura. L'immagine, dapprima studiata e realizzata fotograficamente subisce interventi a encausto (l'antica tecnica dell'affresco) che modificano ed esaltano luci e colori. “Ancora e per sempre” richiama canoni classici, che vanno dalla composizione del Mantegna e arrivano alla luce di Caravaggio. Ma le figure sono contemporanee: una Venere nera viene compianta da un uomo ammanettato, incapace di ribellarsi o cambiare lo stato delle cose. “Santa Monica” ci riporta invece al tema della Madonna, intesa come Madre prima educatrice di tutti i figli: viene rappresentata incinta del primogenito Sant'Agostino e – come lui stesso racconta nelle sue Confessioni – “bevve il nome di Gesù insieme al latte materno”, una sorta di imprimatur che ogni madre è in grado di donare.

Enrico Robusti (Parma, 1956) inventa prospettive che rendono lo spettatore parte integrante dell'opera. Una pittura cruda, irriverente, ironica che racconta alcuni peccati che accompagnano la vita quotidiana, come nel caso del “Fumatore” o del “più che ineffabile mi definirei stronzo”. Disegni che raccontano una società di cui si è parte integrante da cui non ci si può e non ci si vuole staccare.

giovedì 6 settembre 2012

ANDREA MARICONTI _ Storia Naturale

"[...]Con Mariconti il mondo si rovescia, o per meglio dire si rinnova, in una sintesi che è un togliere ma anche un conservare, tanto che si potrebbe propriamente parlare qui della forma come di un’essenza carnale[...]"

ANDREA MARICONTI _ Storia Naturale
8 settembre – 21 ottobre 2012
inaugurazione: venerdi 7 settembre ore 18.30
Bipielle Arte – via Polenghi Lombardo - LODI
catalogo Skira

Verranno presentate oltre 60 opere dal 2005 al 2012 per tracciare un primo significativo percorso antologico del giovane artista (classe 1978). In occasione della mostra uscirà un ricco volume edito da Skira con testi di Flaminio Gualdoni e Emanuele Beluffi. L'esposizione è promossa dal Fai - delegazione di Lodi Melegnano, patrocinata dall'Assessorato alla Cultura del Comune di Lodi, e realizzata grazie al contributo della Fondazione Banca Popolare di Lodi e Lgh, in collaborazione con Federico Rui Arte Contemporanea.

orari: da martedì a venerdi dalle 16.00 alle 19.00
sabato, domenica e festivi dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 16.00 alle 19.00
lunedi chiuso – ingresso libero

Il Fai – delegazione di Lodi Melegnano – e la Fondazione Banca Popolare di Lodi, col patrocinio dell'Assessorato alla Cultura del Comune di Lodi, sono lieti di presentare la personale di Andrea Mariconti dal titolo Storia Naturale, che inaugura venerdi 7 settembre presso lo spazio Bipielle Arte di Lodi.. La mostra, curata da Emanuele Beluffi, è accompagnata da un importante volume edito da Skira ed e' realizzata in collaborazione con Federico Rui Arte Contemporanea.
Vengono presentate oltre cinquanta opere dal 2005 al 2012, per tracciare un primo significativo percorso antologico del giovane artista lodigiano classe 1978, che vanta al suo attivo già diverse e importanti esposizioni in Italia e all'estero.
La mostra si sviluppa attorno ai temi che contraddistinguono la raffinata ricerca pittorica di Mariconti, a partire dalla centralità del territorio e del paesaggio: le metafisiche (campi desolati dove covoni si stagliano come sculture e la luce nebbiosa “mangia” la scena); i boschi (dal titolo “the strange house in the wood”, a testimonianza di un percorso nel bosco come percorso interiore alla ricerca della propria identità); i paesaggi irlandesi e della Patagonia (in gran parte scogliere, dove il mare lotta con la terra per il proprio spazio vitale); i ritratti e le figure (memoria indelebile del passato). La tecnica con cui l'artista realizza queste opere si è evoluta nel corso del tempo, ma sempre utilizzando materiali naturali e quasi monocromi. La cenere, in primis, che legata all'olio bianco gli consente di ottenere una matericità dell'impasto pittorico; la terra, richiamo alle nostre origini e al radicamento sul territorio di ciascun individuo; l'olio combustibile esausto, materiale povero e difficilmente riciclabile, che trova nuova vita e dignità all'interno dell'opera d'arte.
«La cenere è per me corpo di un’eredità. In essa è custodita la memoria del territorio, la vita del legno combusto e purificato. Con la cenere incorporo nuovamente il tessuto dell’esistenza ridefinendo la materialità di ogni rappresentazione. Ogni colore è dato esclusivamente dalla cromia naturale di ogni materia. Gli oggetti, le sostanze, non sono simboli astratti, non vengono usati come metafore. Essi sono, nell’essenza», così spiega Andrea Mariconti.
«Per lui il colore è uno spreco, anzi un disturbo, perché distrae. Gli basta il grigio. Un grigio che non è colore ma una materia (per lo più cenere, altre volte cemento) che gli struttura, anzi modella il quadro e gli dà corpo col variare delle sue stesure e spessori. Bianco e cenere, sprazzi di luce attiva sull'inerzia della materia, ti portano ovunque; e il paesaggio, così tradotto in un'alternativa elementare si fa leggibile come un racconto scritto», scrive Fabrizio Dentice nella presentazione della mostra Quia Pulvis alla Galleria Pittura Italiana nel 2007.
Emanuele Beluffi, curatore della mostra, così descrive il lavoro dell'artista: “L’opera di Andrea Mariconti si inquadra in una prospettiva alternativa ma non aliena da quella che disinvoltamente si chiama la verità. Quantomeno e ancora una volta, la verità della pittura. I temi del suo lavoro - un lavoro che dialoga costantemente con la memoria e con il tempo, per l’uso di materiali carichi storia organica come olio e cenere e per quel tributo non solo formale al tempo come “secondo pittore” - sono rappresentati dal paesaggio e dalla figura. Questi sono gli elementi formali che si accompagnano agli elementi materiali della sua intera produzione, materiali preesistenti all’intervento pittorico provvisti di una storia biologica e pregni di umore simbolico: petrolio e cenere sono il sostrato della pittura, elementi che ricevono un intervento di trasformazione secondo un’ispirazione accostabile alla pratica alchemica. (…) Un’opera che in certo senso è una teoria del tutto, schermo plastico di ciò che vi è. E che rappresenta i tre regni vegetale (olio di lino e petrolio), minerale (gesso di Bologna) e animale (colla di coniglio) con i quattro elementi: la terra (il materiale di origine naturale), l’aria (le intemperie cui sono volutamente soggette le tele), l’acqua (le muffe), il fuoco (la cenere).”

Sabato 29 settembre la delegazione Lodi – Melegnano del FAI organizza presso l’Auditorium BPL un convegno a latere della mostra sul tema “I colori della terra”, un indagine sul rapporto instabile/conflittuale tra agricoltura e industria nel territorio della bassa lombarda con particolare focalizzazione sul Lodigiano.



ANDREA MARICONTI – CENNI BIOGRAFICI
BIOGRAFIA
Nato a Lodi nel 1978, vive e lavora a tra Cremona e Milano. Si laurea nel 2001 presso l'Accademia di Belle Arti di Brera, indirizzo Arti Visive, e nel 2006 in Scenografia e Discipline dello Spettacolo. Soggiorna in Kosovo nel 2005 e nel 2006 per un
progetto di arte terapia per bambini affetti da traumi psichici di guerra, ed è docente del laboratorio teatrale nel corso per allievi disabili presso il CFP di Lodi. Sempre nel 2005 partecipa ad un workshop tenuto da Anselm Kiefer in occasione della preparazione dell’installazione presso l’Hangar Bicocca I Sette Palazzi Celesti. Dal 2009 coordina e promuove laboratori artistici in ambito sociale in Sud Africa e Italia (orfani, psichiatria, problemi relazionali). Nel 2011 è vincitore del Premio UNESCO per l’Arte Contemporanea che garantirà delle esposizioni in 6 continenti durante il 2012. Del 2003 è la prima personale a Milano e dal 2004 viene presentato regolarmente nelle più importanti fiere di arte contemporanea.
Tra le recenti personali si ricordano: Aleifar, Galleria Rotta Farinelli (Genova, 2012); Ecumene|terra da abitare, Sala Telemaco Signorini (Portoferraio, 2011); La natura organica della memoria genera l’opera, Palazzo Comunale (Cremona, 2011) e Galleria Nuovo Spazio (Piacenza, 2011); I resti del tempo, Galleria Federico Rui (Milano, 2010); No more me, Bell Roberts Gallery (Cape Town, South Africa, 2009); Quia Pulvis, Galleria Pittura Italiana (Milano, 2007); Le ombre delle idee, Galleria L’Ariete (Bologna, 2007)

sabato 5 marzo 2011

Andrea Mariconti. La natura organica della memoria genera l’opera

Altro colpo messo a segno da Emanuele Beluffi. 
Molto interessante questa mostra di Andrea Mariconti che apre i battenti in queste ore a a Piacenza. Complimenti!


NuovoSpazio Arte Contemporanea 
viale Calzolai 24, Piacenza -
5 marzo - 16 aprile 2011

Catalogo con testi di Emanuele Beluffi e Aldo Benedetti 


www.gallerianuovospazio.it

Alchimia e ritualismo della pittura_di Emanuele Beluffi

V.I.T.R.I.O.L. Visita Inferiora Terrae Rectificandoque Invenies Occultum Lapidem (Acronimo del motto dei Rosacroce)

Credo che si possa inquadrare l’opera di Andrea Mariconti secondo una prospettiva alternativa, ma non aliena da quella che disinvoltamente chiamiamo la verità. Quantomeno e ancora una volta, la verità della pittura.

I temi dominanti del suo lavoro - un lavoro che dialoga costantemente con la memoria e con il tempo, per l’uso di materiali carichi di storia organica come olio e cenere e per quel tributo non solo formale al tempo come “secondo pittore” - sono rappresentati dal paesaggio e dalla figura. Il soggetto raffigurato, rispetto al recente passato, è passato però ora in secondo piano, per far posto allo sviluppo di geometrie e concrezioni che assolvono a quella funzione di termine medio che visivamente collega la diade paesaggio/figura, facendole richiamare mutualmente sia a livello formale che materiale.

Mariconti lavora con materiali preesistenti all’intervento pittorico provvisti di una vera e propria storia biologica e pregni di umore simbolico: petrolio e cenere sono il fondamento della sua pittura, ne rappresentano il sostrato potremmo dire. Questi elementi ricevono un intervento di
trasformazione secondo un’ispirazione accostabile alla pratica alchemica, riferimento, questo alla disciplina ermetica, che trae spunto non solo dal processo lavorativo del Mariconti, ma anche da ciò che si qualifica come un interesse disciplinare collaterale alla pratica della pittura.

I pittori sono anche validissimi cuochi e promettenti spagiristi! Del resto, potremmo
tranquillamente distinguere la produzione di Andrea Mariconti in opere al nero e in opere al bianco, secondo una scansione accostabile alle tre fasi della trasformazione della materia durante l’opus alchemicum! (l’opera al nero, l’opera al bianco e l’opera al rosso, quando la materia si dissolve, si purifica e si ricompone).

Ma i suoi lavori, realizzati con materiali di origine naturale come cenere, olio, petrolio, muffe, occasionano altresì un confronto sulla pittura - colta da un punto di vista per dir così organico - nonchè sulla memoria, secondo una prospettiva che si richiama al rapporto fra tradizione ed eredità. Infatti, piuttosto che una ricerca della pietra filosofale, anche se ne condivide in certo modo l’attitudine disciplinare in quanto lavorazione e trasformazione della materia, la ricerca di Andrea Mariconti si qualifica come studio matto e tributo della tradizione pittorica: impasti e imprimiture delle tele sono fatti secondo tradizione, come tradizionale è l’attenzione votata al materiale, qualità che rende la sua pittura per certi rispetti accostabile alla scultura, non solo per un semplice effetto retinico, ma soprattutto per un valore plastico che promana come un afflato materico da queste immagini destrutturate e pregne d’umor organico. Mariconti è un materialista della pittura e, visti gli addentellati con l’Alchimia, non poteva non esserlo! C’è sempre la materia, sotto.
L’ossequio alla tradizione della pittura lo rende in certo senso idealmente accostabile ai classici, come dire, in maniera totipotente: Mariconti è certamente giovane, troppo giovanissimo per figurare tra i classici, ma il modo e il rispetto con i quali si relaziona alla disciplina lo rendono un artista in grado di dire senza tema di smentita che noi siamo nani cresciuti sulle spalle dei giganti, perchè il presente acquista valore solo dal passato (non è passatismo, come griderebbe un futurista redivivo, è saper fare buona pittura. E del resto, anche Aristotele è un classico, dovremmo per questo forse smettere di leggerlo?).

Ma c’è anche un elemento cristico in queste opere: una qualità che, straordinariamente giustapposta alle suggestioni della disciplina ermetica, gli deriva dal carattere ritualistico del dipingere con olio e cenere, elementi principi della religione (facendo del relativismo all’incontrario: la “nostra” religione, ‘chè col Croce non possiamo non dirci cristiani). Una sacralità che contrassegna direttamente gli elementi lavorati, in primis la cenere, materiale sacro per eccellenza. E materiale filosofico, anche: non era forse l’oscuro Eraclito di Efeso (sia detto una volta per tutte: si pronuncia Eraclìto, con l’accento sulla “i”) a individuare nel «fuoco sempre vivente» il principio primo del Tutto? E la cenere, con la sua origine dal fuoco, non assolve nell’opera del Mariconti al medesimo effetto del principium individuationis? Un’opera che in certo senso è una teoria del tutto, schermo plastico di ciò che vi è. E che rappresenta i tre regni vegetale (olio di lino e petrolio), minerale (gesso di Bologna) e animale (colla di coniglio) con i quattro elementi: la terra (il materiale di origine naturale), l’aria (le intemperie cui a volte il Mariconti sottopone il proprio lavoro, lasciandolo, appunto, all’aria aperta!), l’acqua (le muffe), il fuoco (la cenere).

Ancora una volta abbiamo a che fare con la verità della pittura, o meglio del fare pittura, in un senso che solo per apparente paradosso passa attraverso la natura non mimetica dell’opera d’arte. Del resto, la verità non è non nascondimento?

domenica 6 febbraio 2011

La natura organica della memoria genera l'opera - Andrea Mariconti a cura di Emanule Beluffi

La mostra si inaugura il 19 febbraio, presso lo storico Palazzo Comunale - Sala dei Decurioni a Cremona. Sicuramente però  da non perdere l'incontro che si annuncia di seguito. Bravo Beluffi e molto interessante (come sempre) Maricotti


GIOVEDI’ 24 FEBBRAIO ORE 18: INCONTRO CON L’ARTISTA E IL CURATORE

Alchimia e ritualismo della pittura. Andrea Mariconti, o della partenogenesi dell’opera pittorica a partire dalla natura organica della memoria_di Emanuele Beluffi

V.I.T.R.I.O.L. Visita Inferiora Terrae Rectificandoque Invenies Occultum Lapidem_ (Acronimo del motto dei Rosacroce)


Credo che si possa inquadrare l’opera di Andrea Mariconti secondo una prospettiva alternativa, ma non aliena da quella che disinvoltamente chiamiamo la verità. Quantomeno e ancora una volta, la verità della pittura.

I temi dominanti del suo lavoro - un lavoro che dialoga costantemente con la memoria e con il tempo, per l’uso di materiali carichi di storia organica come olio e cenere e per quel tributo non solo formale al tempo come “secondo pittore” - sono rappresentati dal paesaggio e dalla figura. Il soggetto raffigurato, rispetto al recente passato, è passato però ora in secondo piano, per far posto allo sviluppo di geometrie e concrezioni che assolvono a quella funzione di termine medio che visivamente collega la diade paesaggio/figura, facendole richiamare mutualmente sia a livello formale che materiale.

Mariconti lavora con materiali preesistenti all’intervento pittorico provvisti di una vera e propria storia biologica e pregni di umore simbolico: petrolio e cenere sono il fondamento della sua pittura, ne rappresentano il sostrato potremmo dire. Questi elementi ricevono un intervento di
trasformazione secondo un’ispirazione accostabile alla pratica alchemica, riferimento, questo alla disciplina ermetica, che trae spunto non solo dal processo lavorativo del Mariconti, ma anche da ciò che si qualifica come un interesse disciplinare collaterale alla pratica della pittura.

I pittori sono anche validissimi cuochi e promettenti spagiristi! Del resto, potremmo
tranquillamente distinguere la produzione di Andrea Mariconti in opere al nero e in opere al bianco, secondo una scansione accostabile alle tre fasi della trasformazione della materia durante l’opus alchemicum! (l’opera al nero, l’opera al bianco e l’opera al rosso, quando la materia si dissolve, si purifica e si ricompone).

Ma i suoi lavori, realizzati con materiali di origine naturale come cenere, olio, petrolio, muffe, occasionano altresì un confronto sulla pittura - colta da un punto di vista per dir così organico - nonchè sulla memoria, secondo una prospettiva che si richiama al rapporto fra tradizione ed eredità. Infatti, piuttosto che una ricerca della pietra filosofale, anche se ne condivide in certo modo l’attitudine disciplinare in quanto lavorazione e trasformazione della materia, la ricerca di Andrea Mariconti si qualifica come studio matto e tributo della tradizione pittorica: impasti e imprimiture delle tele sono fatti secondo tradizione, come tradizionale è l’attenzione votata al materiale, qualità che rende la sua pittura per certi rispetti accostabile alla scultura, non solo per un semplice effetto retinico, ma soprattutto per un valore plastico che promana come un afflato materico da queste immagini destrutturate e pregne d’umor organico. Mariconti è un materialista della pittura e, visti gli addentellati con l’Alchimia, non poteva non esserlo! C’è sempre la materia, sotto.
L’ossequio alla tradizione della pittura lo rende in certo senso idealmente accostabile ai classici, come dire, in maniera totipotente: Mariconti è certamente giovane, troppo giovanissimo per figurare tra i classici, ma il modo e il rispetto con i quali si relaziona alla disciplina lo rendono un artista in grado di dire senza tema di smentita che noi siamo nani cresciuti sulle spalle dei giganti, perchè il presente acquista valore solo dal passato (non è passatismo, come griderebbe un futurista redivivo, è saper fare buona pittura. E del resto, anche Aristotele è un classico, dovremmo per questo forse smettere di leggerlo?).

Ma c’è anche un elemento cristico in queste opere: una qualità che, straordinariamente giustapposta alle suggestioni della disciplina ermetica, gli deriva dal carattere ritualistico del dipingere con olio e cenere, elementi principi della religione (facendo del relativismo all’incontrario: la “nostra” religione, ‘chè col Croce non possiamo non dirci cristiani). Una sacralità che contrassegna direttamente gli elementi lavorati, in primis la cenere, materiale sacro per eccellenza. E materiale filosofico, anche: non era forse l’oscuro Eraclito di Efeso (sia detto una volta per tutte: si pronuncia Eraclìto, con l’accento sulla “i”) a individuare nel «fuoco sempre vivente» il principio primo del Tutto? E la cenere, con la sua origine dal fuoco, non assolve nell’opera del Mariconti al medesimo effetto del principium individuationis? Un’opera che in certo senso è una teoria del tutto, schermo plastico di ciò che vi è. E che rappresenta i tre regni vegetale (olio di lino e petrolio), minerale (gesso di Bologna) e animale (colla di coniglio) con i quattro elementi: la terra (il materiale di origine naturale), l’aria (le intemperie cui a volte il Mariconti sottopone il proprio lavoro, lasciandolo, appunto, all’aria aperta!), l’acqua (le muffe), il fuoco (la cenere).

Ancora una volta abbiamo a che fare con la verità della pittura, o meglio del fare pittura, in un senso che solo per apparente paradosso passa attraverso la natura non mimetica dell’opera d’arte. Del resto, la verità non è non nascondimento?