RITENGO CHE SIA DOVERE DI CHIUNQUE E A MAGGIOR RAGIONE DI NOI ITALIANI, FARE DI TUTTO PER PROMUOVERE, SALVAGUARDARE E DIVULGARE L'ARTE IN TUTTE LE SUE ESPRESSIONI.
UNA SOCIETA' DISTRATTA SUI FATTI DELL'ARTE E' UNA SOCIETA' VOTATA ALL'IMPOVERIMENTO... E NOI, DA QUESTO PUNTO DI VISTA, LO SIAMO GIA' ABBASTANZA!






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Visualizzazione post con etichetta Emanuele Beluffi. Mostra tutti i post
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venerdì 8 settembre 2017

Beluffi, fortunatamente non è venuto a lavorare per me!




Emanuele Beluffi, fortunatamente non è venuto a lavorare per me. 

Si perchè dovete sapere che oltre 10 anni fa, un allora giovane e molto preparato Beluffi, si presentò ad un mio colloquio, dove cercavo nuovi dealer da inserire nella rete vendita della Casa d'Arte San Lorenzo. 
Venne scartato non tanto per la preparazione (indiscussa, ne sapeva abbondantemente più di me) ma per una bassa propensione alla vendita (e diciamocelo, per quanto possa essere affascinante, non è proprio un adone... Scherzo Beluffi, non te la prendere 😇). 
E ci ha guadagnato il mondo dell'arte...


Da allora ha iniziato un percorso di "libero scritto/pensatore", creando inizitive editoriali proprie e collaborazioni preziose. Senza però trascurare la cura di diverse mostre per numerose Gallerie lungo tutto lo stivale.

Certamente però, la parola scritta era e rimane il suo più grande amore. 
Uno stile personale, graffiante, a volte irriverente e spesso lontano dalle omologazioni tanto frequentida parte di chi scrive d'arte oggi.

Da qualche tempo ha creato un nuovo blog: 


E' normale che ne consigli la lettura.
Per lo stile in cui è scritto. Per quello che è scritto

giovedì 30 marzo 2017

A proposito de "LO SPIRITUALE NELL'ARTE E NON"

Ieri ho partecipato con piacere all'incontro "LO SPIRITUALE NELL'ARTE E NON" (vedi http://lastanzaprivatadellarte.blogspot.it/2017/03/lo-spirituale-nellarte-e-non-onorato-di.html) 

da sinistra: io, Tiziana Cera Rosco, Alessandra Redaelli, Emanuele Beluffi e la Signora...


Come sempre succede, quando mi capita di essere invitato a questo tipo di incontri, mi accorgo di quanto sia viva, nell'animo di alcune persone, la passione per l'arte ed i suoi accadimenti. Anche quando i pareri e le opinioni sono radicate su fronti decisamente differenti.

Un grazie a tutti coloro che sono intervenuti, agli organizzatori ed ai compagni di avventura.

p.s. In queste occasioni, tra l'altro si fanno sempre delle piacevoli scoperte. Ho conosciuto una grande artista, che ahimè non conoscevo, o meglio conoscevo solo di nome, merita di essere "indagata"...: Tiziana Cera Rosco

mercoledì 22 marzo 2017

Lo spirituale nell'arte e non - onorato di essere stato invitato

Onorato di essere stato invitato...



"Lo spirituale nell'arte e non"

Talk Show sull'arte contemporanea

ospita all' interno dell'allestimento del progetto espositivo: Santi Numi
di Antonella Casazza, Felipe Cardeña, Loredana Galante, Andrea Zucchi


Intervengono:
Emanuele Beluffi (
Giornalista, critico, curatore), Tiziana Cera Rosco (Artista), Roberto Milani, Alessandra Redaelli (Giornalista, critico, curatore) e gli artisti legati al progetto.

Preludio con Campane di Cristallo suonate da Andrea Zucchi (Artista).

Mercoledì 29 marzo dalle ore 18:00 
Via Carlo Imbonati, 81, 20159 Milano MI
 
evento FB

venerdì 25 settembre 2015

SERGIO PADOVANI. HEIMAT a cura di Emanuele Beluffi

A Bassano...

 

SERGIO PADOVANI. HEIMAT
a cura di Emanuele Beluffi

Bassano del Grappa (Vi), Piccola Galleria Arte Contemporanea
26 settembre – 15 novembre 2015
Inaugurazione sabato 26 settembre, ore 19
Ingresso libero

Completa la mostra un catalogo con testo critico di Emanuele Beluffi e intervista all’artista
Apre il 26 settembre 2015, nella nuova sede espositiva della Piccola Galleria Arte Contemporanea nel centro storico di Bassano del Grappa, la decima personale di Sergio Padovani dal titolo Heimat.
“Heimat”, termine tedesco polisemico che in italiano potremmo tradurre con “casa”, “piccola patria”, “luogo natio”, ha dunque in questa occasione una valenza estremamente simbolica:
"da un lato lo stallo del nostro senso di appartenenza, il (possibile) tramonto dell’Occidente, per dirla con Oswald Spengler, e dall’altro la testimonianza di questa stessa precarietà da un punto di vista speciale, l’”heimat” di Sergio Padovani, che denota il transitare di questo “senso di appartenenza” di quadro in quadro (estratto dal testo di Emanuele Beluffi)
Piccola Galleria Arte Contemporanea
via Matteotti 11 – Bassano del Grappa, Vicenza
info@piccolagalleria.com

martedì 22 settembre 2015

L'intervista che mi ha fatto Beluffi per Kriticaonline nella nuova rubrica "GALLERISTI, CHE GENTE"









L'amico Emanuele Beluffi, curatore intelligente ed ideatore di KritiKaonline, mi ha intervistato (per la seconda volta, a distanza di qualche anno), per il suo portale, all'interno della nuova rubrica "GALLERISTI, CHE GENTE".
 
Ecco cosa ne è venuto fuori...
 
 
 
 
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"A cosa serve l’arte? A niente. In un momento di crisi, come quello che si sta vivendo, non serve più nemmeno a fare soldi"
Così il gallerista Roberto Milani in un articolo scritto in esclusiva per un fogliuzzo kritiko tempo fa.
Son passati tre anni da quella zingarata editoriale (la nostra, non la sua) a kunstArt12 a Bolzano, ma pare che non vi sia granché di nuovo sotto il sole, almeno dal punto di vista dell’economia dell’arte, almeno dal punto di vista dell’Italia.
A farne le spese sono gli attori principali del business, i galleristi e gli artisti (‘ché senza questi non ci sarebbero nemmeno i primi).
Io sono un grande “fan” delle gallerie private: in un paese, l’Italia, in cui fare impresa è un’attività da eroi, gli oneri gravano tutti sulle loro spalle. Il confronto col settore pubblico, che fa le grandi mostre attraverso il Minculpop e gli enti inutili come le Regioni o le Province (abolite, ma reintrodotte surrettiziamente), è impietoso.
Forse dovremmo prendere esempio da Prada e Trussardi, fare i sarti e darci all’arte. Todos cabelleros sulla rive gauche dell’impegno.
Lo dico sempre, la politica dovrebbe stare fuori dalla cultura: lo Stato dovrebbe estinguersi (almeno da lì). Non ci vuole il Ministero per promuovere la cultura, ma un valido commercialista che, legibus solutus, realizzi, tanto per fare un esempio, una drastica riduzione dell’iva (ecco perché i quadrucci costano tanto signora mia!).
Quella del gallerista è la realizzazione più chiara  del processo economico chiamato reinvestimento degli utili.
Non vedrete mai un gallerista scorrazzare su una Lambo Sesto Elemento, a meno che non sia ricco di famiglia: il suo status economico infatti non glielo consentirà mai, dovendo costantemente reinvestire il fatturato di galleria in una serie di attività (mostre, fiere, cataloghi, comunicazione, viaggi et cetera, cui si aggiunge il “dazio” allo Stato) rispetto alle quali il vernissage, quel momento di cui parlan tutti, persino Sette del Corriere della Sera,  è solo l’aspetto cerimoniale e, a volte, nemmeno così importante. Dopo, resta ben poco per darsi alla dolce vita.
Per carità, “pescecani” (non mi riferisco a Gagosian: lui è noto con il soprannome di “squalo”) e cialtroni sono anche qui, ma si identificano facilmente. Come insegnava un vecchio spot tv, se li (ri)conosci li eviti.
In compenso, cittadine e cittadini, Roberto Milani lo conosco e non lo evito, al punto da inaugurare proprio con lui questa nuova rubrica kritiKa...
 
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Per continuare a leggere l'intervista vai su
 
 
 
 

mercoledì 29 luglio 2015

SULL'UTILITÀ E IL DANNO DELL'ARTE PER LA VITA (intervista kritika di Emanuele Beluffi a Camillo Langone)

Ringraziamento dovuto all'amico Emanuele Beluffi per la citazione nella sua ultima intervista a Camillo Langone... 



SULL'UTILITÀ E IL DANNO DELL'ARTE PER LA VITA 

(intervista kritika di Emanuele Beluffi a Camillo Langone)

opinione di emanuele beluffi sul sistema dell'arte:
Ma, allora (e questo il senso della domanda posta a Camillo Langone) l’arte contemporanea è cosa di tutti o cosa loro? Qual è, veramente, il ruolo dei fruitori nell’arte contemporanea? Mia opinione: non è come guardare un film, una partita di scherma o il lancio di un satellite in orbita. Credo che il rapporto pubblico/arte contemporanea sia simile al rapporto lettori/quotidiani, o al rapporto cittadini/parlamentari.
Siamo veramente sicuri, per citare Francesco Bonami curatore della Biennale 2003 con titolo La dittatura dello spettatore, che il pubblico possa esercitare un tale potere in arte? O non saranno piuttosto vere le parole di Bertolt Brecht, per cui “Se votare servisse a qualcosa, non ce lo farebbero fare”?
CONTINUA A LEGGERE http://wp.me/p2Ogdp-2x7



mercoledì 25 marzo 2015

La Passiflora non è una passeggiata en plein air - di Rita Vitali Rosati

La Passiflora non è una passeggiata en plein air


Immagine in linea 1

di

Rita Vitali Rosati




Giovedì 26 marzo 2015, alle ore 17.30 presso la Chiesa di San Vito in Pasquirolo a Milano, Largo Corsia dei Servi 4 (p.zza San Babila), verrà presentato il libro/catalogo La Passiflora non è una passeggiata en plein air. Relatori: Emanuele Beluffi e Iaia Barzani. Presenta Paolo Tempo.

Questo è il titolo, tra dramma e ironia del nuovo libro/catalogo fotografico di Rita Vitali Rosati (Vanilla edizioni, marzo 2013).

Introdotto dal testo di Paolo Nardon il libro si presenta come il risultato di una contaminazione tra immagine e testo arricchito con particolare cura da un’impaginazione dall’impianto ideativo anti classico, in grado di fornire una lettura su piani diversificati, creando così un luogo fisico altro, animato da altre presenze. Poetiche.
Sono ospitate le voci di Eugenio De Signoribus, Alessandro Moscè, Franco Loi, Maria Lenti, Francesco Scarabicchi, Anna Buoninsegni, Paolo Ruffilli, Enrica Loggi Gianni D’Elia, Maria Grazia Maiorino, Remo Pagnanelli, Guido Garufi, Nicola Monti, Natalia Thacyk, Bianca Varela.


“Passiflora nella natura. Passiflora nell’arte”, scrive Paolo Nardon, “Povera flora, della consunzione e del trapasso. Chi ama i fiori deve amarli anche nella dissoluzione”.



Rita Vitali Rosati, traduttrice da sempre di quel “disagio della civiltà”, indicato da Freud, circoscrive la sua ricerca privilegiando idee e concetti che si evolvono in immagini. Come in un’ ”arena”, facendosi essa stessa protagonista assoluta di un progetto infinito, l’artista, alternando uno sguardo per natura bipolare, osserva e registra l’eros drammatico della vita, come quello più ironico, per arrivare alla radice delle cose, ribaltandone i punti di vista. Le sue opere sono l’espressione di un’attitudine trasgressiva, forte ed agguerrita, destabilizzante, tipici di una volontà socialmente impegnata e libera. Coniugando il flusso del gioco, della favola, ai suoi dialoghi serrati sul “capitale umano”, invita così lo spettatore ad  interpretare anche il suo nonsenso, e le trame più nascoste. Consapevole che la coscienza del tempo è senza tempo.





Mostre personali recenti: 2014 “La Passiflora non è una passeggiata en plein air”, a cura di R. Peros e N. Štokić, Palazzo Ducale (Knezeva Palaca), Zara, Croazia; “La Passiflora non è una passeggiata en plein air”, a cura di M. Letizia Paiato, Associazione Yoruba, Porta degli Angeli, Ferrara; 2013 “In-tervista”, a cura di M. Becci, Ex Carceri “Le Nuove”, Torino; 2010 “Il Punctum di Rita”, Sponge Living Space, Pergola (PU), a cura di Massimo Raffaeli; 2010 “Alla scoperta del tempo perduto”, spazio espositivo Pake, Castelvetro (MO), a cura di Luca Panaro; 2008 “Metastasi”, L’inizio e la fine, Galleria Marconi, Cupra Marittima (AP), a cura di Claudio Libero Pisano; 2007 Rita Vitali Rosati a cura di Luca Panaro, “Piaggeria Arte”, Sassuolo (MO); 2001 “Inventario, fuori elenco”, Studio Cavalieri, Bologna; 2000 “Postcards”, Galleria Approdi, Roma, a cura di Francesca Pietracci.

Mostre collettive recenti: 2015 Setup-Artefiera Bologna, Sponge ArteContemporanea, Pergola (PU); 2014 “Occupazione CON-TEMPORANEA gli artisti scendono in piazza”, a cura di Sponge ArteContenporanea, Pergola, (PU); “BIO 50”, 24th Biennal of Design, Ljubjana, (Slovenia), a cura di Sponge ArteContemporanea; “Ibridi Fogli”, a cura di A. Baglivo e V. Pinto, Pinacoteca provinciale, Salerno; “Marche Centro d’Arte”, a cura di M. Letizia Paiato, Palariviera, San Benedetto del Tronto (AP); 2014 “La grande illusione”, a cura di M. De Leonardis, Gallery of Art, Temple of Rome, Roma;  2013 “Zaino in spalla”, a cura di Sponge ArteContemporanea e RAVE, Atelier Giorgi, Torino; “Così vanno le cose”, a cura di Sponge Arte Contenporanea, Indipendents 4, Art Verona; 2013 “Perfect Number”, a cura di Milena Becci, Sponge Living Space, Pergola, (PU); “Art.1 Costituzione Italiana”, a cura di Nikla Cingolani, Museo Civico Villa Collaredo Mels, Recanati, (Mc); 2012 ”Il corpo solitario. L’autoscatto”, a cura di Giorgio Bonomi, Palazzo Ducale, Senigallia; “Marche centro d’arte”, a cura di Luca Panaro, Galleria Marconi, Palariviera, San Benedetto del Tronto (AP); 2011 “4+4”, a cura di Victorya Marusic, Arsenal Hrvatska, (Croazia); “In corpo 012” BT’F Extra, Bologna a cura di Sponge ArteContemporanea; “Dalla performance al video”, galleria BT’F, Bologna, a cura di Emanuele Beluffi; “Naturacultura –Snaturati”, Galleria Marconi, Cupra Marittima (AP), a cura di Gloria Gradassi; “54esima Esposizione internazionale d’arte della Biennale di Venezia”, a cura di Vittorio Sgarbi, Mole Vanvitelliana, Ancona; “Contemplazioni d’arte…attendendo”, Ospedale Muraglia, Pesaro, a cura di Roberta Ridolfi; “Le petit Poucet”, luoghi vari, Fabriano (AN) a cura di Francesco Sala Stefano Verri, Davide Quadrio, 2010 “Marche Centro d’Arte”, galleria Marconi, Cupra Marittima, a cura di Dario Ciferri; ”Manifesti d’Artista 2010”, Trieste, a cura di Maria Campitelli; “Perfect Number”, Sponge Living Space, Pergola (PU), a cura di Carolina Lio; 2009 “Di sentimento in sentimento tra ragione e passione”, Rocca Paolina, Perugia, a cura di Roberta Ridolfi; “Alda e le altre”, galleria EnPleinAir, Pinerolo (To), testo critico di Michele Bramante; “Pro Vegetali Ignoti Artbook”, c/o Ciocca Arte Contemparanea, Milano.




Chiesa di San Vito in Pasquirolo
Largo Corsia dei Servi 4 
20122 Milano

martedì 27 gennaio 2015

Maurizio L'Altrella "Come in Cielo così in Terra" a cura di Emanuele Beluffi



Maurizio L'Altrella "Come in Cielo così in Terra" 
a cura di Emanuele Beluffi


Galleria Bianca Maria Rizzi & Matthias Ritter
Via Cadolini, 27, 20137 Milano

"[...] l’inedita produzione d’arte di Maurizio L’Altrella, un “mistico” della pittura che non lesina allusioni, cenni, confronti con la pratica del “viaggio” spirituale: intendendo qui il termine “viaggio” non nella sua accezione sessantiana di psichedelica memoria, bensì in quella meno compromessa con l’LSD di ripiegamento interiore, introspezione noetica (cari bambini: dal greco nous, cioè intelletto), discesa dentro di sé. Retroterra “teorico”, “mistico” appunto, che tuttavia si accompagna al riconoscimento del fare pittura: lavoro, studio, fatica, sofferenza, applicazione. La lordura della pittura. Che, come quella dell’esperienza, è indispensabile così a pensare come a dipingere [...]"

(Leggi qui - https://emanuelebeluffi.wordpress.com/…/pittura-e-misticis…/ - l'intervista completa di Emanuele Beluffi a Maurizio L'Altrella)

martedì 27 maggio 2014

LORIS DI FALCO - LA CITTA' CON LA CASA DI VETRO

LORIS DI FALCO
LA CITTA' CON LA CASA DI VETRO
Dal 28 maggio al 14 giugno 2014
77artgallery- corso di Porta ticinese 77
vernissage 29 maggio 2014 dalle ore 19 alle ore 23
da lunedì a sabato dalle ore 15 alle ore 19
77artgallery@gmail.com

Testi critici di Emanuele Beluffi e Giovanni Frangi


Vestigia, rovine personali. L’ultima serie di Loris Di Falco, La città con la casa di vetro¸ non è solo un tributo a questa città che sale nel corso del rinnovamento urbanistico/architettonico occasionato dal grande evento (che non è il judgement day bensì la grande exposition universelle), ma anche e soprattutto il riconoscimento (e l’esaltazione) della sua vita silente, che palpita dalle rovine di luoghi dismessi dove le ataviche vestigia parlano il loro affabile silenzio. Che è anche il silenzio di un fare arte in cui il personale si trasfigura nell’ universale. Perché questo, e non altro, è fare arte. Stille leben, traduzione del Tedesco che l’Italiano, incarnando una tradizione mortifera, traduce con natura morta. Fotografia ma non solo. Vita silente ma non solo.
Emanuele Beluffi

giovedì 3 aprile 2014

CHRISTIAN ZUCCONI | LEVIATHAN | BIANCA MARIA RIZZI & MATTHIAS RITTER | MILANO



Christian Zucconi
LEVIATHAN
a cura di Emanule Beluffi
8 aprile - 17 maggio 2014
BIANCA MARIA RIZZI & MATTHIAS RITTER 
via Cadolini 27 Milano
Milano

La personale di Christian Zucconi negli spazi milanesi della Galleria Bianca Maria Rizzi & Matthias Ritter a cura di Emanuele Beluffi si propone di raccogliere una rappresentanza di ogni ricerca estetica intrapresa dall’artista negli ultimi cinque anni. Dalla scultura, alla fotografia fino al video, ogni aspetto del lavoro di Zucconi è esposto come insieme unitario di uno studio interamente dedicato al corpo umano.

Durante la mostra verrà effettuata una performance, in occasione della quale sarà data ai visitatori la possibilità di spaccare, in prima persona e con le proprie mani, una scultura in pietra di Christian Zucconi, successivamente “ricucita” dall’artista secondo il suo metodo di lavorazione. Sarà quindi possibile assistere, in una galleria privata, a un evento inedito per due ragioni: innanzitutto perché in tal modo il pubblico potrà contribuire attivamente a una fase fondamentale e “topica” del lavoro di Zucconi. In secondo luogo perché – diversamente da quanto accade usualmente negli spazi espositivi -, non solo sarà possibile toccare e manipolare un’opera in mostra, ma anche perché in tal modo il visitatore, partecipando attivamente al processo creativo, darà letteralmente l’impronta di sé a un’opera unica, irripetibile e totalmente personale.

lunedì 24 marzo 2014

GIACOMO VANETTI “Fotofinish” a cura di Emanuele Beluffi



The Balcony

GIACOMO VANETTI

“Fotofinish”

a cura di Emanuele Beluffi

The FORMAT
Contemporary Culture Gallery
Via Giovanni Enrico Pestalozzi 10 Int.32
20143 Milano

The Form
at – Contemporary Culture Gallery è lieta di presentare: “Fotofinish”, solo show di Giacomo Vanetti a Milano a cura diEmanuele Beluffi. Opening 3 Aprile 2014 ore 18.00 

http://www.kritikaonline.com/giacomo-vanetti-fotofinish/

evento Fb

mercoledì 11 dicembre 2013

Io? un capitano coraggioso... così dice Beluffi



Emanuele Beluffi


Devo sinceramente ringraziare l'ottimo Beluffi per la considerazione e, mi sembra il caso di dirlo, la sopravvalutazione, che mi attribuisce, citandomi in un suo pezzo, in ottima compagnia, apparso oggi sulle pagine web di Kritica (http://www.kritikaonline.com), mentre descrive con nitida chiarezza il lavoro della brava Ilaria Facci.

Sperando vivamente di conquistare, prima o poi, il titolo di "Capitano coraggioso".... ringrazio ancora ed invito alla lettura!

leggi l'articolo originale su:


lunedì 4 novembre 2013

Beluffi per NERO...

Della mostra colletiva NERO, curata da Emanuele Beluffi per la Galleria Bianca Maria Rizzi & Matthias Ritter, e che vede tra gli altri, come artisti invitati anche Marco Fantini, Fabio Gianpietro, Svetlana Grebenyuk, Francesca Manetta ed Emila Sirakova, vi ho già parlato nel post http://lastanzaprivatadellarte.blogspot.it/2013/10/nero-cura-di-emanuele-beluffi.html. Ora il testo integrale dello stesso Beluffi che accompagna la mostra...




"QUANDO È TUTTO NERO LA LUCE È AL SUO PIENO!" (detto di una fattucchiera)
Non è un paradosso che col nero c’entri la luce. Dev’essere un po’ come con la teologia negativa del monaco Duns Scoto che, per parlarci di Dio, ci diceva cosa Dio non fosse: prendi tutto quello che associ alla materia e toglilo, eccoti Dio. Il nero è assenza di luce. E, tanto per restare in tema e non farla fuori dal vasino, dev’essere un po’ anche come con la definizione dell’inferno secondo il teologo Ugo von Balthasar: l’inferno è vuoto.
Ecco, il nero è vuoto (di luce). Definito sempre per toglimento. Ma è brutto - e furbetto - definire una cosa dicendo cosa essa non è, a meno che tu non sia Wittgenstein che alla fine del suo Tractatus logico-philosophicus ci disse «vi ho pigliati per il culo, perché quel che avete letto fin qui non è affatto importante, ciò che conta veramente non ve l’ho detto perché è ineffabile». E nemmeno puoi corteggiare una donzella presentandole da subito le qualità che non hai: non è affatto rassicurante.
Il nero non riflette la luce, ma anzi l’assorbe totalmente: ecco perché tutti i buchi sono neri.
Il nero non è propriamente un colore e anzi, come tutti gli altri colori (e quindi, per la proprietà transitiva, come lo stesso mondo là fuori), non è altro che un’impressione. Nella fattispecie, un’impressione visiva (noi e il mondo là fuori altro non siamo che impressioni e idee e rappresentazioni, ma questa è un’altra storia, andatevi a riguardare Matrix).
Il nero viene, da tempi immemori, associato a determinazioni negative, brutture, miserie, paura, mistero, sporcizia, incertezza (“la polizia brancola nel buio”, tanto per citare il luogocomunismo dei più frequentati), ma vi sono anche non indifferenti determinazioni positive: il nero snellisce. E in fin del conto Black Dahlia è uno dei meglio riusciti romanzi di James Ellroy (e come non citare il lungometraggio Il profumo della signora in nero, che tutti avrete sicuramente visto?).
Questo è il tempo per le streghe. E per gli artisti. Proprio perché buio, mediocre, pericoloso e precario, il medioevo contemporaneo necessita di una spallata: dev’essere mascariato, denunciato, stigmatizzato da chi sa che il re è nudo. E chi, in tempi di assuefazione alla scontatezza, di omologazione al belvedere, all’igiene mentale e all’attitudine politicamente
corretta (ma perché?, perché adesso le sigarette si devono spegnere da sole?), chi meglio del deviante (e quindi la strega, il diavolo, lo zingaro, il tossico, il matto, il marxista, l’anarchico individualista e l’uomo nero) può porsi chiaramente in antitesi all’attuale edu- castrazione di massa? Ma su tutti può l’artista: perché, se l’arte contemporanea è (anche) fedeltà al presente, allora nessuno meglio dell’artista (che è sempre un cretino, Duchamp ce l’insegna) può funzionare da detonatore culturale e vettore della glikoclastìa (glikoclastìa è un termine che mi sono inventato adesso e nasce dall’unione delle parole di origine greca glykys (γλυκύς) = delizioso e klázo (κλάζω) = distruggo), di cui il gusto corrente ha tanto bisogno.
Ecco allora il senso di quest’opera al nero. Nero in riferimento all’immediatezza visuale ma non solo e non necessariamente. Ventitre artisti diversi per età, ricerca visiva e mezzo espressivo - pittura, scultura, video, disegno e fotografia, accomunati da una black attitude: cattive ragazze e cattivi ragazzi, oscuri, tortuosi, drammatici, ironici, visionari, profondi, raffinati, metafisici, affatto rassicuranti e deliziosi. Neri, per fattura artigianale e / o visuale. I soggetti oggetti sono il volto, la metamorfosi e la metromorfosi (la mappa dell’urbe è quella del derma e quella del soma!), lo scherzo, il perturbante, l’organico e l’inorganico, il canto del corpo e il suo svuotamento, il reale e l’irreale quotidiano, la perversione, il sogno e le creature della notte senza fine. Per un’estetica dell’eccesso.
Perché è novembre e s’ode e si scorge da lungi la slitta con le renne, ma col cazzo che NERO è la mostra di Natale. 

Emanuele Beluffi 

evento fb
https://www.facebook.com/events/1384362918470716/?ref_dashboard_filter=upcoming 

lunedì 28 ottobre 2013

NERO. a cura di Emanuele Beluffi

Grande mostra, grandi artisti, grande evento!
Bravo Beluffi!
Ci sono, fra gli altri:
Marco Fantini, Fabio Gianpietro, Svetlana Grebenyuk, Francesca Manetta, Emila Sirakova... insomma da non perdere!!!
 


Venticinque artisti diversi per età, ricerca visiva e mezzo espressivo - pittura, scultura, video, disegno e fotografia. Accomunati da una black attitude. Cattive ragazze e cattivi ragazzi, oscuri, tortuosi, drammatici, ironici, visionari, profondi, raffinati, metafisici. Il volto, la metamorfosi, lo scherzo, il perturbante, l’organico e l’inorganico, il canto del corpo e il suo svuotamento, il mondo là fuori e l’irreale quotidiano, la perversione, il sogno e le creature della notte senza fine. Per un’estetica dell’eccesso.

Galleria Bianca Maria Rizzi & Matthias Ritter
via Cadolini, 27
20137 Milano
M 347 3100 295
www.galleriabiancamariarizzi.com
info@galleriabiancamariarizzi.com

martedì 8 ottobre 2013

GIANCARLO BOZZANI PHÁNTASMA Spazio Rosso Tiziano, Piacenza

Giancarlo Bozzani, Exercitus mortuorum, 2013, olio acrilico e bitume su tela, 70x100 cm


GIANCARLO BOZZANI

PHÁNTASMA

Spazio Rosso Tiziano, Piacenza
 
INAUGURAZIONE: Venerdì 11 Ottobre 2013 ore 18.30

Termine mostra 30 ottobre 2013

via Taverna 41
29121, Piacenza


ΦΑΝΤΑΣΜΑ
(phàntasma)
 

L’immaginario di Giancarlo Bozzani è la parvenza di forme intuite. Vorrei innanzitutto, prima di immergermi in questo immaginario, spendere due parole sui fantasmi, non per stupirvi con effetti speciali – moi? jamais! –, ma per costruire un corridoio concettuale che consenta di accedere con agio al senso della sua inedita produzione artistica. Forse non tutti sanno che il termine greco phàntasma (φάντασμα) significa "apparizione" e non a caso Platone ci spiega come noi siamo inesorabilmente inchiodati a un mondo di ombre fugaci, essendoci la vera realtà, quella che sta al di fuori del ristretto circolo della nostre rappresentazioni, del tutto sconosciuta: quel che “sembra” non “è” affatto, si tratta solo di apparenza, fuoco fatuo e nulla più. Ecco perché i fantasmi sono così eterei! Diciamo quindi che le cose che appaiono nel mondo là fuori – sempre se vogliamo seguire don Platone sui suoi passi, naturalmente – hanno un grado di realtà “diminuito” rispetto alla vera realtà, che nella fattispecie dovrebbe prendere la forma delle cose come realmente stanno, cioè a prescindere dal fatto che noi siamo lì a guardarle. Ne discende che il mondo là fuori in fin del conto ha poca importanza, essendo la pallida imitazione di una realtà presunta più vera. E ne discende altresì che, tenendo per buona la concezione dell’arte come mimesis, da questo punto di vista – che però non è affatto il punto di vista dell’eternità! – le arti visive risultano doppiamente ingannevoli, in quanto imitazioni di un’imitazione. Ma a prescindere dalle dispute metafisiche circa la reale esistenza del mondo esterno e alla "veridicità" delle arti, ciò che veramente conta qui è la connotazione di termini come “parvenza”, “fantasma”, “apparizione”, “intuizione”, “immaginario”, “immagine”, perché non solo noi contemporanei stiamo vivendo in pieno l’epoca dell’immagine (Baudrillard docet, e se lo dice lui) e della realizzazione dell’immaginario – stiamo altresì potenziando la realtà diminuita con le applicazioni della realtà aumentata! – , ma anche e soprattutto perché in questa nuova serie artistica di Giancarlo Bozzani la raffigurazione di forme determinate, fissata sulla superficie pittorica, traduce nel linguaggio visuale dell’immagine l’apparizione fantasmatica di entità, corpi, soggetti, provenienti da una dimensione “altra”, epifenomeno, manifestazione collaterale di una “intravisione” noetica,
un’intuizione di forme slegata da connotazioni argomentative e razionali da cui prendono vita soggetti in qualche modo avvertiti, intuiti e che sopravvengono rispetto alla trama di un film pittorico già predisposta secondo il "metodo" della pittura d'azione: colate, getti, macchie spontanee di colore sulla tela – colore, che nella produzione artistica di Giancarlo Bozzani, è fondamentalmente uno solo, il Terra di Cassel. Come gli espressionisti astratti, Bozzani disputa il suo certamen con l'atto creativo, che nella fattispecie prende la forma di un confronto/scontro con la suaccennata “visione” a-razionale attraverso la quale appaiono, intuite e successivamente codificate via spatola, pennello e applicazioni su una superficie fatta di acrilico, olio e bitume, forme naturali che danno luogo a una narrazione: l'astrazione del gesto pittorico in Giancarlo Bozzani si fa figurazione, dalla trama del fondo oscuro e pittato con Terra di Cassel appaiono, si manifestano, creature che lovecraftianamante "sussurrano nelle tenebre", cavalli diabolici, monaci, streghe, teschi, Cristi perversi e le oscure figure della notte senza fine. Creature che non vengono definite anteriormente al farsi della pittura e nemmeno ricevono una precisa determinazione in corso d’opera, ma piuttosto sono surdeterminate, secondo quel che si dice nel linguaggio psicanalitico a proposito dei contenuti dell’abisso dell’inconscio, da più cause convergenti e secondo uno “schematismo” che è tutto dell’immaginario: la mano dell’artista non fa altro che “portarle fuori” dal loro fondo oscuro, che è in tutto e per tutto il fondo della tela, scavando e togliendo di spatola, come quando un archeologo porta alla luce le vestigia arcaiche di un’antica civiltà. Il risultato è dato da forme in via di apparizione che hanno del fantasmatico, intraviste nel film pittorico e oggettivate in un caos ordinato, dove la composizione proteiforme e magmatica di “entità” che potremmo definire extrafenomeniche rinnova, attraverso il far/si della pittura, quella “visione” apparentemente de-realizzante che è in tutto e per tutto un “portar fuori” i contenuti creativi di un abisso, quello dell’inconscio o anche un “luogo” del tutto immaginifico come un ipotetico “Altroquando” della pittura.
Emanuele Beluffi

mercoledì 26 giugno 2013

FILIPPO ROBBONI - MISSING a cura di Emanuele Beluffi

Succede a Bassano sotto l'attento sguardo di Emanuele Beluffi...




FILIPPO ROBBONI, CORPO E NON ALTRO
Piccola Galleria
Piazza dell'Angelo 2
Bassano Del Grappa
3 luglio - 30 agosto 2013Storici dell’arte e non, operatori del settore e maverick assoluti, filosofi di professione e lettori di inserti culturali della domenica concorderanno più o meno tutti nel riconoscere nella complicità uno dei tipi se non il tipo fondamentale delle relazioni che si instaurano fra un quadro e il suo osservatore. No, L’Urlo di Munch non occasiona nessun invito autocompiacente, ma qui non si sta parlando della complicità nel senso erotofilo del termine, né si sfruculia sugli intenti pedagogici di un quadro, che per sua natura non deve tener bordone a niente e a nessuno. Però. Però una relazione di partecipazione fra l’opera d’arte e il suo fruitore sussiste, fissa ed effettiva nel corso dei secoli, fedele a se stessa nelle variabili interpretazioni che pensatori e artisti e critici hanno teorizzato nei loro tomi prima e nelle lezioni conservate via podcasting poi. Si potrebbe ciurlar col manico citando come esempio il sommo Arthur Schopenhauer che dedicò all’arte visiva e alla sua relazione con l’osservatore un intero libro del suo capolavoro ottocentesco Il mondo come volontà e rappresentazione, si potrebbe sfangarla con Gombrich e la sua psicologia dell’arte nonché le ultime acquisizioni in filosofia e scienza cognitiva relative alla filosofia della percezione, ma la vita è breve e va corretta. E d’altro canto siamo stanchi di apporti metateorici al lavoro d’arte neutralmente complici del citazionismo extra artistico che si profondono in circonvoluzioni dotte su letteratura e cinema ma che del lavoro del pittore in questione non dicono nulla. Bando alle ciance, Filippo Robboni è un pittore che spacca e se qualcuno fosse alla ricerca di una pittura consacrata al corpo e alla corporeità nella sua produzione pittorica ci sguazzerebbe. In modo particolare fa specie che in una congerie artistica in cui il corpo va via come il pane (pittura, scultura, video e fotografia e ovviamente esperienze performative, ma in quest’ultimo caso la corporeità è un po’ come il mix vodka e vermouth, senza i quali non esisterebbe il vodka martini), il lavoro d’arte di Filippo Robboni si fonda sul corpo negandolo (insomma come la teologia negativa che descriveva Dio definendo cosa Dio non fosse): i soggetti di questo ciclo pittorico sono corpografie dei proprietari assenti della corporeità, privati della loro parte cosciente per mezzo del “toglimento” della parte oculare e di tutto il resto della storia, solo volti dai quali la pittura fa sgorgare la loro stessa essenza carnale trasfigurando la figuratività in una corporeità onnilaterale. La pittura di Filippo Robboni imprigiona i soggetti nella loro carne facendoli corpo totale e silente: l’identità è surdeterminata, non hanno alcunché da comunicare all’esterno né hanno bisogno di occasionare relazioni d’alcun tipo con l’osservatore. Nessuna empatia, nessun messaggio, il film pittorico di Filippo Robboni è ineffabile e lascia i soggetti prigionieri di se stessi in un rapporto tra finitezza umana e ciò che tale finitezza trascende: sono soli, non hanno appercezione, non hanno io cosciente, non cercano te che guardi, sono il microcosmo transitorio ed effimero ed enigmatico rispetto al quale persiste il ciclo del Tutto, il macrocosmo con le sue leggi eterne e oltreumane. Insieme all’essenza carnale, è l’accadimento (un tramonto, per esempio), che in questa nuova serie pittorica di Filippo Robboni sta lì e sopravviene in una maniera niente affatto tranquillizzante, in un circolo descrittivo dalla composizione “altra” (ciò che è evidente nella serie “geometrica” dei lavori in mostra, laddove il gruppo di opere a carattere “descrittivo” non fa che reiterare lo stesso concetto ma per mezzo di una figurazione eminentemente simbolica), negando fortemente qualsivoglia grado di empatia e relazione con l’osservatore, rispetto al quale anzi i soggetti stanno fissi e sussistenti in un tempo che non altrimenti si può definire se non eterno presente. Emanuele Beluffi

lunedì 27 maggio 2013

Susy Manzo. Preview di "giochi di ruolo"



Susy Manzo. Preview di "giochi di ruolo"
Studio dell'artista, via Bellini 2, Cusano Milanino (MI)
mercoledì 5 giugno ore 18'30

Susy Manzo apre il proprio studio per presentare in anteprima il progetto artistico “giochi di ruolo” avviato nel corso del 2012.

Le opere sfidano lo status quo della società patriarcale e la definizione convenzionale della famiglia come istituzione sociale e forma stereotipata dei ruoli maschile/femminile. La frequente ambiguità figurale di questi nuovi lavori ha un significato di rinnovamento: una proposta, piuttosto che una protesta, con cui l’artista trascende in modo apparentemente lieve ma in realtà forte e deciso i limiti imposti dall’edu-castrazione di massa.

Susy Manzo ha realizzato opere inedite che sono al contempo giocose (perché è nella fase ludica dello sviluppo infantile, che si cristallizzano i ruoli di genere consolidati in età adulta) e drammatiche (perché il “diverso” fa paura).

Nel descrivere la capacità delle opere di racchiudere stati diversi, Susy Manzo dice: ‘Se qualcosa è “senza etichetta” e non si può inquadrare in una struttura convenzionale, allora questo “qualcosa” crea subito disagio ’.

Seguendo i suoi molteplici mezzi espressivi (pittura, disegno, scultura), Susy Manzo esplora continuamente i limiti della società patriarcale fallocratica e delle sue stesse idee.
(Emanuele Beluffi)

sabato 13 aprile 2013

Da AAM 2013

Si è da poco conclusa la prima giornata di AAM (per info http://www.arteaccessibile.com/) ed è quindi doveroso pubblicare alcune immagini che sicuramente parlano più di molte parole. 
Primo consuntivo: senza ombra di dubbio un successo.

Elio Fiorucci Photo by Frattura Scomposta

Elio Fiorucci Photo by Frattura Scomposta
l'ingresso...

L' "icona " della fiera: Marco Chiurato

L'omaggio di Marco Chiurato a Sottsass (opera realizzata in zucchero)

l'opera di Daniele Alonge prima della censura,,,

una panoramica...

Omaggio a Fiorucci

Marco Pirovano e Marta Fumagalli

l'opera di Daniele Alonge dopo della censura,,,
Lo stand Casa d'Arte San Lorenzo

Lo stand Casa d'Arte San Lorenzo
la sal collina...

un'altra veduta...

di tutto un po'...

Premio d'arte AOP academy

l'installazione di Cazzaniga...
un po' di gente...

Anna Maria Brizzi e Fabrizio Grigolo

Patrizia Milani e Angela Loveday

Con Marco Chiurato

Con Pao

Con Rossella Faarinotti

Con Fortunato D'Amico

Con Emila Sirakova

Con Gio Lacedra

Gio Lacedra con Emanuele Beluffi