RITENGO CHE SIA DOVERE DI CHIUNQUE E A MAGGIOR RAGIONE DI NOI ITALIANI, FARE DI TUTTO PER PROMUOVERE, SALVAGUARDARE E DIVULGARE L'ARTE IN TUTTE LE SUE ESPRESSIONI.
UNA SOCIETA' DISTRATTA SUI FATTI DELL'ARTE E' UNA SOCIETA' VOTATA ALL'IMPOVERIMENTO... E NOI, DA QUESTO PUNTO DI VISTA, LO SIAMO GIA' ABBASTANZA!






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sabato 21 aprile 2012

Sicilia, Tribeart rischia di chiudere

L'informazione e la cultura dell'arte non possono essere vittime della crisi. Leggo su "Il Fatto Quotidiano" ( http://www.ilfattoquotidiano.it ) questa notizia e non posso esimermi da condividerla...

Sicilia, Tribeart rischia di chiudere
Artisti regalano opere per raccogliere fondi
L'unico freepress indipendente che si occupa di arti visive sull'isola non riesce né a sostenere i costi né a diventare una vera realtà imprenditoriale. Mobilitazione per mantenere in vita il progetto



Da tre giorni al Palazzo della Cultura di Catania è in corso una mostra di arte contemporanea che ospita le opere di cento artisti siciliani. Non si tratta di una estemporanea Biennale locale, ma di un appuntamento di autofinanziamento, Artisti per Tribeart. L’evento è iniziato il 14 aprile e si concluderà il 1° maggio. Ogni lavoro ha una base d’asta di 300 euro, alla fine si faranno i conti, ma pare che siano già arrivate offerte da 5.000 euro per alcuni pezzi.

Il 29 marzo la redazione di Tribeart, giornale che si definisce “la guida mensile agli eventi d’arte in Sicilia”, ha annunciato l’imminente interruzione delle pubblicazioni. La rivista si occupa di arte contemporanea. Nata nel 1999 come sito internet, nel 2003 è diventata anche un cartaceo: distribuito gratuitamente nei così detti Tribeart corner sparsi per la Sicilia e spedito agli abbonati in giro per l’Italia.

Al Fattoquotidiano.it Vanessa Viscogliosi, fondatrice e coordinatrice del progetto, spiega le ragioni della probabile chiusura: “Il giornalismo è il cane da guardia del potere, la critica e l’informazione sull’arte devono essere il pungolo di questo altro mondo culturale – racconta Viscogliosi – All’inizio Tribeart era poco più di un foglio A3. Poi lavorando anche di notte, facendo coincidere la crescita del nostro giornale con altri lavori siamo riusciti a farlo diventare una realtà conosciuta e autorevole. I costi sono stati coperti dagli inserzionisti (per lo più galleristi e operatori culturali) e dalla nostra volontà – prosegue – Ogni numero ci costa circa 2.500 euro. Ma non riusciamo più a coprire le spese. Inoltre vorremmo fare un salto di qualità, dare da vivere anche a chi collabora con noi, poterci permettere le trasferte per fare un lavoro di maggiore qualità”.

Nel caso in cui la campagna di autofinanziamento non dovesse funzionare i coordinatori del progetto sono pronti a riportare la loro avventura solo in rete. Ma questo vorrebbe dire rinunciare a una parte importante dei loro ideali: “In Sicilia l’uso di internet non è ancora così diffuso come in altre parti d’Italia. Un cartaceo grautito e indipendente è importante per avvicinare le persone al mondo dell’arte e non limitarsi al panorama degli addetti ai lavori”.

L’evento ha suscitato l’interesse delle altre realtà provinciali sicilane, gli organizzatori hanno ricevuto offerte dalle altre province per organizzare appuntamenti analoghi. “Sarebbe bello, ma occorrerebbe investire ulteriori risorse”, aggiunge la giornalista e prosegue: “L’attenzione – che ovviamente speriamo diventi anche economica – dimostra che abbiamo fatto bene a investire sul territorio. E’ ora necessario un intervento di imprenditori locali, collezionisti e galleristi. E’ necessario che, dagli attestati di stima si passi ai contributi: siamo una rete, siamo tutti collegati, se cresce l’informazione e la critica sull’arte crescono anche il livello culturale e il benessere di questo luogo. Gli artisti lo hanno già capito”.

Dalle ultime parole di Vanessa Viscogliosi sembra di capire che a non cogliere il valore del progetto siano state invece le istituzioni: “Abbiamo fatto dei tentativi per rientrare nella programmazione degli investimenti pubblicitari di Comune, Provincia e Regione. Ma non avendo “santi in paradiso” è piuttosto difficile anche solo essere presi in considerazione”. E per quanto riguarda i fondi europei per la cultura? La risposta suona come un paradosso: “per seguire l’uscita dei bandi e la stesura dei progetti servono le risorse economiche per pagare qualcuno che lo faccia in maniera professionale. Se non ci sono i soldi non si riesce a lavorare su questo aspetto. E poi la trasparenza…”

Articolo originale su:

venerdì 20 aprile 2012

UNO SGUARDO ARGENTINO BALLANDO SULLA BELLEZZA DI ROMA

A Roma nel contesto di "Architetture di luce" una serata unica e particolare con EtnoTango
UNO SGUARDO ARGENTINO
BALLANDO SULLA BELLEZZA DI ROMA

Martedì 24 aprile 2012
ore 17'30-19'30



giovedì 19 aprile 2012

PREMIAZIONE - V Premio Movimento Segrete di Bocca



PREMIAZIONE - V Premio Movimento Segrete di Bocca
3 maggio 2012 ore 17.30
Libreria Bocca, 
Galleria Vittorio Emanuele II 12 
20121 Milano

20 Finalisti
UN SOLO VINCITORE





FRANCESCO TROMBA

DANIELA ALFARANO
ALBERTO ANDREIS
 



ANDREA BARIN
GIUSEPPE BIGUZZI
GABRIELA BODIN
LILIANA CECCHIN
ROBERTA CONGIU
VALERIA CONTINO
EMANUELE DASCANIO
MANUELA FURLAN
COSTANTINO GIRO
MASSIMO LAGROTTERIA
SILVIA NOFERI
DARIA PALOTTI
STEFANO RONCHI
REMO SUPRANI
ANNA LAURA CANTONE
CARLO COLLI
MAURO DAVOLI
      
 
scelto dalla Giuria di Qualità, composta da:
GIOVANNI BONELLI
PHILIPPE DAVERIO
LUIGI KOELLIKER
MAURO NATALE
LUCA PIGNATELLI
MASSIMO VITTA ZELMAN


M.A.D. VIESTE PRIZE / FESTIVAL

   

M.A.D. VIESTE PRIZE / FESTIVAL

Non solamente un concorso ma un vero e proprio Festival
dedicato alla contaminazione tra arti visive e performative

Info: info@madprize.it - www.madprize.it

M.A.D. Vieste Prize è un contest on-line aperto ad artisti di ogni nazionalità e provenienza e una piattaforma culturale dedicata alla contaminazione tra arti visive e performative.
Suddiviso in tre macro-categorie: Musica, Arte e Danza, si propone di supportare la crescita artistica e professionale dei suoi partecipanti attraverso un riconoscimento in denaro, un festival nella città di Vieste e numerose iniziative di comunicazione.

M.A.D. Vieste Prize non si esaurisce solo in un concorso a premi che pubblica i lavori degli artisti iscritti perché siano votati, ma è qualcosa di più, un vero e proprio Festival, una manifestazione ospitata dal 2 all'8 Settembre 2012 nel Comune di Vieste, la perla più suggestiva del promontorio del Gargano.
Il M.A.D. Vieste Festival rappresenta un contesto dedicato agli artisti e alla libera creatività indipendente con lo scopo principale di favorire lo scambio, la crescita e la formazione in un ambiente dinamico, vivace e aperto all’incontro tra forme espressive differenti.

M.A.D. Vieste Prize, Categoria Arte, intende promuovere l’arte contemporanea in tutti i suoi linguaggi e forme espressive. Le sotto sezioni della Categoria Arte sono infatti sei: Pittura, Fotografia, lnstallazione e Scultura‚ Video-arte e Animazione, Performance‚ Graffiti e Street Art. Il Premio ammette alla fase finale un totale di 60 opere finaliste, 10 per ciascuna sezione, che verranno accolte nella città di Vieste dal 2 all’8 settembre 2012 in occasione del M.A.D. Vieste Festival.

Le opere finaliste saranno selezionate attraverso una modalità mista che prevede sia il voto on-line che la scelta da parte di una giuria competente.
Curatore, coordinatore della Categoria Arte e presidente di giuria sarà Chiara Canali, mentre la giuria competente sarà composta per la Sezione Pittura da Maurizio Coccia e Lorenzo Poggiali; per la Sezione Fotografia da Pier Giorgio Giraudo e Sabrina Raffaghello; per la Sezione Scultura e Installazione da Fortunato D’Amico e Bruno Grossetti; per la Sezione Video e Animazione da Federica Bianconi e Vitaliano Teti; per la Sezione Performance da Eugenio Viola e Marco Aion Mangani; per la Sezione Graffiti e Street Art da Julie Kogler e Luigi Mauri.

I 60 artisti finalisti potranno partecipare di diritto al M.A.D. Vieste Festival a Vieste, dal 2 all’8 settembre ospiti (in trattamento Residence) presso una delle strutture ricettive della città.

Durante la settimana del M.A.D. Vieste Festival potranno presentare le proprie opere negli spazi espositivi definiti dall’organizzazione oppure potranno realizzare dal vivo le proprie performance o azioni e contestualmente potranno assistere gratuitamente ai workshop e ai laboratori di arte, agli incontri, agli happening, alle performance e agli spettacoli di musica e danza dal vivo che verranno realizzati durante la durata del Festival stesso.

In occasione della serata finale del Festival, la stessa giuria competente sceglierà i vincitori di ogni sezione della Categoria Arte a cui verrà attribuito un premio finale di 3.000 € per un montepremi totale di 18.000 €.

Oltre ai premi finali in denaro, M.A.D. Vieste Festival garantisce delle opportunità formative per 3 artisti, tra i 60 finalisti, destinatari dei programmi di studio e residenza di due mesi presso i centri culturali GlogauAir di Berlino, Nes Artists Residency di Skagaströnd (Islanda), Halka Art Project di Istanbul.
Inoltre verranno selezionate ulteriori opere che verranno esposte all’interno di mostre collettive presso le seguenti gallerie, istituzioni o festival: Galleria Poggiali e Forconi, Firenze (sezione pittura); Biennale di Video-Fotografia di Alessandria (sezione fotografia); Galleria Grossetti Arte Contemporanea, Milano (sezione scultura e installazione); Festival Internazionale di Videoarte The Scientist, Ferrara (sezione video e animazione); Galleria BTFgallery, Bologna (sezione performance); Galleria Urbanpainting, Carugate (MI) (sezione Street Art).

La partecipazione degli artisti al concorso può avvenire on line iscrivendosi al sito www.madprize.it fino al 15 giugno 2012, il bando e la scheda d’adesione possono essere scaricati dal sito www.madprize.it oppure richiesti all’indirizzo info@madprize.it.

M.A.D. VIESTE PRIZE
Chiusura iscrizioni: 15 giugno 2012
Categorie: Musica, Arte, Danza
Sezioni dell’Arte: Pittura, Fotografia, lnstallazione e Scultura‚ Video-arte e Animazione, Performance‚ Graffiti e Street Art.
Partecipazione: il concorso è aperto a tutti gli artisti di ogni nazionalità e provenienza, iscrivendosi al sito www.madprize.it

Finalisti: 10 artisti per ogni sezione, 60 finalisti in tutto, ospitati per una settimana nelle strutture ricettive della città di Vieste durante lo svolgimento del Festival

M.A.D. VIESTE FESTIVAL
Vieste, sedi varie del Comune dal 2 all' 8 settembre 2012

Premi:
Premio sezione Pittura: 3000 €
Premio sezione Fotografia: 3000 €
Premio sezione Installazione e Scultura: 3000 €
Premio sezione Video e Animazione: 3000 €
Premio sezione Performance: 3000 €
Premio sezione Graffiti e Street Art: 3000 €

Benefit:
3 Residenze di due mesi tra Gennaio e Aprile 2013 presso il GlogauAir di Berlino, Nes Artists Residency di Skagaströnd (Islanda), Halka Art Project di Istanbul
Partecipazione di alcune opere selezionate, tra le 60 finaliste, all’interno di mostre collettive presso gallerie, istituzioni o festival.

In balia del gioco - Palazzo Rospigliosi, Zagarolo

Una doppia personale per i vincitori della terza edizione del concorso "Il Giocattolo": 
Stefania Catastini ed Alessandro Bulgarini. 

La prima, affermato Architetto, votata alla ricerca artistica di raffinata intensità. 
Il secondo, già finalista di più edizioni del Premio Patrizia Barlettani, capace di un efficace realismo contemporaneo e "graffiante" lucidità. 

mercoledì 18 aprile 2012

Altre immagini da "Architetture di luce" Roma

 Un'altra piccola rassegna fotografica a proposito di:
"Architetture di luce" 
personale dell'artista argentina 
Karina Chechik, 
organizzata da Casa d'Arte San Lorenzo (www.arte-artesanlorenzo.it ), 
in quel della capitale presso l'Istituto Nazionale Studi Romani... 







Angela Viola (in residence) DE VENERATIO Sulla Venerazione a cura di Martina Colajanni

Angela Viola è una giovane promessa dell'arte italiana. Già selezionata fra i 30 finalisti dell'ultima edizione del Premio Patrizia Barlettani ora in mostra a Palermo... da vedere!
Ex indumentis_2012_collage su carta, cm 25 x 25
Angela Viola (in residence)
DE VENERATIO
Sulla Venerazione
a cura di Martina Colajanni
Opening
Venerdì 27 aprile 2012
Ore 19.00
La mostra sarà visitabile dal
28_04_2012 al 18_05_2012
RizHoma.housegallery
Piazza Marina 51
Palermo
 
“Creo un legame, spesso ironico o provocatorio, tra l'Iconografia tradizionale e l’Icona contemporanea.
Un livello ibrido tra i due contenuti che diventa metafora dell'equivoco che caratterizza il nostro Tempo...”
                             
                                                                                                 Angela Viola
La Venerazionenell’accezione contemporanea assume sembianze diverse rispetto al suo originario significato, tanto da rendere il Cristianesimo uno dei massimi Credo nel quale si venerano Dio e Santi. Basti pensare all’esistenza di molteplici oggetti di culto, come statue o immagini sacre, posti al di sopra dei più arditi fedeli e che incitano a sentimenti di adorazione e devozione. Il tracciato storico percorso dal lavoro di Angela Viola sfiora criticamente il fenomeno, ormai millenario, del Culto dei Santi e della relativa ipotesi circa la sua attendibilità. Una forte e convinta riflessione sulla creazione di Idoli e sul potere della collettività, quindi della cultura popolare, che l’artista considera come uno dei massimi fattori in grado di condizionare Credenze e Tradizioni di un popolo. Angela Viola indaga e studia Idoli antichi e contemporanei, appartenenti alla sfera religiosa e sociale  trovando così delle analogie con il fenomeno di devozione. Di fatti, molto caro alla cultura siciliana, questo sembra essere un segno rilevante all’interno della religiosità isolana. Procedendo attraverso un minuzioso lavoro su immagini estrapolate da cartoline, collage  ed interventi grafici  ha inizio un serrato dialogo tra Presente e Passato. L’indagine sul Territorio ha condotto Angela a procedere inizialmente da uno studio sulle Edicole Sacre, verso cui l’artista si è imbattuta esplorando tra le antiche vie di Palermo e, successivamente, a comprendere l’intersecato rapporto tra sacro e profano che ne scaturiva. Non una mera valutazione Formale dell’oggetto in questione ma Concettuale e Simbolica, ri- letta per l’occasione secondo il personale punto di vista di Angela. Gli interventi site specific concepiti per la RizHoma.housegallery mostrano il pensiero dell’artista circa la costruzione di forme di Idolatria e della loro discutibile autenticità. La metodologia di lavoro adottata da Angela accosta involontariamente  il concetto di Edicola Sacra all’azione che Andy Warhol attua nei confronti dell’immagine mediatica. Entrambi gli interventi mirano ad una forma di elevazione ponendosi al di sopra,  sia concretamente che concettualmente parlando. Si parli di Santi o di personaggi appartenenti al mondo delloshowbiz il discorso non cambia: qualcuno deciderà per loro l’importanza che rivestiranno agli occhi della massa. Angela Viola si fa carico della stessa funzione ponendo all’interno delle sue Edicole qualcosa a cui dare un valore personale,  etichettandolo come riconoscibile e dal potere ammaliante.

Intervista alla designer Matali Crasset

Un’esclusiva intervista alla designer Matali Crasset che uscirà sul numero di Io Donna del 21 aprile, nel clou della Milano Design Week!

 
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à la révolution!
Spazi comunitari, oggetti destrutturati, colori
vivi. Da più vent’anni, il design di Matali Crasset
sovverte tutti i cliché dell’abitare. A partire
dal comfort: “Rischia di farci prigionieri. Come
le case iperprotettive che escludono l’altro”
di Lia Ferrari, foto di Marcel Hartmann per Io donna

Per le foto si è divertita a fare l’extraterrestre taglia 42, ma il giorno dell’intervista Matali Crasset è una donna francese che scruta il cielo. «Grigio. Non è triste?» Dalla tenda viola messa lì a mascherare un letto sbuca un uomo con le stampelle. «Francis, mio marito. È caduto sciando, ne avrà per tre mesi». Una ragazzina alta e sottile sorride e scompare dietro la parete arancione. Popline. Poi, Arto. Si infila una felpa rossa e blu, inforca gli occhiali, afferra una busta con dentro una gallina di cioccolato. «Esco». Torna un minuto dopo: «Non c’è nessuno. Posso avere una matita per disegnare?». La mamma spiega che per i suoi nove anni è bravissimo. Un dono di famiglia? La monografia Matali Crasset Works, edizioni Rizzoli New York, viene presentata in Italia in questi giorni. Vent’anni di progetti realizzati, design e architettura: spazi comunitari, hotel sperimentali, salotti da comporre, una maison per i bambini che a casa hanno poco spazio, letti per gli ospiti, una mostra al Beaubourg. E tanto azzurro, verde, arancio, rosa. «Chi non usa i colori ha paura di vivere. Me lo sono sempre detta».

Torniamo al libro. In apertura, ringrazia la sua “piccola famiglia”, i suoi genitori, suo fratello gemello Nit. Poi Philippe Starck…
E Denis Santachiara. Sono stati i primi a darmi un lavoro. Da Denis a Milano ho fatto scuola, mi ha insegnato che si possono creare oggetti impegnati. Grazie a Starck, ho potuto coordinare il Design center di Thomson Multimedia: a ventotto anni ero responsabile di 25 designer e di molti cosiddetti “dream products”, oggetti che anticipano scenari futuri. Più che una sensibilità, a Starck devo una formazione accelerata.
 
L’impressione è che non sia amatissimo...
Se i designer francesi possono guadagnarsi da vivere è merito suo. Ha mostrato che il design ha un valore economico. Dovremmo tutti essergli grati.

Che altro significa, per lei, fare design?
Dicono che i miei sono progetti ludici. Anni fa ci restavo male. Poi la mia vicina di casa, un’antropologa, mi ha fatto capire che il gioco serve a fare esperienza del mondo, a non essere solo spettatori. Vorrei fosse lo stesso per le cose che faccio.

Si dice che i suoi spazi mettano in discussione la nostra “comfort zone”...
Il comfort finisce per renderci prigionieri. Al divano che ti avvolge preferisco quello che invita a cambiare postura e atteggiamento. Per lo stesso motivo metto in discussione la nozione di casa-guscio: ci fa sentire iperprotetti ma esclude l’altro, ci isola. Spazi come La Maison des Petits, un centro per bambini che ho disegnato nel 19esimo Arrondissement, seguono un’altra logica: aiutare i bambini a stare con gli altri, fare delle cose insieme. Marc Augé ha detto che il design è antropologia applicata. Mi ci ritrovo perfettamente. Il mio lavoro è interpretare i comportamenti, capirne la logica. E fare un passo indietro, proporre un’alternativa, superare i cliché.

La femminilità, per esempio?
(Sorride). Si riferisce al mio aspetto? La prima volta che mi sono vista con il caschetto ho detto “Ecco, questa sono io”. Ora che ho quarantasei anni, i capelli cominciano a ingrigirsi, è un taglio pratico, non ho bisogno di tingermi. Una “scodella” può essere nera, o bianca, o tutti e due.

Chi compra i suoi oggetti è un anticonformista?
Più che altro è animato dalla curiosità. Non è una questione di età, ma di apertura e disponibilità alla scoperta.

Difficile immaginare una persona agé su un divano fatto di pouf senza schienale…
In realtà, chi ha vissuto i Settanta è più abituato di altri a sfidare le convenzioni. A me viene naturale perché non ho ricevuto un’educazione borghese. Sono cresciuta in campagna, in un villaggio di 80 abitanti. I miei erano agricoltori. 
“Farò la designer”. Come hanno reagito?
Non sapevano che mestiere fosse. Mio padre ne aveva sentito parlare in televisione. Mia madre sperava diventassi istitutrice. Eppure quando ho superato il test di ammissione all’Ensci, molto impegnativo, mi hanno dato fiducia. E appena è stato chiaro che potevo vivere del mio lavoro hanno smesso di preoccuparsi.

Abita con altre dieci famiglie in una vecchia fabbrica rimessa a nuovo a Belleville. Vi conoscete tutti, i bambini giocano in cortile. Ha ricreato lo spirito della piccola comunità…
Senza le problematiche del piccolo villaggio... Non ci siamo scelti, ma tutti abbiamo avuto la possibilità di decidere per
Belleville, che è un quartiere popolare e multiculturale. Evidentemente abbiamo gli stessi valori e ci piace la diversità.

Poche donne scelgono di fare il suo lavoro. Perché, secondo lei?
Questo non lo so, ma la storia è piena di donne che hanno dato forma al cambiamento. Penso per esempio al Nobel per
la pace Jane Addams, che a fine Ottocento, con le “Hull House”, ha restituito dignitàagli immigrati. Ci sono settori dove
la femminilità è un vantaggio. Per me in Thomson è stato così. Potevo ragionare sulla tecnologia senza subire una fascinazione “idiota”. Riguardo a oggi, posso prendermi il lusso enorme di fare questo lavoro perché c’è Francis, mio marito.

Un po’ il suo manager: cura la comunicazione, i contratti, l’amministrazione
Sì, siamo una squadra unita. Mi aiuta in tutto, e si prende molta cura dei bambini.

Chi cucina?
Lui. Ce l’ha nel sangue, è di Digione. Io, dello Champagne, sono una buona forchetta. Anche in questo ci completiamo.


KIT CREATIVO by Fratelli Gugliermetto Multipli Project... il video

Di "KIT CREATIVO" ho già parlato qualche post fa... ora un video

Collettiva di Art Design Made in Turin
Una ventina di prototipi in anteprima assoluta progettati da
GIANNI ARNAUDO
PIERO GILARDI
UGO NESPOLO
DIEGO GUGLIERMETTO
A cura di GUGLIERMETTO FRATELLI MULTIPLI EXPERIENCE

"Non una nuova azienda, non un nuovo brand, piuttosto un esperimento: ripro-
porre a designer ,artigiani ed artisti che hanno segnato un epoca storica un think
tank di alta specializzazione votato all'art design. Un laboratorio di idee e liber-
tà di pensiero svincolato da teorie di marketing e di prodotto per sperimentare
come il tempo trascorso e le carriere abbiano rafforzato e reso ancor più vitale la
dirompente anticonvenzionalità della vena creativa "

vedi anche: http://lastanzaprivatadellarte.blogspot.it/2012/04/kit-creativo-milano.html


martedì 17 aprile 2012

-undici allunaggi possibili- a cura di Martina Cavallarin

Vi avevo già accennato qualcosa a proposito di questo evento qualche giorno fa... Ora il comunicato "ufficiale" e l'invito... Da non perdere!!!



undici
allunaggi
possibili

a cura di martina cavallarin
Cà Zenobio, Venezia, 11 maggio | 26 luglio 2012
Opening 11 maggio ore 18.00

AuroraMeccanica, Alessandro Bergonzoni, Francesco Bocchini, Mauro Ghiglione, Robert
Gligorov, Gianni Moretti, Ester Maria Negretti, Gino Sabatini Odoardi, Ekaterina Panikanova,
Tamara Repetto, Eric Winarto

undici allunaggi possibili, undici artisti che abitano undici stanze nello splendido Collegio
Armeno di Cà Zenobio a Venezia. Undici passaggi per il visitatore della mostra, undici
sensazioni ed equivalenze, narrazioni ed intercettazioni, undici ferite da aprire o suturare,
undici possibilità per arginare o amplificare le distanze tra opera e fruitore dell’opera, tra
artista e testimone, tra arte e vita. Nel 1969 l’Apollo 11 ha toccato la Luna. L’immagine in
diretta della scoperta, della sua attesa, della sua rivelazione è in undici allunaggi possibili
l’invito al contatto tra colui - lo spettatore - che transita distratto nel mondo e colei - l’arte -
che lo accoglie tra sconcerto ed emozione, raccapriccio e fascino, timore ed aspettativa.
Se la creazione dell’artista nella sua fase germinale abita la stanza privata dell’arte, quando
tale creazione è sviluppata si mette in relazione con il suo spettatore e la stanza diviene il
luogo dello scambio e dell’ascolto, il luogo del possibile e dell’incantesimo reale. La stanza
diviene, nell’inciampo tra sguardo a libellula dell’artista e sguardo solitamente orizzontale
dell’astante, un allunaggio possibile, quindi un’epifania tra narrazione e comprensione che
genera questo humus fertile, pallido, apparentemente lontano, ma appunto possibile come
qualsiasi allunaggio inteso come bisogno di espansione del pensiero e del pensare, del fare
arte e del nutrirsi d’arte. Ogni stanza di questa esposizione d’allunaggi possibili, è una stanza
che mi piace pensare come un territorio di sospensione non silenzioso per forza, non
chiassoso per forza. Uno spazio confidenziale dell’opera che convive e dialoga con i singoli
luoghi afferrando per mano il visitatore che condivide un percorso che lo porta dall’atmosfera
felliniana dell’installazione di Francesco Bocchini, una grande giostra in ferro alta e larga 5
metri, ruotante e dal fascino spiazzante, allo scambio con l’interattiva "come bere un bicchiere
d'acqua" degli AuroraMeccanica, installazione dalla forte connotazione politica e sociale
incentrata sulla tragedia di Fukushima Daiichi, passando per le opere intrise di ricordi ed
impure di Alessandro Bergonzoni che espande l’errore sul bilico dell’abbandono. Il lavoro di
Robert Gligorov impasta denuncia sociale, sarcasmo, poesia ed invenzione, Mauro Ghiglione
muove una stanza di pensiero e percezione in relazione tra spazio e memoria, Tamara
Repetto ci fa galleggiare nella sperimentazione con un’installazione a temperatura fredda e
calda, solcata da lirismo e impegno tecnologico in cui 600 bacchette di vetro e 45 cialde
olfattive di erba ed edera, violette, margherite e muschi, coinvolgono udito, vista, tatto, olfatto.
Il processo artistico di Gianni Moretti si spinge sul bilico della manifestazione di differenti
oggetti familiari di uso quotidiano tra il racconto e la documentazione da archivio personale;
nella stanza di Eric Winarto il buio amplifica gli effetti di una pittura a parete invisibile alla
luce, un’immersione tra vuoti e pieni, bianco e nero. Ester Maria Negretti crea totem materici
intrisi di pittura, suoni, luci, riflessi per un dialogo costante e profondo tra essenza dell’opera
e spirito del luogo, Gino Sabatini Odoardi installa oggetti simbolici, 12 inginocchiatoi laccati e
bianchissimi che accolgono gamepad playstation di cera nera per un lavoro in equilibrio tra
ludico e sacro e Ekaterina Panikanova porta disegno, forma e struttura a scambi continui tra
opera di carta e lo svolgimento dinamico della loro proiezione incessante su un muro di libri.

martina cavallarin

Coordinamento culturale e scientifico: 
scatolabianca www.scatolabianca.com 
Centro progetti: progetti@scatolabianca.com 
Art Director: Federico Arcuri, artdirector@scatolabianca.com 
PR & Comunicazione: Roberta Donato, press@scatolabianca.com 
Web Agency: www.immediatic.it


Patrocini: Comune di Venezia - Provincia di Venezia e della Regione Veneto

In collaborazione con:
Galleria L’Affiche, Milano - Barbarian Art Gallery, Zurich - Galerie Metropolis, Paris -
Galerie Charlotte Moser, Geneva - Galleria Oredaria, Roma - Galleria Michela Rizzo, Venezia -
Galleria Pack, Milano

Ringraziamenti:
Natasha Akhmerova - Costantino Bormioli - Bussetti e Mazza - Antonio Manca - Francesco
Mantero - Guglielmo Melodia - OFFICINA MECCANICA BB RRL - Marie-Madeleine Opalka -
OTTONOTE

Contatti:
Roberta Donato, PR & Comunicazione 
press@scatolabianca.com
Ph: +39 340 1197 983

Indirizzo:
Ca' Zenobio
Fondamenta del Soccorso, 2596
Dorsoduro - Venezia
Ph: +39 041522 8770
www.collegioarmeno.com
  

INSIDE MARILYN

Mobilitazione "ciclopica" per il  50° anniversario della scomparsa del mito dei miti... troppi amici e profonda stima nei confronti di molti per segnalare qualcuno nello specifico... l'unico modo è andare a vedere la mostra, merita!


INSIDE MARILYN, questo era il nome attribuito dalla torinese P.O.W. Gallery lo scorso dicembre alla mostra collettiva che per il 2012 sarebbe diventato un tour in tutta Italia in occasione del 50° anniversario della scomparsa della DIVA delle DIVE.
L’evento espositivo INSIDE MARILYN, creato per celebrare Norma Jeane Baker Mortensen, l’attrice divenuta famosa in tutta il mondo con il nome di Marilyn Monroe, icona senza tempo di bellezza, sensualità, dolcezza e femminilità è stata ideata da Alessandro Icardi e desiderava, sin dalla sua concezione, non essere solo una celebrazione dell'icona in senso classico, ma una profonda analisi di ciò che l'icona ha ispirato agli artisti di tutti i tempi.
Lo scorso dicembre veniva dunque inaugurata la mostra/viaggio che partendo da Andy Warhol, il primo artista ad aver raffigurato Marilyn Monroe, passava per Mimmo Rotella con i suoi strappi cinematografici abbinate anche alle poesie di Alda Merini.
Il viaggio nell'ICONA proseguiva con il contemporaneo Ugo Nespolo fino ad arrivare alle polaroid del celebre fotografo milanese Maurizio Galimberti senza escludere i più giovani ed audaci artisti quali ad esempio Angelo Barile con una sua interpretazione della non-fine del mito, XEL con una trasfigurazione street e il fotografo Stefano Bordieri con le sue Drag ispirate al mito dei miti.
La giornalista de La Stampa ha scritto in un suo articolo dedicato all'evento: […] la mostra è certamente un tributo all'icona pop ma il suo essere non banale stupisce […].
Ciascun artista ha proposto quindi la “propria” MARILYN, intendendo come nella data del suo 50° anniversario della morte il suo personaggio sia ancora attuale a livello estetico, ma differente nella comunicazione che può veicolare.

L'evento torinese ha avuto un eco tale da essere richiesta per essere esportata in un tour opportunamente arricchita, tappa per tappa, con altre suggestioni e interpretazioni contemporanee.
INSIDE MARILYN approderà al Combines XL Gallery di Milano in aprile (vernissage giovedì 26 aprile), ampio spazio multifunzionale dallo stile elegante e contemporaneo, sotto la curatela di Giuseppe Iavicoli, designer e stimato organizzatore di eventi.
La tappa all'ombra della madonnina vedrà un palinsesto di artisti d'eccezione; le opere provenienti del progetto torinese a cui verranno aggiunte quelle di milanesi doc e artisti internazionali a cui è stato chiesto di interpretare il mito.
Verranno presentate le opere di Andy, celebre musicista rock che presenterà una Marilyn sgargiante dai suoi tipici colori fluo, una geniale interpretazione su stoffa di Giampiero Gasparini, le versioni più “illustrate” di Mr. Wany e Akab, una Marilyn in versione Nocurves e molti altri ancora.
Il palinsesto milanese completo prevede 50 artisti, uno per ogni anno del suo anniversario, Enrico Aliberti - Daniele Alonge - Andy - ArtCode – Akab - Giampaolo Atzeni - Sebastiano Balbo - Angelo Barile - Thomas Bee - Stefano Bressani - Alberto Bongini - Stefano Bordieri - Enrico Camontelli - Federico Comelli Ferrari - Mr. Degrì - Marco De Barba - Nizzo De Curtis - Pietro Di Lecce - Christian Evallini - Mariano Franzetti - Giampiero Gasparini - Gianni Gianasso - Duty Gorn - Beppe Trx - Legamenti** - Emanuele Mannisi Pep Marchegiani - Alda Merini - Millo - Ezio Minetti - Marco Minotti - No Curves - Danica Ondrejovic - Stefano Stefanini - Valeria Paniccia - Alain Payet - Pietro Puccio - Mimmo Rotella - Ugo Nespolo - Sigis Vinylis - Diego Scursatone - Giuditta Solito - Vania Elettra Tam - Angelo Volpe - Mr. Wany - Andy Warhol - Fabio Weik – Xel.
Sempre in occasione del vernissage verrà presentata la performance artistica del collettivo LEGAMENTI che invece lavorerà sull’assenza di icona perché a loro dire è proprio stato detto tutto.

La mostra verrà inoltre arricchita da gadgets, magliette ed oggetti ispirati alla diva ed ad un vernissage con deejay set, il tutto in streaming audio video per vivere come dal vivo l'evento che si preannuncia diventare una tappa fondamentale delle celebrazioni per il cinquantesimo anniversario della scomparsa della diva.
Per il progetto e per il tour della mostra gli organizzatori dedicheranno un sito internet (www.insidemarilyn.com) in cui verranno inserite le immagini delle opere e le indicazioni di tutte le tappe.
Al termine di ogni esposizione itinerante verrà realizzato il catalogo dedicato, in cui verranno inseriti tutti gli artisti che, regione per regione, hanno partecipato a “INSIDE MARILYN” in maniera da rendere documentato l’intero viaggio nazionale del progetto.

Le tappe successive a quella di Milano già confermate saranno Pescara, presso lo spazio Pep Marchegiani dalla seconda metà di giugno, Civitanova Marche in estate nell’ambito del Festival Internazionale del Contemporaneo PopSophia per riposare in autunno a Roma per essere nuovamente celebrata la dove il tour è iniziato, a Torino, per una grande festa e la presentazione del catalogo ufficiale.
INSIDE MARILYN
l'icona pop vista attraverso gli occhi degli artisti di tutti i tempi
a cura di Giuseppe Iavicoli e Alessandro Icardi

dal 26 aprile al 13 giugno 2012

Combines XL
via Montevideo 9 Milano

inaugurazione giovedì 26 aprile ore 18.00

"IL PASSATO RIEDITATO 1785-2012"

In occasione del Salone del Mobile 2012 mi piace segnalare un altro evento fuori salone di grande rilievo organizzato dagli amici Bianca Maria Rizzi e  Matthias Ritter con il Museo Zucchi, dove tra le altre trovano spazio anche le opere di Thomas Berra, Giovanni  Manzoni Piazzalunga, Marco Cornini ed Andrea Chisesi.




Edizioni contemporanee degli antichi  blocchi da stampa della Zucchi  Collection of Antique Handblocks

 a cura di
Patrizia Marforio Merlo e Niccolò Zucchi Frua

Catalogo in mostra con un testo di
Emanuele Beluffi

ANTEPRIMA STAMPA 17 e 18 APRILE 2012 ore 12 su invito

Colazione “Sapori in edizione limitata”
ristorante Eff Cucina e Stagioni

via Cadolini 19, Milano

 INAUGURAZIONE E COCKTAIL VENERDI’ 20 APRILE 2012 ore 19 su invito
Galleria Bianca Maria Rizzi & Matthias Ritter
via Cadolini 27, Milano

Archivio, laboratorio, galleria d’arte temporanea: il Museo Zucchi,  rispettoso custode dei 56.000 antichi blocchi per la stampa a mano su tessuto,  ne  svela di nuovo l’antico e affascinante sapere  in  una riedizione artistica di eclettica e  sorprendente  contemporaneità.

Dal   17  al   22  aprile, in  occasione  del  Salone Internazionale del Mobile di Milano, Niccolò  Zucchi  Frua,  curatore e manager del museo,  con Bianca Maria Rizzi e  Matthias Ritter, presentano  la   prestigiosa  collezione,  rivista e reinterpretata  da  artisti  e   designer  contemporanei,   cui  è   stato  affidato  il  compito  di  rieditare  in  opere d’arte uno o più blocchi di stampa della Zucchi  Collection of Antique  Handblocks:

Cornelia  Badelita, Roberto Bellitti, Paolo Boriani, Thomas  Berra, Andrea Chisesi, Valerio Cometti, Marco Cornini, Leo Ferdinando Demetz, Franco Duranti, Jernej  Forbici, Matthias Langer, Nicolai  Lilin, Katharina Litz, Giovanni  Manzoni Piazzalunga,  Andrea Mariconti, Valentino Menghi, Daniele Pignatelli, Yngve  Zakarias.

Saranno  inoltre  eccezionalmente  presenti il  maestro Ercole  Pignatelli e il musicista Ludovico  Einaudi.

Galleria  Bianca Maria Rizzi & Matthias Ritter, nei capannoni industriali  dell’area NIL 28 di Milano,  distretto decentrato, colto e  promettente,  si  trasforma  così  in  uno  spazio  artistico  in  divenire:  un  riferimento, un   punto  d’incontro  e  di  scambio  in  cui  trovare  esponenti  italiani  e  internazionali,  un  filtro  empatico  tra  Zucchi Collection of  Antiques  Handblocks  e  gli artisti e i designer interpreti dell’evento.   

Durante  la  mostra sono  previsti laboratori,  incontri  e performance artistiche e musicali.

∙     ogni  pomeriggio, dalle  17 alle 18 laboratorio  di  stampa  con  gli  antichi  blocchi  e  il  maestro stampatore presso lo Spazio  Eff.  Laboratorio  gratuito  aperto  a tutti

∙    martedì 17 aprile dalle 19 alle 21, all’apertura  della  mostra,  Emanuele  Beluffi,  critico  e  curatore della  rivista Kritika,  introdurrà  gli  artisti  e, insieme a Fabio Botto,  filosofo  e  ricercatore all’Università   Bicocca,  animerà una  straordinaria  sessione dedicata  all’artista-artigiano  dal   titolo L’estetica  del  geroglifico  presso il  teatro Spazio Tertulliano. Converseranno con  loro la critica e storica d’arte Jacqueline  Ceresoli,  Paolo Mottana, docente  di  Pedagogia  immaginale all’Università   Bicocca  di Milano, l’artista e scrittore Nicolai Lilin, Niccolò Zucchi Frua, curatore e manager del Museo  Zucchi Collection of Antique Handblocks.

La  Collezione Zucchi  è la  più  ricca  e raffinata  raccolta  di blocchi in  legno, metallo  e rame  per la  stampa  a   mano  su  tessuto.  I  56.000   blocchi,  che  danno  origine  a   12.000   disegni,  rendono   oggi   la  Zucchi Collection of Antique Handblocks  la  più  grande  raccolta  al  mondo  di  blocchi  per  stampa  a  mano  su   tessuto.  Coprendo  un  arco   temporale  di  tre  secoli,  dal  1785  al   1935,  la  Collezione   racconta  le  mode  più varie  e  ricercate  che  attraversarono  l’Europa in uno dei periodi più vitali  e  fecondi  della sua cultura, fino   alle  prime avanguardie stilistiche rappresentate  dall’Art Nouveau  e  dall’Art Déco.

Zucchi Collection of  Antique  Handblocks  fa  parte   dell’Associazione  Italiana   MUSEIMPRESA   e  di Milano  Città del  Progetto ed è  vincitrice   del  premio  Guggenheim per  la  cultura  d’impresa.  Il  Museo è di proprietà  del Gruppo Zucchi,  azienda  industriale  storica  milanese  e  da  sempre  leader  nel  tessile  casa   italiano ed europeo.

www.zucchicollection.org

Event Manager
Patrizia Marforio Merlo
patrizia.marforio@gmail.com

Informazioni al pubblico

Galleria Bianca Maria Rizzi & Matthias Ritter
Tel. 02 58314940
www.galleriabiancamariarizzi.it
info@galleriabiancamariarizzi.com

Uffici  Stampa

Zucchi  Group
Eva Depoli
Tel. +39  0331-448485
www.zucchi.it
eva.depoli@zucchigroup.it

NORA comunicazione
Eleonora Caracciolo di Torchiarolo
Tel. +  39  339  89  59  372
www.noracomunicazione.it
info@noracomunicazione.it

lunedì 16 aprile 2012

EMILIA FARO Regole d’oro

 Mi piace il modo di fare arte di Emilia Faro. Ora in mostra a Torino
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EMILIA FARO
Regole d’oro
Inaugurazione mercoledì 18 aprile dalle ore 18.30
dal 18 aprile al 9 giugno 2012
Ermanno Tedeschi Gallery
Via Pomba 14, Torino
Ermanno Tedeschi Gallery, dopo l’inaugurazione a gennaio della nuova sede torinese, presenta ora una personale dell’artista catanese Emilia Faro.
Attraverso una serie di disegni e acquerelli l’artista ritrae un mondo infantile appartenente a una società instabile e talvolta violenta, che nel tentativo di imporre delle regole, svela in realtà i propri vizi.
Prima erano i ritratti di volti e corpi per lo più femminili, ora è la figura del bambino, ricorrente da un paio di anni nelle sue opere, a divenire lo strumento fondamentale per comprendere l’animo dell’uomo e le sue fragilità.
Interrogando l’infanzia, l’artista ripropone inoltre il tema delle origini della natura umana ed evidenzia il forte legame esistente tra arte e infanzia: dopo i grandi maestri del passato sono numerosi gli artisti che negli ultimi decenni hanno utilizzato l’iconografia infantile per comunicare (dai bambini dissacranti di Yoshitomo Nara a quelli asessuati di Keith Haring).
Emilia Faro sceglie la prima età per stimolare la riflessione dell’osservatore e per arrivare dritta alla verità: la ricerca della propria identità da una parte e il desiderio di ubbidire alle regole imposte dai grandi dall’altra, emergono con disarmante spontaneità in un’azione, in un gesto che solo i bambini sanno creare.
Nelle opere di Emilia l’acqua, che gocciola e si insinua fra i colori, è l’elemento che segna, definisce e dà espressione ai caratteri infantili. Questi bambini, nel disincanto o nell’astuzia delle prime scoperte, rivelano le emozioni e i pensieri del divenire adulti.
Emilia Faro nasce a Catania il 15 marzo 1976. Studia all’Accademia del Louvre di Parigi, dove vive tra il 2001ed il 2005. Tra le mostre più recenti segnaliamo la collettiva “Officine dell’Arte” nata dal workshop con Stefano Arienti e a cura di Milovan Farronato e Chiara Agnello. Attualmente vive e lavora a Torino.
ERMANNO TEDESCHI GALLERY
TORINO –MILANO-ROMA –TEL AVIV
Via Pomba 14 – 10123 Torino