RITENGO CHE SIA DOVERE DI CHIUNQUE E A MAGGIOR RAGIONE DI NOI ITALIANI, FARE DI TUTTO PER PROMUOVERE, SALVAGUARDARE E DIVULGARE L'ARTE IN TUTTE LE SUE ESPRESSIONI.
UNA SOCIETA' DISTRATTA SUI FATTI DELL'ARTE E' UNA SOCIETA' VOTATA ALL'IMPOVERIMENTO... E NOI, DA QUESTO PUNTO DI VISTA, LO SIAMO GIA' ABBASTANZA!






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martedì 6 ottobre 2015

LIAISONS Rassegna di Video Arte




LIAISONS Rassegna di Video Arte

Rassegna di Video Arte 
a cura di Cristina Gilda Artese e Alessandro Trabucco
una produzione arsprima in collaborazione con il Punto Enel di Milano

Punto Enel di Milano via Broletto 44 – sabato 10 ottobre 2015 11 a.m. – 6,30 p.m. 

Artisti in rassegna: Francesco Arena, Isobel Blank, Alessandra Caccia, trio Di Bernardo-Rietti-Toppeta, Marco Fantini, Iaia Filiberti, Irina Gabiani, Gaia Giani, Silvio Giordano, Francesca Manetta, Andrej Mussa, Christian Niccoli, Tiziana Pers, Francesca Romana Pinzari, Marco Travali, Alessia Zuccarello.


In occasione della undicesima Giornata del contemporaneo organizzata da AMACI che si terrà sabato 10 ottobre 2015, arsprima presenta Liaisons una rassegna di video arte nata da un’dea di Cristina Gilda Artese, che ne ha curato la produzione congiuntamente al curatore Alessandro Trabucco, e realizzata in collaborazione con il Punto Enel di Milano.
L'arte visiva indaga da sempre l'essere umano come proprio soggetto privilegiato, esplorando nel più profondo le emozioni che ne muovono le coordinate esistenziali. 
Differenti linguaggi artistici modulano le proprie caratteristiche espressive a seconda delle intensità emotive che intendono descrivere, apportando il loro prezioso contributo ad una lunga ricerca, dalle mille sfumature.
Si è scelta la video arte come linguaggio specifico di questa rassegna, convinti che le immagini in movimento possano restituire, in modo efficace, tutte le emozioni, positive ma anche negative, che si annodano inestricabilmente alle vicissitudini dei legami e delle relazioni.
Una rassegna di video arte dedicata ai rapporti umani, di qualsiasi natura essi siano. Artisti che affrontano e si confrontano con tematiche estremamente delicate in un epoca segnata da grandi e reali difficoltà nelle relazioni e nelle condivisioni. Artisti che raccontano, come attenti osservatori esterni o come veri e propri attori protagonisti, il loro vissuto quotidiano, o che interpretano, con lucidità e partecipazione, quello della società che abitano. 
La relazione tra essere umano e ambiente; il suo rapporto col mondo animale; il profondo e intenso legame di una madre col proprio bimbo; le relazioni familiari; il difficile, e a volte pericoloso, rapporto con l'alimentazione; l'unione fisica e spirituale tra uomo e donna; l'incomunicabilità e la mancanza assoluta di relazioni; il legame viscerale che può instaurarsi tra il donatore di un proprio organo e il ricevente di questo grande gesto di solidarietà umana; l'amicizia e le relazioni sociali; i vincoli e i legami di dipendenza; il rapporto con la fede. Questi sono solo alcuni degli argomenti che la rassegna toccherà.


arsprima associazione culturale per la promozioni delle arti contemporanee, fondata nel 2007 da Cristina Gilda Artese,collezionista ed esperta d’arte, presidente ed attuale direttore artistico dell’associazione, si occupa di sostenere la creatività in tutte le sue forme di espressione. arsprima è anche editore della rivista monografica di anomali contemporanee Or not con cadenza semestrale, oltre a curare la pubblicazione di libri d’arte e letteratura e cataloghi.
Non è la prima volta che arsprima produce una rassegna di video arte: si ricorderanno Urban Attitudes , andata in visione nella MM1 stazione metropolitana di Loreto, che affrontava la tematica del vivere urbano e Thirteen light videos sul tema della luce (in senso fisico ma anche simbolico e figurato), non a caso presentata nella project room di arsprima, Nur (parola che nella lingua araba significa appunto “luce”).
Sempre nel campo della video arte, arsprima ha seguito la realizzazione di diversi video sotto veste di produttore e sponsor, tra cui uno dei video in rassegna: Bubbles di Marco Fantini, presentato per la prima volta al Museo di Castel Sant’Elmo a Napoli nel 2010 nell’ambito di una mostra personale organizzata dalla galleria Poggiali e Forconi di Firenze.

Catalogo in mostra con testi di Alessandro Trabucco e traduzioni di MOnica Mazzoleni


arsprima
Sede legale: Viale Dante 20- 23900 Lecco
Sede amministrativa: via Torino 15- 20123 Milano 
Tel: 0258308360 Fax. 0258307551
mail: arsprima@mail.com

Il Punto Enel di via Broletto a Milano è uno spazio innovativo e modello per la qualità del suo servizio al cliente.Lo store offre soluzioni green a valore aggiunto ai suoi clienti e non , senza dimenticare i servizi per la gestione di forniture luce e gas. Nel centro di Milano il Punto Enel è anche sede di eventi ed incontri grazie alla sua struttura polifunzionale.

venerdì 18 aprile 2014

INTERFERENZE a cura di Ivan D’Alberto e Visualcontainer

Anche l'ottima Francesca Manetta in questa importante colletiva tutta da "vedere"




INTERFERENZE
a cura di Ivan D’Alberto e Visualcontainer
vernissage sabato 19 aprile
ore 18.00
Spazio INANGOLO
Strada Pultone 2, Penne (PE)
19.04.2014 > 03.05.2014
venerdì e sabato
18.00 > 20.00
Artisti:
Silvia De Gennaro, Anita Calà, Rita Casdia, Elisabetta Di Sopra, Alessandra Arnò, Igor Imhoff, Di Bernardo/Rietti Toppeta, Patrizia Bonardi, Francesca Manetta.
INTERFERENZE
di Ivan D’Alberto
Il potere delle “periferie” risiede nella possibilità di poter lavorare sul fronte della ricerca e delle sperimentazioni culturali senza dover necessariamente dar conto al “gusto” del pubblico locale, e senza porsi il  problema di un confronto diretto con le “cerimoniose” operazioni artistiche realizzate nei “grandi centri”.
Condicio sine qua non, ahimè, spesso derivante da necessità economiche (chi opera ai “margini” non sempre dispone di grandi risorse) che però il più delle volte alimenta risvolti interessanti e ricchi di stimoli.
Lo spazio Inangolo è un esempio che rappresenta molto bene tale stato: piccolo luogo espositivo con sede a Penne, comune della provincia di Pescara, che da alcuni anni porta avanti un’indagine legata alla video arte.
I responsabili di questo spazio sono Francesco Toppeta, Alessandro Rietti e Francesco Di Bernardo i quali, dopo una partecipazione ad una rassegna video organizzata nel box milanese Visual Container, hanno deciso di fare di Penne un laboratorio di ricerca dedicato a questo linguaggio artistico.
L’operazione a quanto pare funziona e, ad oggi, Inangolo vanta in attivo diversi appuntamenti espositivi che hanno messo in luce le qualità  e il livello di molti video artisti locali e nazionali.
Interferenze è l’ultima “scommessa” messa in atto dal collettivo; una rassegna composta da nove video realizzati da artisti provenienti da tutt’Italia.
I lavori sono stati selezionati da una delle massime esperte del settore, Alessandra Arnò, artista e responsabile dello spazio milanese Visual Container.
Gli autori coinvolti sono Patrizia Bonardi, Anita Calà, Rita Casdia, Silvia De Gennaro, Elisabetta Di Sopra, Francesca Manetta, Igor Imhoff, il collettivo Di Bernardo  Rietti  Toppeta e la stessa Arnò.
La compilation dà vita ad una sequenza video eterogenea, fatta di tante sfumature, dove però è possibile individuare un filo rosso comune cha va dalla denuncia di un malessere sociale al senso di smarrimento prodotto dalla routine della vita quotidiana.
Patrizia Bonardi attraverso la costruzione di una scena glaciale e al tempo stesso sospesa tra sogno e realtà ci ricorda che l’uomo nel momento in cui nasce segna il suo destino; un triste epilogo da cui non ci si può sottrarre: la morte.
Anita Calà, seguendo un’impostazione scenica, tipica del teatro dell’assurdo di Samuel Beckett (l’animazione ricorda tantissimo il dramma teatrale di “Va’ e vieni”), da vita ad un gioco onomatopeico fatto di sopraffazioni sonore. La scena si conclude in una spiazzante azione di pura violenza.
Rita Casdia con il video “Stangliro” presenta un lavoro in cui descrive il fallimento della massa, incapace di dar vita a forze creative e il fallimento del singolo incapace di farsi comprendere.
Quest’ultimo, pur riuscendo ad elaborare un linguaggio personale, resta solo ed incompreso perché il messaggio da lui prodotto è frutto di un alfabeto completamente sconosciuto al gruppo.
Silvia De Gennaro presenta un lavoro che mette in risalto il potere della comunicazione mediatica sulle coscienze umane dove persino le zanzare si trasformano in “piccole macchine da guerra” capaci di trascinare le persone in uno stato di terrore e di ansia.
L’unico modo per sottrarsi all’inganno della parola è stare al gioco e tramutarsi in Aracne che tesse la tela per catturare le “sanguinarie” zanzare.
Elisabetta Di Sopra lavora sul tema dell’identità espressa attraverso il mondo che ognuno di noi si porta dietro.
Il mobilio della nostra casa, i nostri indumenti e il nostro corpo sono il codice a barre che ci contraddistingue e ci rende diversi gli uni dagli altri.
Nel momento in cui l’immagine che costruiamo di noi stessi viene man mano smantellata anche la nostra ragion d’essere viene messa in crisi fino “all’estinzione totale” della nostra persona.
Francesca Manetta si muove su una linea estetica più vicina al mondo della comunicazione pubblicitaria e del fashion style.
Partendo dalla fiaba di Hans Christian Andersen “Scarpette Rosse” l’artista elabora un video in cui la protagonista diventa una sorta di madrina dell’arte; testimonial di un linguaggio che trae forza da passioni profonde frutto di incondizionati processi subliminali.
Igor Imhoff presenta la storia di una “passeggiata” a Marghera. Il lavoro però è il risultato di una composizione visiva realizzata attraverso svariate tecniche videografiche utilizzate con maestria e forte capacità comunicativa.
Il “viaggio” non avviene più in un’anonima località veneta ma tra le fitte trame della rete virtuale attraverso un gioco ritmico-grafico-luminoso estremamente sofisticato. Una “banale passeggiata” si trasforma in esperienza psichedelica affascinante e adrenalinica.
Sulla stessa scia si colloca il lavoro del collettivo Di Bernardo Rietti Toppeta che si muove sempre sul tema del viaggio; percorso ripetitivo e anonimo sedimentato nel processo esperienziale di una persona a tal punto da essere recepito come hortus conclusus oltre il quale non è possibile andare.
L’appiattimento globale e la massificazione generale diventano i termini di riferimento di una vita omologata descritta attraverso un linguaggio optical convulsivo e ansiogeno.
Infine, Alessandra Arnò  con il video “Blindfold” presenta visivamente la questione shakespeariana “essere o non essere” che nel suo caso diventa “vedere o non vedere”.
Un lavoro dove sono protagonisti una serie di iridi azzurre che compaiono e scompaiono seguendo un ritmo preciso e cadenzato. Nella sequenza ritmica l’artista elabora un messaggio solo apparentemente complesso e criptico perché questo appartiene alla grafia e alla sintassi umana dei non vedenti, quella del braille.
Il corpus video presentato a Inangolo si mostra come esperienza di sovrapposizione di vari pensieri estetici, apparentemente conflittuali tra loro che, con le loro conseguenti interferenze aprono la strada ad un segnale estraneo ma decisamente nuovo.
Novità assoluta per il panorama artistico “periferico” ed estremamente stimolante per un luogo che ha scelto di percorrere la propria strada seguendo le sperimentazioni più spinte.  
Selezione Video:
Silvia De Gennaro
Quest’estate le zanzare saranno più cattive, 6’22, 2010
Anita Calà
ABC, 2'45", 2012
Rita Casdia
Stangliro, 2013 , 4’09’’
Elisabetta Di Sopra
Temporary, 5’:00, 2013
Alessandra Arnò
Blindfold, 1'00", 2011
Igor Imhoff
M-ARRAY, 1' 16" , 2013
Di Bernardo/Rietti Toppeta
Optical instruments, 3'52", 2012
Patrizia Bonardi
Water's expectation, 4'15', 2013
Francesca Manetta
Dancing with myself, 3'00", 2013
SPAZIO INANGOLO
www.inangolo.it

martedì 12 novembre 2013

FRANCESCA MANETTA “A mille ce n’è”, mostra personale a cura di Elisa Bozzi

Garanzia di Qualità!!!!

 

 

 

FRANCESCA MANETTA

“A mille ce n’è”, mostra personale
a cura di Elisa Bozzi
Dal 16 al 30 novembre 2013
Libreria Bookbank
Via San Giovanni 4, Piacenza



"A mille ce n'è
nel mio cuore di fiabe da narrar.
Venite con me
nel mio mondo fatato per sognar…”
Molti ricorderanno le parole di questa canzone che accompagnava le Fiabe Sonore edite da Fabbri dal 1966 al 1970. Nel corso degli anni numerose sono state le ristampe, che hanno permesso anche ai più giovani di conoscere questa serie.
Ed è proprio nell’atmosfera magica e incantata delle fiabe che ci porta l’omonima personale di Francesca Manetta, fotografa di grande sensibilità e dalla tecnica ineccepibile. Un excursus tra i lavori degli ultimi anni dell’artista, che rivisita nella sua personalissima chiave di lettura i classici della favola e della letteratura in genere.
Mentre “Cappuccetto in black” è un’evoluzione in chiave dark e disincantata della bambina che qualche anno prima, in un’altra serie, vestita di rosso mangiava ghiotta  le sue more, le protagoniste di “O/O” ripercorrono la storia delle sorelle Odile e Odette del “Lago dei cigni”, proposta qui in forma di bellissimi autoscatti in cui i personaggi, sempre interpretati dalla stessa Manetta, si riconoscono grazie all’uso classico del bianco a simboleggiare il bene e del nero per il male.
E’ ancora l’artista protagonista degli scatti dedicati al componimento poetico di Pablo Neruda “Pelleas e Melisanda”. Nella sua particolare interpretazione il rapporto tra i due innamorati è fatto di sguardi rubati e apparizioni in trasparenza, quasi a voler prefigurare il finale tragico della storia.
Altro tuffo nella letteratura con “Playing Don Chisciotte”, una serie di immagini dove l’artista reinterpreta il classico di Cervantes riproponendolo come gioco delle parti, dove i protagonisti ritrovano il loro lato fanciullesco nell’interpretazione di oggetti e personaggi, creando una delle tante versioni possibili di una storia universalmente conosciuta.
Ancora legato al mondo delle favole, invece, è il lavoro intitolato “Dancing with myself – variazione per scarpe e sangue”, dove Manetta immortala frammenti di danza tragici e profondamente toccanti in scatti delicati ma potenti al tempo stesso, che nulla tolgono alle atmosfere gotiche della favola di Andersen.
Una visione per nulla edulcorata della narrativa, quindi, che dona alle storie un fascino dark spesso inaspettato ma sicuramente interessante.

Francesca Manetta nasce in provincia di Bergamo nel 1979. Si diploma al Liceo Artistico di Bergamo (sezione sperimentale) e successivamente si laurea con lode presso l’Accademia di Belle Arti di Brera (Milano). Iscritta al corso di Scenografia del prof. Enrico Mulazzani, ne sarà l’assistente durante l’a.a. 2006/2007. Dopo gli studi accademici, si specializza presso l’Ecole Internationale Jacques Lecoq di Parigi (corso LEM). All’attività scenografica affianca ben presto quella artistica, prediligendo la fotografia e l’installazione, spesso contaminando generi diversi.
Tra il 2007 e il 2009 partecipa come membro del collettivo Coccodrilli a diverse mostre in Italia e all’estero. Nel 2009 vince la menzione speciale della giuria alla prima edizione del premio Next Generation promosso da Galleria Arte San Lorenzo e nel 2010 si classifica al primo posto del Premio Arti Visive Paolo Parati. Collabora con diverse gallerie italiane per mostre collettive e personali, tra cui Laboratorio delle Arti e Galleria Biffi a Piacenza, Galleria Di Arte Contempoaranea Numen (Benevento) e Nur Gallery (Milano). In seguito alla partecipazione al Premio UP_NEA è selezionata da Fabbrica Borroni per il progetto Spirito Italiano, per la promozione di artisti emergenti.

lunedì 4 novembre 2013

Beluffi per NERO...

Della mostra colletiva NERO, curata da Emanuele Beluffi per la Galleria Bianca Maria Rizzi & Matthias Ritter, e che vede tra gli altri, come artisti invitati anche Marco Fantini, Fabio Gianpietro, Svetlana Grebenyuk, Francesca Manetta ed Emila Sirakova, vi ho già parlato nel post http://lastanzaprivatadellarte.blogspot.it/2013/10/nero-cura-di-emanuele-beluffi.html. Ora il testo integrale dello stesso Beluffi che accompagna la mostra...




"QUANDO È TUTTO NERO LA LUCE È AL SUO PIENO!" (detto di una fattucchiera)
Non è un paradosso che col nero c’entri la luce. Dev’essere un po’ come con la teologia negativa del monaco Duns Scoto che, per parlarci di Dio, ci diceva cosa Dio non fosse: prendi tutto quello che associ alla materia e toglilo, eccoti Dio. Il nero è assenza di luce. E, tanto per restare in tema e non farla fuori dal vasino, dev’essere un po’ anche come con la definizione dell’inferno secondo il teologo Ugo von Balthasar: l’inferno è vuoto.
Ecco, il nero è vuoto (di luce). Definito sempre per toglimento. Ma è brutto - e furbetto - definire una cosa dicendo cosa essa non è, a meno che tu non sia Wittgenstein che alla fine del suo Tractatus logico-philosophicus ci disse «vi ho pigliati per il culo, perché quel che avete letto fin qui non è affatto importante, ciò che conta veramente non ve l’ho detto perché è ineffabile». E nemmeno puoi corteggiare una donzella presentandole da subito le qualità che non hai: non è affatto rassicurante.
Il nero non riflette la luce, ma anzi l’assorbe totalmente: ecco perché tutti i buchi sono neri.
Il nero non è propriamente un colore e anzi, come tutti gli altri colori (e quindi, per la proprietà transitiva, come lo stesso mondo là fuori), non è altro che un’impressione. Nella fattispecie, un’impressione visiva (noi e il mondo là fuori altro non siamo che impressioni e idee e rappresentazioni, ma questa è un’altra storia, andatevi a riguardare Matrix).
Il nero viene, da tempi immemori, associato a determinazioni negative, brutture, miserie, paura, mistero, sporcizia, incertezza (“la polizia brancola nel buio”, tanto per citare il luogocomunismo dei più frequentati), ma vi sono anche non indifferenti determinazioni positive: il nero snellisce. E in fin del conto Black Dahlia è uno dei meglio riusciti romanzi di James Ellroy (e come non citare il lungometraggio Il profumo della signora in nero, che tutti avrete sicuramente visto?).
Questo è il tempo per le streghe. E per gli artisti. Proprio perché buio, mediocre, pericoloso e precario, il medioevo contemporaneo necessita di una spallata: dev’essere mascariato, denunciato, stigmatizzato da chi sa che il re è nudo. E chi, in tempi di assuefazione alla scontatezza, di omologazione al belvedere, all’igiene mentale e all’attitudine politicamente
corretta (ma perché?, perché adesso le sigarette si devono spegnere da sole?), chi meglio del deviante (e quindi la strega, il diavolo, lo zingaro, il tossico, il matto, il marxista, l’anarchico individualista e l’uomo nero) può porsi chiaramente in antitesi all’attuale edu- castrazione di massa? Ma su tutti può l’artista: perché, se l’arte contemporanea è (anche) fedeltà al presente, allora nessuno meglio dell’artista (che è sempre un cretino, Duchamp ce l’insegna) può funzionare da detonatore culturale e vettore della glikoclastìa (glikoclastìa è un termine che mi sono inventato adesso e nasce dall’unione delle parole di origine greca glykys (γλυκύς) = delizioso e klázo (κλάζω) = distruggo), di cui il gusto corrente ha tanto bisogno.
Ecco allora il senso di quest’opera al nero. Nero in riferimento all’immediatezza visuale ma non solo e non necessariamente. Ventitre artisti diversi per età, ricerca visiva e mezzo espressivo - pittura, scultura, video, disegno e fotografia, accomunati da una black attitude: cattive ragazze e cattivi ragazzi, oscuri, tortuosi, drammatici, ironici, visionari, profondi, raffinati, metafisici, affatto rassicuranti e deliziosi. Neri, per fattura artigianale e / o visuale. I soggetti oggetti sono il volto, la metamorfosi e la metromorfosi (la mappa dell’urbe è quella del derma e quella del soma!), lo scherzo, il perturbante, l’organico e l’inorganico, il canto del corpo e il suo svuotamento, il reale e l’irreale quotidiano, la perversione, il sogno e le creature della notte senza fine. Per un’estetica dell’eccesso.
Perché è novembre e s’ode e si scorge da lungi la slitta con le renne, ma col cazzo che NERO è la mostra di Natale. 

Emanuele Beluffi 

evento fb
https://www.facebook.com/events/1384362918470716/?ref_dashboard_filter=upcoming 

lunedì 28 ottobre 2013

NERO. a cura di Emanuele Beluffi

Grande mostra, grandi artisti, grande evento!
Bravo Beluffi!
Ci sono, fra gli altri:
Marco Fantini, Fabio Gianpietro, Svetlana Grebenyuk, Francesca Manetta, Emila Sirakova... insomma da non perdere!!!
 


Venticinque artisti diversi per età, ricerca visiva e mezzo espressivo - pittura, scultura, video, disegno e fotografia. Accomunati da una black attitude. Cattive ragazze e cattivi ragazzi, oscuri, tortuosi, drammatici, ironici, visionari, profondi, raffinati, metafisici. Il volto, la metamorfosi, lo scherzo, il perturbante, l’organico e l’inorganico, il canto del corpo e il suo svuotamento, il mondo là fuori e l’irreale quotidiano, la perversione, il sogno e le creature della notte senza fine. Per un’estetica dell’eccesso.

Galleria Bianca Maria Rizzi & Matthias Ritter
via Cadolini, 27
20137 Milano
M 347 3100 295
www.galleriabiancamariarizzi.com
info@galleriabiancamariarizzi.com

martedì 24 settembre 2013

SPIRITO ITALIANO ATTO IV a cura di Annalisa Bergo



Mercoledì 16 ottobre  
ATTO IV 

a cura di Annalisa Bergo 

Opere di Daniela Ardiri • Irene Balia • Linda Carrara • Francesca De Pieri • Simone Durante • Francesca Manetta • Chiara Paderi • Alessio Tibaldi • Angela Viola 

Fabbrica Borroni, via Matteotti 19, Bollate
Mercoledì 16 ottobre, Spirito Italiano, il progetto dedicato alla promozione della giovane arte italiana contemporanea ideato dal collezionista e imprenditore Eugenio Borroni, presenta ATTO IV, la mostra a cura di Annalisa Bergo che ospita il lavoro di nove giovani artisti italiani. 

Con ATTO IV, Spirito Italiano fa il punto a un anno dalla sua nascita e annuncia un importante passo per il 2014: lo spostamento dalla Fabbrica Borroni, storica sede di Bollate che ha ospitato anche le mostre precedenti, in una nuova sede a Milano.
I nove protagonisti selezionati per la mostra ATTO IV del progetto Spirito Italiano a cura di Annalisa Bergo sono la testimonianza della vitalità italiana, nove prospettive creative che fanno luce sulle potenzialità sommerse dei giovani artisti italiani di oggi. A un anno dalla sua nascita, Spirito Italiano, il progetto dell’imprenditore e noto collezionista Eugenio Borroni dedicato alla promozione della giovane arte italiana, fa il punto del percorso intrapreso e va in scena con una collettiva di nuovi talenti quali Daniela Ardiri, Irene Balia, Linda Carrara, Francesca De Pieri, Simone Durante, Francesca Manetta, Chiara Paderi, Alessio Tibaldi e Angela Viola. 

“Elitarismo, privilegio, crisi, false promesse e pagamenti difficili da conquistare...
Non è facile per un giovane talento farsi strada nel sistema arte italiano.
Non è facile motivare la propria creatività senza cedere a compromessi” Commenta Eugenio Borroni “La filosofia di SPIRITO ITALIANO si fonda su due pilastri: l’attenta scelta curatoriale e la correttezza e la trasparenza dei rapporti. Le numerose richieste da parte di artisti da tutta Italia hanno confermato la giusta direzione del progetto e ci hanno spinti a trovare una nuova sede a Milano per dare maggiore respiro alle nostre iniziative.
A partire dall’anno prossimo, infatti, Spirito Italiano è pronto per diventare un vero e proprio hub creativo, un luogo di confronto e promozione dedicato esclusivamente ad artisti emergenti italiani grazie a mostre ed eventi, ma anche concorsi e progetti depurati da un atteggiamento elitario con scopo meramente commerciale... Il tutto nel pieno rispetto dell’artista in quanto professionista e come persona”. 



17 ottobre - 20 dicembre 
 Lun-Ven 10-18 Sab 16-19

giovedì 28 febbraio 2013

Dancing with myself- variazione per scarpe e sangue

Un consiglio: non perdetevi la mostra della brava Francesca Manetta!!!



Dancing with myself- variazione per scarpe e sangue

di Francesca Manetta
a cura di Silvia Bottani


Il viaggio attraverso la fiaba e il romanzo, la novella e il mito che costituiscono il cuore della ricerca visiva di Francesca Manetta, si arricchiscono di un nuovo capitolo con il progetto speciale ospitato dalla Nur Gallery intitolato Dancing with Myself.
Partendo dalla fiaba di Hans Christian Andersen Scarpette Rosse, che ispirò il celeberrimo film omonimo del 1948, diretto dalla coppia di registi cult Michael Powell e Emerich Pressburger, l'artista rivista liberamente la storia originale depurandola dalla visione religiosa e morale dello scrittore danese e la rielabora concentrandosi sulla danza, attraverso una riflessione sul tema dell'arte come forza sovra-umana e vocazione fatale.
Le fotografie che compongono il nucleo espositivo coinvolgono il mondo autobiografico dell'artista, e danno corpo ai personaggi e ai fantasmi del racconto dark di Andersen lasciando spazio agli elementi legati al femminile, al connubio tra desiderio e perdizione, all'innocenza che riscatta.

“Nel suo percorso di rielaborazione delle figure della letteratura e della fiaba, Francesca Manetta approda a Scarpette Rosse seguendo un filo rosso che unisce Ofelia e il Lago dei Cigni, Don Chisciotte e La Principessa e il Rospo, Alice e Pelleas e Melisande, il ciclo del Graal e il Soldatino di Piombo. Scegliendo una lettura “aperta” della fiaba, l’artista epura il racconto (pubblicato originariamente nel 1845) da tutte le scorie della visione moraleggiante dell’autore danese, privilegiando una riflessione sulla vocazione fatale dell’artista.” (abstract del testo critico di Silvia Bottani pubblicato in catalogo edizioni arsprima)

Francesca Manetta nasce in provincia di Bergamo nel 1979.
Si diploma al Liceo Artistico di Bergamo (sezione sperimentale) e successivamente si laurea con lode presso l’Accademia di Belle Arti di Brera (Milano).
Iscritta al corso di Scenografia del prof. Enrico Mulazzani, ne sarà l’assistente durante l’a.a. 2006/2007.
Dopo gli studi accademici, si specializza presso l’Ecole Internazionale Jacques Lecoq di Parigi (corso LEM).
All’attività scenografica affianca ben presto quella artistica, prediligendo la fotografia e l’installazione, spesso contaminando generi diversi. Nel 2010 vince il XII Premio di Arti Visive Paolo Parati, Vittuone (Mi)

Nur Gallery è lo spazio dove prendono forma le idee di Cristina Gilda Artese, collezionista, talent scout e fondatrice di arsprima, associazione per le arti contemporanee. Nur Gallery è lo spazio privato di arsprima dove la cultura ritrova un confronto costruttivo, il dialogo e l’intimità di un salotto culturale dove il fine è la condivisione dell’arte.

***************
Dancing with myself – Variazione per scarpe e sangue
personale di fotografia e video di Francesca Manetta
a cura di Sivia Bottani

Nur Gallery di arsprima
Corso Italia, 9 - Milano

Inaugurazione solo su invito mercoledì 20 marzo 2013 dalle ore 18.30 alle ore 22.00

E’ possibile visitare la mostra, su appuntamento, sino al 10 maggio 2013

Orari: da lunedì a venerdì su appuntamento 02 58308360
Per informazioni: arsprima, Corso Italia n. 9, Milano, 0258308360
www.arsprima.it
arsprima.press@gmail.com 

mercoledì 9 maggio 2012

Festival UP_nea’12 – Suburbia in Fabula

Uhmm... programma ricco mi ci ficco! Francesca Manetta, Bros, Angela Viola, Patrizia Emma Scialpi ed anche Irene Balia ... Da non perdere!!!

Festival UP_nea’12 – Suburbia in Fabula
19 e 20 maggio 2012
Villa Arconati
 


Suburbia Festival torna in Villa Arconati
per far rivivere al pubblico l’incanto infantile della Fiaba.
Due giorni per perdersi nella villa e nei suoi giardini abitati dagli spettacoli e dalle opere di nudoecrudo teatro e dei vincitori del concorso UP_nea’12.


Artisti Performativi
Collettivo Pirate Jenny – Vanity Fair’s Snow White
CRAC e la Confraternita del Chianti – Le Sacre du Printemps
Danila Massara – Basta Crederci
delleAli – Riconoscersi Isola
Eleonora Parrello – Milkwood
nudoecrudo teatro – Barbablù Suite – Fiaba nera a più voci
Pleto – Principi

Artisti VisiviGuido Airoldi - Nel Ventre della BalenaSimone Berrini – Biancaneve (Hei Ho)Bros – IncuboZane Kokyna – LabyrinthFrancesca Manetta – The Dying SwanMelissa Provezza – Non raccontareGiulia Roncucci – La Falsa PortaPatrizia Emma Scialpi – IntrecciNicola Torcoli e Emilia Castioni – City BoxAngela Viola – “Una Falsa Storia”… e le sue verità nascoste
Menzione speciale
Irene Balia e Roberto Fanari
Apertura cancelli ore 16.00 inizio spettacoli ore 18.00

e per i più piccoli… A. nella villa delle meraviglie
ore 16.30
a cura de Il Granaio delle Arti 
Visita guidata con animazioni e giochi per adulti e bambini (dai 7 ai 12 anni).
Il laboratorio è gratuito fino ad esaurimento posti ed è rivolto a bambini accompagnati da un adulto.E’ previsto un massimo di due bambini per accompagnatore.Prenotazione obbligatoria

Biglietteria
Posto unico €10,00
Ingresso gratuito per under 14
Info
Villa Arconati – via della Fametta, 1 – Castellazzo di Bollate (MI)
Servizio navetta gratuito dalla Stazione di Bollate Centro – P.za Marx, Bollate (MI)
Non è ammesso l’ingresso agli animali domestici

lunedì 23 aprile 2012

Playing don Chisciotte - personale di Francesca Manetta a cura di Silvia Bottani

Francesca Manetta è una artista di grande livello. Intelligente, poliedrica e dotata di capacità espressive fuori dal comune. Ora in mostra a Benevento sotto l'attenta guida di Silvia Bottani. Da vedere!!!




FRANCESCA MANETTA
PLAYING DON CHISCIOTTE
a cura di Silvia Bottani
Numen Arti Contemporanee – Benevento


Dal 28 aprile al 30 giugno 2012 Numen Arti Contemporanee è lieta di presentare la personale di Francesca Manetta Playing Don Chisciotte, che comprende venti opere fotografiche e tre installazioni inedite.

L'esposizione, a cura di Silvia Bottani, è una riflessione sul testo di Miguel Cervantes, autore tra i più importanti della letteratura mondiale e considerato il padre del romanzo moderno. Manetta, attraverso la serie di nuove fotografie, prosegue coerentemente il suo percorso di analisi delle figure letterarie e del mito, perno centrale della sua riflessione artistica. La fotografia e l'installazione si attestano come i media prediletti dall'artista, che anche in occasione di questa nuova personale propone un lavoro articolato tra immagine fotografica e oggetto installato.

Dopo Ofelia e Cappuccetto Rosso, passando per i fantasmi di Pelléas et Mélisande e Odile e Odette, l'artista approda all'Hidalgo della Mancha, proprio in occasione della mostra beneventana. E forse è tutt'altro casuale il legame dell'universo di Cervantes con il territorio sannita, se si pensa al lavoro che Mimmo Paladino realizza proprio su queste colline aride e che richiamano alcuni scorci, certe luci taglienti, alcuni scenari iberici più metafisici, dove l'artista ha scelto di ambientare la sua rilettura filmica del Don Chisciotte.

Il lavoro di Manetta conferma la dimensione metaletteraria come il proprio naturale territorio di indagine, un orizzonte di possibilità aperto nel quale muoversi seguendo libere ma rigorose coordinate. Difficile pensare a un libro che meglio si presti allo sconfinamento, alla ricomposizione  e al gioco ludolinguistico, così come difficile incontrare personaggi così totalmente carichi di verità – nella loro fiction – da scavalcare il tempo, lo spazio e il limite delle pagine cartacee. Nasce così Playing Don Chisciotte, una variante generata dalle infinite storie racchiuse nel testo di Cervantes, uno dei mondi possibili dove il cavaliere ancora cavalca e si perde tra sé stesso e il suo stesso sogno. Un sogno di cui siamo spettatori e, forse, attori. Senza essercene accorti.
 
Milano, aprile 2012



Note biografiche
Francesca Manetta nasce nel 1979 in provincia di Bergamo. Dopo la laurea in scenografia presso l’Accademia di Belle Arti di Brera si specializza presso l’Ecole Internationale Jacques Lecoq di Parigi. Oltre all'attività espositiva, è stata vincitrice del primo premio al XII Premio di Arti Visive Paolo Parati (Vittuone) nel 2010, vincitrice nel 2009 della Menzione Speciale della giuria Next Generation Premio Patrizia Barlettani, Galleria San Lorenzo (Milano), ed è tra i finalisti del premio Up nea Fabula 2012 – Fabbrica Borroni (Milano).

Francesca Manetta
Playing Don Chisciotte
Numen Arti Contemporanee di Giuliana Ippolito
Vico Noce, 20 82100 Benevento
orari: da martedi a venerdi dalle 10.00 alle 13.00 e su appuntamento
Info cell: 3387503300
Tel. 338 7503300
http://www.numen.it



in anteprima il testo di Silvia Bottani
   
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Don Chisciotte, sognato da Borges.

“Dunque siamo profondamente influenzati dai libri che non abbiamo letto, che non abbiamo avuto il tempo di leggere”
U. Eco, Non sperate di liberarvi dai libri

Per spazzare via ogni dubbio sin dalla partenza, premetto di non aver letto per intero il Don Chisciotte. Cosa che giustamente farà storcere il naso a chi si appresta a queste brevi riflessioni. Avendo la pazienza - o la fiducia - di proseguire nel testo, cerco di circoscrivere il territorio in cui ho intenzione di muovermi: il El ingenioso hidalgo don Quijote de la Mancha, l'opera di Miguel de Cervantes, pubblicato all'alba del 1600, è difatti un organismo, uno di quegli oggetti che arrivano al mondo come creature e come esse sviluppano un proprio percorso di vita nel tempo, dischiudendosi come un giardino segreto e parallelo al mondo ordinario da noi conosciuto.

Avvicinarsi a Don Chisciotte incute un certo timore, sia per la mole imponente del volume, sia per la letteratura che ad esso è inscindibilmente correlata. Leggerlo è come leggere la Bibbia, i Veda, Guerra e Pace, la Divina Commedia. Ovvio che sia possibile - e auspicabile – ma non dimentichiamo che per la loro stessa natura (e tralascio la dimensione di verità rivelata che attiene ai testi sacri sopra citati), queste opere si dispongono piuttosto a essere consultate, frammentate, i loro paragrafi estrapolati dal lettore comune, i contenuti esegesizzati più che fruiti nella dimensione che invece appartiene naturalmente al romanzo. Apprestandomi quindi alla lettura del capolavoro di Cervantes, mi sono tornate alla mente le parole di Umberto Eco nella sua conversazione con Jean-Claude Carriere dal titolo Non sperate di liberarvi dai libri. Nel dialogo due autori, entrambi bibliofili, dedicano un intero capitolo ai libri non letti, quelli di cui però ci si forma un'opinione. Eco sostiene la teoria di Pierre Bayard, ossia ciò che vive nei testi classici si infonde nel lettore attraverso le opinioni altrui, la critica letteraria, ciò che circonda il testo stesso, anche se egli mai ne ha fatta esperienza diretta di lettura. Questa idea mi ha accompagnato, maneggiando il Chisciotte, e mi ha permesso di saltare tra le pagine, muovendomi in avanti e indietro tra i capitoli, incurante della progressione narrativa e temporale, con la disinvoltura di chi dimentica il timore reverenziale per i maestri e i capolavori. La scelta quindi è stata quella di approcciare il volume di Cervantes come un'opera d'arte, un sistema, entrandoci in relazione libera e facendosi volontariamente influenzare dalla letteratura nata successivamente sulle gesta del cavaliere errante.

In questo passeggiare ondivago tra le pagine, sono riaffiorati sbiaditi ricordi scolastici e sono germogliati insospettabili collegamenti cinematografici. Visioni western di Sergio Leone si sono intrecciate e vacuità da cinema giapponese, ballate oscure di Nick Cave si sono liquefatte nel ritmo asciutto e spietato dei suoni delle campane di Hemingway, i paesaggi del Fortore e i landscapes arcaici del territorio sannita sovrapposti alle terre argillose, arse e rosse della zona iberica, percorsa in viaggi di gioventù con treni locali carichi di bestie e contadini, più simili al ronzino dell'hidalgo che a un potente mezzo meccanico figlio della modernità. Ho assaporato l'architettura del romanzo cavalleresco che regge l'impianto del libro, intuito il tempo che circondava la nascita di quelle lettere, e talvolta interrogata su quell'uomo   realmente esistito che si intravede nell'ombra di Chisciotte, il Cervantes autore che si cela dietro la giacomettiana silhouette del suo cavaliere errante.
In questa esplosione di reminiscenze vere o fittizie, di rimandi e collegamenti, ho ritrovato anche il ciclo di Francesca Manetta. Il lavoro di Manetta da tempo è incentrato sulla metanarrazione: partendo da alcune figure della cultura occidentale, l'artista elabora un percorso che devia dalla storia originale e produce una versione parallela, un alterego dell'oggetto di partenza. Con Odile e Odette, i cigni alpha e omega del Lago, Manetta mette in atto un transfert e gli ridà vita, lasciandoli perduti in un bosco. Da Pelleas e Melisande perviene a una fantasmagoria, la traccia di ectoplasmi catturati da una fotografia medianica; di Ofelia, la revenant, mette in scena l'eterno suicidio e soprattutto l'eterno fare dono di sé allo sguardo dello spettatore-amante, inchiodato alla visione della sua morte; Cappuccetto Rosso diventa una bambina sporca di more e preda annunciata del Lupo, un lupo che rimanda al Lewis – Carroll fotografo, amante di fanciulle in fiore. E ancora la Ballerina e il Soldatino di Piombo in attesa del compimento del loro amore, il Principe Ranocchio quasi imbalsamato, modello ideale per un gabinetto di zoologia fantastica, un Bianconiglio trafitto e inchiodato come farfalla da collezione, perfino il Santo Graal e una manciata di chiodi sacri. E chissà allora se non ci sarà poi spazio per Alice, per Macbeth, per Giona e la sua Balena o per L'Orlando senza senno. Manetta si è introdotta in un labirinto degli specchi da cui è impossibile uscire, senza infrangere tutte le superfici o sospendere il gioco. Questo perché ogni storia ne racchiude infinite altre, così come ridotte sono le matrici da cui tutte si originano ma senza limite le possibili derivazioni, e sempre è in agguato la spaventosa scoperta che la storia stia raccontando sé stessa, conchiudendosi in una favolosa e sinistra misé en abyme.

Il Don Chisciotte, per ragioni occulte, emerge come oggetto di indagine del lavoro di Manetta proprio ridosso della mostra di Benevento, città che sembra celare un recondito legame con il testo di Cervantes, scelto anche da Mimmo Paladino per il suo film Quijote girato proprio in queste terre. Anch'esso diventa uno dei tasselli della letteratura mutante di Francesca Manetta, e non può che tradursi in un lavoro ludolinguistico. Il testo viene manipolato, come in un rebus o una sciarada, sostituite le lettere, traslitterati gli scenari. Il Don Chisciotte di Manetta è uno dei donchisciotti possibili, Ronzinante una variabile X del cavallo del romanzo, Dulcinea una proiezione della donna angelicata sognata dal Cavaliere. E Sancho Panza scompare, dissolto nella polvere dei secoli che separano l'originale dalla sua variazione. 
Se vogliamo pensarla in termini filosofici, del romanzo rimane la donchisciottità, scomodando Wittgenstein, e come scrive Borges nella sua introduzione al libro: “L'immagine dell'hidalgo e del suo scudiero e delle sue sconfitte ridicole è divenuta una parte indistruttibile e preziosa della memoria umana, a somiglianza dell'Ulisse omerico o dell'Ulisse dell'Inferno. Chiuso il libro, il testo continua a crescere e a ramificarsi nella coscienza del lettore. Questa altra vita è la vera vita del libro”. (1). Questa altra vita del romanzo è quella incarnata nel lavoro di Manetta.
Accanto agli scatti, si collocano delle teche che testimoniano la realtà di queste entità fittizie che animano il romanzo, oggetti che Manetta compone e dissemina come reliquiari laici a testimoniare la presenza di queste figure che compongono il pantheon della nostra cultura occidentale, la memoria collettiva incarnata nei “tipi” della letteratura. Sono reperti talvolta integri, talvolta combusti, racchiusi in teche di plexiglass che ne preservano l'incorruttibilità, nel tempo. Perché una volta incarnati nel regime del mondo fisico, tutto è condannato alla consunzione, anche il giustacuore di Chisciotte e la corona di fiori della sua amata. Sospeso tra fiction and facts, il lavoro di Manetta manipola la materia letteraria e gli archetipi, confondendo volontariamente i piani. “Facciamo che io ero Dulcinea. Non anzi, tu eri Dulcinea e io il mulino a vento. Facciamo che poi c'era il mare e pioveva, un temporale terribile.”, sembra di sentire sussurrare dai protagonisti delle fotografie dell'artista. Forse si tratta, infine, sempre di storie di spettri, cosa che incontrerebbe la simpatia di Borges, p forse Don Chisciotte è morto è questo è il sogno di qualcuno che lo sogna, e che domani lo trascriverà in uno dei volumi della Biblioteca di Babele.


Playing Don Chisciotte.

 
1)     Introduzione di Jorge Luis Borges a Don Chisciotte della Mancia, di Miguel de Cervantes, Bur Rizzoli, 2012.

Silvia Bottani aprile 2012

giovedì 15 marzo 2012

UP_nea ’12 - SEZIONE ARTI VISIVE: LA SCELTA DEI FINALISTI

 Mi fa veramente piacere leggere che fra i 20 finalisti di questo importante evento ci siano anche Daniela Ardiri, Irene Balia, Francesca Manetta, Angela Viola, Patrizia Emma Scialpi ed il giovanissimo e bravo Simone Fontana! 
vedi anche:
http://lastanzaprivatadellarte.blogspot.com/2011/12/i-edizione-del-concorso-upnea-12.html 
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UP_nea ’12 - SEZIONE ARTI VISIVE: LA SCELTA DEI FINALISTI

Chiuso il Bando UP_nea ’12 dedicato alle Arti Visive, ecco i nomi dei 20 artisti selezionati che esporranno nella collettiva Anteprima UP_nea ’12, a Fabbrica Borroni.
Durante la serata di inaugurazione saranno scelti i 10 finalisti che esporranno a Villa Arconati.


Dopo la chiusura del bando UP_nea ’12 rivolto alle compagnie teatrali professioniste, di cui sono già noti i nomi dei finalisti selezionati da nudoecrudo teatro - Suburbia Residenza Teatrale, è stato il turno di Fabbrica Borroni, partner di nudoecrudo nella diffusione del concorso 2012 e coordinatore della Sezione Arti Visive, che ha selezionato 20 progetti tra tutti quelli inviati.

Ogni artista, infatti, ha presentato un’opera di repertorio rappresentativa della propria ricerca artistica e una proposta per un’opera ispirata al tema della Fabula, da realizzare per l’evento finale a Villa Arconati.

I lavori selezionati, esposti all’interno della collettiva denominata Anteprima UP_nea ’12, saranno visibili dal 23 al 25 marzo.
Durante la serata di inaugurazione saranno scelti i 10 finalisti che realizzeranno le proprie opere in Villa, per la due giorni di Festival che si terrà il 19 e 20 maggio 2012.
Annalisa Bergo, curatore di Fabbrica Borroni, e Alessandra Pasi, direttore artistico di nudoecrudo teatro, selezioneranno i primi 9 progetti, mentre il decimo artista sarà definito dalla votazione del pubblico presente che dovrà valutare il progetto presentato.

Questi i nomi dei 20 artisti che esporranno nella mostra Anteprima UP_nea ’12:

Guido Airoldi
Daniela Ardiri e Fabio Amodio (1+1)
Cecilie Hjelvik Andersen
Irene Balia e Roberto Fanari
Simone Berrini
Bros
Andrea Carpita
Andrea Greco
Simone Fontana
Zane Kokina
Francesca Manetta
Chiara Paderi
Lorella Paleni
Marzia Piazzani
Melissa Provezza
Giulia Roncucci
Patrizia Emma Scialpi
Arianna Tinulla
Nicola Torcoli e Emilia Castioni
Angela Viola


I progetti sono stati scelti per l’attinenza al tema, la Fabula, ed il suo sviluppo non solo legato all’infanzia, ma anche  in chiave contemporanea. Inoltre, è stato determinante per la scelta la possibile interazione con gli spazi di Villa Arconati, interni ed esterni, e la capacità di stabilire un dialogo fra l’opera ed il pubblico.





UP_nea ’12 - Fabula
Anteprima Sezione Arti Visive

Inaugurazione 23 marzo ore 18.30
FABBRICA BORRONI
mostra a cura di Annalisa Bergo.

23 - 25 marzo 2012
FABBRICA BORRONI
Via Matteotti, 19 – Bollate (MI)

Orari di apertura al pubblico:
venerdì 23 (inaugurazione) dalle 18.30
sabato 24 e domenica 25 dalle 10.30 alle 12.30 e dalle 15.00 alle 19.00

Ingresso libero


Festival UP_nea ’12 – Suburbia in Fabula
VILLA ARCONATI
19 - 20 maggio 2012




                        
UFFICIO STAMPA
nudoecrudo teatro
Cinzia Santomauro
mob. +39 340 8415163
Skype     cinzia.san