RITENGO CHE SIA DOVERE DI CHIUNQUE E A MAGGIOR RAGIONE DI NOI ITALIANI, FARE DI TUTTO PER PROMUOVERE, SALVAGUARDARE E DIVULGARE L'ARTE IN TUTTE LE SUE ESPRESSIONI.
UNA SOCIETA' DISTRATTA SUI FATTI DELL'ARTE E' UNA SOCIETA' VOTATA ALL'IMPOVERIMENTO... E NOI, DA QUESTO PUNTO DI VISTA, LO SIAMO GIA' ABBASTANZA!






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mercoledì 13 aprile 2016

FABIO GIAMPIETRO - Hyperplanes of Simultaneity



FABIO GIAMPIETRO
HYPER PLANES OF SIMULTANEITY

http://www.hyperplanesofsimultaneity.com/

Un progetto ideato da Fabio Giampietro
realizzato con il digital artist Alessio De Vecchi

OPENING GIOVEDÍ 14 APRILE ORE 11.00, INGRESSO GRATUITO

Giovedì e Sabato dalle 9.30 - 22.30
Venerdì e Domenica dalle 9.30 - 19.30

Le nuove tecnologie incontrano la più tradizionale delle espressioni artistiche, la pittura, in un progetto inedito per Milano. La Sala degli Arazzi di Palazzo Reale accoglie da giovedì 14 a domenica 17 aprile Hyper planes of simultaneity, evento interattivo ideato da Fabio Giampietro (Milano, 1974) artista da sempre legato ad una narrazione del paesaggio urbano che si trasforma, nelle sue installazioni multimediali, in esperienza immersiva unica nel suo genere. Un appuntamento promosso e prodotto dal Comune di Milano – Cultura, Palazzo Reale e CMC – Centro Culturale di Milano con il sostegno di Azimut Wealth Management, ed inserito all’interno di Ritorni al futuro, il cartellone culturale che il capoluogo lombardo dedica nella primavera 2016 all’idea stessa di futuro, realizzato in collaborazione con il visual designer Alessio De Vecchi.

Giampietro ritrae immaginifiche città ideali su una speciale tela di grande formato (lunga circa dieci metri), forzandone le dimensioni prospettiche ai fini di un particolare ed esclusivo cono ottico: quello garantito dall’Oculus Rift, strumento tecnologico di ultima generazione che trasporta lo spettatore all’interno di una realtà virtuale, espandendo l’opera d’arte nelle tre dimensioni.

Indossando Oculus Rift, sorta di maschera nata nell’ambito dell’industria dei video-game e dotata di un particolare visore 3D, il pubblico partecipa ad un viaggio all’interno della realtà virtuale. La sensazione è quella di assistere all’esplosione dell’opera d’arte dalla tela, al suo avvolgere l’intero ambiente; la percezione delle reali dimensioni e dell’aspetto dello spazio espositivo vengono allora piacevolmente ingannate, portando l’osservatore all’interno di una dimensione onirica, dove tutti gli oggetti e le sfumature sono stati ricreati con una raffinata tecnica di virtual design.

Hyper planes of simultaneity getta allora un ponte ideale con La città che sale di Umberto Boccioni: se la Milano futurista sognava a occhi aperti nuovi modi per ripensare lo spazio, la Milano del futuro si trova grazie alle ultime tecnologie a rendere quei sogni realtà. Tornando, ancora una volta, proprio a Boccioni, che scrisse in modo profetico: “i pittori ci hanno sempre mostrato cose e persone poste davanti a noi. Noi porremo lo spettatore nel centro del quadro"

Milano, marzo 2016
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info@clponline.it
info@fabiogiampietro.com
info@advcollective.com
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https://www.instagram.com/hyperplanesofsimultaneity
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http://fabiogiampietro.com/
https://www.instagram.com/alessiodevecchi

sabato 9 gennaio 2016

Allo Spazio Tadini - Welcome to the jungle - a cura di Annalisa D’Amelio


 

Welcome to the jungle

Fabio Giampietro
Enzo Fiore
Lorenzo Nardelli
Aqua Aura
Andrea Cereda
Shuhei Matsuyama
Lazzaro Fornoni

–

Ideazione e cura di Annalisa D’Amelio
Dal 14 gennaio al 29 gennaio 2016
Inaugurazione 14 gennaio 2016 ore 18.30
Performance nel corso del vernissage di Xena Zupanic
Spazio Tadini HUB via Niccolò Jommelli, 24 – Milano
–
Sette artisti sono stati chiamati ad interpretare l’uomo contemporaneo. Raccontano un’umanità fatta di impulsi, passioni, istinti, bisogno di comunicazione. Compiono, attraverso il linguaggio dell’arte un lavoro di ricerca sociale e antropologica. Svelano un’umanità che conserva la primordialità della nascita del mondo pur nella dinamicità di un continuo e veloce adattamento alla metropoli tecnologica. Gli artisti analizzano questo animale sociale che si è evoluto nei secoli e raccontano il suo bisogno di dominare la sua stessa natura.

Gli artisti da sempre, attraverso la loro ricerca personale ed introspettiva e il loro vissuto fatto di istinti, passioni e paure hanno svolto un ruolo di interpretazione e, a volte, di anticipazione, dei cambiamenti sociali. Attraverso l’arte proiettano loro stessi e la loro visione dell’umano e del mondo.

Inutile dire che l’uomo da sempre si pone in rapporto con la Natura e i vari periodi storici sono contraddistinti da continui mutamenti sul senso della presenza dell’Uomo sulla Terra e del suo potere di dominare la Natura.

Oggi è l’era metropolitana, quella della tecnologia e che riposiziona la Natura come dominante. Ognuno degli artisti invitati alla mostra parla della sua visione contemporanea della vita. La collettiva spazia tra i linguaggi: pittura, fotografia e scultura. Vuole essere un percorso di emozioni, speranze, passioni, paure e sogni che contraddistinguono l’uomo di oggi. E’ quell’animale evoluto che dalla giungla naturale si è adattato alla giungla urbana, capace di lottare per la sopravvivenza con strumenti sempre nuovi. Un animale che ha ritrovato se stesso anche in un contesto così lontano da quello naturale, come la metropoli, perché anche lì sta reinventandosi un modo per essere parte integrante di un unico organo vitale: la Terra.

L’attrice Xena Zupanic, nella cornice della mostra, interpreterà tutto questo con una performance. Interpreterà Madre Natura, l’unica “donna” in grado di unire tutti i linguaggi e lo farà interpretando un testo poliglotta, scritto per l’occasione.

Si ringrazia Gobbetto per la sponsorizzazione tecnica. Un particolare ringraziamento per l’impagabile aiuto a Carlo Maroni per la realizzazione della mostra.

http://www.spaziotadini.com/

http://www.welcome2thejungledotorg.wordpress.com/

Ufficio stampa

Melina Scalise
ms@spaziotadini.it
cell.3664584532

sabato 17 maggio 2014

Remake alla Fondazione Terruzzi Villa Regina Margherita

Grande mostra, grande arte!



Fondazione Famiglia Terruzzi Villa Regina Margherita
via Romana 34/36, 18012 Bordighera
23 maggio - 29 giugno 2014

La Fondazione Famiglia Terruzzi Villa Regina Margherita è lieta di ospitare la mostra Remake, interpretazioni contemporanee de “La Ragazza con l’orecchino di Perla” con opere di 24 artisti contemporanei invitati dalla galleria SPAZIO TESTONI di Bologna a interpretare liberamente il famoso dipinto di Jan Vermeer (Delft, 1632 – Delft, 15 dicembre 1675), dal titolo originale “La ragazza col turbante”.

Il Capolavoro di Vermeer, conservato al Museo Mauritshuis dell’Aia, è stato eccezionalmente esposto, durante il periodo di restauro del Museo, in cinque selezionatissime sedi internazionali, due in Giappone (Tokyo e Kobe nel 2012) e tre negli Stati Uniti (Fine Arts Museum di San Francisco, Hight Museum of Art di Atlanta e la Frick Collection di New York).

Prima del suo ritorno all’Aia, il quadro è stato esposto in una sesta prestigiosa sede, unica tappa in Europa: Palazzo Fava a Bologna, che ha avuto l’onore e il privilegio di ospitare il famoso quadro insieme ad atri 36 capolavori che raccontano la pittura del XVII secolo in Olanda, la cosiddetta Golden Age, evento organizzato e curato da Marco Goldin per Genius Bononiae.

In occasione dell’esposizione del celebre capolavoro di Vermeer a Bologna, la galleria SPAZIO TESTONI (www.spaziotestoni.it), nella propria sede in Via D’Azeglio 50 nella stessa città, ha invitato 24 artisti contemporanei a presentare il loro omaggio alla ragazza raffigurata da Vermeer, interpretando la celebre e misteriosa immagine in libertà di tecnica e forma espressiva. Lo stesso titolo Remake, “rifacimento”, anticipa le numerose prospettive che si moltiplicano in questa mostra, dove ogni artista rappresenta la propria visione sulla figura femminile, sul tema del ritratto e sui materiali amati dal grande pittore fiammingo.
Con inaugurazione venerdì 23 maggio 2014 alle ore 18,30, dal 24 Maggio al 29 Giugno 2014 la mostra Remake è riproposta nelle affascinanti sale della Fondazione Famiglia Terruzzi Villa Regina Margherita a Bordighera (IM), proponendo il dialogo tra arte antica e arte contemporanea, tra presente e passato, tra realtà e immaginazione. La Fondazione ospita nel suo museo all’interno della sezione dedicata alle nature morte alcune opere di maestri olandesi e fiamminghi tra le quali Natura morta con cestino di frutta di Ambrosius Bosschaert il giovane (1609-1645), firmata e datata 1631 e Natura morta con cesto d’uva di Frans Snyders (1579-1657), pittore di Anversa legato a Van Dyck. Da segnalare la tela eseguita a due mani dai toscani Baccio del Bianco (1604 – 1656) e Feliche Ficherelli (1603-1660) detto “Il Riposo”, autore di una ben più nota Santa Prassede, dalla quale, secondo una critica molto controversa, Vermeer prese esempio per la sua opera omonima.

Gli artisti presenti in mostra:
Omar Galliani e i suoi allievi in residenza a Canossa: Antonio Sidibè, Caterina Sbrana, Dellaclà e Matteo Tenardi, con gli artisti di Spazio Testoni: Albano Morandi, Andrea Francolino, Andrea Mazzola, Caroline Le Méhauté, Ester Grossi, Fabio Giampietro, Federico Galli, Giovanni De Gara, Giovanni Sesia, Ivan Tresoldi, L’orMa, Luca Guenci, Mataro da Vergato, Maurizio Osti, Melissa Provezza, Paolo Troilo, Ulrich Egger, e due nuove proposte: Eldi Veizaj e Gruppo Aris.


Fondazione Famiglia Terruzzi
Villa Regina Margherita
Via Romana, 36
18012 Bordighera - IM

tel. +39 0184 276 111
fax +39 0184 264941

www.fondazioneterruzzivillamargherita.it

lunedì 3 febbraio 2014

REMAKE interpretazioni contemporanee de “La Ragazza con l’orecchino di Perla”




REMAKE interpretazioni contemporanee de “La Ragazza con l’orecchino di Perla”

Domenica 09 Febbraio 2014, dalle 16 alle 20, la Galleria SPAZIO TESTONI in Via D’Azeglio 50 a Bologna, inaugura la mostra collettiva REMAKE interpretazioni contemporanee de “La Ragazza con l’orecchino di Perla”.

24 Artisti invitati dalla galleria, molti dei quali saranno presenti all’inaugurazione, presentano altrettante opere liberamente ispirate al famoso dipinto di Jan Vermeer (Delft, 1632 – Delft, 15 dicembre 1675), dal titolo originale “La ragazza col turbante”:

Omar Galliani e gli artisti della residenza a Canossa: Antonio Sidibè, Caterina Sbrana, Dellaclà e Matteo Tenardi

con gli artisti di Spazio Testoni: Albano Morandi, Andrea Francolino, Andrea Mazzola, Caroline Le Méhauté, Ester Grossi, Fabio Giampietro, Federico Galli, Giovanni De Gara, Giovanni Sesia, Ivan Tresoldi, L’orMa, Luca Guenci, Mataro da Vergato, Maurizio Osti, Melissa Provezza, Paolo Troilo, Ulrich Egger

e due nuove proposte: Eldi Veizaj e Gruppo Aris

L’esposizione resterà visibile fino al 29 Marzo 2014.
http://www.spaziotestoni.it/

domenica 24 novembre 2013

LIBERA MENTE


LIBERA MENTE

In mostra le opere di 31 artisti, da giovani emergenti sui quali investire a firme prestigiose del panorama internazionale: Sam Havadtoy (battuto due giorni fa da Sotheby's a New York nell'asta miliardaria di Wharol), Bob krieger, Giovanni Frangi, Laura Fiume, Jean Blanchaert, L'orMa e molti altri.
L'intero ricavato sarà devoluto a Portofranco, un'associazione che offre aiuto concreto e gratuito allo studio per i ragazzi bisognosi. Le opere si potranno acquistare senza commissione di galleria, scontate dunque fino al 40% sul prezzo di listino. La mostra ha ottenuto il patronato dell'Ambasciata del Belgio, il Consolato Generale Britannico e il Consolato Argentino.

Elenco artisti: 
Piero Addis, Piero Albetti, Enrico Bellini, Jean Blanchaert, Maria Luisa Branduardi, Manuela Carrano, Francesca Ceccarelli, Marco Cirnigliaro, Andrea Diamantini, Laura Fiume, Daniela Forcella, Giovanni Frangi, Raul Gabriel, Riccardo Gavazzi, Fabio Gianpietro, Maurizio Giovagnoni, Sam Havadtoy, Jacopo Bianco, Bob Krieger, Marisa Laurito, L'orMa, Alberto Leoni, Gianna Moise, Paolo Nava, Svetlana Nikolie, Lorenzo Perego, Franz W.Preis, Giorgio Salvato, Elisabetta Tagliabue, Simona Uberto, Giovanni Vitali.
LIBERA MENTE 27 novembre 2013 dalle 18.30 alle 20.30 Piazza General Cantore 10, Milano

http://www.portofranco.org/SITE/NEWS/2013/news_11272013.htm 

lunedì 4 novembre 2013

Beluffi per NERO...

Della mostra colletiva NERO, curata da Emanuele Beluffi per la Galleria Bianca Maria Rizzi & Matthias Ritter, e che vede tra gli altri, come artisti invitati anche Marco Fantini, Fabio Gianpietro, Svetlana Grebenyuk, Francesca Manetta ed Emila Sirakova, vi ho già parlato nel post http://lastanzaprivatadellarte.blogspot.it/2013/10/nero-cura-di-emanuele-beluffi.html. Ora il testo integrale dello stesso Beluffi che accompagna la mostra...




"QUANDO È TUTTO NERO LA LUCE È AL SUO PIENO!" (detto di una fattucchiera)
Non è un paradosso che col nero c’entri la luce. Dev’essere un po’ come con la teologia negativa del monaco Duns Scoto che, per parlarci di Dio, ci diceva cosa Dio non fosse: prendi tutto quello che associ alla materia e toglilo, eccoti Dio. Il nero è assenza di luce. E, tanto per restare in tema e non farla fuori dal vasino, dev’essere un po’ anche come con la definizione dell’inferno secondo il teologo Ugo von Balthasar: l’inferno è vuoto.
Ecco, il nero è vuoto (di luce). Definito sempre per toglimento. Ma è brutto - e furbetto - definire una cosa dicendo cosa essa non è, a meno che tu non sia Wittgenstein che alla fine del suo Tractatus logico-philosophicus ci disse «vi ho pigliati per il culo, perché quel che avete letto fin qui non è affatto importante, ciò che conta veramente non ve l’ho detto perché è ineffabile». E nemmeno puoi corteggiare una donzella presentandole da subito le qualità che non hai: non è affatto rassicurante.
Il nero non riflette la luce, ma anzi l’assorbe totalmente: ecco perché tutti i buchi sono neri.
Il nero non è propriamente un colore e anzi, come tutti gli altri colori (e quindi, per la proprietà transitiva, come lo stesso mondo là fuori), non è altro che un’impressione. Nella fattispecie, un’impressione visiva (noi e il mondo là fuori altro non siamo che impressioni e idee e rappresentazioni, ma questa è un’altra storia, andatevi a riguardare Matrix).
Il nero viene, da tempi immemori, associato a determinazioni negative, brutture, miserie, paura, mistero, sporcizia, incertezza (“la polizia brancola nel buio”, tanto per citare il luogocomunismo dei più frequentati), ma vi sono anche non indifferenti determinazioni positive: il nero snellisce. E in fin del conto Black Dahlia è uno dei meglio riusciti romanzi di James Ellroy (e come non citare il lungometraggio Il profumo della signora in nero, che tutti avrete sicuramente visto?).
Questo è il tempo per le streghe. E per gli artisti. Proprio perché buio, mediocre, pericoloso e precario, il medioevo contemporaneo necessita di una spallata: dev’essere mascariato, denunciato, stigmatizzato da chi sa che il re è nudo. E chi, in tempi di assuefazione alla scontatezza, di omologazione al belvedere, all’igiene mentale e all’attitudine politicamente
corretta (ma perché?, perché adesso le sigarette si devono spegnere da sole?), chi meglio del deviante (e quindi la strega, il diavolo, lo zingaro, il tossico, il matto, il marxista, l’anarchico individualista e l’uomo nero) può porsi chiaramente in antitesi all’attuale edu- castrazione di massa? Ma su tutti può l’artista: perché, se l’arte contemporanea è (anche) fedeltà al presente, allora nessuno meglio dell’artista (che è sempre un cretino, Duchamp ce l’insegna) può funzionare da detonatore culturale e vettore della glikoclastìa (glikoclastìa è un termine che mi sono inventato adesso e nasce dall’unione delle parole di origine greca glykys (γλυκύς) = delizioso e klázo (κλάζω) = distruggo), di cui il gusto corrente ha tanto bisogno.
Ecco allora il senso di quest’opera al nero. Nero in riferimento all’immediatezza visuale ma non solo e non necessariamente. Ventitre artisti diversi per età, ricerca visiva e mezzo espressivo - pittura, scultura, video, disegno e fotografia, accomunati da una black attitude: cattive ragazze e cattivi ragazzi, oscuri, tortuosi, drammatici, ironici, visionari, profondi, raffinati, metafisici, affatto rassicuranti e deliziosi. Neri, per fattura artigianale e / o visuale. I soggetti oggetti sono il volto, la metamorfosi e la metromorfosi (la mappa dell’urbe è quella del derma e quella del soma!), lo scherzo, il perturbante, l’organico e l’inorganico, il canto del corpo e il suo svuotamento, il reale e l’irreale quotidiano, la perversione, il sogno e le creature della notte senza fine. Per un’estetica dell’eccesso.
Perché è novembre e s’ode e si scorge da lungi la slitta con le renne, ma col cazzo che NERO è la mostra di Natale. 

Emanuele Beluffi 

evento fb
https://www.facebook.com/events/1384362918470716/?ref_dashboard_filter=upcoming 

lunedì 28 ottobre 2013

NERO. a cura di Emanuele Beluffi

Grande mostra, grandi artisti, grande evento!
Bravo Beluffi!
Ci sono, fra gli altri:
Marco Fantini, Fabio Gianpietro, Svetlana Grebenyuk, Francesca Manetta, Emila Sirakova... insomma da non perdere!!!
 


Venticinque artisti diversi per età, ricerca visiva e mezzo espressivo - pittura, scultura, video, disegno e fotografia. Accomunati da una black attitude. Cattive ragazze e cattivi ragazzi, oscuri, tortuosi, drammatici, ironici, visionari, profondi, raffinati, metafisici. Il volto, la metamorfosi, lo scherzo, il perturbante, l’organico e l’inorganico, il canto del corpo e il suo svuotamento, il mondo là fuori e l’irreale quotidiano, la perversione, il sogno e le creature della notte senza fine. Per un’estetica dell’eccesso.

Galleria Bianca Maria Rizzi & Matthias Ritter
via Cadolini, 27
20137 Milano
M 347 3100 295
www.galleriabiancamariarizzi.com
info@galleriabiancamariarizzi.com

giovedì 19 settembre 2013

FABIO GIAMPIETRO - "SOGNO O INCUBO?” a Milano




IFD GALLERY RESEARCH:
SPAZIO ALL’ARTE CON ”METAMETROPOLI:


"SOGNO O INCUBO?”  
DI FABIO GIAMPIETRO
A CURA DI GIANLUCA RANZI 


IFD Gallery Research, lo spazio dedicato all’arte di Via Marco Polo 4, a Milano, ha scelto la settimana della moda (e non a caso) per aprire la nuova stagione.
Sabato 21 settembre, dalle 19, verrà inaugurata la mostra “Metametropoli: sogno o incubo?” di Fabio Giampietro, a cura di Gianluca Ranzi e in collaborazione con Silvia Ranzi e Carla Delia Piscitelli.
La sera dell’inaugurazione, si potrà ammirare Vertigo Dress, un abito
da scoprire in cui i quadri dell’artista escono dalla bidimesionalità spazio-tela

IFD GALLERY RESEARCH, lo spazio di IFD (International Fashion Diffusion) dedicato all’arte di Via Marco Polo 4 a Milano, inaugura la nuova stagione sabato 21 settembre, dalle 19, con la mostra “Metametropoli: sogno o incubo?” di Fabio Giampietro, a cura di Gianluca Ranzi e in collaborazione con Silvia Ranzi e Carla Delia Piscitelli.
L’artista milanese presenterà alcune delle opere, a sottrazione di olio su tela, che lo hanno fatto conoscereallaplateadegliaddettiailavoriedegliappassionati enellequalilacittàdaivolumidi acciaio cemento e vetro viene sempre vista e raffigurata dall’alto.
“I volumi di acciaio, cemento e vetro acquistano nell’opera di Fabio Giampietro una consistenza organica, sembrano gabbie toraciche che si dilatano nell’atto del respiro e ricordano la leggenda biblica di Jona e del ventre della balena; per posseggono una fortissima qualità evocativa, come se lo sguardo piombasse non solo nel ventre della metropoli ma tra i fasci di nervi, gli snodi arteriosi e le cellule di un organismo umano. Le gamme cromatiche, solo apparentemente fredde, sono giocate su una raffinatissima gamma di sfumature tonali dal nero a una miriade di grigi, spesso improvvisamente ravvivate da uno squarcio di luce bianca per sottolineare una prospettiva che si sfalda rivelando il cielo o una linea d’orizzonte incurvato che si estende a perdita d’occhio su un paesaggio vertiginoso al sapore di mescalina” scrive Gianluca Ranzi, il curatore della mostra.
La scelta di aprire la stagione dedicata all’arte presentando Fabio Giampietro proprio nella settimana in cui Milano celebra la moda non è casuale.
Nella serata d’apertura della mostra infatti potrà essere ammirata un’opera tanto particolare quanto “a tema” con le fashion night milanesi: Vertigo Dress, l’abito frutto della collaborazione tra l’artista e la costumista Marzia Paparini, in cui i quadri escono dalla bidimensionalità spazio-tela assumendo una nuova forma.
Vertigo Dress, che ha goduto di un palcoscenico d’eccezione all’Hollywood Costumer Designer Week a Los Angeles, a maggio 2013, diventandone immagine simbolo, è stato realizzato con un materiale di supporto non convenzionale né a un abito né a una pittura. Si è così riusciti a creare una sinergia non solo artistica, ma anche tecnica per sposare due mondi differenti (il sartoriale- costumistico e la pittura-scultura) e rendere la creazione fruibile e indossabile.
Accanto alle opere di Fabio Giampietro saranno esposte anche le immagini di Tom Ryaboi, fotografo canadese che si esprime nello stesso linguaggio dell’artista milanese: sono accomunati dall’”ossessione” per l’ambiente urbano e l’amore per l’espressione verticale.
Ryaboi e Giampietro si sono incontrati alla fine del 2012. Un incontro casuale, online, che ha permesso loro di scoprire come e quanto avessero lavorato in parallelo in tutti i questi anni, creando lavori analoghi, dettati dalla stessa visione del mondo.
Il mondo artistico che accompagna Fabio Giampiero in questa mostra si impreziosisce ulteriormente con Aletide 2013. Un’installazione interattiva nata dalla sinergia di esperti in diversi campi. Un viaggio che ogni visitatore potrà compiere tra realtà virtuale e reale, sorvolando un cupo paesaggio urbano seduti su un’altalena, riprovando quelle sensazioni che appartengono all’infanzia.
Aletide 2013, ispirata ai quadri di Giampietro e nata da una sua idea, è stata realizzata dalla video designer Ilaria Vergani, dal film maker Paolo Di Giacomo, dal compositore Cesare Saldicco, con la supervisione della psichiatra Manuela Pagliarulo.
“Metametropoli: sogno o incubo?” rimarrà aperta fino a giovedì 17 ottobre.
info e management location, progettazione e produzione eventi:  

Silvia Ranzi Srl
Corso Buenos Aires, 23
20124 Milano
info@silviaranzi.com
Ph: +39 02 83420920
Mobile: +39 339 6518734

press
Barbara Cologni
Silvia Ranzi Srl
Corso Buenos Aires 23 20124 Milano
press@silviaranzi.com Ph: +39 02 83420920 Mobile: +39 393 8328145




mercoledì 19 gennaio 2011

A Bologna: Magnetismi. Bi-personale degli artisti FABIO GIAMPIETRO e TROILO

Genziana Ricci mi ha segnalato questo evento: una bi-pesonale di tutto rispetto, curata dal critico d’arte Alberto Mattia Martini di due giovani artisti di grande interesse. Da vedere 

La galleria SPAZIO TESTONI di Bologna, in collaborazione con la Galleria FABBRICA EOS di Milano, presenta in occasione di ARTE FIERA 2011: “MAGNETISMI” mostra bi-personale degli artisti FABIO GIAMPIETRO e TROILO, curata dal critico d’arte Alberto Mattia Martini.
L’esposizione sarà inaugurata mercoledì 26 gennaio 2011 alle ore 18,30 presso la galleria SPAZIO TESTONI in Via D’Azeglio 50 a Bologna e resterà visibile fino a sabato 26 febbraio 2011.
Alcune immagini delle opere di Fabio Giampietro e Troilo sono state scelte da NPUNTO per la realizzazione di una nuova serie di magnetic wallpapers sulla migliore espressività contemporanea, che l’Architetto Alberto Gioia, ideatore di questi straordinari allestimenti, presenterà presso la sua WHITE HOUSE a Bologna in forma di preview della mostra nella serata di martedì 25 gennaio 2011.
In occasione della loro esposizione “Magnetismi” presso la Galleria SPAZIO TESTONI, i due artisti saranno “special guests” di eventi inaugurali della settimana di ARTE FIERA, la più importante rassegna d’arte moderna e contemporanea italiana, che si terrà a Bologna dal 27 al 31 gennaio 2011.

Singolare ed unico è il magnetismo che accomuna le opere di Fabio Giampietro e Troilo, così come ci illustra nel suo testo di presentazione il curatore Alberto Mattia Martini:
“Il medico e alchimista Paracelso equiparava l’immaginazione ad un magnete, sostenendo che con la sua forza attira gli oggetti del mondo esterno all’interno dell’uomo per poi trasformarli.
La fantasia, l’immaginazione dunque, come elemento dominante, direi imprescindibile nella vita di ogni uomo, un magnete che attira a sé l’anima del quotidiano, per poi trasfigurarla in essenza vitale.
‘L’uomo - continua Paracelso - è ciò che pensa e anche la cosa che lui pensa. Se egli pensa un fuoco, egli è fuoco’.
Ecco l’importanza, il valore inalienabile della mente, anzi del vincolo a cui l’individuo non può esimersi di rinunciare: quello tra il corpo e il pensiero.
L’uomo, o meglio l’intera umanità sono protagonisti indiscussi da sempre, sia nelle opere di Troilo, sia in quelle di Fabio Giampietro. Nel primo il soggetto, il corpo, le proporzioni, la struttura, le membra, i fasci muscolari, dopo essersi liquefatti all’unisono con il potere della mente, trovano un’esplosione carnale, dove ogni senso, avvolto dalla tensione generatrice, partecipa all’azione originando l’entità ancestrale dell’artista.
Apparentemente assente nelle opere di Giampietro, l’uomo è invece più che mai anche qui imperante, immerso nella città a prima vista disabitata, aleggia in ogni dove indagando la metropoli da un punto di vista inusuale: la vertigine. Assenza che diviene presenza, un’ebbrezza i cui effetti sembrano accedere al territorio psichico della sindrome di Stendhal, per poi mutare come in un procedimento alchemico in una metromorfosi tra uomo e città.
Se il magnetismo è la proprietà di alcuni corpi di attirare oggetti, concentrando tale capacità tra due poli, uno positivo e l’altro negativo, l’espressività di Giampietro e Troilo, pur nella differenza visiva e rappresentativa, produce una forza altrettanto magnetica, che attrae involontariamente a sé lo sguardo.
Magnetismi attrattivi, forze “irrespingibili”, alle quali è impossibile sottrarsi, elementi che raccolgono l’energia dell’universo, che reggono l’equilibrio dei pianeti nelle loro orbite e che qui divengono fonte d’ispirazione per la potenza espressiva e creativa dell’artista. Un’attrazione impossibile che diviene realizzabile nel suo equilibrio formale e strutturale, giocando con i contenuti e le immagini ed invadendo lo spazio; quell’intimità assoluta, che viaggia libera tra le onde del campo magnetico.
Corpi, luoghi, città, spazi segreti o resi pubblici, tenuti spesso volutamente inaccessibili ai più, ma perennemente dischiusi al sogno simbiotico. Anche l’uomo possiede magnetismo, un campo elettromagnetico che si produce continuamente e come nel caso di Giampietro e Troilo si manifesta in eccedenza, a tal punto da non poter essere costretto, eruttando come un vulcano in piena enfasi vitale.
Se tutti i nostri organi producono energia, il campo magnetico più ampio è creato dal cervello, in ogni istante della nostra vita, anche nel momento del sonno, una sorgente inesauribile di vigore, irrompe nella catarsi per mostrare e mostrarsi al mondo.
I due artisti raccolgono l’invito celebrale e si abbandonano in funamboliche contorsioni mentali; è la ricerca d’infinito che pervade la mente di Giampietro, nel tentativo di condurci oltre il limite non solo visibile, ma vivibile, un mondo che tende al sublime, una vibrazione degli occhi che si propaga come un’affezione all’intero corpo e alla quale non ci si può esimere.
La città è il cuore che pulsa, una calamita che seduce, incanta, inebria a tal punto da prendere le sembianze di chi la abita. I grattacieli, gli spazi strutturali, come afferma Rem Koolhaas in Delirious New York, non devono essere indagati attraverso la struttura architettonica, bensì analizzando la psicologia di chi li ha progettati. Le opere danno vita ad una struttura morfologica nata dall’euritmia tra artefice, pensieri, paure, sogni e desideri.
Nel caso di Troilo le tele trovano consistenza estetica nel famoso carpe diem, un centro nel quale convergono infinite frecce, ognuna con una sottile differenza emozionale, che permette al corpo di esplodere sé stesso e quindi di assumere di volta in volta una postura emotiva, insita nel profondo e fino a tale momento mai emersa. Un battito primordiale, che l’artista esegue con le mani, con le dita, prima immergendole nella vernice e poi colpendo la tela come fosse un tamburo sul quale ritmare e scandire il fremito non del colore ma del cuore.
Immersi quindi tra il bianco e il nero di realtà apparentemente limitate a due gradazioni cromatiche, veniamo contrariamente imprigionati tra le maglie di mondi magnetici, che lottano contro monotoni ed asfissianti conformismi, certi che il sogno e l’immaginazione siano il preambolo per la libera identità.”.

La scelta dell’Architetto Alberto Gioia di realizzare con le opere di Fabio Giampietro e Troilo per Npunto una prima serie di allestimenti in magnetic wallapapers dedicati all’arte contemporanea non è quindi casuale. E’ stata colta nelle opere dei due artisti questa forza di attrazione, che si coniuga perfettamente con la filosofia progettuale che sta alla base della concezione architettonica di questi allestimenti, che da elementi estetici di design divengono allo stesso tempo artistici.
Il materiale su cui sono riprodotte fotograficamente le opere può essere anche il supporto per creazioni uniche realizzate dagli artisti.
Presso la White House di Npunto, alla quale è possibile accedere solo ad invito nella serata del 25 gennaio 2011, splendidamente allestita in magnetic wallpapers con le riproduzioni delle opere di Fabio Giampietro e Troilo, sono presentate in anteprima anche due opere originali realizzate dagli artisti direttamente sullo stesso materiale.
Dal 26 gennaio al 26 febbraio 2011 presso la galleria SPAZIO TESTONI sarà visibile l’esposizione delle opere di Fabio Giampietro e Troilo “Magnetismi”, oltre alle due opere uniche create appositamente dagli stessi artisti su magnetic wallpapers di Npunto,


Per informazioni:
SPAZIO TESTONI
Via D’Azeglio n. 50 – 40123 BOLOGNA
Tel. +39 051 371272 +39 051 580988 +39 3356570830
www.giannitestoni.it
la2000+ 45@giannitestoni.it

Orari di Apertura:
dal martedì al venerdì dalle 16.00 alle 20.00
sabato dalle 10.30 alle 13.00 e dalle 16.00 alle 20.00
domenica e lunedì su appuntamento