RITENGO CHE SIA DOVERE DI CHIUNQUE E A MAGGIOR RAGIONE DI NOI ITALIANI, FARE DI TUTTO PER PROMUOVERE, SALVAGUARDARE E DIVULGARE L'ARTE IN TUTTE LE SUE ESPRESSIONI.
UNA SOCIETA' DISTRATTA SUI FATTI DELL'ARTE E' UNA SOCIETA' VOTATA ALL'IMPOVERIMENTO... E NOI, DA QUESTO PUNTO DI VISTA, LO SIAMO GIA' ABBASTANZA!






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lunedì 26 settembre 2016

Adami alla Fondazione Marconi

Si è inaugurata qualche giorno fa alla Fondazione Marconi una grande mostra su Valerio Adami...

 

A Milano Valerio Adami con 70 opere

Alla Fondazione Marconi dal 22 settembre al 12 novembre

 

MILANO - La carriera artistica di Valerio Adami viene ripercorsa in una mostra retrospettiva, aperta dal 22 settembre al 12 novembre presso la Fondazione Marconi a Milano. Sono esposte 70 opere che partono dai primi anni Sessanta, quando Adami, nato nel 1935 a Bologna, iniziò ad affermarsi a Milano.
    Nato artisticamente nel clima della Pop Art, soprattutto della scuola di Andy Warhol e Roy Liechtenstein, Adami è sempre rimasto legato alla realtà, espressa anche in visione fumettistica, ma inserendovi personaggi, ambienti e oggetti interpretati con intrecci surreali e colori acrilici netti, senza sfumature. Non ha neppure trascurato di rivolgersi talvolta ad ispirazioni letterarie e filosofiche.
    Tra le opere più significative di questa mostra figura "L'uovo rotto" (1964), dal cui guscio non esce però il solito pulcino, bensì un'auto Rolls-Royce rossa. Del 1976 è un altro grande dipinto: "Studio per un disegno d'après Glas", ispirato ad un testo del filosofo francese Jacques Derrida.

Fonte

http://www.ansa.it/sito/notizie/cultura/arte/2016/09/17/a-milano-valerio-adami-con-70-opere_e0278750-e4b9-4053-8816-2727e89a028d.html 

 

lunedì 18 gennaio 2016

Alla Fondazione Marconi: Adami, Del Pezzo, Tadini, Schifano (50 anni dopo…)


 

Adami, Del Pezzo, Tadini, Schifano
(50 anni dopo…)

Inaugurazione: 9 febbraio 2016 dalle ore 18,00
Dal 10 febbraio al 25 marzo 2016

Fondazione Marconi Arte moderna e contemporanea
Via Tadino 15 – 20124 Milano
Tel. 02 29 41 92 32 – Fax 02 29 41 72 78
info@fondazionemarconi.org – http://www.fondazionemarconi.org
Inaugurazione: 9 febbraio 2016 dalle ore 18,00
Durata della mostra: 10 febbraio – 25 marzo 2016
Orario: martedì – sabato 10-13, 15-19.
Ingresso gratuito
Ufficio stampa: Cristina Pariset – Tel. 02 4812584 – Fax 02 4812486
cell. 348 5109589 – cristina.pariset@libero.it

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PER SAPERNE DI PIU'...


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lunedì 21 aprile 2014

Milano in Arte 1945-2015 seconda tappa allo Spazio Tadini

Della prima tappa vi ho già parlato tempo (vedi http://lastanzaprivatadellarte.blogspot.it/2014/01/milano-in-arte-1945-2015-allo-spazio.html)... ora arriva la seconda... dove allo Spazio Tadini...



Milano in Arte 1945-2015 seconda tappa allo Spazio Tadini

Ercole Pignatelli, Lucio Del Pezzo, Valerio Adami, Emilio Tadini – MILANO IN ARTE a Spazio Tadini, a cura di Francesco Tadini. Dal 15 maggio al 4 luglio 2014 alla Casa Museo Spazio Tadini di via Niccolò Jommelli 24, la seconda tappa del ciclo di mostre MILANO IN ARTE 1945 – 2015 che proseguiranno fino al periodo di Expo 2015.  La mostra di Pignatelli, Del Pezzo, Adami e Tadini è resa possibile grazie alla collaborazione di Fondazione Marconi Arte Moderna e Contemporanea e Galleria Tega.  I protagonisti dell’arte, dell’architettura, della fotografia, del design e della moda che hanno fatto grande Milano dalla fine della Seconda Guerra Mondiale a Expo 2015 rappresentati e raccontati con una serie di mostre e incontri a Spazio Tadini curati da Francesco Tadini e Anna Daelli. L’Expo 2015 a Milano rappresenta un’occasione unica per una retrospettiva sul mondo artistico e culturale della città. Milano, oggi, deve la sua immagine internazionale in particolare a settant’anni di idee, di interconnessioni tra fatti e protagonisti che, dal Dopoguerra hanno accresciuto il suo ruolo culturale ed economico nel cuore dell’Europa e nel mondo. Una storia fatta da tanti professionisti, qualcuno non sempre riconosciuto dal grande pubblico e dal mercato, nonché da movimenti di pensiero, organizzati e teorizzati, che hanno cambiato il nostro modo di vivere. La Rassegna Milano in Arte dal 1945 al 2015 si propone dunque lo scopo di ripercorrere alcune tappe, di riscoprire alcuni personaggi fino a porre i riflettori sul nuovo. >
“La prima tappa della Rassegna Milano in Arte - inaugurata a Spazio Tadini il 15 gennaio 2014 – ha preso in considerazione il periodo 1945 / 1956. Al culmine della crisi economica globale che stiamo attraversando, la scelta è stata di ripartire proprio dall’epoca della ricostruzione e della rinascita di quel complesso e vasto tessuto culturale che ridiede slancio e centralità alla metropoli lombarda – sottolinea Francesco Tadini – Il destino di una grande metropoli deriva dalla storia delle idee e della bellezza non meno che dalle mutevoli fortune economiche”.
Dal 15 maggio al 4 luglio 2014, presso la Casa Museo Spazio Tadini di Milano si ricapitoleranno gli anni Sessanta partendo da un gruppo di artisti – Valerio Adami, Lucio Del Pezzo, Ercole Pignatelli, Emilio Tadini – che hanno vissuto, attraverso vie anche differenti, il centro della scena milanese in particolare di quegli anni e che sono stati veri innovatori dell’arte in una carriera più che quarantennale. Di tale carriera si da esempio con una selezione di opere che, comprendendo i decenni successivi arrivando fino ai nostri giorni.
La mostra si amplierà, dal 4 giugno fino al 4 luglio 2014, con i lavori di più di trenta artisti con opere del periodo compreso tra il 1957 al 1967 per rileggere la storia attraverso il linguaggio dell’arte.

Valerio Adami (Bologna, 17 marzo 1935)
Valerio Adami, tra i grandi protagonisti dell’arte europea contemporanea è ideatore di uno stile originale che definisce la struttura degli oggetti contrapponendo colori puri privi di chiaroscuro, delineati da un contorno nero e netto. Paolo Fabbri – “Nel nitore delle linee e nella saturazione del colore il lessico di Valerio Adami è enigmatico. Non è un segreto che si nasconde nelle profondità dell’io, nello spessore del mondo o nelle pieghe della cultura. È un enigma che risiede nella superficie della rappresentazione, nelle unità e nelle regole della composizione che il pittore indica e schiva. Il mistero non è nel profondo, ma nelle pieghe dell’evidenza planare del testo che Adami ci dà a vedere”.

Lucio Del Pezzo (Napoli, 13 dicembre 1933)
Gillo Dorfles
– “Lucio Del Pezzo si è foggiato, ormai, un suo preciso universo formato di oggetti personali elevati a potenza di alfabetario privilegiato: mensole, cubi, losanghe, piani inclinati, bersagli, birilli, manichini, che non hanno più il loro iniziale valore di riferimento semantico a una realtà, sia pur metamorfosata, ma che sono, invece, un gergo privato, quasi un’etichetta, a testimonianza della continuità nel tempo della sua invenzione figurativa. Dell’antico rapporto con la pittura metafisica italiana è rimasto ben poco: forse soltanto un aggettivo, utile come richiamo e anche come argine di fronte all’incalzare di altri eventi dai quali Lucio Del Pezzo vuole difendersi e tutelarsi. Tutte le recenti vicende dell’arte visiva: dal pop all’op, dall’arte povera a quella concettuale, hanno lasciato scarse tracce sul suo lavoro appunto perché lo stesso ha potuto svolgersi al riparo d’uno robusta matrice partenopea e d’una presunta ascendenza storica.”

Ercole Pignatelli (Lecce, 28 aprile 1935)
Salvatore Veca
– “L’opera di Ercole Pignatelli ci consegna, nell’intrico dei suoi percorsi e dei suoi intrecci polimorfi, al sogno ricorrente di una felicità possibile. La sua selva di forme,di segni e di metamorfosi è come una foresta onirica e visionaria, in cui la piega barocca del tratto di fondo sembra a volte spezzarsi ed evaporare. Per dirci al tempo stesso, la prossimità e la distanza di un mondo aurorale e sorgivo destinato alla perdita e alla dissipazione. Vi è un contrassegno che mi colpisce nell’ambito dell’osservazione, nella meditazione e nell’indagine sull’opera di Pignatelli: è il contrassegno di una essenziale libertà dell’artista, che coincide con la fedeltà a se stesso, e con la sua voglia di verità. In questo senso preciso, l’opera di Ercole Pignatelli è il promemoria di una passione vorace, funambolica e acrobatica, per le forme e le metamorfosi, nel tempo della memoria, che è il tempo dell’attesa.”

Emilio Tadini (Milano, 1927 – Milano, 25 settembre 2002)
Arturo Carlo Quintavalle
– “Emilio Tadini ha dipinto con gioia e ironia e questa gioia e ironia, e insieme questa profonda consapevolezza dell’artista come ideologo e creatore di organiche visioni del mondo, ne fanno la figura più rilevante dell’arte della sua generazione in Italia e una delle maggiori in Europa, una figura che è stata finora da molti citata e imitata. (…) Forse il contributo più importante che Emilio Tadini lascia all’arte di oggi è l’idea che si possa ancora, in pittura, costruire un racconto. Non un racconto proposto con immagini della tradizione realista, e neppure un racconto pensato attraverso le memorie, le stratificazioni dell’informale, e neppure un racconto pensato attraverso la dilatazione delle dimensioni, l’analisi materica e il trasferimento di questa sull’opera come nel caso della pop americana. No, Tadini ha proposto un altro tipo di esperienza e una differente sintesi e proprio per questo, per la sua capacità incredibile di mettere insieme una complessa, storica esperienza delle immagini, ma anche delle parole, per la capacità di operare attraverso la musica, che conosce e sperimenta, e insieme per la volontà di porre l’artista come uomo della storia e quindi presente nel dibattito dell’oggi, per tutto questo Tadini ha lasciato e lascia, ben oltre tanti altri pittori del presente e del recente passato, un’impronta importante nell’arte.”


giovedì 27 febbraio 2014

Gianfranco Pardi - …Poeticamente abita l’uomo…

Quando Casa d'Arte San Lorenzo aprì la sua prima galleria milanese, oramai qualche anno fa, inaugurò con una collettiva dedicata al genio creativo di una generazione di artisti che insieme, vissero la stagione del rinnovamento. Arte, design, cultura... Una mostra intitolata HERE, curata da Maurizio Vanni, dove trovavano spazio, e rinnovata visibilità, quattro artisti straordinari: Valerio Adami, Giandomenico Belotti, Gianfranco Pardi ed Emilio Tadini (http://www.arte-sanlorenzo.it/news_focus.php?id=48).

Ora una grande rassegna alla Fondazione Marconi dedicata a Gianfranco Pardi: …Poeticamente abita l’uomo…




Stirandosi, adagiandosi sul bianco della tela
come su uno schermo vuoto,
la figura cancella lo spazio, si fa spazio.
A gomitate lo occupa.
Sempre, sulla tela rimangono solamente
pigmenti e segni e immagini, come ombre.
Gianfranco Pardi aprile 1987

…Poeticamente abita l’uomo…

Inaugurazione: 27 febbraio 2014 dalle ore 18.00

Dal 28 febbraio al 10 aprile 2014

La Fondazione Marconi presenta al pubblico una mostra incentrata su alcune opere degli anni
Settanta dell’artista milanese Gianfranco Pardi, a due anni dalla sua scomparsa. L’intera opera di Pardi, di ambito strutturalista e concettuale, si basa sullo studio dello spazio e sul rapporto tra astrazione e costruzione. La costante, che attraversa tutto il suo percorso artistico, è l’integrazione rigorosa di pittura, disegno e scultura. La riflessione dell’artista sull’architettura inizia già a partire dalla fine degli anni Sessanta, con le prime raffigurazioni di interni ed esterni architettonici e successivamente con lavori chiamati, appunto, “architetture”.

Quando lavoro attorno a un problema specifico che chiamo “architettura”, so di non parlare della architettura e so che il mio lavoro non agisce nel senso di produrre una sorta di astratta architettura. Eppure tutto il mio lavoro, da tempo, si istituisce espressamente attorno al senso di questo problema.

Con “architettura” Pardi vuole intendere una modalità, un processo creativo, un mezzo attraverso il quale potersi concentrare sulle possibilità costruttive della forma, su esperienze plastiche, che evidentemente rimandano alle utopie dell’avanguardia, al Suprematismo e al Costruttivismo russi e al Neoplasticismo olandese.
La rilettura di Malevič, Tatlin, El Lisitzky e di altri protagonisti di quei movimenti, permette all’artista di cogliere gli elementi ancora vitali di quelle esperienze artistiche, facendone uno dei protagonisti e interlocutori più qualificati nelle vicende della pittura e scultura contemporanee.

In quest’ottica si collocano la serie di progetti-studi realizzati con tecnica mista su carta Poeticamente abita lʼuomo e l’installazione dallo stesso titolo, tratto da un verso del poeta tedesco Friedrich Hölderlin.
Concepita da Pardi nel 1977, l’installazione, esposta al primo piano della Fondazione, è complessa per riferimenti ed elaborazioni ma di rigorosa semplicità formale. Presentata per la prima volta in una mostra personale allo Studio Marconi nel 1978, nasce da una riflessione sulla
casa che il filosofo e ingegnere austriaco Ludwig Wittgenstein costruì a Vienna per la sorella nella
seconda metà degli anni Venti.

Questo lavoro (il mio lavoro intorno a quel lavoro) proprio mentre pretende di avere afferrato un senso nel suo percorso, si apre improvvisamente a nuove ipotesi…

Qui “Pardi si applica alla decifrazione della misura delle tre porte che si aprono nel salone della casa Stonborough, con un furore decrittatorio che evoca altre analoghe ossessioni tematiche e poetiche di pittori come Monet, Cézanne e altri” – scrive Bruno Corà nel catalogo Gianfranco Pardi Opere 1970/77, realizzando – “…una doppia proficua meditazione sulla struttura della forma e sul pensiero del filosofo viennese”.
Al secondo piano della Fondazione è esposta una parte molto significativa della biografia artistica di Pardi, dedicata ad alcune Architetture che vanno dal 1972 al 1975. È qui particolarmente evidente il connubio di pittura e scultura, cui si aggiungono e sovrappongono elementi come cavi e tensori.
Tra queste citiamo Architettura del 1975 e Sistema del 1976. La prima, realizzata con una struttura di ferro, cavi d’acciaio e segni di matita direttamente su muro, riesce a coniugare la
smaterializzazione estrema dell’oggetto a una sua presenza inequivocabile. Il ferro, sospeso nella
leggerezza dei cavi e dei segni di matita sul muro, accade continuamente sotto il nostro sguardo, il suo esserci non sembra mai coagularsi in una stabilità definitiva. Sistema invece, composto di più elementi, è un modello che si ripete uguale e differente, da cui traspare la consueta poesia che Pardi sa trarre da strutture in ferro e cavi d’acciaio e che riafferma la duplicità della sua natura: fisica e fenomenica, ideale e mentale. In occasione della mostra viene dedicato a Gianfranco Pardi il Quaderno della Fondazione n. 12 con alcune immagini delle opere esposte, un testo di Bruno Corà, una selezione degli scritti dell’artista e le sue note biografiche.

 


Note biografiche

Gianfranco Pardi nasce nel 1933 a Milano. Sin dall’inizio la sua ricerca è impostata sullo spazio e sulla progettualità costruttiva che dà vita ad opere di grande rigore formale, caratterizzate dall’integrazione di disegno, pittura e scultura in una dimensione spaziale di respiro architettonico. Nel 1959 si tiene la sua prima personale a Brescia, alla Galleria Alberti, mentre l'anno seguente è ospitato dalla Galleria Colonna di Milano. Durante gli anni Sessanta sviluppa uno stile che integra il disegno, la pittura, la scultura e l'architettura. Del
1965 è la sua partecipazione alla mostra collettiva La figuration narrative dans l'art contemporain a Parigi. Nel 1967 comincia la sua collaborazione con lo Studio Marconi di Milano e si dedica alla realizzazione di opere che sono una rilettura delle avanguardie storiche come l'Astrattismo, il Suprematismo, il Costruttivismo
e il Neoplasticismo. Negli anni Settanta sviluppa nelle sue Architetture la volontà di costruire e fondare uno spazio attraverso la pittura, poiché ritiene che tale mezzo espressivo possa produrre immediatamente l'idea. Le sue opere si sviluppano attraverso segni e gestualità geometriche che, insieme a poche cromie, lo aiutano ad esprimere il concetto di costruttività. Nel 1974, e in seguito nel 1993, partecipa alla XXVII Biennale del Palazzo della Permanente a Milano. Nel 1981 è all'interno di due importanti mostre collettive
come Linee della ricerca artistica in Italia 1960/1980, al Palazzo delle Esposizioni di Roma, e Il luogo della forma, al Museo di Castelvecchio di Verona. Nel 1984 l'Università di Parma gli organizza una grande antologica e due anni più tardi partecipa con una personale alla Biennale di Venezia, alla Triennale di Milano e alla Quadriennale di Roma. Tra la fine degli anni Ottanta e i primi Novanta realizza le opere delle
serie Cinema, Monk e Maschere, concentrandosi sull'utilizzo di supporti in ferro. Successivamente la sua ricerca artistica si indirizza sul tema della “Montagna-Sainte Victoire”, ispirata alle opere di Cézanne, e ai
cicli intitolati Nagjma, ispirati alla luce e alla notte di Tangeri, e Box, ovvero lavori realizzati con scatole di cartone. Nel 1998 Palazzo Reale a Milano ospita una sua personale. L'anno successivo vengono organizzate una serie di importanti mostre in Germania al Frankfurter Kunstverein di Francoforte, al Museo Bochum di Bochum e al Kulturhistorisches Museum di Stralsund, mentre nel 2000 si inaugura la personale dal titolo Homeless alla Galleria Giò Marconi di Milano. È del 2002 la retrospettiva Sheets tenuta alla Galleria Fumagalli di Bergamo, mentre nel 2003 espone di nuovo alla Galleria Giò Marconi con una serie di lavori dal titolo Danza e Restauro.
Realizza nel corso della sua carriera numerose sculture per spazi pubblici e privati: 1988 Albergo Bellevue, Malcesine (Verona); 1995 Via XX Settembre, Roma; 1996 Nave Costa Vittoria, Genova; 1998 Casa Zanaria, Rue de Bièvre, Parigi; 1999 Soundtrack, SNAM San Donato Milanese (Milano); 2001 Box, Cascina Mangiagruppa Zeme Lomellina (Pavia); 2002 Sheet, ACF Contact Brembate Sopra (Bergamo); 2006 Danza, Piazza Amendola, Milano. È membro dell’Accademia Nazionale di San Luca dal 2008. Muore a Milano il 2 febbraio del 2012. Nell’ottobre 2013 si costituisce l’Associazione Culturale Gianfranco Pardi in memoria dell’artista con l’intento di promuoverne e divulgarne la conoscenza e la figura.


Fondazione Marconi Arte moderna e contemporanea
Via Tadino 15 - 20124 Milano
Tel. 02 29 41 92 32 - Fax 02 29 41 72 78
info@fondazionemarconi.org
www.fondazionemarconi.org

Inaugurazione: 27 febbraio 2014 dalle ore 18.00
Durata della mostra: dal 28 febbraio al 10 aprile 2014
Orario: martedì - sabato 10-13, 15-19
Ingresso gratuito

Ufficio stampa: Cristina Pariset - Tel. 02 4812584 - Fax 02 4812486
cell. 348 5109589 - cristina.pariset@libero.it

martedì 24 settembre 2013

Al MAR di Ravenna arriva Valerio Adami

 

Valerio Adami. Allegorie

Mostra: Valerio Adami
Allegorie
Sede:  Museo d’Arte della città di Ravenna
Enti organizzatori:  Mar - Museo d’Arte della città di Ravenna
A cura di:  Claudio Spadoni
Periodo:  13 ottobre – 8 dicembre 2013
Inaugurazione:         sabato 12 ottobre 2013 ore 18.00
Orari:      martedì, giovedì e venerdì: 9.00-13.30 / 15.00-18.00
mercoledì e sabato: 9.00-13.30
domenica 15.00-18.00
lunedì: chiuso



Nel corso di tutta la sua carriera il maestro Valerio Adami (Bologna, 1935) ha raccolto alcune delle sue più significative opere. Questa personalissima e privata collezione viene presentata per la prima volta al pubblico nelle sale del Museo d'Arte della città di Ravenna dal 13 ottobre al 8 dicembre 2013.
Uno dei maggiori artisti italiani del dopoguerra, insignito dei maggiori premi internazionali di pittura, Adami inizialmente subisce gli influssi espressionisti della pittura di Francis Bacon; in seguito matura un proprio stile caratterizzato da campiture piatte di colori puri, privi di chiaroscuro spesso delineati da un netto contorno nero in un personale confronto con le ferme della Pop Art americana e il segno grafico dei fumetti. Le sue opere sono una sorta di racconto fantastico e ironico della realtà carico di riferimenti colti e allegorie con cui analizza la struttura delle immagini e delle narrazioni.

giovedì 21 marzo 2013

"Mirò & Friends"

Succede a Montecatini....



*Joan Mirò 1893-1983. *

A 120 anni dalla nascita e 30 dalla scomparsa, poteva la Città di Montecatini non celebrare le ricorrenze dell'artista catalano "ospite" da oltre 30 anni nelle splendide sale del Palazzo Comunale?

Ecco allora "Mirò & Friends", la nuova mostra allestita nella neo Galleria di arte contemporanea Mo.c.a., dove tutte le nuove opere esposte ruoteranno intorno a quella del festeggiato, la grande tela "Donna avvolta in un volo d'uccelli" regalata appunto da Mirò a Montecatini nel 1980.

*Sabato 23 marzo dalle ore 17,30 vi aspettiamo al Moca!*


MO.C.A.  (MOntecatini Contemporary Art)
Viale Verdi
51016 Montecatini Terme (PT)


infomcterme@gmail.com
393388651601

giovedì 21 giugno 2012

POPism - L'arte in Italia dalla teoria dei mass media ai social network

Sono davvero in tanti gli artisti invitati da Luca Beatrice alla 63° edizione del Michetti... e tutti in "chiave" pop... 

POPism - L'arte in Italia dalla teoria dei mass media ai social network
a cura di Luca Beatrice

La 63° edizione del Premio Michetti, curata da Luca Beatrice, aprirà il 21 luglio 2012 a Francavilla al Mare (CH). In mostra le opere di alcuni interpreti della Pop Art italiana insieme a giovani artisti che per il loro linguaggio, i temi che affrontano e le loro scelte poetiche offrono una interessante visione della sua evoluzione dopo oltre cinquant’anni dalla nascita.

Unica corrente artistica, insieme al Surrealismo, a essere ancora viva e in continua trasformazione, la Pop Art non ha mai smesso di essere sfruttata e apprezzata da artisti e pubblico.
In un mondo dove spesso l’arte contemporanea assume contorni intellettualistici e viene associata a un atteggiamento elitario, i colori vivaci, i temi popolari e la riconoscibilità degli oggetti rappresentati offrono a chi realizza le opere, e a chi le guarda, la possibilità di godere dell’arte come di una forma di intrattenimento.
La Pop Art colora con tinte forti la realtà per raccontarla divertendo: questo fa l’arte contemporanea quando non si prende troppo sul serio.

La Pop quindi non è semplicemente arte ma un modo di vedere e descrivere la realtà, anche di viverla. Specchio della società consumistica e del tempo in cui viene realizzata, resta la stessa cambiando in continuazione, e, forse, è proprio questa la ragione del suo successo. Così oggi le icone rappresentate, gli oggetti che ne diventano protagonisti, non sono più Marilyn Monroe o la zuppa Campbell ma Kate Moss e l’Iphone. Sempre comunque “oggetti” di consumo elevati a protagonisti di dipinti o sculture, soggetti sempre riconoscibili in modo che tutti abbiano i mezzi per identificare quello che vedono e, se vogliono, per giudicarlo nel bene o nel male con disincantata ironia.

La Pop Art “storica” nasce in Inghilterra a metà degli anni cinquanta dall'incontro tra arte e cultura dei mass-media. Il suo scopo è quello di documentare senza alcuna finalità dissacratoria o di denuncia la cultura popolare americana (da qui il nome, nel quale pop è il diminutivo di “popolare”), trasformando in icone le immagini più note o simboliche tra quelle proposte dai mass-media.
Da sempre i mezzi di comunicazione (televisione, pubblicità, giornali) sono stati, infatti, fondamentali nella diffusione della cultura occidentale, sia nei suoi aspetti positivi legati al benessere che in quelli più ambigui, come l’eccesso di consumismo.

Oggi ai media tradizionali si sono aggiunti, ottenendo una popolarità sempre crescente tanto da metterli in ombra, il web e in particolare i social network che ne riprendono le finalità di comunicazione diffondendo informazioni, volti, musica, film. La loro profonda innovazione sta però soprattutto nel rendere protagonista quello che prima era il destinatario finale, e impotente, del messaggio.
Grazie a queste nuove realtà, facebook, twitter, pinterest, g+, youtube, vimeo… siamo tutti “popolari”, siamo tutti online, siamo tutti protagonisti, giochiamo a fare gli artisti.

E i veri artisti che dicono? Come si rapportano con questa realtà? Ha ancora senso rappresentarla in modo fine a se stesso?

Artisti in mostra

Ugo Nespolo, Marco Lodola, Salvo, Piero Gilardi, Valerio Adami, Mark Kostabi, Ali Hassoun, Gabriele Arruzzo, Nicola Maria Martino, Massimo Kaufmann, Nicola Bolla, Laurina Paperina, Fausto Gilberti, Giuseppe Veneziano, Francesco De Molfetta, Michael Rotondi, Sergio Pappalettera, Marco Cingolani, Maurizio Savini, Cornelia Badelita, Dario Arcidiacono, Alessandro Baronciani, Davide Bertocchi, Anna Galtarossa, Chris Gilmour, Daniel Gonzalez, Bertozzi & Casoni, Elena Monzo, Gian Marco Montesano, Matteo Fato, Tino Stefanoni, Vanni Cuoghi, Debora Hirsch, Fulvio Di Piazza, Ozmo, Robert Gligorov, Leonardo Pivi, Thorsten Kirchhoff, Aldo Damioli, Enrico T. De Paris, Alessandro Gioiello, Laura Giardino, Alessandro Di Carlo, Simone Zaccagnini, Corrado Zeni, Cesare Berlingieri, David Bowes, Marco Tamburro, Bernardo Siciliano, The Bounty Killart, Stefano Cumia, Umberto Chiodi, Tommaso Cascella, Enrico Ghinato, Galo, Bo130, Microbo, Enzo Fiore, Guglielmo Castelli.



Informazioni Fondazione Michetti
per il pubblico www.fondazionemichetti.it
fondazionemichetti@tiscalinet.it
Tel 085 4912347

Ufficio Stampa
Alice Cammisuli | press@lucabeatrice.com | +39 392 4531497

venerdì 24 giugno 2011

"Gli irripetibili anni '60 - un dialogo tra Roma e Milano"

 Nel giro romano di ieri ho trovato anche il tempo di fare un tour veloce in un mostra che mi interessava parecchio: "Gli irripetibili anni '60 - un dialogo tra Roma e Milano" a cura di Luca Massimo Barbero.
Mostra che merita per la qualità delle opere esposte, per l'allestimento e soprattutto per quello che rappresenta: un dialogo fra le tendenze artistiche di un'epoca attraverso la formidabile capacità del meglio degli artisti italiani di allora. Fino al 31 luglio prossimo al Museo Fondazione Roma per poi essere trasferita a Milano dal 7 settembre a Palazzo Reale. Assolutamente da non perdere!


COMUNICATO STAMPA 

Dopo lo straordinario successo della mostra Edward Hopper, prosegue la fortunata 
partnership culturale tra la Fondazione Roma e il Comune di Milano – Cultura e 
Palazzo Reale con una grande esposizione che rende omaggio a una stagione 
artistica irripetibile, quella sviluppatasi tra la fine degli anni Cinquanta e la metà 
degli anni Settanta, tra Roma e Milano. 

La mostra “Gli irripetibili anni ‘60. Un dialogo tra Roma e Milano” intende 
raccontare il ruolo fondamentale delle interazioni culturali tra Roma e il capoluogo 
lombardo in questo periodo, individuando in esse l’epicentro creativo delle nuove 
sperimentazioni e ricerche al di là dell’arte codificata. 
  
L’esposizione, a cura di Luca Massimo Barbero, sarà ospitata nelle prestigiose sale 
del Museo Fondazione Roma, Palazzo Cipolla, dal 10 maggio al 31 luglio 2011 e 
successivamente si trasferirà a Milano dal 7 settembre al 20 novembre 2011 negli 
spazi espositivi di Palazzo Reale. 

La mostra, promossa dalla Fondazione Roma e realizzata in collaborazione con il 
Comune di Milano – Cultura, Palazzo Reale e con la Fondazione Marconi, è 
organizzata dalla Fondazione Roma - Arte - Musei con Arthemisia Group. 

“Con questa mostra - afferma il Prof. Avv. Emmanuele F.M. Emanuele, Presidente 
della Fondazione Roma - vogliamo rappresentare al grande pubblico quello che fu un 
momento di svolta nella cultura artistica del nostro Paese, un decennio di ricerche 
d’avanguardia che ha avuto nella scena creativa romana e milanese degli Anni 
Sessanta il proprio epicentro. In quegli anni, infatti, Roma e Milano erano grandi città- 
laboratorio, dove la vitalità di una società in rapida evoluzione economica e culturale 
trovava la sua espressione visiva in una scena artistica creativa, dinamica e in grado 
di recepire e offrire progetti di valenza internazionale. Abbiamo voluto raccontare 
questo periodo attraverso una mappatura delle energie creative, dell’attività delle 
gallerie, delle occasioni promosse dalle istituzioni pubbliche, delle proposte dei nuovi 
gruppi sperimentali attivi in quegli anni, tra quadri e sculture, passando dalla tabula 
rasa del monocromo alla sperimentazione optical e cinetica, dal Nouveau Réalisme 
alla Pop Art. Questa mostra, dunque, restituirà l’immagine vitale e propositiva di un 
periodo recente della nostra storia culturale e consentirà di conoscere l’attività dei 
grandi artisti di quell’indimenticabile periodo”. 
In mostra sono presenti oltre 170 opere di artisti quali Lucio Fontana, Alexander 
Calder, Gianni Colombo, Pietro Consagra, Piero Dorazio, Alighiero Boetti, 
Luciano Fabro, David Hockney, Yves Klein, Franz Kline, Piero Manzoni, Fausto 
Melotti, Man Ray, Mimmo Rotella, Mario Schifano, Günther Uecker, Roberto 
Crippa, Gianni Dova, Arman, Enrico Baj, Lucio del Pezzo, Giulio Paolini, 
Osvaldo Licini, Giò Pomodoro, Giuseppe Uncini, Franco Angeli, Tano Festa, 
Valerio Adami, Emilio Tadini, Giuseppe Bertini.  
Le opere provengono dalla prestigiosa Fondazione Marconi di Milano e da 
importanti istituzioni tra le quali la Fondazione Lucio Fontana di Milano, il MART di 


Trento e Rovereto, la Fondazione Piero Manzoni di Milano, la Fondazione 
Palazzo Albizzini Collezione Burri di Città di Castello, The Berardo Collection di 
Lisbona, la Collezione Peggy Guggenheim di Venezia, la Galleria Civica d’Arte 
Moderna di Spoleto e il Museo Thyssen-Bornemisza di Madrid. 

Dopo il 1945, con la fine della Seconda Guerra Mondiale, l’Italia comincia a 
risvegliarsi dal ventennio fascista. L’intero Paese da una parte continua a patire le 
conseguenze delle distruzioni causate dalla guerra e dall’altra comincia ad 
assaporare gli agi del benessere che avrebbero da lì a poco portato al boom 
economico. Il “miracolo economico” dovuto a questi profondi rivolgimenti vedrà il suo 
apice proprio tra il 1958 e il 1963. In questi anni Roma vive una esaltante stagione in 
cui la cultura di massa incide non solo nel contesto socio-culturale, ma anche in 
quello urbanistico e relativo ai codici della creatività e della comunicazione 
contemporanea. Milano invece - dove tutto era più estremo ed evidente - diventa la 
città che incarna dai tempi del Futurismo di inizio secolo i valori della modernità. 
Mentre Roma implode artisticamente diventando centro propulsivo della scena 
artistica nazionale, Milano è vista come il centro dell’Avanguardia Internazionale in 
cui prendono forma movimenti e tendenze. 
Poli di una creatività antagonista e complementare, le due città si ritrovano negli anni 
sessanta protagoniste di quella civiltà dell’immagine destinata a determinare il futuro. 

È proprio in questi anni che operano e si sviluppano alcune importanti gallerie d’arte: 
a Milano la Galleria Apollinaire di Guido Le Noci, il Salone Annunciata di Carlo 
Grossetti, la Galleria dell’Ariete di Beatrice Monti, la Galleria Blu di Peppino 
Palazzoli, la Galleria Milano di Carla Pellegrini, la Galleria Lorenzelli, lo Studio 
Marconi e la Galleria del Naviglio di Carlo e Renato Cardazzo (che tra 1955 e 
1960 hanno avuto come loro sede romana la Galleria Selecta). Nella capitale 
operano già altre note gallerie come L’Obelisco di Irene Brin e Gaspero del Corso, 
La Tartaruga di Plinio De Martiis, La Salita di Gian Tommaso Liverani, L’Attico di 
Bruno e poi Fabio Sargentini. 
Una particolare attenzione sarà dedicata in mostra all’attività dello Studio Marconi 
come uno dei principali centri di innovazione dell’epoca: inaugurato nel 1965 a Milano 
da Giorgio Marconi, lo Studio infatti era uno dei luoghi d’incontro prediletti dalle 
personalità artistiche e culturali di spicco di quegli anni. 
Alla fine del percorso espositivo una speciale sezione audiovisiva multimediale a 
tre canali su grandi schermi aiuterà il visitatore attraverso la proiezione di immagini, 
video, filmati ed interviste inediti, a rivivere il clima effervescente di quel periodo 
mettendo in relazione le arti visive con altri settori della cultura strettamente correlati 
ad esse, come la letteratura, il teatro, il giornalismo, la fotografia, la cronaca, il design 
e la moda. 







LA MOSTRA 
L’esposizione è articolata in quattro sezioni che esemplificano i differenti indirizzi 
assunti dalla ricerca artistica nel corso del decennio: l’azzeramento espressivo della 
monocromia, l’impiego di oggetti e immagini nella emergente cultura Pop, 
l’internazionalità e la nuova scultura, la sperimentazione tra materiali, segni e figure. 

Sezione 1 - Monocromia e astrazione 
La prima sezione della mostra è dedicata al percorso di riduzione espressiva avviato 
alla fine degli anni Cinquanta, con una particolare attenzione per quelle ricerche che 
hanno privilegiato la scelta della superficie monocroma, spesso bianca, come nuova 
tabula rasa per una creatività libera. Figura centrale di questa sezione è Lucio 
Fontana, che avvia nel suo lavoro, tra il 1958 e il 1959, la serie dei tagli, caratterizzati 
da rarefazione compositiva e tensione spaziale. Attorno a lui si costituisce una linea 
che trova tra i suoi principali esponenti, raccolti attorno all’esperienza della 
rivista/galleria Azimuth/Azimut (grande “vivaio” per la nuova contemporaneità, 
costituitosi a Milano nel 1959), artisti come Piero Manzoni ed Enrico Castellani, 
Dadamaino, Agostino Bonalumi, Paolo Scheggi; una situazione che a Roma dialoga 
con Francesco Lo Savio e Fabio Mauri. Presenza fondamentale a Milano è quella di 
Yves Klein che nel 1957 presenta i suoi lavori monocromi alla Galleria Apollinaire, 
diventando un punto di riferimento centrale per la nuova generazione. Le radici di 
queste ricerche sono esemplificate in mostra dalla presenza di alcuni maestri della 
stagione precedente che rivestono fondamentale importanza per le nuove 
generazioni: da un lato, Franz Kline e Alberto Burri; dall’altro, Alexander Calder, 
Fausto Melotti, Osvaldo Licini e Pietro Consagra. 
Tra le più significative presenze di questa sezione: un “Concetto spaziale” di Fontana 
collocato a soffitto, una sperimentale “Plastica” di Burri, un grande dipinto gestuale di 
Kline, il Ritratto di Giovanni Carandente di Calder, alcuni “Achrome” realizzati da 
Manzoni con caolino, tele grinzate e cucite, pietre, e uno speciale allestimento a 
parete che raccoglie una serie di rarità, tra gioielli d’artista e sculture. 

Sezione 2 - Oggetti e immagini Pop 
La seconda sezione della mostra è dedicata al dialogo tra il recupero dell’oggetto e 
dell’icona caratteristico del Nouveau Réalisme e l’emergente cultura della Pop Art. Le 
sperimentazioni oggettuali del gruppo del Nouveau Réalisme, costituitosi proprio a 
Milano nel 1960 attorno alla Galleria Apollinaire, sono documentate dai lavori di 
Mimmo Rotella, Arman, César, Raymond Hains, Jacques Villeglé, Christo, che nel 
1970 sono anche protagonisti di una serie di interventi nel contesto urbano della città, 
in occasione di uno speciale Festival dedicato al primo decennale di questo 
movimento. 
La parallela e intrecciata linea d’indagine a Roma, in dialogo con la nascente cultura 
Pop, è fondata sulla rivisitazione e dissacrazione di materiali e icone della tradizione 
espressa da Mario Schifano, Franco Angeli, Tano Festa, Giosetta Fioroni, Cesare 
Tacchi e Sergio Lombardo.  
Tra i più singolari prestiti di questa sezione, si segnalano quattro importanti opere di 
Hockney dei primi anni sessanta, due delle quali provenienti dalla Berardo Collection 
e dal Museo Thyssen-Bornemisza di Madrid, una grande scultura composta da barili 


assemblati e dipinti da Christo, un Omaggio ad Arman di Rotella, alcuni lavori 
appartenenti allo scintillante ciclo di Schifano Tuttestelle. 

Sezione 3 - L’internazionalità e la nuova scultura 
Milano assume sempre più il ruolo di “fabbrica” delle nuove immagini in un dialogo 
serrato con New York ma soprattutto con Londra, presentando nella propria scena 
artistica di questo decennio protagonisti della Pop Art inglese come Peter Blake, 
Richard Hamilton, David Hockney, Joe Tilson. 
Il rinnovato interesse per i grandi maestri del Dadaismo e del Surrealismo, come 
Marcel Duchamp e Man Ray, presenti a queste date in italia, si traduce anche nella 
nuova tipologia scultura, nelle centinature di Pino Pascali e nella nuova oggettualità 
di Christo, e in una eredità performativa in questa occasione esemplificata da Joseph 
Beuys. 
Milano è anche luogo di matrici neoindustriali che promuovono la ricerca scientifica in 
relazione alla cultura metropolitana, muovendosi tra cultura del progetto, design, arti 
visive e sperimentazione. In questo contesto, le opere del Gruppo T (Giovanni 
Anceschi, Davide Boriani, Gianni Colombo, Gabriele De Vecchi, Grazia Varisco) 
esemplificano la cosiddetta “arte programmata” - titolo della mostra di questa 
tendenza presentata al Negozio Olivetti di Milano nel 1962 da Bruno Munari e 
Umberto Eco - e l’apertura della ricerca sull’opera a una relazione complessa con 
l’architettura e la spazialità; peculiarità evidenti nell’opera di Colombo e che si 
ritrovano anche nel loro “contrappunto” europeo del Gruppo Zero di Düsseldorf, con 
Günther Uecker. Le opere di Mario Nigro, Dadamaino, Rodolfo Aricò, Arturo Bonfanti, 
Carlo Ciussi, Emilio Scanavino, Piero Dorazio, Gastone Novelli e Gianfranco Pardi 
mostrano l’interesse per una ridefinizione della pittura attraverso l’inclusione di 
determinanti geometriche che ne articolino la dimensionalità, come ad esempio 
nell’impiego delle shaped canvas (telai sagomati). 
Tra le opere più importanti di questa sezione, una grande Struttura pulsante in 
polistirolo di Colombo, la Colonna vertebrale di Scanavino, scultura di oltre tre metri, 
un’opera di Novelli dedicata all’editore milanese Vanni Scheiwiller. 

Sezione 4 - Materiali, segni e figure 
Una linea più propriamente concettuale e analitica è quella di Vincenzo Agnetti, 
Gianfranco Baruchello, Emilio Isgrò, Davide Mosconi, Ugo Mulas, Nanni Balestrini: si 
concentra sulla relazione tra parola, segno e immagine, nella messa in discussione 
degli statuti stessi della comunicazione visiva. Essa si intreccia alla duplice 
sperimentazione che caratterizza la seconda metà del decennio: da un lato, la scelta 
di materiali eterodossi in una nuova chiave concettuale come nelle opere di Alighiero 
Boetti e Luciano Fabro, che dialogano con la parallela situazione romana espressa 
da autori come Jannis Kounellis, ed Eliseo Mattiacci; dall’altro, l’adozione di una 
nuova figurazione, nelle opere di Valerio Adami ed Emilio Tadini che reggono la 
cultura Pop in una sospensione poetica e narrativa. Tra materiali e figure si muovono 
le opere di Gianni Dova, Roberto Crippa, Enrico Baj, Lucio Del Pezzo, mentre a 
procedimenti meccanici di figurazione si richiamano quelle di Bruno Di Bello e Gianni 
Bertini. Le nuove dimensioni della scultura sono esemplificate dal lavoro di Giuseppe 
Uncini, Arnaldo e Gio Pomodoro. Sono ricerche che trovano il loro contrappunto 
internazionale in autori stranieri presenti a Milano in questi stessi anni, come Hsiao 


Chin, William T. Wiley, Antonio Dias, Peter Caufield, Eduardo Paolozzi, Allen Jones, 
Louise Nevelson, che confermano la dimensione autenticamente dinamica e 
internazionale di questo contesto. 
Riassumono emblematicamente queste diramate direttrici di ricerca la celebre 
immagine verbovisuale della Volkswagen di Isgrò, la prima “verifica” di Mulas, la 
fisicità eterodossa di Italia in pelliccia di Fabro, le contaminazioni tra materia e 
personaggio del “generale” e delle “dame” di Baj, la modernissima figurazione de La 
camera afona di Tadini. 

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