RITENGO CHE SIA DOVERE DI CHIUNQUE E A MAGGIOR RAGIONE DI NOI ITALIANI, FARE DI TUTTO PER PROMUOVERE, SALVAGUARDARE E DIVULGARE L'ARTE IN TUTTE LE SUE ESPRESSIONI.
UNA SOCIETA' DISTRATTA SUI FATTI DELL'ARTE E' UNA SOCIETA' VOTATA ALL'IMPOVERIMENTO... E NOI, DA QUESTO PUNTO DI VISTA, LO SIAMO GIA' ABBASTANZA!






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martedì 29 ottobre 2013

LA PINTURA ES COSA DE VIDA O MUERTE



MERCOLEDÌ 30 OTTOBRE ORE 18:30

LA PINTURA ES COSA DE VIDA O MUERTE

a cura di Alberto Zanchetta


Mattia Barbieri
Lorenza Boisi
Manuele Cerutti
Marco Cingolani
Fulvio Di Piazza
Matteo Fato
Gioacchino Pontrelli
Pierluigi Pusole



Quello del pittore non è un mestiere, è senza dubbio una vocazione – e talvolta un destino scritto direttamente nel DNA (Domenico Gnoli, ad esempio, diceva di essere «nato sapendo che sarei stato pittore»). Per alcuni potrebbe essere un’ambizione che poi si trasforma in un’inevitabile ambage, perché solo ciò che è periglioso dà soddisfazione (ogni volta che De Kooning dipingeva pensava che sarebbe stato un fallimento); ne derivano però anche malcelate insofferenze, più esterne che interne al problema-pittura («Facevo il pittore: è forse una colpa?» scriveva Giacometti prendendo di mira i detrattori della nobile arte del pennello). Stranamente, nella lingua italiana sussiste un’evidente assonanza tra pittura e abiura, ragion per cui i critici che non hanno dimestichezza con il lessico potrebbero aver confuso troppo di frequente i due termini, tant’è che ne parlano spesso male, scrivendo anche peggio.
P-i-t-t-u-r-a. Bisognerebbe scandire con calma e solennità queste lettere, perché si fa presto a dirle o a scriverle, ma più spesso non basta una vita intera per assaporare pienamente tale [id]entità. Un tempo ci si turava il naso a causa dell’afrore che il dipinto emanava; e ancor oggi, nonostante i pigmenti siano per lo più indori, qualche critico continua a storcere il naso, non già per l’olezzo dell’olio o della trementina, bensì per lo sdegno di vedere “ancora” della pittura. In realtà la pittura non è quella che si vede ad opera ultimata, è semmai ciò che accade mentre l’artista è all’opera. Detto in altre parole: la pittura è nell’occhio di chi la fa, prima ancora di coloro che la guardano.
Per certo, il problema endemico della morte della pittura si è ormai estinto, come la neve al sole! Sorprende infatti che durante tutto il Novecento nessuno abbia provato a praticarvi l’autopsia; dissezionare il problema avrebbe giovato nel dissipare la pandemia, ma la condanna a morte avrebbe dato adito a un’autopsia sul vivente, accanimento tanatologico che non era né filosofico, né estetico (possibile che il problema fosse invece razziale? Nient’altro che un odio contro la progenie della pittura?). Il tentativo di refertare come morta qualche disciplina artistica è un atto di vile sciacallaggio che ritorna spesso in auge – alla stregua di un banale refrain. Lasciamo però che gli avvoltoi becchino le carcasse di questi presunti decessi, perché si renderanno presto conto che in arte non ci sono tanti cadaveri quanti servirebbero a sfamarli.
Antoine Furetière affermava che «sono senz’alto i quadri tra le curiosità più belle», e questo è tutto ciò che a noi basta sapere. Anzi, è tutto ciò in cui vogliamo credere! Ne è una dimostrazione questa mostra, che vuole essere un inno alla vitalità della pittura, un atto d’amore incondizionato per la Regina di tutte le Belle Arti.
  
L.E.M.
via Napoli, 8
07100
Sassari

lunedì 25 marzo 2013

Castello40, “a case study” a cura di Fortunato D’Amico




Venicedocks – Venezia 29.03.2013 – 28.04.2013
Castello40, “a case study”
Inaugurazione:
29 marzo 2013 ore 12:00 


artisti:
Fausto Bertasa Sophie Chkheidze
Francesco Correggia Pietro Finelli Barbara Nahmad Marco Pellizzola Pierluigi Pusole 


Dipingere è obbedire all’appello dell’opera. E’ anzitutto ritrovare in sé, sia pure a forza di esercizio e senza ingenuità, la grazia di un gesto la sicurezza di uno stile spontaneo, e in seguito riconoscere, in questo stesso gesto in cui la mano si sa complice della tela l’esigenza dell’opera in gestazione, per provare infine il sentimento di una consistenza e una necessità irrecusabili Mikel Dufrenne

La mostra che inaugura a Venezia il 29 marzo 2013 presso il prestigioso spazio di Venicedocks presenta un caso particolare della pittura contemporanea. La mostra segue da un punto di vista cronologico quella di Caravaggio a Bergamo nell’ex convento di San Francesco dal titolo “Il quadro e Lo schermo” e quella a Milano nell’ex Chiesa di San Carpoforo. La serie d’iniziative presentate aveva per tema la questione del quadro e l’agnosia dello screen, ma era ed è anche l’espressione di una situazione che riparte da ciò che la modernità ha lasciato ancora sul campo, alla fine del post-­‐moderno e cioè la questione dell’opera e della verità.
In questa situazione il quadro e la pittura sono indissolubilmente legati al “parergon”, alla cornice soglia che diventa il limine del quadro verso e oltre la parete e lo spazio che la accoglie. 

Il quadro sembrerebbe essere negazione della parete ma proprio perché la cornice lo incastra e al contempo anche lo disincastra che, l’ambivalenza quadro/parete riprende quella componente oppositiva dello stare nello spazio e del farsi spazio. Ciò per gli artisti (Bertasa, Chkheidze, Correggia, Finelli, Nahmad, Pellizzola, Pusole) rappresenta un case-­‐study, caso di studio, punto di partenza per una discussione o per uno studio più approfondito, di elevato valore cognitivo, l’apertura di un nuovo paradigma visivo che ridà significato al lavoro dell’arte. In questo senso l’interrogazione sul perché debba esistere un reale o se invece tutto è interpretazione, parte dalla pittura e dai suoi livelli misti di rappresentazione: l’immagine e le cose, l’ambivalenza dei segni, i campi linguistici -­‐ storiografici, la profondità e la superficie in opposizione alla piattezza. E’ quindi per sottrazione e appropriazione, sdefinizione e ridefinizione dell’opera rispetto al luogo che la nuova avventura poetica della pittura riemerge.
La Pittura cui si fa riferimento si trova per paradosso vicino, nel suo agire rimembrante, a quel complesso spazio della cultura visiva a più livelli. E vi si trova per percorsi che, da una parte, hanno come sfondo l’interpretazione e la possibilità rigenerante del senso e dall’altra la dimensione del reale in tutti i suoi aspetti culturali, antropologici, visivi, tra immagine e negazione dell’immagine. Si tratta di dualità significative se concepite all’interno di una dimensione estetica ed etica. 

La mostra è a cura di:
Fortunato D’Amico 

Comunicazione:
Tatiana Martyanova

Associazione culturale arte contemporanea Visual Culture Study, erreanderre
Sopramaresotto 


Arsenale Docks
San Pietro di Castello, Venezia
Giovedì – Domenica
10:00 – 18:00
http://www.art-­‐events.it http://www.valorizzazioniculturali.com

mercoledì 12 ottobre 2011

COLLETTIVA D’AUTUNNO a Ventimiglia...

Apre domenica 16 p.v. questa interessante mostra collettiva, organizzata da Delle Battaglie di Brescia, dove fra gli altri, ritrovo l'arte di Riccardo Gavazzi vicino a quella di Marco Mazzoni, il gesto di Mirko Baricchi a fianco di quello di Marco Fantini e a quello personalissimo della brava Giorgia Beltrami. 
Un viaggio nella figurazione attraverso molteplici punti di vista!

COLLETTIVA D’AUTUNNO
Opening Domenica 16 Ottobre h.12,15
Chiostro Sant’Agostino
fino al 28 ottobre
Via Cavour 61, Ventimiglia

In    mostra opere di :    Mirko Bariccchi,  Giorgia Beltrami,  Luca Bertasso,   Beppe Bonetti,    Jacopo Casadei,     Pierluca Cetera,
Marco Demis, Marco Fantini,  Riccardo Gavazzi,Sarah Ledda,   Marco Luzi,  Marco Mazzoni,    Albano Morandi,   Cristina Pancini,  
Pastorello, Simone  Pellegrini,    Pierluigi   Pusole ,   Filippo Robboni,     Mauro Soggiu,     Alessandro  Spadari,    Alberto Zamboni.