RITENGO CHE SIA DOVERE DI CHIUNQUE E A MAGGIOR RAGIONE DI NOI ITALIANI, FARE DI TUTTO PER PROMUOVERE, SALVAGUARDARE E DIVULGARE L'ARTE IN TUTTE LE SUE ESPRESSIONI.
UNA SOCIETA' DISTRATTA SUI FATTI DELL'ARTE E' UNA SOCIETA' VOTATA ALL'IMPOVERIMENTO... E NOI, DA QUESTO PUNTO DI VISTA, LO SIAMO GIA' ABBASTANZA!






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martedì 6 ottobre 2015

LIAISONS Rassegna di Video Arte




LIAISONS Rassegna di Video Arte

Rassegna di Video Arte 
a cura di Cristina Gilda Artese e Alessandro Trabucco
una produzione arsprima in collaborazione con il Punto Enel di Milano

Punto Enel di Milano via Broletto 44 – sabato 10 ottobre 2015 11 a.m. – 6,30 p.m. 

Artisti in rassegna: Francesco Arena, Isobel Blank, Alessandra Caccia, trio Di Bernardo-Rietti-Toppeta, Marco Fantini, Iaia Filiberti, Irina Gabiani, Gaia Giani, Silvio Giordano, Francesca Manetta, Andrej Mussa, Christian Niccoli, Tiziana Pers, Francesca Romana Pinzari, Marco Travali, Alessia Zuccarello.


In occasione della undicesima Giornata del contemporaneo organizzata da AMACI che si terrà sabato 10 ottobre 2015, arsprima presenta Liaisons una rassegna di video arte nata da un’dea di Cristina Gilda Artese, che ne ha curato la produzione congiuntamente al curatore Alessandro Trabucco, e realizzata in collaborazione con il Punto Enel di Milano.
L'arte visiva indaga da sempre l'essere umano come proprio soggetto privilegiato, esplorando nel più profondo le emozioni che ne muovono le coordinate esistenziali. 
Differenti linguaggi artistici modulano le proprie caratteristiche espressive a seconda delle intensità emotive che intendono descrivere, apportando il loro prezioso contributo ad una lunga ricerca, dalle mille sfumature.
Si è scelta la video arte come linguaggio specifico di questa rassegna, convinti che le immagini in movimento possano restituire, in modo efficace, tutte le emozioni, positive ma anche negative, che si annodano inestricabilmente alle vicissitudini dei legami e delle relazioni.
Una rassegna di video arte dedicata ai rapporti umani, di qualsiasi natura essi siano. Artisti che affrontano e si confrontano con tematiche estremamente delicate in un epoca segnata da grandi e reali difficoltà nelle relazioni e nelle condivisioni. Artisti che raccontano, come attenti osservatori esterni o come veri e propri attori protagonisti, il loro vissuto quotidiano, o che interpretano, con lucidità e partecipazione, quello della società che abitano. 
La relazione tra essere umano e ambiente; il suo rapporto col mondo animale; il profondo e intenso legame di una madre col proprio bimbo; le relazioni familiari; il difficile, e a volte pericoloso, rapporto con l'alimentazione; l'unione fisica e spirituale tra uomo e donna; l'incomunicabilità e la mancanza assoluta di relazioni; il legame viscerale che può instaurarsi tra il donatore di un proprio organo e il ricevente di questo grande gesto di solidarietà umana; l'amicizia e le relazioni sociali; i vincoli e i legami di dipendenza; il rapporto con la fede. Questi sono solo alcuni degli argomenti che la rassegna toccherà.


arsprima associazione culturale per la promozioni delle arti contemporanee, fondata nel 2007 da Cristina Gilda Artese,collezionista ed esperta d’arte, presidente ed attuale direttore artistico dell’associazione, si occupa di sostenere la creatività in tutte le sue forme di espressione. arsprima è anche editore della rivista monografica di anomali contemporanee Or not con cadenza semestrale, oltre a curare la pubblicazione di libri d’arte e letteratura e cataloghi.
Non è la prima volta che arsprima produce una rassegna di video arte: si ricorderanno Urban Attitudes , andata in visione nella MM1 stazione metropolitana di Loreto, che affrontava la tematica del vivere urbano e Thirteen light videos sul tema della luce (in senso fisico ma anche simbolico e figurato), non a caso presentata nella project room di arsprima, Nur (parola che nella lingua araba significa appunto “luce”).
Sempre nel campo della video arte, arsprima ha seguito la realizzazione di diversi video sotto veste di produttore e sponsor, tra cui uno dei video in rassegna: Bubbles di Marco Fantini, presentato per la prima volta al Museo di Castel Sant’Elmo a Napoli nel 2010 nell’ambito di una mostra personale organizzata dalla galleria Poggiali e Forconi di Firenze.

Catalogo in mostra con testi di Alessandro Trabucco e traduzioni di MOnica Mazzoleni


arsprima
Sede legale: Viale Dante 20- 23900 Lecco
Sede amministrativa: via Torino 15- 20123 Milano 
Tel: 0258308360 Fax. 0258307551
mail: arsprima@mail.com

Il Punto Enel di via Broletto a Milano è uno spazio innovativo e modello per la qualità del suo servizio al cliente.Lo store offre soluzioni green a valore aggiunto ai suoi clienti e non , senza dimenticare i servizi per la gestione di forniture luce e gas. Nel centro di Milano il Punto Enel è anche sede di eventi ed incontri grazie alla sua struttura polifunzionale.

venerdì 31 maggio 2013

CERCHIO: per un'estetica dell'infinito-Doppia personale di Elisa Cella e Silvia Serenari a cura di Alessandro Trabucco



Domenica 16 giugno alle ore 18.00 FUEL ART GALLERY inaugura
CERCHIO: per un’estetica dell’Infinito
doppia personale di Elisa Cella e Silvia Serenari a cura di Alessandro Trabucco


Livorno - E’ con “Cerchio: per un’estetica dell’infinito” che Fuel Art Gallery, il nuovo spazio per l’arte contemporanea collocato nell’area industriale livornese di Stagno, via Aurelia 88A, inaugurerà domenica 16 giugno alle 18 la doppia personale di Elisa Cella e Silvia Serenari a cura di Alessandro Trabucco.

La mostra affronta un tema complesso legato ai significati simbolici di una forma geometrica primaria come il cerchio, che nel lavoro artistico di Elisa Cella e Silvia Serenari è un’ossessione, una presenza costante che contraddistingue un percorso di ricerca articolato e complesso, affrontato da punti di vista distinti (sia nella tecnica artistica adottata dalle due artiste, sia nei significati proposti) rivelando un forte collegamento nella volontà, da parte di entrambe, di trovare nel cerchio il principio fondamentale della vita, la forma primigenia che congiunge l’umano al divino, il materiale al metafisico, la scienza alla magia, la terra al cielo.

Elisa Cella focalizza la propria ricerca artistica sull’infinitamente piccolo, sulla struttura invisibile ma ben articolata del corpo umano, scegliendo la forma circolare quale proprio segno grafico distintivo ed immediatamente riconoscibile che imprime in pittura su tela.
Nel testo critico di Alessandro Trabucco pubblicato nel catalogo che accompagna la mostra si sottolinea come “La peculiarità del lavoro di Elisa Cella sia proprio quella di utilizzare un linguaggio artisticamente classificabile come astratto-geometrico per realizzare dipinti che descrivono invece una realtà concreta, ma talmente microscopica da essere vista solo come inesplorato territorio dell’insondabile, un complesso sistema vivente composto da tessuti ed organi di varie forme e funzioni”.

Silvia Serenari si esprime utilizzando la fotoceramica e il video per estrarre “dettagli oggettivi dal mondo esteriore – scrive Trabucco - manipolandoli con interventi di ritocco digitale ed inventando una sorta di moderno processo alchemico elettronico, come una versione aggiornata degli antichi procedimenti magici di trasmutazione dei materiali.
La sua metodologia di lavoro è simile ad un rituale i cui gesti appaiano ben controllati e rivolti alla creazione di inedite forme attraverso la metamorfosi di singoli elementi in realtà visive dalle perfette geometrie simmetriche”. Nel progetto Anima Arboris Silvia Serenari sviluppa le potenzialità formali di un singolo scatto di un albero, come simbolo del rapporto tra cielo e terra, per divenire ad una forma astratta. In mostra presenta anche il video Anima Urbis Iter Perfectionis un percorso di ricerca che parte da un dettaglio fotografico della cupola di Santa Maria del Fiore di Firenze.
La mostra è aperta fino al 28 luglio su appuntamento.

Dal 16 giugno al 28 luglio 2013
Presidente associazione Fuel Art Serafino Fasulo
Direttore artistico Cristina Olivieri
Main sponsor: Irene Immobiliare S.n.c
Su appuntamento - Tel 338.3451520- 3281256907
www.fuelartgallery.it
info@fuelartgallery.it






BIOGRAFIE
Elisa Cella
Elisa Cella è nata a Genova il 10 maggio 1974. Vive e lavora tra Genova e Milano, dove ha studiato matematica all’Università Statale, avvicinandosi poi all’arte da autodidatta, ottenendo numerosi riconoscimenti e premi. Nel 2007 è stata finalista al Premio Celeste, nella sezione pittura curata da Ivan Quaroni, con l’opera “Ansia”. Ha al suo attivo varie mostre personali e collettive in Italia, sia in gallerie che in spazi pubblici.
Elisa Cella spinge la sua ricerca in due direzioni indagativo-espressive diverse: Topologia Sensoriale in cui compare il corpo o le sue parti ed in cui rappresenta sensazioni ed emozioni in tutta la loro fisicità, partendo dalla considerazione che l'emozione coincida col luogo dell'emozione.
La seconda direzione è quella che Elisa Cella definisce ‘complementare’, e che comprende i suoi lavori più cosmologici, biologici, chimici, matematici. E’ qui che emergono le fascinazioni dei suoi studi scientifici, lo stupore di fronte al sottile confine fra vita e non vita, l'emozione nei confronti della bellezza della scienza, il mistero dell'apertura di nuovi orizzonti di pensiero. Tra le mostre personali: "Bio", Spazio City Art, Milano, a cura di Alessia Locatelli, con catalogo2008 “Molteplice”, My Personal Gallery, Torino, a cura di Davide Pesce e Roberto Gaia - “Bio-Astrazioni”, Galleria Andrea Ciani, Genova, a cura di Alessandro Trabucco.
Silvia Serenari
Silvia Serenari è un' artista che vive e lavora tra Livorno e Roma. Segue da anni un cammino personale intriso di filosofia, religione, esoterismo e simbolismo alchemico, con l'intento di avvicinare quel meraviglioso mondo visionario fatto di simboli ed immagini archetipe al suo percorso artistico, creando così un lavoro denso di spiritualità e di richiami al sacro.
Le sue opere mostrano un forte legame con atmosfere legate alla sacralità sia della cultura occidentale che di quella orientale. I suoi linguaggi preferiti sono il video e la fotografia digitale, e da qualche anno la fotoceramica è divenuta una delle tecniche privilegiate.
Le sue opere sono state esposte in mostre collettive in Italia ed all’estero, in gallerie, luoghi pubblici e musei come : L'ARTISTA COME RISHI - Sala1 Centro Internazionale d'Arte Contemporanea, Roma 2011, "A DORA"- Dora Diamanti Arte Contemporanea, Roma 2011, NIGREDO - Roma 2009, GEMINE MUSE - Museo Pietro Canonica, Roma 2009, PREMIO TERNA 01: l’arte si sposta dal museo alle piazze - Roma 2008, WAZZUP? - Fotogalerie Wien - Vienna 2006, SPIRITED CITIES AND CITY SPIRITS - Kamalnayanan bajaj Art Gallery - Bombay 2006, DOWNLOAD.FR/IT - Station Palais-Royal - Parigi 2005, BIENNALE INTRANSITO - Castel Sant’Angelo - Roma 2004. Tra le mostre personali si segnalano :ANIMA URBIS, ITER PERFECTIONIS - Dora Diamanti Arte Contemporane - Roma 2008, ANIMA URBIS - DiART - Trapani 2005. 



Fuel Art Gallery
via Aurelia 88A, Stagno, 57100 Livorno

sabato 29 settembre 2012

PATRIZIA EMMA SCIALPI -ERDENREST- a cura di Alessandro Trabucco

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Penso proprio di non poter essere smentito quando affermo che Patrizia Emma Scialpi sia una proposte più interessanti ed intelligenti che mi sia capitate negli ultimi anni. Ora in mostra, a Milano, da Circolo quadro, sotto la raffinata curatela di Alessandro Trabucco.



PATRIZIA EMMA SCIALPI

ERDENREST

a cura di Alessandro Trabucco


Inaugurazione: mercoledì 24 ottobre 2012, dalle 18.30
In mostra dal 24 ottobre al 7 dicembre 2012
Circoloquadro, via Thaon di Revel 21, Milano


Mercoledì 24 ottobre Circoloquadro inaugura la nuova stagione espositiva con Erdenrest, la mostra personale di Patrizia Emma Scialpi, artista giovane ma con una ricerca già matura.
Con questa mostra Circoloquadro inaugura una serie di esposizioni dedicate interamente ad artisti under 30, concentrandosi così sulla ricerca di giovani talenti italiani e stranieri.

Curata da Alessandro Trabucco, Erdenrest di Patrizia Emma Scialpi tratta con sensibilità e intelligenza il tema del passato, della memoria e di quanto rimane del nostro passaggio terreno. Citando Goethe, Erdenrest indica infatti il residuo di carne e terra che l’anima porta con sé, la Scialpi mette in scena un mondo che non esiste più, ma che allo stesso tempo appartiene a ciascuno di noi e che rivive grazie al suo gesto pittorico.
Patrizia Emma Scialpi non cede affatto al sentimentalismo o alla malinconia; come scrive infatti Alessandro Trabucco nel testo del catalogo stampato per l’occasione, “si prende cura di far riemergere dal caos una serie di immagini alle quali infondere nuova linfa vitale attraverso il proprio gesto pittorico, che non è di annullamento bensì di accentuazione di quegli elementi già impressi in un tempo precedente e rianimati con interventi che richiamano forme vegetali, in una metamorfosi esteriore che nasconde una più profonda riflessione esistenziale, riferita al legame tra la Natura e l’Uomo, tra il passato ormai trascorso e l’azione del presente in corso.”

L’artista parte da immagini fotografiche, tratte dalla sua storia familiare o acquistate nei mercatini, per “ritrovare queste linee di congiunzione tra avvenimenti rinchiusi in un tempo passato, colti in uno scatto fotografico, e gli effetti di tali avvenimenti nel suo (proprio) tempo vissuto, allo stesso modo suscettibile di una prospettiva visiva ribaltata ed immessa in un circolo cronologico che perde le proprie caratteristiche di successione di microeventi distinti e separati, diventando a sua volta parte di un accumulo più esteso di avvenimenti, come “piramidi di tempo” testimoni di una continuità inarrestabile. Queste linee connettive tra diverse epoche e differenti situazioni esistenziali non sono altro che suggestioni personali che l’artista traccia, sulla superficie fotografica o sui fogli da disegno, cercando di instaurare un rapporto di comunicazione interiore, in un incontro che trascende l’aspetto conoscitivo concreto per prediligere quello più profondamente e misteriosamente empatico.” (Alessandro Trabucco).

Patrizia Emma Scialpi  (Taranto, 1984) vive e lavora tra Milano e Modena. Laureata in Beni Architettonici, Archeologici e dell’Ambiente presso l’Università degli Studi del Salento, è attualmente iscritta al Biennio Specialistico di Arti Visive dell'Accademia di Belle Arti di Brera a Milano. Dal 2010 è promotrice, insieme con altri artisti, del progetto Underdogstudio, spazio indipendente per l'arte contemporanea. Attualmente si occupa della sezione arte di Velum per nssmag.com. Ha già all’attivo mostre personali e collettive in spazi pubblici e indipendenti.

***

PATRIZIA EMMA SCIALPI
ERDENREST
a cura di Alessandro Trabucco
Inaugurazione: mercoledì 24 ottobre 2012
In mostra: dal 24 ottobre al 7 dicembre 2012
Catalogo: testo di Alessandro Trabucco
Orari: da martedì a venerdì dalle 15 alle 19, o su appuntamento
Informazioni: info@circoloquadro.com , Tel. 02 6884442, 339 3521391

domenica 18 settembre 2011

1° ottobre: doppia inaugurazione da Roomberg a Latina

Due gusti is meglio di one... a parte gli scherzi, il primo giorno del mese di ottobre, offrirà agli abitanti di Latina e non solo, una doppia opportunità: due mostre, diverse fra loro, ambedue molto interessanti con la proposta di artisti assolutamente di talento, curate dall'attento Alessandro Trabucco, in casa Roomberg. Ancora una volta Italo Bergantini insegna a tanti il lavoro del gallerista!

PhotoReload (Naked City) a cura di Italo Bergantini e Alessandro Trabucco
ROOMBERG PROJECT SPACE di
ROMBERG ARTE CONTEMPORANEA

presenta
FILIPPO CENTENARI / CARLO D’ORTA / MASSIMILIANO FOSCATI / VIDEO DI DEVIS VENTURELLI
in PhotoReload (Naked City)
a cura di Italo Bergantini e Alessandro Trabucco

Inaugurazione sabato 1° ottobre 2011 ore 18-21
ROOMBERG project space / Viale Le Corbusier 39 - Torre Baccari - low ground / LATINA

Periodo: 1° OTTOBRE / 20 NOVEMBRE 2011

orario di galleria:
lunedì 16-20 / martedì - sabato 10-13 / 16-20 /
lunedì mattina su appuntamento
info: T. e F. +39 0773 604788 – T. + 39 0773 690053
M. +39 334 7105049
e.mail: info@romberg.it / sito: 
www.romberg.it

Al piano terra del grattacielo Baccari, si inaugura la prima mostra della stagione espositiva 2011/2012.
La nuova stagione aprirà in contemporanea con lo spazio al 17° piano, proporrà una rassegna pensata e costruita per ROOMBERG project space che vuole tracciare un percorso omogeneo di ricerca sull’attuale 'stato dell’arte' della fotografia e della videoarte, incentrato soprattutto sul concetto di 'analisi' e di 'ricarica' (Reload - quindi una sorta di 'presa di coscienza') in relazione ad un pensiero digitale che condiziona sempre di più la vita contemporanea.
Obiettivo delle 5 mostre che si alterneranno è presentare lavori fotografici e video nei quali la presenza dell’elaborazione digitale risulterà essere a volte determinante, ma mai predominante, a volte soltanto pensata ma non attuata, ciò significa che la tecnica adottata da ciascun artista accoglie le potenzialità offerte dalle nuove tecnologie senza esserne dominata, ottenendo risultati al confine tra il reale e l’immaginario, sino alla sensazione di non riuscire ad individuare la natura originaria dell’immagine stessa.
Gli artisti, 15 + 5, avranno quindi come base principale del loro lavoro la realtà, riformulata e reinterpretata in modo da ottenere nuovi ed inediti significati.
La prima mostra, dal titolo Naked City, presenta i lavori fotografici di Filippo Centenari, Carlo D’Orta, Massimiliano Foscati, e un video di Devis Venturelli.
Soggetto privilegiato è la città, osservata, indagata, raccontata, sezionata e restituita allo sguardo come spogliata di ogni copertura visiva che ne mascheri la sua reale identità vitale e formale.
La ricerca dei tre fotografi è incentrata soprattutto sul concetto di digitale, inteso sia come tecnica, sia come evoluzione visiva e mentale della contemporaneità.
Il pixel, come elemento base dell’immagine elettronica (Foscati), il codice binario, come struttura costitutiva del linguaggio digitale (Centenari), l’elaborazione delle immagini con software di fotoritocco (D’Orta), rappresentano la “materia” di lavoro su cui sviluppare il proprio discorso di analisi sull’attuale ricerca fotografica.
Il video di Devis Venturelli, dal titolo Superfici fonetiche, è un viaggio ludico all’interno della città, una ricognizione urbana in cui un agente atmosferico, il vento, fa da propulsore ad alcune lingue metalliche che si muovono liberamente per le strade emettendo deboli e delicati suoni.



TAMBURO DI LATTA a cura di Italo Bergantini e Alessandro Trabucco
ROMBERG ARTE CONTEMPORANEA / 17° FLOOR / LATINA

ANTONIO CERVASIO / VINCENZO MARSIGLIA / GUIDO PECCI / NICOLA VINCI / FERNANDO ZUCCHI
TAMBURO DI LATTA
a cura di Italo Bergantini e Alessandro Trabucco

INAUGURAZIONE SABATO 1° OTTOBRE 2011 ORE 18-21

ROMBERG Arte Contemporanea / Viale Le Corbusier 39 - Torre Baccari / 17° FLOOR / LATINA
Periodo: 1° OTTOBRE / 20 NOVEMBRE 2011
orario di galleria: lunedì 16/20 – dal martedì al sabato 10/13 – 16/20
info: T. e F. +39 0773 604788 – T. + 39 0773 690053 - M. 334 7105049
e.mail: info@romberg.it / sito: 
www.romberg.it

TAMBURO DI LATTA è il titolo della prima mostra che inaugura la stagione espositiva 2011/2012 del nuovo spazio della ROMBERG ARTE CONTEMPORANEA sito al 17° piano del grattacielo Baccari a Latina.

'Il tamburo di latta' è un famoso libro pubblicato nel 1959 dello scrittore tedesco Günter Grass -Premio Nobel per la letteratura nel 1999-. Dal libro e dalla successiva versione cinematografica di Volker Schlöndorff uscita 20 anni dopo, nel 1979, prende ispirazione la mostra. E’ il racconto della vita di Oskar, un bambino nato a Danzica negli anni ’20 del secolo scorso e che, alla tenera età di 3 anni, in maniera autonoma e consapevole, prende una decisione esistenziale drastica: procurarsi un incidente domestico per causare l’interruzione della propria crescita, una scelta dettata dall’osservazione disincantata dei comportamenti negativi degli adulti e dal netto rifiuto di diventare come loro.
Al momento della nascita, la madre gli promette un particolare regalo, un tamburo di latta da donargli proprio al suo terzo compleanno, oggetto che diventerà inseparabile compagno di vita, unico elemento di contatto col mondo esterno e che scandirà il ritmo delle sue giornate.
Ambientata nel periodo dell’ascesa e caduta del regime nazista e della tragedia della Seconda Guerra Mondiale, la storia riporta le profonde riflessioni e i pensieri del bambino Oskar, in contrasto con l’unico elemento fonetico in suo possesso, la propria voce, che utilizzerà in modo “primitivo”, solo per emettere delle tremende urla in grado di frantumare vetri e lampadine. Ed è proprio questa la sua esistenza terrena, una continua battaglia in difesa della propria dignità umana, contro l’assurdità della vita adulta, agli occhi del bimbo violenta e ipocrita.

Le opere allestite nello spazio della ROMBERG nascono da questi spunti sviluppandosi in un percorso che i cinque artisti affrontano delineando le tematiche che meglio rappresentano il complesso mondo dell’infanzia e dell’adolescenza, per certi versi dai contorni indefiniti, per altri strutturato su esigenze vitali e di primaria importanza.
Il piccolo Oskar diventa così l’emblema del fragile equilibrio che governa i pensieri, le emozioni, le nuove scoperte che quotidianamente accompagnano e conducono il bambino nel cammino verso l’età della ragione e della consapevolezza:
PAURA, psicologia delle fantasie, dei desideri, dei timori: l’uomo nero, il buio, la solitudine, il dolore, l’incubo, il sentimento di abbandono.
Nicola VINCI.
FIDUCIA, rapporto con il mondo esterno: i coetanei, i familiari, gli adulti, l’ambiente circostante, gli eventi storici.
Antonio CERVASIO.
GIOCO, svago, la convivialità, la spensieratezza: la cameretta dei giochi, il possesso degli oggetti, la costruzione di un mondo fantastico e l’identificazione in personaggi inventati.
Vincenzo MARSIGLIA.
CRISI, crescita, consapevolezza, conoscenza di sé e responsabilità sociali: la sessualità, il lavoro, la quotidianità, la sopravvivenza.
Guido PECCI.
RICORDO, l’adulto/bambino, il rapporto con il passato e le ripercussioni sul presente: la maturità e la memoria dell’infanzia perduta.
Fernando ZUCCHI.

sabato 10 settembre 2011

STRADE "where the streets have no name" a cura di Alessandro Trabucco

Andrea Marcoccia l'ho conosciuto qualche anno fa. Abbiamo fatto anche un breve "tragitto" insieme. Ora lo ritrovo decisamente molto più "maturo" sotto la guida di Alessandro Trabucco in una mostra bi-personale, in compagnia di Alberto Martini (che invece non conosco), in quella magnifica terra di Calabria. Complimenti!







LOFT GALLERY arte contemporanea
Via Margherita, 47
Corigliano Calabro, Italy
da sabato 8 ottobre a 25 novembre 

Il viaggio artistico di Andrea Marcoccia e Alberto Martini è un susseguirsi di strade, percorsi che rendono la mostra dinamica, dove chi osserva sembra trovarsi ad un bivio tra visioni reali e immaginarie.
STRADE che nella serie Wipeout, presentata da Marcoccia, si ripetono freneticamente in un doppio dinamismo visivo, così come lo definisce Alessandro Trabucco, "centripeto perché la concentrazione dello sguardo si focalizza ne
l centro dell’immagine e centrifugo perché la veemenza del gesto, le sgocciolature della pittura e la forza esplosiva delle pennellate dispongono la mente ad immaginare un momento precedente ed uno successivo a quello dipinto…" .
Istantanee di città caratterizzano invece le opere di Martini, aventi il nero come colore dominante. "Scie luminose emergono da uno sfondo oscuro ed impenetrabile, le immagini raffigurate sembrano colte in velocità… un dinamismo accentuato dal movimento delle luci e dal taglio delle composizioni. La pittura di Martini sembra sostare in un limbo tra visione onirica e realtà".

La mostra, che consta di una ventina di opere su tela e di alcune opere su carta, sarà visibile presso la loft gallery sino al 25 di novembre.

venerdì 12 agosto 2011

Chi muove l'arte: Carta d'identità di... Alessandro Trabucco

Alessandro Trabucco


DOMANDE

  • Generalità (nome, cognome, età, professione ect.)
  • Collaborazioni (principali collaborazioni, mostre ect.)
  • Il tuo miglior pregio
  • Il tuo peggior difetto
  • Qual è il collega che stimi di più?
  • E quello che ritieni meno interessante?
  • Fammi tre nomi di artisti che ritieni in questo momento fra i più interessati
  • La galleria, il museo o l’istituzione al top della tua classifica personale?
  • Ed il fanalino di coda?
  • Moderno o contemporaneo?
  • Il ruolo del web nel mondo dell’arte
  • Progetti importanti per il futuro
  • Sogno nel cassetto
  • Ricetta salva/crisi
  • Una tua confessione (quello che nessuno sa di te)
RISPOSTE

Ciao Roberto, grazie a te, eccoti le risposte
Alex


Alessandro Trabucco, 41enne, libero professionista. Origini siciliane, romano di nascita e milanese d’adozione

Riviste: Segno, Espoarte. Mostre: 4 edizioni di ALLARMI, Digital Brains, Versus XVI Concorsi: Premio Arte Laguna 2009 (Presidente di Giuria, sez. Fotografia); Premio Celeste 2010, (giurato)

Il mio “peggior” pregio: l’intuito (peggiore perché sovente non lo seguo)

Il mio “miglior” difetto: l’impulsività (migliore perché a volte mi gioca a favore)

Sì c’è ne sono che stimo, ma in questo momento ho un vuoto di memoria

Direi i due più sopravvalutati, la coppia Bonami/Gioni.

Solo tre? Fortunatamente dovrei fartene di più e non vorrei dimenticarne nessuno, quindi, per non sforare, mi astengo.

In Italia Punta della Dogana – Palazzo Grassi a Venezia. All’estero la Fondazione Beyeler di Basilea.

In questo mondo di mediocrità dilagante e d’inutile dispendio d’energie ed economie avrei l’imbarazzo della scelta

Soprattutto contemporaneo, ma a volte sento il bisogno di rifugiarmi nel moderno

Determinante

Sempre “work in progress”

Allevare asini

Ricambio totale dell’intera classe politica

Ma se sono un libro aperto...






Per vedere le altre "Carte di Identità....
vai su:

venerdì 13 maggio 2011

Persefone Zubcic | C/Orpo a Milano da Glenda Cinquegrana con testo critico di Alessandro Trabucco

L'opera di Persefone non la conosco a fondo, ma mi ha da sempre attratto. Io questa mostra andrò a vederla, non so voi...

 
C/Orpo è la prima personale di Persefone Zubcic a Milano.

Persefone Zubcic, artista croata, classe 1982, è stata scoperta giovanissima dal celebre curatore Harald Szeemann, che, quando ha solo vent’anni, la invita a partecipare a due mostre successive nel 2002 e nel 2003. Conta nel suo curriculum di giovane artista già una doppia partecipazione alla Biennale di Venezia del 2007.

La mostra C/Orpo è prima personale milanese della fotografa che, attraverso 14 scatti in bianco e nero, raccoglie il corpus della sua ricerca più recente.

Per la Zubcic il C/Orpo è oggetto e soggetto dell’obiettivo fotografico, laddove la sua ricerca corre lungo il confine tra l’atteggiamento fotografico e quello performativo. Ispirandosi alla migliore tradizione dell’arte di performance, l’artista afferma di non avere altro modo di conoscere l’umano se non assumendo su se stessa il dramma teatrale dell’esistenza, attraversandolo e confondendosi con esso. L’artista dichiara: fra i corpi di questa natura che mi appartiene io trovo il mio proprio corpo che si distingue da tutti gli altri per una particolarità unica: il corpo che ho non è soltanto un corpo ma è il mio; è il solo corpo di cui dispongo in modo immediato per capire la realtà che mi circonda. Sia quando mette in scena se stessa, sia quando cattura quello altrui, il corpo è grande mistero da indagare, poiché l’essere umano vi si rivela nella sua totalità.

I suoi scatti raccontano innanzitutto la sfera personale dei suoi rapporti intimi, in cui sono inclusi quelli con familiari, ovvero il padre e la madre ed il compagno della madre. Per la Zubcic la fotografia costituisce lo strumento per rovesciare un rapporto di amore e fascinazione, sudditanza e dipendenza, in uno sguardo che brillantemente sovrappone l’intensità partecipativa della figlia all’oggettività lucida dell’artista.

Secondo oggetto della sua pratica artistica sono gli emarginati ed i folli: si tratta di amici che posano come modelli nelle ‘situazioni’ fotografiche che lei costruisce, e nelle quali essi vestono le mentite spoglie di personaggi dell’iconografia cristiana, o sono raffigurati come asceti e pazzi in Cristo. Di fronte ad essi la Zubcic, che è interessata alla deformità quando questa si trasfigura in un’immagine inaspettata, rilegge il dettaglio anatomico alla luce di un’attenzione da anatomo-patologa.

Ed è qui che il sacro si fonde perfettamente con il profano, il bello con il mostruoso, il disperato con il poetico, e le atmosfere si fanno sature, ai limiti della crudeltà. I titoli delle opere, che sono numerati per alludere all’hic et nunc del momento performativo, riprendono altrettanti versetti delle Sacre Scritture, in cui si fa riferimento alla tema resurrezione. E’ questa la chiave di lettura del lavoro della Zubcic: quel corpo macilento ed osceno alla luce dell’obiettivo dell’artista si illumina di sacralità primordiale, e trova una sua via di uscita alla non-speranza di resurrezione.

Persefone Zubcic è nata in Croazia nel 1982.

Personali principali _O(t)kidanje obraza, Galerija Fotokluba, Split, (2010).

Collettive pricincipali_Hero XXI, (a cura di) Harald Szeemann, Lamparna Lae, Labin, Croatia, (2002); Blood and Honey, (a cura di) Harald Szeemann, ESSL Museum, Wien (2003); 13x17, (a cura di) P. Daverio e J. Blancheart, Biennale di Venezia (2007); Faccia Lei, (a cura di) E. Agudio, Spazio Thetis, Arsenale Nuovissimo Biennale di Venezia (2007).


The Studio segue le più recenti proposte dell’arte italiana ed internazionale. Spazio espositivo originariamente concepito per una fruizione privata, attualmente si ispira alla creazione di nuove modalità di comunicazione con il pubblico, più vicine al modello one-to-one e on-demand.


Con testo critico di Alessandro Trabucco

Opening: giovedì 19 maggio 2011 ore 19,00.

Da venerdì 20 maggio al 30 giugno 2011.
dal martedì al sabato dalle 15,00 alle 19,00. Negli altri orari su appuntamento.

giovedì 17 febbraio 2011

Cristiano Petrucci - EMO/TIONAL

Ci sono idee, evoluzioni artistiche, ed espressioni che mi attraggono immediatamente. L'opera di Petrucci è uno di questi esempi. Trabucco ne sigilla la qualità.


Sintetizzare un sentimento, uno stato d’animo, una sensazione, un’emozione. Questo è quanto si prefigge una emoticon, cioè una emotional icon, la ormai celebre faccina gialla che rappresenta un volto stilizzato nelle sue più diverse espressioni: sorridente, triste, allegro, in lacrime.

L’emoticon non solo indica un umore, ma a volte serve ad esaltare e rinforzare un concetto, a volte persino si sostituisce ad una frase, raffigura
 un pensiero.

Cristiano Petrucci osserva questo strumento di comunicazione, efficace, immediato e diffusissimo, e lo ripropone su comuni palline da ping pong, in diverse espressioni. Le emoticon da lui dipinte diventano puro linguaggio, sono ritratti, rappresentazioni di stati d’animo e di emozioni, indipendenti da qualsiasi testo o discorso.

Ma dietro l’apparenza divertente e buffa, Petrucci ci mostra anche il declino della comunicazione verbale, il deterioramento del linguaggio e il suo impoverimento, ci mostra come oggi sia diventato importante favorire la velocità di comunicazione a scapito della sua qualità e dei contenuti che in essa sono espressi.

Le faccine, tutte uguali ma diverse perchè dipinte a mano rigorosamente una ad una, raffigurano una sorta di omologazione, sia nell’aspetto estetico, sia nei pensieri e negli atteggiamenti, di identificazione, di allineamento al gruppo, fin quasi all’annullamento del singolo individuo.

a cura di Alessandro Trabucco


da giovedì 24 febbraio · 18.30 

Fabbrica Eos
Piazzale Baiamonti, 2
Milano, Italy

mercoledì 15 settembre 2010

"Versus XVI" a cura di Alessandro Trabucco

Una mostra collettiva che arriva alla sedicesima edizione, merita il diritto di citazione! A sottolineare poi lo spessore dell'evento la curatela di Alessandro Trabucco, che quest'anno a selezionato 5 artisti di tutto rispetto anche se lontani fra loro. Il "gioco" potrebbe essere proprio questo: trovare, prima di leggere i suggerimenti di Trabucco, il filo rosso che unisce cinque personalità artistiche così differenti e singolare...

Versus XVI
a cura di Alessandro Trabucco

30 settembre alle ore 18.00 - 22 ottobre alle ore 20.00
Velan Centro d'Arte Contemporanea
Saluzzo n°64
Torino, Italy

Tel/Fax +39 011 28 04 06
info@velancenter.com
www.velancenter.com


Il 30 settembre 2010 ore 18,00 Velan inaugurerà la sedicesima edizione della mostra collettiva Versus.





La mostra Versus di quest’anno presenta cinque artisti ognuno dei quali, pur lavorando sulle stesse tematiche, si esprime con un diverso linguaggio artistico.
L’identità è l’argomento che accomuna i loro lavori.
Francesca Arri è una giovane artista piemontese che con la sua installazione, ispirata alla commedia di Oscar Wilde “L’importanza di chiamarsi Ernesto”, riflette sulla corrispondenza del nome proprio e l’immagine che gli altri percepiscono di noi.
Carmine Mauro Daprile lavora con la fotografia e presenta le foto di tre cosplayers, personaggi che trova nelle fiere di fumetti&games e ritrae nel loro ambiente naturale, ragionando così sul bisogno di identificazione con un modello virtuale.
Giovanna Feola riflette sul concetto di senso di colpa e su come questo rimanga impresso nella memoria lasciando in ognuno di noi una spiacevole sensazione di disagio. La Feola presenta un video molto ben curato, una televendita dove si propone un kit in grado di cancellare momentaneamente la propria storia e la propria identità e, di conseguenza, il senso di colpa.
Marco Porta presenta una scultura dove la sua ricerca di equilibrio tra aspetto estetico e pensiero logico crea un’atmosfera di serenità e raccoglimento.
Michael Rotondi presenta un’installazione e un disegno, immagini del mondo che ci circonda, ricordi personali dell’artista e il suo interesse per la musica e la comunicazione, ma anche rappresentazione dell’immaginario collettivo con codici visivi riconoscibili da tutti.






Si ringrazia per il contributo: Regione Piemonte


La mostra resterà aperta dal 30 settembre al 22 ottobre 2010 con i seguenti orari:
dal martedì al venerdì ore 15,30 – 18,30.

mercoledì 10 marzo 2010

"Nelle sottili dimensioni della realtà" Tamara Ferioli - Daniele Giunta - Koroo a cura di Alessandro Trabucco


Nelle sottili dimensioni della realtà

di Alessandro Trabucco

"Agisci rettamente e non avere paura di nessuno all'infuori di te stesso". Marco Aurelio

La svolta più importante nella storia dell’Arte avvenne attraverso la lenta ed inesorabile conquista della realtà. Quando Giotto dipinse il Crocifisso (circa 1290), conservato ora nella Basilica di Santa Maria Novella a Firenze, si compì una vera e propria rivoluzione: il corpo del Cristo acquistò un peso e un volume nello spazio, da divino divenne più “umano”. Cambiò definitivamente la percezione di una realtà sinora vista non con l’oggettività degli occhi ma con l’astrazione della mente.
Fino a quel momento, infatti, il realismo era stato approfondito dall’arte classica e “pagana” della Grecia e Roma antiche, ma l’approccio era, per così dire, formale, alla ricerca di quella bellezza esteriore simbolica, manifestazione di una perfezione che rappresentasse soprattutto l’integrità morale e sociale del personaggio ritratto. L’attenzione era concentrata quasi esclusivamente sul corpo umano, e la natura, quando raffigurata, era solo un contorno, un decoro. Anche la posizione sociale dell’artista era molto differente da quella assunta nei secoli successivi, un semplice artigiano che eseguiva il proprio lavoro iniziandolo come apprendista nella bottega di famiglia.
L’Arte ricopriva soprattutto una funzione divulgativa ed educativa e l’intento era quello di istruire i sudditi o fedeli, ai miti, alle imprese belliche o alle sacre scritture.
Ma se nell’epoca classica era prevalente la ricerca di una perfezione formale sempre più raffinata e dinamica (nel passaggio dallo stile arcaico a quello classico sino all’ellenistico) nel periodo precedente alla rivoluzione “umanistica” apportata da S. Francesco (nella religione) e da Giotto (nell’arte visiva) la figura umana veniva idealizzata e stilizzata nella pura bidimensionalità delle figure e nell’astrazione dei fondi oro. La rappresentazione naturalistica era abolita a favore di una maggiore concentrazione sulla origine divina dei soggetti rappresentati.
La sofferenza non era espresso apertamente anzi, il Cristo in croce era vivo e trionfante sulla morte. Ci volle una lenta evoluzione ed una consapevolezza sempre maggiore della caducità dell’uomo per poterla raffigurare in tutto il suo crudo e commovente realismo.
La smorfia di dolore nel volto del Cristo dipinto da Giunta Pisano o da Cimabue, il peso del volumetrico corpo del Gesù dipinto da Giotto, sino ad arrivare alla disperazione (che segna i volti e i corpi) della cacciata dal Paradiso Terrestre dipinta dal Masaccio, da quel momento la realtà oggettiva ed emotiva del corpo umano e il contemporaneo studio delle leggi fisiche che governano lo spazio e la sua rappresentazione bi e tridimensionale, diviene il punto di nuova partenza per il futuro.
La Natura umana e quella vegetale diventano i protagonisti, ancora al servizio delle rappresentazioni sacre, ma con una consistenza icastica determinante tanto da prendere sempre più il sopravvento sino ad annullare ogni riferimento alla religione. La realtà è quindi riprodotta così come appare, senza più alcuna stilizzazione né delle forme né dei colori.
Per l’artista il confronto con la l’ambiente esterno rappresentato realisticamente o reinterpretato emotivamente, diventa quindi la principale preoccupazione, adottando una raffinata metodologia per affermare la propria autonomia creativa ed elevarsi al di sopra della mera esecuzione materiale dei soggetti richiesti dai committenti.
Questa è una semplificazione sommaria dell’evoluzione storica dell’arte, ma necessaria a portare il nostro discorso alla questione principale, quella del rapporto dell’uomo con la natura e soprattutto dell’artista contemporaneo con un ambiente sempre più snaturato ed artificiale, sia nella sua struttura sia più semplicemente nei rapporti interpersonali che vi instaura.
Le intuizioni dei maestri del medioevo e dell’umanesimo non sono altro, viste in prospettiva, che le stesse vissute dagli artisti del nostro tempo, quella volontà di ritrovare la vera dimensione umana, quella più intima e privata, in perfetta comunione con lo svolgimento del tempo naturale, con le sue dinamiche e le sue problematiche. Il vantaggio odierno è dato dalla totale libertà di espressione, svincolata finalmente da imposizioni dogmatiche e da censure.
L’idea di una visione introspettiva ed interiorizzata della realtà pone la nostra attenzione soprattutto sulle diverse tipologie di approccio a questa lettura interpretativa della natura, che sia simbolica, o psicologica, oppure cosmica.
Tamara Ferioli, Daniele Giunta e i Koroo affrontano la questione da punti di vista molto diversi ma tutti riconducibili alla definizione che da il titolo a questa mostra, visioni che rifuggono dalla percezione superficiale che abbiamo quotidianamente dell’esistenza, vissuta ormai quasi meccanicamente, riportando la nostra attenzione a quelle sfumature che sembrano andare oltre le capacità ottiche dell’occhio, aldilà del fenomeno concreto, a beneficio di una più approfondita consapevolezza, quella che supera continuamente i limiti oggettivi. Sono “le dimensioni sottili della realtà”, quelle percezioni che trascendono il dato fenomenico per riportare la sensazione alla sua pura energia, alla ricerca di una maggior comprensione di tutto ciò che costituisce l’esistenza umana.