RITENGO CHE SIA DOVERE DI CHIUNQUE E A MAGGIOR RAGIONE DI NOI ITALIANI, FARE DI TUTTO PER PROMUOVERE, SALVAGUARDARE E DIVULGARE L'ARTE IN TUTTE LE SUE ESPRESSIONI.
UNA SOCIETA' DISTRATTA SUI FATTI DELL'ARTE E' UNA SOCIETA' VOTATA ALL'IMPOVERIMENTO... E NOI, DA QUESTO PUNTO DI VISTA, LO SIAMO GIA' ABBASTANZA!






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giovedì 22 settembre 2016

Firenze e l'arte contemporanea... riflessione personale...



Che l'arte contemporanea non sia popolare e alla portata di tutti, è risaputo...
Ma che attraverso l'arte contemporanea si possa produrre flussi di gente e di denaro è anche questo indiscusso (vedi ad esempio Christo ad Iseo). 
Senza parlare del peso culturale che porta in dote l'arte di oggi.

Ora qualsiasi altra città europea sarebbe ben lusingata di ospitare nell'arco di un anno personaggi del calibro di Jeff Koons, Jan Fabre, Paola Pivi, Ai Weiwei (solo per citare i più noti ed importanti)... 
tranne che a Firenze! 
Ogni giorno che passa trovo qualcuno, che abiti a Firenze o nelle vicinanze (che sia un libero cittadino, un artista o uno che si occupa di cultura o peggio ancora un amministratore), che non vomiti merda sulle proposte (attuali e di interesse internazionale), offerte dal capoluogo toscano. 

E' vero, Firenze è stata la capitale dell'arte e della cultura per secoli, la culla della lingua italiana, il museo a cielo aperto per eccellenza, la patria del Rinascimento... ma perchè si deve fermare a ciò?
Non potrebbe essere anche un polo internazionale per l'arte contemporanea? 
Perchè manca del tutto una basilare apertura al nuovo? E' solo questione di ignoranza o c'è altro? 
Ottusità? Presunzione? O semplicemente provincialismo? 
Io non trovo risposte. 

So solo che queste continue critiche, questo insistente "schierarsi contro" che leggo, sento, percepisco ovunque, mi lascia perplesso, basito, sconfitto. 

Dove è finito quello spirito di rinnovamento, quella necessità di nuovo, quel gusto per la scoperta che ha fatto sì che la Firenze medicea fosse la città più contemporanea del Rinascimento ed ora a distanza di secoli sia ancora lì, ferma con le quattro frecce accese, ad aspettare che torni un nuovo Lorenzo il Magnifico a far comprendere che "nuovo può essere anche bello"?

Io non trovo risposte...

lunedì 9 maggio 2016

Record per Cattelan: 17,2 milioni di dollari!



17,2 milioni di dollari è la cifra record raggiunta all'asta a New York, da Maurizio Cattelan con il suo HIM, il piccolo Hitler incinocchiato come se volesse chiedere scusa...



E Jeff Koons, con One Ball Total Equilibrium Tank (Spalding Dr.J Silver Series (1985) ha fatto 15,3 milioni di dollari (alla faccia degli amici fiorentini che hanno tanto osteggiato la presenza di Koons in piazza della Signoria... vedi http://lastanzaprivatadellarte.blogspot.it/2015/09/jeff-koons-in-florence.html).

Ma le soprese non sono finite... le notizie dagli States confermano la tendenza verso il consolidamento delle quotazioni e in tempi di ripresa, tutto ciò conferma la fiducia del mercato.



Una menzione va fatta anche su la brava Paola Pivi (anche lei di recente esposta a Firenze e criticata abbondantemente... vedi http://lastanzaprivatadellarte.blogspot.it/2015/12/untitled-project-di-paola-pivi-palazzo.html), che con la sua fotografia Untitled (Donkey), ha stabilito il suo nuovo record mondiale: 227,000 dolari...

Nel totale il risultato dell'asta di Christie's “Destinato a fallire" ha ottenuto 39 lotti, aggiudicati per un totale di 78.123.250 dollari... direi che non è poco!

fonti:


sabato 16 aprile 2016

Jan Fabre a Firenze...

Lo avevo annunciato tempo fa (vedi http://lastanzaprivatadellarte.blogspot.it/2016/01/firenze-ed-il-contemporaneo.html) ora mi domando, anche Jan Fabre sarà (non) accolto come Jeff Koons?



Una tartaruga gigante in piazza Signoria, un uomo che misura le nuvole con un metro sull'arengario di Palazzo Vecchio, un mappamondo fatto di scarabei e un teschio, anch'esso assemblato interamente con scarabei, che addenta uno scoiattolo impagliato nel museo dell'antica sede comunale: sono le Spiritual Guards di Jan Fabre, le opere protagoniste della mostra dell'artista belga a Firenze che andrà avanti fino al 2 ottobre, ampliandosi presto, dal cuore del centro storico, negli spazi del Forte Belvedere. Verranno esposti un centinaio di lavori realizzati da Fabre tra il 1978 e il 2016. Due le opere in piazza della Signoria.
    Una di queste è Searching for Utopia, tartaruga grande 6 metri di bronzo silicato posta vicino al monumento equestre di Cosimo I, capolavoro rinascimentale del Giambologna; la seconda è The man who measures the clouds (american version, 18 years older), posta sull'Arengario di Palazzo Vecchio, tra le copie del David di Michelangelo e della Giuditta di Donatello.

Fonte e foto ANSA 

vedi l'articolo originale su:

mercoledì 23 dicembre 2015

Dopo Koons arriva Ai Weiwei a Firenze...



Dopo Koons arriva Ai Weiwei a Firenze... nell'autunno 2016
Sembra vero, e siceramente lo spero anzi, me lo auguro, così come riporta il magazine ARTRIBUNE.
Nonstante il polverone sollevato dalla presenza dell'opera di Jeff Koons, in piazza della Signoria, la capitale del Rinascimento sta col tempo ritirando fuori quella sua vocazione naturale che possiede da sempre nei confronti dell'arte. 
Arte sempre stata contemporanea e fatta dai contemporanei! 
Come lo erano Michelangelo e C. nella loro epoca e come lo sono Ai Weiwei, Koons e la nostrana Paola Pivi (vedi http://lastanzaprivatadellarte.blogspot.it/2015/12/untitled-project-di-paola-pivi-palazzo.html), oggi!




leggi l'articolo su Artribune su

sabato 3 ottobre 2015

A Firenze per Koons e a Palazzo Strozzi per Bellezza divina tra Van Gogh, Chagall e Fontana




Oggi, avendo finalmente una mezza giornata libera, mi sono regalato un pomeriggio a Firenze. Ovviamente, prima tappa di questa gita "fuori porta": Jeff Koons, del quale avevo già dato notizia qualche tempo fa... (Vedi http://lastanzaprivatadellarte.blogspot.it/2015/09/jeff-koons-in-florence.html). Rimango della mia opinione: MERITA! Anche se in effetti due opere soltanto, sono poche per far capire ai feroci conservatori, che hanno fatto e detto di tutto contro Koons in piazza della Signoria, l'intera poetica di questo grande contemporaneo.
Seconda tappa, Palazzo Strozzi per La mostra "Bellezza divina tra Van Gogh, Chagall e Fontana". Una bella mostra, ben concepita con un percorso assolutamente interessante e con alcune opere degne dell'attenzione di tutti... Merita la visita...


Renato Guttuso


Marc Chagall

Vincent Van Gogh

Pablo Picasso

Jean-François Millet

 


"Un’eccezionale mostra dedicata alla riflessione sul rapporto tra arte e sacro tra metà Ottocento e metà Novecento attraverso oltre cento opere di importantissimi artisti italiani, tra cui Domenico Morelli, Gaetano Previati, Felice Casorati, Lorenzo Viani, Gino Severini, Renato Guttuso, Lucio Fontana, Emilio Vedova, e internazionali come Vincent van Gogh, Jean-François Millet, Edvard Munch, Pablo Picasso, Max Ernst, Georges Rouault, Henri Matisse.

Grandi protagonisti della mostra sono capolavori come L’Angelus di Jean-François Millet, eccezionale prestito dal Museé d’Orsay di Parigi, opera che emana una religiosità atavica, un senso del sacro trasversale e universale; la Pietà di Vincent van Gogh dei Musei Vaticani, fondamentale perché – nonostante la vocazione religiosa e mistica – l’artista ha rappresentato raramente soggetti sacri, e lo ha fatto ispirandosi a opere di altri autori; la Crocifissione di Renato Guttuso delle collezioni della Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, opera emblematica con un’intensa connotazione politica che esprime, come Guernica, un
grido di dolore, la Crocifissione bianca di Marc Chagall, proveniente dall’Art Institute di Chicago, l’opera d’arte più amata da papa Bergoglio"

domenica 6 settembre 2015

JEFF KOONS IN FLORENCE

Questa veramente non è da perdere!!!


JEFF KOONS IN FLORENCE


Dal 25 Settembre 2015 al 28 Dicembre 2015
FIRENZE
LUOGO: Palazzo Vecchio
CURATORI: Sergio Risaliti
ENTI PROMOTORI:
  • Comune di Firenze
  • in collaborazione con Biennale Internazionale di Antiquariato di Firenze
COSTO DEL BIGLIETTO: Per la sala dei Gigli integrato al prezzo del biglietto di Palazzo Vecchio
TELEFONO PER INFORMAZIONI: +39 055 276 8531

COMUNICATO STAMPA: Firenze, 25 settembre 2015, per la prima volta, dopo circa cinquecento anni dalla messa in posa dell’Ercole e Caco di Baccio Bandinelli (1493-1560), una scultura originale di grandi dimensioni sarà collocata sull’arengario di Palazzo Vecchio. 
Si tratta di Pluto and Proserpina di Jeff Koons (1955), un'opera monumentale alta più di tre metri. 
Un evento eccezionale che inaugura il progetto In Florence, un programma ambizioso e innovativo che vede i protagonisti dell’arte del nostro tempo confrontarsi con gli spazi e le opere del Rinascimento fiorentino.

Jeff Koons In Florence è la mostra più attesa dell’anno: un confronto tra la provocante bellezza delle opere del geniale artista americano e i capolavori senza tempo diDonatello (1386-1466) e Michelangelo (1475-1564). I luoghi eletti del "dialogo” saranno la Sala dei Gigli in Palazzo Vecchio e Piazza della Signoria.  
La mostra,  organizzata da Associazione Mus.e e a cura di Sergio Risaliti, è realizzata grazie alle relazioni e al generoso contributo di Fabrizio Moretti, nuovo mecenate per l’arte contemporanea e per Firenze, già noto a livello internazionale come mercante d’arte antica. 

A Palazzo Vecchio sarà esposta Gazing Ball (Barberini Faun), opera realizzata nel 2013 appartenente alla serie denominata dall’artista Gazing Ball,  calchi in gesso di celebri sculture del periodo greco-romano cui l’artista ha aggiunto, in posizione di precario equilibrio, una sfera di colore azzurro brillante e dalla superficie specchiante. Un raffinato e attraente gesto concettuale per ribaltare e deviare lo sguardo dello spettatore dall’ammirazione dell’opera classica, quale immagine memorabile di pura perfezione, alla totalità dello spazio ambientale, in cui si riconoscono anche gli osservatori e i vari elementi che caratterizzano il contesto espositivo. Un lavoro che insiste sulla seduzione del calco in gesso, così puro, leggero, impalpabile, e la magia disorientante della sfera azzurra con la sua superficie riflettente come uno specchio. 
L’antico Fauno Barberini ( “Uno fauno a sedere più grande del naturale quale sta dormendo e tiene un braccio in testa”, Archivio Barberini, Roma, 1632) è una scultura di età imperiale - ispirata probabilmente a un opera in bronzo di epoca tardo-ellenistica.  Rinvenuto a Roma nei fossati di Castel Sant’Angelo intorno al 1624, il  marmo entrò nella collezione del Cardinale Francesco Barberini nel 1628,  per poi arrivare in Germania agli inizi dell’Ottocento, dove è conservato presso la Gliptoteca di Monaco. Alcuni restauri della scultura furono eseguiti, già all’epoca del rinvenimento, dalla bottega di Gian Lorenzo Bernini (1598-1680) o da lui medesimo.
Koons spiega in questi termini il senso del suo lavoro: “Ho pensato a Gazing Ball guardando per molti anni sfere di questo genere. Ho voluto affermare la perentorietà e la generosità della superficie specchiante e la gioia che scatenano sfere come queste. La serie Gazing Ball si basa sulla trascendenza. La consapevolezza della propria mortalità è un pensiero astratto, e a partire da questa scoperta uno inizia ad avere coscienza maggiore del mondo esterno, della propria famiglia, della comunità, può instaurare un dialogo più vasto con l'umanità al di là del presente”.
La sfera deve essere letta  come simbolo o archetipo della perfezione del cosmo, dell’Uno, dell’infinito e dell’eterno - come nel Timeo di Platone -, ma tale idealità  è contraddetta dalla posizione arrischiata in cui l’oggetto sferico si trova, posto com'è sulla coscia sinistra del giovane Fauno, nonché dalla superficie che riflette il transeunte, il molteplice, il mondo della vita.
Gazing Ball prende il nome dalle sfere specchianti, scoperte tante volte da Koons nella casa d'infanzia in Pennsylvania: ammalianti, incantevoli oggetti ornamentali prodotti per la prima volta a Venezia nel tredicesimo secolo, divenuti poi famosi nel diciannovesimo secolo durante il regno di Ludovico II di Baviera che li usava per decorare i giardini dei suoi palazzi, quindi arrivati in Pennsylvania attraverso gli Europei. Il potere incantatorio di questi oggetti risiede nel fatto che a chi guarda ad essi viene concessa la possibilità di vedere dietro le proprie spalle e fino agli angoli più lontani, con effetto panottico e anamorfico, assorbendo all’interno della stessa superficie il proprio riflesso e ogni altro elemento intorno al proprio corpo. Forme affascinanti, magiche, piacevoli anche per la loro leggerezza (si tratta di sfere di vetro soffiato) e per la loro associazione con il gioco infantile. Data la loro estrema fragilità sono anche associate all'effimera durata della vita umana – così come le bolle di sapone cui spesse volte vengono associate. Ecco perché la sfera, simbolo di perfezione, spesse volte è associata al tema della malinconia, stato d'animo provocato dal confronto dell'animo umano con l'incommensurabile.  Come afferma Koons: "La serie denominata Gazing Ball  ha alla base lo “sguardo del filosofo” che giunge alla trascendenza attraverso i sensi  per poi dirigere la nostra visione verso l’eternità tramite la pura forma e l’idea”.
La scelta di installare il Fauno nella Sala dei Gigli, fastoso ambiente, decorato con pregevoli affreschi di Domenico Ghirlandaio (1449-1494), e una finta tappezzeria impreziosita dalla presenza di gigli d'oro -emblema angioino in campo azzurro- nasce dalla volontà di creare un dialogo tra il linguaggio rinascimentale e quello contemporaneo. La sala ospita anche l’originale in bronzo della Giuditta e Oloferne (1457 circa) di Donatello, una delle sculture più fascinose e significative del Quattrocento italiano. Di fronte al capolavoro donatelliano - Giuditta implacabile punitrice di Oloferne, intorpidito dalla bellezza virginale della giovane eroina, poi fiaccato dal vino, infine decapitato - il Fauno Barberini -nella versione rivisitata di Koons- si presenterà al pubblico ancora nella sua provocante posa, esempio di una bellezza non volgare, sebbene spinta al limite dell’osceno. La plateale esibizione del nudo, con i genitali in bella mostra, la posa sensuale, indice di una potenza sessuale selvaggia sembrerà provocare la stessa Giuditta, punitrice degli eccessi libidinosi, della perdizione sessuale, come simboleggiano i baccanali scolpiti a bassorilievo nel basamento. La sfera specchiante e di colore azzurro entrerà, altresì, in rapporto con l'effige in bronzo, e poi con il contesto decorativo della sala, con le sue dominanti cromatiche e il prezioso soffitto ligneo. Contrasti esaltati dall'operazione eseguita da Koons che affronta il quotidiano e l'eterno, la bellezza classica e l'estetica di massa, la sfera del mito e quella della mondanità, l'infanzia e la storia, Eros e Thanatos, mentre l'ambivalenza tra equilibrio e instabilità, originale e copia, oggetto artistico e merce, invita a riflettere anche sul rapporto tra immaginazione e serialità, tra metafisica e basso materialismo, tra stupore e mistificazione. Infine quello tra immagini classiche e simulacri post-moderni.    
  
Altre relazioni, altri significati emergeranno in Piazza della Signoria dove, a poca distanza dalla copia in marmo del David di Michelangelo, sarà esposta una delle più celebri sculture di Jeff Koons, Pluto and Proserpina (2010-2013), un’opera monumentale, alta più di tre metri, in acciaio inox, lucidata a specchio e con una cromatura in color oro. Le due figure di Plutone e Proserpina, avvinghiate in un abbraccio drammatico e sensuale, scintilleranno alla luce del giorno e, illuminate durante la notte, strideranno in contrasto con le sculture in marmo e bronzo della piazza. Abbagliante presenza, l’opera di Koons, catturerà lo sguardo dei cittadini e  dei turisti, unico originale tra le copie del David e della Giuditta sull’arengario. La superficie specchiante dell'opera di Koons funzionerà in modo da assorbire, catturare e liquefare tutto lo spazio circostante, con effetti di splendore abbacinante e di virtuosistica defigurazione. Le stesse forme del dio dell'Averno, quelle della sua futura sposa - Persefone per i greci- sembreranno liquefarsi in una materia fluida, quasi gelatinosa, fortemente sensuale, al limite della dissoluzione figurativa, con il risultato di disperdere i connotati iconografici, quindi il presupposto mitologico dell’immagine, assieme all’originale morfologia barocca di cui l’opera di Koons è in qualche modo una libera riproduzione. In effetti, Pluto and Proserpina di Koons s’ispira a una celebre opera di Gian Lorenzo Bernini, il Ratto di Proserpina (225 cm, base 109 cm), commissionata all’artista dal Cardinale Scipione Caffarelli Borghese ed eseguita tra il 1621 e il 1622, quando Bernini aveva di poco superato i vent’anni. Nei documenti dell'epoca il gruppo viene descritto in questi termini: “Una Proserpina di marmo che un Plutone la porta via alto palmi 12 in circa et un can trifauce con piedistallo di marmo con alcuni versi di faccia”. Alla base della scultura era stato apposto, infatti, un testo poetico dedicato all’opera del Bernini, adattamento di un distico composto dal cardinale Maffeo Barberini, poi papa Urbano VIII, impressionato dalla bellezza del marmo. Nei Dodici distichi per una Galleria, illustra, con epigrammi e brevi descrizioni, dodici quadri di una galleria immaginaria si legge: "Quisquis humi pronus flores legis, inspice saevi / me Ditis ad domum rapi". Per questo il punto di vista privilegiato deve essere considerato quello frontale, visto che qui si trovava l’iscrizione di Maffeo Barberini. Guardando la scultura di Bernini, scopriamo, infatti, che Plutone ha già lasciato cadere a terra il suo scettro bidentato per agguantare con vigore la giovane che innalza la mano destra al cielo con un gesto di lamento, supplicando aiuto e rimarcando a questo modo con virtuoso effetto quell’ “inspice me” al centro dei versi.
Per meglio comprendere il soggetto, dobbiamo rileggere le Metamorfosi di Ovidio, laddove viene descritto il momento in cui il dio degli inferi aggredisce la figlia di Cerere, intenta a raccogliere fiori in un boschetto nei pressi di un lago. La dea "si stava divertendo a cogliere viole e candidi gigli, ne riempiva con fanciullesco zelo dei cestelli e i lembi della veste, gareggiando con le compagne a chi più ne coglieva, quando in un lampo Plutone la vide, se ne invaghì e la rapì: tanto precipitosa fu quella passione. Atterrita la dea invocava con voce accorata la madre e le compagne, ma più la madre; e poiché aveva strappato il lembo inferiore della veste, questa s'allentò e i fiori raccolti caddero a terra: tanto era il candore di quella giovane, che nel suo cuore di vergine anche la perdita dei fiori le causò dolore". La mitica vicenda, secondo gli studiosi, si ricollega all’alternarsi delle stagioni: al freddo e al gelo dell'inverno, alla rinascita primaverile. Plutone, infatti, nella tradizione letteraria viene spesse volte descritto come immagine del Sole. Nel trattato Imagini di Vincenzo Cartari (1531ca.- post 1571), ad esempio, testo indispensabile per l'iconografia rinascimentale, si trova scritto: “[…] fu finto che Plutone, intendendo per lui il Sole, la rapì, e portossela in inferno, perche il calore del Sole nodrisce, e conserva sotto terra tutto il tempo dell'inverno il seminato grano". Secondo Varrone, citato da Sant’Agostino, il nome Proserpina verrebbe addirittura da proserpere, che simboleggia lo “sgusciare fuori” del seme dalla terra. Nel marmo di Bernini, Proserpina, bella come la Venere di Prassitele, sta lottando invano per la sua verginità. Grida, spalancando la bocca, invoca la madre e le compagne. Nello sguardo di lei si leggono: vergogna per la sua nudità offesa,  paura nei confronti della furia erotica di Plutone e commovente disperazione, perché tra pochissimo la ragazza conoscerà l'oscurità dell'Ade. I versi di Ovidio spiegano inoltre  la presenza di mazzi di fiori freschi aggiunti, da Jeff Koons, con precisione filologica, alla sua nuova scultura in acciaio inox, che, a differenza di Bernini, ad esempio, omette la figura del cane Cerbero. Opera monumentale, ricordiamolo,Pluto and Proserpina verrà esposta dal 25 settembre sull’arengario di Palazzo Vecchio a poca distanza dalla copia del David, simbolo universale del rinascimento fiorentino, tanto quanto la Primavera del Botticelli agli Uffizi. 
In tale posizione, si esplicita una diversa e più sottile relazione tra Pluto and Proserpina di Koons e il contesto espositivo di Piazza Signoria, con la sua sfilata di mirabili sculture. Il senso dell'arte, della bellezza e dell'amore come continua rinascita, come sublimazione del dolore e come superamento della morte (anche della morte dell'arte). Infatti, nel mito di “Plutone e Proserpina” la potenza ctonia di eros che può essere seminatrice di morte e di violenza - sia spirituale sia materiale - è contraddetta dalla forza generatrice della bellezza e dell'amore, dalla funzione vitale e solare dell'unione di maschile e femminile, così come di storia e immaginazione. La speciale collocazione di Pluto and Proserpina di Koons è stata pensata anche per esaltare la peculiare somiglianza di quest'opera  con il Ratto delle Sabine del Giambologna (1529-1608) - posto sotto la Loggia dei Lanzi- e con il Genio della Vittoria del Buonarroti -conservato nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio, massimi esempi di una soluzione spiraliforme del movimento nei corpi; suggerendoci inoltre che Bernini deve molto all’arte del cinquecento nella sua prodigiosa invenzione del Ratto di Proserpina. Secondo la critica, Gian Lorenzo Bernini, avrebbe, infatti, prima studiato l'Ercole e Anteo del Giambologna, per poi prendere spunto dall'opera del toscano Pietro da Barga (documentato da 1574 al 1588), autore di un bronzo di stesso soggetto -oggi conservato al Museo Nazionale del Bargello- forse ispirato ad un brano di Plinio, che nella Naturalis Historia, (XXXIV, 69) descrive un gruppo bronzeo di mano di Prassitele, avente a oggetto proprio il “Raptus Proserpinae”, così come ad un bronzo di Vincenzo de' Rossi (1525-1587), fuso nel 1565 circa.

Ecco dunque che l'esposizione Jeff Koons In Florence si presenta come un gioioso e raffinato gioco di citazioni e di rinvii, di contrasti e di confronti tra antico e contemporaneo, dove la superficie scintillante nasconde il senso oscuro e magico della creazione in funzione anche apotropaica.

La mostra, visibile dal 26 settembre al 28 dicembre 2015, nasce da una proposta di Fabrizio Moretti ed è curata da Sergio Risaliti.Promossa dal Comune di Firenze, è organizzata da Mus.e con il contributo della Camera di Commercio, della Galleria Moretti e da David Zwirner con la collaborazione della Biennale Internazionale di Antiquariato di Firenze.

lunedì 15 settembre 2014

Da Rauschenberg a Jeff Koons - Lo sguardo di Ileana Sonnabend

C'è ancora tempo, ma il 4 gennaio arriva in fretta... e questa è davvero da non perdere!
A Venezia in Ca' Pesaro...




Da Rauschenberg a Jeff Koons
Lo sguardo di Ileana Sonnabend
Dal 31 maggio al 4 gennaio 2015
Ca’ Pesaro, Venezia

Concessa nel 2013 in deposito a lungo termine alla Fondazione Musei Civici di Venezia, la Sonnabend Collection ha trovato nella Galleria Internazionale d’Arte Moderna di Ca’ Pesaro la sua “casa europea”, rappresentando una ricchezza d’inestimabile valore culturale per la città.
Esposta periodicamente (una selezione delle opere più preziose è sempre presente nel percorso permanente del primo piano), la raccolta comprende una settantina di lavori di artisti che Ileana Sonnabend (1914 – 2007) – con Peggy Guggenheim, forse la più grande talent scout della seconda metà del XX secolo – scoprì e valorizzò in mostre memorabili nelle sue gallerie, dando spazio ai linguaggi della più avanzata sperimentazione: dal Neo Dada alla Pop Art, dalla Minimal Art all’Arte Povera, dal Concettuale al Neo Espressionismo, fino all’arte fotografica contemporanea.
Spiccano i nomi di grandi protagonisti del ‘900, come Robert Rauschenberg, Andy Warhol, Roy Lichtenstein, Jim Dine, Tom Wesselmann, ma anche Robert Morris, Sol Lewitt, Anselm Kiefer e Jeff Koons, con anche alcuni interessanti lavori mai esposti prima nella sede veneziana, tra cui None Sing/Neon Sign (1970) e Eat Death (1972) di Bruce Nauman e Inflatable Flower (Yellow), 2011 di Jeff Koons.
La mostra presenta inoltre un nucleo di opere d’arte povera italiana, ben rappresentata nella collezione Sonnabend da artisti oggi assai famosi che, come è noto, sperimentarono nella loro ricerca materiali “poveri” (naturali, organici, industriali), assunti nella loro espressività primaria e immediatezza sensoriale come si può vedere nelle straordinarie opere di Gilberto Zorio, Mario Merz, Giovanni Anselmo, Pier Paolo Calzolari e Jannis Kounellis.
In occasione della mostra Da Rauschenberg a Jeff Koons – Lo sguardo di Ileana Sonnabend, coerentemente con la volontà di fare di Ca’ Pesaro un museo dinamico, capace di riflettere sulle proprie collezioni e di offrire sempre nuove occasioni di conoscenza al suo pubblico, in Sala  15 – l’ultima del percorso espositivo della Galleria d’Arte Moderna – viene dedicato un focus di particolare interesse sul movimento spazialista veneziano, fiorito sull’impulso del più ampio Movimento Spaziale, le cui basi teoriche furono poste, come noto, da Lucio Fontana  nel “Manifiesto blanco” stilato a Buenos Aires nel 1946.
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A cura di Gabriella Belli e Antonio Homem
In collaborazione con The Sonnabend Collection Foundation
Progetto espositivo di Daniela Ferretti


martedì 21 gennaio 2014

Jeff Koons inarrestabile... dopo i record... arriva Guilty...


Si chiama Guilty, l’imbarcazione di 35 metri, progettata dalla Yacth-Designer Ivana Porfiri e disegnata da Jeff Koons.
E' considerata la più grande opera d’arte a firma dell’artista. 
Personalmente, nonostante Koons mi piaccia molto, trovo tutto questo una grande cagata! Ma per carità de gustibus...
Ma  soprattutto mi piacerebbe sapere chi l'ha acquistata e a quanto...


se volete vedere altre immagini di questo "capolavoro" andate su

domenica 5 gennaio 2014

752 milioni di dollari... Alla faccia della crisi!

752 milioni di dollari (pari a 549 milioni di euro)  è la cifra totale delle 10 aggiudicazioni più importanti del 2013. 
Il 27 % in più rispetto al 2012 e il 87 % in più rispetto al 2011, che, a dirla tutta, non sono stati anni particolarmente "neri" per il mercato del collezionismo internazionale. 
Alla faccia della crisi?
Aste che hanno raggiunto il picco nel mese di novembre, quando Christies ha battuto 692 milioni dollari in opere d'arte in tre ore. Una corsa verso l'investimento in arte, spinta da miliardari emergenti provenienti da Cina, Russia e Medio Oriente. 
Ecco la lista delle dieci opere più costose messe all'asta nel 2013.


 1 - FRANCIS BACON | Three Studies of Lucian Freud (1969) | 142,4 milioni $


2 - ANDY WARHOL | Silver Car Crash (Double Diaster) | 105 milioni $


3 - PINK STAR Diamond | 83,2 milioni $ (l'unico dei dieci a non essere un'opera d'arte)


4 - JEFF KOONS | Ballon Dog (Orange) | 58,4 milioni $

 
5 - JACKSON POLLOCK | Number 19 | 58,36 milioni $
 

6 - ANDY WARHOL | Coca-Cola '83| 57,3 milioni $

7 - ROY LICHTENSTEIN | Woman with Flowered Hat | 56,1 milioni $


8 - ALBERTO GIACOMETTI | Grande tete mince (Grande testa di Diego) | 50 milioni $

9 - JEAN-MICHELE BASQUIAT | Dustheads | 48,8 milioni $


10 - MARK ROTHKO | No.11 (Untitled) | 46,1 milioni $

note:

1) Francis Bacon, 'Tre studi di Lucian Freud' (1969), 142,4 milioni dollari
€ 104.000.000 pagato per un dipinto di Bacon nel 1969. Cifra sufficiente a guidare la classifica dell'anno ... e di tutti i tempi.  
Il 12 novembre 2013, data da ricordare, la sede di New York di Christie ha visto l'opera di Francis Bacon superare il record storico de il "GRIDO" di Edward Much (maggio 2012 119,922,500 $).

2) Andy Warhol, 'Silver Car Crash (Double diaster)', 105 milioni di dollari.
Andy Warhol, nome fra i più presenti nelle aste di arte contemporanea negli ultimi 20 anni. Nel 2013 ha rotto la barriera dei 100 milioni. Il precedente record per un'opera di artista americano 71,7 milioni dollari pagati da Green Car Crash (verde brucia Car I) nel 2007.

3) 'Pink Star' diamante, 83,2 milioni di dollari.
Sicuramente i diamanti non sono opere d'arte, ma è inevitabile includere questo pezzo in classifica, anche se solo come una curiosità.  Mai è stato pagato così tanto per un gioiello in asta. Forse perché non è mai stato prima offerto un diamante rosa di queste dimensioni: 59,60 carati.

4) 'Ballon Dog (arancione)' Jeff Koons, 58,4 milioni dollari
Prima scultura dalla lista e record per un artista vivente, battendo il precedente record del pittore tedesco Gerhard Richter (37'000'000 di dollari, maggio 2013).

 5) Jackson Pollock, "Number 19", 58,36 milioni di dollari
Un altro record! Il prezzo di Pollock, icona di espressionismo astratto, continua a salire nel XXI secolo. Finora ha superato entrambi i suoi monumenti storici come il movimento artistico che lo ha reso popolare negli anni Cinquanta.

6) Andy Warhol, 'Coca-Cola (83)', 57,3 milioni dollari
Non è una novità per l'icona della pop-art posizionare due opere tra le dieci best-seller.
La cosa strana è che la sua bottiglia di Coca Cola non ha superato la stima fornita, nonostante i 57,3 milioni dollari raggiunti! Che ci crediate o no, si aspettavano di più!

7) Roy Lichtenstein, 'Donna con cappello fiorito', 56,1 milioni dollari.
Nuova dimostrazione che i milionari amano la pop-art. Il gioielliere Laurence Graff si è aggiudicato a  56,1 milioni dollari per il lavoro di Lichtenstein, perché voleva farne "un dono".

8) Alberto Giacometti, 'Grande testa di Diego' 50 milioni dollari
Le sculture in bronzo di Giacometti si vendono così bene che 50 milioni di dollari si può pensare che siano pochi. Due anni fa un analogo Giacometti fece 53,3 milioni.

9) Jean-Michel Basquiat, 'Dustheads' 48,8 milioni dollari
Un altro dei beniamini dell'arte della fine del XX secolo. Nonostante muore all'età di soli 27 anni (1988), Basquiat ha avuto il tempo per dipingere più di 800 tele nella sua vita. Alcuni si staranno sfregando le mani ammirando la rivalutazione permanente del pittore di New York.

10) Mark Rothko, 'n.11 (Senza titolo)', 46,1 milioni dollari
Nel 1992 qualcuno ha pagato "solamente" 1,1 milioni di dollari per questa opera di Rothko. Quest'anno è stato venduto per 46,1 milioni di dollari. Alla faccia dell'investimento!

preso in "prestito dal profilo fb di Jorge Martorell