RITENGO CHE SIA DOVERE DI CHIUNQUE E A MAGGIOR RAGIONE DI NOI ITALIANI, FARE DI TUTTO PER PROMUOVERE, SALVAGUARDARE E DIVULGARE L'ARTE IN TUTTE LE SUE ESPRESSIONI.
UNA SOCIETA' DISTRATTA SUI FATTI DELL'ARTE E' UNA SOCIETA' VOTATA ALL'IMPOVERIMENTO... E NOI, DA QUESTO PUNTO DI VISTA, LO SIAMO GIA' ABBASTANZA!






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sabato 5 novembre 2016

Umberto Mariani Sinfonie di pieghe: la superficie introflessa

Alla Mudima arriva Umberto Mariani



Umberto Mariani Sinfonie di pieghe: la superficie introflessa
a cura di Gérard-Georges Lemaire
10 novembre - 10 dicembre 2016

La mostra alla Fondazione Mudima presenta una selezione di circa cinquanta opere di Umberto Mariani (Milano 1936) che, coprendo un arco temporale che va dal 1966 al 2016, ripercorrono la ricerca di uno tra gli artisti più significativi della sua generazione.
La formazione di Mariani nei lontani anni ’50 all’Accademia di Brera a Milano è avvenuta all’interno del clima neoclassico e di forte valenza tradizionale proprio della scuola di Achille Funi, fondatore e protagonista insieme a Sironi e Carrà del gruppo artistico del Novecento.
Alla metà degli anni ’60 Mariani trova la propria autonomia di linguaggio realizzando una serie di opere che lui chiama “oggetti allarmanti”, quadri che rappresentano strani umanoidi formati dall’assemblaggio di poltrone, cuscini, stivali, guanti, dipinti con la
“sapienza del mestiere” assimilata in quella “bottega del Quattrocento” concepita e organizzata come una fucina classicheggiante dal suo maestro Funi.
Già in queste prime prove compaiono con insistenza particolari di quelle pieghe che in seguito diventeranno protagoniste assolute del suo lavoro, dal giorno in cui Mariani deciderà di indirizzare la sua attenzione in modo esclusivo verso il “panneggio”, ovvero il
drappo, il tessuto, l’addobbo. La piega, da dettaglio circoscritto, viene dall’artista ripetuta all’infinito acquisendo ben altro significato: diviene sudario, sipario, drappeggio, cioè un tema che è stato centrale nell’arte occidentale dagli antichi greci fino a tutto il XVIII secolo. All’inizio e fino agli anni ’80 Mariani è pittore, e nelle sue opere la piega è dipinta. E’ però con i primi anni ’90 che l’artista scopre un materiale nuovo, il piombo, e con questo si affaccia al mondo della scultura. Con il piombo, che considera “un tessuto muto e pesante”, l’artista crea misteriose “sinfonie plissettate”. Si tratta di una lamina molto sottile e malleabile che consente all’artista di plasmare e modellare le forme più varie, spesso colorate con tinte monocrome. Nascono così opere sia in bassorilievo sia in altorilievo. Invece delle “superfici estroflesse” di artisti quali Castellani e Bonalumi, Umberto Mariani crea piuttosto delle “superfici introflesse”, poiché la piega, per sua costituzione, è sì un elemento che invade lo spazio, ma in profondità. Per questa ragione per Mariani il riferimento costitutivo non va allo Spazialismo e a Lucio Fontana, ma a una ricerca che affonda le sue radici in forme archetipe e in funzioni arcaiche che evocano sublimi bellezze.

Mercoledì 16 novembre in occasione dell’ottantesimo compleanno del maestro, sarà presentato il volume Racconto di 400 pagine, Edizioni Mudima, a cura di Gérard-Georges Lemaire, con testi inediti dello stesso curatore e di Julien Blaine, Béatrice Courraud, Véronique Emmenegger, Giorgio Fontana, Patrick Froehlich, Jean-Claude Hauc e Esther Ségal. Ciascuno di questi testi è ispirato ad un’opera in oro di Mariani. 
Il volume contiene inoltre una ricca antologia critica e numerose fotografie che documentano la vita e l’opera di Umberto Mariani.


Fondazione Mudima
Via Alessandro Tadino 26, 20124 Milano

giovedì 29 settembre 2016

Alla Fondazione Mudima, Milano: Daniel Spoerri Was bleibt

Il grande Spoerri alla Mudima di Milano. 
Un altro appuntamento da non perdere!


 

La Fondazione Mudima presenta per la prima volta in Italia l’ultimo ciclo di lavori di Daniel Spoerri. La serie di opere esposte consta di una trentina di Tableaux Pièges eseguiti dall’artista nel 2016 e intitolati Was Bleibt (Quello che resta), realizzati con gli oggetti recuperati da Spoerri direttamente dalla strada alla fine della giornata di mercato. Sono quindi gli oggetti avanzati, gli scarti degli scarti, quelli che apparentemente non interessano più a nessuno, non solo a coloro che in origine se ne sono disfatti, ma anche a quelli che, pur avendoli visti per strada in vendita, lì li hanno lasciati. Così però non ha fatto Daniel Spoerri che rintraccia, recupera e reinveste d’attenzione anche gli oggetti ultimi tra gli ultimi. Tutti questi oggetti, ritrovati da Daniel Spoerri nei mercatini, sono qui ripresentati come se fossero stati letteralmente prelevati dall’asfalto nelle stesse posizioni in cui giacevano. L’asfalto della strada ne costituisce infatti ancora il supporto su cui sono fissati, tutti conservati e bloccati dall’artista in una raccolta ideale, che è tanto un riferimento al gesto del collezionare, quanto all’idea della conservazione come traccia e memoria di situazioni vissute, di tradizioni e di costumi che delineano una sorta di ricostruzione archeologica del nostro tempo. 

In questo modo le opere di Daniel Spoerri ruotano attorno all’idea di fissare per sempre quanto il caso e la vita hanno naturalmente determinato, così come sono la manifestazione del tentativo dell’artista di conservare, di trattenere e di rimettere in circolo le tracce e la memoria di situazioni vissute, di tradizioni e di costumi passati. La memoria e la vita trascorsa, le loro connessioni e le infinite storie che parlano attraverso questi oggetti reietti e abbandonati, delineano così una sorta di ricostruzione archeologica e antropologica del nostro tempo, rivissuta attraverso la pratica creativa dell’arte.
Sono oggetti “sentimentali”, perché è come se trattenessero in sé le vite passate, e quindi concluse, di chi li ha posseduti e vissuti (usandoli e consumandoli, venerandoli, odiandoli, collezionandoli o anche semplicemente ignorandoli e abbandonandoli). Il valore soggettivo di ogni singolo oggetto rimane “dimenticato a memoria” nel Tableau Piége, in cui però due nuovi fattori vanno ad aggiungersi: in primo luogo l’invenzione dell’artista e del suo prelievo dalla strada al muro del museo, in secondo luogo l’effetto sempre diverso che ogni opera e ogni raccolta di oggetti avranno su chi le guarda, il che comporterà di volta in volta significati e associazioni personali e sicuramente inediti in quanto non previsti dall’artista all’inizio del suo lavoro. In questo modo l’opera di Daniel Spoerri è sempre stata, fin dai suoi inizi e poi in ognuna delle innumerevoli varianti da lui sviluppate intorno al tema del Tableau Piège fino al ciclo Was Bleibt, un ponte tra la vita dell’artista e quelle degli altri, vite evocate dagli oggetti usati nelle sue cene, o da quelli abbandonati e infine ritrovati dall’artista, con tutto quanto di inaspettato questi oggetti possono evocare in ognuno di noi.

Il catalogo in fase di preparazione contiene un'introduzione di Gino Di Maggio, un’intervista a Daniel Spoerri a cura di Hans Ulrich Obrist, un testo critico di Bazon Brock e Tex Rubinowitz.
La mostra resta aperta fino al 4 novembre 2016

Fondazione Mudima
Via Alessandro Tadino 26, 20124 Milano

mercoledì 11 maggio 2016

ICH BIN HIER a cura di Andrea B. Del Guercio

Beh, sono soddisfazioni, fra i sessantasette artisti dell’Accademia di Belle Arti di Brera, selezionati per la mostra alla Mudima, anche Gianmaria Milani...
 


 
ICH BIN HIER
Giovedì 19 maggio dalle ore 11:00 alle ore 20:00

Fondazione Mudima
Via Alessandro Tadino 26, 20124 Milano


ONE-DAY-EXHIBITION

- Ritratti fotografici di Andrea Sartori
- Libri e video d’artista di sessantasette artisti dell’Accademia di Belle Arti di Brera;
- Proiezione del documentario di Maurizio Monti per “Vivere d’Arte”

a cura di Andrea B. Del Guercio


Ich bin hier !
sessantasette foto-ritratti, libri e video d'artista,un documentario
di Andrea B. Del Guercio
All'origine del processo espressivo che ha dato configurazione ai fotogrammi di Andrea Sartori qui pubblicati sta la pagina web rispondente al tema iconografico dell'autoritratto; circa duecentocinquanta studenti, potenziali artisti delle diverse grammatiche visive, raccolti ordinatamente nell'Aula Teatro di Brera, si trovarono per alcuni lunghi minuti di fronte al ribaltamento della loro immagine nella popolazione artistica, anch'essa ordinata della schermata proiettata da Google. Al singolo volto del giovane ed al loro stare raccolti insieme per regolari file di sedie rispondeva uno 'squadrone' compatto che ha fatto la Storia dell'Arte, un sistema di 'fototessere dipinte' che hanno animato la storia del fare dell'arte, con le sue emozioni e i suoi drammi, tra sviluppi entusiastici e solitudini sconsolate, tra l'indipendenza autobiografica del Maestro e l'anonimato di un esercito di artisti rimasti nell'ombra. All'indefinita sensibilità di un giovane rispondeva l'autorità di un volto noto, alla creatività che si deve ancora esprimere si opponeva chi la propria storia l'ha detta, allo stare nel presente rifletteva una storia che, abbandonando la cronologia, si riportava alla contemporaneità attraverso l'atto rigenerante della fruizione sensibile. Volti che guardano altri volti, occhi che si scrutano e si interrogano nel silenzio irreale della grande aula. Quella che doveva essere la prima lezione del nuovo Corso di Storia dell'Arte Contemporanea, si era trasformata in un 'corto circuito' in cui gli sguardi producevano la babele linguistica del colore e del disegno, le materie e le esperienze umane, le battaglie e le umiliazioni, i successi e la disperazione. " ...Giovane artista, cerchi un soggetto? Tutto è soggetto, il soggetto sei tu; lo sono le tue impressioni, le tue emozioni di fronte alla natura. E' in te stesso che devi guardare, non al di fuori di te". Eugene Delacroix 
 

giovedì 19 febbraio 2015

ROBERTO CODA ZABETTA FILM# 00 – 56 alla Fondazione Mudima - Milano

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ROBERTO CODA ZABETTA
FILM# 00 – 56
Con testo critico di Ilaria Bonacossa

11 marzo – 8 aprile 2015
Inaugura martedì 10 marzo, ore 18

Fondazione Mudima presenta, dall’11 marzo all’8 aprile 2015, negli spazi di via Tadino a Milano, la mostra personale di Roberto Coda Zabetta FILM# 00-56: venti tele inedite di grande formato che costituiscono l’anteprima di un progetto più ampio composto da cinquantasei lavori.

Il titolo dell’esposizione, FILM# 00-56, introduce alla nuova ricerca artistica di Coda Zabetta: una pittura che, oltre a non essere più figurativa, procede per stratificazioni sottili di materia, impalpabili pellicole, film appunto, di colore. Una materia non più densa, ma fluida e trasparente.
Ma anche “film” inteso come sequenza di 56 frame che raccontano la storia del cambiamento di un linguaggio.

Le opere in mostra contengono forme, luci, ombre e colori della natura che si condensano in un flusso atemporale e non figurativo di infinite informazioni. L’occhio scorre veloce, seguendo movimenti orizzontali, concentrici, verticali, emerge in superficie e velocemente si immerge in profondità. La visione è immediata, ma innesca un lento flusso di riconoscimento, di scoperta del processo pittorico, dei riferimenti, delle citazioni, delle fonti. Si produce un inconscio corto circuito: immagini mentali che non svelano, ma ri-velano (velano nuovamente), nel senso che mostrano e insieme nascondono quell’invisibile cui l’immagine rimanda. La ricerca di ciò che è ‘irrappresentabile’ dell’altro del mondo, un movimento verso l’alto o il basso legato alla necessità di trascendere le condizioni emotive dell’esperienza.

Nelle parole di Ilaria Bonacossa, autrice del testo in catalogo: "I nuovi lavori di Roberto Coda Zabetta sembrano giocare con i limiti dell'astrazione contemporanea attraverso un rapporto tattile e viscerale con i materiali pittorici classici che vengono 'forzati' in futuristiche trame. Queste grandi tele evocano sintetiche immagini digitali della nanotecnologia così come spazi siderali a milioni di anni luce da noi che nelle loro trasparenze sembrano omaggiare una tradizione nipponica millenaria di opere a china e acquarello su carta".

Per Roberto Coda Zabetta la pittura astratta è uno stato della mente che contiene forti limitazioni e infinite libertà: l’astrazione è, insieme, il luogo intimo dove si dimentica la ‘mente’, si scava negli strati del vissuto, degli insegnamenti, dei riferimenti, dove l’accumulazione dell’informazione si libera nel movimento dell’animo, nella visione, nella somma dei contrari e di tutto ciò che si sottrae alla compiutezza della percezione e della temporalità. E, contestualmente, è il luogo dove agire con infinita libertà riguardo a quei riferimenti, sapendo che, ciascun gesto è denso di riferimenti storici, ma che può essere usato, consapevolmente, al di fuori di ogni classificazione cronologica.

Corredano la mostra un catalogo, edito da Allemandi & Co., con testo critico e intervista all’artista a cura di Ilaria Bonacossa, e un video biografico, diretto da Jansen & Rodriguez e ArtAtWork, visibile sul nuovo sito www.robertocodazabetta.com.

Coordinate 

Titolo
 Roberto Coda Zabetta. FILM# 00-56
Con testo critico di
Ilaria Bonacossa
Date
11 marzo – 8 aprile 2015
Inaugura
martedì 10 marzo, ore 18
Sede
Fondazione Mudima, Via Tadino 26 – 20124 Milano
Orari
 lunedì - venerdì ore 11-13 / 15- 19.30. Sabato e domenica chiuso.
Ingresso
libero
Catalogo
 edito da Allemandi, con testo e intervista all’artista a cura di Ilaria Bonacossa
Progetto grafico
Katrin Schmitt-Tegge, Berlino
Video
prodotto da Black Mamba e diretto da Jansen & Rodriguez e ArtAtwork
Project Manager
 Cristina Merla cristinamerla@monaco.mc

Info al pubblico
Fondazione Mudima | t. 02.29409633 | info@mudima.net

Ufficio Stampa
NORA comunicazione - Eleonora Caracciolo di Torchiarolo
Via Roggia Scagna 10, Milano

giovedì 23 agosto 2012

Enrico Castellani/Guenther Uecker a Ca' Pesaro - Venezia


Mostra coprodotta da
Fondazione Musei Civici di Venezia Fondazione Mudima di Milano
Enrico Castellani/Günther Uecker
A cura di
Lóránd Hegyi e Davide Di Maggio
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Ca’ Pesaro,
Galleria Internazionale d’Arte Moderna, Venezia 1 Settembre 2012 / 13 Gennaio 2013
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Due grandi maestri dell’arte contemporanea, rappresentanti di rilievo dell’ultima generazione del Gruppo Zero - mai presentati insieme in Italia in un’esposizione museale - si ritrovano dopo quasi cinquant’anni per questa mostra allestita nei suggestivi ambienti al secondo piano di Ca’ Pesaro.
Presentano una selezione di lavori storici tra i più rappresentativi della loro produzione, oltre a opere recenti, alcune realizzate appositamente per l’evento.
Coprodotta dalla Fondazione Musei Civici di Venezia e dalla Fondazione Mudima di Milano, a cura di Lóránd Hegyi e Davide Di Maggio, la mostra offre un particolare confronto fra due contesti artistici, quello italiano e quello tedesco: due modelli di un’arte sistematica, concettuale ed anche sensoriale.
La presentazione in dialogo delle opere dei due artisti regala la possibilità di ripensare alle grandi linee dello sviluppo dell’arte nel secondo dopoguerra e di riflettere su una forma di concettualismo spirituale ma anche sensuale, un fenomeno tipico e profondamente europeo, elemento centrale nel lavoro di entrambi.
Una riflessione intellettuale e filosofica dunque, ma anche una grande ricchezza visuale per il pubblico, senza per questo essere né didattica né accademica.
Il percorso espositivo infatti costituisce l’occasione per ammirare una selezione dei più significativi lavori dei due artisti: Enrico Castellani espone una ventina di lavori scelti tra i più significativi e importanti del suo percorso fino ad arrivare ad opere più recenti.

Altrettante le opere di Günther Uecker, di grandi dimensioni e datate a partire dagli anni ’60.
La mostra suggerisce, attraverso una lettura particolare dei monumentali spazi di Ca’ Pesaro – Galleria Internazionale d’Arte Moderna, un importante riepilogo delle diverse tipologie del lavoro di Uecker e Castellani, dando l’opportunità di analizzare le posizioni dei due artisti che lavorano nello spazio e con lo spazio, interpretandolo secondo il proprio contesto socioculturale, antropologico e politico.
Accompagneranno l’esposizione due volumi, raccolti in un’unica edizione, ognuno dedicato a ciascun artista, editi dalla Fondazione Mudima e dalla Fondazione Musei Civici di Venezia.
Fondazione Mudima Milano


Informazioni per la stampa
Fondazione Musei Civici di Venezia
Riccardo Bon
T +39 0412715921 M +39 346 0844843

press@fmcvenezia.it ___
T +39 02760921
adele.bandera@aemedia.com
spazia.fiori@aemedia.com ___
Fondazione Mudima
Ufficio Stampa
Emanuela Filippi - Eventi e Comunicazione,
tel. +39.02.4547.9017 392.4150.276
eventiecomunicazione@gmail.com -
emanuela.ufficiostampa@gmail.com
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Enrico Castellani/Günther Uecker
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Ca’ Pesaro,
Galleria Internazionale d’Arte Moderna, Venezia 1 Settembre 2012 / 13 Gennaio 2013
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NOTE BIOGRAFICHE
Enrico Castellani, nasce nel 1930 in provincia di Rovigo. Nel 1957 si stabilisce a Milano, e diviene esponente attivo della nuova scena artistica. Stringe rapporti di amicizia e collaborazione in particolare con Piero Manzoni. Dopo prime esperienze di carattere informale, ispirate all'action painting americana, riconoscendo questo tipo di arte come maturo per un superamento, elabora con la collaborazione alla rivista Azimuth da lui fondata insieme a Manzoni, un nuovo inizio, che propone l'azzeramento totale dell'esperienza artistica precedente, basato su un nuovo patto con il progresso sociale.Tale azzeramento viene realizzato da Castellani insieme a Piero Manzoni e Agostino Bonalumi con l'utilizzo di tele monocrome (spesso totalmente bianche) estroflesse con varie tecniche in modo da creare effetti di luci ed ombre cangianti con l'inclinazione della sorgente luminosa. Si tratta di un'esperienza del tutto originale e considerata di fondamentale importanza nella storia dell'arte astratta del novecento, non solo per quanto riguarda la scena italiana, ma soprattutto di quella internazionale, la cui eco influenzò ed ispirò Donald Judd che in un articolo del 1966 definì Enrico Castellani padre del minimalismo.
Da allora Enrico Castellani avvia un percorso rigorosissimo di studio ed analisi delle possibilità fornite dall'estroflessione della tela mediante l'utilizzo di chiodi, centine e di sagome di legno e metallo inserite dietro la tela. Nel 1959 realizza la sua prima superficie a rilievo, dando vita ad una poetica che sarà la sua cifra stilistica costante e rigorosa e definendo ciò che la critica ha chiamato “ripetizione differente”, considerata da molti critici di estrema purezza, dove la ripetizione accuratamente scelta dei pieni e dei vuoti data dalle ritmiche estroflessioni della tela costituisce un percorso sempre nuovo, anche se coerente ed intenso.. Da allora il suo procedere continua a svilupparsi nell’ambito dell’estroflessione, ma nella sua compatta e coerente produzione ha realizzato e continua a farlo, opere che si discostano nettamente dalle superfici a rilievo, rivelando molto su temi a lui cari quali il tempo, il ritmo e lo spazio.
Günther Uecker nasce nel 1930 a Wendorf, Mecklenburg, in Germania. Scultore, scenografo e artista cinetico, compie i suoi primi studi artistici a Wismar e all’Accademia di Berlin-Weissensse dal 1949 al 1953, realizzando inizialmente opere nello stile del Realismo Socialista. Fino al 1957 frequenta l’Accademia di Düsseldorf e in questi anni esegue i suoi primi dipinti con forme in rilievo. Nel 1957 inizia a dipinge opere nei colori bianco, nero o rosso con una struttura di punti o linee verticali o orizzontali che ne ricopre completamente la superficie. Allo stesso
Fondazione Mudima Milano
Enrico Castellani/Günther Uecker
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Ca’ Pesaro,
Galleria Internazionale d’Arte Moderna, Venezia 1 Settembre 2012 / 13 Gennaio 2013
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anno risalgono i primi lavori a rilievo in cui fa uso dei chiodi, primo passo di una sperimentazione che lo porta in seguito a porre sulla superficie del quadro altri oggetti, come ad esempio turaccioli o tubi di cartone. La superficie ricoperta di chiodi si pone come antitesi alla superficie dipinta e consente nello stesso tempo all’artista di esplorare l’articolazione della luce attraverso le ombre create dai chiodi. Lavorando prima su sequenza matematiche regolari di chiodi, a partire dal 1960 l’artista introduce strutture organiche e realizza le sue prime strutture rotanti a forma di disco e le sue prime scatole illuminate (light boxes). Amico di Yves Klein, Heinz Mack e Otto Piene, nel 1961 fonda con questi ultimi il Gruppo Zero, che sviluppa interessanti ricerche cinetico visuali nell’ambito della nascente Arte cinetica, della quale rappresenta il versante tedesco. Interessata al movimento, quest’arte nuova ha inediti punti di contatto con la scienza e la tecnologia, rivelando inoltre agganci con il Dadaismo e il Futurismo. Il Gruppo Zero, diventa ben presto punto di riferimento e d’ispirazione di molte tendenze europee di quegli anni, come il Gruppo T ed il Gruppo N in Italia e varie sperimentazioni di Optical Art in tutta Europa. La sperimentazione di Uecker si esprime attraverso strutture oscillanti, sedie, tavoli e pianoforti ricoperti di chiodi, comprendendo dal 1966 anche progetti con la corrente ad alta frequenza e, dal 1969, progetti di grandi dimensioni all’aperto. I suoi lavori comprendono anche stampe monocrome a rilievo, films e la realizzazione delle scenografie e i costumi per le opere Fidelio (1974) e Parsifal (1976)
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Enrico Castellani/Günther Uecker
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Ca’ Pesaro,
Galleria Internazionale d’Arte Moderna, Venezia 1 Settembre 2012 / 13 Gennaio 2013
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INFORMAZIONI GENERALI
Sede:
Ca’ Pesaro - Galleria Internazionale d’Arte Moderna, Santa Croce, 2076,

Venezia
Apertura al pubblico: 1 settembre 2012 – 13 gennaio 2013
Orario: 10 – 18 (biglietteria 10 – 17), fino al 31.X; dal 1.XI 10 – 17 (biglietteria 10 – 16) Chiuso lunedì, 25 dicembre e 1 gennaio
BIGLIETTI

Intero: 10,00 euro
Ridotto: 8 euro
Ragazzi da 6 a 14 anni; studenti* da 15 ai 25 anni; accompagnatori (max. 2) di gruppi di ragazzi o studenti; over 65; personale* del Ministero per i Beni e le Attività Culturali; titolari di Carta Rolling Venice; soci F.A.I.*
Gratuito
residenti e nati nel Comune di Venezia; bambini da 0 a 5 anni; portatori di handicap con accompagnatore; guide autorizzate; interpreti turistici* che accompagnino gruppi; 1 gratuità ogni 15 biglietti previa prenotazione; membri I.C.O.M.
Fondazione Mudima Milano
INFORMAZIONI
capesaro.visitmuve.it info@fmcvenezia.it
call center 848082000 (dall’Italia) +3904142730892 (dall’estero)

PRENOTAZIONI
capesaro.visitmuve.it
call center 848082000 (dall’Italia) +3904142730892 (dall’estero)
*è richiesto un documento

domenica 4 dicembre 2011

InTralci a cura di Jacopo Perfetti

Anche l'ottimo Giovanni Manzoni Piazzalunga in questa bella iniziativa promossa dalla Fondazione Mudima. In Franciacorta fino al 22 dicembre...






Dall’1 al 22 Dicembre 2011 presso gli spazi della Fondazione Mudima di Milano, in via Tadino 26, il Consorzio Franciacorta presenta “InTralci 1961-2011" a cura di Jacopo Perfetti, una mostra-evento che ripercorre, attraverso l’arte contemporanea, le tematiche e l’identità del territorio della Franciacorta.

Durante l’ultima vendemmia, 10 creativi di provenienza internazionale (Italia, Francia, Polonia, Serbia, Spagna e Bolivia) sono stati invitati a trascorrere alcuni giorni nel territorio della Franciacorta. Alla scoperta dei luoghi, della storia, delle persone, dei sapori. Un approccio diretto e senza filtri che ha regalato un’ispirazione fortemente intrecciata con il territorio.



Opere diversissime tra loro eppure legate da uno stesso principio, rievocato con le degustazioni associate alla mostra. Performance basate sulle macchine agricole, installazioni poetiche in mezzo ai filari, dipinti, giochi di luce, murales e fotografia.

Giovanni Manzoni Piazzalunga



ARTISTI

TV Boy
Julien Breton
Paolo Bordino
DEM
Bros
ivan
Vladimir Jankovic
Pietro Masturzo
Giovanni Manzoni Piazzalunga
NeSpoon

VERNISSAGE Mercoledì 30 novembre 2011 ore 18:30

www.mudima.net
www.intralci.com
www.franciacorta.it