RITENGO CHE SIA DOVERE DI CHIUNQUE E A MAGGIOR RAGIONE DI NOI ITALIANI, FARE DI TUTTO PER PROMUOVERE, SALVAGUARDARE E DIVULGARE L'ARTE IN TUTTE LE SUE ESPRESSIONI.
UNA SOCIETA' DISTRATTA SUI FATTI DELL'ARTE E' UNA SOCIETA' VOTATA ALL'IMPOVERIMENTO... E NOI, DA QUESTO PUNTO DI VISTA, LO SIAMO GIA' ABBASTANZA!






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martedì 12 aprile 2016

martedì 29 settembre 2015

ARNALDO POMODORO Continuità e innovazione - fino al 31 gennaio 2016

Si è inaugurata nel giugno scorso, ma è visibile fino al 31 gennaio 2016... da non perdere!


 
ARNALDO POMODORO
Continuità e innovazione
Piazza del Duomo, Pisa
27 giugno 2015 / 31 gennaio 2016

 
Comunicato stampa
 
Dopo il grande successo della mostra di
Igor Mitoraj, dal 27 giugno 2015 al 31 gennaio 2016 Piazza del Duomo a Pisa ospita una grande mostra antologica dedicata allo scultore Arnaldo Pomodoroche coinvolgerà più luoghi: il Palazzo dell’Opera e il Museo delle Sinopie oltre che lo spazio esterno di Piazza dei Miracoli. 
 
La mostra, organizzata dall’Opera della Primaziale Pisana, è ideata e
diretta dall’architetto Alberto Bartalini e si avvale di un comitato scientifico composto da Antonio Paolucci, Gillo Dorfles e Ilario Luperini. 
 
Oltre cento opere, tra sculture, progetti, disegni e documenti
raccontano l’inter a vicenda artistica del grande scultore, che saluta la mostra pisana con queste parole: “La massima aspirazione per uno scultore è ambientare le proprie opere in un confronto con il tessuto urbano e con il paesaggio. La scultura è infatti  - come dice Hegel - una presa di un proprio spazio ed ha senso se  riesce a trasformare il luogo in cui è posta. Sono perciò estremamente felice che alcune tra le mie opere più importanti si trovino a dialogare con questi straordinari luoghi carichi di storia ”.
 
Un dialogo, quello con la storia e la memoria, che si arricchisce della straordinaria occasione di vedere le opere di Arnaldo Pomodoro dialogare con alcuni gessi dei più grandi interpreti della scultura medievale pisana, Nicola e Giovanni Pisano. 
 
Il percorso espositivo, suddiviso in sezioni critiche strettamente collegate tra loro,
parte dal Palazzo dell’Opera, dove è esposta una selezione di lavori tra i più significativi del Maestro dagli anni Cinquanta ad oggi, oltre  ad alcuni tra i più importanti studi di opere architetturali, come il celebre Progetto per il nuovo cimitero di Urbino, del 1973, mai realizzato. 

Dai primi rilievi degli anni Cinquanta in argento, piombo e cemento, dalla serie degli Orizzonti, delle Tavole, delle Colonne del viaggiatore, in cui l’artista ha sviluppato la sua poetica del segno plastico, fino alle Cronache e ai Papiri degli anni Settanta e Ottanta,
per arrivare alle sculture più recenti, i Continuum,  che rappresentano una sorta di inventario di tutta la sua “scrittura”. 

Un ampio spazio è dedicato inoltre all’inedita esposizione di modelli in gesso  di sculture di varie dimensioni. 
 
Il Museo delle Sinopie accogliele Sfere, le Colonne, i Cubi,
opere che testimoniano la ricerca dell’artista sui solidi della geometria euclidea,
in cui emerge il lacerante contrasto tra l’essere e l’apparire della forma. La serie dei
Grandi disegnidel 1971, studi per il gruppo del Movimento di crollo,
espressione del disequilibrio e del movimento in contrasto con ogni staticità,
accolgono il visitatore che entra nel museo. 
 
All’esterno degli edifici, in Piazza del Duomo, trova la suanaturale collocazione
una della sculture monumentali realizzate dall’artista che, sin all’inizio degli anni Settanta cominciò ad affrontare con energia il problema della grande dimensione e della scultura ambientale, con una nuova consapevolezza e un nuovo senso dello spazio.
Scelta per dialogare con i marmi pisani, la scultura Giroscopio (bronzo e ferro, diametro 3,80 metri).
 
Arnaldo Pomodoro è nato nel Montefeltro nel 1926, ha vissuto l’infanzia e la formazione a
Pesaro. Dal 1954 vive e lavora a Milano. 
 
Le sue opere del Cinquanta sono altorilievi dove emerge una singolarissima “scrittura” inedita nella scultura, che viene d’ora in poi interpretata variamente dai maggiori critici.
Nei primi anni Sessanta affronta la tridimensionalità e sviluppa la ricerca sulle forme della geometria solida, che poi si estende alla grande dimensione. Le sue sculture sono presenti in spazi urbani in Italia e all’estero e nelle raccolte pubbliche maggiori del mondo. Tra le opere ambientali si ricordano il lungo rilievo in cemento
Moto terreno solare al Simposio di Minoa a Marsala, la Sala d’Armi del Museo Poldi Pezzoli
di Milano, l’environment Ingresso nel labirinto, dedicato all’Epopea di Gilgamesh e Carapace, la cantina progettata per la Tenuta Castelbuono di Bevagna, commissionata dalla famiglia Lunelli e inaugurata nel giugno 2012.
Memorabili mostre antologiche lo hanno consacrato artista tra i più significativi del panorama contemporaneo. Numerose esposizioni itineranti si sono susseguite in Europa, Stati Uniti, Australia e Giappone. Si è dedicato alla scenografia sin dall’inizio della sua attività e ha realizzato ‘‘macchine spettacolari’’ per numerosi lavori teatrali.
Ha insegnato nei dipartimenti d'arte delle università americane: Stanford University, University of California a Berkeley, Mills College. Ha ricevuto molti premi e importanti riconoscimenti: i Premi di Scultura alle Biennali di São Paulo (1963) e Venezia (1964); il Praemium Imperiale per la Scultura 1990 della
Japan Art Association e il Lifetime Achievement in Contemporary Sculpture Award dell’
International Sculpture Center di San Francisco (2008). Nel 1992 il Trinity College dell'Università di Dublino gli ha conferito la Laurea
honoris causa in Lettere e nel 2001 l’Università di Ancona
quella in Ingegneria edile-architettura.
 
Dalla ricca bibliografia si segnalano:
L’arte lunga (Feltrinelli 1992), un dialogo con Francesco
Leonetti in cui Pomodoro racconta le esperienze della sua vita di artista;
Arnaldo Pomodoro (Fabbri 1995), opera monografica completa curata da Sam Hunter;
Scritti critici per Arnaldo Pomodoro e opere dell’artista
(1955 - 2000) (Lupetti 2000), una raccolta a cura della Fondazione Arnaldo
Pomodoro degli scritti critici più importanti con le immagini delle opere più significative;
Catalogo ragionato della scultura, a cura di Flaminio Gualdoni, che documenta il complesso delle opere realizzate dall’artista, corredate dalla prima compiuta ricerca documentaria su tutta la bibliografia esistente (Skira 2007);
Arnaldo Pomodoro. Il teatro scolpito
a cura di Antonio Calbi (Feltrinelli
-
Fondazione Arnaldo Pomodoro 2012), un volume che raccoglie i progetti per la scena realizzati dal 1972 sino ad oggi.
 
ARNALDO POMODORO
Continuità e innovazione
Piazza del Duomo, Pisa
27 giugno 2015 / 31 gennaio 2016
orari fino a ottobre: tutti i giorni dalle 8 alle 20
da novembre a marzo: tutti i giorni dalle 9 alle 17
Per informazioni
Opera della Primaziale Pisana
www.opapisa.it
,
info@opapisa.it
050 835011/12
Ufficio stampa
Matilde Meucci
Spaini & Partners
050/36042 – 310920 cell 329 6321362
www.spaini.it

domenica 26 ottobre 2014

Anche D'ARS, arriva in rete e lo fa alla grande!



Anche D'ARS, arriva in rete e lo fa alla grande! 

Un sito dinamico e fruibile all'altezza della grande tradizione della nota rivista fondata nel 1960 da Oscar Signorini, oggi diretta da Cristina Trivellin, che vanta nei suoi trascorsi collaborazioni "illustri" con firme del calibro di Giulio Carlo Argan, Silvio Ceccato, Raffaele De Grada, Gillo Dorfles, Pierre Restany, Germano Celant. 
La rivista viene diretta in seguito da Mac Spasciani, alla quale succede, nel 1984, il critico francese Pierre Restany, fino al 2003.


www.darsmagazine.it è l’anima web della rivista D’ARS, un portale in grado di estendere lo sguardo sulla cultura contemporanea con l’attenzione che da sempre contraddistingue il primo magazine d’arte italiano. Una guida a mostre, eventi, luoghi e artisti per vivere il lato migliore di Milano – e non solo – e del suo fermento artistico!

Oltre ad avere nella sezione “TRIMESTRALE” la rivista in formato epub in due lingue, la testata online ha una vita propria. I contenuti vengono creati in modo corale, frutto del dialogo continuo tra la redazione e i bloggers più assidui, seguendo una linea comune stabilita a priori, ma non congelata. Calata, piuttosto, dentro la cultura contemporanea nelle sue molteplici e talvolta contraddittorie sfaccettature. Al giudizio preferiamo l’analisi, alle conclusioni preferiamo le aperture e le visioni presenti – e perché no?- future.

AVVISO AI LETTORI: linea guida alla redazione dei nostri articoli, è l’attenzione a quanto riusciamo veramente a conoscere, vivere ed esplorare con tempo, senza farsi schiacciare dalla frenesia della produttività a tutti i costi. Per un’ecologia dell’informazione e una maggiore qualità della vita, per noi e speriamo anche per voi!

la copertina dell'ultimo numero


REDAZIONE

Direttrice Responsabile
Cristina Trivellin
Caporedattrice

Martina Coletti
Redazione Interna

Alessandro Azzoni, Loretta Borrelli, Valentina Tovaglia
Web Project Manager

Loretta Borrelli
Web developper

Fabio Bertozzi
Relazioni Esterne
Valentina Tovaglia

Contatti: info@darsmagazine.it


venerdì 17 ottobre 2014

Ma guarda un po' cosa ti combina la Zadi!



Della bi-personale "Le vie di Michelangelo," curata dal Palamidessi a Palazzo Medici Riccardi di Giulia Huober ed Elisa Zadi, vi ho dato notizia un paio di giorni fa (vedi http://lastanzaprivatadellarte.blogspot.it/2014/10/le-vie-di-michelangelo-giulia-huober-ed.html)

Ora una scoperta che mi lusinga alquanto...

Infatti, nell'opera della Zadi esposta in mostra appaiono tanti personaggi illustri, 
famosi e non...
... e al fianco di nomi come Lucien Freud, Gillo Dorfles, Alda Merini (e moltissimi altri), 
appare un Milani...

Un motivo in più per andare a vedere la mostra...
Onorato! 
Grazie Elisa




sabato 1 febbraio 2014

martedì 4 febbraio allo Spazio Tadini....

Il prossimo 4 febbraio, allo Spazio Tadini - Milano, succede di tutto! 
Ben tre mostre inaugurano in contemporanea...


Claudio Lucatelli presenta a Spazio Tadini dal 4 al 26 febbraio 2014 Il vento nel mio giardino

 

Inaugurazione 4 febbraio  2014 dalle ore 18.30 alle 21
Spazio Tadini via Niccolò Jommelli, 24 Milano
Apertura da martedì a sabato dalle 15.30 alle 19
Un artista materico che raccoglie sulla tela stralci di giornali, fotografie, pagine di libri, cellophane e parole, modificando i riferimenti visivi e giocando con la semantica, le forme e i colori. Un modo di fare pittura che focalizza l’attenzione sulla complessità, la confusione e la precarietà di cui soffre l’uomo contemporaneo. Il titolo della mostra prende spunto dal titolo di un suo lavoro: “Il vento nel mio giardino”. Un elemento naturale che più di chiunque altro esemplifica la possibilità di cambiamento casuale delle cose e dell’eventualità di distruggerle.
“E venne il giorno in cui le parole non furono abbastanza e neppure le forme riuscirono a essere e solo i colori sopravvissero, senza coprire le tracce di ciò che accade e fu raccontato”. Se visitare una mostra è come entrare in un racconto questa sarebbe la giusta premessa alla visita nel mondo pittorico di Claudio Lucatelli.
L’uomo entra nelle tele di Lucatelli prevalentemente con la parola o solo in frammenti di immagine, quasi mai dipinti ma ripresi da fotografie o ritagli. In molti degli ultimi lavori l’ambientazione è prevalentemente esterna e in questo spazio, che allude al contesto naturale, le immagini, le forme, le parole e i segni si relazionano. Casualità o destino, muovono, agitano, modificano, alterano, scompongono e ricompongono, calmano. Le forze non agiscono mai sull’oggetto, sull’uomo o sul suo prodotto, ma sul costrutto mentale delle cose, sul concetto, sulla categorizzazione delle idee.
La ricerca espressiva dell’artista è in pieno fermento, ma gli elementi compositivi del suo linguaggio pittorico sono ben chiari: si stanno evolvendo verso una pittura sempre più informale in cui è ormai consolidata la scelta del collage e del dialogo tra semantica, semiotica e pittura.
Biografia di Claudio Lucatelli
Nato a Specchia (LE), architetto laureato in indirizzo Tutela e Recupero dei Beni Storici e Architettonici è cresciuto artisticamente nella Libera Accademia di Pittura di Vittorio Viviani (esponente del chiarismo lombardo) di Nova Milanese agli inizi degli anni 80. Coltivando da sempre la passione per la pittura espone la prima volta (una collettiva) nel 1999 nell’ambito della rassegna “Arte e Movimento” curata dall’artista Pasqualino Colacitti. Sono seguite altre collettive invitato dalla Famiglia Artistica Desiana. Alla Galleria SARGADELOS di Milano nel 2000, al Circolo Culturale “il Pettirosso” sempre a Milano nel 2001, allo spazio espositivo Cento Firme di Lissone nello stesso anno. Alla Galleria E. Mariani di Seregno nell’ambito della rassegna “il linguaggio figurativo nelle scuole medie” nel 2002 e ancora nello Spazio Cento Firme a Lissone. I lavori più recenti risentono dell’influsso dell’amico ed artista Giovan Battista Pastorelli esponente del Decostruzionismo Italiano. Nel 2003 realizza una personale nel Palazzo Arese Borromeo di Cesano Maderno in occasione della rassegna” Echi del Salento” e nello stesso anno una personale a Como in S. Pietro in Atrio. Nel 2012 personale a Specchia (Le) nel Castello Risolo in occasione della manifestazione “Coincidentia Oppositorum”. A Marzo 2013 ospite nel Bianco Art Cafè di Seregno con la rassegna Grida Quieti. A Dicembre 2013 partecipa alla Collettiva Pro Lampedusa SAVE MY DREAM allo Spazio Tadini di Milano Alcune testate giornalistiche hanno pubblicato e descritto il suo lavoro, tra queste Il Cittadino, L’Esagono, Nuova Rassegna di Studi Meridionali, il Corriere di Como, la Gazzetta del Mezzogiorno, Qui Salento, Il Quotidiano di Lecce e il Giornale di Seregno.
Il vento nel mio giardino
“E venne il giorno in cui le parole non furono abbastanza e neppure le forme riuscirono a essere e solo i colori sopravvissero, senza coprire le tracce di ciò che accade e fu raccontato”. Se visitare una mostra è come entrare in un racconto questa sarebbe la giusta premessa alla visita nel mondo pittorico di Claudio Lucatelli. L’artista ci offre una pittura materica dove sulla tela troviamo fogli di carta, libri, cellophane, frammenti di quotidiani, pagine di libri, parole evidenziate o testi o segni scritti sulla tela. Una serie di frammenti e tracce che appartengono come ad un racconto interrotto. A irrompere c’è la gestualità del colore che copre, che schiaccia, che scarabocchia e segna l’inizio di un nuovo percorso semantico e segnico. Il giallo, il rosso, il blu, il verde, il nero e il viola sono tra i colori ricorrenti. Insieme segnano il cambiamento emotivo, concorrono alla demolizione e alla costruzione dell’immagine non mantenendo alcuna appartenenza alle cose. Nelle tele di Lucatelli possiamo trovare un cielo verde, una nuvola rossa tanto quanto un cielo nero come la pece. Se nei primi lavori la tecnica del collage portava l’artista ad una raffigurazione senza chiari riferimenti contestuali, nell’ultimo ciclo prevale l’ambientazione esterna. Titoli come “ il vento nel mio giardino”, “nuvola nera”, “quel che rimane della casa”, portano la modalità espressiva pittorica di Lucatelli fuori dalle “mura mentali” o domestiche (si è dedicato anche alla raffigurazione di diverse nature morte con piatti di frutta). L’ambientazione è spesso chiaramente esterna e la pittura si confronta con la forza espressiva degli elementi naturali volutamente trasfigurati. L’uomo entra in questo spazio con il verbo, la parola, i frammenti di immagine e, in questa collocazione, si confronta con gli elementi naturali dove avversità temporali, casualità o destino, muovono, agitano, modificano, alterano, scompongono e ricompongono, calmano. Le loro forze non agiscono mai sull’oggetto, sull’uomo o sul suo prodotto, ma sul costrutto mentale delle cose, sul concetto, sulla categorizzazione delle idee. Per esempio nell’opera “quel che rimane della casa”  non vediamo una casa, ma il segno che la rappresenta. Potrebbe essere la casa di chiunque, potrebbe avere qualsiasi forma o rilevanza architettonica, ma poco importa. Per Lucatelli è “la casa” ad entrare nel paesaggio, le cui fondamenta sembrano appena trattenute da un segno orizzontale a matita. Il prato è altrove, è sopra le teste: nel cielo. E’ lì che esiste il vero oggetto, la “vera casa” che è data da un groviglio spesso informe, più o meno materico in cui nulla vi si riconosce se non il senso della complessità, del groviglio, della massa filamentosa e geneticamente preordinata della nostra essenza. Forse l’Io. Queste forme aggrovigliate di segni sono ricorrenti negli ultimi lavori di Claudio Lucatelli. Sono tratti a matita che intervengono come uno scarabocchio al centro della composizione e si insinuano, con le loro forme spesso allungate, altre volte simil sferiche nella storia. Quando sono scomposte o allungate sembrano sprigionare un’energia edificante tale da alimentare costruzioni di forme e immagini volte verso l’alto come vediamo in “fiori di Roma” o sempre nella serie “Il vento nel mio giardino”. Quando l’ammasso segnico si raggomitola in se stesso i suoi lavori entrano in una sorta di calma energetica con una dominanza di linee orizzontali come nel caso dell’opera “quel che rimane della casa”. La ricerca espressiva dell’artista è in pieno fermento, ma gli elementi compositivi del  suo linguaggio pittorico sono ben chiari: si stanno evolvendo verso una pittura più informale in cui è ormai consolidata la scelta del collage e del dialogo tra semantica, semiotica e pittura. Le tele di Lucatelli rappresentano bene l’insieme delle fonti d’informazione e stimolo a cui l’uomo contemporaneo è soggetto, tanto quanto l’insieme delle forze generate dal contesto ambientale in cui vive e il senso di confusione e precarietà di cui soffre.
Melina Scalise

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L’artista Franco Scepi presenta #CANCELLATO Emilio Tadini

 

Ospita la 23° tappa nazionale dell’evento # CANCELLATO di
FRANCO SCEPI :
# CANCELLATO/EMILIO TADINI
martedì 4 al 26 Febbraio 2014 

inaugurazione 4 febbraio ore 18,30 Spazio Tadini via Niccolò Jommelli, 24 Milano
Con la  partecipazione dello scrittore Andrea Pinketts, dell’attrice Xena Zupanic e con “l’intervista impossibile” a cura del meta-critico Nicola Gentile e la proiezione della presentazione di Gillo Dorfles a Franco Scepi presso la Galleria Marconi.
Un evento, una performance, ma soprattutto una provocazione per restituire attenzione e visibilità al nostro patrimonio artistico e culturale. Dalla Statua di Marco Aurelio a Roma a Emilio Tadini a Milano è così che Franco Scepi, vuole puntare il dito sulla trascuratezza in cui versano i nostri beni culturali. L’artista rifocalizza l’attenzione sull’uomo, sulla bellezza e sull’arte ritenendoli valori da cui ripartire per un rilancio sociale e uno sviluppo più consapevole. Finora sono 22 i monumenti # CANCELLATO e l’intervento a Spazio Tadini si sposta all’intellettuale Emilio Tadini, figura eclettica e rappresentativa della cultura e dell’arte milanese e non solo.
L’esposizione a Spazio Tadini accoglierà la perfomance di Franco Scepi su alcune opere di Emilio Tadini selezionate per l’evento. Inoltre, nel salone, verranno riproposti alcuni elementi dell’atelier di Tadini che faranno da scenografia anche ai lavori che hanno contraddistinto le tappe decisive dell’artista Franco Scepi dall’ideazione e realizzazione del “Man’s for peace”, sottoscritto da Gorbačëv a dei pezzi di Over Ad’Art per cui fu premiato a New York nel 1987 con l’oscar per la pubblicità.
“Etichetto con gli Hashtag # CANCELLATO” il lavoro di Emilio Tadini .-dichiara Franco Scepi-  perché  è stato grande protagonista della cultura italiana, uomo  eclettico, innovatore dei linguaggi;  pittore, scultore, scrittore, poeta e molto altro ancora – spiega l’artista Scepi – “Cancello” Emilio Tadini del quale fui frequentatore dagli anni cinquanta, in quella Milano nebbiosa e prodigiosa, dove al Bar Jamaica della signora Lina a Brera, insieme a Manzoni, Recalcati, Fontana, Morlotti, Mulas, Alfa Castaldi e tanti altri artisti, fotografi, scrittori, si stanziava e si inventava  il futuro.  Etichetto con l’hashtag  # CANCELLATO rifacendomi alle mie origini di arte Fluxus, alle utopie che sintetizzavamo nel concetto “arte e vita”, alle mie azioni  “OVER, sovrapposizioni/cancellazioni,  che operavo da gli anni 60 sulle  mie stesse creazioni “reclame” per De Rica, Cirio, Deborah ecc….# CANCELLATO ( azione Over Ad’ Art ) è una etichetta che marchia “ i prodotti della storia”  a cui diamo scadenza per il diffuso disinteresse alla cultura, come un prodotto della storia che non serva più.
Con questa azione voglio colpire l’indifferenza, il disinteresse, la superficialità, la negligenza, verso i valori dello spirito ed indurre alla riflessione per il ritorno ad un nuovo rinascimento, ad una comunicazione,  più etica,  per riscoprire il valore dell’arte per la vita”.
Franco Scepi nel mese di ottobre 2013 ha istallato fisicamente nella realtà  il suo  hashtag # Cancellato su i monumenti della storia dell’arte italiana in 22 città, per indurre alla riflessione verso il valore della cultura per gli uomini e la vita di tante vittime del lavoro che sono state cancellate. Scepi ha dedicato la sua opera all’associazione  “Anmil”  con la testimonianza critica dello storico dell’arte Enrico Mascelloni.
L’azione dell’artista Franco Scepi è  iniziata dalla statua di Marco Aurelio in Campidoglio a Roma, con il supporto della Soprintendenza ai Beni Culturali e dei Comuni dove è stata creata l’azione avvenuta contemporaneamente: ad Asti, Brescia, Caltanisetta, Campobasso, Caserta, Catanzaro, Cuneo, Fermo, Grosseto, Formia, Macerata, Mantova, Piacenza, Reggio Emilia, Siracusa, Torino, Rovereto (Trento), Varese, Vibo Valentia .

Biografia Franco Scepi
 Franco Scepi è figlio d’arte, madre pittrice, padre con vena poetica, zia musicista. Gillo Dorfles lo gli ha conferito l’appellativo di Inventore polivalente e ne ha ben ragione dal momento che Scepi ha sperimentato tutti i media e linguaggi: pittura, pubblicità teatro, cinema, pubblicità.
Franco Scepi infatti fu architetto scenografo al Teatro alla Scala di Milano (allievo di Nicola Benois) e in televisione (L’amico del giaguaro) e regista di film d’autore, Can Cannes e Packaging, presentati alla Biennale di Venezia nel 1980 e 1982, ha realizzato short-film, video-performance, video musicali e spot pubblicitari.
Nei primi anni 60 filma e fotografa eventi straordinari. È affascinato dal fuoco, dall’acqua, dalle conflittualità della natura, segue gli interventi dei pompieri e crea documenti visivi che definisce “effetti fuoco”, anticipando le correnti dell’arte concettuale.
Quando Andy Warhol rappresentò le sue Campbell’s Soup, ed i prodotti furono considerati segni d’arte contemporanea, Franco Scepi ne seguì l’esempio tanto da condividere con l’artista anche dei momenti creativi per Campari. Negli anni 70 e 80  ha lavorato per importanti aziende e prodotti: Cirio, Arrigoni, Ramazzotti, BIC, Deborah, Ovomaltina, San Pellegrino, Antonini, Castelli, Fiorucci, Autogril, Gaggia, GS, Euromercato.
Con Lino Casa e Claudio De Micheli fonda a Milano nel 1967 l’agenzia CDS dove nel 1977 entra come socio Gianni Sias, e nel 1977 è co-fondatore e promotore della casa di produzione Mercurio Cinematografica con i soci. Negli anni 80 con il gruppo dei soci fonda le agenzie Eurocom ed Azzurra.
Per oltre 10 anni, erede di Fortunato Depero in Casa Campari si è occupato dell’immagine dei prodotti dell’azienda, creando, producendo e dirigendo personalmente anche gli spot televisivi.
Frequentatore di Andy Warhol, ha definito il suo lavoro Over Ad’Art ed è stato premiato nel 1987 a New York con l’Oscar per la Pubblicità. Tra gli eventi Over Ad’Art “Caffè ad Arte”, creato e realizzato con Mario Schifano e con la partecipazione dell’attrice Brooke Shields. Over Ad’Art sintetizza una forma di espressione successiva alla Pop art. L’artista non utilizza più le immagini create da altri, ma rielabora le immagini pubblicitarie da lui stesso prodotte in un’opera successiva recuperandone i segni estetici ed usufruendo dei materiali originali in suo possesso. Over Ad’Art simboleggia e propone l’estetica nella comunicazione di massa per elevare l’immaginario collettivo.
Ha inventato la prima auto elettrica d’artista, riproposta da un suo spot. Ha disegnato manifesti per registi internazionali tra i quali Brian De Palma, Werner Fassbinder e ha progettato, dal 1980, eventi per costruire l’immagine della Città di Milano: Panoramica dei film di Venezia, Carnevale Ambrosiano, Festa dei Navigli, Topix: video scultura in Piazza Duomo.
Nel 1999 Michail Sergeevič Gorbačëv ed i Nobel della Pace hanno sottoscritto l’immagine Man for Peace, creata da Scepi nel 1977 per il manifesto del film L’uomo di marmo di Wajda, ispirata da Karol Woitjla e definita simbolo anticipatore del crollo del muro di Berlino. Differenti copie del monumento, con il sostegno del Museo MAGI, sono state acquisite da Città e Gallerie d’Arte. Con il simbolo Scepi’s Man for Peace sono stati premiati dai Nobel, personaggi dello spettacolo che si sono distintisi per il loro impegno etico, tra i quali Roberto Benigni nel 2002, Nazionale Cantanti nel 2003, Cat Stevens nel 2004, Bob Geldof, Dawn Engle e Ivan Suvanjieff nel 2005, Massimo Cacciari nel 2007, Claudio Baglioni nel 2008.
Fra le sue opere più recenti, si segnala il grande monumento “Goccia della Terra”, esposto alla Fondazione Dino Zoli di Forlì. Il monumento, pensile, è dedicato a tutte le madri della Terra, a partire da Jetsum Pema, sorella del Dalai Lama e Grande Madre del Tibet, alla quale Franco Scepi ha donato il progetto dell’opera. La scultura è alta 4 metri x 1,80, pesa 10 quintali ed è stata realizzata dall’autore in terracotta refrattaria, secondo i metodi dell’antica Tebe, dichiara Scepi, e dipinta con colori traspiranti.
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Gustavo Bonora dal 4 febbraio a cura di Francesco Tadini

 

Il lavoro di Gustavo Bonora è legato saldamente al corpo dell’arte del Novecento e a quei tessuti,  organi e articolazioni che gli hanno dato vita e sconfinato  le frontiere temporali del nuovo Millennio.

Un lavoro di Frontiera avviato in un dopoguerra milanese particolarmente ricco di cantieri culturali nei quali si costruivano anche le case che ancora oggi abitiamo. Un processo che vede interconnettersi  – ancora con inesauribile manualità – le discipline dell’arte e della conoscenza dell’uomo.
Sarà per questo che Gustavo Bonora intraprende, parallelamente all’attività artistica, quella di psicoanalista. Non si può preferire Bonora pittore a Bonora psicanalista se non per vizio. L’occhio vuole la sua parte e concede raramente un “pari” alla riflessione che ne maturi l’acutezza. Ma è sufficiente scavare un poco per sondare le radici della indiscutibile qualità pittorica di Bonora e recuperare il terreno che le nutre. Terreno delle più grandi conquiste etiche, oltre che estetiche, della generazione che precede chi oggi è nel mezzo del cammin di nostra vita.
Se l’arte informale – territorio di sperimentazione privilegiato da Bonora – è stata, consapevolmente o no, la risposta artistica che l’Europa ha dato alla crisi morale e politica conseguente agli orrori della seconda guerra mondiale, allora non si può che risalire ai progenitori e alla loro epoca (di quasi tutte le avanguardie artistiche successive oltre che dell’informale): i surrealisti e la prima guerra mondiale. Guerra nella quale, come racconta lo storico americano Eli Zaretsky (in I misteri dell’anima. Una storia sociale e culturale della psicoanalisi) “(…) uno studente francese di medicina, a nome André Breton, fece una suggestiva scoperta: mentre curava un soldato traumatizzato, il quale si era costruito la fantasia che la guerra fosse finita, le ferite dei soldati fossero solo dipinte e i morti cadaveri presi in prestito dalle facoltà di medicina, Breton cominciò a dare forma alle idee del movimento che chiamerà surrealismo…”
Va ricordato  che, in quel periodo tutti i più stretti collaboratori di Freud lavorarono con i soldati affetti da nevrosi traumatica. Abraham dirigeva un ospedale di smistamento sul fronte orientale. Ferenczi organizzò il reparto psichiatrico di un ospedale militare di Budapest. Ernst Simmel dirigeva un ospedale psichiatrico da campo a Posen.
E’ ancora Zaretsky a concludere, con le parole di W.H.R. Rivers, medico inglese convertito alla psicanalisi: “Si direbbe che il destino ci abbia offerto una straordinaria occasione per mettere alla prova la verità della teoria freudiana dell’inconscio.”
Gli orrori della Grande Guerra fornirono l’occasione del superamento di una concezione positivista e meccanicistica nella conoscenza dell’uomo (i soldati traumatizzati venivano “curati”, fino ad allora, con abbondanti terapie elettroconvulsivanti, comunemente note come elettroshock) in favore di un nuovo inizio.
“L’io non è più padrone nemmeno in casa propria”. E: “L’immaginazione è forse sul punto di riconquistare i propri diritti”. Due proposizioni che hanno segnato il Novecento. Freud e Breton.
Breton legge gli scritti di Freud e applica le teorie psicoanalitiche sui malati e anche sulla scrittura. Nel 1919 insieme a Soupault elabora la scrittura automatica, attraverso la quale il pensiero viene liberato dal controllo della ragione e fa emergere la dimensione inconscia.
Il Surrealismo viene definito dallo stesso Breton: “Surrealismo, Automatismo
psichico puro col quale ci si propone di esprimere, sia verbalmente, sia per iscritto, sia in qualsiasi altro modo, il funzionamento reale del pensiero…” .
E’ proprio questa fuga dal controllo della ragione, questa emersione dell’inconscio a disegnare una delle più nette linee di demarcazione nella storia dell’arte e delle Avanguardie del Novecento. Ed è l’immersione di un pittore / psicanalista del livello di Gustavo Bonora in un lavoro che lo ha posto al centro di un gruppo milanese ben nutrito (da Mino Ceretti, Bepi  Romagnoni, Giuseppe Guereschi, Floriano Bodini, Emilio Tadini, per citarne solo alcuni) ad attuare uno slittamento ulteriore del ruolo dell’artista nella società.
Gli anni dell’impegno sociale e politico di molti artisti, dopo la liberazione dal fascismo, erano forieri di scelte e divisioni importanti. Implicito, per una certa parte della intellettualità schierata, il richiamo ad un ordine – una forma – che potesse, in modo diretto, servire le istanze della classe operaia.
Bonora, non “organico” (gli intellettuali organici erano essenziali, per Antonio Gramsci nella costruzione dell’egemonia culturale) già intellettuale di vaste e articolatissime letture -  da Sarte a Husserl, oltre che a Freud e Lacan -  non poteva che darsi la libertà di esplorare un sapere non richiesto da un sistema delle arti che doveva – per necessità anche mercantili – inseguire, in definitiva, centri di potere.
La sintesi surrealista, matrice di qualunque arte informale, era e resta per Gustavo Bonora, origine di un fruttuosissimo e lungo lavoro a cavallo tra arte e psicanalisi che, lungi dal perdere attualità, permette alla pittura – quella particolare operazione manuale attuata con colori e pennelli – di essere ancora in vetta alla classifica delle molteplici vie della conoscenza chiamate arti.
Francesco Tadini


 Biografia Di Gustavo Bonora
 Gustavo Bonora, nasce a Bologna nel 1930, conseguito il diploma di Maturità Artistica nel 1947, s’iscrive alla Facoltà di Architettura di Firenze. Nel 1956, ottenuta la cospicua borsa di studio dell’insigne “Collegio Venturoli” di Bologna, si trasferisce a Milano, dove è assistente dello scenografo Luciano Damiani del Piccolo Teatro della Città di Milano, attività che si protrae fino agli anni Sessanta, quando, nel fervido clima culturale milanese di quei giorni stringe le amicizie e le relazioni che decideranno il suo destino artistico, e saranno Attilio Forgioli, Gianfranco Pardi, Lello Castellaneta, Attilio Delcomune, Gianni Rossi, coloro coi quali parteciperà a “Società Nuova” l’iniziativa impegnata ad illustrare le tematiche di Brecht e Majakovskij, nonché il sodalizio che nel Settanta li aggrega intorno alle gallerie che allora erano dei veri focolai progettuali: la Bergamini, la Morone, la Marconi e la Solferino, e i nuovi compagni saranno Mino Ceretti, Claudio Olivieri, Giuseppe Guerreschi, Alik Cavaliere, Emilio Tadini.
 Formatosi nel gruppo italiano della Scuola di J. Lacan, EFP – Ecole Freudienne de Paris; nel 1980, alla dissoluzione dell’EFP, Bonora sarà fra i primi psicanalisti italiani ad iscriversi alla nuova associazione lacaniana La Cause Freudienne – Fondation du Champ Freudien, che nell’81, poco prima della morte di Lacan, si costituisce come Ecole de La cause freudienne (ECF).
Nel 1979 Bonora costituisce il Centro Culturale S. Tecla dove tiene un seminario di psicanalisi riferito all’insegnamento lacaniano che dura fino all’82, anno nel quale partecipa alle attività italofrancesi dell’Intercartels.
Nel 1983 è invitato da G. B. Contri – membro dell’ECF e curatore dell’opera lacaniana in Italia – a costituire l’associazione IL LAVORO PSICOANALITICO, cui partecipa fino al ’92. Dal ’93 partecipa ai lavori dell’Associazione Psicanalitica Lacaniana Italiana (APLI), ora NODI FREUDIANI, di cui è cofondatore e nel ’99 ne assume la presidenza, ora è Socio Onorario e membro del Direttivo.
Suoi scritti appaiono dal ’79 all’82 nell’informativo del C. C. S. Tecla “IN FOLIO”, nello stesso periodo in “CONTROCULTURA” della Shakespeare & Company, Milano e nelle pubblicazioni di IL LAVORO PSICOANALITICO dall’83 al ’92, Sic-Sipiel, Milano: AA. VV.: “Lavoro dell’inconscio e lavoro psicoanalitico”, “Lexikon psicoanalitico e enciclopedia”, “Passioni, pulsioni e affetti”. Nel ’97 in Scibbolet N° 3, rivista di APLI.
 Se fu per gioco che nel Sessanta Bonora, Ceretti, Pardi e l’amico musicista Carlo Ruffini si misero a “suonare” nella cantina di Pardi a Boccorio, accadde che Davide Mosconi, Enzo Gardenghi e Marco Cristofolini (veri musicisti) la presero sul serio e nello studio di Gustavo, installata una stanza sonorizzata, s’incominciò a registrare. Per farla breve, nel Sessantanove la Playco registrò quello che divenne il “Quartetto” (Mosconi: piano, Gardenghi: saxtenore, Bonora: cello, Cristofolini: percussioni), cui seguì il gruppo NADMA che, oltre ad apparire seriamente nelle sale (Milano, Teatro Uomo, Teatro Manzoni, Centro Lepetit, ecc, anche in giro: Genova, Firenze, Roma, ecc.), captati dal produttore Gianni Grandis, nacque un vinile 68 giri della RCA, allora saranno: Davide Mosconi (piano), Ines Klok (arpa e violino), Gustavo Bonora (flauto, clarone e cello), Mino Ceretti (flauto e contrabbasso), Marino Vismara (cello), Franco Pardi (tromba e altosax), Otto Davis Corrado (tromba e saxtenore), Marco Cristofolini (percussioni e violino).Il tutto oggi è editato in due CD di “alga marghen 2008” (producer: Emanuele Carcano, cordination: Gabriele Bonomo).
Successivamente, si delinea maggiormente l’interesse e l’impegno di Bonora per la psicanalisi, attività che ottempera con la pittura, ma con distacco dal mondo espositivo. Nel 1979, costituita con Rosy Menta la Nuova Argallery Centro Culturale S.Tecla, terrà con M. Focchi e A, Barbui un seminario di psicanalisi riferito all’insegnamento lacaniano che dura fino all’82, quindi partecipa alle attività italofrancesi dell’Intercartels e, formatosi nel gruppo italiano della Scuola di J. Lacan, EFP – Ecole Freudienne de Paris; nel 1980, alla dissoluzione dell’EFP, Bonora è fra i primi psicanalisti italiani ad iscriversi alla nuova associazione lacaniana La Cause Freudienne – Fondation du Champ Freudien, che nell’81 che, poco prima della morte di Lacan, si costituisce come Ecole de La cause freudienne (ECF).
Nel 1983 è invitato da G. B. Contri – membro dell’ECF e curatore dell’opera lacaniana in Italia – a costituire l’associazione IL LAVORO PSICOANALITICO, cui partecipa fino al ’92. Dal ’93 partecipa ai lavori dell’Associazione Psicanalitica Lacaniana Italiana (APLI), ora NODI FREUDIANI, di cui è cofondatore e nel ’99 ne assume la presidenza, ora ne è Socio Onorario.
“Nuova Arsgallery” Centro Culturale S. Tecla chiude nel 1982 e Bonora, sempre più impegnato nel campo psicanalitico, si trasferisce nell’entroterra ligure fino al 2009. Attualmente rientrato a Milano, fonda e gestisce con Rosy Menta e Daniela Basadelli Delegà l’Associazione Culturale polivalente EXFABBRICADELLEBAMBOLE.
Suoi scritti appaiono dal ’79 all’82 nell’informativo del C. C. S. Tecla “IN FOLIO”, nello stesso periodo in “CONTROCULTURA” della Shakespeare & Company, Milano e nelle pubblicazioni di IL LAVORO PSICOANALITICO dall’83 al ’92, Sic-Sipiel, Milano: AA. VV.: “Lavoro dell’inconscio e lavoro psicoanalitico”, “Lexikon psicoanalitico e enciclopedia”, “Passioni, pulsioni e affetti”. Nel ’97 in Scibbolet N° 3, rivista di APLI.
Nel 1997 G. Bonora, ancora distolto dal mondo espositivo, è invitato a far parte di un gruppo di dieci nomi milanesi (Ajmone, Bonora, Castellaneta, Castiglioni, Cavaliere, Ceretti, Fizzotti, Forgioli, Pardi, Tadini), per celebrare il IV centenario della scomparsa di Melchiorre D’Enrico l’affrescatore del Giudizio Universale a Riva Valdobbia ispirato al tema apocalittico; i dieci artisti per l’occasione si chiameranno: “I PITTORI DEL GIUDIZIO”.
Nel 1999, sollecitato da Stefano Reali, G. Bonora espone al Centro Culturale Francese una quarantina di opere ottenendo un grande concorso di presenze e di vendita. Nel 2010, confortato dalla presenza di tutti i vecchi amici, espone all’Officina Coviello.
 Mostre
 1961 – Campione d’Italia – Premio Nazionale di Pittura. Premiato.
         – Museum der Stadt Greifswald – Grafica Italiana Contemporanea.
         – Bologna – Premio Marzabotto. Secondo premio.
- Milano – Società per le Belle Arti, Esposizione Permanente: Collettiva Giovani Artisti.
- Bologna – Premio Giovannini, segnalato.
- Suzzara – Premio Suzzara, segnalato.
- Milano – Galleria La Colonna – Mostra collettiva.
- Milano – Sesto S. Giovanni: Galleria “Il Giorno” – Mostra personale.
1962 – Livorno – Premio Cecina, secondo premio.
1963 – Venezia – V Biennale dell’incisione italiana.
1964 – Monaco – Neue Münchener Galerie – Pittura e grafica sull’opera di B. Brecht.
1965 – Berlino – Interfrafik ’65.
1966 – Milano – Galleria L’AGRIFOGLIO – Mostra personale.
         – S. Ilario – Mostra del Premio, segnalato.
         – Cremona – gruppo d’Arte “Renzo Botti” – Mostra personale.
- Cremona – gruppo d’Arte “Renzo Botti” – Mostra collettiva.
1967 – Milano – Arte Centro – Mostra collettiva.
1968 – Bergamo – Martinengo – Mostra collettiva “Pluralità Viva”.
1970 – Mantova – Casa del Mantegna – Mostra collettiva; dieci artisti costituiscono il gruppo di          PITTURA ’70: G. Bonora, L. Capsoni, A. Forgioli, G. Madella, C. Olivieri, G. Ossola, F. Picenni,               M. Raciti, S. Sermidi, V. Vago.
1970 – Roma – Galleria Contini – Mostra collettiva “L’immagine attiva”.
       – Capo D’Orlando – XI mostra “Vita e Paesaggio”.
       – Milano – Galleria Morone – Mostra collettiva PITTURA ’70.
1973 – Milano – Galleria Solferino Mostra personale.
         – Milano – Galleria Solferino – Collettiva: Basaglia, Bonora, Ceretti, Gianquinto, Marzulli, Merisi.
         – Milano – Esposizione Permanente: XXVIII Biennale.
1974 – Milano – Galleria Solferino – Mostra collettiva “Il posto dei bambini”.
         – Milano – Galleria Solferino – Mostra collettiva “Il paesaggio cercato”.
         – Milano – Galleria Solferino – Mostra personale.
1975 – Milano – Galleria Solferino – Mostra personale.
         – Milano – Museo della Scienza e della Tecnica – Mostra collettiva.
         – Milano – Galleria Schubert – Mostra collettiva per la Stampa Libera.
1976 – Milano – Esposizione Permanente – 500 Artisti per i lavoratori in lotta.
         – Milano – Galleria Milano – Mostra collettiva per il monumento a R. Franceschi.
- Milano – Galleria Solferino – Mostra personale.
1976 – Milano – Galleria Solferino – Il Disegno – Mostra collettiva: Basaglia, Benati, Bonora, Cavaliere,       Ceretti, Forgioli, Gallerani, Grillo, Merisi, Pardi, Staccioli, Romagnoni, Tadini, Vaglieri.
1976 – Milano – Esposizione Permanente – Mostra collettiva – Disegno e piccola scultura.
1977 – Cremona – Gruppo d’Arte “Renzo Botti” – Mostra collettiva per la com. di Danilo Montaldi
1978 – Lodi – Museo Civico – Mostra collettiva “L’oggetto”.
1979 – Milano – Palazzo dell’arte “CTC”, Esposizione permanente.
1979 – Milano – Galleria Bergamini – “L’altra satira” – Mostra collettiva.
 È nel 1979 che, con la chiusura della Galleria Solferino, G. Bonora e Rosy Menta costituiscono “Nuova Arsgallery” Centro Culturale S. Tecla. Bonora assume la direzione artistica e partecipa solo a tre collettive:
 1980 – Milano – Nuova Arsgallery – Mostra collettiva.
1981 – Milano – Nuova Arsgallery – Mostra collettiva.
1982 – Milano – Nuova Arsgallery – Tre personali: Bonora – Gallerani – Merisi.
 Negli ultimi decenni, senza rinunciare alla ricerca pittorica, Bonora non espone pubblicamente i propri lavori se non in ambiti privati e collezionistici.
E del 2013 la partecipazione alla mostra collettiva Milano in Arte – il dopoguerra, 1945 – 1956 presso la Casa Museo Spazio Tadini di Milano.

domenica 28 aprile 2013

MESOPICA | Gillo Dorfles | a cura di Luigi Sansone


MESOPICA 
 Domenica 28 Aprile 2013 ore 17 
Gillo Dorfles 
Opere recenti su carta 
a cura di Luigi Sansone 
Parco di Montevecchia loc. Spiazzo (23888 Rovagnate-Lc) 
via Spiazzo 50 bis info: 3396203389

giovedì 17 gennaio 2013

Il grande "vecchio" della cultura italiana a Milano

Incontro con Gillo Dorfles sul tema “L’editoria è un’arte visiva”



Milano. Sabato 19 si terrà un incontro sul tema ”L’editoria è un’arte visiva.”: evento conclusivo della mostra “Giulio Einaudi: l’arte di pubblicare”


Ne discutono Gillo Dorfles ed Enzo Mari
Introduce Marco Vallora
Saranno presenti:
Stefano Boeri
Claudio Pavese, Carlo Fantinel, Maurizio Cilli |curatori della mostra

Sabato 19 gennaio 2013 | ore 11.30
Sala dei Coralli (nel percorso mostra)
Palazzo Reale | Piazza Duomo 12, Milano
piano terra lato destro
ingresso da Piazzetta Reale
INGRESSO LIBERO FINO AD ESAURIMENTO POSTI
La mostra GIULIO EINAUDI: L’ARTE DI PUBBLICARE
in corso a Palazzo Reale
È PROROGATA FINO A DOMENICA 20 GENNAIO 2013
Lunedì 14.30_19.30
Martedì, Mercoledì, Venerdì, Domenica 9.30_19.30
Giovedì e Sabato 9.30_22.30 | Ultimo ingresso mezz’ora prima della chiusura
INGRESSO GRATUITO

Contradditorio, istintivo, geniale e capriccioso: Giulio Einaudi è stato senza dubbio uno dei grandi protagonisti della cultura italiana del Novecento. In occasione del centenario della nascita, avvenuta in provincia di Cuneo nel gennaio del 1912, Palazzo Reale ricorda l'editore con una mostra che ne racconta l'attività di abile scopritore di talenti e di vero mecenate. In esposizione, collane storiche come I Coralli, inaugurata nel 1947, e un tributo da parte di Giulio Paolini, che presenta una nuova opera grafica intitolata O.D.E. (Occhiali di Einaudi). 

giovedì 20 dicembre 2012

Frasi rubate 52





"La crisi passa, l’arte resta"
 
Gillo Dorfles
 

sabato 8 dicembre 2012

Alan Jones - Leo Castelli. L'italiano che inventò l'arte in America

Proseguendo nell'intento di condividere con voi ogni tanto delle gustose e sane letture, ecco un altro volume che consiglio. 

Una vita, una passione, un talento.

 


Alan Jones - Leo Castelli. L'italiano che inventò l'arte in America

"Che fine avremmo fatto se non ci fossero stati i mercanti d'arte?", si chiedeva un tempo Pablo Picasso. In pochi casi la domanda è così calzante come per Leo Castelli: il gallerista italiano che reinventò l'arte in America accanto a espressionisti astratti dell'Action Painting come Jackson Pollock e Willem De Kooning, a neodadaisti come Robert Rauschenberg e Jasper Johns, con protagonisti della Pop Art come Roy Lichtenstein e Andy Warhol, e artisti del calibro di Frank Stella e Cy Twombly. Dandy, poliglotta dalle mille sfaccettature, brillante e raffinato seduttore, Leo scrisse più di un importante capitolo della storia dell'arte del Novecento nelle sue gallerie newyorkesi: prima sulla Settantasettesima Strada Est, e poi al leggendario 420 di West Broadway. La storia comincia dalla sua città di origine, la Trieste di inizio secolo, per passare al rarefatto ambiente surrealista di Parigi, con i suoi vernissage a mezzanotte, in cui la femme fatale Leonor Fini si incontrava con i maîtres-à-penser André Breton e Marcel Duchamp. Arrivando alla New York degli anni Cinquanta, tra le icone pop e i loft degli artisti di SoHo, fino al clima arrivista e rampante degli anni Ottanta. La vita di Leo Castelli è il "viaggio incantato" verso l'essenza di ogni uomo: la sua creatività, la sua vocazione, la sua missione nel mondo. (Introduzione di Gillo Dorfles)  

 

  • Titolo del Libro: Leo Castelli. L'italiano che inventò l'arte in America
  • Autore :  Alan Jones
  • Editore: Castelvecchi
  • Collana: I timoni
  • Data di Pubblicazione:  2007
  • Genere: arti
  • Argomenti :  Castelli, Leo Arte contemporanea Arte americana contemporanea
  • Pagine: 416
  • ISBN-10: 8876151958
  • ISBN-13: 9788876151958